Conferenza stampa 10 gennaio 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 3 Gennaio 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Lasciatemi augurare a tutti un Felice Anno Nuovo. Passiamo ora riferire sui risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere i tassi di riferimento (key ECB interest rates) invariati. L’inflazione HICP è diminuita negli ultimi mesi, come previsto, e si prevede che scenda sotto il 2% quest’anno. Nell’orizzonte temporale rilevante, le pressioni inflazionistiche dovrebbero rimanere contenute. Il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro restano saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. La debolezza economica nell’area euro dovrebbe estendersi nel 2013. In particolare, i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori finanziario e non finanziario e una persistente incertezza continueranno a pesare sull’attività economica. Più avanti nel corso del 2013 l’attività economica dovrebbe riprendersi gradualmente. In particolare, la nostra politica monetaria accomodante, insieme alla fiducia significativamente migliorata dei mercati finanziari e alla ridotta frammentazione, dovrebbero farsi strada nell’economia, e la domanda globale dovrebbe rafforzarsi. Al fine di sostenere la fiducia, è essenziale che i governi riducano ulteriormente gli squilibri di bilancio e quelli strutturali e procedano con la ristrutturazione del settore finanziario.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, a partire dall’analisi economica. A seguito di una contrazione dello 0,2%, rispetto al trimestre precedente, nel secondo trimestre del 2012, il PIL reale dell’area euro è diminuito dello 0,1% nel terzo trimestre. Le statistiche disponibili e gli indicatori dei sondaggi continuano a segnalare ulteriore debolezza dell’attività economica, che si prevede si estenderà anche in questo anno, riflettendo l’impatto negativo sulla spesa interna del sentiment di consumatori e investitori e la debolezza della domanda esterna. Tuttavia, più recentemente diversi indicatori congiunturali si sono sostanzialmente stabilizzati, anche se a livelli bassi, e la fiducia dei mercati finanziari è migliorata in modo significativo. Più avanti nel corso del 2013 una graduale ripresa dovrebbe iniziare, quando la nostra politica monetaria accomodante, il significativo miglioramento della fiducia dei mercati finanziari e la frammentazione ridotta, cominceranno a farsi strada anche nella spesa privata interna, e un rafforzamento della domanda esterna dovrebbe sostenere la crescita delle esportazioni.

I rischi per le prospettive economiche per l’area euro restano orientati verso il basso. Riguardano principalmente il rallentamento nell’attuazione delle riforme strutturali nell’area euro, le questioni geopolitiche e gli squilibri nei principali paesi industrializzati. Questi fattori potrebbero smorzare il sentiment più a lungo rispetto a quanto previsto attualmente e ritardare ulteriormente la ripresa di investimenti privati, occupazione e consumi.

Secondo il flash estimate di Eurostat, il tasso di inflazione HICP nell’area euro è stato pari al 2,2% nel dicembre 2012, invariato rispetto a novembre e in calo rispetto al 2,5% nel mese di ottobre e al 2,6% nel mese di agosto e settembre. Sulla base degli attuali prezzi dei future per il petrolio, si prevede che i tassi di inflazione abbiano un ulteriore calo al di sotto del 2% quest’anno. Nell’orizzonte temporale rilevante, in un contesto di attività economica debole nell’area euro e con aspettative di inflazione a lungo termine ben ancorate, le pressioni di fondo sui prezzi dovrebbero rimanere contenute.

I rischi per le prospettive sui prezzi appaiono sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole e rischi al rialzo derivanti da aumento dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, o dei prezzi del petrolio.

Passando all’analisi monetaria, il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Il tasso di crescita annuale di M3 è rimasto sostanzialmente invariato al 3,8% nel mese di novembre 2012, dopo il 3,9% nel mese di ottobre. La crescita di M3 continua ad essere guidata da una preferenza per la liquidità, dal momento che M1 è ulteriormente cresciuta al 6,7% nel mese di novembre, dal 6,5% nel mese di ottobre, riflettendo la raccolta in depositi a vista fatta da famiglie e società non finanziarie. In seguito alle nostre misure di politica monetaria non-standard e alle azioni intraprese da parte di altri responsabili politici, si è osservato un rafforzamento su vasta scala nella base dei depositi delle MFIs in un certo numero di paesi sotto stress. Questo ha permesso a diverse MFIs di ridurre ulteriormente la loro dipendenza dai finanziamenti dell’Eurosistema e ha contribuito a ridurre la segmentazione dei mercati finanziari. La crescita di M3 è stata sostenuta anche da un afflusso di capitali verso l’area dell’euro, che si riflette nel forte aumento della posizione netta sull’estero delle MFIs.

Ci sono stati pochi cambiamenti nella crescita del credito, che è rimasto debole nel mese di novembre. Il tasso di declino dei prestiti al settore privato (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto a -0,5% nel mese di novembre. Tale andamento rispecchia ulteriori rimborsi netti dei prestiti alle società non finanziarie. I rimborsi netti, tuttavia, sono stati meno marcati rispetto ai mesi precedenti, pari a € 4 miliardi di euro nel mese di novembre, dopo i € 7 miliardi di ottobre e i € 21 miliardi nel mese di settembre. Il tasso di declino dei prestiti alle società non finanziarie è stato -1,4% nel mese di novembre, dopo il -1,5% nel mese di ottobre. Anche la crescita annua dei prestiti delle MFI alle famiglie è rimasta sostanzialmente invariata allo 0,7% nel mese di novembre. In larga misura, la dinamica sottotono dei prestiti rispecchia l’attuale fase del ciclo economico, l’accentuato rischio di credito e l’aggiustamento in corso nei bilanci delle famiglie e delle imprese.

Al fine di garantire una trasmissione della politica monetaria adeguata alle condizioni di finanziamento dei paesi dell’area euro, è essenziale continuare a rafforzare la resilienza delle banche ove necessario. La solidità dei bilanci bancari sarà un fattore chiave nel facilitare un appropriato approvvigionamento di credito per l’economia e una normalizzazione di tutti i canali di finanziamento. Passi decisi per la creazione di un quadro finanziario integrato aiuteranno a raggiungere questo obiettivo. Il futuro single supervisory mechanism (SSM) è uno dei principali elementi, un passo fondamentale verso la re-integrazione del sistema bancario.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’andamento dei prezzi dovrebbe restare in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. Un controllo incrociato con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Altre aree di politica economica dovranno dare un ulteriore contributo per garantire la stabilizzazione dei mercati finanziari e il miglioramento delle prospettive di crescita. Ulteriori riforme strutturali dovranno essere rapidamente attuate per rendere l’area dell’euro un’economia più flessibile, dinamica e competitiva. In particolare, le riforme del mercato dei prodotti per aumentare la concorrenza e la competitività sono essenziali, accompagnate da misure volte a migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro. Tali riforme rafforzeranno il potenziale di crescita dell’area euro e l’occupazione e miglioreranno la capacità di aggiustamento dei paesi dell’area. Essi potranno anche dare ulteriore impulso ai progressi compiuti in materia di costi unitari del lavoro e di squilibri delle bilance commerciali. Per quanto riguarda le politiche fiscali, il recente significativo calo dei rendimenti obbligazionari sovrani dovrebbe essere sostenuto da ulteriori progressi nel risanamento dei conti pubblici in linea con gli impegni assunti nell’ambito del Patto di stabilità e crescita.

Siamo ora a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – Mr Draghi, la mia prima domanda riguarda la decisione odierna sui tassi di interesse. E’ stata una decisione unanime e avete discusso la possibilità di tagliare i tassi?
E l’altra mia domanda riguarda l’Irlanda. L’Irlanda ha avuto una asta di titoli che ha ottenuto un buon successo, questa settimana. Questo la qualifica ora per le OMTs o cos’altro deve fare per poter accedere al programma?

Draghi – Grazie. La decisione sui tassi è stata unanime e posso dedicare un po’ di tempo a spiegare perchè. Se si guarda al panorama complessivo –  tenendo una prospettiva di medio termine e considerando cosa è successo negli ultimi sei mesi – si dovrebbe vedere un significativo miglioramento nelle condizioni dei mercati finanziari e una vasta stabilizzazione di alcuni indicatori congiunturali. Mi permetta di passare in rassegna la lista delle cose che vanno ora meglio che in precedenza. I rendimenti dei titoli e i CDSs (credit default swaps) degli stati sono scesi in modo significativo; i mercati azionari sono cresciuti; la volatilità è ai minimi storici; i rimborsi sono molto più bassi di quanto fossero in settembre, un quinto del volume registrato a settembre; assistiamo a forti afflussi di capitali nell’eurozona; i depositi nelle banche della periferia sono cresciuti; gli squilibri del Target2 sono scesi; la dimensione del bilancio della BCE, che è spesso considerata una fonte di rischio, continua a diminuire. Quindi nel complesso abbiamo segnali che la frammentazione si sta gradualmente riparando. Ma tutto questo non ha ancora prodotto effetti sulla economia reale. Quindi l’economia reale continua ad essere debole, come abbiamo discusso nelle nostre proiezioni del mese scorso. Ho dimenticato di dire che abbiamo miglioramenti anche nelle bilancie dei pagamenti e negli indici sulla fiducia. Tuttavia l’economia reale continua ad essere come abbiamo diagnosticato nelle proiezioni un  mese fa. Quindi non ci sono ragioni per modificare le prospettive di medio termine per la stabilità dei prezzi. E questa è la ragione principale per cui la nostra decisione sui tassi è stata unanime.
Sull’Irlanda, se si qualifica o meno per le OMTs, ho detto tante volte quali sono i prerequisiti per accedere alle OMTs, quindi non farò commenti specifici su questo. Sappiamo quali sono.

2 – Come ha detto ci sono segni che la fuga di capitali dai paesi in difficoltà si è fermata. Direbbe che è un punto di svolta nella crisi? E se è così, state incominciando a pensare a un piano di uscita, almeno per ridurre le misure non-standard?

Draghi – No, non stiamo pensando ad un’uscita ora. Vedremo quando l’economia sarà pronta. Stiamo già vedendo che il bilancio della BCE si sta riducendo, che gli squilibri Target2 stanno scendendo, ma continuiamo a vedere segni di frammentazione nell’eurozona. Quindi, per parlare di punto di svolta, si devono vedere molti altri segni oltre a quelli provenienti dai mercati finanziari. C’è bisogno di vedere segni di ripresa dell’economia. Che noi abbiamo previsto, ma più avanti nel corso di quest’anno. C’è bisogno di vedere una maggiore forza nell’economia e la nostra previsione per la stabilità dei prezzi nel medio termine rimane la stessa, quindi non ci sono ragioni di pensare a strategie di uscita.

C’è stata una svolta nella profondità della crisi ma non nella crisi economica…

Già e questo è il momento in cui diventano cruciali le politiche dei governi nazionali. La prosecuzione del processo di riforme strutturali, il miglioramento della competitività. E’ ciò che ho detto  nel paragrafo sugli aggiustamenti strutturali della mia dichiarazione introduttiva: riconquistare competitività, agire sui mercati dei prodotti per ristabilire la concorrenza. Questi sono tutti fattori che garantiscono miglioramenti di lungo termine, non solo un miglioramento dei mercati finanziari.

3 – Ho due domande. Posso insistere ancora sulla discussione all’interno del Consiglio direttivo? Lei ha detto che la decisione è stata unanime, ma il mese scorso c’era un significativo sostegno a favore di un taglio dei tassi e trovo molto difficile credere che non ci sia più stato questo mese. C’era? E ci sono persone come il suo collega Mr Orphanides che in sostanza ha detto che l’attuale mutamento della fiducia è solo una fase di abbassamento nella tensione della crisi portato dalle OMTs ma che essendo la disoccupazione a livelli record la recessione è peggiore di quella del 2009. Quindi ha detto che dovreste tagliare i tassi di interesse.
La mia seconda domanda è che ci sono stati dei problemi nell’Eurosistema, nel senso che le banche nazionali sembrano applicare regole diverse per il collaterale, come gli fa comodo. Credo che questo sia imbarazzante per la BCE. Ha intenzione di fare qualcosa per assicurarsi che siano applicate ovunque le stesse regole per il collaterale?

Draghi – Alla prima domanda ho già risposto. Dalla nostra ultima valutazione non c’è stato nulla che ci abbia fatto cambiare la prospettiva a medio termine sulla stabilità dei prezzi, quindi la nostra decisione sui tassi non è cambiata. E i segni che abbiamo avuto da allora sono segni di stabilizzazione dei mercati finanziari se non di ritorno della fiducia, e di ampia stabilizzazione degli indicatori congiunturali. Il che spiega perchè ora abbiamo l’unanimità. Ma in sostanza non c’erano ragioni di cambiare la decisione presa il mese scorso.
Sulla questione del collaterale, la sua seconda domanda. Lei si sta evidentemente riferendo a reports apparsi recentemente nella stampa. E permettetemi di dire a proposito di questo specifico incidente, che si è verificato nell’estate del 2012 ed è stato corretto alla fine di agosto del 2012. Quindi i report dei media hanno mancato di osservare questo importante punto. Le difficoltà su questo specifico punto sono già state affrontate. Secondo punto: l’incidente non ha avuto alcun impatto sulla politica monetaria, al contrario di quanto è stato affermato da alcuni media. Ma, detto questo, ho detto l’altra volta e ripeto oggi, che noi consideriamo questo incidente in modo molto molto serio. E abbiamo già consultato l’Audit Committee, presieduto dal governatore Liikanen, che ha proposto diverse misure che il Consiglio direttivo ha adottato al nostro ultimo meeting del 6 dicembre 2012. Queste misure comprendono una serie di revisioni che sono state specificate in vari nostri comunicati stampa su questo punto. Ma oltre a questo, sempre seguendo le raccomandazioni del Comitato, abbiamo deciso di creare un data quality compliance network e una unità della BCE che sono responsabili per: monitorare la qualità dei dati, tramire regolari controlli e report; migliorare le procedure delle NCB (le banche centrali nazionali) verificando i controlli interni come pure le attuali procedure di controllo. Quindi stiamo facendo tutto il possibile per prevenire questi incidenti e per risolverli quando accadono. E continueremo a farlo. Non è vero che ogni banca centrale applica le sue regole per il collaterale come le comoda. La volta scorsa c’è stato un problema di interpretazione. Questa volta c’erano oggettive difficoltà che sono state affrontate dalla Banca di Francia, come hanno affermato in un comunicato stampa.

Ci sono state richieste di un taglio dei tassi oggi?

Ho detto che la decisione è stata unanime.

Ha detto che la decisione è stata unanime, ma in termini di discussione? I mercati vogliono sapere qual è l’umore del Consiglio direttivo.

Che la decisione è stata unanime implica che non c’è stata una richiesta di avere un taglio dei tassi. Mi spiace, ma una cosa implica l’altra.

4 – Due domande. La prima: lei ha detto giustamente che ovviamente la vasta offerta di credito non è ancora arrivata all’economica reale. Avete indicazioni di quanto dipende dalla mancanza di domanda di credito e di quanto dipende dalla ostruzione delle linee di credito? Perchè abbiamo sentito persino da capi di società in Germania, che hanno accesso al mercato dei capitali, che la richiesta dei politici è ‘smettetela di coccolare le banche’, abbiamo bisogno che i soldi arrivino dove ci si aspetta che arrivino. C’è qualcosa del tipo condutture dell’offerta di denaro ostruite?
E la seconda: è più contento del fatto che i rendimenti sono scesi ad un livello confortevole o è più deluso dal fatto che ha un fantastico programma OMTs che nessuno sembra volere, ancora?

Draghi – Sul primo punto. Abbiamo già affrontato questo argomento. Le banche non prestano per tre ragioni: una è la mancanza di liquidità, un’altra è la mancanza di capitali e la terza è o avversione al rischio o il rischio del credito. Nel corso dello scorso anno il primo problema – la mancanza di liquidità – è stato affornato. Anche la mancanza di capitali sembra essere significativamente migliorata. Quindi resta l’alta avversione al rischio e il rischio del credito, causato dalla recessione stessa. Quindi la linea di base è che tutta la lista di fattori positivi indicati all’inizio, più la nostra linea di politica monetaria accomodante e il continuo processo di riforme e i miglioramenti nel superare la frammentazione, si faranno strada nell’economia e vedremo migliori condizioni di credito nel corso di quest’anno. Ho già sottolineato che i rimborsi netti in novembre sono stati significativamente migliori che in settembre – solo un quinto che in settembre. Questo è un esempio di miglioramento. Ma il punto di partenza era davvero molto basso. Quindi richiederà del tempo. E al tempo stesso la domanda è quel che è, quindi è ancora una situazione economica molto debole, quella che abbiamo descritto oggi e in dicembre.
Sulla seconda domanda: la domanda era se siamo contenti che i rendimenti sono scesi. Noi siamo contenti non tanto del fatto che i rendimenti siano scesi ma del fatto che è stato rimosso il rischio di coda, e questo ha portato a un miglioramento nelle condizioni dei mercati finanziari, all’inizio di una stabilizzazione e al ritorno della fiducia nei mercati finanziari.

5 – Due domande. La prima è ancora sul problema del credito che non trova la sua via nell’economia. Pensa che ci sia qualcos’altro che la BCE può fare. Avete fatto i due LTROs all’inizio dell’anno scorso. Prevedete di poterne fare un altro?
L’altra domanda riguarda la politica monetaria: sembra esserci un ripensamento ampiamente condiviso tra i suoi colleghi nel mondo sulle strategie di politica monetaria. La Banca d’Inghilterra sta ripensando l’inflation targeting, La Fed ha dato indicazioni di lungo termine sui tassi. Ci può dire se ci sono state discussioni in merito a questo alla BCE, nonostante voi siate ovviamente vincolati dal vostro mandato a mantenere la stabilità dei prezzi? Ci sono state considerazioni sul fatto che potreste fare cose simili in futuro? O comunque ci sono commenti che può fare su questo che i suoi colleghi in giro per il mondo stanno facendo?

Draghi – Sugli LTROs, noi crediamo che le condizioni della liquidità in questo momento sono soddisfacenti. Non credo che questo sia il problema ora, al contrario di quanto avveniva all’inizio dello scorso anno, quando c’era un serio potenziale che si materializzasse un grave rischio sistemico. I due LTROs hanno evitato che l’accumulo di debito si scaricasse in modo disordinato, il che avrebbe avuto conseguente anche peggiori sui flussi di credito e avrebbe prodotto ulteriori danni sull’attività economica.
Sulla seconda domanda. Non voglio commentare in dettaglio, ma la questione di base è che ciascuna Banca centrale ha un suo setup istituzionale, ha i suoi obiettivi statutari e il suo mandato. All’interno di questo setup istituzionale, di questi obiettivi statutari, ogni Banca centrale cerca di indirizzare le aspettative del settore privato. E in quanto il nostro mandato – mantenere la stabilità dei prezzi – lo consente, penso che abbiamo dimostrato come farlo. E in sostanza i mercati lo hanno capito.

6 – Mr Draghi, ho due domande. Una riguarda il suo discorso a Londra l’anno scorso, in cui ha detto che la BCE farà abbastanza o può fare abbastanza. Mr. Mersch ha detto alla fine dello scorso anno che si può salvare l’euro solo se i paesi continuano a fare quello che devono fare. C’è una differenza di vedute nel Board della BCE in merito a: fino a che punto la BCE può spingersi?
E la seconda domanda riguarda il suo rapporto con la Bundesbank. La Bundesbank già nel 1992 aveva messo in guardia sull’EMU dicendo che forse era troppo presto. Nel 1998 Mr. Tietmeyer ha detto che probabilmente stavano entrando nell’EMU troppi paesi che avrebbero potuto causare problemi. Nel 2010 Mr. Weber ha detto che l’SMP non avrebbe funzionato ed è stato necessario sostituirlo l’anno scorso. Ora si sta discutendo sull’unione bancaria e la Bundesbank sostanzialmente dice che dobbiamo cambiare i Trattati, prima di poter fare una vera e propria unione bancaria della zona euro. Lei sembra dire di no. Non capisco perché lei non ascolta, o perché mai coloro che cercano di guidare l’integrazione europea non ascoltano, quelli che sembrano aver avuto ragione in passato e hanno un buon record, e fanno sempre il contrario. Forse potrebbe dire alcune parole su questo.

Draghi – Non mi è chiaro come leggere la sua domanda perché, porta esempi in cui la Bundesbank non è stata seguita, ma la realtà complessiva è andata in una direzione completamente diversa, quindi non sono sicuro di quello che vuol dire esattamente.
Ma cercherò di rispondere intanto alla prima domanda. No, non c’è alcuna differenza. In realtà, le OMT prevedono la condizionalità. La  condizione della presenza di ESM e IMF significa che i paesi devono agire, che le OMT non iniziano senza programmi. E anche con questi, occorre una valutazione indipendente da parte del Consiglio direttivo della BCE. Quindi, non vi è alcuna differenza tra ciò che Mr. Mersch ed io o chiunque altro nel Board dice su questo.
In secondo luogo, e più in generale, non intendo commentare le dichiarazioni individuali. Il mio compito è di trasmettere le decisioni del Consiglio direttivo, non di commentare le dichiarazioni individuali. In terzo luogo, il principio di una sola voce è essenziale e i mercati lo hanno capito molto bene – almeno così pare a me. E quarto, ciò che conta è, alla fine, la forza del Sistema europeo di banche centrali, in cui tutte le banche centrali attuano le decisioni del Consiglio direttivo.

7 – Nonostante questo stato d’animo più positivo, nella dichiarazione si dice ancora esplicitamente che i rischi economici sono verso il basso. Questo suggerisce che, dati i mercati finanziari più sicuri che abbiamo visto, inizia ad esserci il rischio di un po’ di esuberanza, cioè che la gente cominci a dire o sentire che la crisi è finita, quando siamo invece molto lontani da questo?
In secondo luogo, quali sono i maggiori rischi che vede sul piano economico? Lei sembra suggerire, nella sua dichiarazione, che il rischio maggiore è politico. Se dovesse fare alcuni esempi concreti, quali sarebbero?

Draghi – Non ho ancora visto nessun rischio di esuberanza, perché, dopo tutto, siamo tornati in una situazione normale, dal punto di vista finanziario, ma non stiamo vedendo una ripresa pronta o forte. Quindi, io non credo che ci sia alcun motivo di esuberanza ancora. Anche per quanto riguarda i mercati finanziari e i mercati del credito, non siamo ancora osservando segni di esuberanza; stiamo osservando piuttosto una normalizzazione di certe condizioni. Tuttavia, ci sono, qua e là, alcuni segni che stiamo osservando con attenzione, che potrebbero suggerire che c’è una certa esuberanza in specifiche parti localizzate del sistema finanziario. Seguiamo con attenzione per assicurarci che questo non porti alla creazione eccessiva di debito o di leva finanziaria, come è successo in passato, ma, fino ad ora, questi sono esempi piuttosto limitati e contenuti.
Per quanto riguarda i rischi per l’attività economica, ha ragione: provengono essenzialmente da una mancanza di azione da parte dei governi sul versante fiscale; con questo intendo che non solo è essenziale che il consolidamento fiscale continui, ma anche che occorre che sia implementato in maniera equilibrata, attraverso una corretta combinazione di riduzione di spesa pubblica e tassazione.
Il secondo punto che, come molti hanno detto, sta diventando sempre più importante nel ridurre gli squilibri a lungo termine nell’area euro, è l’adeguamento strutturale. Questo è essenzialmente l’unica cosa che conta per quanto riguarda gli squilibri nella zona euro: adeguamento strutturale, recupero di competitività e creazione di una situazione in cui non c’è un creditore permanente e un sacco di debitori permanenti. È qui che occorre intervenire e continuerà ad essere necessario per il prossimo futuro.

Come seguito della domanda: quali sono le aree specifiche che sta guardando nei mercati, dove ci potrebbe essere l’inizio di segni di esuberanza?

Abbiamo visto – come sapete molto bene perché il Financial Times ha riferito ampiamente su questo – il ritorno di alcune ultra-valutazioni in alcuni settori di private equity; di alcuni leveraged buy-out e così via. A questo mi riferivo. Come ho detto, queste sono situazioni ancora relativamente contenute e definite, non si vede esuberanza in altre parti dell’economia. La cosa positiva è che, guardando gli ultimi tre, quattro o cinque mesi, le condizioni di finanziamento sono, nel complesso, diventate un po’ più facili, a causa di tutto quello che ho detto all’inizio: rendimenti decrescenti, crescita delle valutazioni dei mercati azionari e così via.

8 – Qualche settimana fa, ero ad una riunione di Natale e ho messo piede fuori su una terrazza e ho parlato con quest’uomo, stavamo parlando e parlando e, alla fine, gli ho chiesto cosa facesse. Mi ha detto che era nel waste management (la gestione dei rifiuti). Non aveva l’aspetto di un netturbino, ero un po ‘confuso, ma poi si è tolto la maschera, era un banchiere, il che aveva un senso. Il suo compito era quello di andare in fondo e valutare gli asset spazzatura e mi ha detto che questa banca, una prestigiosa banca tedesco, sta valutando un sacco di spazzatura nel proprio patrimonio a valori di fantasia. Ha detto che questo è prevalente in tutto il sistema bancario e, quindi, la mia domanda è: può commentare su questo e che cosa avete intenzione di fare al riguardo? Inoltre, poiché molta ‘gestione dei rifiuti’ sta accadendo presso le banche, è per questo che i requisiti di Basilea III sulla liquidità sono stati posposti?

Draghi – Non condivido questo quadro così negativo della situazione attuale del sistema bancario. Penso che molta riparazione ha avuto luogo fin dai tempi di Lehman – questo non significa che la riparazione è terminata. C’è molto più lavoro da fare, ma molto è già stato fatto, sia in termini di deleveraging di posizioni insostenibili e di aumento di capitale; i dati testimoniano abbastanza bene questo. Il lavoro non è finito, come il suo amico sembrava dire, e deve continuare, ed è molto nelle mani delle autorità di vigilanza nazionali. Un altro sviluppo positivo è che le autorità di vigilanza nazionali sono diventate molto più attive, attente e invadenti di quanto non fossero prima della crisi finanziaria. Le cose sono anche migliorate molto a livello istituzionale e del settore pubblico. Inoltre, un flusso di nuove regolamentazioni – e verrò alle regole di liquidità in un momento – è stato messo in atto dopo la crisi finanziaria, e certamente ha aiutato da questo punto di vista. Le norme di liquidità in sé non hanno un rapporto diretto con la debolezza dello stato patrimoniale, hanno a che fare più con la situazione di finanziamento delle banche. Accogliamo con favore l’accordo di Basilea per quanto riguarda le regole di liquidità; pensiamo che sia molto importante. Peraltro le regole non vengono posposte, c’era un accordo sulla loro implementazione graduale, il che è normale quando si cambiano  radicalmente. E’ stata la stessa cosa per le regole sul capitale – è necessario dare tempo alle banche di adeguarsi, e lo stesso vale per i politici, perché alcune delle loro politiche dovranno prendere in considerazione questi cambiamenti.

9 – Voglio tornare al mercato del lavoro. Lei ha parlato di declino della frammentazione dei mercati finanziari, ma la frammentazione dei mercati del lavoro sembra diventare sempre più pronunciata, in particolare  per la disoccupazione giovanile, che è quasi al 60% in Spagna e all’8% in Germania. La disoccupazione complessiva è superiore al 25% in Spagna e un po’ oltre il 5% in Germania. A che punto questo diventa un problema per la politica monetaria, e influenza la trasmissione della politica monetaria nello stesso modo della frammentazione dei mercati finanziari? E perché non può la BCE forse pensare a dei modi per ridurre questa frammentazione se si arriva a un tale livello estremo che influisce sulla capacità di condurre la politica monetaria?
E la mia seconda domanda, tornando alla questione globale delle banche centrali nel 2013, sembra che più banche centrali stiano,  esplicitamente o implicitamente, guardando al tasso di cambio come a uno strumento, quando gli altri strumenti politici sono esauriti. Se la BCE si concentra solo sulla stabilità dei prezzi, non ci potrebbero essere danni collaterali per la zona euro se restate gli unici là fuori a parlare di stabilità dei prezzi, mentre le altre banche centrali stanno sperimentando in questi modi diversi per aiutare le loro economie?

Draghi – Per quanto riguarda la sua prima domanda, ci sono diversi problemi e angolazioni da cui si può guardare la disoccupazione, ma va tenuto presente che il nostro mandato non è la piena occupazione, a differenza del doppio mandato della Federal Reserve. Il nostro mandato, e il nostro obiettivo statutario, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Detto questo, la disoccupazione e il livello di attività economica sono fattori molto importanti per la nostra valutazione della stabilità dei prezzi, e di certo guardiamo al tasso di disoccupazione e analizziamo quanta parte di essa è strutturale e quanta è ciclica. Ci sono certamente alcuni elementi di disoccupazione strutturalmente elevata in quello che vediamo oggi. Lei ne ha citato di uno. Qual è la ragione di tale disoccupazione giovanile? Se tutti i lavoratori fossero trattati allo stesso modo, la disoccupazione sarebbe distribuita uniformemente in tutta la popolazione attiva. Osserviamo queste cifre elevate per la disoccupazione giovanile perché spesso ci sono due mercati del lavoro in cui ci sono i giovani con poca protezione e gli altri con molta protezione, per cui la disoccupazione si concentra nella parte giovane della popolazione. E sappiamo che questo avviene perché la maggiore flessibilità che è stata introdotta a partire dall’inizio degli anni 2000 è stata sostanzialmente concentrata sulla parte giovane della popolazione, in modo che quando è arrivata la crisi, sono stati i primi a perdere il posto di lavoro. La domanda successiva è perché c’è molta poca mobilità in questa disoccupazione. Perché i lavoratori non si spostano dalle zone in cui non vi è richiesta verso zone in cui la domanda di lavoro è migliore? Questi sono tutti fattori strutturali. Un’altra osservazione è che, quando si guarda a output gap, i livelli significativi di output gap giustificherebbero livelli di inflazione più bassi di quelli che in realtà abbiamo, il che sembra ancora una volta suggerire che ci sono componenti strutturali nel tasso di disoccupazione. La politica monetaria, anche in senso generale, non può fare più di tanto. E, infine, riteniamo che assicurare la stabilità dei prezzi dia effettivamente la fondazione di lungo termine per la crescita e la creazione di posti di lavoro. Ma questo non significa che noi non prendiamo in considerazione la disoccupazione nell’attività economica, nella nostra valutazione generale della situazione e delle prospettive.
Aveva un’altra domanda …

… stanno le altre banche centrali effettuando le politiche che influenzano il tasso di cambio, e, se la BCE non fa nulla su questo fronte, finirà per subire danno concentrandosi solo sulla stabilità dei prezzi?

Non ho mai commentato sui tassi di cambio, ma il tasso di cambio è sicuramente un elemento molto importante per quanto riguarda la crescita e la stabilità dei prezzi, e certamente li utilizziamo come uno degli elementi della nostra valutazione economica. Ma non è un obiettivo delle nostre politiche. Questo è da tenere a mente. Detto questo, posso tornare indietro e leggervi quello che è il consenso internazionale nella dichiarazione del G20, e noi ci atteniamo a questo. Il G20 ha detto: “Ribadiamo il nostro impegno a muoverci più rapidamente verso sistemi di tassi di cambio più determinati dal mercato e verso la flessibilità del tasso di cambio in modo che rifletta i fondamentali sottostanti, per evitare persistenti disallineamenti dei tassi di cambio e ci asterremo dalla svalutazione competitiva delle monete”. Questo è un impegno solenne del G20. “Ribadiamo che l’eccesso di volatilità dei flussi finanziari e i movimenti disordinati dei tassi di cambio hanno implicazioni negative per la stabilità economica e finanziaria.”
Vorrei infine aggiungere che, fino ad ora, il tasso di cambio reale e quello effettivo dell’euro sono alla loro media di lungo periodo.

10 – Ho un’altra domanda sulla questione collaterale. Dato che c’è stato un altro errore a una banca centrale nazionale la scorsa estate, si sente tranquillo con le misure adottate in dicembre e non è il momento di pensare a centralizzare la valutazione del collaterale presso la BCE e togliere questa competenza alle banche centrali nazionali, in qualche misura?

Draghi – Questa è una buona domanda. Il modo in cui il collaterale viene gestito e manipolato è stato deciso all’inizio della BCE. Direi che in questo momento dobbiamo rafforzare la governance di questo processo, e lo stiamo facendo. Dobbiamo mettere in atto tutte le decisioni che sono state prese. Poi ci sarà sicuramente da rivalutare la situazione, e vedremo se le misure che abbiamo preso sono davvero soddisfacenti. Perché, come ho detto all’inizio, stiamo prendendo questo molto sul serio.

11 – Draghi, due domande se posso. Prima di tutto, una domanda molto semplice: la BCE considera o ha mai preso in considerazione, qualcosa sulla falsariga dello schema del funding for landing della Banca d’Inghilterra come un modo per affrontare la questione della frammentazione?
In secondo luogo, lei ha citato le regole di Basilea. È stata la decisione di domenica un segnale che forse potremmo vedere altre concessioni al settore bancario su altri aspetti della normativa di Basilea, come il net stable funding ratio?

Draghi – Sulla prima questione, la combinazione di ORLT con la possibilità di un ricorso al credito come garanzia aggiuntiva sostiene – che avevamo prima che la Banca d’Inghilterra lanciasse il programma – è più o meno lo stesso tipo di operazione. È molto simile. Nell’accettare una vasta gamma di garanzie reali, la Banca d’Inghilterra si è mossa verso quello che noi avevamo già in atto. Perché c’è liquidità, è liquidità a medio termine, e le banche possono utilizzare il loro credito come collaterale per ulteriori finanziamenti. Le condizioni di prezzo erano, e sono tuttora, molto interessanti. Quindi, da questo punto di vista non c’è molta differenza tra gli obiettivi dei due schemi. Naturalmente il nostro sistema non coinvolge il Tesoro britannico o una qualche tesoreria, mentre il programma del Regno Unito coinvolge il Tesoro. Dato il nostro assetto istituzionale – come ho già detto, ogni banca centrale ha il proprio set istituzionale e decide e agisce all’interno di quel set up – pensiamo che il nostro sistema sia più semplice.
Per quanto riguarda l’altra domanda, per quanto riguarda le regole di Basilea e le ultime decisioni sulla liquidità credo che il Governatore della Banca d’Inghilterra, che era anche il presidente dei GHOS (Group of Governors and Heads of Supervision), il Gruppo dei Governatori e dei Capi della vigilanza, ha detto tutto quello che doveva essere detto in quel momento. Diamo il benvenuto a queste regole, pensiamo che siano importanti, pensiamo che l’approccio adottato è, come ho detto, realistico e accogliamo con favore anche la loro graduale applicazione, perché in una varietà di modi anche le nostre politiche monetarie dovranno tenere in conto questi cambiamenti.

12 – Una domanda, che non credo sia stata ancora risposta. E’ il peggio passato? Possiamo dirlo?
In secondo luogo, ha chiuso la porta ai tagli dei tassi, perché non l’avete discusso o perché in qualche modo pensate che vi è rimasta un po’ di polvere? E ci sono le banche che vogliono restituire la liquidità che gli avete prestato quasi un anno fa. Avete qualche indicazione di quante banche e di quanto potrebbe essere restituito?

Draghi – Sulla terza questione, no, ci sono stime, naturalmente, ma la gamma di queste stime è così ampia che non voglio parlarne adesso. Ne sapremo di più alla fine di questo mese, quando le banche cominceranno rimborsare i loro primi LTROs. Li possono rimborsare settimanalmente, e vi comunicheremo l’importo e il numero di controparti. Non saprete da noi quali banche, perché non comunichiamo i nomi delle banche. Il 27 febbraio inizierà il rimborso, se lo desiderano, del secondo ORLT. Possono ripagare su base settimanale e tutto sarà comunicato altrettanto su base settimanale.
Ho risposto alla domanda sul taglio dei tassi, non credo che ci sia nulla di più da dire, nessun’altra considerazione da fare. Abbiamo avuto una discussione, e non c’era motivo di cambiare la valutazione sulla stabilità nel medio termine effettuata alla nostra ultima riunione di politica monetaria. Ogni segno che avevamo era di ampia  stabilizzazione sulla congiuntura e di un certo ritorno di fiducia nei mercati finanziari. Ma come ho detto, l’attività economica è ancora debole e resterà debole almeno per la prima parte di quest’anno.
Questa è anche una buona risposta se il peggio è passato. La situazione attuale è caratterizzata da elevata incertezza e questa incertezza deriva, come ho detto prima, da rischi geopolitici, dal prezzo del petrolio, dai prezzi delle materie prime e dalle politiche dei governi. Abbiamo visto sostanziali significativi progressi per quanto riguarda questi ultimi, ma devono continuare, e, come ho appena detto, soprattutto sul lato strutturale a questo punto.

13 – Possono le OMTs perdere il loro effetto magico sui mercati se nessun paese le chiede?
Seconda domanda: Jean-Claude Juncker ha detto che troppo consolidamento fiscale potrebbe avere un effetto negativo su paesi come la Spagna, perché la disoccupazione è così alta. Che cosa può dire al riguardo?

Draghi – Sulla prima domanda, non dovete chiedere a me, chiedete ai mercati.
Sulla seconda, molti commenti di questo tipo sono stati fatti in merito a diversi paesi della zona euro. La mia risposta è che così tanti progressi sono già stati compiuti, accompagnati da così tanti enormi sacrifici. Quindi un ritorno ad una situazione che si è già dimostrata insostenibile non sarebbe giusto. Non dobbiamo dimenticare che questo consolidamento fiscale è inevitabile, e certamente siamo consapevoli che ha effetti recessivi a breve termine. Ma ora che tanto si è fatto, non credo che sia il caso di tornare indietro.

14 – La cancelliera Angela Merkel ha detto nei mesi scorsi, in più di una occasione che superare questa crisi richiederà almeno cinque anni. E’ d’accordo con lei, o è più ottimista?

Draghi – Beh, io non sono davvero in grado di fare valutazioni a lungo termine, a questo punto. Quando guardiamo alla stabilità dei prezzi nel medio termine, vediamo che l’inflazione è in linea con le nostre politiche e le nostre politiche sono in linea con i nostri obiettivi.

15 – Signor Presidente, le chiedo: lei ha spiegato la valutazione del Consiglio direttivo sullo stato della crisi al momento. La BCE ha di fatto acquistato tempo con le sue misure straordinarie volte a risolvere la crisi in tempo utile. Pensa che i governi nazionali hanno realmente utilizzato il tempo in modo efficiente?
E in secondo luogo, lo vede come un successo personale che i mercati finanziari si sono calmati, almeno in una certa misura, alla luce del fatto che ci sono state critiche molto pesanti intorno a queste decisioni?

Draghi: Sulla prima questione, dobbiamo riconoscere che notevoli progressi sono stati compiuti in tutti i paesi della zona euro. In tutti i paesi, se si guarda la loro situazione fiscale, la bilancia delle partite correnti, la competitività, i costi unitari del lavoro o le esportazioni, tutti gli aspetti dell’attività economica sono stati colpiti dalle riforme di diverso tipo, fiscale o strutturale. Il punto è ora di non abbassare la guardia su ciò che è stato fatto e non rilassarsi, ma continuare, a perseverare, perché tutti possiamo vedere che stiamo iniziando a vedere i benefici. E questi benefici non dipendono solo dalle OMTs, dalle azioni della BCE. Vengono, in primo luogo, dai consistenti progressi che sono stati compiuti a livello nazionale. Ma anche non dimentichiamo i notevoli progressi che l’anno 2012 ha portato in termini di governance a livello dell’area euro. Abbiamo fatto passi significativi verso una maggiore integrazione. Gli effetti benefici che vediamo oggi, e ho elencato alcuni di loro all’inizio di questa conferenza stampa, sono in realtà il risultato di tutti questi fattori combinati. Inoltre, non dimentichiamo di una cosa. Si parla molto di contagio quando le cose vanno male, ma credo che ci sia anche il contagio positivo, quando le cose vanno bene. E credo che questo è in gioco oggi. C’è contagio positivo.
Aveva una seconda domanda? Credo di aver risposto anche alla seconda domanda, o no?

No, non proprio. E ‘una domanda più personale. Vorrei chiederle di nuovo se si vede il fatto che i mercati sono più calmi come un successo personale, nonostante le severe critiche delle misure adottate.

Beh, mi permetta di essere assolutamente leale su questo. Penso che il giudizio è ancora in corso. E’ troppo presto per rivendicare il successo.


Fonti: Video, Versione inglese

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