Trasformare la BCE

Special Report – Come Mario Draghi sta trasformando la Banca centrale europea
Andreas Framke, Eva Kuehnen e Sakari SuoninenReuters
FRANCOFORTE | Mer 9 Gen 2013

(Reuters) – Il banchiere responsabile del salvataggio dell’euro vuole che il top staff si prenda la domenica libera, evita i lunghi meetings e le lezioni ai colleghi, dicono gli alti funzionari della BCE.

Dicono gli insider che quando Draghi ha assunto l’incarico, più di un anno fa, la banca aveva un regime di lavoro maniacale e micro-gestito. L’italiano, anche se pronto a intervenire sui mercati e a tentare politiche impensabili fino a pochi anni fa, ha portato alla banca una cultura più libera di non-intervento.

Il presidente sa cosa vuole, dicono alla BCE, ma ascolta anche ad altri membri del consiglio, usa i loro talenti, e poi agisce, usando il suo fascino personale per ottenere ciò che vuole. Lui stesso dice che ama dare responsabilità ai colleghi. “Ho fiducia nelle persone che lavorano con me. Delego”, ha detto a Reuters in un’intervista. “Ho detto loro che devono prendere le proprie decisioni. Delego ma voglio essere informato.”

Questo cambiamento culturale, insieme a una nuova squadra di vertica, sta trasformando il modo in cui la BCE opera. Le conversazioni con alti funzionari della BCE, passati e presenti, danno il quadro di come Draghi sta cambiando la banca – non solo le sue politiche, ma anche lo stile di gestione e l’interazione con i governi – rendendola una banca centrale più attiva, con la missione di mettere al sicuro l’euro e di promuovere un’unione monetaria più stretta.

Il precedente presidente della BCE, il francese Jean-Claude Trichet, ha spesso cercato di essere più tedesco dei tedeschi e si è focalizzato in modo inflessibile sulla lotta all’inflazione, in stile Bundesbank – la banca centrale tedesca sul cui modello la BCE è stata costruita. “Era” disse un ex collega “parte della generazione che doveva rendere più tedesca la Francia.”

Draghi, al contrario, è visto con sospetto da molti tedeschi. Temono che getti in mare le politiche di stabilità in favore di un approccio più rapido e indisciplinato. Allo stesso tempo, il suo stile più rilassato è insolito alla BCE. Manager abituati a passare le informazioni al board ora sono invitati a prendere decisioni loro stessi. Il rischio, dicono i critici, è che i terminali liberi restino slegati, che l’attuazione delle politiche sia casuale e che – quando l’eurozona inciampa in una crisi – la BCE perda parte del suo vantaggio, o anche il suo potere.

BANK OF BROTHERS

Draghi ha ereditato una BCE lacerata dalle dimissioni di alcuni membri e una sala riunioni ripulita. Due mesi prima che Draghi diventasse presidente della BCE, nel novembre 2011, il tedesco Juergen Stark annunciò che avrebbe lasciato il ruolo di chief economist, privando la banca di uno dei suoi membri più esperti. Il terremoto all’Executive Board (di sei membri), ha lasciato Draghi con una squadra quasi tutta nuova, con due nuovi membri del Board senza alcuna precedente esperienza di banca centrale.

La risposta illustra il mix di politiche radicali e di management consensuale che Draghi ha portato alla banca. Era convenzione che un tedesco avesse il portafoglio dell’economia del Board. Ma Draghi, 65 anni, italiano, ha rotto con la tradizione: ha ascoltato i desideri dei suoi cinque colleghi e ha distribuito i portafogli secondo i loro punti di forza. Ha scelto di non dare a Joerg Asmussen, il successore tedesco di Stark, il portafoglio dell’economia e lo ha invece messo a capo delle relazioni internazionali della BCE – un ruolo adatto all’esperienza di Asmussen nel combattere le crisi, costruita quanto era vice ministro delle Finanze nel governo tedesco.

Il belga Peter Praet, uno stagionato banchiere centrale con esperienza al Fondo monetario internazionale e nel settore privato, ha assunto il portafoglio dell’economia; e il francese Benoit Coeuré ha preso l’incarico delle operazioni di mercato – un ruolo per cui era ben qualificato, dato il suo periodo presso l’agenzia del debito francese. Draghi ha incaricato il nuovo membro del consiglio Yves Mersch, e il vice presidente Vitor Constancio, di preparare la BCE per il suo nuovo ruolo di supervisore bancario pan-europeo, che entrerà in vigore nel 2014. “Draghi ha distribuito i portafogli molto bene”, ha detto Erkki Liikanen, capo della banca centrale della Finlandia, che è stato membro del Consiglio direttivo della BCE sia sotto Draghi che Trichet.

Trichet, che ha rifiutato di commentare quando contattato da Reuters per questa storia, ha avuto due tedeschi duri e potenti da affrontare durante la sua presidenza: Stark e il capo della Bundesbank Axel Weber, che si è dimesso nel 2011 in conflitto con il primo programma di acquisto di titoli di stato della BCE (l’SMP). Le loro visioni molto rigide hanno limitato i suoi spazi di manovra. Draghi è a capo di un gruppo più collegiale, che gli permette di avere più consensualità. Ascolta i colleghi, si concentra sulle questioni politiche più importanti e delega i compiti amministrativi ad altri.

lo stile di Trichet era “molto diverso”, ha detto un membro del vecchio circolo ristretto di Trichet che in seguito ha lavorato sotto Draghi. “Con Trichet, era: ‘Voglio sapere tutto’. Invece Draghi dice: ‘Dimmi l’essenziale’ “. Mentre all’epoca di Trichet “non avevi vita” ricorda un funzionario di vertice della BCE, Draghi non invade. Legge molto, fa saltare fuori le idee ai suoi consiglieri, e prende decisioni ponderate. “Nelle comunicazioni, è convincente. Perché quando ha preso la sua decisione, è rilassato”, ha detto Liikanen a Reuters. L’abilità di comunicazione di Draghi si è vista nella sua promessa del 26 luglio 2012 a fare “tutto il possibile” per salvare l’euro – un impegno che ha segnato un punto di svolta nella crisi della zona euro.

Ma agli occhi di molti nella comunità delle banche centrali dell’eurozona, Draghi ha commesso un errore quando ha in seguito individuato Jens Weidmann, capo della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della BCE, come l’unico membro della BCE che si è opposto un nuovo programma di acquisto di bond proposto da Draghi. Stark, che era vicino a Trichet durante la loro permanenza presso la BCE, anche se non sempre a contatto visivo, ha detto: “Trichet ha sempre enfatizzato il fatto di rispettare i diversi punti di vista dei membri del Consiglio direttivo (Governing Council).”

Anche la comunicazione tra il Board e i dipartimenti può essere problematica. Un alto funzionario della BCE, parlando in condizione di anonimato, si è lamentato che il personale esperto non può incontrare i membri del Board nei loro uffici senza ottenere un nulla osta di sicurezza. “(Il membro del Board) deve andare a incontrarli”, ha lamentato. Questo significa che per fare le cose ci vuole tempo e rischia di creare confusione interna.

POLITICA DELLA CONVINZIONE

Questo stile di gestione permette a Draghi di concentrarsi sulla politica monetaria, e plasmare il futuro della zona euro. L’italiano ha una ampiezza di esperienze da far invidia alla maggior parte dei banchieri centrali. Dopo aver conseguito un dottorato in economia presso il Massachusetts Institute of Technology, ha lavorato alla Banca Mondiale a Washington, è stato a capo del Tesoro italiano e ha guidato la Banca centrale italiana e il Financial Stability Board, un organismo di regolazione globale. Ha avuto anche un incarico alla banca d’investimento statunitense Goldman Sachs nel periodo precedente la crisi finanziaria globale – un periodo a volte controverso che ha affinato la sua conoscenza del mercato.

“Credo di avere una convinzione su come gestire la politica monetaria – dico ‘me’, ma in realtà è ‘noi’ – noi del Comitato esecutivo (Executive Board) e del Consiglio direttivo (Governing Council)”, ha detto accennando alla sua squadra.

Quanto alla politica, Draghi dice che il suo primo anno presso la BCE, è stato “molto, molto attivo”. Da quando ha preso il timone della BCE, la banca ha tagliato i tassi di interesse per tre volte, ha scongiurato un credit crunch convogliando oltre 1 trilione di euro in prestiti a basso costo e per 3 anni verso banche, e ha concordato un programma di acquisto di bond che, finora, ha conquistato la fiducia dei mercati finanziari come credibile backstop a sostegno dell’euro.

Politiche che hanno suscitato critiche diffuse per paura dell’inflazione in Germania, dove sono considerate pericolose. Eppure, Draghi ha trovato un alleato nel tedesco Christian Thimann, il suo principale adviser o “consigliere”. Draghi parla con Thimann ogni giorno, lo ha promosso, e lo usa per affinare le opinioni e progetti.

I due condividono uffici adiacenti al 35° piano dell’Eurotower, e fin dall’inizio si sono riuniti regolarmente per sostanziare a un piano che fornisse agli investitori una visione più chiara del futuro economico dell’Europa. Hanno buttato giù insieme le idee prima che Draghi cristallizzasse il suo progetto: un “fiscal compact”. In un discorso al Parlamento europeo il 1° dicembre 2011, dopo appena un mese in carica, Draghi ha sollecitato i governi ad accettare questo Compact su una più rigorosa disciplina di bilancio e a fare un radicale “restatement” delle regole di bilancio della zona euro. Lui e gli altri tre presidenti europei hanno portato avanti questo messaggio nel giugno dello scorso anno, quando hanno sollecitato una eurozona più integrata con un quadro comune delle politiche economiche e una più stretta unione politica.

Poi, nel mese di settembre, Draghi ha definito i dettagli del suo piano di acquisto di bond, noto come Outright Monetary Transactions (OMT), per ridurre i costi di finanziamento dei governi al centro della crisi.

Weidmann, il capo della Bundesbank, è stato l’unico membro del Consiglio direttivo (Governing Council) della BCE – l’organismo decisionale composto dai sei membri dell’Executive Board e dai 17 Governatori centrali nazionali dell’eurozona – a opporsi alle OMTs. Egli considera gli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE come “equivalenti a finanziare i governi stampando banconote”, una frase che evoca l’iperinflazione degli anni ’20 in Germania, che ha portato alla vittoria i nazisti.

Le sue preoccupazioni sono condivise da molti tedeschi, che temono che Draghi stia allontanando la BCE dal modello-Bundesbank di banca centrale indipendente che si occupa solo della lotta all’inflazione. “In generale, le OMT hanno confermato in Germania quello che la gente si aspettava o temeva da lui – vale a dire avrebbe spostato la BCE dalla tradizione tedesca verso una unione monetaria di tipo latino, con un atteggiamento più morbido”, ha detto Clemens Fuest, direttore di ricerca alla Said Business School dell’Università di Oxford e consulente del ministero delle Finanze tedesco.

Draghi, che ha un sense of humour disarmante, riconosce che la zona euro è un costrutto unico, pieno di idiosincrasie. Ha posto grande enfasi nel coltivare un buon rapporto con i protagonisti dell’area, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ma ha fatto poco per placare le preoccupazioni della Bundesbank sulla direzione politica della BCE.

In un piovoso giorno di settembre Bernd Krauskopf, consigliere generale della Bundesbank, partecipava tranquillamente a una conferenza tenuta da Asmussen, membro del Board della BCE, alla Goethe University di Francoforte, dal titolo “Guardiani di stabilità e gestori di crisi: banche centrali in tempi di crisi e oltre”. Senza presentarsi, Krauskopf ha teso un’imboscata ad Asmussen con una domanda sul programma OMTs. Ha chiesto se la BCE fosse pronta ad acquistare titoli di stato, anche se il governo in questione non rispettasse le condizioni della BCE per il suo intervento. In una breve risposta Asmussen ha detto che se le condizioni non fossero soddisfatte, non ci potrebbero essere acquisti.

Questo preoccupa i tedeschi, come ad esempio l’ex BCE Stark, che temono che la BCE con le OMTs rischi di vincolare se stessa. “La BCE si sta rendendo prigioniera della politica”, ha detto Stark. “Se c’è un problema di politica monetaria, devo intervenire direttamente e non posso far dipendere la mia azione dal comportamento di un terzo.”

NELLA FOSSA DEI LEONI

La risposta di Draghi alle critiche della Bundesbank e dei media in Germania, è stata una offensiva della comunicazione. “Fa parte della indipendenza della banca il dovere di spiegare. Poichè sei indipendente, devi essere due volte più trasparente di chiunque altro”, ha detto nel suo ufficio. Su uno scaffale c’è un casco prussiano a spillo nero e oro del 1871, un dono del giornale tedesco Bild a simboleggiare la sua iniziale fiducia che il boss della BCE avrebbe aderito alla disciplica in stile tedesco.

In risposta alle preoccupazioni che il Board della BCE non sta facendo passare il suo messaggio in tutta l’eurozona, dove i governi nazionali e le banche centrali nazionali cercano di influenzare i giornalisti locali, Draghi ha nominato un nuovo responsabile della comunicazione. Ha reclutato la franco-tedesca Christine Graeff dal settore privato, e spera di capitalizzare sulla sua competenza in quattro lingue per aiutare la BCE a passare attraverso le pieghe nazionali e a comunicare in tutta la zona euro.

Draghi si sta anche rendendo disponibile a spiegare la politica della BCE. Fa meno discorsi di Trichet, ma, cosa cruciale, ha affrontato i suoi più grandi critici. Poco più di un mese dopo aver annunciato il piano delle OMTs, Draghi ha fatto il passo del tutto singolare di accettare un invito al Bundestag, la Camera bassa del parlamento tedesco, per rispondere alle sue preoccupazioni, a fine ottobre.

Era stato fatto solo una volta in precedenza, da Trichet nel 2010, e i parlamentari tedeschi erano molto più ben disposti verso il francese. Draghi si è preparato bene per quello che avrebbe potuto essere un incontro che lascia lividi, con gli adviser che lo hanno consigliato di spiegare chiaramente ai parlamentari perché il piano OMTs non presenta rischi per i contribuenti tedeschi. Evita discorsi vacui sul destino comune dell’eurozona, gli hanno detto.

Draghi ha mirato alle preoccupazioni dei parlamentari punto per punto e ha assicurato loro che gli interventi previsti dal programma “hanno lo scopo di inviare un chiaro segnale agli investitori che i loro timori sull’area euro sono privi di fondamento.” Alla BCE hanno sentito che l’audizione ha allentato le preoccupazioni tedesche sulle politiche della banca. Ne chiedono di più. “E’ andato giù molto bene”, ha detto Liikanen. “Dovrebbe visitare altri parlamenti, anche.”

Ma Draghi non è riuscito a conquistare i suoi critici più accaniti. Frank Schaeffler, un ribelle euroscettico nella coalizione della Merkel, ha definito Draghi “una colomba in abbigliamento da falco”, dopo la visita, e ha insistito che “l’inflazione sarà la conseguenza amara” del suo piano.

SBILANCIARSI SUL RISCHIO

Sta Draghi andarndo troppo oltre col rischio, mettendo pressioni eccessive su un’istituzione che fatica a tenere il passo del suo approccio attivista? Nella “dichiarazione di intenti”, di cui è co-autore con i Presidenti della Commissione europea, del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo, Draghi ha previsto che la BCE assuma ulteriori responsabilità con la supervisione sulle banche europee. Nell’ambito di un importante accordo il mese scorso, alla BCE saranno attribuiti nuovi poteri a partire dal 2014 che le danno il controllo automatico delle circa 150 più grandi banche della zona euro, e l’autorità di intervenire sulle 6000 e oltre banche più piccole, se ci sono segni di problemi.

Alcuni membri della BCE – Weidmann e anche altri – sono preoccupati per questo nuovo ruolo. Essi ritengono che Bruxelles e i governi europei stanno rifilando il lavoro a loro semplicemente perché la BCE ha credibilità, un patrimonio conquistato a fatica, che temono vada perso attraverso i conflitti di interesse.

“Poiché le altre istituzioni sono deboli, caricano il peso su di noi, e poi ci blandiscono dicendo: ‘Siete una grande istituzione’,” si lamenta uno alla BCE, parlando a condizione di anonimato. La BCE non vuole che questo nuovo lavoro entri in conflitto con la sua politica monetaria. Un rischio è che la BCE consenta che le informazioni ricavate dalla sua attività di vigilanza influenzino la sua politica sui tassi, che dovrebbe invece essere incentrata sulla stabilità dei prezzi. “Deve essere all’interno della famiglia, ma indipendente, in modo da non confondere le due attività”, dice Liikanen. “E’ davvero importante che non si mescolino queste due funzioni.”

(Segnalazione supplementare e scrittura di Paul Carrel; Segnalazione supplementare da Annika Breidthardt e John O’Donnell, editing di Richard Woods e Simon Robinson)

Fonte: Reuters, Pdf

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