Conferenza stampa 7 marzo 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 7 marzo 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sui risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base della nostra analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere i tassi di riferimento (key ECB interest rates) invariati.  Come anticipato, i tassi di inflazione HICP sono diminuiti ulteriormente e sono scesi sotto il 2% nel mese di febbraio. Nell’orizzonte temporale rilevante per la nostra politica monetaria, le pressioni inflazionistiche dovrebbero rimanere contenute. Il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro restano saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Nel complesso, questo permetterà al nostro orientamento di politica monetaria di restare accomodante. I dati disponibili continuano a segnalare che la debolezza economica nell’area euro si è protratta all’inizio dell’anno, sostanzialmente confermando in una serie di indicatori i segnali di stabilizzazione, anche se a livelli bassi. Allo stesso tempo, i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a pesare sull’attività economica. Più avanti nel 2013 l’attività economica dovrebbe riprendersi gradualmente, sostenuta da un rafforzamento della domanda globale e dalla nostra politica monetaria accomodante. Al fine di sostenere la fiducia, è essenziale che i governi proseguano l’attuazione delle riforme strutturali, costruendo sui progressi compiuti nel risanamento del bilancio, e procedano nella ristrutturazione del settore finanziario.

Per quanto riguarda la situazione di liquidità delle banche, le controparti hanno finora rimborsato 224,8 miliardi dei 1,018.7 miliardi di euro ottenuti con i due LTRO (Longer-Term Refinancing Operations) triennali del dicembre 2011 e del marzo 2012. In termini netti, ciò implica che, dell’aumento di volume del rifinanziamento delle banche attraverso le operazioni della BCE di circa 500 miliardi di euro tra metà dicembre 2011 e inizio di marzo 2012, circa 200 miliardi di euro sono ora stati rimborsati. Tali rimborsi riflettono i miglioramenti nel clima di fiducia dei mercati finanziari degli ultimi mesi e la riduzione della frammentazione del mercato finanziario. Stiamo monitorando attentamente le condizioni del mercato monetario, il loro impatto potenziale sull’orientamento della politica monetaria e il funzionamento della trasmissione della politica monetaria all’economia. La nostra politica monetaria resterà accomodante, in modalità di piena aggiudicazione (full allotment mode) della fornitura di liquidità.

Permettetemi ora di spiegare le nostre valutazioni in maggior dettaglio, a partire dall’analisi economica. Il prodotto del quarto trimestre del 2012 è stato debole, con seconda stima dell’Eurostat che indica una contrazione dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Il calo è stato in gran parte  causato da un calo della domanda interna, ma anche dalla debolezza delle esportazioni. Per quanto riguarda il 2013, dati e indicatori recenti suggeriscono che l’attività economica dovrebbe iniziare a stabilizzarsi nella prima parte dell’anno. Una graduale ripresa dovrebbe iniziare nella seconda parte, con una crescita delle esportazioni che dovrebbero beneficiare di un rafforzamento della domanda globale, essendo la domanda interna supportata dalla nostra politica monetaria accomodante. Inoltre, i miglioramenti sui mercati finanziari dal luglio dello scorso anno e il proseguimento delle riforme strutturali dovrebbero produrre effetti nell’economia. Allo stesso tempo, i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato, e le relative condizioni restrittive del credito, continueranno a pesare sull’attività economica.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche per marzo 2013 dello staff della BCE per l’area euro, che prevedono una crescita media annua del PIL reale in un range compreso tra -0,9% e -0,1% nel 2013 e tra lo 0,0% e il 2,0% nel 2014. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2012, gli intervalli sono stati rivisti leggermente al ribasso. La revisione per il 2013 riflette principalmente un effetto di trascinamento del risultato più negativo per il PIL reale del quarto trimestre del 2012, mentre il percorso previsto per la ripresa è rimasto sostanzialmente invariato.

Il Consiglio direttivo continua a vedere rischi al ribasso in prospettiva. I rischi sono connessi alla possibilità che la domanda interna e le esportazioni siano più deboli del previsto e alla lentezza o insufficienza delle riforme strutturali. Questi fattori potrebbero smorzare la fiducia e quindi ritardare la ripresa.

Secondo la stima flash di Eurostat, il tasso di inflazione HICP è stato 1,8% nel mese di febbraio 2013, in calo dal 2,0% di gennaio. Il continuo calo dei tassi di inflazione riflette principalmente le componenti energia e alimenti dell’indice dei prezzi. Guardando oltre, mentre l’andamento mensile dei tassi di inflazione può essere un po’ volatile, le pressioni di fondo sui prezzi dovrebbero rimanere contenute, data la debolezza dell’attività economica nell’area euro. Le aspettative di inflazione sono ben ancorate e in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine.

Le proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE per marzo 2013 prevedono l’inflazione HICP in un range tra 1,2% e 2,0% nel 2013 e tra lo 0,6% e il 2,0% nel 2014. Rispetto alle proiezioni dell’Eurosistema del   dicembre 2012, gli intervalli sono sostanzialmente invariati.

Nella valutazione del Consiglio direttivo, i rischi per le prospettive di evoluzione dei prezzi continuano ad essere sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo per aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati, delle imposte indirette e dei prezzi del petrolio, e rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole del previsto.

Passando all’analisi monetaria, i dati monetari di gennaio 2013 sostengono la nostra valutazione secondo cui il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Il tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è rimasto sostanzialmente invariato a 3,5% nel mese di gennaio, dopo il 3,4% del dicembre 2012. Il tasso di crescita dell’aggregato monetario più ristretto, M1, è aumentato allo 6,7% dal 6,3% di dicembre 2012. La base della raccolta delle MFI, in una serie di paesi stressati, si è  ulteriormente rafforzato nel mese di gennaio.

Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) a società non finanziarie si è attestato a -1,5% nel mese di gennaio, dopo il -1,3% di dicembre 2012. La crescita sui dodici mesi dei prestiti delle MFI alle famiglie è sceso leggermente allo 0,5%, dallo 0,7% di dicembre. In larga misura, la dinamica sottotono dei prestiti rispecchia l’attuale fase del ciclo economico, l’intensificazione del rischio del credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Allo stesso tempo, le informazioni disponibili sull’accesso al finanziamento delle imprese non finanziarie indica condizioni di credito restrittive per le piccole e medie imprese.

Al fine di garantire la corretta trasmissione della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è fondamentale continuare a ridurre la frammentazione dei mercati creditizi dell’area euro e a rafforzare la resilienza delle banche. Passi decisivi per la creazione di un quadro finanziario integrato aiuteranno a raggiungere questo obiettivo. Il futuro meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM) è un elemento chiave, insieme al meccanismo unico di risoluzione (Single Resolution Mechanism, SRM). Entrambi sono cruciali per re-integrare il sistema bancario.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’andamento dei prezzi dovrebbe restare in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. Un controllo incrociato con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Mentre l’orientamento accomodante della politica monetaria continuerà a sostenere la ripresa nella zona euro, è essenziale che le politiche fiscali e strutturali rafforzino le prospettive di crescita economica nel medio termine. Per quanto riguarda le politiche di bilancio, le Previsioni per l’inverno 2013 della Commissione europea riflettono progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio nella zona euro. Il livello di disavanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe essere sceso dal 4,2% del PIL nel 2011 al 3,5% del PIL nel 2012 e dovrebbe essere ulteriormente ridotto al 2,8% del PIL quest’anno. I governi dovrebbero basarsi su tali progressi per ripristinare la fiducia nella sostenibilità delle finanze pubbliche. Allo stesso tempo, il consolidamento fiscale deve essere parte di un vasto programma di riforme strutturali per migliorare le prospettive di creazione di occupazione, crescita economica e sostenibilità del debito. Secondo il parere del Consiglio direttivo, ciò è di particolare importanza in questo momento per affrontare l’attuale alto tasso di disoccupazione di lunga durata e giovanile. A tal fine, ulteriori riforme del mercato del lavoro e dei prodotti sono necessarie per creare nuove opportunità di lavoro creando un ambiente dinamico, flessibile e competitivo.

Siamo ora a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – Mi piacerebbe avere il suo commento sulla incertezza creata dalle recenti elezioni italiane, dove la maggior parte degli elettori hanno votato per i partiti che rifiutano la disciplina fiscale che lei sostiene. Inoltre, il sistema politico sembra disfunzionale: non c’è al momento nessun governo, per esempio, che possa richiedere l’applicazione dell’OMT, se ce ne fosse bisogno. Questa è la prima domanda.
La seconda domanda riguarda la difficoltà che il credito raggiunga l’economia reale, in particolare le piccole e medie imprese. Lei ha citato la necessità di integrare meglio il sistema finanziario. Mi chiedevo se, a breve termine, la BCE stia valutando altre opzioni come cambiare le regole per il collaterale o addirittura uno schema affine al Funding for lending della Banca d’Inghilterra.

Draghi – Sulla prima questione: come avete visto, i mercati – dopo qualche nervosismo subito dopo le elezioni – sono ora ritornati più o meno a come erano prima. Penso che i mercati capiscono che viviamo in democrazia. L’area dell’euro comprende diciassette paesi. Ogni paese ha almeno due serie di elezioni: nazionali e regionali. Il che fa quindi un 34 elezioni in un arco di tempo di circa tre o quattro anni. Questa è la democrazia ed è molto cara a tutti noi. Nel complesso, i mercati sono stati meno impressionati dei politici e di voi (giornalisti). Dovete anche considerare che la gran parte del risanamento dei conti pubblici che l’Italia ha percorso continuerà con il pilota automatico. Inoltre, se si considera questo anno, l’offerta netta di titoli di stato è di molto inferiore rispetto allo scorso anno – se non sbaglio è di circa 30 miliardi di euro. Quindi è soprattutto una questione di rinnovare l’esistente. Tutto questo avviene in un contesto generale in cui ci sono molti segni che la fiducia sta tornando nei mercati finanziari dell’area euro. E per usare una parola che ho usato in passato, vale a dire “contagio” – a proposito, ho visto che la parola è stata male interpretata, io intendevo contagio tra i mercati finanziari (di diversi paesi), e non contagio positivo dai mercati finanziari all’economia reale, cosa che ho sempre spiegato non sta ancora in effetti avvenendo – si è visto che il contagio ad altri paesi questa volta è stato silenziato, contrariamente a quello che sarebbe successo circa un anno e mezzo fa, e questo è un altro segno positivo.
Per le OMT, le regole sono quelle che sono. Quindi, vedremo. Non è questione che dipenda da noi: la palla è completamente dalla parte dei  governi. L’ho già detto più e più volte. L’OMT è pronto. Si tratta di uno scudo molto efficace ed è lì. Ma si conoscono le regole e, come ho detto, la palla è nel campo dei governi.
Sul credito e la frammentazione, ovviamente continuiamo sempre a pensare e studiare e riflettere, ma non ci stiamo impegnando e non stiamo progettando qualcosa di speciale. Posso dire un paio di altre cose su credito e frammentazione più tardi, ma questo vale intanto come risposta alla sua domanda specifica.

2 – Dato che lei ha di fatto rivisto al ribasso le prospettive economiche, mi chiedo se, prima di tutto, avete discusso un taglio dei tassi oggi e se tutti nel Consiglio direttivo erano d’accordo di non fare cambiamenti oggi. E, in secondo luogo, dato che il recupero fiducia non è, ancora, filtrato in modo significativo nei dati concreti  abbiamo visto i dati sugli ordini di fabbrica tedeschi oggi, ed erano molto peggio del previsto  è disposto a dire “siamo pronti a tagliare se la fiducia non filtra presto”?
E la mia seconda domanda, per tornare al meccanismo di trasmissione, che lei ha descritto come il problema numero uno, è: mentre l’OMT ha aiutato il mercato delle obbligazioni sovrane, non ha aiutato, ad esempio, il credito alle imprese (come diceva il mio collega); quindi se avete qualche asso nella manica per riparare il meccanismo di trasmissione per le piccole imprese, quanto aspettate ancora a decidervi ad usarlo?

Draghi – Sulla prima domanda: sì, abbiamo discusso la possibilità di farlo (taglio dei tassi). Quindi c’è stata discussione. Il consenso prevalente è stato di lasciare i tassi invariati.
Sulla seconda domanda: non ci pre-impegneremo, come sapete, a cose specifiche come un taglio dei tassi in futuro. Ma vorrei passare rapidamente in rassegna la prospettiva e il racconto sottostanti. Come ho detto nella Dichiarazione introduttiva, la revisione al ribasso è dovuta ad un riporto (carry-over) dal quarto trimestre dello scorso anno che è stato debole, ma il percorso della ripresa nel complesso è rimasto invariato. E le proiezioni dell’inflazione sono sostanzialmente in linea con i nostri obiettivi di medio termine per la stabilità dei prezzi, e le aspettative inflazionistiche sono saldamente ancorate. Osserviamo in effetti una dicotomia tra i dati oggettivi che, come lei ha detto poco fa, in media sono deludenti e una vasta gamma di indicatori soggettivi, sondaggi, dati sul sentiment, che sono quasi uniformemente positivi. Continuiamo, inoltre, a vedere segni per lo più positivi sui mercati finanziari, che testimoniano del ritorno di fiducia che ho citato prima. Di nuovo, il finanziamento per le banche sta procedendo bene. Abbiamo osservato un significativo rafforzamento dei depositi, anche nelle banche situate nei paesi in difficoltà. Il finanziamento dei debiti sovrani è anch’esso a buon punto rispetto allo scorso anno. I saldi Target2 continuano a migliorare. Il rimborso dell’LTRO è un altro segno di ritorno della fiducia. Tra l’altro, nella Dichiarazione introduttiva ho voluto indicare anche l’iniezione netta. Ricordate che l’iniezione dei due LTRO era poco più di 1 trilione di euro. Ma quella era l’iniezione lorda. L’iniezione netta è stata di qualcosa come 500 miliardi di euro, quindi circa il 40% di questa iniezione netta è stato ora restituito. Questo si incrocia con il fatto che il bilancio complessivo della BCE si è ridotto ormai al livello minimo di un anno fa, in marzo dello scorso anno. E l’accesso delle banche della zona euro alla linea di credito dell’Eurosistema continua a scendere. Quindi, tutto questo indica una minore frammentazione. Vi è una maggiore attività transfrontaliera con gli altri paesi dell’area euro e con il resto del mondo. Le attività nette sull’estero delle banche dell’area euro continuano a migliorare, e ci sono flussi da paesi core a paesi non-core. Quando si parla di credito, ha ragione: sulle piccole e medie imprese – c’è molta eterogeneità tra i paesi e tra le imprese. Le grandi imprese non hanno problemi a finanziasi. Le piccole e medie imprese invece sì, e la cosa continua. Questo dimostra che la situazione è ancora fragile ed è più fragile, direi, nell’economia reale. Dobbiamo distinguere, qui, le prospettive a breve termine, che mostrano debolezza dei consumi, investimenti deboli in generale, debolezza della domanda interna e alta disoccupazione. Ma nel medio termine, continuiamo a vedere l’inizio di una graduale ripresa, che è fondamentalmente causata da tre fattori. In primo luogo, un rafforzamento della domanda globale, il che significa più esportazioni. In secondo luogo, l’orientamento della nostra politica monetaria, che rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario, e rimarrà in piena aggiudicazione a tasso fisso (fixed rate full allotment mode) per tutto il tempo necessario. Pensiamo che questo darà un contributo positivo, come ho già detto, quando si farà strada dentro all’economia reale. E vediamo anche una minore frammentazione. Ma è importante che i governi nazionali proseguano con le riforme strutturali. E il terzo fattore: alcuni paesi, in particolare quelli che hanno realizzato il risanamento di bilancio caricandone la maggior parte nella prima fase (front-loaded), avranno una graduale riduzione dei suoi effetti di contrazione. E questo sarà un altro fattore che gradualmente, entro la fine dell’anno probabilmente, contribuirà a questa ripresa. Penso di aver risposto a tutte le sue domande.

3 – La prima, sulle proiezioni delle aspettative di inflazione, sono in media a 1,6% quest’anno e a 1,3% il prossimo anno. Come spiega che un valore di 1,3% sia ancora in linea con la definizione di stabilità dei prezzi, che è “inferiore ma vicino al 2%”? La questione implicata è la credibilità della BCE nel mantenere questo obiettivo.
La seconda domanda: ci può dire oggi che non c’è alcuna discussione sulla ridefinizione del ruolo della BCE nella Troika, o addirittura sul fatto che la BCE possa lasciare la Troika?

Draghi – Vi ho dato dei range per l’inflazione nel prossimo anno. Non possiamo essere precisi e dovremo guardare al medio termine. Al momento le aspettative di inflazione sono saldamente ancorate e in linea con il nostro obiettivo di medio termine per la stabilità dei prezzi. Ma monitoreremo la situazione con molta attenzione.
Sulla faccenda della Troika, vorrei iniziare con una battuta. La chiamerò la “Angst (termine tedesco: Paura) della settimana”. Ogni settimana abbiamo una nuova Angst. Ricordate l’Angst per l’enorme dimensione del bilancio della BCE dopo i  due LRTO, bilancio che ora si sta riducendo rapidamente? Così ogni settimana, o ogni due settimane, abbiamo una nuova Angst. Vi suggerisco, appena sentite qualche gossip proveniente da “fuoco amico”, di venire a verificare da noi, prima di scrivere di qualcosa che potrebbe non esistere. La Troika funziona molto bene. C’è una situazione di emergenza, che è durata per diversi anni. Ma né la BCE, né la Commissione, sono nate con la Troika. La Troika è stata una soluzione organizzativa istituita per far fronte a questa emergenza. La Troika si occupa di tutta l’Europa. Noi crediamo che la BCE dia un contributo di valore nel suo settore di competenza, vale a dire il settore finanziario. Funziona molto bene con il FMI e la Commissione europea. Ma si dovrebbe tenere a mente che noi non firmiamo il protocollo d’intesa (memorandum of understanding), solo il FMI e la Commissione lo sottoscrivono. Noi agiamo in collegamento. Inoltre, le nostre responsabilità di politica monetaria ci impongono di far parte di questo team. Ma se questo viene usato – come è stato fatto, tra l’altro – per sollevare interrogativi sull’indipendenza politica della BCE, vi posso dire, in tutta onestà, che sia io che il Comitato esecutivo che il Consiglio direttivo della BCE, non abbiamo mai preso alcuna decisione sotto pressione politica di qualsiasi tipo. E credo che abbiamo dato molte prove della nostra indipendenza politica, perchè questa sembra un’altra Angst, la nostra presunta minore indipendenza politica. Quindi lasciatemi rispondere anche a questa Angst.

4 – Dato il recente rally dei mercati azionari, vede un rischio al momento che il denaro a buon mercato nel sistema sta alimentando una bolla speculativa?
E tornando alle vostre proiezioni, il rischio più grande in questo momento è l’inflazione o la deflazione?

Draghi – Risponderò prima alla sua seconda domanda. Non abbiamo osservato variazioni dei prezzi che indichino rischi nè di inflazione nè di deflazione. Ovviamente non è un mercato molto liquido e, a volte, è anche volatile, per cui si deve trattare questa osservazione con una certa cautela. Inoltre, se per deflazione intendiamo un calo generalizzato dei prezzi in tutti i settori, una caduta dei prezzi in grado di auto-alimentarsi, non abbiamo visto questo. Abbiamo visto una riduzione dei prezzi di alcuni prodotti, alcuni settori e alcuni paesi – e prezzi più alti di altri paesi, peraltro – e questo è parte del riequilibrio globale della zona euro e dovrebbe essere visto in generale, anche se non in tutti i casi, come un buon segno.
All’altra domanda, se abbiamo paura che ci sia una bolla speculativa, è molto difficile rispondere, perché mi sta chiedendo se i prezzi delle azioni che stiamo vedendo ora sono giusti o sbagliati. E’ molto difficile da dire. Gran parte di questo, almeno per quanto riguarda l’area euro, ha a che fare con il ritorno della fiducia. Tuttavia, i prezzi delle azioni sono saliti ovunque, e in altri paesi, come gli Stati Uniti, questo potrebbe avere a che fare con le accresciute prospettive di ripresa. Quindi, direi che è troppo difficile rispondere in modo chiaro e inequivocabile.

5 – Ho un paio di domande sulla banca olandese SNS REAAL. In primo luogo, qual è la sua opinione circa la sua nazionalizzazione? E’ stato saggio, a suo avviso, bruciare tutte le azioni e le obbligazioni subordinate? E in secondo luogo, siete stati informati in anticipo dal Ministro Dijsselbloem che stava per  prendere questa decisione unica? Dopo tutto, questo non è mai stato fatto prima in Europa.

Draghi – Bene, vorrei innanzi tutto dire che noi, in generale, non commentiamo sulla nazionalizzazione delle banche. Ma, se devo giudicare gli obiettivi di questa decisione, l’obiettivo era garantire la stabilità del sistema bancario olandese. Il programma di riforme del governo deve continuare. La BCE non è stata informata dal ministro Dijsselbloem, ma il Governatore (della Banca centrale olandese) Knot ne ha messo il Consiglio direttivo a conoscenza nel corso di una discussione informale. E la BCE ha, in altre occasioni, sostenuto che il bail-in (far ricadere il peso dell’insolvenza all’interno) dei creditori è un modo efficace per difendere le posizioni patrimoniali. Quindi, per la BCE, un bail-in è una buona cosa, in linea di massima, a condizione che non influisca sulla stabilità finanziaria. In tutti questi casi è necessario trovare un equilibrio tra: da un lato, la sostenibilità del debito e il non-uso del denaro pubblico (cioè bailing in) e, dall’altro, la stabilità finanziaria.

6 – Lei ha detto che state sempre pensando a modi per migliorare la trasmissione della politica monetaria. Ci può dare un senso di quello a cui state pensando? Cosa state studiando? Che cosa potrebbe migliorare la trasmissione? Il suo tono oggi suona un po’ come:  non restano molti altri stumenti nella cassetta degli attrezzi della BCE. Che cosa pensa che potrebbe aiutare, e state forse aspettando ulteriori prove del fatto che il meccanismo di trasmissione è rotto prima di agire?
E in secondo luogo, lei ha fatto riferimento in passato al vertice di giugno UE e all’unità d’intenti dei leader europei. Dopo le elezioni italiane e alcune incertezze sul supervisore bancario unico, e con il ministro dell’Industria francese che dice che la BCE dovrebbe monetizzare il debito, sente delle crepe nel senso di unità di cui ha parlato l’anno scorso ?

Draghi – Risponderò alla seconda domanda immediatamente. No, non sento crepe. L’unità di intenti dei leader in seno al Consiglio Europeo non ha risentito affatto degli sviluppi che lei ha menzionato. Ci possono, ad esempio, essere punti di vista discordanti all’interno di un particolare governo. E tra l’altro, quelle opinioni sono state immediatamente corrette dal ministro delle finanze del governo in questione. Non sono sicuro di cosa intende per incertezza sul supervisore unico. Posso parlare a lungo dell’SSM, come ora faccio in ogni conferenza stampa. Ma non vedo alcuna notizia o un qualsiasi motivo di preoccupazione per i progressi che i nostri legislatori stanno facendo nelle loro discussioni sull’SSM e i lavori preparatori procedono. Stiamo andando avanti. Non vedo problemi lì. Quindi, l’unità di intenti non è in discussione. E come ho già detto in altre occasioni, molte persone tendono a sottovalutare la quantità di capitale politico che i leader europei hanno investito nell’euro. E spesso lo fanno a proprio danno.
L’altra domanda era su cosa stiamo facendo per la frammentazione. Da quello che ha detto, sembra che la frammentazione stia peggiorando. Non sta peggiorando. In realtà migliora. Si sta riducendo. Anche in questo caso, se potessi dare alcuni dati, sarebbe un buona cosa. Vi ho dato alcuni dati sul ritorno della fiducia, ma ci sono anche dati sui differenziali tra i tassi sui prestiti, sulla dispersione dei tassi sui prestiti, e sulla dispersione dei tassi di finanziamento, e se si confrontano gli ultimi sei mesi con i sei mesi precedenti, sono tutti valori in diminuzione. In altre parole, la dispersione dei tassi attivi dei vari paesi, la dispersione media, è ora più bassa di quanto era nei primi sei mesi dello scorso anno. Al momento non è diminuita quanto la dispersione sul lato della raccolta, che è scesa di molto di più. Ma comunque, stiamo vedendo i segni di miglioramento. Ora, si devono valutare questi miglioramenti nel contesto di una economia molto debole. Quindi, si può vedere dove il nostro credito ha restrizioni, come ho detto, e dove i flussi di credito sono deboli. Questi miglioramenti sono destinati a essere graduali e lenti, ma ci sono. E stanno continuando. Non ho nessuna misura specifica in mente da poter discutere oggi, ma questo è certamente un problema molto vicino al cuore del Consiglio direttivo – se posso usare questa parola per dei banchieri centrali. È stato davvero un elemento cruciale per un bel po’ di tempo, e riteniamo che sia importante per la trasmissione della nostra politica monetaria.

7 – Solo una domanda sull’Irlanda. Christine Lagarde, in un’intervista di questa mattina, ha sollevato preoccupazioni su un certo compiacimento a proposito dell’Irlanda e sul rischio di una ricaduta. Lei condivide queste preoccupazioni, e pensa che l’Irlanda abbia bisogno di un qualche tipo di meccanismo di sostegno che la aiuti ad uscire dal piano di salvataggio?
E in secondo luogo, sono le OMTs uno strumento adatto per questo?

Draghi – Risponderò prima alla seconda domanda. Conoscete le regole sulle OMTs. Sapete che le OMTs non possono essere utilizzate per agevolare il ritorno al mercato. Ma in linea di principio, ci sono delle regole, e i paesi che rispettano queste regole possono essere ammessi.
Il governo irlandese ha compiuto progressi molto significativi e ha raggiunto risultati molto significativi su diversi fronti, e non mi stanco mai di dirlo. Occorrono ulteriori interventi, soprattutto sul versante bancario, sul fronte settore finanziario. E penso che è probabilmente  questo che la signora Lagarde suggeriva al governo irlandese. Questo non è il momento di riposare o di abbassare la guardia. Il governo irlandese deve proseguire nei suoi sforzi con la stessa efficacia che ha caratterizzato le sue azioni in passato.

8 – Ho una domanda su Cipro. Ci sono state segnalazioni di una ulteriore fuga di capitali nel mese di febbraio dalle banche di Cipro. Come giudica la situazione? E’ la fuga dei depositi preoccupante per la stabilità finanziaria del paese? E fino a che punto il Consiglio direttivo accetterà quantità crescenti di ELA (Emergency Liquidity Assistance) per riempire il deficit di finanziamento delle banche cipriote?

Draghi – Quello che posso dire è che ci sono progressi. Per una valutazione esatta, suggerisco di leggere la seconda dichiarazione dell’Eurogruppo, che considera la possibilità di un programma per la seconda metà del mese di marzo. Dobbiamo tenere a mente che la soluzione deve riflettere due dimensioni ugualmente importanti. Una è la sostenibilità del debito e l’altra è la stabilità finanziaria. E l’Eurogruppo sta attualmente lavorando su entrambe abbastanza attivamente. Ci sono due considerazioni: l’economia di Cipro è una piccola economia, ma i rischi sistemici possono non essere piccoli. Allo stesso tempo, la nostra unione non è un’unione di trasferimento. Infine, permettetemi di toccare un argomento che non è esattamente di competenza della BCE, ma che giudico molto importante. E’ molto importante che il governo cipriota colga l’occasione per rivedere la legislazione anti-riciclaggio, non tanto in termini di normativa, ma che accetti davvero una supervisione internazionale su quanto efficacemente tale normativa è stata implementata.

9 – Mr. Draghi, lei ha più volte sottolineato l’importanza del meccanismo di trasmissione, e lo stesso hanno fatto vari suoi colleghi in passato. Possiamo dedurne che applicherete ulteriori misure non-standard per migliorare tale meccanismo di trasmissione prima di tagliare i tassi di nuovo? Perché: che senso avrebbe un taglio dei tassi se non raggiunge davvero l’economia reale?
La mia seconda domanda è: ha detto che non avete piani immediati per politiche che rilancino l’erogazione di prestiti all’economia reale, ma che state studiando delle opzioni. Vi state concentrando in particolare su misure che vedrebbero la BCE lavorare in tandem con i governi, o, almeno, cercare delle indennità, o vi state concentrando piuttosto su soluzioni in cui la BCE opera da sola?

Draghi – Mi fa domande a cui davvero non posso rispondere. Quello che posso dire è che la frammentazione, anche se in diminuzione, è stata un ostacolo alla nostra politica monetaria da un bel po’ di tempo. Pensandoci più a fondo, ci si trova a dover concludere che è il risultato di molti fattori, sulla maggior parte dei quali la BCE può fare davvero molto poco. Dovreste ricordare che la frammentazione è iniziata con la crisi del debito sovrano, che poi si è propagata al sistema bancario. Come ho detto molte volte, ci sono tre cause per cui le banche non prestano. Una è la mancanza di liquidità, e l’abbiamo affrontata in modo diretto e credo che l’abbiamo risolta. La seconda è la mancanza di capitali, o in altri termini, la qualità degli asset che le banche hanno nei loro bilanci: non c’è molto che possiamo fare su questo. Come credo di aver detto la scorsa settimana, la BCE non è nel business della ripulitura dei bilanci delle banche. La terza causa è l’avversione al rischio, e ora è abbastanza chiaro che con il deterioramento dell’economia, le sofferenze (non-performing loans) aumentano e l’avversione al rischio da parte delle banche sale e limita ulteriormente il prestito. Ora, su questo fronte, stiamo davvero pensando a 360 gradi e continueremo a riflettere. Ora le banche acquistano titoli di Stato o concedono prestiti al settore privato ad un tasso molto più elevato rispetto ai rendimenti dei titoli di Stato. Così, il credito o è eccessivamente costoso, in rapporto alla qualità del cliente, o non c’è. In altri tempi, le banche di altre parti della zona euro avrebbero colto l’opportunità o di acquistare loro stesse titoli di Stato di altri paesi, in modo che i rendimenti su tali bond sarebbero scesi, e quindi le banche nazionali avrebbero avuto più incentivi a prestare a il settore privato, o, più raramente, le banche degli altri paesi avrebbero direttamente prestato alle piccole e medie imprese. Ora non lo vediamo accadere. Perché? Perché il sistema è frammentato. Qualsiasi indizio di superamento di questa frammentazione attraverso un incremento dei flussi di credito tra paesi diversi è un buon segno in direzione di una migliore trasmissione della politica monetaria nell’economia reale.

10 – Draghi, lei ha appena detto che conosciamo le regole per le OMTs. Forse non sono il solo a dire che, in realtà, non credo che le conosciamo. L’unica cosa che avete pubblicato, che io sappia, è una dichiarazione di circa 440 parole che lei ci ha letto in settembre; a parte questo pare che stiamo lentamente mettendo insieme l’immagine. Potrebbe darci, ad un certo punto, un documento completo, scritto punto per punto che attesta come funziona, ciò che un paese deve fare, ecc. ? O c’è una politica deliberata di tenerlo un po’ vago?

Draghi – Non sono sicuro di aver capito la sua domanda. Penso che ormai avete di fatto smesso di fare domande su come funziona l’OMT perché avete capito come funziona. Abbiamo passato in rassegna tutte le condizioni che permettono a un paese di accedere alle OMTs, e abbiamo detto che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente affinchè la BCE intervenga. Abbiamo elencato le condizioni, abbiamo specificato il ruolo dell’ESM, del Fondo monetario internazionale, e così via. Non voglio passare attraverso tutto questo un’altra volta ancora. Se si riferisce alla documentazione giuridica, è una questione diversa. Ci stiamo ancora lavorando. Sta per uscire, ma è in termini di informazioni su come funziona.

Non credo di avere una comprensione ampia, ma per esempio …

Ampia? Sono sorpreso che non sia ancora ampia…

Per esempio, sulla questione se un paese possa o meno utilizzare l’OMT quando sta tornando al mercato obbligazionario dovrei tornare a controllare le sue parole esatte  ma, a un certo punto, sembrava che fosse valida anche per i paesi che tornano al mercato. Ma lei ha detto poco fa che in realtà non è qualcosa da usare per agevolare il ritorno al mercato.

Esattamente. I paesi dovrebbero essere sul mercato con le proprie forze. Con “essere nel mercato” credo di aver chiarito cosa intendiamo: essere in grado di fare emissioni lungo tutta la curva dei rendimenti, verso una categoria piuttosto ampia di investitori, e in determinati quantitativi. L’OMT non è mai stato considerato, o creato, per sostenere i paesi nel loro ritorno al mercato. L’OMT è stato inteso come un efficace scudo per rimuovere, e che ha rimosso, i tail risk dalla zona euro.

L’altra mia domanda, velocemente per tornare a una precedente “Angst della settimana”, che non credo lei abbia menzionato oggi  riguarda l’euro. L’attuale livello dell’euro è accettabile? È il rischio di apprezzamento stato allontanato? Ha qualche commento su questo?

Mi lasci ripercorrere qualcosa che le deve essere caro. Non lo leggerò tutto, ma il comunicato del G20 dice: “Ribadiamo il nostro impegno a muoverci più rapidamente verso un sistema di tassi di cambio più determinato dal mercato e verso una flessibilità del tasso di cambio che rifletta i fondamentali sottostanti, evitando persistenti disallineamenti del tasso di cambio e, in questo senso, lavorando a più stretto contatto l’un l’altro in modo da poter crescere insieme”. I ministri si sono impegnati a non commentare su questo e quindi non sarò io il primo a violare questo impegno. Come ho detto, il tasso di cambio non è un obiettivo diretto per noi. I tassi nominali e reali di cambio effettivi dell’euro continuano ad essere in linea con le loro medie di lungo periodo. Tuttavia, il tasso di cambio, come abbiamo visto nel quarto trimestre dello scorso anno, quando era più debole, è molto importante per la crescita e la stabilità dei prezzi. Continueremo a monitorarlo; è certamente parte della nostra valutazione globale della situazione corrente. Come ho detto, ci atteniamo con il consenso del G20 su questo. E non ripeterò la mia affermazione sulle “chiacchiere inutili” (fruitless chatter), che era l’altra parte, in caso qualcuno mi chiedesse di commentare le dichiarazioni di altre persone sui tassi di cambio.

11 –  Vorrei tornare l’inflazione, dato che i punti medi delle proiezioni sono ben al di sotto del target del 2% e questo potrebbe alimentare la discussione se la BCE debba essere più preoccupata per la deflazione che per l’inflazione. Potrebbe dirci qualcosa di più sul profilo dell’inflazione per i prossimi due anni? Cosa vi aspettate, quando raggiungerà il punto più  basso e quando sarà  di nuovo al, o sopra il, 2% ?

Draghi – Penso che la dichiarazione introduttiva dica qualcosa sulle proiezioni macroeconomiche sull’inflazione. Dice: “Le proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE per l’area euro prevedono l’inflazione HICP in un intervallo tra il 1,2% e il 2% nel 2013 e tra lo 0,6% e il 2% nel 2014. Quindi, rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2012, gli intervalli sono sostanzialmente invariati. … I rischi per le prospettive di evoluzione dei prezzi continuano ad essere sostanzialmente bilanciati nel medio periodo, con rischi al rialzo per di aumenti più forti del previsto di prezzi amministrati, imposte indirette e prezzi del petrolio, e rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole”.  Consentitemi di aggiungere quello che ho detto prima, che non si applica meccanicamente alla nostra situazione di oggi: il costante apprezzamento del tasso di cambio ha il potenziale di alterare la nostra valutazione del rischio di inflazione.

12 – Mr Draghi, ho due domande. La mia prima domanda riguarda un eventuale accordo per una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’area dell’euro, su cui si sta lavorando, pare. Vorrei sapere come la BCE vedde la cosa, se si tratti di qualcosa che è stato discusso e se potrebbe aumentare in modo sostanziale le prospettive di crescita per l’area dell’euro. 
E la mia seconda domanda è ancora una volta sulle elezioni italiane. Lei ha detto che il programma OMT è lì e che il risultato delle elezioni è democrazia, ma è difficile ignorare che i partecipanti al mercato e gli osservatori si chiedono se gli sviluppi politici in Italia possano ostacolare l’efficacia dell’ESM e dell’OMT, rendendo difficile per un governo firmare il memorandum d’intesa. Così mi piacerebbe conoscere il vostro atteggiamentosu questo tema e se se ne è discusso?

Draghi – Non abbiamo discusso di questo e non discutiamo di commercio. La cultura del Consiglio direttivo della BCE è tale che, se dovessi indovinare i pensieri miei colleghi, immagino direbbero che una zona di libero scambio sarebbe una fonte di crescita e di creazione di posti di lavoro. Credo che un ottimo lavoro è stato fatto su questo da altri. E, naturalmente, tutto ciò dovrebbe essere anche coerente con gli impegni multilaterali a cui tutti noi siamo legati.
Sul secondo punto, non so se ho ben capito. Credo che questa sia un’altra Angst. Mi sta chiedendo di rispondere a qualcosa che non esiste. Quindi non ho alcuna risposta. Sappiamo cosa è l’OMT. Sappiamo le regole, sappiamo che c’è, e questo è quanto.

13 – Mr Draghi, lei ha citato nella dichiarazione la disoccupazione giovanile. Dato che l’inflazione è ormai ben al di sotto del suo target, non c’è forse ora più spazio all’interno del vostro mandato per prestare maggiore attenzione ai fattori macroeconomici, come la disoccupazione e la crescita, come alcune altre importanti banche centrali stanno facendo?

Draghi – In un’altra occasione, ho fatto delle osservazioni sul livello molto alto di disoccupazione giovanile che stiamo vedendo oggi – e, tra l’altro, la disoccupazione è una tragedia e la disoccupazione giovanile è una tragedia ancora più grande. Dovremmo chiederci perché la disoccupazione è così alta, e perché è elevata soprattutto tra i giovani, e non uniformemente, come dovrebbe essere in una situazione di tale debolezza della domanda. E la risposta ha a che fare con le legislazioni sul lavoro in questi paesi che hanno in pratica caricato tutto il peso della flessibilità sui giovani. E c’è ben poco la BCE possa fare al riguardo.
Sulla questione più generale che lei ha posto, noi consideriamo il mantenimento della stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni, come il modo migliore per sostenere l’economia reale e la creazione di posti di lavoro e la crescita. Naturalmente, come ho detto prima, dobbiamo vedere quello che possiamo fare e non è chiaro che possiamo fare molto. Dobbiamo affrontare il problema della trasmissione della politica monetaria all’economia reale. Come ho detto prima, la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. E rimarrà in modalità di piena aggiudicazione e seguiremo con attenzione tutti i mercati – i mercati del credito e il mercato EONIA, sia spot e forward.

14 – Il mese scorso ha detto che non abbiamo sentito l’ultima parola sulla promissory note irlandese. Quindi, mi chiedo, quando sentiremo l’ultima parola?

Draghi – Verifichiamo periodicamente il rispetto dell’articolo 123 da parte di tutti i paesi. Se non mi sbaglio, la revisione dovrebbe avvenire alla fine dell’anno, ma il Consiglio direttivo deciderà in piena indipendenza quandofare questo controllo, o un controllo di situazioni simili. Non ho una data da indicare per ora. Penso che ci sia una data entro cui sarà fatto, e credo che sia alla fine dell’anno, ma non posso dirlo con certezza.

15 – Draghi, vorrei tornare all’Italia. Data l’instabilità dopo le elezioni italiane, teme che l’Italia possa lasciare il percorso di austerità?
E la mia seconda domanda è: quante probabilità ci sono, secondo lei, che l’Italia possa lasciare l’euro, dopo un referendum o qualcosa d’altro?

Draghi – Mi sta chiedendo se ho paura; quanto è probabile… Non posso rispondere a queste domande. Ma posso dire che l’Italia, come tutti gli altri paesi, dovrebbe proseguire il percorso delle riforme strutturali, che è l’unico modo per rilanciare la crescita. Dovrebbe anche basarsi sul sostanziale consolidamento fiscale realizzato finora. Questo è molto importante, perché questo è ciò che dà credibilità sui mercati, portando a spread inferiori e, di conseguenza, a tassi più bassi, più credito per l’economia e creazione di posti di lavoro di più. Questo è il percorso.

16 – Draghi, lei ha parlato dei rischi che il tasso di cambio dell’euro può porre per la crescita e le prospettive di inflazione. Può confermare ancora una volta che non crede che gli attuali livelli dei tassi di cambio dell’euro comportino rischi importanti per la crescita e prospettive per l’inflazione?
E la mia seconda domanda è se il Consiglio direttivo ha effettivamente discusso una riduzione del tasso sui depositi, e cosa ne pensa dei maggiori rischi in caso fosse implementato un tasso negativo sui depositi.

Draghi – Come puà immaginare, non posso rispondere alla prima domanda. Non commentiamo mai sui tassi di cambio, e ancora meno sui livelli dei tassi di cambio, o se un certo livello sia  appropriato o meno.
La risposta alla seconda domanda è la seguente: abbiamo preso in considerazione questa questione e non ci impegniamo in nulla. Le conseguenze non desiderate di una misura del genere possono essere gravi, come esperienze simili in altre giurisdizioni monetarie hanno dimostrato. In passato l’ho descritto come “acque inesplorate”, che è tutto quello che posso dire sulla questione.


Fonti: Video, Versione inglese

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