Conferenza stampa 6 dicembre 2012

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 6 Dicembre 2012

Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sui risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo, a cui ha preso parte anche il vicepresidente della Commissione, Mr Rehn.

Sulla base delle nostre analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere i tassi di riferimento (key ECB interest rates) invariati. A causa degli alti prezzi dell’energia e dell’aumento delle imposte indirette in alcuni paesi dell’area euro, i tassi di inflazione sono rimasti elevati per qualche tempo. Più di recente sono diminuiti, come previsto, e si prevede che scendano al di sotto del 2% nel 2013. Nell’orizzonte temporale rilevante per la politica monetaria il tasso di inflazione dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi. Il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area dell’euro restano saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Si prevede che la debolezza economica nell’area euro si protrarrà anche nel prossimo anno. In particolare, i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori finanziari e non finanziari e l’incertezza persistente continueranno a pesare sull’attività economica. Verso la fine del 2013 l’attività economica dovrebbe riprendersi gradualmente, mentre si rafforza la domanda globale e l’orientamento accomodante della nostra politica monetaria e la fiducia significativamente migliorata dei mercati finanziari si fanno strada nell’economia. Al fine di sostenere la fiducia, è essenziale per i governi ridurre ulteriormente sia gli squilibri di bilancio che quelli strutturali e procedere con la ristrutturazione del settore finanziario.

Oggi abbiamo anche deciso di continuare a condurre le nostre operazioni di rifinanziamento principali (Main Refinancing Operations, MROs), come le procedure di asta a tasso fisso con piena aggiudicazione degli importi per tutto il tempo necessario, e almeno fino alla fine del sesto periodo di mantenimento del 2013, il 9 luglio 2013. Tale procedura rimarrà in uso anche per le operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema con scadenza speciale, che continueranno ad essere effettuate per tutto il tempo necessario, e almeno fino alla fine del secondo trimestre del 2013. Il tasso fisso in queste operazioni di rifinanziamento a termine con scadenza speciale sarà lo stesso del tasso MRO in vigore al momento. I tassi delle operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, da assegnare fino al giugno 2013, saranno fissati al tasso medio delle MROs per tutta la durata del rispettivo più lungo termine di rifinanziamento.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, a partire dall’analisi economica. A seguito di una contrazione dello 0,2%, rispetto al trimestre precedente, nel secondo trimestre del 2012, il PIL reale dell’area dell’euro è diminuito dello 0,1% nel terzo trimestre. Le statistiche disponibili e gli indicatori delle indagini continuano a segnalare un ulteriore indebolimento dell’attività nell’ultimo trimestre dell’anno, anche se più di recente alcuni indicatori si sono stabilizzati sui livelli bassi e la fiducia dei mercati finanziari è ulteriormente migliorata. Nel breve termine, si prevede che l’attività debole si estenda il prossimo anno, riflettendo l’impatto negativo sulla spesa domestica del sentiment debole di consumatori e investitori e del calo della domanda estera. Una graduale ripresa dovrebbe iniziare verso la fine del 2013 quando il nostro orientamento accomodante di politica monetaria e un significativo miglioramento della fiducia dei mercati finanziari comincerà a farsi strada nella spesa interna privata, e un rafforzamento della domanda estera dovrebbe sostenere la crescita delle esportazioni.

Tale valutazione si riflette nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema per l’area dell’euro per dicembre 2012, che prevedono la crescita annua del PIL in termini reali in un intervallo tra il -0,6% e -0,4% per il 2012, tra il -0,9% e 0,3% per il 2013 e tra lo 0,2% e del 2,2% per il 2014. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di settembre 2012, gli intervalli per il 2012 e il 2013 sono stati rivisti al ribasso.

Il Consiglio direttivo continua a vedere rischi al ribasso per le prospettive economiche dell’area euro. Si tratta prevalentemente di incertezze circa la soluzione delle questioni del debito sovrano e di governance nella zona euro, le questioni geopolitiche e le decisioni di politica di bilancio negli Stati Uniti, che potrebbero smorzare il sentiment più a lungo di quanto previsto e ritardare ulteriormente la ripresa degli investimenti privati, dell’occupazione e del consumo.

Secondo la stima flash Eurostat, il tasso di inflazione HICP nell’area dell’euro è sceso al 2,2% a novembre 2012, in calo dal 2,5% di ottobre e dal 2,6% nei due mesi precedenti. Sulla base degli attuali prezzi dei futures per il petrolio, i tassi di inflazione dovrebbero scendere ancora al di sotto del 2% l’anno prossimo. Nell’orizzonte temporale rilevante per la nostra politica monetaria, in un contesto di attività economica debole nell’area euro e di aspettative di inflazione ben ancorate nel lungo termine, la pressione sui prezzi alla base dovrebbe rimanere moderata.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema per dicembre 2012 per l’area euro, che prevedono l’inflazione HICP annua del 2,5% per il 2012, tra 1,1% e 2,1% per il 2013 e tra 0,6% e 2,2% per il 2014. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di settembre 2012, l’intervallo di valori per il 2013 sono stati corretti al ribasso.

Nella valutazione del Consiglio direttivo, i rischi per le prospettive di evoluzione dei prezzi sono sostanzialmente bilanciati, con rischi al ribasso derivanti da una più debole attività economica e rischi al rialzo derivanti da aumento dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, così come dei prezzi del petrolio.

Passando all’analisi monetaria, il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono, tenendo conto degli sviluppi nell’arco di diversi mesi. Più di recente, il tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è aumentato al 3,9% nel mese di ottobre, dal 2,6% di settembre, mentre la crescita di M1 è salita al 6,4% dal 5,0% nello stesso periodo. Questi sviluppi sono in parte causati da una specifica operazione che porta a un aumento dei depositi in conto corrente appartenente al settore finanziario non-monetario. Allo stesso tempo, anche i depositi di famiglie e società non finanziarie sono aumentati in ottobre. In generale, più osservazioni sono necessarie per distinguere tra volatilità a breve termine e fattori più duraturi.

Diversamente dagli sviluppi monetari, ci sono stati pochi cambiamenti nella crescita del credito. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto a -0,4% nel mese di ottobre, invariato rispetto a settembre. Ma questo sviluppo riflette ulteriori rimborsi netti dei prestiti alle società non finanziarie, che hanno portato ad un tasso annuo di declino in questi prestiti di -1,5%, rispetto al -1,2% di settembre. La crescita annua dei prestiti delle MFI alle famiglie è rimasto invariato a 0,8% nel mese di ottobre. In larga misura, la dinamica dei prestiti sottotono riflette le prospettive deboli per il PIL, l’accentuata avversione al rischio e l’aggiustamento in corso nei bilanci delle famiglie e delle imprese, tutti fattori che pesano sulla domanda di credito. Inoltre, in alcuni paesi dell’area euro, i vincoli di capitale, la percezione del rischio e la segmentazione dei mercati finanziari limitano l’offerta di credito.

Al fine di garantire una trasmissione della politica monetaria adeguata alle condizioni di finanziamento dei paesi dell’area euro, è essenziale continuare a rafforzare la resilienza delle banche dove necessario. La solidità dei bilanci bancari sarà un fattore chiave nel facilitare un apposito approvvigionamento di credito all’economia e la normalizzazione di tutti i canali di finanziamento. Passi decisivi per la creazione di un quadro finanziario integrato aiuteranno a raggiungere questo obiettivo. Il meccanismo unico di controllo delle banche (single supervisory mechanism, SSM) è uno dei principali elementi costituenti. Si tratta di un passo fondamentale verso la re-integrazione del sistema bancario.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’andamento dei prezzi dovrebbe restare in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. Un controllo incrociato con i segnali dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Ulteriori misure di politica economica e il progresso nella riforma della governance europea dovrebbero contribuire a sostenere la fiducia dei mercati finanziari e a migliorare le prospettive di crescita economica. In questo contesto, il Consiglio direttivo attende che la roadmap verso una vera unione economica e monetaria sia decisa alla riunione del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012. Iniziative per accelerare le riforme strutturali che aiutino a ripristinare la competitività sono particolarmente importanti per rilanciare il potenziale di crescita dei paesi dell’area euro e per aumentare l’occupazione. Più in generale, tutti i paesi dell’area euro devono garantire che i loro mercati dei prodotti e del lavoro siano capaci della flessibiltià necessaria per il loro funzionamento regolare ed efficace all’interno di un’unione monetaria. Infine, la perseveranza nel riequilibrio del bilancio si prevede ripristinerà solide posizioni di bilancio, in linea con gli impegni assunti nell’ambito del Patto di stabilità e crescita e nelle raccomandazioni del semestre europeo 2012. Notevoli progressi sono già stati compiuti nella riduzione degli squilibri interni ed esterni e per migliorare la competitività. La continuazione delle azioni sul fronte delle riforme europee e delle riforme strutturali e fiscali dovrebbe portare un reciproco rafforzamento e inviare un segnale forte ai mercati.

Siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – Signor Presidente, l’Italia sta cadendo in un abisso? Questa è la domanda che i mercati si stanno ponendo. E che segnale, pensa sia necessario dato che che lo spread tra titoli di Stato italiani (BTP) e i Bund è salito a 330 punti base di nuovo. Che segnale è necessario per i mercati per assicurare che l’Italia sta andando avanti?

Draghi – Mi dispiace, ma non voglio commentare la specifica situazione italiana.

2 – A proposito di quello che ha appena detto in merito all’attesa di cosa sta uscendo dalla riunione del Consiglio la prossima settimana e sulla roadmap, nella prima bozza delle conclusioni di tale vertice, si dice più o meno solo che verrà ripreso dopo il 2014, quando avremo un nuovo Parlamento e una nuova Commissione.

Draghi – Non ho capito, quello che sarebbe stato assunto …?

3 – La roadmap per la piena unione economica e monetaria. E’ solo menzionata molto, molto brevemente nella prima bozza. Sarà una delusione per voi se il Consiglio non si metterà d’accordo su un percorso completo con le date?

Draghi – Beh, mi aspetto che questa sarà una riunione importante del Consiglio Europeo. Si tratta di un incontro importante del Consiglio Europeo perché in sostanza dirà che gli impegni e le promesse che sono state fatte al Summit di giugno sono mantenute o saranno mantenute negli anni a venire. Io in realtà non ho aspettative deboli come quelle che lei sta suggerendo. Sono fiducioso che gli impegni del Summit di giugno saranno confermati nel prossimo Summit.

4 – Mr Draghi, lei ha messo in guardia più volte, o ha detto più volte, che costi del credito significativamente più elevati per le imprese della periferia non sono giustificati. E mi chiedo se ci possa essere qualcosa che lei possa fare per risolvere questo problema in modo più diretto, soprattutto nel caso in cui non ci sia mai una attivazione delle outright monetary transactions (OMTs).
E la mia seconda domanda è: avete discusso di tagli dei tassi di interesse oggi e, a questo proposito, quali sono, a suo parere, i maggiori rischi al ribasso connessi con un tasso negativo di deposito nella zona euro?

Draghi – In realtà ha fatto tre domande. Beh, in realtà non ho detto che i costi del credito più elevati sono ingiustificati. Ho detto che, in un certo senso, è del tutto naturale che ci siano costi di credito differenti in diverse parti dell’Unione monetaria, costi che riflettono il diverso grado di rischio. Ma vi è un grado, un intervallo, oltre il quale ho detto che ci sono rischi, come ad esempio i rischi di ridenominazione, che rendono queste differenze inaccettabili. Quindi la sua domanda era: che cosa abbiamo fatto su questo? Credo che da quando il Consiglio direttivo ha deciso le OMTs ai primi di agosto, abbiamo visto un miglioramento molto significativo delle condizioni di finanziamento e un restringimento degli spread dei tassi di interesse e dei costi di prestito in diverse parti dell’area euro. Quindi, da questo punto di vista, attraverso questo annuncio, il Consiglio direttivo ha agito prontamente per affrontare la situazione.
Abbiamo discusso di tagli dei tassi di interesse? Questa era la sua seconda domanda. C’è stata una discussione ampia ma, alla fine, il consenso prevalente è stato di lasciare i tassi invariati.
Sulla questione dei tassi di interesse negativi sui depositi overnight, non c’è nulla di nuovo da segnalare. Come Mr Praet di recente ha detto, noi siamo operativamente pronti, ma le discussioni a questo riguardo non sono andate in profondità. Abbiamo brevemente toccato la complessità che tale misura comporterebbe e le possibili conseguenze indesiderate. Ma non abbiamo approfondito ulteriormente questo punto.

5 – Mr Draghi, è preoccupato per il recente disaccordo sul meccanismo di vigilanza per le banche e le implicazioni che potrebbe avere per questo piano, forse un eventuale ritardo?
La mia seconda domanda è: avete discusso oggi la possibilità di un roll-over sul debito greco da parte delle banche centrali nazionali che lo detengono nei loro portafogli di investimento?

Draghi – Penso che dobbiamo guardare a queste discussioni sul meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM) in prospettiva. Se si considera che prima dell’estate non avevamo neanche un’idea di come potesse apparire. La Commissione ha fatto un ottimo lavoro con la bozza di regolamento, che merita davvero molto credito. Ma la discussione politica è appena iniziata. Guardo a questo in prospettiva e sono molto fiducioso che raggiungeremo un accordo. C’è una volontà generale di raggiungere un accordo. I vantaggi di avere un supervisore unico per l’area euro non sono contestati. Il suo scopo principale è di spezzare il legame tra gli stati sovrani e le banche. Serve a rendere le banche fondamentalmente affidabili e degne di fiducia, a prescindere dal luogo in cui hanno sede e dove esercitano la loro attività. Quindi è per questo che è così importante e i vantaggi non sono contestati. Penso che sia solo una parte normale delle discussioni, ma sono del tutto fiducioso che avremo presto un accordo.
Sulle BCN, non abbiamo davvero avuto una discussione profonda su questo problema, ma ne abbiamo certamente discusso e praticamente non abbiamo ancora raggiunto una conclusione.

6 – Una ultima domanda dal Financial Times Deutschland ancora sull’unione bancaria, intende effettivamente dire che, parallelamente alla istituzione del SSM ai sensi dell’articolo 127,6, ci dovrebbe essere una modifica del Trattato per fornire una base più solida per distinguere tra la politica monetaria e le funzioni di vigilanza?

Draghi – Penso che dobbiamo capire – tutti noi – che la BCE non è un legislatore. In un certo senso è un soggetto passivo. Quindi non sta a noi decidere il percorso legale migliore per procedere. Il consulente legale del Consiglio europeo, e tutte le altre migliaia di avvocati che sono stati invitati a pronunciarsi su questo tema, hanno considerato l’articolo 127,6 una base legale adeguata per la costruzione di un meccanismo di vigilanza unico nell’area euro. Io non sono, francamente, in una buona posizione per contestare questa conclusione. Tuttavia – se è la BCE che svolgerà questi compiti – è assolutamente essenziale per la BCE avere la base giuridica in vigore per realizzare la fase successiva del lavoro, che è sostanzialmente quella di costruire questo meccanismo. Noi aspettiamo di avere quella, perché i nostri preparativi altrimenti saranno rallentati.

7 – Le prospettive economiche per il prossimo anno, rispetto a quelle di quest’anno, sono piuttosto deboli. Ci sono strumenti al di fuori dei tassi di interesse che la BCE potrebbe usare se le condizioni dovessero erodersi ulteriormente, e quali tipi di cose potrebbero innescare un’azione della BCE più aggressiva per salvaguardare l’economia?
La mia seconda domanda è sulla Grecia. E’ stato lanciato questo buy-back del debito, e al settore privato è stato chiesto, per la seconda volta, di fare un taglio sulle loro obbligazioni greche. La BCE si è esclusa da questo; il FMI si è escluso da questo; i governi non vogliono farlo. Le istituzioni dell’area euro non stanno chiedendo al settore privato troppo sulla Grecia, tanto più che i titolari di obbligazioni greche avevano acquistato queste obbligazioni pensando che le statistiche che arrivavano dalla Grecia fossero corrette, pensando che la governance della zona euro sarebbe stata capace di prevenire il tipo di crisi che abbiamo visto?

Draghi – Come lei ha giustamente detto, le prospettive economiche sono deboli. Allo stesso tempo, non abbiamo visto alcun cambiamento sostanziale nella nostra valutazione a medio termine della stabilità dei prezzi. Inoltre, riteniamo che le condizioni monetarie rimangano accomodanti. Tanto più che dal nostro annuncio delle OMTs, il miglioramento dei mercati finanziari è stato significativo, nei mercati obbligazionari, ma anche nei mercati azionari. Così, vedete, direi che i mercati azionari sono andati abbastanza bene se si considera la debolezza della prospettiva economica. Quindi, penso che si dovrebbero tenere tutti questi elementi in mente. Inoltre, se si guardano alcuni dati sulle aspettative, si vede che di recente in Germania, l’indice Ifo Business Climate è in aumento nel mese di novembre, dopo sei mesi consecutivi di declino. In Francia, l’indice INSEE di fiducia dell’industria è aumentato anch’esso nel mese di novembre. Tuttavia, entrambi rimangono al di sotto delle loro medie di lungo periodo, naturalmente. Anche in Italia, l’indice ISTAT sulla fiducia delle imprese del settore manifatturiero è migliorato nel mese di novembre, più del previsto. Quindi, in un certo senso ci sono indicatori contrastanti. Alcuni di loro rivolti verso il basso, altri rivolti verso l’alto, e, naturalmente, continueremo a monitorare la situazione e a prendere le nostre decisioni.
In Grecia, stava dicendo che viene chiesto troppo al settore privato? La mia impressione è in realtà l’opposto. Molto è stato chiesto al settore pubblico, e direi che la maggior parte di questo intero programma è finanziato e portato avanti dal settore pubblico, con i soldi del settore pubblico. Così, il riacquisto del debito fa parte di questo ed è troppo presto per dire come sta andando. Ma, in fondo, direi che è soprattutto il settore pubblico che fornisce nuovi fondi. Inoltre, ciò che è più importante in questo ultimo accordo è l’impegno di medio termine a fornire eventualmente nuovi fondi se la Grecia dovesse avere un avanzo primario, ma per qualche motivo le cose non andassero bene, non a causa di una mancanza di rispetto del programma. Quindi, questo è molto importante.

8 – Signor Presidente, ho due domande sulla sua appartenenza al Gruppo dei Trenta (G30). In primo luogo, considerando la vostra vicinanza alle banche private, e dati i conflitti di interesse incombenti e le questioni etiche, come giustifica la sua attuale appartenenza al G30?
E la mia seconda domanda: dei 30 membri, cinque membri sono ex o attuali banchieri di Goldman Sachs. Questo gruppo è co-finanziato da Goldman Sachs. Lei è un ex di Goldman Sachs. Come intende evitare conflitti di interesse?

Draghi – In realtà, non ho intenzione di evitarli, in quanto non credo che ci siano conflitti di interesse. Ma lasci che le legga questo. “Dati gli obiettivi e le finalità dell’organizzazione, la BCE non ritiene che l’adesione del Presidente della BCE del Gruppo dei Trenta comporti un conflitto di interessi.” [Risposte della BCE sulla questione: 8 marzo 2012 e 23 marzo 2012 ; sito web G30] Dovreste aver visto che io non sono l’unico banchiere centrale membro del Gruppo dei Trenta. Solo per citarne alcuni: il mio predecessore Jean-Claude Trichet, e Mervyn King, che non erano a Goldman Sachs; il governatore Zhou della Cina, che non era a Goldman Sachs; Masaaki Shirakawa, che non era a Goldman Sachs; e Mark Carney, che era a Goldman Sachs.
Non ho idea se il Gruppo dei Trenta sia finanziato da Goldman Sachs. In realtà la cosa mi è nuova. Ma, il Mediatore europeo è stato interpellato da una persona che sostiene che ci sia un conflitto di interessi. La BCE ha risposto alle domande del Mediatore europeo entro il termine fissato e la risposta è a disposizione del pubblico. La valutazione finale del Mediatore europeo è ancora pendente.

9 – Due domande: una sul denaro che viene fatto passare, o non viene passato passare dal settore bancario all’economia reale. E’ più soddisfatto ora su come il denaro finisce nella cosiddetta economia reale? Avete qualche prova di come, per esempio, gli LTROs abbiano, non solo ha aiutato il rifinanziamento del settore bancario, ma anche raggiunto qualche parte del settore industriale, ecc?
La seconda: in termini di quello che abbiamo visto negli ultimi movimenti di M3, in particolare in M1, lei ha detto che è un po’ presto per dire se questo è solo un piccolo aumento mese su mese. Ha avuto ulteriori prove o eventuali ulteriori indizi del fatto che, soprattutto quando si vede un incremento in M1, questo è effettivamente un precursore di una ripresa della domanda dei consumatori che poi potrebbe filtrare attraverso l’economia?

Draghi – Per quanto riguarda la prima domanda, i nostri LTROs e le nostre strutture di rifinanziamento hanno iniettato una quantità molto significativa di liquidità, ma, in larga misura, tale liquidità non ha effettivamente raggiunto l’economia reale. Essi, in particolare gli LTROs, hanno sostanzialmente evitato la catastrofe, che era incombente prima della crisi del finanziamento che ha caratterizzato il primo trimestre di quest’anno. Come vi ho detto molte volte, c’erano obbligazioni bancarie per un valore di circa € 230 / € 260.000.000.000 in scadenza, a cui si deve aggiungere qualcosa come € 300 plus miliardi di titoli sovrani in scadenza, il tutto nel primo trimestre. In una certa misura, la crisi del credito che era iniziata lo scorso anno, a causa della paura della crisi finanziamenti che avrebbe avuto luogo nel primo trimestre di quest’anno, è stata fermata da questa operazione: quella operazione era rivolta alle esigenze di finanziamento. Le banche possono non prestare all’economia a causa di problemi di finanziamento – e questi sono stati affrontati -, a causa della carenza di capitale e, in una certa misura, anche questi sono stati affrontati dalle banche stesse, perché una quantità significativa di capitale è stato raccolto negli ultimi due anni. Vi è anche un problema di percezione del rischio, la percezione del rischio che deriva dal peggioramento della qualità della controparte, che non può essere affrontato dalle strutture di finanziamento come gli LTROs. Vi è anche una sorta di problema, ora che la crescita del credito è contenuta principalmente a causa del fattore della domanda debole. In questo contesto, continuiamo a pensare realmente a questo, sappiamo che dobbiamo superare, in primo luogo, la frammentazione dei mercati finanziari e del credito nell’area euro. Ma, come ho detto all’inizio, l’orientamento attualmente accomodante della politica monetaria si farà strada attraverso l’economia. Riteniamo che, nella seconda parte del prossimo anno, si dovrebbe vedere l’inizio di una ripresa.
L’incremento nell’aggregato monetario (M1) è stato causato principalmente da una cosa, l’ESM ha pagato la sua quota e questo ha aumentato l’aggregato monetario di qualcosa come € 30 miliardi, se non mi sbaglio. Questo è ciò che è stato registrato da questi dati.

10 – La mia domanda torna al meccanismo unico di vigilanza. Al centro del disaccordo sul perché non vi è stato un accordo c’è il punto che la Germania teme che questo meccanismo non dovrebbe coprire tutte le banche dell’area dell’euro, ma solo quelli grandi. Che cosa esattamente si può dire loro, o che tipo di accordo di compromesso vede possibile per spostare il dibattito in avanti?

Draghi – Si dovrebbe puntare ad ottenere un meccanismo che copra tutte le banche dell’area euro da un punto di vista legale, giurisdizionale, perché si vuole evitare la frammentazione del mercato bancario, si desidera mantenere condizioni di parità, e si vuole evitare lo stigma per alcune categorie di banche. Tuttavia, in pratica, non credo che ci sarà molta differenza tra questa posizione e ciò che è stato sostenuto da altri. È del tutto evidente che il supervisore presso la BCE non sarà in grado di sorvegliare 6.000 banche, e che, come la dimensione della banca e la sua rilevanza sistemica diminuisce, l’intensità della tutela che viene effettuata a livello centrale diminuirà e l’intensità della tutela che viene effettuata a livello nazionale aumenterà.

11 – L’economia greca continua a contrarsi, nonostante tutti i soldi pubblici che, come lei ha appena detto, le sono stati prestati. Quanto tempo è necessario perchè riconosciate che la “medicina killer” che avete dato al popolo greco non funziona?

Draghi – In primo luogo, non sono d’accordo con la “medicina killer”, soprattutto in considerazione del fatto che la BCE è il più grande creditore della Grecia. Basta tenere a mente ciò che la BCE e il Consiglio direttivo hanno fatto. In secondo luogo, riconosco i notevoli progressi che i governi greci, e in particolare l’ultimo, hanno fatto. Prendo atto di un progresso molto significativo in termini di consolidamento fiscale e le riforme strutturali. Questo è molto importante. Parte di ciò che sta accadendo è un aggiustamento necessario, perché non dimentichiamo che gli squilibri che inizialmente dovevano essere affrontati dalla politica economica greca erano davvero molto importanti.

12: La mia prima domanda è sulla Spagna: il Vice-presidente Constâncio ha recentemente affermato che la BCE si aspetta che la Spagna chieda aiuto presto, al fine di attivare le OMTs. Quando si aspetta che la Spagna faccia richiesta? E se rimane restia a farlo?
La mia seconda domanda è sull’Italia, non dal punto di vista politico, ma della politica monetaria: la BCE è pronta ad attivare le OMTs anche per l’Italia, se necessario?

Draghi – Per prima cosa, lasciate che vi dica ciò che Mr Constâncio intendeva. Tutti noi abbiamo sempre detto che non siamo noi a dire ai governi che cosa fare sulle OMTs. Quindi sta ai governi decidere cosa fare. Sanno quali sono le condizioni. Sanno che dovranno mettere in atto un programma di aggiustamento macroeconomico o un programma di precauzione EFSF / ESM. Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. La BCE poi svolgerà la sua valutazione indipendente, il che si applica non solo alla Spagna, ma anche a qualsiasi altro paese.

… anche all’Italia?

Sì, e a tutti i paesi. Questo è ciò che abbiamo detto nella nostra dichiarazione e quello che abbiamo sempre detto. Si tratta di una combinazione di condizionalità e di sostegno, ma il sostegno non è garantito automaticamente.

13 – La disoccupazione ha raggiunto un livello record nella zona euro. Qual è la sua risposta a, ovviamente, all’esercito di disoccupati e giovani disoccupati nella zona euro? Si tratta di un prezzo da pagare per l’adeguamento strutturale che lei ritiene necessario per far funzionare l’euro?

Draghi – E’ difficile dire se si tratta di un prezzo da pagare. Questa domanda dovrebbe piuttosto essere indirizzate ai decisori politici che hanno creato questa situazione all’inizio. Non dimentichiamo che ci troviamo in questa situazione, che io chiamo “un equilibrio cattivo”, a causa delle scarse politiche, o la mancanza di politiche, negli anni prima della crisi. La crisi ha messo in evidenza questi squilibri che già esistevano. Ha messo in evidenza che le nostre banche non erano adeguatamente capitalizzate. Ha messo in evidenza che le posizioni di bilancio e il debito dei nostri governi non erano sostenibili e, infine, ha messo in evidenza che la nostra governance dell’area euro avrebbe divuto essere notevolmente migliorata. Quindi, ciò che sta accadendo ora è il risultato diretto delle decisioni politiche che sono state attuate al fine di rispondere a questi squilibri che erano insostenibili. Sono d’accordo che si tratta di un prezzo molto difficile da pagare, ma è inevitabile. E, ho sempre detto che l’unico modo per mitigare l’impatto di questo risanamento del bilancio, che è recessivo nel breve termine, è di avviare riforme strutturali che possano aumentare la competitività e le esportazioni, e creare posti di lavoro e crescita.

14 – Ci sono alcune revisioni al ribasso piuttosto drammatiche nelle proiezioni di crescita del vostro staff per il 2013. Ci può spiegare di nuovo perché state apparentemente seguendo le letture più ottimistiche delle inchieste presso le imprese, nel non andare ad un altro taglio dei tassi, ignorando le proiezioni vostro staff, in certa misura?
E una seconda domanda sull’unione bancaria. In qualità di soggetto passivo, come lei ha detto, qual è lo standard minimo che lei richiederebbe affinchè il meccanismo abbia un senso? Se c’è una decisione politica per cui questo meccanismo non inciderà su tutte le 6000 banche, voi, in quanto BCE, vi tirereste indietro e direste che questo è inutile, che non ha senso farlo?

Draghi – In un certo senso, ho risposto alla prima domanda, quando ho detto che le prospettive a medio termine per la stabilità dei prezzi non sono cambiate in modo sostanziale. Ho anche messo in evidenza alcuni elementi positivi della situazione attuale, in particolare il miglioramento dei mercati finanziari – i mercati azionari e dei mercati obbligazionari. E ho anche messo in evidenza la posizione già molto accomodante della politica monetaria. Si noti che gli spread di alcuni paesi o i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi da 200 a 250 punti base da luglio. Questo è molto più di tutto ciò che si potrebbe ottenere riducendo il nostro tasso a breve. Noi, naturalmente, continuamo a monitorare la situazione, ma abbiamo già fatto un sacco di cose necessarie.

.. ha già fatto abbastanza?

… non ho intenzione di rispondere a questa domanda come può immaginare. In sostanza, quello che ho detto dà, a mio avviso, un quadro di ciò a cui il Consiglio direttivo ha guardato oggi.
Sul secondo punto, credo che alla mia prima conferenza stampa sull’unione bancaria ho detto che l’autorità di vigilanza unica – soprattutto se la BCE sarà incaricata di questo – dovrebbe essere un supervisore forte. La BCE non dovrebbe avere il rischio di reputazione che viene spesso con la supervisione. Questa deve essere una cosa seria. Questo dovrebbe creare – o contribuire a creare – parità di condizioni. Soprattutto dal punto di vista della BCE, quello che ci interessa davvero è di non trovarci in una situazione in cui il nostro compito primario – la politica monetaria orientata alla stabilità dei prezzi nel medio termine – sia mescolato con altre considerazioni. Per esempio, siamo molto a favore della separazione della politica monetaria e della vigilanza, e direi che analisi approfondite su come separare le due funzioni all’interno della BCE è già in corso.

15 – Mi dispiace, penso che la sta facendo un po’ troppo facile dicendo che l’SSM è una questione per gli avvocati, in quanto al centro di tutti i nostri problemi c’è il fatto che ci sono fondamentalmente tre modi per andare avanti. Uno è di avere una unione bancaria, forse una unione fiscale e una forma di federazione europea con una costituzione comune, e quindi mantenere l’area dell’euro. Il secondo è di cavarsela in qualche modo, dando più potere agli esecutivi, più potere di eurocrati di Bruxelles e di Francoforte – in ultima analisi, il controllo fiscale ad alcune persone a Bruxelles che nessuno ha eletto. Così, da un lato, perderemo i valori democratici e repubblicani, ma manterremo l’euro. OK – forse è questo il prezzo che dobbiamo pagare. E il terzo è di accettare che, se vogliamo restare democrazie e repubbliche, dobbiamo abbandonare l’euro.

Draghi – “E non fare nulla nel frattempo”. Questa è la terza opzione. Ma non so se ho capito la sua prima opzione.

… La prima opzione è quella di avere una federazione europea con una costituzione comune e un unico meccanismo di controllo, e il Presidente del SSM responsabile verso i governi europei o verso il Parlamento europeo, che possano assumere e licenziare quell’uomo. Chi dovrebbe in ultima analisi, licenziare il Presidente del SSM se fa un errore? Dovrebbero essere 17 o 27 singoli governi, che dovrebbero essere d’accordo?

… Penso che, in un certo senso, ho già spiegato questo. La BCE non ha una preferenza per una soluzione o per un’altra. Alla BCE è stato chiesto di svolgere questo compito, e se si decide che questo sarà il caso, lo farà al meglio delle sue capacità. Spetta al Consiglio, ai leader nazionali e ai ministri delle finanze decidere. Sono stato chiaro fin dalla prima conferenza stampa sulle condizioni della BCE per accettare questo compito – vale a dire che dovrebbe essere in grado di svolgerlo in maniera decisa, ferma, completa e forte senza rischi di reputazione. E in secondo luogo, che i nuovi compiti non devono essere miscelati con i nostri compiti di politica monetaria – la stabilità dei prezzi a medio termine – che per noi rimangono i compiti primari. Il resto è davvero nelle mani di altri, non nelle nostre.

16 – Ho due domande: in primo luogo, qual è la sua risposta al bilancio presentato ieri dal governo irlandese?
In secondo luogo, alla luce degli impegni assunti dal governo irlandese e a carico del popolo irlandese, è ragionevole o meno a questo punto prevedere che ci sarà un accordo di revisione del Anglo-Irish Bank promissory note scheme prima del pagamento successivo previsto per marzo, e perché?

Draghi – Sul primo punto, diamo sicuramente il benvenuto all’intervento da parte della nuova iniziativa, e l’aver presentato il nuovo bilancio è una riaffermazione dell’impegno del governo irlandese per risanare le condizioni economiche, sia fiscale, ma anche le più generali condizioni strutturali.
Sul secondo punto credo che abbiamo discusso in passato. La BCE non può svolgere alcun accordo, non può entrare in un accordo che possa essere visto come finanziamento monetario e che è proibito dall’articolo 123 del Trattato. Ma a parte questo, c’è un sacco di buona volontà.

17 – Il governo spagnolo non vuole applicare le OMTs perché vogliono essere sicuri che se chiedono il vostro aiuto i premi al rischio scenderanno a 200 punti. Siete aperti a negoziare questa possibilità?
E un’altra domanda: saranno le OMTs in sé sufficienti a garantire la stabilità del mercato nel corso del prossimo anno?

Draghi – Beh, penso che mi è stata chiesta la stessa domanda prima rispetto a Spagna, Italia e così via. Le condizioni alle quali le OMTs saranno attivate sono molto semplici e sono abbastanza chiare. Le abbiamo chiarite più volte. Non si parla di negoziati o accordi su un certo tasso di interesse o qualcosa di simile. Quindi, direi, quando viene chiesto questo, fare riferimento al comunicato stampa che annuncia le OMTs e che contiene tutte le condizioni necessarie per attivarlo.
Sulla seconda domanda, abbiamo detto che l’obiettivo principale delle OMTs è di eliminare il rischio di coda per superare la frammentazione monetaria e finanziaria nella zona euro che derivano da un rischio ridenominazione. E agiremo con quantità adeguate a raggiungere tale  obiettivo.

18 – Questa mattina è stata pubblicata la relazione dei quattro presidenti che istituisce il quadro operativo per la ricapitalizzazione diretta delle banche attraverso l’ESM. Escluderà il “legacy debt” (debito ereditato)?
E se posso fare un’altra domanda: perché gli eurobond non sono espressamente indicati in questa relazione?

Draghi – Beh, non posso commentare sulla relazione in quanto tale, in quanto si tratta di un processo, sta venendo fuori, è in divenire – può ancora essere modificata da ulteriori discussioni. Ma posso commentare entrambe le questioni che ha sollevato. E’ molto importante che i legacy assets siano attentamente definiti. In altre parole, tutti noi vogliamo sapere esattamente cosa significano. Questo è molto importante per i decisori politici, ma anche per i mercati e per le banche. Così, quando è stata presa la posizione che il nuovo ESM non possa essere usato per riempire i buchi creati da legacy assets che sono diventati acidi, penso che si deve definire esattamente cosa sono questi legacy assets. Finora è solo un nome.
La sua seconda domanda riguardava gli eurobonds. Qui dobbiamo capire che, in origine, c’è stato una violazione della fiducia nella zona euro tra i paesi che sono stati praticamente sempre, o per la maggior parte del tempo, conformi con la solidità fiscale e i paesi che non l’hanno fatto. Negli ultimi due anni il problema è stato: ricostruire la fiducia. A tal fine, sono state concordate le norme fiscali, è stato concordato il Fiscal compact, ci sono state un sacco di azioni col comune denominatore che di creare vincoli rispetto alla discrezione fiscale, un sacco di azioni che comportano una condivisione di sovranità nazionale, quanto a bilancio e il debito. All’altra estremità dello spettro si ha quello che noi chiamiamo mutualizzazione del rischio. Gli eurobond sono un esempio di questo. E’ senza senso iniziare dagli eurobond, è insensato cominciare da una politica in cui, se posso riassumere questa politica, “I issue, you spend” (io tiro fuori i soldi e tu spendi), perché questo non è realistico. Diventerà realistico, tuttavia, quando la fiducia sarà ripristinata, quando c’è chiara evidenza che, di fondo tutti i paesi rispettano gli impegni e attuano politiche economiche con piena consapevolezza delle loro conseguenze negli altri paesi.


Fonti: Video, Versione inglese

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...