El-Erian: la rischiosa medicina delle Banche centrali

Sfilata di banchieri centrali al G7 dell'11 aprile 2008

Sfilata di banchieri centrali al G7 dell’11 aprile 2008

La ‘compagnia farmaceutica’ Banca Centrale ha proposto al mercato una medicina non testata
di Mohamed El-Erian
Business Insider, 5 aprile 2013

Per molte persone le banche centrali agiscono in modo misterioso. Eppure, queste istituzioni enigmatiche sono emerse come leader nella formulazione delle politiche economiche in tutto il mondo.
Più precisamente, le banche centrali sono state spinte in un ruolo che non hanno cercato e che sono le istituzioni meno adatte a realizzare. E il loro impatto è significativo. Basta vedere come la svolta a U della Banca del Giappone stia riallineando l’ordine gerarchico nei mercati, plasmando nuove narrazioni politiche, e facendo rivedere agli “esperti” molte delle loro priorità.
Non ci sono dubbi. Dalla sicurezza del vostro lavoro al benessere del vostro 401K, dalla sicurezza dei vostri risparmi finanziari al valore della vostra casa, le banche centrali vi stanno toccando in diversi modi. E questa realtà diventerà più intensa nei prossimi mesi. Ma il risultato finale è abbastanza incerto.
Qui ci sono alcune cose da ricordare:

  1. Pur essendosi già avventurate in profondità verso lo scomodo ignoto, le banche centrali trovano estremamente difficile fare un passo indietro. Se non altro, la tendenza è fare ancora di più.
  2. Quanto più a lungo ogni singola banca centrale rimane nella modalità sperimentale corrente, maggiore è la probabilità che le altre saranno costrette a fare lo stesso (anche se, in alcuni casi – soprattutto nei paesi in via di sviluppo – le condizioni interne non sono tali da giustificarlo).
  3. I banchieri centrali sentono di non avere altra scelta che usare strumenti contundenti e imperfetti. Come tali, essi sono i primi a sapere che la loro politica di iper-attivismo coinvolge un equilibrio molto delicato tra i “benefici, costi e rischi”.
  4. Finora, i risultati macroeconomici hanno regolarmente deluso, e non solo in termini assoluti ma anche rispetto alle aspettative dei banchieri centrali stessi.
  5. Mentre le banche centrali hanno avuto successo nel ridurre il rischio di eventi estremi dirompenti, non sono ancora riuscite a incidere su obiettivi come crescita e occupazione.
  6. Questa è ben lungi dall’essere la condizione migliore per le banche centrali. Nel processo, sono diventate ostaggio dell’inazione degli altri (USA) o di enormi pressioni politiche (Giappone).
  7. Nonostante tutto questo, le banche centrali sono diventate il ​​migliore amico dei mercati.
  8. Prezzi più elevati degli asset sono componente cruciale nel meccanismo di trasmissione che collega le politiche monetarie agli obiettivi economici finali. Quindi gli investitori sono stati condizionati a rispondere con entusiasmo allo stimolo della banca centrale.

Nel godersi la corsa su questa ondata di liquidità globale proveniente delle banche centrali, gli investitori non dovrebbero perdere di vista due elementi chiave:

  1. la scala e la portata crescente del danno collaterale e delle conseguenze non volute delle politiche monetarie non convenzionali, e,
  2. nel lungo termine, la domanda ancora senza risposta (ma cruciale) se i banchieri centrali avranno successo nel progettare un passaggio dalla “crescita assistita” alla “crescita vera” o se, invece, vedranno i loro esperimenti finire in lacrime.

Noi tutti vogliamo che le banche centrali ce la facciano a promuovere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. C’è molto in gioco, per le generazioni attuali e future.
Un tale successo consentirebbe inoltre la validazione degli attuali prezzi artificiali in molti segmenti di mercato come fondamentali dell’economia e delle società.
Ma se il successo risultasse inafferrabile, il tema d’investimento principale ruoterebbe improvvisamente: dai benefici di cavalcare le enormi ondate di liquidità all’urgenza di ridurre al minimo l’esposizione ai danni collaterali e sfruttare gli inevitabili overshoot del mercato.
Per chiudere, ricordate questa semplice analogia: le banche centrali in questi giorni sono come una società farmaceutica che si sente costretta a mettere sul mercato una medicina che non è stata clinicamente testata. Nell’entusiasmo di prendere la medicina, gli investitori dovrebbero concentrarsi non soltanto sul beneficio immediato e sulla sua durata, ma anche sul potenziale impatto a lungo termine degli effetti collaterali.

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