Punto di vista di un banchiere centrale sulla convergenza economica europea

Intervento di Mario Draghi, Presidente della BCE
in occasione della Anchor 2013 Conference organizzata dalla Magyar Nemzeti Bank (Banca Centrale ungherese),
Budapest, 7 dicembre 2012

Signore e Signori,

E’ un grande piacere essere qui a Budapest e partecipare alla annuale Anchor Conference. Mi rendo conto che questa sarà l’ultima Anchor Conference per András Simor come governatore della Magyar Nemzeti Bank. Quindi questa è un’ottima occasione per me di offrirgli un tributo sincero per il suo lavoro qui e come prezioso socio del Consiglio generale della Banca centrale europea (BCE).
Nel mio commento di oggi, vorrei mettere a fuoco il processo di convergenza economica in Europa. Come le esperienze degli ultimi anni hanno messo in chiaro, questo processo non si conclude con l’adozione dell’euro da parte di un paese. Né la partecipazione alla politica monetaria unica comporta automaticamente la convergenza.
Voglio prima parlare delle sfide che la zona euro sta affrontando a causa di carenze nel processo di convergenza e di integrazione. Poi discuterò le sfide della convergenza per quei membri dell’Unione europea (UE) che non hanno ancora adottato l’euro.

1. Due sfide nel processo di integrazione europea

La sfida istituzionale

In un arco temporale di molti anni, l’UE ha fornito un quadro senza precedenti per il successo dell’integrazione regionale. Il processo di integrazione ha coinvolto non solo la creazione di un mercato comune e l’armonizzazione e il coordinamento delle diverse politiche economiche, ma anche la conduzione alcune di queste politiche a livello sovranazionale.
Un pilastro centrale dell’architettura istituzionale dell’Unione europea è da sempre il principio di sussidiarietà. La regola secondo cui l’azione deve essere presa a livello sovranazionale solo se gli obiettivi da perseguire non possono essere adeguatamente realizzati dagli Stati membri dell’UE, a livello di governo centrale o a livello regionale e locale.
Anche se dobbiamo continuare a preservare il principio di sussidiarietà, le sfide recenti dell’area euro ci hanno fornito una lezione istituzionale importante: massimizzare i vantaggi della moneta unica richiede non solo una forte BCE, ma richiede anche altre istituzioni forti comuni.
Abbiamo bisogno di istituzioni forti per garantire la competitività e per incoraggiare la crescita sostenibile; per orientare le politiche di bilancio e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche; e per controllare e stabilizzare il mercato finanziario unico. Abbiamo anche bisogno di istituzioni forti per coinvolgere maggiormente i cittadini nel progetto europeo.
In altre parole, la prosperità futura dell’Europa è incardinata sulla nostra capacità di completare l’unione monetaria con l’unione economica, l’unione fiscale e l’unione finanziaria. Questa architettura istituzionale più avanzata, avrà a sua volta bisogno di essere incorporato in una qualche forma di unione politica che coinvolga i cittadini più profondamente nel processo decisionale europeo. Di conseguenza, l’adesione all’area euro in futuro dovrebbe implicare una maggiore condivisione di sovranità e una più profonda accountability a livello europeo di quanto implicasse dieci anni fa.
La sfida istituzionale è la prima sfida cruciale con cui attualmente ci dobbiamo confrontare. Abbiamo già fatto molti progressi nell’affrontare tale sfida. Ma molto lavoro resta ancora da fare.

La sfida economica

La seconda e complementare sfida è di natura economica. I vantaggi derivanti dall’adozione dell’euro sono tanto maggiori quanto più coerenti sono le strutture economiche dei soci attuali e potenziali. La convergenza può essere generalmente definita come un processo in cui le differenze nelle strutture economiche tra paesi vengono ridotte nel tempo. Il successo del processo di convergenza dipende in ultima analisi dalla sostenibilità delle politiche sottostanti.
Le carenze nel processo di convergenza tra i membri della zona euro sono state alla base delle sfide che abbiamo dovuto affrontare dal 2010. Ma sono lieto di rendere conto dei progressi fatti nell’affrontare di tali carenze.
Gli squilibri esterni e gli squilibri fiscali stanno iniziando ad essere sciolti. Gli sforzi per riconquistare competitività dei prezzi e di altro genere stanno dando i primi frutti. Il deleveraging (riduzione dell’esposizione finanziaria) sta procedendo in modo ordinato, anche se i flussi di credito all’economia reale appaiono esserne influenzati negativamente in alcune parti della zona euro. Debito si riduce in alcuni paesi, mentre altri sono impagnati nell’elaborazione di strategie per rendere la riduzione del debito sostenibile nel tempo. E le debolezze del settore finanziario sono affrontati insieme con i loro collegamenti al rischio sovrano.
Come ho già detto, sono stati compiuti progressi, ma molto resta ancora da fare. Le recenti esperienze di alcuni attuali membri dell’area euro servono anche come avvertimento ai membri dell’UE vincolati dal trattato ad adottare l’euro in futuro. Passo ora alle sfide che questi paesi affrontano nel processo di convergenza.

2. La prospettiva dei paesi dell’UE che devono ancora adottare l’euro

Il quadro per la convergenza

Con due eccezioni, tutti i membri dell’UE che non sono ancora nella zona euro sono in attesa di adottare la moneta unica quando soddisfino determinati criteri di convergenza. Come sapete, il Trattato definisce tali criteri su tre dimensioni.
La prima dimensione è il grado di convergenza nominale con l’area dell’euro. Ciò implica il raggiungimento della stabilità dei prezzi; garantire la sostenibilità della finanza pubblica; la realizzazione di una convergenza dei tassi di interesse nominali sostenibile a lungo termine; e il mantenimento di un tasso di cambio stabile tra la valuta nazionale e l’euro.
Il Trattato richiede inoltre che la convergenza nominale sia sostenibile. Questo non è possibile senza che questa sia sostenuta da un alto grado di convergenza reale. In base a questa seconda dimensione, adottare l’euro ha senso solo se la struttura economica di un potenziale membro ha una sufficiente convergenza verso le strutture prevalenti nell’area euro.
Il successo del processo di convergenza reale, a sua volta dipende dalla sostenibilità delle politiche pertinenti. Le sfide che abbiamo affrontato dal 2010 evidenzano i pericoli rappresentati dagli squilibri macroeconomici ampi e persistenti, non solo per la stabilità delle economie nazionali, ma anche per il buon funzionamento della zona euro nel suo insieme. Conosciamo tutti le terribili implicazioni delle perdite prolungate di competitività, dell’eccessivo indebitamento e delle bolle del mercato immobiliare.
Riconoscendo questo fatto, gli Stati membri dell’UE si sono mossi verso il rafforzamento della sorveglianza delle politiche interne. Permettetemi di ricordarvi di due esempi. Uno è la nuova Procedura per gli squilibri macroeconomici (Macroeconomic Imbalance Procedure), che mira a prevenire l’accumulo di nuovi squilibri macroeconomici e impone la correzione degli squilibri esistenti. L’altro è il Fiscal compact, che è stato firmato da tutti i membri dell’UE, ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca nel marzo di quest’anno, e che rafforza la sostenibilità e la credibilità delle politiche di bilancio.
La terza dimensione di convergenza è istituzionale. La legislazione nazionale relativa, incluso lo statuto della Banca centrale nazionale, deve essere compatibile con i trattati UE e con lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali (European System of Central Banks, SEBC).
Più in generale, una lezione che abbiamo imparato nel modo più duro è che la forza del contesto istituzionale è cruciale per la sostenibilità dell’integrazione economica e della  convergenza. Il miglioramento dell’ambiente istituzionale implica, tra le altre cose, migliori regolamenti, migliore governance, migliore qualità delle statistiche e un ambiente più favorevole alle imprese. Rimuovere gli ostacoli ad un uso efficiente dei fattori della produzione aiuta a migliorare il potenziale di crescita di ogni paese.

Come ottenere un alto grado di convergenza sostenibile?

Allora, come possono i paesi preparare al meglio le loro economie per sfruttare i vantaggi di una maggiore integrazione europea? Ci sono quattro elementi costituenti: la politica monetaria, la politica strutturale, la politica fiscale e la politica finanziaria. Vorrei riflettere brevemente su ciascuno di essi.

La politica monetaria

In primo luogo, la politica monetaria, che, prima che l’euro sia adottato, resta una responsabilità nazionale. Ma un certo numero di obblighi derivanti dal Trattato si applicano già in questa fase. In particolare, l’obiettivo principale della politica monetaria dovrebbe essere la stabilità dei prezzi, e la politica del cambio dovrebbe essere trattata come una questione di interesse comune.
La politica monetaria contribuisce meglio alla crescita attraverso il mantenimento della stabilità dei prezzi. Nel complesso la stabilità dei prezzi crea un ambiente prevedibile che favorisce la regolazione efficiente dei prezzi relativi e rafforza fiducia degli investitori e dei consumatori. Inoltre protegge il potere d’acquisto dei membri più vulnerabili della popolazione.
Diversi quadri di politica monetaria sono stati studiati per assicurare la stabilità dei prezzi. Alcuni membri dell’UE non appartenenti all’area euro hanno fissato il tasso di cambio delle loro valute nazionali all’euro, che ha un track record molto buono di bassa inflazione. Un approccio diverso – che è stato adottato dall’Ungheria – ha unito la flessibilità del tasso di cambio, con un regime di inflation targeting.
Capisco che il Governatore Simor concentrerà le sue osservazioni su passato e futuro dell’obiettivo di inflazione in Ungheria. Così limiterò le mie osservazioni all’importanza della credibilità della banca centrale per il successo dell’inflation targeting.
In definitiva il successo di una banca centrale nel mantenere la stabilità dei prezzi dipende dalla sua credibilità. La credibilità ancora le aspettative di inflazione in linea con la definizione di stabilità dei prezzi adottata dalla banca centrale. Aspettative di inflazione ben ancorate a loro volta allineano le scelte rilevanti per la fissazione dei salari e dei prezzi.
Un presupposto fondamentale per una politica monetaria credibile è l’indipendenza della banca centrale. Questo principio è sancito dal Trattato e dallo Statuto del SEBC. Ogni banca centrale della EU dovrebbe avere indipendenza istituzionale, personale, funzionale e finanziaria. L’indipendenza istituzionale e personale proteggono la banca centrale e i membri dei suoi organi decisionali da influenze dirette o indirette di terzi nello svolgimento dei loro compiti. L’indipendenza funzionale richiede che la banca centrale abbia i mezzi e gli strumenti necessari per conseguire il suo obiettivo indipendentemente da ogni altra autorità. E l’indipendenza finanziaria garantisce che la banca centrale abbia accesso e controllo a risorse umane e finanziarie sufficienti per adempiere al proprio mandato.
Una credibile politica di inflation targeting in economie piccole e aperte dipende anche dal riconoscimento da parte delle banche centrali dell’impatto delle loro decisioni di politica monetaria sul tasso di cambio.
Ad esempio, in presenza di settori pubblico e privato fortemente indebitati con grandi posizioni aperte in valuta estera, le banche centrali hanno poco spazio di manovra di fronte a una economia debole. Questo è particolarmente vero quando l’inflazione è già alta e non c’è ancora una massa critica di riforme strutturali e istituzionali in grado di ridurre a livelli sostenibili il premio per il rischio paese.
In queste circostanze, abbassare il tasso di riferimento per stimolare l’economia rischia di accendere spinte al deprezzamento della valuta domestica ad un certo punto nel tempo. Il deprezzamento della moneta può a sua volta accendere ulteriore inflazione e cancellare l’impatto degli stimoli economici attraverso effetti negativi di bilancio sui consumi e gli investimenti.

Le politiche strutturali

Il blocco secondo elemento costituente è la politica strutturale. La sostenibilità della convergenza nominale è in gran parte subordinato a un sufficiente grado di convergenza strutturale, o reale. Un ampio indicatore del grado di convergenza reale con l’area dell’euro è il catching-up dei redditi pro capite e dei livelli dei prezzi dei nuovi membri con quelli dell’area euro.
Convergenza nei livelli di PIL pro capite deve essere favorita da cambiamenti strutturali e istituzionali di ampia portata volti a migliorare il potenziale di crescita dell’economia. Tali riforme in genere mirano a rafforzare la flessibilità dei meccanismi di aggiustamento dell’economia e il miglioramento del contesto per le imprese.
Quando i mercati delle merci e del lavoro sono rigidi, l’inflazione e le aspettative di inflazione possono rimanere elevate anche in presenza di regimi monetari impegnati al raggiungimento della stabilità dei prezzi. Sia i governi che le parti sociali condividono la responsabilità di garantire che la determinazione dei salari tenga sufficientemente conto delle condizioni del mercato del lavoro e non comprometta la competitività e l’occupazione. Le politiche attive del mercato del lavoro dovrebbero affrontare le strozzature persistenti, come l’inadeguatezza delle competenze.
Infine, la protezione degli interessi costituiti nei mercati dei prodotti e la mancanza di mobilità e capacità di adattamento nei mercati del lavoro minano la creazione di occupazione, in particolare per i lavoratori giovani e per quelli meno qualificati, così come per tutti coloro che affrontano problemi di entrata nel mercato del lavoro. L’abbassamento delle barriere all’entrata aumenterà la concorrenza, in particolare nei settori dei servizi domestici che sono al riparo dalla concorrenza internazionale, e sosterrà così la stabilità dei prezzi.
La crescita economica guidata dal settore privato deve essere favorita da un contesto politico stabile e favorevole al business. A tale riguardo, i governi dovrebbero lottare per la trasparenza e la prevedibilità delle politiche, per pochi pesi burocratici, per una governance efficace nell’applicazione dello stato di diritto.

La politica di bilancio

È inoltre fondamentale che il raggiungimento della stabilità dei prezzi sia sostenuta da posizioni di bilancio solide, il terzo elemento costitutivo della convergenza. Politiche fiscali irresponsabili possono comprometterne la credibilità, nel momento in cui un’alta  inflazione diventa auspicabile per ridurre il valore reale del debito pubblico.
Le politiche di bilancio devono essere sostenibili e orientate al medio termine. Esse inoltre devono mirare a mitigare differenziali indesiderati nei trend di crescita attraverso spese ‘di alta qualità’ e politiche fiscali. In particolare, una spesa pubblica alta e inefficiente può mettere un freno all’attività economica imponendo un elevato onere fiscale sull’economia e convogliando risorse verso impieghi improduttivi.

Politiche finanziarie

Il blocco quarto elemento costitutivo è la politica finanziaria. Un settore bancario solido, mercati dei capitali liquidi e ben funzionanti sono importanti per la sostenibilità della convergenza nominale.
Da una parte, un corretto funzionamento dei settori bancari e dei capitali assicurare il finanziamento efficiente della accumulazione del capitale nell’economia, sostenendo in tal modo la crescita del prodotto potenziale. D’altra parte, sostengono il buon funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, come ad esempio i canali del tasso di interesse e dei prestiti bancari. A questo proposito, le vulnerabilità del settore finanziario pongono grandi sfide per la conduzione della politica monetaria.

Conclusioni

Per concludere. Le esperienze degli ultimi anni hanno dimostrato che la partecipazione in una unione monetaria pone richieste importanti alle politiche economiche nazionali.
I governi dei paesi dell’area euro sono duramente al lavoro per rispondere a queste richieste. Stanno correggere gli squilibri macroeconomici. Stanno istituendo un quadro di governance più forte per tenere i paesi sulla via della convergenza sostenibile. E stanno migliorando il set-up istituzionale alla base dell’unione monetaria.
Per i membri dell’UE che non hanno ancora adottato l’euro, la sfida è raggiungere un alto grado di convergenza sostenibile con l’area dell’euro. Ciò presuppone un impegno credibile da parte delle loro banche centrali per raggiungere la stabilità dei prezzi e politiche di cambio gestite come questione di interesse comune.
Per i membri della zona euro, la sfida è raggiungere la piena compatibilità delle loro economie con la partecipazione all’Unione monetaria. I mercati dei prodotti e del lavoro devono avere una sufficiente capacità di adeguamento da smaltire gli shock mantenendo alto rendimento e l’occupazione. E’ in questo ambito che è più necessario fare progressi.
Come ho già indicato, resta ancora molto da fare – per i membri sia attuali che potenziali della zona euro, e sia a livello individuale in ogni stato membro dell’UE, che congiuntamente in tutta Europa. Ma non ho dubbi sul fatto che questa opportunità di continuare a compiere progressi sarà afferrata e che insieme potremo raccogliere i frutti della convergenza economica sostenibile e di una integrazione regionale duratura.

Grazie per la vostra attenzione.


Fonte: Sito web BCE

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...