Conferenza stampa 4 aprile 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 4 aprile 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sui risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base della nostra analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere i tassi di riferimento (key ECB interest rates) invariati. I tassi di inflazione HICP sono diminuiti ulteriormente, come anticipato, e l’andamento dei prezzi nel medio termine dovrebbe rimanere contenuto. Le dinamiche monetarie e di prestito rimangono contenute. Le aspettative di inflazione per l’area dell’euro continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Allo stesso tempo, la debolezza dell’attività economica si è estesa alla prima parte dell’anno e una ripresa graduale è prevista per la seconda metà dell’anno in corso, ma soggetta a rischi al ribasso. In questo contesto generale la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. Nelle prossime settimane, seguiremo con grande attenzione tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e ne valuteremo l’impatto sulle prospettive per la stabilità dei prezzi. E’ essenziale che i governi intensifichino l’attuazione delle riforme strutturali a livello nazionale e che rafforzino la governance dell’area dell’euro, compresa l’attuazione dell’Unione bancaria. Dovrebbero anche lavorare ulteriormente sui progressi compiuti nel risanamento del bilancio e procedere nella ristrutturazione del settore finanziario.

Stiamo anche monitorando attentamente le condizioni del mercato monetario e il loro potenziale impatto sulla nostra politica monetaria e la sua trasmissione nell’economia reale. Come già detto in precedenti occasioni, continueremo a dare liquidità con procedure di asta a tasso fisso, con piena aggiudicazione degli importi (full allotment mode) per tutto il tempo necessario.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, a partire dall’analisi economica. Il PIL reale nel quarto trimestre del 2012 è stato debole, con una seconda stima dell’Eurostat che indica una contrazione dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Il calo è stato in gran parte causato da un calo della domanda interna, ma riflette anche un calo delle esportazioni. I dati recenti e gli indicatori confermano che la debolezza economica si è estesa alla prima parte dell’anno 2013. Guardando al futuro, le esportazioni dell’area dell’euro dovrebbero beneficiare di una ripresa della domanda globale e la nostra politica monetaria dovrebbe contribuire a sostenere la domanda interna. Inoltre, i miglioramenti nei mercati finanziari rilevati dalla scorsa estate dovrebbero farsi strada attraverso l’economia reale, nonostante le incertezze recenti. Questi aspetti combinati dovrebbero contribuire a stabilizzare l’attività economica nell’area dell’euro e portare ad una graduale ripresa nella seconda parte dell’anno. Allo stesso tempo, i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato, e le relative condizioni di credito restrittive, continueranno a pesare sull’attività economica.

Questa prospettiva economica resta soggetta a rischi al ribasso. I rischi includono la possibilità di una domanda interna ancora più debole del previsto e l’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nell’area dell’euro. Questi fattori hanno il potenziale per smorzare il miglioramento della fiducia e quindi di ritardare la ripresa.

Secondo la stima rapida dell’Eurostat, il tasso di inflazione HICP nell’area dell’euro è stato dell’ 1,7% a marzo 2013, in discesa dall’ 1.8% nel mese di febbraio. La flessione in atto dei tassi di inflazione riflette principalmente la componente energetica dell’indice dei prezzi. Guardando al futuro, l’andamento dei prezzi nel medio termine dovrebbe rimanere contenuto in un contesto di attività economica debole nell’area euro. Le aspettative di inflazione sono saldamente ancorate e in linea con la stabilità dei prezzi nel medio-lungo periodo.

I rischi per le prospettive sui prezzi continuano a essere sostanzialmente bilanciati nel medio periodo, con rischi al rialzo per aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, così come i prezzi del petrolio, e dei rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole del previsto.

Passando all’analisi monetaria, il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. Sui dodici mesi M3 è scesa al 3,1% nel mese di febbraio, in calo dal 3,5% di gennaio. Il tasso di crescita sui dodici mesi dell’aggregato monetario ristretto, M1, è aumentato al 7,0% nel mese di febbraio, dal 6,6% di gennaio. Allo stesso tempo, i depositi delle MFI in una serie di paesi sotto stress si è ulteriormente rafforzato nel mese di febbraio.

Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) a società non finanziarie e alle famiglie è rimasto sostanzialmente invariato nel mese di febbraio, a -1,4% e 0,4% rispettivamente. In larga misura, la dinamica debole dei prestiti rispecchia l’attuale fase del ciclo economico, l’intensificazione del rischio di credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Allo stesso tempo, le informazioni disponibili in materia di accesso ai finanziamenti delle società non finanziarie indicano condizioni del credito restrittive, in particolare per le piccole e medie imprese in diversi paesi dell’area dell’euro.

Al fine di garantire una trasmissione della politica monetaria adeguata alle condizioni di finanziamento dei paesi dell’area dell’euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi venga ulteriormente ridotta e venga rafforzata, ove necessario, la resilienza delle banche. Tuttavia, dalla scorsa estate sono stati compiuti notevoli progressi per migliorare il finanziamento delle banche, rafforzare la base interna dei depositi nei paesi stressati e per ridurre il ricorso all’Eurosistema, come si rileva dai rimborsi anticipati degli LTRO a 3 anni. Ulteriori passi decisivi per la creazione di una Unione bancaria aiuteranno a raggiungere questo obiettivo. In particolare, alla luce delle recenti esperienze, dobbiamo sottolineare che il futuro Meccanismo unico di vigilanza (SSM) e un Meccanismo unico di risoluzione (SRM) sono elementi cruciali per reintegrare il sistema bancario e, pertanto, richiedono una rapida attuazione.

In sintesi, tenendo conto della decisione di oggi, l’analisi economica indica che l’andamento dei prezzi dovrebbe restare in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. Un controllo incrociato con i segnali dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, i paesi dell’area dell’euro devono lavorare ancora sui loro sforzi per ridurre i disavanzi pubblici e continuare ad attuare le riforme strutturali, rafforzando così la sostenibilità di bilancio e la crescita economica. Le strategie politiche di bilancio devono essere integrate da riforme strutturali che favoriscano la crescita. Tali riforme dovrebbero essere ambiziose e di ampio respiro, e comprendere i mercati dei prodotti, comprese le industrie di rete, i mercati del lavoro e la modernizzazione della pubblica amministrazione. Per sostenere l’occupazione, la fissazione dei salari dovrebbe diventare più flessibile e più in linea con la produttività. Queste riforme aiuteranno i paesi nei loro sforzi per recuperare competitività, gettare le basi per una crescita sostenibile e favorire il ritorno della fiducia macroeconomica.

Siamo ora a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – Mr. Draghi, il mese scorso lei ha detto che alcuni membri del Governing Council avevano chiesto un taglio dei tassi o che ne avevate discusso. Mi chiedo se la richiesta di taglio è diventata ancora più forte questo mese.
Seconda domanda: il dibattito su possibili misure non-standard per aiutare le piccole e medie imprese (SMEs) nella periferia ad avere accesso al credito a prezzi adeguati, è stato davvero dominante durante l’incontro di questo mese? E forse ci può dare qualche idea di quali misure state meditando, in particolare se la BCE preferirebbe fare prestiti da sola o in tandem con i governi e, in caso ci siano rischi addizionali assunti dall’Eurosistema, se tali rischi sarebbero assunti dalla BCE o dalle Banche centrali nazionali.

Draghi – Sulla prima domanda: la discussione è stata estesa. Direi che, nel complesso, il consenso è stato di non toccare i tassi, per il momento. Ma risponderò più approfonditamente in occasione di domande successive.
Sull’altra questione, certamente abbiamo discusso anche di quelle misure. Ma mi lasci prima dire le cose che abbiamo già fatto. Come sapete, perchè l’ho detto diverse volte, le banche non prestano per mancanza di liquidità, oppure per mancanza di capitali o per avversione al rischio. Noi abbiamo affontato in pieno il primo problema, quello della liquidità, attraverso una varietà di strumenti – non solo, ma prevalentemente, tramite misure non-standard. Una di queste ha consentito alle banche di prestare alle imprese e usare tali prestiti come collaterale per ricevere ulteriori prestiti dalla BCE e dall’Eurosistema. Capita che questa misura abbia funzionato benissimo in alcuni paesi, ma non abbia funzionato per nulla in altri paesi. Quindi ora si tratta di capire perchè non ha funzionato in alcuni paesi della periferia. Cosa non è andato bene? Questo è un punto che dobbiamo comprendere.
Inoltre bisogna sempre tenere a mente cosa la BCE può fare e cosa non può fare. Non possiamo rimpiazzare la mancanza di capitale nel sistema bancario, mi pare evidente. Non possiamo compensare la mancanza di azione da parte dei governi – per esempio in alcuni paesi lo strumento più potente che i governi possono utilizzare per stimolare l’economia è pagare gli arretrati, che in alcuni paesi ammontano a diversi punti del PIL. La BCE non può sostituirsi ai governi su quel fronte. E la BCE non può sostituirsi ai governi nemmeno sul fronte delle riforme strutturali.
Infine, quando guardiamo alle misure prese da altri paesi, o da altre giurisdizioni monetarie – tenendo sempre a mente che il nostro set-up istituzionale è differente, quindi noi dobbiamo muoverci all’interno del nostro set-up – vediamo che non tutte le esperienze sono incoraggianti. Vediamo che alcuni di questi programmi che sono stati intrapresi hanno prodotto ben poca reazione sul fronte creditizio. In altri casi si trattava di programmi ritagliati per il loro specifico set-up: per esempio quando c’è una quote molto importante della intermediazione finanziaria che passa attraverso il mercato dei capitali, ci sono asset che la Banca Centrale può decidere di acquistare; questi asset hanno un prezzo, hanno un rating. Ma nell’eurozona solo una piccola parte del sistema di intermediazione passa per il mercato dei capitali, mentre una quota molto maggiore, circa l’80% passa per il sistema bancario. Quindi, nel caso specifico della area euro, tutte queste iniziative sono molto più difficili.
Lei ha giustamente accennato alla necessità che altri soggetti, come i Governi o speciali Agenzie come la EIB (European Investment Bank) giochino un ruolo in queste misure allo studio. E penso che sia molto giusto. Ma direi che anche le Banche Centrali Nazionali potrebbero giocare un ruolo. Quando guardiamo al rischio del credito, è molto chiaro che tutti questi attori hanno un ruolo da giocare. Quindi noi continueremo a riflettere a questa questione a 360 gradi e a studiare varie possibilità di azione, ma dovete considerare che sia il nostro specifico set-up, sia le esperienze di altri paesi, ci dicono che dobbiamo riflettere a fondo prima di poter uscire con qualcosa che sia insieme utile, fattibile e coerente con il nostro mandato.

2 – Proseguendo sulla sua risposta precedente, lei sembra parlare come uno che non ha più molti strumenti a disposizione o che non ha molta fiducia che, anche agendo sui tassi di interesse o sul fronte delle misure non standard, questo possa produrre molto di buono. Siete rimasti senza strumenti per aiutare l’economia? Sta solo ai governi o ad altri attori agire, oppure la gente può continuare a guardare alla BCE per qualche aiuto contro i trend deflazionistici o per aiutare l’economia?
Vorrei poi chiedere a proposito di Cipro. Può chiarire quale è o è stata la posizione della BCE sul primo piano per Cipro, quello che includeva un bail-in sui depositanti (assicurati)? Perchè non pare che la BCE non si sia opposta, o abbia sollevato pubblicamente obiezioni, inizialmente. Eravate d’accordo e cosa significa questo per i depositanti nell’eurozona in futuro?

Draghi – La prima domanda riguarda le misure sia standard che non-standard che la BCE può prendere.
Sulle misure standard: primo, lo ripeto, la debolezza dell’economia registrata nell’ultimo trimestre dello scorso anno si è estesa dentro al primo trimestre di quest’anno. Secondo: abbiamo ora la conferma che l’inflazione HICP si sta dirigendo ben sotto il 2%, nonostante una certa volatilità e certamente in dipendenza dei prezzi dell’energia e anche degli sviluppi del tasso di cambio. Terzo: vediamo ora che questa debolezza si sta estendendo a paesi dove non c’è il problema della frammentazione. Quarto: anche se sono ancora timidi, si vedono segni di riduzione della frammentazione, almeno dal lato dell’approvvigionamento di liquidità, anche nei paesi sotto stress – ora cominciamo a vedere segni di questo. La nostra politica monetaria rimarrà accomodante. Non dimenticate che l’EONIA, il tasso più a breve, è circa a 7 o 6 punti base adesso, che vuol dire quasi a zero. Ma, detto questo, noi valuteremo tutti i dati in arrivo e staremo pronti ad agire.
Per quanto riguarda le misure non-standard, vale quello che ho detto poco fa, e cioè che stiamo valutando vari strumenti e che teniamo presenti le esperienze di altri paesi su queste iniziative. Ovviamente, dobbiamo vedere quali di queste misure sono fattibili ed efficaci nel nostro specifico contesto istituzionale. Da un lato dovremo certamente basarci sull’entrata in gioco di altri attori e dall’altro il ruolo delle Banche Centrali Nazionali nel valutare la qualità dei crediti diventa importante, poichè si tratta di valutare la situazione del credito nazionale.
Su Cipro – mi aspetto molte altre domande su questo argomento, quindi adesso risponderò strettamente sul punto sollevato dalla sua domanda, e cioè qual è la posizione della BCE. La BCE aveva presentato una proposta in cui non era contemplato alcun bail-in dei depositanti garantiti. E questa era esattamente la stessa caratteristica delle altre proposte della Commissione e del FMI. Poi è partito un negoziato prolungato con le autorità cipriote presenti a quel meeting, il cui esito è stato ciò che sapete, e cioè un prelievo (levy) anche sui depositanti garantiti. Il che è stato come minimo poco intelligente (not smart, to say the least) ed è stato rapidamente corretto il giorno dopo in una teleconferenza dell’eurogruppo. Ma questo è ciò che è successo.

3 – Due domande. Prima: vorrei chiedere a proposito della Bank of Japan che ha annunciato un piano di easing radicale, stamattina. Lei pensa che sia un piano ragionevole e pensa che abbia un impatto sulla politica monetaria europea? Potrebbe indebolire troppo lo yen sull’euro, con un impatto anche sull’inflazione dell’eurozona e sull’export? E, in relazione a ciò, questo crea un vantaggio competitivo scorretto, sul tipo di quelli di cui ha parlato questa settimana il suo collega Benoît Coeuré? In definitiva, potrebbe portare a una gara al ribasso?
Seconda domanda: tornando ai tassi di interesse lei ha detto che siete pronti ad agire e che monitorerete molto attentamente tutte le informazioni in arrivo nelle prossime settimane. Significa che, se le informazioni nelle settimane a venire saranno simili a quelle attuali siete pronti a tagliare, o devono peggiorare ancora di più?

Draghi – La seconda domanda implicherebbe che facessimo quello che il mio predecessore era solito chiamare pre-impegnarsi (pre-commit) e noi non facciamo pre-impegni su questo oggi.
Sulla prima domanda: il tasso di cambio dell’euro non è un target della nostra politica monetaria, ma è importante per la crescita e per la stabilità dei prezzi. Noi teniamo conto degli sviluppi dei cambi, come degli sviluppi di altri fattori, nella formulazione delle nostre strategie di politica monetaria. Questo è quanto posso dire oggi.

… Se posso solo un breve seguito sul non-precommit: lei ha detto in precedenza che la vostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. Non è questo un qualche tipo di pre-commitment?

… Sì, ma ho detto che non ci pre-impegnamo sui tassi di interesse.

4 – Allargando la questione di Cipro. C’è stata una dichiarazione del capo dell’eurogruppo che dice “prenderemo questo bail-in come modello (template) per i casi futuri”. Mi domando quale sia la sua opinione su questo.
L’altra domanda è sulla instabilità in Italia. Pensa che stia avendo l’effetto di colpire la fiducia non solo nell’Italia ma anche nel resto della zona euro e nei nei mercati finanziari?

Draghi – Su Cipro. Anzitutto gli eventi a Cipro hanno semmai rinforzato la determinazione del Governing Council nel sostenere l’euro, assicurando la stabilità dei prezzi e agendo nei limiti del nostro mandato.
In secondo luogo, grazie all’OMT e a quello che ho chiamato “contagio positivo” nei mercati finanziari, intervenuto diversi mesi fa, ora siamo in grado di affrontare crisi serie, senza che diventino esistenziali o sistemiche. Inoltre si deve tenere presente che ci sono al momento ampi surplus di liquidità di 376 miliardi di euro. Per darvi un’idea di come i mercati hanno reagito agli eventi a Cipro: dati di oggi mostrano che i saldi Target2 continuano a ridursi e che poco meno del 50% dell’ammontare netto iniettato dagli LTRO è stato restituito – quindi tutti quelli che pensavano che fossero stati assunti rischi terribili tramite gli LTRO possono ora vedere che non era vero. Inoltre il caso Cipro ha dimostrato che noi siamo pronti ad agire all’interno del nostro mandato: quando il Governing Council ha fatto obiezione alla ELA (Emergency Liquidity Assistance) ha agito all’interno del suo mandato. Ha rifiutato di estendere l’ELA a banche non solventi e quindi non si è sostituito a quella che poteva essere una azione fiscale.
In terzo luogo, lasciatemi sottolineare in modo molto forte, ed efficace spero, che Cipro non è assolutamente un modello (template)! Sono assolutamente sicuro, tra l’altro non avendo avuto occasione di parlargli, che il presidente dell’eurogruppo è stato frainteso (misunderstood). Dopotutto il bail-out della banca olandese SNS Reaal (da lui gestito in quanto ministro olandese delle finanze – NdT), che ha comportato il bail-in dei soli azionisti e debitori junior per la somma di 4 miliardi di euro, era avvenuto solo pochi giorni prima. E anche questo non è un modello.
Vorrei ora condividere con voi alcune lezioni che abbiamo imparato da questa esperienza.
In primo luogo, l’entrata in vigore e l’implementazione del Meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM) è assolutamente essenziale. Non c’è modo migliore per prevenire queste crisi che far luce sulla situazione dei sistemi bancari nazionali attraverso questo tipo di vigilanza internazionale che sarebbe stato fornita dal SSM. Questo vale anche per i casi precedenti: per l’Irlanda, la Spagna, la Grecia e ora Cipro. Ogni ritardo su questo fronte è quindi estremamente deludente (extremely disappointing).
In secondo luogo, penso che dovremmo anche chiederci che cosa rende un bail-in un problema? Un bail-in di per sé non è un problema: è la mancanza di regole note ex ante a tutte le parti che rende un bail-in un evento disordinato. Ed è la mancanza di riserve (buffers) di capitale o altre attività bail-inable che possono rendere un salvataggio in un evento disordinato. L’esistenza di buffer di asset bail-inable è quindi essenziale. Nel caso di Cipro, una particolarità è il fatto che tali beni erano effettivamente piuttosto limitati rispetto alla dimensione degli asset delle banche. Inoltre, l’assenza di regole ex ante dà l’impressione di un approccio ad hoc. Il che in tali situazioni è inevitabile, in assenza di regole, perché ci sono differenze in termini di dimensioni – nel senso che la Spagna non è Cipro – e differenze nel tempo – nel senso che gli eventi in Irlanda e in Spagna hanno avuto luogo in tempi completamente diversi. Vi è quindi necessità di queste regole. La Commissione europea è il soggetto che scrive le regole, non altra gente. C’è una proposta di direttiva, attualmente in discussione in sede di Consiglio europeo e di Parlamento europeo, che specifica una gerarchia delle categorie di titolari di asset che potrebbero entrare nel bail-in. Il messaggio che vorrei mandare è che ci piacerebbe davvero vedere queste norme entrare in vigore, non nel 2018 o 2019, come è previsto, ma molto molto prima, ad esempio nel 2015.
Infine, vi è un urgente bisogno di un quadro europeo per la ristrutturazione, risoluzione, e ricapitalizzazione dei sistemi bancari. Queste sono le lezioni da trarre dalla vicenda di Cipro.
Per quanto riguarda la sua domanda sulla instabilità in Italia, non ho commenti.

5 – Sempre sul Meccanismo unico di risoluzione, non crede che gli stessi paesi, i paesi del nord d’Europa, che hanno ideato la soluzione bail-in per Cipro, saranno gli stessi che cercheranno di fermare questo meccanismo? Questo è il timore che c’è, per esempio, in Italia.
La mia seconda domanda è: molti giornali hanno parlato di una telefonata che lei ha avuto la scorsa settimana con il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano – che è stata confermata dal suo portavoce – e volevo sapere se ci può dire di che cosa avete parlato nel corso di tale telefonata e se qualcosa la preoccupa della situazione di stallo attuale in Italia?

Draghi – Sulla seconda domanda, la risposta è la stessa di prima. Non commento sull’Italia. Ho ricevuto una chiamata e ho risposto. Questo è ciò che gli esseri umani di solito fanno quando ricevono chiamate telefoniche: rispondono. E questo è tutto. Non c’è niente da dire su quello di cui abbiamo discusso e lo stesso vale per la situazione generale in Italia.
Sulla sua prima domanda, è chiaro che ci sono diversi punti di vista su questo punto e diverse inclinazioni sul mutualizzare potenziali perdite derivanti dai sistemi bancari. Ma anzitutto, il Meccanismo di supervisione unico (SSM) in realtà non richiede mutualizzazione delle perdite, per cui dovrebbe procedere rapidamente. Inoltre nemmeno la gran parte del framework di ristrutturazione e risoluzione richiede necessariamente mutualizzazione. Direi che l’aspetto difficile è coordinare le diverse leggi sul fallimento nelle diverse parti dell’area dell’euro. Quindi anche questo potrebbe andare avanti rapidamente. La Commissione europea ha fatto uno splendido lavoro su entrambi i temi, e il Consiglio è ora chiamato a firmare le due proposte, in modo che possano entrare in vigore il più presto possibile, perché abbiamo visto che sono cruciali per la stabilità.

6 – Mr. Draghi, lei ha detto nel suo intervento di apertura che la resilienza bancaria ha bisogno di essere rafforzata – essenzialmente ricapitalizzando le banche che ne hanno bisogno – e ha appena ricordato di nuovo le proposte della Commissione europea, ma questo è tutto ancora piuttosto lontano. Dato che sembra che ci sia un po’ questo orientamento in alcuni ambienti politici nel momento in cui, come lei dice, un bail-in non è una brutta cosa, le persone che depositano in banca soldi sopra il livello assicurato dovranno aspettarsi, sempre più, di vedere quei depositi entrare a far parte di un bail-in? E’ questo l’unico modo in cui si può affrontare la mancanza di capitale nelle banche?
In secondo luogo, dal momento che ne abbiamo parlato il mese scorso, volevo solo tornare sulle OMT e la loro documentazione legale. Quanto siamo vicini ad averla pronta? E, in terzo luogo, in relazione a ciò, se un paese ha improvvisamente bisogno di chiedere l’OMT, potrebbe ottenere la base giuridica pronta in tempo?

Draghi – La risposta alla terza domanda è sì, assolutamente. Sulla seconda domanda, è in lavorazione e verrà fuori quando è il momento, per cui non ci sono notizie su questo fronte.
Sulla prima domanda, c’è un ordine gerarchico: idealmente, i depositanti non assicurati dovrebbero essere l’ultima categoria toccata. Il progetto di direttiva della Commissione europea prevede esattamente questo. Non c’è, al momento, una specifica distinzione tra categorie di detentori di obbligazioni e depositi non assicurati nella proposta di direttiva, ma il punto è che, se si può evitarlo, i depositanti non assicurati non dovrebbero essere toccati. Quindi si dovrebbe arrivare a una situazione in cui le banche dovrebbero non solo essere adeguatamente controllate – per non diventare troppo grandi rispetto all’economia in cui risiedono – ma ci dovrebbe essere anche abbastanza buffer di capitale, o di altre obbligazioni, o di altri tipi di passività adatti al bail-in. Direi che, ingenerale, se si guardano i meccanismi di risoluzione delle altre giurisdizioni, non si vedono molte differenze.

… Se si va di nuovo ad un caso come Northern Rock, dove il loro problema era che facevano affidamento sul finanziamento all’ingrosso, e poi si guarda a Cipro, dove apparentemente facevano quasi esclusivamente affidamento sulla raccolta al dettaglio, le autorità di regolamentazione dovrebbero essere alla ricerca di bilanciare i due approcci e dire che le banche non dovrebbero essere troppo sbilanciate su un tipo particolare di finanziamento?

… Certamente. C’è anche un altro dettaglio che penso dovrebbe essere guardato. La Federal Deposit Insurance Corporation fa una distinzione esplicita tra i depositanti non assicurati che, in generale, non vengono toccati, e gli obbligazionisti. Penso che la stessa distinzione dovrebbe essere presente nel progetto di direttiva della Commissione europea. Credo che questo è un altro insegnamento che possiamo trarre da Cipro.

7 – Tornando alla situazione economica per un attimo, sembra che la ripresa sia rinviata continuamente. Alla gente viene detto che la situazione migliorerà, invece le cose vanno sempre peggio. La mia domanda sarebbe: c’è qualcosa che non va, probabilmente, nella nostra modellazione della situazione economica. Stiamo sottovalutando i moltiplicatori fiscali o ci sono altri fattori che probabilmente vanno male.
E una breve domanda su Cipro: alcune persone a Cipro e alcuni economisti ora stanno dicendo che per Cipro potrebbe stare meglio lasciando l’euro perché il suo sistema bancario è già stato distrutto e ci sono molte cose che possono andare storte. Come commenta suggerimenti come questo?

Draghi – Sulla seconda questione, direi è che ciò che è sbagliato nell’economia Cipro non smetterebbe di essere sbagliato se Cipro fosse fuori della zona euro. Il consolidamento del bilancio fiscale e la ristrutturazione del sistema bancario sarebbero necessari in ogni caso, che Cipro sia fuori o dentro. Essere “fuori” non significa che il Paese evita la necessità di un intervento. Ma uscire comporta molti rischi, grandi rischi. Il paese si troverebbe a dover portare avanti le riforme necessarie in un ambiente molto più difficile, fuori dall’euro. E’ qualcosa che non voglio approfondire ulteriormente, ma questa è la mia risposta immediata.
Sulla prima questione, no, non credo che i moltiplicatori fiscali siano stati sottovalutati. La domanda interna si è rivelata più debole del previsto, essenzialmente a causa della maggiore incertezza e della mancanza di fiducia. Questo è ciò che sta in realtà giocando un ruolo importante nella zona euro ora. Non dimenticate quello che è successo un anno fa e non dimenticare ciò che è accaduto da dopo la seconda parte del 2010 in avanti nel 2011. Abbiamo avuto diversi eventi che hanno interferito col funzionamento del sistema del credito. Abbiamo avuto il PSI in Grecia, abbiamo avuto lo stress test EBA, abbiamo avuto il rischio di ridenominazione e poi abbiamo avuto – cosa più importante – un’enorme quantità di obbligazioni bancarie in scadenza nel primo trimestre del 2012. Ne abbiamo discusso in altre occasioni: abbiamo avuto qualcosa come 230 miliardi di euro di obbligazioni bancarie in scadenza nel primo trimestre del 2012, più oltre 300 miliardi di euro in titoli di Stato in scadenza nello stesso periodo. E le banche, di fatto, hanno iniziato a restringere il credito molto prima di allora: è un dato di fatto che hanno iniziato a ridurre il credito, in particolare nella periferia, intorno alla metà del 2011. Così, ora stiamo vivendo le conseguenze di questo, e in cima a questo ci sono stati, naturalmente, gli effetti di contrazione a breve termine derivanti dal consolidamento fiscale intrapreso contemporaneamente da più paesi dell’area euro.

8 – Signor Presidente, vediamo in alcuni paesi europei – dopo le recenti decisioni su Cipro – discussioni circa banchieri centrali ‘non eletti’ che spingono i politici democraticamente eletti a misure che essi e i loro parlamenti non vogliono veramente. Questa discussione la tocca in qualche modo?

Draghi – La risposta è un deciso “no”, perché, se si guarda, ad esempio, il caso in questione – Cipro – noi abbiamo agito esattamente all’interno del nostro mandato. Avremmo agito politicamente se non l’avessimo fatto. Prima di tutto, ELA è di competenza della Banca centrale nazionale e non della BCE (che la autorizza soltanto – NdT). L’autorizzazione può essere prorogata solo per banche solventi e vitali. E si da il caso che, in assenza di un programma, queste banche non sarebbero state solventi e vitali. In quel momento il Consiglio direttivo ha valutato che non c’era nessun programma in atto, ed è per questo che doveva fare quello che ha fatto. In tutte le altre occasioni c’era un programma in atto. Quindi, quando le persone ci chiedono perché non lo abbiamo fatto in altre occasioni, la risposta è che quando c’è stato un programma in funzione, ciò ha portato il Consiglio direttivo a valutare le banche solventi e vitali. L’idea che stiamo agendo politicamente non è in realtà corretta. Abbiamo un mandato, che ci è stato dato dal legislatore, e stiamo agendo all’interno di tale mandato.

9 – Una domanda sull’Irlanda. Questa settimana sia la Troika che il FMI hanno fatto delle relazioni sull’Irlanda. Il FMI, in particolare, ha sottolineato il ruolo dell’ESM per aiutare la sostenibilità del debito irlandese. E in particolare Mr. Dijsselbloem ha detto che dopo la crisi di Cipro non prevedeva che l’ESM sarebbe stato utilizzato. Così mi chiedo quale sia il vostro punto di vista su questo e se c’è una posizione in merito alla richiesta di regolare la scadenza dei prestiti dei salvataggi irlandese e portoghese (ci dovrebbe essere una decisione la prossima settimana) e come si inserisce questo nel pieno ritorno ai mercati dell’Irlanda?

Draghi – Non sono sicuro di quale sia la domanda sull’ESM, l’uso potenziale del ESM?

... l’ESM per ricapitalizzare direttamente le banche in Irlanda (AIB e Bank of Ireland) …

Questa è una decisione che spetta esclusivamente alle autorità fiscali, all’Eurogruppo, non alla BCE. Detto questo, noi consideriamo positivamente qualsiasi misura che tagli il legame tra stati e banche. Il secondo punto era?

… l’adeguamento delle scadenze per i prestiti irlandesi e portoghesi. Anche in questo caso forse è un problema dell’Eurogruppo. Ma in termini di ritorno ai mercati, la Troika questa settimana nella relazione ha sollevato interrogativi circa certe cose per l’economia irlandese, per il settore bancario. Ci sono preoccupazioni dal suo punto di vista sul ritorno ai mercati da parte dell’Irlanda?

In altre occasioni ho definito cosa si intende per ritorno ai mercati. Il paese deve essere in grado di fare emisisoni su tutte le scadenze, in quantità consistenti e a una varietà di acquirenti, e sono state specificate anche le altre caratteristiche, che continuano ad applicarsi.

10 – Lei ha parlato di altre misure per sostenere l’economia. Ci può dire se ci sono delle specifiche misure che avete discusso?
E alcune persone criticano il fatto che voi siete in ritardo rispetto alle altre banche centrali nel sostegno dell’economia. Qual è la sua risposta a questa critica?

Draghi – Sul primo punto, ho detto prima che abbiamo discusso – e discutiamo sempre – una serie di misure. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che possiamo fare e di quello che non possiamo fare nel nostro assetto istituzionale. Sicuramente guarderemo le esperienze di altri paesi per vedere che misure fattibili, istituzionalmente accettabili ed efficaci possiamo intraprendere. Quindi, questo è ciò che posso dire in questo momento. Non è un problema banale, non è un’azione banale. Richiede molta riflessione e anche la partecipazione, come ho detto, di altri soggetti: i governi, le agenzie della EIB e di altri e delle banche centrali nazionali.
Sul punto del ritardo nel sostenere l’economia, vorrei ricordare quello che è stato, in certo senso, il nostro più potente strumento di politica monetaria fino ad ora: cioè le OMT. Con le OMT, i tassi di interesse su un titolo decennale è sceso dal 7,39% al 4,87% di oggi per la Spagna, e dal 6,45% al ​​4,52% per l’Italia, e in Germania i tassi di interesse sul decennale Bund sono passati da 1,25% a ​​1,46%, prima che l’attuale incertezza li portasse di nuovo giù. Quindi, l’impatto monetario dell’OMT è stato molto potente, non solo sui titoli sovrani, ma anche sugli spread delle obbligazioni societarie: prima dell’OMT gli spread sulle obbligazioni societarie con rating BBB dell’area dell’euro erano attestati a 216 punti base per le società non finanziarie e sono ora a 140 punti base. Per le società finanziarie erano a 637 punti base pre-OMT e sono ora 250 punti base. I prezzi delle azioni sono aumentati di qualcosa come il 20-30% in media. La volatilità è nuovamente diminuita di circa il 30%. E l’altra novità incoraggiante dai mercati finanziari è che la base di depositi ha continuato a rafforzarsi anche nei paesi stressati. Altro indicatore di un leggero calo nella frammentazione è che la dispersione nel tasso di crescita dei depositi – la dispersione tra i diversi paesi o deviazione standard – sta calando ed è di fatto la metà di quello che era pre-OMT. Quindi può vedere che tutto questo ha certamente dato un forte sostegno all’economia dell’area euro.

11 – Tornando a Cipro e alla prima proposta, lei ha detto che la BCE non voleva che i depositi sotto i € 100.000 fossero tassati, ma al tempo stesso che lo avete firmato e lo avete fatto andare al parlamento. Quindi la mia domanda è: avete commesso errori, e lo rifareste, o voi non lo avete firmato la prima volta?
La seconda domanda è sull’ELA (Emergency Liquidity Assistance). Questi prestiti forniti dalle Banche centrali nazionali a una particolare banca, sono crediti privilegiati rispetto ai depositi non garantiti e rispetto alle obbligazioni non garantite emesse da tale particolare banca?

Draghi – Ho già risposto alla prima domanda dicendo che quella (dell’Eurogruppo, cioè dei ministri delle finanze della zona euro, ai cui lavori la BCE partecipa senza farne parte e nelle cui decisioni non ha diritto di voto, tantomeno potere di veto – NdT) non è stata una mossa intelligente (not a smart move) ed è stata corretta il giorno seguente.
Per quanto riguarda la seconda domanda, non c’è niente sul mercato che dice che l’ELA è un credito privilegiato (senior), ma se si vuole rimanere controparte nelle operazioni della BCE in materia di politica monetaria, deve certamente essere trattata come tale.

12 – Cipro ha portato ad una discussione più generale sui modelli di business, in particolare in alcuni piccoli paesi dell’area dell’euro, ed è stato suggerito che questi paesi dovrebbero ridurre il loro settore finanziario, in quanto è troppo grande rispetto al loro PIL. lei è d’accordo con questo suggerimento o è, forse, dal suo punto di vista, una visione un po’ fuori moda, dato che ci stiamo dirigendo verso una unione bancaria con uno schema di risoluzione comune in cui la dimensione del settore finanziario in rapporto al PIL nazionale potrebbe essere meno rilevante rispetto al passato?

Draghi – Penso che sia una buona domanda. L’esperienza recente mostra che i paesi in cui il settore bancario è diverse volte più grande di quello dell’economia sono, in media, più vulnerabili. Gli shock finanziari hanno colpito questi paesi in modo più duro – semplicemente a causa della dimensione del loro settore bancario – rispetto ai paesi in cui il settore bancario è una componente più piccola dell’economia. Lo abbiamo visto in tutto il mondo, in realtà, a partire dal Regno Unito. Allora, che cosa fare? Beh, una via è ridurre le dimensioni, ma si possono fare anche altre cose. Devono gestire paese e sistema bancario in modo più conservativo di quanto si faccia normalmente. Vale a dire, non avere deficit di bilancio, mantenere riserve di capitale di grandi dimensioni o grandi buffer di asset bail-inable. Questo è il consiglio che si può dare. E’ molto difficile scegliere, ex ante, il modello di business: in realtà ci si rende conto che il modello di business del paese è sbagliato quando arriva una crisi. Ma penso che si dovrebbe imparare da quello che stiamo vivendo e seguire questo consiglio – vale a dire: gestire sia il paese che il sistema bancario in modo molto più prudente (quanto più il paese è piccolo).

13 – Posso chiedere se la sua indicazione di un ritorno agli strumenti convenzionali significa che in realtà siete a corto di opzioni alternative efficaci, in un momento in cui le prospettive macroeconomiche si stanno deteriorando?
Seconda domanda: può affrontare la percezione degli investitori e degli elettori europei, soprattutto in un anno elettorale in Germania, che lei è il capo de facto della zona euro e che il ‘dollaro si ferma presso la BCE’ (the buck stops with the ECB)?

Draghi – Permettetemi di rispondere prima alla seconda domanda. Se così fosse, non sarebbe una buona cosa. È un dato di fatto: una delle ragioni per cui l’OMT della BCE ha avuto successo è perché i governi hanno compiuto progressi significativi nel consolidamento fiscale e, in alcuni casi, anche nelle riforme strutturali. Inoltre il 2012 è stato un anno abbastanza straordinario in termini di progressi compiuti a livello di governance dell’area euro. Molte iniziative sono state avviate, quindi ‘il dollaro non si ferma presso la BCE’, ma abbiamo davvero una costruzione a tre pilastri – e tutti e tre sono essenziali. Ma certamente è importante che i progressi continuino, non si deve essere compiacenti e riposare sui successi del passato.
Scusi, la prima domanda era … ?

… se l’indicazione di un ritorno a strumenti più convenzionali significa che siete a corto di opzioni efficaci su fronti alternativi, in un momento in cui le prospettive macroeconomiche si stanno deteriorando

… Non è quello che ho detto. Stiamo pensando a 360 gradi per le misure sia standard che non-standard. Riconosco che la debolezza economica è perdurata anche nella prima parte di quest’anno. Ho detto che l’inflazione HICP si sta dirigendo ben al di sotto del 2%, e che rimarrà sotto il 2% anche il prossimo anno. Ho anche detto che la debolezza si sta ora diffondendo in paesi dove non c’è frammentazione, e che persino nei paesi sotto stress possiamo vedere alcuni segnali di diminuzione della frammentazione sul lato della raccolta. Quindi, detto questo, e dopo aver detto che la nostra politica monetaria resterà accomodante, secondo tutti gli standard, valuteremo tutti i dati in arrivo nelle prossime settimane e siamo pronti ad agire.

14 – Come seguito di una precedente domanda di un collega: c’è stato un cambio di guida alla Banca del Giappone e hanno avviato per citare alcuni responsabili – una “politica monetaria di dimensione diversa”. La mia domanda è: ha qualche preoccupazione per le potenziali ripercussioni derivanti dal fatto che molte delle principali Banche centrali sono contemporaneamente impegnate in costose politiche non convenzionali?

Draghi – Come ho detto prima, il tasso di cambio non è un nostro target, ma è importante per la crescita e per la stabilità dei prezzi. Lo prendiamo in considerazione nella nostra strategia di politica monetaria come uno dei tanti elementi da tenere sotto osservazione. Basta guardare quello che è successo al tasso di cambio negli ultimi due mesi: è andato su fino all’inizio di gennaio, che in un certo senso è stato il punto più alto del ritorno di fiducia nei confronti dell’euro dopo le OMT, e poi è sceso. Le ragioni di questi movimenti sono varie. Quindi noi guarderemo sempre il quadro completo. Ci sono molti, molti fattori diversi che influenzano il tasso di cambio. Inoltre, per quanto riguarda altri commenti sul tasso di cambio, vorrei fare riferimento alla dichiarazione del G20, che è stata firmata da tutti i governi, compreso quello del Giappone. Non c’è bisogno che vada a cercare vi rilegga quella dichiarazione di nuovo, perché credo di averlo già fatto due o tre volte.

15 – Mr. Draghi, ho un paio di domande da parte di lettori di Zero Hedge. Una è questa: poniamo che la situazione in Grecia o in Spagna si deteriori ancora di più e che questi paesi vogliano, o siano costretti a uscire dalla zona euro. C’è un piano in atto in modo che i mercati non collassino, o c’è un qualche tipo di struttura come una rete di sicurezza, in particolare nel settore dei derivati?
E la seconda domanda è: lei ha parlato prima dell’ELA. Cosa sarebbe successo dell’ELA a Cipro, circa 10 miliardi di euro, se il paese avesse deciso di lasciare la zona euro?

Draghi – Sta facendo domande così ipotetiche che non ho una risposta. Tuttavia, posso dare una risposta parziale: queste domande sono formulate da gente che sottovaluta enormemente ciò che l’euro è per gli europei e per i paesi dell’eurozona. Questa gente sottovaluta enormemente la quantità di capitale politico che è stato investito nell’euro. Quindi continua con domande del tipo “se l’euro si rompe” e “se un paese lascia l’area dell’euro domani”. Ma l’euro non è una porta girevole (sliding door), è una cosa molto importante: è un progetto nell’Unione europea. Quindi è tempo perso chiedere a gente come me “che cosa succederebbe se?”. Non c’è alcun piano B.
Inoltre, mi pare che la BCE abbia dimostrato la sua determinazione a combattere qualsiasi rischio ridenominazione, e l’OMTS, con le sue regole precise, è là per questo scopo. Questa è la risposta alla prima domanda.
La seconda domanda sull’ELA è di nuovo legata al “se Cipro lascia”: e non è quello che abbiamo in mente. Non c’è alcun piano B.

16 – Solo un’altra domanda su Cipro. Mr. Dijsselbloem ha detto che il coinvolgimento degli investitori privati ​​e dei risparmiatori privati oltre i centomila euro è stato un punto di svolta – nel senso di non coinvolgere più molto il denaro dei contribuenti – nella politica dell’Eurogruppo e che questo è supportato anche da Berlino. In primo luogo: è vero? E questo piano coincide in realtà con il progetto per il Meccanismo europeo di risoluzione della Commissione. Quindi, molto rumore su nulla?

Draghi – Ho già risposto a questa domanda. Cipro non è un modello, Cipro non è un punto di svolta nella politica dell’area euro. Abbiamo detto molte volte che la nostra decisione – e ho detto la stessa cosa quando ero presidente del Financial Stability Board – è di risolvere le banche senza utilizzare il denaro dei contribuenti e senza fare danni al sistema dei pagamenti. È per questo che dobbiamo avere un quadro di risoluzione pronto ad essere usato. Quindi, non è un punto di svolta: questo è esattamente il meccanismo di risoluzione che tutti gli altri paesi hanno e che l’area euro avrà. Pertanto, sono sicuro che il Mr. Dijsselbloem è stato frainteso. Tra l’altro, lo ha detto lui stesso (di essere stato frainteso).

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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Una risposta a “Conferenza stampa 4 aprile 2013

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