Der Spiegel: intervista a Schäuble

Wolfgang Schäuble 2012 - Ministro delle finanze tedesco

Wolfgang Schäuble 2012 – Ministro delle finanze tedesco

Der Spiegel – 25 giugno 2012
Intervista con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble
Di certo non vogliamo dividere l’Europa

Il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ritiene che solo un’ulteriore integrazione europea possa salvare l’euro. Der Spiegel ha parlato con lui: come l’euro può essere rafforzato, gli ostacoli rappresentati dalla Costituzione tedesca, come il club a 27 membri potrebbe apparire entro cinque anni.

SPIEGEL: Ministro Schäuble, l’Unione europea è impantanata nella peggiore crisi della sua storia con l’euro che minaccia di rompersi. Qual è la posta in gioco?

Schäuble: La nostra prosperità. Il mondo, con la sua economia globalizzata, sta cambiando a ritmo rapido. Chi vuole tenere il passo non lo può fare da solo, ma collaborando con gli altri paesi europei e con una moneta europea. Altrimenti cadremmo molto indietro, il che porterebbe ad una sostanziale perdita di prosperità e sicurezza sociale.

SPIEGEL: Potrebbe l’Unione europea (EU, 27) sopravvivere al collasso dell’Unione monetaria (EMU, 17)?

Schäuble: C’è sicuramente il rischio che, in caso di un crollo dell’euro – che, tra l’altro, non credo che stia per accadere – gran parte di ciò che abbiamo realizzato e per cui ci siamo appassionati venga messo in discussione, dal mercato comune interno alla libertà di viaggiare in Europa. Ma un crollo della EU sarebbe assurdo. Il mondo sta diventando più ravvicinato, e noi parliamo della possibilità di ogni paese in Europa di andare in modo divergente, ciascuno per la sua strada? Questo non può, non deve accadere e non accadrà!

SPIEGEL: E’ stato un errore introdurre l’euro?

Schäuble: No. L’unione monetaria è stata la logica conseguenza dell’avanzamento nell’integrazione economica dell’Europa.

SPIEGEL: Tuttavia, l’euro è un aborto spontaneo. E’ mancata l’unione politica necessaria.

Schäuble: Parlare di aborto spontaneo è una sciocchezza. Ma è chiaro che noi volevamo una unione politica, all’epoca, ma non è stata possibile. La Germania sarebbe stata disposta a rinunciare ai suoi poteri a favore di Bruxelles, perché solo attraverso l’Europa avremmo ricevuto una nuova possibilità dopo la seconda guerra mondiale. Ma altri paesi avevano problemi con questa idea, a causa di tradizioni particolari, per esempio, o perché avevano da poco riacquistato la loro autonomia nazionale, dopo la caduta della cortina di ferro. Quindi ci siamo trovati di fronte a una questione fondamentale: introduciamo l’euro senza avere ancora la necessaria unione politica, assumendo che sarà l’euro a portarci più vicini, o dobbiamo abbandonare l’idea?

SPIEGEL: E in questa situazione avete preferito correre il rischio.

Schäuble: Se avessimo fatto solo i passi verso l’integrazione che potevano funzionare subito al 100%, non saremmo mai avanzati di un metro. È per questo che abbiamo voluto introdurre l’euro per prima cosa, per poi prendere subito le decisioni necessarie per una unione politica. Il Primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker aveva ragione quando ha detto, all’epoca, che l’euro si sarebbe rivelato il padre dei futuri sviluppi europei.

SPIEGEL: Nel frattempo, però, la moneta comune ha soprattutto poteri di distruzione.

Schäuble: Ora sta esagerando. L’Europa ha sempre lavorato sulla base di due principi: ciò che non è possibile in un primo momento accadrà nel corso del tempo, e ciò che non funziona sarà corretto nel corso del tempo. Ecco perché le soluzioni perfette richiedono così tanto tempo in Europa. Ed è per questo che adesso stiamo migliorando l’architettura dell’unione monetaria.

SPIEGEL: Sembra quasi che lei abbia desiderato la crisi, in modo da poter finalmente correggere i difetti di nascita dell’euro.

Schäuble: Beh, non è poi così male, soprattutto perché non propendo per la disperazione o per la rassegnazione. Ma più la gente vede cosa è in gioco, tanto più è disposta a trarne le giuste conseguenze.

SPIEGEL: Quali conseguenze deve trarre ora l’Europa?

Schäuble: Abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa.

SPIEGEL: Lei è chiaramente un sostenitore della teoria della bicicletta: chi non si muove cade.

Schäuble: Sì, certo.

SPIEGEL: Ma sembra anche suggerire che il progetto è instabile.

Schäuble: Mi scusi, ma il desiderio di miglioramento è una condizione di base dell’esistenza umana. Nel “Faust” Goethe scrive: “Se il rapido momento supplico: Tarry un attimo. Sei così bella! Allora stringimi le catene ai miei piedi, e sarò felice di morire lì!” Ecco com’è.

SPIEGEL: La richiesta di più l’Europa è diventata un classico quasi quanto “Faust”.

Schäuble: Forse, ma questo non significa che sia sbagliato. Purtroppo, l’Europa è complicata, e le sue strutture sono tali da ispirare solo una fiducia limitata sia ai cittadini che ai mercati finanziari.

SPIEGEL: Come intende correggere questo deficit?

Schäuble: Finora gli Stati membri hanno quasi sempre avuto l’ultima parola in Europa. Questo non può continuare. Nelle principali aree politiche dobbiamo trasferire più poteri a Bruxelles, in modo che ogni Stato-nazione non possa bloccare le decisioni.

SPIEGEL: Lei vuole niente meno che gli Stati Uniti d’Europa.

Schäuble: Anche se il termine è stato usato più volte, non rende le cose migliori. No, l’Europa del futuro non sarà uno Stato federale sul modello degli Stati Uniti d’America o della Repubblica federale di Germania. Avrà una struttura sua propria. E’ un’avventura estremamente eccitante.

SPIEGEL: Suona più come un nuovo esperimento, non dissimile dall’introduzione dell’euro. E tuttavia lei desidera trasferire più potere possibile all’Europa?

Schäuble: Non dobbiamo e non possiamo mai prendere decisioni in Europa che si applichino in modo uniforme a tutti. La forza dell’Europa è proprio la sua diversità. Ma in una unione monetaria ci sono cose che possono essere fatte in modo più efficace a livello europeo.

SPIEGEL: Che cosa, per esempio?

Schäuble: La cosa più importante è creare una unione fiscale, in cui gli Stati nazionali rinunciano alla loro competenza esclusiva in materia di politica fiscale. Inoltre, i problemi delle istituzioni finanziarie spagnole rivelano, ancora una volta, che l’Europa starebbe meglio con un’unione bancaria. Abbiamo bisogno di un’autorità europea di vigilanza, almeno per i principali istituti di credito, che può quindi influenzare direttamente le banche. A quel punto possiamo anche salvare le banche con i fondi comuni.

SPIEGEL: Per mesi sono state fatte pressioni sulla Germania perché accettasse i titoli di Stato comuni, i c.d. euro-bonds. Sarebbe certamente vista come una misura che crea un clima di fiducia se accoglieste i desideri degli altri paesi europei.

Schäuble: Fino a quando non abbiamo un’unione fiscale non possiamo assumerci la responsabilità solidale per i debiti.

SPIEGEL: Perché siete così poco disposti a compromessi su questo tema?

Schäuble: Perché non si può separare la responsabilità per le perdite dalla responsabilità sulle decisioni. Questo vale in quasi tutti gli ambiti, ma soprattutto per i soldi. Chi ha la possibilità di spendere a carico di qualcun altro, lo farà. Lo faresti tu, e lo farei anch’io. E i mercati lo sanno. Ed è per questo che anche loro alla fine non avrebbero trovato gli eurobond convincenti.

SPIEGEL: Cos’avrebbe un’unione fiscale da far apparire gli eurobond accettabili alla Germania?

Schäuble: In uno scenario ottimale, ci sarebbe un Ministro delle finanze europeo, con diritto di veto sui bilanci nazionali e con potere di approvare i livelli dei nuovi debiti. Starebbe ai singoli paesi decidere come spendere i fondi approvati, cioè, come rispondere alla domanda: “Dovremmo spendere di più per le famiglie o per la costruzione di strade?”

SPIEGEL: E voi credete seriamente che questo possa funzionare?

Schäuble: Sta funzionando da molto tempo nelle politiche sulla concorrenza. Quando l’attuale Primo ministro italiano, Mario Monti, è stato Commissario alla concorrenza, ha risolto questioni complesse con importanti aziende internazionali come Microsoft. Un Ministro delle finanze europeo sarebbe, in caso di necessità, costretto a prendere decisioni sull’Italia, per esempio.

SPIEGEL: O sulla Germania. Supponiamo che il Ministro delle finanze a Bruxelles abbia respinto il vostro bilancio. La gente qui sarebbe incredibilmente indignata.

Schäuble: C’è sicuramente il rischio di reazioni nazionali, ed è per questo che occorre un dibattito approfondito. Ma una cosa è chiara: chi vuole un’Europa forte deve anche essere disposto a cedere le decisioni a Bruxelles. Però sono necesarie anche responsabilità parlamentari.

SPIEGEL: A parte la politica fiscale, ci sono altre aree che dovrebbero essere trasferite a livello europeo?

Schäuble: In tempi di globalizzazione, è imperativo che la politica economica sia tra queste. Inoltre, ci sono ancora troppe competenze nazionali nella politica estera e di sicurezza. L’Europa parlerebbe al mondo in modo più efficace e chiaro con una sola voce.

SPIEGEL: Lei propone il trasferimento di molte competenze nazionali. Cosa succede alla legittimazione democratica?

Schäuble: Alcune cose dovrebbero cambiare anche in questo senso, perché adesso  tutti hanno voce in capitolo: la Commissione europea, il Consiglio dei ministri, fatto dai rappresentanti nazionali, e il Parlamento europeo. Questo è difficile da capire, anche per gli appassionati di politica. In primo luogo la Commissione deve diventare un vero e proprio governo. A tal fine potrebbe essere eletta direttamente, o dal Parlamento o tramite l’elezione diretta del Presidente della Commissione. Io sono a favore alla seconda opzione.

SPIEGEL: Cosa le dà la speranza che un Presidente eletto direttamente unirebbe invece di dividere l’Europa?

Schäuble: L’elezione diretta sarebbe preceduta da una campagna elettorale su vasta scala, e accenderebbe tutti i cittadini dal Portogallo alla Finlandia.

SPIEGEL: Un Presidente eletto direttamente sarebbe forte, ma sarebbe controllato da un Parlamento debole.

Schäuble: No, il Parlamento europeo va rafforzato, naturalmente. Ecco perché gli si deve finalmente dare il potere di emanare proposte di legge. E’ anacronistico che solo la Commissione abbia svolto questo ruolo finora.

SPIEGEL: In altre parole, ci sarebbe un Presidente eletto direttamente con il suo governo e un Parlamento. Cosa accadrebbe agli Stati membri, che attualmente costituiscono il Consiglio dei ministri e il Consiglio europeo?

Schäuble: Sarebbe meglio avere un organismo di rappresentanza dei paesi sul modello del Bundesrat tedesco o del Senato degli Stati Uniti, con ogni paese che invia un certo numero di rappresentanti a questo organismo. Naturalmente le leggi sarebbero approvate a maggioranza, come in Parlamento.

SPIEGEL: Sarebbe un’Europa a due velocità. Da un lato l’Unione europea (EU), con i suoi 27 membri, e dall’altro il gruppo dei 17 paesi della zona euro. Tutte le strutture devono essere duplicate?

Schäuble: Dovremmo cercare di ottenere tutto questo per l’intera Unione. La Germania ha sempre lavorato per l’EU dei 27 paesi. Ma alla luce della continua resistenza della Gran Bretagna a fare ulteriori passi verso l’integrazione, come abbiamo visto con il Fiscal Compact, il mio ottimismo al riguardo è limitato. E’ molto probabile che dovremo creare le nuove istituzioni prima per la zona euro. Ma è chiaro che sarebbe un club aperto. Ogni stato membro della EU sarebbe più che benvenuto a partecipare. Noi certamente non vogliamo dividere l’Europa.

SPIEGEL: Con tutto il dovuto rispetto per la vostra visione, c’è veramente oggi tra gli Stati membri dell’EU più volontà di rinunciare alla sovranità di quanta ce ne fosse nel 1990?

Schäuble: Il riconoscimento che ciò è necessario, e la volontà di farlo, sono sicuramente cresciuti a causa della crisi, e non solo in Germania. Io preferirei di gran lunga non avere tante crisi, soprattutto non così gravi. Ma ogni crisi porta in sè l’opportunità di riconoscere ciò che è necessario. Questo è ciò che ha portato al Fiscal Compact, in cui 25 paesi dell’EU si sono impegnati a migliorare la loro disciplina di bilancio. E questo è anche il modo in cui la nuova Europa si realizzerà.

SPIEGEL: Nella sua euforia lei trascura il fatto che la maggior parte della gente nel sud Europa tende a vedere Bruxelles come una minaccia.

Schäuble: Ci starei attento con affermazioni del genere. Nelle ultime elezioni in Grecia, più cittadini hanno votato per i partiti che sostengono il corso concordato con l’Europa rispetto alla prima elezione.

SPIEGEL: Anche se l’affluenza alle urne è stata inferiore.

Schäuble: Può essere. Naturalmente tanta gente in Europa è preoccupata per il futuro. Ma, per quanto posso vedere, la maggior parte dei tedeschi e della gente negli altri paesi è a favore dell’Europa. A parte movimenti relativamente piccoli, non ci sono tendenze nazionaliste.

SPIEGEL: In Germania, la Corte costituzionale federale ha imposto severe restrizioni a ulteriori cessioni di sovranità. Data la Costituzione tedesca, quanta ulteriore integrazione europea è possibile?

Schäuble: Se le cose che ho appena delineato fossero di fatto attuate e fossimo giunti ai limiti della Costituzione, la Corte costituzionale farebbe bene a dire: Non c’è nessun problema a trasferire maggiori poteri a Bruxelles, ma è il popolo tedesco a dover  prendere quella decisione.

SPIEGEL: Sta dicendo che avremo presto un referendum in Germania?

Schäuble: Non so quando questo accadrà, e dubito che qualcuno lo possa sapere. Ma presumo che succederà prima di quanto avrei pensato qualche mese fa. Al vertice EU alla fine di questa settimana, i Presidenti delle quattro istituzioni europee presenteranno proposte concrete per una maggiore integrazione. Staremo a vedere cosa succede dopo.

SPIEGEL: Lei crede che i tedeschi voteranno una nuova Costituzione entro i prossimi cinque anni?

Schäuble: Qualche mese fa, avrei detto: in cinque anni? Mai! Ma ora non ne sono così sicuro. Volete sapere perché?

SPIEGEL: Sì, grazie.

Schäuble: Molti in Germania hanno detto che (l’ex presidente degli Stati Uniti), Ronald Reagan era matto quando, presso la Porta di Brandeburgo, nel 1987 ha affermato: “Mr. Gorbachev, butti giù questo muro!” E poi è successo due anni dopo. A quel tempo, anch’io non credevo che la separazione della Germania sarebbe finita presto. Nella primavera del 1989, ero appena diventato il nuovo ministro degli interni a Bonn. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti mi si è presentato e ha previsto che il muro sarebbe caduto nei prossimi tre anni. Ho risposto: “Ne avrei dubitato qualche mese fa, ma ora direi che con un po’ di fortuna, avverrà nei prossimi 10 anni.” Quanto tempo c’è voluto realmente? Meno di un anno e mezzo.

SPIEGEL: Ministro Schäuble, grazie per questa intervista.

Intervista condotta da Sven Böll e Konstantin von Hammerstein

Fonte: Der Spiegel

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