Finanziare le PMI

Finanziamento delle PMI, innovazione e regolazione dei mercati
Discorso di Benoît Coeuré, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Eurofi High Level Seminar, organizzato in collaborazione con la Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea,
Contributo alla Sessione plenaria 11: Le sfide e le possibilità di diversificare il finanziamento delle imprese e delle PMI dell’UE,
Dublino, 11 aprile 2013

Perché le PMI sono speciali

Le piccole e medie imprese (PMI) sono speciali. [1] Sono la spina dorsale dell’economia dell’eurozona: costituiscono circa il 98% di tutte le imprese, impiegano circa tre quarti dei lavoratori, e generano circa il 60% del valore aggiunto dell’eurozona. [2] Queste cifre sono ancora più elevate nelle aree maggiormente colpite dalla crisi.

Le PMI sono anche particolari nella loro struttura di finanziamento. Per il loro finanziamento esterno esse si rivolgono alle banche più spesso di quanto facciano le grandi imprese, ma, allo stesso tempo, generalmente rischiano di avere più difficoltà ad ottenere fondi. Ci sono motivi strutturali per cui questo avviene: le PMI sono più opache e le loro capacità di fare impresa sono più difficili da valutare, perché i loro bilanci offrono meno informazioni e le loro storie di credito sono generalmente più brevi. A queste caratteristiche si aggiungono i maggiori costi fissi di valutazione esterna e monitoraggio. Tutto questo si traduce per le PMI in costi di transazione più elevati, in particolare per quelli derivanti da asimmetrie informative.

E’ quindi in qualche misura inevitabile che, durante le recessioni economiche, le fonti di credito per le piccole imprese tendano a prosciugarsi più rapidamente che per le grandi imprese, ostacolando in misura maggiore le loro attività e i loro investimenti. [3] E questo è effettivamente avvenuto durante la crisi dell’eurozona. Il merito di credito e la salute finanziaria delle PMI sono peggiorati in modo più marcato rispetto a quelli delle grandi imprese, e il lungo periodo di debolezza economica ha esacerbato i loro problemi di asimmetria informativa. Le statistiche attualmente disponibili non forniscono hard data tempestivi e ad alta frequenza sulla posizione patrimoniale di un insieme rappresentativo di PMI per l’area euro. Tuttavia, sulla base delle informazioni fornite dal sondaggio della BCE (the Survey on Access to Finance of Enterprises, SAFE), vediamo che i profitti, le riserve di liquidità e i capitali propri delle PMI hanno avuto andamenti meno favorevoli di quelli delle grandi imprese durante la crisi [4] (Grafici 1 e 2).

Comparazione tra PMI e grandi imprese. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) - Grafico 1

Comparazione tra PMI e grandi imprese. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) – Grafico 1

Comparazione tra PMI e grandi imprese. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) - Grafico 2

Comparazione tra PMI e grandi imprese. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) – Grafico 2

Dal punto di vista della gestione del rischio da parte delle banche commerciali, può quindi essere in parte comprensibile che le banche adottino un approccio più selettivo nella fornitura di credito in un periodo di recessione, per preservare la qualità degli asset dei loro bilanci. Ma, in genere, la stretta creditizia attualmente appare molto dura per le PMI, perché le banche le considerano a più alta probabilità di insolvenza rispetto alle grandi imprese, e perché le PMI spesso non sono in grado di passare dal credito bancario ad altre fonti di finanziamento esterno.

Di conseguenza, le PMI, rispetto alle imprese di grandi dimensioni, hanno più probabilità di essere colpite dall’eccessiva avversione al rischio delle banche e quindi dal razionamento del credito. E la difficoltà di ottenere credito, che influenza non solo la loro ordinaria amministrazione ma anche la loro capacità di crescere, può facilmente trasformare i problemi di liquidità in rischio di insolvenza.

Per illustrare questo punto, due fatti sono degni di nota. In primo luogo, le PMI tendono ad affrontare costi più elevati per i finanziamenti bancari. Un semplice confronto tra prestiti di piccole dimensioni (tipici per le PMI) e prestiti di grandi dimensioni (tipici per le grandi imprese) mostra che nell’eurozona le PMI hanno pagato in media intorno a 160 punti base in più rispetto alle grandi imprese negli ultimi sei mesi fino al gennaio 2013. [5] Ma c’è anche una sostanziale divergenza tra i paesi dell’area euro, peggiorata dall’inizio della crisi finanziaria (Grafico 3). Per esempio, nello stesso periodo, lo spread era di circa 50 punti base per le PMI in Austria e Belgio, ma di 261 in Spagna e 174 in Irlanda. Giusto per mettere questo in una prospettiva “storica”: tra il 2003 e il 2008 lo stesso valore distribuito è stato di 84 punti base nell’area euro, 79 punti base in Spagna e 44 punti base in Irlanda.

Spread tra i tassi di interesse dei prestiti alle imprese piccole e grandi in diversi paesi dell'eurozona. Source: ECB (MIR statistics) - Grafico 3

Spread tra i tassi di interesse dei prestiti alle imprese piccole e grandi in diversi paesi dell’eurozona. Source: ECB (MIR statistics) – Grafico 3

Il secondo fatto da menzionare sono le percentuali più elevate di rigetto delle domande di prestito delle PMI, come mostra il sondaggio della BCE (Grafico 4). Le PMI stanno regolarmente segnalando più ostacoli al finanziamento rispetto alle grandi imprese nei paesi euro più importanti (tranne in Irlanda, dove le imprese segnalano forti limitazioni nel credito indipendentemente dalle loro dimensioni). Questo appare, almeno in parte, correlato alla loro posizione finanziaria. In effetti, quando si collegano le informazioni sullo stato di salute finanziaria delle PMI con gli ostacoli di finanziamento che incontrano, si scopre che le imprese nei paesi con maggiore indebitamento e oneri da  interessi, nonché minori profitti, tendono ad essere più colpite dagli ostacoli al finanziamento delle PMI in altri paesi dell’area euro (Grafico 5).

Ostacoli al finanziamento delle PMI dell'eurozona. Fonte: ECB SME access to finance survey (SAFE) - Grafico 4

Ostacoli al finanziamento delle PMI dell’eurozona. Fonte: ECB SME access to finance survey (SAFE) – Grafico 4

Ostacoli al finanziamento riportati dalle grandi imprese nell'eurozona. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) - Grafico 5

Ostacoli al finanziamento riportati dalle grandi imprese nell’eurozona. Source: ECB SME access to finance survey (SAFE) – Grafico 5

Tuttavia, è importante notare che, in combinazione con le restrizioni al credito, diversi altri fattori influenzano l’ambiente in cui le PMI operano. Per esempio, esse sono più colpite da recessioni economiche e da rigidità strutturali, cioè da: mancanza di domanda dei loro prodotti, prezzi di ingresso alti, regolazioni sfavorevoli, oneri amministrativi pesanti, mercati del lavoro e dei prodotti non flessibili, ecc. Dal momento che tali fattori differiscono tra i diversi paesi, anche i costi di finanziamento delle PMI inevitabilmente variano all’interno dell’area euro. E, ovviamente, l’Eurosistema (il sistema delle Banche centrali dell’area euro) non può influenzare questi fattori.

Nei periodi di vincoli rigidi per il credito bancario, un elemento di sollievo è la capacità delle imprese di sostituire il credito bancario con fonti alternative di finanziamento. Dallo scoppio della crisi finanziaria, il finanziamento interno e il finanziamento esterno diverso dai prestiti bancari, in linea generale, sono aumentati di importanza rispetto ai prestiti bancari. A seconda del contesto finanziario, gli effetti di sostituzione si sono differenziati molto tra i diversi paesi dell’area euro (grafico 6). Da un lato, le imprese hanno sostituito i prestiti bancari con finanziamento diretto sui mercati (market-based) o con finanziamento con capitale non quotato (unquoted equity) durante la crisi. A questo proposito, l’importanza delle obbligazioni (debt securities) è aumentata, soprattutto in alcuni paesi, come la Francia. Dall’altro lato, i finanziamenti tra imprese hanno acquisito importanza in altri paesi, come la Germania. Nello stesso periodo, il credito commerciale (trade-credit, es. dilazioni di pagamento – NdT) sembra aver assunto un ruolo di riserva (buffer) in alcuni paesi dell’area euro.

Effetti di sostituzione tra gli strumenti di finanziamento esterno delle imprese non finanziarie della eurozona. Fonte: ECB SME access to finance survey (SAFE) - Grafico 6

Effetti di sostituzione tra gli strumenti di finanziamento esterno delle imprese non finanziarie della eurozona. Fonte: ECB SME access to finance survey (SAFE) – Grafico 6

Sappiamo, tuttavia, che alcune di queste attività di sostituzione hanno riguardato soprattutto le imprese più grandi, come nel caso delle obbligazioni, mentre il credito commerciale, il leasing e il factoring sono i maggiori sostituti al prestito per le PMI (figura 7). Ma crediti commerciali, leasing e factoring sono strettamente correlati alle attività delle imprese e il loro ruolo di riserva (buffer) nelle recessioni potrebbe essere limitato dalla riduzione dello scambio di beni e servizi.

Uso degli strumenti di finanziamento da parte delle PMI dell'eurozona -  Grafico 7

Uso degli strumenti di finanziamento da parte delle PMI dell’eurozona – Grafico 7

Assumendo un punto di vista macroeconomico, le condizioni di offerta del credito hanno certamente avuto un impatto sull’attività economica reale durante la crisi. Le analisi effettuate dagli esperti della BCE [6] suggeriscono un contributo piuttosto limitato delle condizioni di offerta di credito per settore di attività economica tra il 2007 e il primo trimestre del 2008. Ma a partire dal quarto trimestre del 2008 l’impatto delle condizioni di offerta del credito appare consistente. Al culmine della crisi, cioè nel primo semestre del 2009, analisi basate su modelli mostrano effetti di contrazione del  credito che ammontano a quasi 2 punti percentuali della crescita annua del PIL in termini reali, vale a dire circa un terzo della contrazione complessiva. Quando la crisi del debito sovrano si è dispiegata, i fattori di offerta del credito hanno di nuovo danneggiato la crescita. In questo contesto, i segmenti di prestito più rischiosi sono estremamente vulnerabili rispetto a dinamiche di indebolimento economico che si auto-alimentano, ai buffer finanziari scarsi e alla stretta dei prestiti bancari. In realtà, il Sondaggio dell’Eurosistema sul Prestito bancario mostra, nel corso degli ultimi trimestri, che sia le banche sane che quelle sotto stress riportano che la percezione del rischio è la loro principale preoccupazione e che stringono significativamente i margini sui mutuatari più rischiosi.

Azioni per sostenere i prestiti alle PMI

Durante la crisi, la BCE ha adottato eccezionali interventi di politica monetaria, sia tramite misure standard che non-standard. Le misure standard hanno incluso la riduzione di tutti i tassi di riferimento. Le misure non-standard hanno compreso: operazioni di rifinanziamento a tasso fisso in modalità di completa di aggiudicazione (fixed-rate full allotment mode), l’allungamento della scadenza di tali operazioni di rifinanziamento fino a 36 mesi, l’estensione della lista delle garanzie idonee (cfr. Grafico 8), l’offerta di liquidità direttamente in valuta estera, la riduzione delle riserve obbligatorie dal 2% all’1%, programmi di acquisto di obbligazioni (covered bond), l’SMP (Securities Market Programme), e, infine, l’annuncio delle OMT (Outright Monetary Transactions). Tali azioni si sono dimostrate efficaci per alleviare la stretta di liquidità bancaria, contenendo i rischi di un deleveriging bancario disordinato, e aiutando la trasmissione dei tassi di interesse in tutta l’eurozona, in un mercato finanziario disfunzionale. Queste misure sono state eccezionali per natura, ambito e dimensioni, e tuttavia adeguate alla gravità delle circostanze. Questi interventi sono serviti ad alleviare notevolmente le pressioni al ribasso alla stabilità dei prezzi, evitando una brusca contrazione del credito derivante da carenze improvvise di liquidità e di finanziamento delle banche. Tuttavia, a volte, la stessa efficacia della politica monetaria è stata ostacolata dalla frammentazione finanziaria, in particolare, sullo sfondo della crisi del debito sovrano in alcuni paesi dell’eurozona. Di conseguenza, la politica monetaria accomodante del Consiglio direttivo è arrivata alle imprese in modo piuttosto irregolare. La BCE fornirà liquidità per il tempo necessario, ma i partecipanti al mercato devono sforzarsi di agevolare la transizione verso un sistema finanziario meno dipendente dalla Banca centrale e più basato sul mercato.

Collaterale delle operazioni di credito nell'Eurosistema per gruppi di asset - Grafico 8

Collaterale delle operazioni di credito nell’Eurosistema per gruppi di asset – Grafico 8

In questo contesto, l’attenzione si è rivolta al ruolo delle politiche pubbliche per ridurre gli ostacoli e togliere le ostruzioni ai canali del credito a favore delle PMI. Come prima misura, la maggior parte dei governi ha ampliato le garanzie di credito alle PMI al fine di indurre le banche a riaprire le linee di finanziamento, riducendo così il rischio che le banche devono prendere nei loro bilanci quando concedono nuovi prestiti. Altre misure sono tese a stimolare la cronica carenza di offerta di capitale verso le nuove imprese, le start-up e le imprese nelle fasi iniziali. Fondi Venture Capital (VC) sono stati erogati attraverso fondi di capitale di rischio in cooperazione pubblico / privato gestiti da fondi del settore privato. Gli strumenti innovativi comprendono la promozione degli investimenti in capitale proprio delle PMI per far fronte al problema della loro sottocapitalizzazione. Alcune di queste misure hanno una prospettiva temporale di lungo termine, piuttosto affrontare la debolezza congiunturale immediata delle PMI.

Nel complesso, gli schemi di credito, in particolare le garanzie, tendono ad avere un impatto molto più grande in termini di numero di imprese interessate, mentre il capitale di rischio e sistemi simili sono molto più mirati e limitati a specifici gruppi di imprese. Tuttavia hanno dimostrato scarsa efficacia nei paesi sotto stress, dati i costi di finanziamento più elevati affrontati dagli stati stessi.

In termini di impatto, mentre i governi hanno rafforzato le loro misure di sostegno per le PMI durante la crisi finanziaria, sembra che le PMI nella maggior parte dei paesi non abbiano ancora percepito un miglioramento, almeno stando ai risultati dell’indagine (Grafico 9). A quanto pare, anche se esiste una serie di misure di sostegno pubblico per facilitare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, è risultato difficile raggiungere l’obiettivo, cioè le PMI.

Cambiamenti nell'accesso al supporto finanziario pubblico, come percepito dalle PMI dell'eurozona - Grafico 9

Cambiamenti nell’accesso al supporto finanziario pubblico, come percepito dalle PMI dell’eurozona – Grafico 9

Al di là degli strumenti di finanziamento governativo, si possono considerare altre azioni. Ciò comprende lo sviluppo di mercati dei capitali accessibili anche alle PMI e un uso più ampio del rating per le PMI. Inoltre, la lotta contro i ritardi di pagamento nel commercio aiuta ad alleviare i problemi di liquidità ed è già stato messo in atto in alcuni paesi.

Oltre ai governi, anche le istituzioni sovranazionali offrono misure di sostegno alle PMI –  misure che potrebbero essere migliorate. Strumenti tradizionali di intervento sono i prestiti della Banca europea degli investimenti (European Investment Bank, EIB) alle piccole e medie imprese [7] e le azioni del Fondo europeo per gli investimenti (European Investment Fund, FEI) nel mercato degli ABS (Asset-Backed securities, titoli con garanzia reale), volte a ravvivare l’interesse e la fiducia degli investitori, facilitando transazioni ampie e liquide. Un interessante progetto pilota sul trade finance è stato lanciato dalla EIB nel dicembre 2012 per la Grecia. Per la prima volta, la EIB è coinvolta in uno strumento di sostegno al credito di  breve termine.

Il quadro della regolazione

Oltre alle misure di sostegno diretto da parte dei governi nazionali e delle istituzioni europee e internazionali, anche il quadro della regolazione può avere un impatto sugli incentivi alle banche circa la loro esposizione verso le PMI. Vorrei far notare in questo contesto che l’Autorità Bancaria Europea (European Banking Authority, EBA) ha recentemente pubblicato una dettagliata analisi sull’impatto stimato della regolazione della solvibilità bancaria sul credito alle PMI, con un focus particolare sulle disposizioni pertinenti la futura legislazione sui requisiti patrimoniali nell’UE. [8] A questo proposito, deve essere fatta una chiara distinzione tra obiettivi prudenziali micro e macro e strumenti che possono rilevare per sostenere i prestiti alle PMI.

Da un punto di vista micro-prudenziale, i requisiti patrimoniali minimi e le ponderazioni dei rischi sottostanti possono essere considerati come i principali fattori che possono incidere sugli incentivi delle banche a concedere prestiti alle piccole e medie imprese. Nel quadro regolatorio attuale, ci sono diverse disposizioni che interessano le PMI, a seconda che si usi un approccio standardizzato o approcci più sofisticati. Per quanto riguarda il metodo standard, la dimensione del credito ha un ruolo importante nella definizione del peso del rischio e quindi del requisito patrimoniale pertinente. Per chiarire: i prestiti di piccole dimensioni fino a 1 milione di euro sono trattati come esposizioni al dettaglio, e beneficiano di una ponderazione del rischio inferiore del 75%, a fronte di un fattore di ponderazione del 100% per i prestiti aziendali privi di rating. Di conseguenza, l’attuale regolazione tratta i prestiti di piccole dimensioni, prestiti che sono essere presi in prevalenza da PMI, in modo più favorevole.

Tuttavia, per i prestiti più grandi (più di 1 milione di euro) non esiste un trattamento favorevole per le PMI nell’ambito del metodo standardizzato. Per i prestiti senza rating superiori a 1 milione di euro, il trattamento delle esposizioni verso le PMI e le grandi imprese è lo stesso. Solo le aziende con buon rating di credito – che sono in genere le imprese più grandi – beneficiano di una ponderazione del rischio inferiore.

È importante sottolineare che, per le banche che utilizzano i metodi più sofisticati per il rischio di credito, vale a dire l’approccio advanced Internal Ratings-Based (IRB), l’attuale quadro normativo prevede un ulteriore trattamento preferenziale per le PMI nei confronti delle esposizioni delle grandi imprese.

Il Regolamento e la Direttiva sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Regulation and Directive), o CRD IV, comporta un aumento significativo della qualità e della quantità del capitale. Anche se il phasing-in è piuttosto lungo e dovrebbe terminare nel 2019, l’implementazione delle varie riserve di capitale e del livello più elevato nei requisiti patrimoniali minimi – anche se certamente rafforza la stabilità finanziaria a lungo termine – si stima aumenti il costo complessivo del finanziamento. E questo rischia di riflettersi sui tassi di interesse applicati a tutti i clienti, comprese le PMI.

Consapevoli delle potenziali implicazioni per le PMI e con l’obiettivo di neutralizzare in parte il potenziale impatto negativo di un aumento dei requisiti patrimoniali minimi, i co-legislatori EU hanno concordato l’inserimento di un fattore di sconto specifico per le esposizioni verso le PMI, per i prestiti fino a 1,5 milioni di euro. Si prevede che questa misura riduca i requisiti patrimoniali per le PMI di circa il 25% [9]. La BCE sostiene questa proposta e la considera uno strumento importante che può aiutare le PMI nel loro accesso ai finanziamenti bancari.

In una prospettiva a lungo termine, insieme al piano micro-prudenziale, la CRD IV fornirà inoltre un quadro giuridico armonizzato per una serie di strumenti macro-prudenziali. A questo proposito, il primo strumento espressamente concepito per affrontare il rischio sistemico è la Riserva di capitale anti-ciclica, che sarà introdotta gradualmente a partire dal 2016 in avanti. Mentre l’obiettivo primario di questa riserva è migliorare la resilienza delle banche accantonando riserve in periodi di crescita eccessiva del credito che possono essere rilasciate quando il sistema nel suo complesso è in difficoltà, un effetto collaterale positivo dell’applicazione della misura è che può contribuire a ridurre gli sbalzi del ciclo del credito, fornendo in tal modo finanziamenti ai clienti, tra cui le PMI, anche in periodi di recessione. Questo però implica anche che fino a quando non abbiamo sufficienti riserve di capitale da rilasciare per assorbire le perdite o per allentare le misure prudenziali disciplinate dal diritto comunitario, l’uso di strumenti macro-prudenziali a sostegno del credito alle PMI è molto limitato.

Infine, in un contesto più ampio, occorre una innovazione strutturale del mercato per migliorare il finanziamento delle PMI. Tale innovazione dovrebbe creare un mercato per titoli obbligazionari garantiti da attività (Asset-Backed Securities, ABS), in cui le attività sottostanti siano prestiti alle PMI. Potrebbe sostenere la rinascita di questo segmento di mercato, aumentando la trasparenza e quindi la fiducia degli investitori. Avere accesso a fonti diversificate di finanziamento migliorerebbe la capacità di recupero delle PMI nel corso del ciclo economico. Poiché le PMI sono caratterizzate da dimensioni relativamente modeste e poiché è costoso per raccogliere informazioni sui loro progetti, esse hanno un accesso limitato ai mercati dei capitali. In questo contesto, la cartolarizzazione offre ai custodi dei grandi Fondi di risparmio europeo, vale a dire le  assicurazioni e i fondi pensione, l’opportunità di incanalare risorse verso le PMI. In tale ottica, gli sforzi messi in atto nella iniziativa Prime Collateralised Securities (PCS) dovrebbero essere sostenuti. Il PCS ha definito criteri comuni in materia di normalizzazione, qualità, semplicità e trasparenza con l’obiettivo di migliorare la profondità del mercato e la liquidità per gli ABS. Esso comprende anche i criteri specifici relativi agli ABS delle PMI.

Le riforme prudenziali potrebbero anche contribuire a rilanciare l’attività di cartolarizzazione (securitisation). Un’iniziativa fondamentale in questo campo è la cosiddetta Direttiva Solvency II per il settore assicurativo, che si propone di allineare i requisiti patrimoniali con i rischi che le compagnie di assicurazione hanno effettivamente preso nelle loro attività di investimento. Nell’attuale proposta di Solvency II, che probabilmente entrerà in vigore il 1° gennaio 2016 con un periodo transitorio di 10 anni, i requisiti patrimoniali per taluni prodotti cartolarizzati aumenteranno in modo significativo, in tal modo riducendo potenzialmente la volontà degli assicuratori di destinare fondi a tali classi di asset. L’idoneità delle coperture patrimoniali Solvency II e la loro coerenza con le norme relative ai requisiti di capitale ai sensi della IV Direttiva CRD sui requisiti patrimoniali sono attualmente in fase di revisione dall’EIOPA. A questo proposito, particolare attenzione deve essere prestata a fornire condizioni di parità a banche e assicurazioni, nonché a rafforzare il finanziamento a lungo termine dell’economia reale attraverso la cartolarizzazione del debito.

Conclusione

Nel più breve termine, come si possono affrontare gli ostacoli al finanziamento bancario delle PMI? In sostanza, questi ostacoli sono di tre tipi: le condizioni di liquidità delle banche, la loro percezione del rischio di credito dei clienti, e la loro mancanza di capitale. La BCE non ha la bacchetta magica. La Banca centrale non è in grado di compensare una carenza, o di una cattiva allocazione del capitale. Questo è un problema che deve essere affrontato, in una qualche forma, da altre parti interessate. Né può la banca centrale alterare il rischio di credito di singoli debitori, anche se i governi possono avere qui un impatto attraverso riforme che migliorino l’ambiente operativo delle imprese – per esempio attraverso la regolamentazione dei mercati del lavoro e dei prodotti. Dove invece la Banca centrale ha, nell’ambito del suo mandato, un ruolo diretto è nelle condizioni di liquidità delle banche. E la BCE ha adottato e continuerà ad adottare misure appropriate per garantire che la mancanza di liquidità delle banche non sia fonte di frammentazione finanziaria o di impedimento al credito bancario. E’ ragionevole pensare che azioni simultanee su tutti e tre i fronti, compiute dai soggetti interessati a ciascun aspetto, si rafforzerebbero a vicenda.

[1] Ringrazio Annalisa Ferrando, Petra Köhler-Ulbrich e Balázs Zsámboki per i loro input. Resto il solo responsabile delle opinioni contenute nel presente documento.
[2] Cfr. “PMI dell’Unione europea nel 2012: al bivio. Relazione annuale sulle PMI nell’Unione europea 2011/2012 “, CE DG-Enterprise.
[3] Cfr. Fazzari, S., G. Hubbard and B. Petersen (1988), “Financing Constraints and Corporate Investment”, Brookings Papers on Economic Activity 1, 141-195 and Duchin, R., O. Ozbas and B. A. Sensoy, “Costly external finance, corporate investment, and the subprime mortgage credit crisis”, Journal of Financial Economics, Vol. 97, Issue 3, (2010), pp. 418-435..
[4] Le informazioni qualitative in materia di accesso delle PMI al finanziamento è estratto dal sondaggio semestrale della BCE in materia di accesso ai finanziamenti delle PMI nell’area dell’euro (SAFE). Vedere http://www.ecb.europa.eu/stats/money/surveys/sme/html/index.en.html.
[5] La divergenza si riferisce alla differenza nei tassi tra nuovi prestiti di piccole dimensioni (fino a € 1 milione) e nuovi prestiti di grandi dimensioni (oltre € 1 milione). Tassi dell’area dell’euro sono medie ponderate, sulla base dei volumi di business, di tariffe nazionali.
[6] Per una descrizione dettagliata di un modello basato su metodologia di questo tipo, si veda il riquadro 2 Analysis of the impact of credit supply factors on economic activity using structural models”, Monthly Bulletin Article, January 2011, European Central Bank. Vedi anche: ECB Structural Issues Report 2013, “Corporate finance and economic activity in the euro area”, di prossima pubblicazione.
[7] Nel 2012, più di 200.000 PMI hanno ricevuto il sostegno del Gruppo EIB, rispetto a 120.000 nel 2011. La EIB ha firmato prestiti per le PMI e media capitalizzazione nel 2012 sono pari a 12,1 miliardi di euro e gli esborsi a 9,8 miliardi di euro. EIF ha investito 1,4 miliardi di nuovo venture capital in 63 nuovi fondi sfruttando oltre 7 miliardi di euro.
[8] Cfr. European Banking Authority (EBA), “Assessment of SME proposals for CRD IV/CRR”, settembre 2012.
[9] Si veda l’articolo 476a, comma (1), del Regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR): “i requisiti patrimoniali per il rischio di credito per le esposizioni verso imprese di piccole e medie dimensioni deve essere moltiplicato per il fattore 0,7619.”

Fonte: Sito BCE testo, slide

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