2013: perseveranza, ambizione, pazienza

Discorso per il nuovo anno
alla Camera del Commercio e dell’Industria di Francoforte
Intervento di Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 22 gennaio, 2013

Ministro-Presidente Bouffier,
Lord Mayor Feldmann,
Presidente Müller,
Signore e signori,

E’ un grande piacere per me essere qui con voi questa sera, e vorrei ringraziare di cuore la Camera del Commercio e dell’Industria per avermi invitato. Sono lieto di incontrare molti rappresentanti del mondo degli affari e della vita pubblica della regione Rhein-Main e di Francoforte, la città in cui la BCE è così ben ospitata e in cui mi trovo anche personalmente molto bene.

Un ricevimento per il nuovo anno è sempre un’occasione per guardare indietro a quanto è successo nel corso dell’anno passato e per guardare al futuro che sta di fronte.

Il 2012 è stato un anno pieno di sfide. Ma è stato anche un anno di sorprese e di nuovi inizi. Abbiamo iniziato l’anno in un contesto di incertezza eccezionale. L’eurozona ha dovuto affrontare sfide profonde, esistenziali. Questo ha portato alcuni esperti a fare cupe profezie per il futuro. Hanno messo in dubbio la capacità di resistenza delle nostre economie. Hanno temuto per la stabilità della nostra moneta unica. Hanno anche messo in dubbio la sua esistenza futura. Per illustrare fino a che punto sono arrivati alcuni dubbi, vorrei citare la pubblicazione annuale dell’Economist “The World in 2012”, che nell’autunno del 2011 ha dichiarato quanto segue:

“Se fossimo seduti con un foglio di carta bianco davanti, consiglieremmo all’eurozona di completare la sua politica monetaria one-size-fits-all (con una sola misura per tutte le taglie) mettendo in comune la sovranità e creando nuove istituzioni. Si dovrebbe creare un mini-FMI europeo con fondi sufficienti per aiutare i paesi in difficoltà a sistemare le loro economie. Un regolatore pan-europeo per il settore bancario e un fondo di salvataggio potrebbero garantire che le grandi banche europee non siano in balia dei loro vulnerabili debitori sovrani. […] E, per impedire ai governi di abusare di questi meccanismi, i paesi della zona euro dovrebbero accordarsi per sottoporre le loro politiche di bilancio all’approvazione di tutti gli altri. Il che equivale a un progetto per gli Stati Uniti d’Europa. Ed è del tutto fuori portata”. [1]

Se guardiamo indietro al 2012, praticamente su tutte queste questioni, l’Europa si sta avvicinando o è già arrivata all’obiettivo. Quindi l’ambizione non è “del tutto fuori portata”. Il che ci porta a ciò che ha detto una volta Walter Hallstein, il primo presidente della Commissione europea: che “chi non crede ai miracoli, nelle questioni europee non è un realista”. [2]

Per effetto di azioni risolute da parte dei governi dell’eurozona e delle istituzioni europee, il 2012 si è rivelato molto diverso rispetto a quanto previsto. Le nuvole più scure si sono dissolte. I paesi hanno rinnovato il loro impegno per le riforme. L’eurozona ha fatto passi avanti nella sua governance comune. I responsabili delle politiche europee, compresa la Banca centrale europea (BCE) nell’ambito del suo mandato, non hanno lasciato dubbi sul proprio impegno per la moneta comune e la sua stabilità. Possiamo cominciare il 2013 su una nota più sicura, proprio perché sono stati fatti notevoli progressi nel corso del 2012.

Progressi significativi nel 2012

Prima di tutto, i governi fatto la loro parte per assicurare la stabilità. Durante l’ultimo anno, un importante cambiamento è avvenuto “sul campo” nelle economie europee. Il necessario riequilibrio dell’economia dell’eurozona ha preso ritmo. Sta avvenendo un aggiustamento globale nei paesi in disavanzo. Molti paesi stanno compiendo progressi concreti nel risanamento delle finanze pubbliche. Sono in corso riforme strutturali per aumentare la competitività. In particolare nei paesi oggetto di un programma UE / FMI, dove l’aggiustamento è stato ampio. La riduzione degli squilibri è certamente un processo difficile e doloroso. Ma è essenziale per ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche e la crescita. La popolazione in questi paesi ha ampiamente compreso e sostenuto questa linea. I progressi compiuti meritano pubblico riconoscimento e rispetto.

Inoltre nel 2012 i governi si sono uniti per rafforzare l’eurozona e la sua capacità di prevenire e reagire alle crisi. Il Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM) è stato attivato e fornisce una solida rete di sicurezza in caso di necessità. Sono state applicate le nuove regole per governare l’economia dell’eurozona, rafforzare il controllo dei bilanci e monitorare gli squilibri emergenti in modo più efficace.
Gli Stati membri hanno convenuto di mettere i freni al debito nelle loro costituzioni nazionali.
Ancora più importante, i leader europei hanno riconosciuto che l’unione monetaria ha bisogno di essere integrata da una unione finanziaria, un’unione fiscale, una vera unione economica e, infine, una più profonda unione politica. Sono in corso discussioni con un calendario preciso nei mesi a venire.
Il progetto più urgente – l’unione finanziaria – sta ora prendendo forma tangibile. La BCE è destinata a diventare il supervisore unico per la maggior parte del settore bancario dell’area dell’euro. Questo è probabilmente il passo di integrazione più significativo dal trattato di Maastricht. Sono in cantiere passi avanti verso un quadro di risoluzione comune per le banche non solvibili.

Naturalmente, anche la BCE ha dato un contributo nel 2012, in particolare con le misure non-standard. Abbiamo dimostrato il nostro impegno a fare ciò che è necessario, entro il nostro mandato, per salvaguardare la stabilità dell’euro: perchè solo una moneta la cui futura esistenza non è in dubbio può essere una moneta stabile.
Ma la BCE continua a concentrarsi sulla stabilità dei prezzi? E sta agendo in piena indipendenza?
Vorrei affermare categoricamente che la risposta a entrambe le domande è ‘sì’.

Vorrei iniziare con la stabilità dei prezzi. La BCE rimane fermamente impegnata nel suo mandato primario di garantire la stabilità dei prezzi. Tutte le nostre misure sono volte a raggiungere questo obiettivo. E se si guardano i tassi di inflazione correnti e attesi, non vi è alcun indizio che possa giustificare timori di deviazione dalla stabilità dei prezzi.

L’anno scorso, abbiamo visto una situazione in cui i timori per il futuro della zona euro hanno prodotto uno stato di frammentazione dei mercati finanziari. Questa frammentazione ha avuto conseguenze molto concrete sull’economia reale: i costi di finanziamento delle banche si sono differenziati notevolmente tra un paese e l’altro, con marcate differenze dei tassi sui prestiti bancari alle imprese e alle famiglie. In alcuni paesi la riduzione dei tassi di interesse della BCE è stata interamente trasmessa, in altri i tassi sui prestiti bancari sono diminuiti solo di poco, se non affatto, e in alcuni sono addirittura aumentati.
Non è necessario che i tassi di interesse siano identici in tutta l’eurozona, ma è inaccettabile se grandi differenze nei tassi sono il prodotto di mercati finanziari frammentati o di percezioni infondate circa la sostenibilità a lungo termine dell’euro. In un’economia come l’area euro, dove circa tre quarti del finanziamento alle imprese proviene dalle banche, la frammentazione del sistema bancario ha conseguenze molto gravi per l’economia reale, per gli investimenti e l’occupazione e, infine, per la stabilità dei prezzi.
Abbiamo quindi agito per rimuovere paure infondate sull’euro e per salvaguardare la nostra capacità di garantire la stabilità dei prezzi per l’intera area dell’euro.

Lasciate che vi spieghi come salvaguardiamo la nostra indipendenza.
Nell’estate dello scorso anno, l’inazione non era più un’opzione praticabile, perché avrebbe creato i rischi maggiori. Pertanto, la BCE, imparando dalle esperienze precedenti e in conformità con il suo mandato, ha dovuto agire – ma in un quadro in grado di garantire la piena conformità fiscale da parte dei governi interessati. Per questa ragione cheè stato posto il requisito che solo paesi soggetti a un programma di aggiustamento possano accedere alle Outright transazioni monetarie (OMTs). Tale programma comporta quindi una condizionalità che assicura la disciplina fiscale.
Con la disciplina fiscale, la politica monetaria non può essere soggetta alla dominanza fiscale. E quindi, la banca centrale può continuare a salvaguardare la stabilità dei prezzi in piena indipendenza.
E c’è una lezione più importante dal 2012 che dobbiamo tenere a mente: le misure per stabilizzare la zona euro, in particolare le OMTs, non sono solo essenziali per la stabilità dei prezzi. Riducono anche i saldi Target2 e, perché favoriscono la coesione della zona euro, che riducono i possibili rischi per i contribuenti tedeschi.

In sintesi, i fatti supportano un esame più fiducioso del 2012.

Prospettive per il 2013

Per l’anno che viene, vorrei suggerire tre cose su cui focalizzarsi nel 2013:

Prima di tutto, abbiamo bisogno di perseveranza.
Nonostante i progressi finora dimostrino che l’aggiustamento è in corso, gli sforzi di riforma devono essere mantenuti. L’aggiustamento è di per sé difficile e rimarrà con noi ancora per qualche tempo. I politici e i cittadini dovranno perseverare, in particolare sulle riforme strutturali che migliorano la competitività. Occorre competitività per sostenere la crescita. Bisogna abbandonare il finanziamento fatto col debito. Non vi è alcuna possibilità di crescita basata sulla permanente accumulazione del debito; e tra l’altro, non vi è alcuna equità sociale nella permanente accumulazione del debito.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di ambizione continua.
La relativa calma sui mercati finanziari non deve portarci ad abbassare l’ambizione di eliminare i difetti strutturali del quadro di governance della zona euro. Dopo i molti progressi che sono stati fatti nel creare nuove regole e istituzioni, il prossimo anno dovrebbe concentrarsi sulla loro attuazione.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di pazienza.
Sono ben consapevole che per molte persone nei paesi sotto aggiustamento la situazione economica personale può essere molto difficile. Ma semplicemente non c’è alternativa alla via delle riforme.

La crisi ha sfaccettature di diversa importanza nei vari paesi: c’è una crisi del debito che ha bisogno di consolidamento fiscale; una crisi di competitività che ha bisogno di riforme strutturali; una crisi bancaria che ha bisogno di una forte unione finanziaria; una crisi di fiducia che ha bisogno di un forte impegno da parte di tutti i responsabili politici, e anche da parte della banca centrale, che si esprime attraverso il programma OMTs.
Il consenso sociale alla base delle riforme dovrà essere mantenuto. Queste riforme non fatte a vantaggio di Bruxelles o di Francoforte o di Washington, ma per il profondo interesse delle economie interessate e di tutta la zona euro. Faranno funzionare queste economie meglio, in modo più efficiente e, sì, anche più equo.

Prima di concludere, vorrei dire una parola sul futuro meccanismo unico di controllo bancario (single supervisory mechanism, SSM) e sul ruolo che la BCE deve assumere. Una volta che i testi giuridici saranno stati adottati, la BCE si assumerà una nuova grande responsabilità per prepararsi a diventare la nuova autorità di vigilanza bancaria dell’area euro, la casa e il cuore del meccanismo di vigilanza unico. Sarà una grande sfida organizzativa. Lavoro interno è già in corso. Potete essere certi che lavoreremo sodo per garantire che la BCE assumerà le proprie responsabilità al più alto standard possibile.

Nella prima conferenza stampa su questo argomento, quando il supervisore unico europeo non era ancora stato deciso, ho detto che, se dovesse essere la BCE, si sarebbero dovuti applicare i seguenti cinque principi:

  1. il quadro per la vigilanza deve essere efficaci e garantire un controllo coerente;
  2. le decisioni della vigilanza e le monetarie devono essere chiaramente separate;
  3. autorità nazionali di vigilanza devono essere opportunamente coinvolte tramite decentramento;
  4. il mercato unico deve essere conservato per i paesi che non aderiscono e, infine,
  5. ci deve essere piena accountability (rendiconto) democratica.

Conclusione

Signore e signori,

L’istituzione della funzione di vigilanza a Francoforte è un ulteriore omaggio alla città come centro finanziario. La BCE continuerà inoltre a contribuire alla vita culturale della città, non da ultimo attraverso le Giornate culturali della BCE, che organizziamo ogni anno e che quest’anno riguardano la Lettonia. E nella parte orientale della città, vedremo il Großmarkthalle emergere nel suo antico splendore insieme alla nostra nuova torre, il cui completamento è previsto per il prossimo anno.

Vorrei concludere. Cominciamo il 2013 con più fiducia di quanta avessimo nel mese di gennaio di un anno fa. Questa fiducia è in gran parte costruita sui progressi che tutti noi – governi, parlamenti, l’UE e la BCE – siamo stati capaci di fare nel corso del 2012. Ma è anche costruita sulla speranza che il progresso continuerà.
La BCE, da parte sua, sarà qui per continuare a salvaguardare la stabilità dei prezzi, come fa con successo ormai da 14 anni.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.

[1] The Economist: “The World in 2012”, 16/11/2011
[2] Walter Hallstein: “Wer nicht in europäischen dingen un glaubt Wunder, ist kein realista”


Fonti: VideoTesto

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