Intervista al FT, dicembre 2012

Intervista di Mario Draghi,
al Financial Times, 13 dicembre 2012
Lionel Barber e Michael Steen a Francoforte

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha parlato a Lionel Barber, direttore del Financial Times, e Michael Steen, capo dell’ufficio di Francoforte, a Francoforte l’11 dicembre 2012. Quella che segue è una trascrizione del colloquio.

Financial Times: Pensa che quando gli storici guarderanno indietro, diranno che questo è stato l’anno in cui l’euro è stato salvato?

Mario Draghi: Quest’anno sarà, a mio avviso, ricordato come l’anno in cui è stata rilanciata la visione a lungo termine per l’euro e per l’area dell’euro. Il vertice di giugno, in particolare, è stato un evento chiave. E’ anche l’anno in cui i governi dell’area dell’euro hanno compiuto progressi sostanziali nella regolazione loro economie. Ed è l’anno in cui la BCE è intervenuta per eliminare i rischi di coda.

FT: Perché il vertice di giugno è così importante?

MD: Il vertice di giugno è stato importante perché, per la prima volta in molti anni, ha gettato una visione a medio termine per una vera unione economica e monetaria, fatta da quattro pilastri: l’unione fiscale, la c.d. unione bancaria, l’unione economica e l’unione politica, approvate dai leader. Questo è stato un traguardo importante.

FT: E’ stato un’estensione del quadro di Maastricht che si era dimostrato inadeguato?

MD: Esattamente. I leaders hanno costruito su Maastricht con una disciplina fiscale più forte. Nell’area dell’euro un paese non può perseguire le sue politiche economiche in modo del tutto indipendente, ignorando le loro implicazioni per altri Stati membri. Questa è stata una delle principali conclusioni di questo vertice. La sovranità è qualcosa che deve essere condiviso.

FT: Il vertice di giugno è stato il presupposto per le OMTs?

MD: No, la decisione sulle OMTs è intesa a perseguire, all’interno del nostro mandato, il nostro obiettivo di assicurare la stabilità dei prezzi. Eliminare i rischi di coda basati su timori infondati sull’euro è stato essenziale per combattere la frammentazione dei mercati dell’area euro. E che è stato importante perché con la frammentazione – l’ho sottolineato molte volte – non siamo in grado di assicurare la stabilità dei prezzi per l’area euro nel suo complesso.

FT: Quando è diventato chiaro che dovevate fare questo passo come banca centrale?

MD: Segni chiaramente visibili di frammentazione erano presenti fin dalla seconda metà dello scorso anno, e avevano portato gradualmente ad un credit crunch nell’area euro verso la fine dell’anno. Poi la BCE ha condotto le due operazioni LTRO, che hanno rimosso un altro tipo di rischio, vale a dire la possibilità di una crisi bancaria causata dalla mancanza di liquidità. Hanno avuto un effetto molto potente nel calmare i mercati finanziari per qualche tempo. Ma poi, verso la fine di aprile di quest’anno, abbiamo visto tutti i tipi di spread allargarsi di nuovo, e accumularsi le posizioni short contro l’euro. Questi segni hanno reso evidente che la frammentazione aveva raggiunto un punto oltre il quale non saremmo più stati in grado di assicurare la stabilità dei prezzi.

FT: Esplorerò questo approccio fondamentale, che ha adottato per le OMT, uno, che sarebbero state condizionate; due, che stava agendo nei limiti del mandato della BCE. Ma prima di farlo, voglio mandare indietro la bobina a quando ha iniziato e chiederle della strategia, perché mi sembra che lei ha avuto una strategia. Può non essere stato convinto di salvare l’euro, o, almeno, rilanciare l’euro, ma ha avuto una strategia. E’ giusto, o ha invece improvvisato?

MD: C’è stata certamente una profonda riflessione nei mesi precedenti, sia nella BCE che in seno al Consiglio direttivo, su come far fronte a questa frammentazione. L’obiettivo era ed è tuttora di ripristinare un’area monetaria finanziariamente integrata. Le OMTs sono state il risultato di questa riflessione. Il cui primo elemento è stato il riconoscimento del fatto che  eravamo in ciò che gli economisti chiamano “equilibrio cattivo”, vale a dire una situazione in cui ci sono aspettative che si auto-rinforzano e che, abbandonate a loro stesse, producono esiti dirompenti. E’ un circolo vizioso che dovevamo rompere, ma non dobbiamo mai dimenticare come ci siamo trovati in questo “equilibrio cattivo”, ed è avvenuto perché nel corso degli ultimi 10 anni diversi governi della zona euro hanno perseguito politiche economiche che erano o chiaramente sbagliate, o semplicemente mancanti in un mondo che stava cambiando velocemente.

FT: Ma il punto cruciale è che si è trattato di un diverso genere di intervento e di approccio rispetto a quello della BCE degli anni precedenti: condizionato e illimitato, mentre in precedenza era stato limitato e incondizionato.

MD: Questa è la differenza tra le OMT e l’SMP (Securities Market Programme).

FT: Vi siete detti: si capisce, storicamente e politicamente, perché è stato limitato e incondizionato, ma non sta funzionando. Dobbiamo andare oltre. Pensava, o pensa che era all’interno della BCE, tutti hanno capito?

MD: C’era una sensazione tra di noi chel’SMP aveva perso forza in termini di efficacia.

FT: Tutti i migliori finanzieri dicevano cheoccorreva la potenza illimitata della BCE. Certo, ma la condizionalità è stata fondamentale per ottenere il supporto dentro al Consiglio direttivo, e ancora più importante, il supporto di Berlino.

MD: La decisione è stata presa in totale e piena autonomia. Certo, la condizionalità, in un set-up come il nostro, è essenziale per due ragioni. Primo: è una forma di rafforzamento del credito delle obbligazioni emesse dal paese sottoposto alle OMT, perché più si conforma alle condizioni, più meritevoli di credito saranno le sue obbligazioni. Secondo: con qualsiasi tipo di intervento, va evitato il moral hazard e va garantita la disciplina fiscale. Ecco perché condizionalità è cruciale, ma è solo una condizione necessaria, perché in ogni caso il Consiglio direttivo valuta indipendentemente lo stato di frammentazione monetaria. Non dimentichiamo che il nostro obiettivo è lottare contro la frammentazione finanziaria e garantire la stabilità dei prezzi.

FT: Mi permetta di tornare all’elemento politico. Rispetto quello che lei dice in merito alla fondamentale indipendenza della BCE, ma, allo stesso tempo, non siete monaci nelle celle. Non deliberate dall’interno di monastero tanto per  inventare qualcosa.

MD: Oggi la maggior parte delle banche centrali sono indipendenti, guidate da funzionari non eletti, e molto potenti. Questo set-up è accettabile solo se l’indipendenza è limitata dal mandato. Questo è il quadro che i legislatori ci hanno dato – indipendenza limitata dal nostro mandato. È per questo che mettiamo così tanto l’accento sul rispetto del mandato, perché questa è la vera garanzia della nostra indipendenza, che in particolare nel contesto istituzionale della zona euro è cruciale per la nostra credibilità. E la credibilità è essenziale per garantire la stabilità dei prezzi.

FT: Sicuramente è anche importante per voi, però, che politicamente siate visti operare all’interno del vostro mandato.

DM: Certo ed è per questo la BCE dovrebbe essere trasparente e accountable.

FT: Tornando alla questione della condizionalità, ci sono importanti critici, in particolare in Germania, che dicono che rimuove l’incentivo dei governi ad agire. Come risponde a questo?

MD: Tutto il contrario. La condizionalità rende certo che i governi faranno le riforme necessarie e manterranno la disciplina fiscale.

FT: Mi permetta di riformulare la domanda. Come può ripristinare una fiducia duratura se c’è un alto livello di condizionalità? Parlo di una specie di risoluzione della crisi, e se la condizionalità è troppo stretta, troppo severa, i governi non agiscono e, di conseguenza, non accade nulla.

MD: La valutazione della condizionalità è principalmente nelle mani della Commissione europea, dell’ESM, e del FMI. Ma non dimenticate che la valutazione finale se agire o no è interamente nelle mani del Consiglio direttivo della BCE.

FT: Annunciato il programma c’è stata subito una reazione favorevole dei mercati, notevole. Molta gente ha supposto allora che i governi ne avrebbero fatto richiesta, ma non l’hanno fatto. Quali conclusioni ha visto?

MD: Lo scopo della OMT è eliminare i rischi di coda. Tocca ai governi decidere sul programma. Non abbiamo mai preso una posizione proattiva nel senso di incoraggiare i governi o scoraggiare i governi a farne richiesta. Non dimentichiamo che l’ESM è denaro dei contribuenti, e la decisione in merito dovrebbe essere presa dai governi e dai parlamenti nazionali. E lo stesso vale per le riforme dei potenziali ricorrenti e per il consolidamento di bilancio. Il ruolo della BCE, in questa fase, dovrebbe essere sul back stage, non nella prima linea. Tocca ai governi di decidere.

FT: Ancora una volta, facciamo un passo indietro di un minuto. E’ stato un anno tumultuoso, straordinario. Lei è stato un protagonista in questo dramma. Ce ne sono altri, ovviamente. Cancelliere Merkel, Mario Monti. Quali momenti sono più in evidenza nella sua mente? Ripensandoci nella nebbia degli eventi, quando si è detto: i rischi sono troppo alti e dobbiamo agire.

MD: Il discorso a Londra il 26 luglio è stato un tale momento. Se si guarda alla trascrizione, non dice nulla che sia fuori del nostro mandato. Ma in realtà si tratta di un discorso molto forte che fa una dichiarazione ferma sulla conservazione dell’euro.

FT: E ‘stata una dichiarazione molto, molto ferma. Come le è venuta quella formulazione? “Tutto il necessario… E, credetemi, sarà abbastanza,” – con una pausa drammatica prima.

MD: Anche in questo caso, c’era la sensazione che dovevamo superare i limiti dell’SMP, e che dovevamo assicurarci che il segnale al mercato fosse proporzionato alla gravità della situazione. Che in realtà è ciò che sta dietro questa affermazione.

FT: Hai provato la pausa?

MD: No, io non sono così teatrale. Ma la situazione in quel momento mostrava con chiarezza che crescevano i rischi di coda. Quindi il mio intervento è diventato importante per la situazione molto critica che stava evolvendo.

FT: Intendeva ottenere una reazione del mercato. Era quella la sua intenzione?

DM: Quello che ho pensato è che i mercati dovrebbero sapere quale era il nostro atteggiamento. Questo era l’obiettivo di questo discorso. E’ stato concepito per essere assolutamente chiaro sulla nostra determinazione. Ho anche puntualizzato che non era solo la nostra determinazione, ma era anche la determinazione dei nostri leader di attuare le conclusioni del vertice di giugno. Ho detto che i mercati avevano sottovalutato la determinazione dei leader e la quantità di capitale politico che hanno investito nell’euro. Questo è quello che ho detto per prima cosa, e poi ho aggiunto che è nostra intenzione essere fermi e fare tutto il necessario, ma all’interno del nostro mandato.

FT: E, tanto per essere chiari, aveva fatto conoscere quel discorso a qualcuno fuori (della BCE), nelle capitali?

MD: No, assolutamente no.

FT: Quindi quello è stato un momento fondamentale. Qual è stato il momento in cui, nel 2012, ha sentito un senso di sollievo? Senza eccessiva sicurezza, ma che forse lo stato d’animo si era spostato.

MD: C’è stato un momento del genere?

FT: Speravo che lo dicesse.

MD: Questo è quello che sento.

FT: Voglio solo tornare alla questione dell’opinione pubblica, che è molto importante. Quando ha deciso e perché ha deciso di andare al Bundestag?

MD: In un’intervista con la Süddeutsche Zeitung giornalisti hanno chiesto se avrei parlato al Bundestag se fossi stato invitato, per spiegare meglio in Germania ciò che facciamo e quali sono le nostre intenzioni. Ho risposto che se fossi stato invitato, sarei stato pronto ad andare. Pochi giorni dopo l’intervista ho ricevuto l’invito del presidente Lammert. C’era un genuino interesse da parte del Bundestag a conoscere in modo più approfondito la nostra decisione, in quel momento controversa in Germania, ma applaudita nel resto del mondo.

FT: C’è un serio problema con l’opinione pubblica tedesca. Pensa che è diventata più euroscettica quest’anno, con tutte le difficili condizioni economiche?

MD: Le difficili condizioni economiche sono ovunque nella zona euro e questo potrebbe aver causato una diversa percezione dell’euro. Sono momenti molto gravi. Quando mi chiedono se posso convincere l’opinione pubblica tedesca, dico che non lo so. Ma so che abbiamo il dovere di spiegare, e stiamo lavorando davvero molto, molto duramente su questo fronte. Speriamo che i risultati seguiranno. E questo vale per l’opinione pubblica di tutta l’area dell’euro.

FT: Lo si può vedere in Gran Bretagna, che si sta muovendo verso la messa in discussione dell’adesione all’Unione europea. Possiamo forse tornare ora alla questione di ciò che viene dopo – la crescita economica e il processo di consolidamento? Così, se è vero che i disavanzi delle bilance commerciali sono in calo e che i governi stanno facendo, in molti modi, cose coraggiose, stanno facendo passare le riforme, c’è ancora la questione della crescita economica. Qual è la sua prognosi per i prossimi 12 mesi?

MD: La scorsa settimana abbiamo pubblicato le nostre nuove proiezioni interne, che mostrano l’inizio di una lenta ripresa nella seconda parte del prossimo anno. Abbiamo una grave situazione di fronte a noi. Allo stesso tempo, ci sono alcuni segnali incoraggianti. Gli spread sono più sottili di quattro mesi fa. Le condizioni di liquidità sono migliorate, le banche e le imprese si stanno finanziando. L’emissione di obbligazioni è ripartita. E per il settore pubblico, i paesi in difficoltà hanno sostanzialmente completato tutti i loro piani di finanziamento del debito pubblico. Inoltre, pensiamo che la nostra politica monetaria molto accomodante si farà strada dentro l’economia reale nei prossimi mesi. È per questo che diciamo che si può vedere una ripresa nella seconda parte dell’anno. Inoltre, ad un certo punto, si vedranno i vantaggi del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali. Finora abbiamo visto solo l’effetto di contrazione del consolidamento fiscale. Non abbiamo ancora visto gli effetti positivi delle riforme strutturali perché, ovviamente, hanno effetto con con un certo ritardo. E in terzo luogo, vedremo una crescita mondiale più vivace, che contribuirà a sostenere le esportazioni dell’area euro.

FT: E’ rialzista sull’America se superano il fiscal cliff?

MD: sono certo che troveranno un accordo.

FT: E anche oltre quello, con la rivoluzione del shale gas, il ri-shoring, il mercato immobiliare recuperato. Hanno sistemato le loro banche.

MD: Penso che sono pronti per un esito positivo. E’ interessante però che fino a due mesi fa, quando si chiedeva della principale fonte di incertezza e di rischio in tutto il mondo, la risposta era la crisi dell’euro. Ora invece è il fiscal cliff.

FT: Tornando alla previsione di cui parlava, questa è in realtà una revisione abbastanza drammatica verso il basso. E questo stato d’animo migliore nei mercati finanziari è piuttosto fragile, come dimostrano le dimissioni di Mario Monti. Sembra che lei stia dipingendo l’immagine del bicchiere mezzo pieno quando questo potrebbe essere un po ‘ottimista.

MD: In effetti si tratta di una significativa revisione al ribasso. Allo stesso tempo, le prospettive di medio termine per la stabilità dei prezzi non sono cambiate in modo drammatico. E si vedono questi segni positivi nei soft data che escono.

FT: Ci sono molti critici del risanamento di bilancio, come sa. So che ha parlato di questo prima. Ma è problematico che sia la BCE a spingere in quelal direzione in modo così duro, in particolare in paesi come la Spagna e la Grecia dove questo sta causando vera miseria umana, dato che, come detto prima, voi non siete eletti e dovete attenervi strettamente al vostro mandato. Se non c’è alcun rischio nel medio termine per la stabilità dei prezzi, forse è il caso di dire che c’è troppa austerità in questo momento?

MD: Siamo pienamente consapevoli del fatto che la situazione economica in diversi paesi, non solo in Spagna e in Grecia, è molto grave, e non stiamo sottovalutando la difficoltà della situazione, affatto. Non dimentichiamo che la ragione per cui consolidamento fiscale è diventato centrale nel giudizio della BCE è perché non si possono mantenere sistemi basati sul debito e deficit che la crisi finanziaria ha dimostrato essere insostenibili. E ci sono stati progressi. Mollare adesso, come alcuni suggeriscono, equivarrebbe a sprecare i grandi sacrifici fatti dai cittadini europei.

FT: Sì, ma cosa pensa della critica di Martin Wolf che il consolidamentodovrebbe essere un processo a doppia direzione e che, mentre l’austerità dovrebbe essere perseguita con rigore nei paesi periferici, i paesi creditori dovrebbero a loro volta modificare le loro politiche. Devono fare anche loro la loro parte, cioè una politica un po’ più espansiva per contrastare …

MD: Prima di tutto si deve sottolineare che l’inflazione non è uno strumento di politica monetaria. Non si gioca con l’inflazione. Soprattutto in un territorio composto da vari Stati sovrani. Il secondo punto è che – nel nostro assetto istituzionale – se devi scegliere un obiettivo politico, questo dovrebbe essere di aumentare la competitività. I paesi che hanno avuto successo nel consolidamento e nella riforma hanno mitigato gli effetti recessivi a breve termine delle politiche fiscali. I paesi che possono effettivamente gestire questa combinazione hanno la possibilità di ridurre le difficoltà che derivano dal consolidamento fiscale.

FT: Sta pensando all’Italia?

MD: No, sto pensando all’Irlanda.

FT: Un altro paio di domande. Una  sull’Unione bancaria perché, oltre a tutte le questioni che abbiamo appena discusso, queste enormi sfide per la zona euro e per la BCE, ora state per assumere la responsabilità ulteriore della vigilanza come minimo sulle grandi banche della zona euro. E’ l’istituzione pronta per questo? Siete pronti per questo?

MD: Saremo pronti. Dopo che il Regolamento del Consiglio entrerà in vigore, ci vorrà circa un anno per impostare l’organizzazione del SSM. Ci sono state molte discussioni su quanto velocemente ci dobbiamo muovere e con che ampiezza. Si deve ricordare che noi siamo un attore passivo. Siamo nelle mani dei nostri legislatori. E’ chiaro che ci vogliamo muovere in modo tempestivo, ma è più importante muoversi bene. E abbiamo intenzione di prendere il tempo che serve per questo.

FT: Uno dei requisiti per farlo bene potrebbe essere una sorta di schema di risoluzione bancaria di scala europea, in atto prima di assumere i compiti di supervisione? Altrimenti vi trovereste in una situazione in cui avete nominalmente l’incarico della supervisione di tutte queste banche, ma se una di loro devesse essere liquidata, per qualsiasi motivo, sareste completamente in balia del supervisore locale e delle convenzioni locali. In realtà non avreste il potere di fare niente.

MD: Una European Resolution Authority è un complemento importante per l’SSM, e sarà probabilmente in vigore al momento in cui l’SSM assumerà le sue responsabilità. Ma anche in sua assenza, la valutazione del single supervisor sulla eventuale non redditività di una banca sarebbe una dichiarazione così forte che probabilmente innescherebbe la risposta politica del governo nazionale.

FT: Una domanda personale, c’è tutta questa pressione incredibile su di lei. Considerando poche persone al mondo, lei è sicuramente tra i primi cinque con più pressione da tutte le parti per tenere tutto insieme. Come fa fronte a questo? E, seconda domanda, c’è qualcosa che l’ha sorpresa, dopo essere stato in questo posto per un anno?

MD: Il modo di far fronte a queste pressioni è non dimenticare mai che fanno parte della serie di responsabilità che questo lavoro comporta, la responsabilità di garantire la stabilità dei prezzi; di prendere decisioni che riguardano il benessere di milioni di persone.
Io davvero non riesco a rispondere alla sua seconda domanda, perché per dire che qualcosa ti ha sorpreso, devi essere in grado di guardare indietro e dire, oh, quella cosa mi ha sorpreso. E questo non è il modo in cui io funziono. Io guardo avanti, sono naturalmente portato a concentrarmi sul futuro. Almeno credo. Ma lo dovrebbe chiedere anche ai miei colleghi.

FT: Qualcosa da aggiungere?

MD: Mi piacerebbe darvi questa citazione del professor Zygmunt Bauman, un sociologo polacco che è diventato noto soprattutto per le sue analisi della postmodernità e del consumismo. Ha a che fare con il fatto che non si perde la sovranità condividendola, ma che in realtà la si recupera. I paesi con alto debito e deficit dovrebbero capire che hanno perso sovranità sulle loro politiche economiche in un mondo globalizzato molto tempo fa. Lavorare insieme in una unione orientata alla stabilità in realtà significa riconquistare la sovranità a un livello superiore.

FT: L’hanno persa rispetto ai mercati?

MD: Sì. E la condivisione di regole comuni per loro significa in realtà riconquistare sovranità in modo condiviso, piuttosto che pretendere di avere una sovranità che hanno perso molto tempo fa. Questo è il punto.


Fonte: Financial Times, BCE

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