L’Unione Bancaria: ragioni, benefici e sfide

L’Unione Bancaria – una prospettiva europea: ragioni, benefici e sfide.
Discorso di Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo della BCE,
nel corso del seminario “Auf dem Weg zu mehr Stabilität – Dialog Ein über die der Ausgestaltung Bankenunion zwischen Wissenschaft und Praxis”, organizzato da Europolis e Wirtschaftswoche,
Berlino, 5 Aprile, 2013

Signore e Signori,

Vorrei concentrarmi su tre specifiche ragioni legate alla creazione di una Unione Bancaria Europea: primo, spezzare il nesso tra stati e banche e favorire la reintegrazione dei mercati finanziari; secondo, evitare pregiudizi nazionali in materia di vigilanza; terzo, ripristinare la corretta trasmissione della politica monetaria.

L’importanza di evitare che i problemi degli stati si diffondano alle banche (come in Grecia) e di prevenire la diffusione dei problemi delle banche agli stati (come in Irlanda e Cipro) è una lezione fondamentale da trarre dalla crisi. I salvataggi bancari in atto o prevedibili da parte dei governi nazionali, aumentano i costi di finanziamento per gli stati, ma aumentano allo stesso tempo anche i costi di finanziamento delle banche. Questo “circolo vizioso” (doom loop) mina gli sforzi nazionali per ristabilire la sostenibilità fiscale.

Inoltre, le pressioni crescenti nel mercati del finanziamento e del credito hanno portato ad una frammentazione su base nazionale del sistema bancario dell’area euro. I costi di finanziamento delle banche e i correlati oneri finanziari per i loro rispettivi stati sono aumentati, in particolare nelle economie periferiche. I paesi che perdono la fiducia dei mercati diventano progressivamente dipendenti da fonti nazionali di finanziamento, sono più soggetti a deflussi di capitali e meno reattivi alle misure di politica monetaria. La divergenza nelle condizioni della raccolta bancaria a livello nazionale a sua volta dà luogo a divergenze nelle condizioni del prestito. Condizioni creditizie per famiglie e imprese nella periferia sono diventate più ristrette di quello che dovrebbe avvenire in base alll’orientamento prevalente della politica monetaria. Ciò si traduce in una distribuzione inefficiente dei finanziamenti in tutta l’area dell’euro, e quindi ha un impatto negativo sulla crescita e sull’occupazione.

L’istituzione della Unione Bancaria (Banking Union) contribuirebbe a rompere questo feedback negativo tra stati e banche.

Un’autorità di vigilanza unica con una focalizzazione veramente europea potrebbe ricostruire la fiducia degli investitori e dei depositanti. Un supervisore centrale non sarà sospettato di consentire alle banche di nascondere titoli tossici (bad assets) in alcuni paesi. E un supervisore europeo non dipenderebbe dalla corrispondenza tra attività e perdite a livello nazionale, fatto che  aumenta la frammentazione.

Un meccanismo unico di risoluzione (Single Resolution Mechanism, SRM) – il necessario complemento del meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM) – eviterebbe l’aumento dei costi di finanziamento per i governi nazionali in caso di rischio di bail-out (salvataggio con costi che ricadono all’esterno) di banche, perché diventerebbe più comune risolvere le banche piuttosto che salvarle. Di conseguenza, il costo dovrebbe essere sostenuto dal settore privato, piuttosto che dal contribuente. Ogni residuo onere fiscale sugli stati sarebbe contenuto da uno scudo fiscale federale.

Il passaggio del controllo dal livello nazionale a quello europeo, in cui vengono perseguiti gli interessi sovranazionali, dovrebbero anche eliminare i pregiudizi nazionali e la connessa tolleranza della vigilanza che la crisi finanziaria ha portato alla ribalta. Col senno di poi, vediamo che in passato le autorità di vigilanza sono state spesso indulgenti nei confronti “campioni nazionali”, costretti dai loro mandati o da altre pressioni nazionali, o forse da entrambe le cose. Le autorità di vigilanza dovrebbero essere libere da pressioni e interessi locali; dovrebbero essere in grado di valutare in modo indipendente la situazione delle singole banche in un contesto sistemico.

Dal punto di vista della politica monetaria, l’Unione Bancaria può alleviare la politica monetaria di alcuni dei compiti svolti durante questa crisi, in particolare quello di riparazione e scavalcare un canale di trasmissione intasato. Una azione di vigilanza tempestiva limita la necessità di accedere ai finanziamenti delle banche centrali, compresa quelal relativa alle misure non-standard.

Motivazioni e benefici di affidare l’SSM alla BCE

Tutte queste ragioni sono state le forze trainanti per l’istituzione del SSM. Permettetemi ora di spendere un momento sulle ragioni per cui la BCE è stata incaricata di queste funzioni centralizzate di vigilanza.

Prima di tutto, ci sono motivi legali. Considerata la necessità di istituire il SSM rapidamente, ricorrere a una modifica del Trattato, che avrebbe rischiesto diversi anni, non era un’opzione praticabile. L’articolo 127 (6) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevede che il Consiglio all’unanimità possa “conferire alla Banca Centrale Europea compiti specifici in tema di politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi.” (questo articolo è stato quindi assunto come base legale per la creazione del SSM all’interno della BCE – NdT). Ma una modifica del trattato in futuro non dovrebbe essere esclusa.

In secondo luogo, la decisione è stata guidata da ragioni pratiche. Nel corso degli anni, la BCE ha sviluppato un know-how unico nell’analisi delle istituzioni e dei mercati finanziari. In altre parole, la BCE ha i mezzi e, in collaborazione con le autorità di vigilanza nazionali che in molti casi coincidono con le banche centrali nazionali, la capacità tecnica per svolgere questo complesso compito. Inoltre, la maggior parte delle banche centrali nazionali ha già competenze prudenziali.

Principi chiave per l’attuazione del SSM

Permettetemi ora di descrivere come funzionerà l’SSM.

Una delle condizioni per il successo del SSM è che garantisce una prospettiva veramente europea. E’ un mito che banche o strutture bancarie politicamente protette o “campioni nazionali” siano  nell’interesse dei rispettivi contribuenti. Quindi l’eliminazione del potenziale pregiudizio nazionale è cruciale.

L’attuazione della dimensione europea dipende da diversi elementi. Il primo è la definizione dell’ambito appropriato delle giurisdizioni partecipanti. L’istituzione del SSM porterà sotto la supervisione della BCE tutte le banche con sede nell’area dell’euro, e gli istituti di credito con sede negli Stati membri entrati in una stretta collaborazione con la BCE. Questo crea parità di condizioni (level playing field).

Mentre le banche più importanti cadranno sotto la supervisione diretta della BCE, le banche meno significative, pur rimanendo sotto la supervisione nazionale, non saranno escluse dalla portata di vigilanza della BCE.

  1. Le autorità nazionali dovranno attenersi a prescrizioni, linee guida e istruzioni generali della BCE, e saranno soggette al più ampio mandato di vigilanza della BCE sul funzionamento del SSM.
  2. Per garantire l’applicazione coerente delle norme di vigilanza, la BCE può decidere in qualsiasi momento di esercitare una vigilanza diretta sugli istituti di credito meno significativi.
  3. La possibilità per gli stati non-membri della zona euro di aderire al SSM sottolinea la sua dimensione di livello UE. Ciò implica, inoltre, che dovranno rispettare linee guida e istruzioni emesse dalla BCE.

Il progetto previsto per il SSM si basa sulla costruzione di un centro forte, sostenuto da una ripartizione adeguata dei compiti tra centro e periferia.

La responsabilità e il potere decisionale per il funzionamento complessivo del sistema sarà in capo alla BCE. La sua operatività efficiente, tuttavia, dipenderà dalle autorità nazionali competenti, le cui competenze e la cui vicinanza ai soggetti vigilati sono essenziali per garantire che nessun aspetto sia trascurato. Anche nel caso delle banche direttamente sotto la supervisione della BCE, gli esperti delle autorità nazionali saranno coinvolti nelle ispezioni in loco. Queste ed altre operazioni dovrebbero svolgersi nel quadro di squadre di vigilanza congiunti, guidati da esperti della BCE.

Il conferimento dei compiti di vigilanza alla Banca Centrale rispecchia il consenso prevalente in molte giurisdizioni. La crisi ha di fatto rafforzato questa tendenza ad attribuire alle banche centrali la  responsabilità della supervisione, beneficiando delle sinergie tra politica monetaria e vigilanza. Queste includono: in primo luogo i potenziali benefici della condivisione delle informazioni per quanto riguarda la politica monetaria, la supervisione delle banche e la sorveglianza dei sistemi di pagamento. In secondo luogo, le banche centrali possono ricorrere alle loro competenze in materia di analisi di stabilità finanziaria. In terzo luogo, l’indipendenza istituzionale delle banche centrali, con regole ben definite di responsabilità (accountability), può contribuire positivamente allo svolgimento efficace delle politiche di stabilità finanziaria. Istituzioni e fora internazionali come il FMI (Fondo monetario internazionale) o il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria nei suoi Principi fondamentali per un’efficace vigilanza bancaria, sottolineano chiaramente i vantaggi di un supervisore indipendente.

Anche se l’esercizio della vigilanza sarà un compito nuovo per la BCE, essa ha a portata di mano una grande esperienza in materia di stabilità macroeconomica e finanziaria. Pur salvaguardando i potenziali conflitti di interesse tra funzione monetaria e funzione di vigilanza, i benefici della combinazione di queste due attività in un unico istituto sono evidenti e vanno sfruttati.

L’accesso alla capacità di analisi esistente assicurerà input di alta qualità per i processi decisionali della sorveglianza e migliorerà l’efficacia del SSM. Il controllo efficace non è un pasto gratis; sarà necessaria una tassazione sulle banche. Tuttavia ci saranno guadagni in efficienza derivanti dall’evitare la duplicazione dei servizi che forniscono input per entrambi i compiti, quindi il peso dei costi per il settore finanziario sarà contenuto.

Nonostante le potenziali sinergie, si presume che il doppio ruolo di banca centrale e autorità di vigilanza implichi potenziali conflitti di interesse. Anche se politica monetaria e misure di stabilità finanziaria vanno in genere nella stessa direzione, dobbiamo prendere sul serio queste preoccupazioni per per mantenere alta la  credibilità. In particolare, si mette in guardia contro: (i) il rischio che la vigilanza sia troppo tollerante quando la banca centrale è anche il fornitore di liquidità, (ii) il rischio per la reputazione che potrebbe derivare dal potenziale conflitto di interessi tra i due settori di attività della BCE, e (iii) i rischi legali, che meritano un attento esame e di cui parlerò più intensamente.

Dal punto di vista istituzionale, il Regolamento del SSM offre garanzie specifiche contro i conflitti d’interessi, dato che sancisce il Principio della separazione tra politica monetaria e funzione di vigilanza. Ciò si riflette nell’importante ruoto attribuito al Comitato di Supervisione (Supervisory Board) rispetto al Consiglio direttivo (Governing Council) della BCE. Inoltre, le deliberazioni del Consiglio direttivo in materia di vigilanza saranno strettamente separate, con ordini del giorno e incontri separati. Il processo decisionale previsto per le decisioni di vigilanza dovrebbe attenuare ogni rischio di tolleranza della vigilanza: l’effettivo potere decisionale in tema di vigilanza resta all’interno del Comitato di Supervisione e il Consiglio direttivo dovrebbe in definitiva avere solo il potere di respingere le decisioni concordate.

La combinazione delle due funzioni in una unica istituzione dà garanzie di riduzione del rischio reputazionale. A volte è inevitabile che nell’esercizio delle funzioni di vigilanza siano fatti errori, ad esempio, quando il supervisore a che fare con comportamenti fraudolenti. Dalla prospettiva del rischio reputazionale, la suddetta appropriata separazione delle due funzioni è quindi particolarmente importante. E’ fondamentale, per esempio, accoppiare la separazione interna tra funzioni di vigilanza e monetarie con una dimensione esterna, rafforzando la percezione dal di fuori di una chiara separazione in termini di operazioni e responsabilità.

Questi rischi possono essere contenuti con successo con un appropriato set-up istituzionale e organizzativo. Più cautela è necessaria sui rischi legali derivanti dalla Proposta di regolamento (draft regulation) attualmente sul tavolo.

Vi faccio alcuni esempi: sotto il compromesso a tre, la nomina del Vice-Presidente del Comitato di Supervisione (Vice-Chair of the Supervisory Board) richiede l’approvazione da parte del Parlamento europeo, nonché una decisione di attuazione da parte del Consiglio europeo. Mentre il Presidente del Comitato di Supervisione (Chair of the Supervisory Board) non appartiene necessariamente ad un organo indipendente dell’UE, la Proposta di regolamento (draft regulation) per il SSM prevede che il Vice-Presidente sia scelto dal Consiglio direttivo (Governing Council – 23 membri: i 6 membri dell’Executive Board e i 17 Governatori delle Banche centrali dell’area euro – NdT) della BCE tra i membri del Comitato esecutivo (Executive Board – 6 membri) della BCE. Lo stesso vale per le procedure di licenziamento per presidente e vicepresidente del Comitato di Supervisione (Supervisory Board).

Poiché tale disposizione può oltrepassare la linea rossa della indipendenza statutaria della BCE, e del Comitato esecutivo e dei suoi membri, può essere legalmente contestata e comportare un rischio di reputazione se il SSM fosse oggetto di controversia.

Il previsto de facto diritto di veto del Parlamento europeo rispetto alla proposta di nomina di un membro del Comitato esecutivo della BCE sembra inopportuno, dato che un veto potrebbe essere basato sulle seguenti considerazioni:

  1. Il precedente track-record del membro in materia di politica monetaria o di altri compiti basilari della BCE. Questo  equivarrebbe a un intervento politico su compiti attribuiti in modo esclusivo e indipendente alla BCE.
  2. Le opinioni del membro sulle modalità della vigilanza. Questo condizionerebbe la discrezionalità del membro nella sua attività di vigilanza, contro il principio di indipendenza operativa della vigilanza.
  3. Una qualche ragione che comporti una discriminazione vietata ai sensi del Trattato e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Inoltre, vi è già un equilibrio istituzionale nel procedimento di nomina dei membri del Comitato esecutivo (Executive Board), in cui il Parlamento europeo esprime la sua opinione sui candidati designati. Tale equilibrio istituzionale potrebbe essere disturbato dal nuovo diritto di veto. Stranamente, mentre per i compiti primari della BCE il Parlamento semplicemente esprime un’opinione, ha invece un potere di veto per l’attività secondaria – relativa ad una persona già passata al vaglio del Parlamento quando nominata al Comitato esecutivo (e quindi al Consiglio direttivo) e che è nominata dal Consiglio direttivo ad una posizione aggiuntiva in un corpo interno della BCE.

Inoltre, il rifiuto o la revoca da parte del Parlamento di un membro del Comitato esecutivo della BCE, nominato dal Consiglio direttivo al Comitato di Sorveglianza, in concreto minerebbe la posizione di tale  membro negli organi decisionali della BCE, istituzionalizzando potenziali conflitti tra la BCE e il Parlamento. Questo potrebbe portare a interferenze politiche sulla BCE, in contraddizione con il concetto di indipendenza della banca centrale inscritto nel Trattato di Maastricht. Potrebbe anche creare un problema di reputazione e credibilità per il membro del Comitato esecutivo interessato e per Comitato esecutivo nel suo complesso.

Un veto esterno pregiudicherebbe la capacità autonoma del Comitato esecutivo di organizzare la sua ripartizione interna di compiti. In tal modo mette in serio pericolo il funzionamento indipendente del Comitato esecutivo. L’articolo 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 7 dello statuto del ESCB e della BCE richiede alle istituzioni dell’UE di impegnarsi a “non cercare di influenzare i membri del organi decisionali della Banca Centrale Europea“. Potrebbe anche creare dinamiche competitive, all’interno e all’esterno, tra i membri del Comitato esecutivo, minandone la collegialità.

Complementare al SSM: il meccanismo di risoluzione unico (SRM)

Affinché funzioni in modo efficace, l’SSM deve essere integrato con un Meccanismo unico di risoluzione (Single Resolution Mechanism, SRM) per gestire le banche non vitali (non-viable). E’ cruciale che il framework del SRM sia in vigore una volta che l’SSM diventa operativo. In caso contrario, c’è il rischio di favorire una supervisione troppo tollerante, basato sulle aspettative di concessione di liquidità da parte della banca centrale. Sarebbe un errore pensare che non ci saranno più banche in difficoltà una volta che il SSM sia in vigore e la responsabilità di supervisione sia trasferita alla BCE. Quindi un meccanismo di risoluzione deve essere messo in funzione per garantire che le banche non-viable siano chiuse e liquidate.

Come nel caso della supervisione, una dimensione europea è di fondamentale importanza per l’efficacia della risoluzione. Dovrebbe proteggere il processo decisionale in modo da renderlo tempestivo e imparziale rispetto a pregiudizi nazionali. Il mandato istituzionale del SRM dovrebbe garantire che le banche non vengono mantenute a spese dei contribuenti. L’era in cui è stata possibile la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite dovrebbe appartenere al passato. In un’economia di mercato, le istituzioni non possono essere protette da un’uscita dal mercato. Ma per evitare conseguenze indesiderate, questo deve comunque avvenire in modo ordinato e senza pregiudizi (bias) nazionali.

Il set-up del SRM dipende dalla rapida adozione della Direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive), che contiene un insieme armonizzato di strumenti per i poteri di risoluzione. Il SRM dovrebbe quindi poter contare sulle misure di risoluzione indicate in questa Direttiva, che fornirà un solido quadro per un’azione di risoluzione tempestiva e coordinata, in particolare in caso di banche transfrontaliere (cross-border banks).

Il quadro del SRM deve ancora essere definito e una proposta della Commissione dovrebbe essere presentata entro la fine del 2013. Vorrei delineare quali dovrebbero essere le caratteristiche principali del SRM.

Al fine di prevenire potenziali conflitti di obiettivi, questo meccanismo non dovrebbe in nessun caso essere collocato nella BCE. La sua portata istituzionale e geografica, tuttavia, dovrebbe replicare quella del SSM. La responsabilità ultima del SRM dovrebbe essere collocata in una Autorità unica di Risoluzione (Single Resolution Authority), incaricata di governare la risoluzione delle banche e di  coordinare l’applicazione degli strumenti di risoluzione. Per quanto riguarda l’ambito giurisdizionale, l’SRM in linea di principio dovrebbe avere il potere e l’autorità di risolvere tutte le banche che ricadono nell’ambito della supervisione del SSM.

Il finanziamento è uno degli aspetti più critici della risoluzione. Per essere credibile, il nuovo framework dovrebbe contare su risorse finanziarie sufficienti. Non sto parlando di salvataggi con i soldi dei contribuenti, ma piuttosto di minimizzare l’impiego di denaro pubblico. Per raggiungere questo obiettivo, i seguenti meccanismi dovrebbero essere messi in atto.

  1. Dovrebbero essere pienamente sfruttate la svalutazione degli strumenti di capitale e l’uso degli asset dei creditori.
  2. Dovrebbe essere costituito un Fondo europeo di risoluzione (European Resolution Fund) per fornire finanziamenti supplementari, se necessario. Dovrebbe essere finanziato da contributi ex ante, basati sui rischi, provenienti da tutte le banche che rientrano nell’ambito della giurisdizione SRM.
  3. Come ultima risorsa, se le risorse del Fondo europeo di risoluzione non sono sufficienti, i fondi potrebbero essere tratti da uno scudo comunitario. Tuttavia ogni  sostegno di tipo fiscale al SRM dovrebbe essere in forma di credito al Fondo europeo di risoluzione da rimporsare ex post. A tal fine, il Fondo europeo di risoluzione dovrebbe avere il potere di imporre prelievi supplementari sulle banche sottoposte alla giurisdizione del SRM. Questo dovrebbe garantire che il meccanismo sia fiscalmente neutrale nel medio termine. L’attività di risoluzione potrebbe forse richiedere l’uso temporaneo di denaro pubblico quando il Fondo di risoluzione non disponesse di risorse sufficienti, per esempio, per capitalizzare una banca-ponte da  vendere poi al settore privato, recuperando il capitale in questione. L’esistenza di questo scudo finanziario può essere considerata parte integrante di una Unione Bancaria completa, tenendo conto anche della possibilità che l’ESM ricapitalizzi  direttamente le banche. Una rete a maglie larghe per il coordinamento dei fondi nazionali indebolirebbe il SSM. Il suo mandato deve andare al di là dell’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA), che coordina le autorità di vigilanza nazionali.

Il calendario di attuazione

La BCE ha intensificato i lavori preparatori per l’istituzione del SSM in stretta collaborazione con le autorità di vigilanza nazionali. I preparativi sono guidati da un Gruppo ad alto livello (High-Level Group), presieduto dal presidente della BCE, che discute le principali linee strategiche. A livello tecnico, una Task Force per la Vigilanza (Task Force on Supervision) sta conducendo i lavori preparatori. Entrambi questi gruppi comprendono rappresentanti di ciascuna Autorità nazionale competente (NCA). Inoltre, per favorire la comunicazione e la cooperazione all’interno del sistema, è stato creato tra la BCE e le autorità nazionali, un Team di progetto (Project Team) ristretto, composto da manager provenienti dalle aree della vigilanza e della stabilità finanziaria. Il lavoro tecnico è organizzato in cinque flussi di lavoro, focalizzati su: una prima mappatura del sistema bancario dell’area dell’euro, gli aspetti giuridici, lo sviluppo di un modello di vigilanza, il coordinamento della valutazione complessiva degli istituti di credito, e la preparazione di un futuro Modello di Report per le segnalazioni della vigilanza del SSM.

L’istituzione formale del Comitato di Supervisione (Supervisory Board) avverrà poco dopo questi preparativi e segnerà l’inizio di un periodo di transizione di circa un anno, al termine del quale il SSM diventa operativo. Durante questo periodo di transizione, il Comitato di Supervisione adotterà progetti di decisione su una serie di atti giuridici e deciderà anche le principali questioni organizzative. Dato che la maggior parte di questi processi può avviarsi formalmente solo dopo che il Regolamento del SSM sarà entrato in vigore, un ritardo nella sua adozione costituirebbe un rischio per l’avvio tempestivo delle attività del SSM a metà 2014.

Conclusione

Per concludere: l’istituzione del SSM deve essere vista in una prospettiva più ampia. Il SSM è un elemento chiave dell’Unione bancaria europea, ed è incorporato nel processo di integrazione europea. Tra i risultati conseguiti sul cammino verso una Unione fiscale ed economica in Europa, dovremmo raccogliere i frutti delle recenti dinamiche di riforma istituzionale con la costruzione della Unione Bancaria, piuttosto che premere sul freno. I legami economici più stretti richiederanno in definitiva adeguamenti istituzionali, al fine di garantire che il trasferimento di sovranità sia accompagnato da rendiconto democratico (democratic accountability). Ciò coinvolge il Parlamento europeo e la Commissione europea e richiederà adattamenti dei Trattati. Questo è il prezzo per il buon funzionamento dell’Unione monetaria, in cui la BCE si concentra sulla stabilità dei prezzi, garantendo nel contempo che questioni legate alla stabilità finanziaria non ostacolino il suo obiettivo primario.

Per la BCE, e per le più stagionate autorità che svolgono mansioni di vigilanza degli Stati membri, il nuovo meccanismo di supervisione nuovo rappresenterà un cambiamento di rotta (sea-change), una “nuova frontiera”, paragonabile per molti versi a quello della creazione di una nuova moneta e di una nuova Banca centrale avvenuto prima dell’inizio di questo secolo.

La BCE è acutamente consapevole di questo e di conseguenza pone un’attenzione enorme sulla attenta, ma efficiente, esecuzione dei lavori preparatori, attingendo a tutte le fonti disponibili di competenza, sia interne che esterne.

Tuttavia un ritardo nell’adozione definitiva del Regolamento del SSM non può essere esclusa, perché l’accordo preliminare tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio, dal 19 marzo 2013 è in fase di ulteriore rinegoziazione a seguito di una nuova richiesta. Questo costituisce un rischio per l’avvio tempestivo delle attività del SSM prevista per la metà del 2014 e genera incertezza giuridica. Una politica di procrastinamento invierebbe segnali sbagliati. Sia il SSM che il SRM sono i mattoni-base per reintegrare il  paesaggio bancario europeo. Quindi devono essere attuati rapidamente e con decisione.


Fonte: Sito BCE

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2 risposte a “L’Unione Bancaria: ragioni, benefici e sfide

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