A che punto è l’Unione Bancaria?

La stabilità finanziaria in Europa e il progresso verso l’unione bancaria.
Intervento di Jörg Asmussen, membro del Comitato esecutivo della BCE,
a “The Way Forward for the Eurozone and Europe: A Conversation with European Policymakers”, organizzato da Brookings Institution e dal Center for the United States and Europe,
Washington, 18 aprile 2013

Signore e Signori,

Grazie per avermi invitato oggi al Brookings Institute a condividere le mie opinioni sulla stabilità finanziaria e sui progressi verso l’Unione bancaria.

Stabilità finanziaria in Europa

Secondo il Rapporto sulla stabilità finanziaria globale la stabilità finanziaria in Europa è migliorata e lo stress per il sistema finanziario nell’eurozona è migliorato sensibilmente. Per alcuni opertori del mercato, la “grande normalizzazione del rischio” è il tema generale per il commercio e le strategie di quest’anno. In generale, credo che questa tendenza rimanga valida (nonostante la frammentazione finanziaria in Europa sia ancora una preoccupazione cruciale) in particolare se si tiene conto dei seguenti fatti:

  • Vi è stata una marcata riduzione degli spread e dei rendimenti dei titoli di Stato dei paesi sotto stress. Ad esempio, i rendimenti per i titoli a 10 anni sono scesi per la Spagna da un picco del 7,6% all’attuale 4,7% e per l’Italia dal 6,6% al 4,3%.
  • Le condizioni di finanziamento del debito bancario sono migliorate all’inizio di quest’anno in termini di minori costi di finanziamento e crescente ampiezza di emissione attraverso le banche.
  • I depositi dei residenti nell’eurozona nelle banche dei paesi stressati sono aumentati di circa 130 miliardi da agosto 2012.
  • I saldi Target2 delle banche centrali nazionali di questi paesi sono declinati per più di 200 miliardi di euro, circa il 20% dal loro picco.
  • E, infine, la dipendenza delle banche dalla intermediazione in liquidità della Banca centrale è in qualche misura in calo, come mostra la restituzione anticipata di più di un quarto degli LTRO.

Guardando al settore bancario, la posizione di solvibilità aggregata delle banche dell’area euro è in costante miglioramento. Per i gruppi bancari grandi e complessi, il core Tier 1 mediano ha raggiunto l’11% alla fine del 2012, in crescita dal 6,8% di fine 2008. Nonostante questo progresso nella resilienza, le riserve di capitale sono diffuse in modo molto diseguale nel sistema bancario complessivo. Sorgono domande come: sappiamo abbastanza sulla reale qualità dei bilanci delle banche e sono le banche in grado di assorbire potenziali ulteriori perdite? La chiarezza sullo stato patrimoniale e sulla rilevazione di perdite irrecuperabili sarebbe utile a rafforzare la fiducia nel calcolo ponderato del rischio delle banche.

Un settore bancario più sano che si erge su un fondamento più sano sarebbe – a dir poco – anche molto di aiuto all’impostazione della vigilanza unica dell’area euro. Questo mi porta al secondo aspetto del mio discorso questa sera: i progressi verso l’unione bancaria.

I progressi verso l’unione bancaria

Recentemente, l’Economist ha ipotizzato che l’Europa potrebbe essere in procinto di “allontanarsi dalla sua promessa di unione bancaria” in direzione della “disunione bancaria”.

I settori bancari che fungono da centri finanziari regionali richiedono una supervisione vigile. Questo vale soprattutto per i casi in cui flussi di capitale potenzialmente “caldi” sul lato delle passività stiano finanziando un numero crescente di attività domestiche. Deve essere garantito che i rischi di investimenti indebiti non venaono presi sulla base di capitale volubile.

Molti commentatori hanno notato che se l’unione bancaria fosse già stata attuata, gli sviluppi a Cipro sarebbero stati diversi. Credo che abbiano ragione. Dopo tutto, perché stiamo costruendo l’unione bancaria?

  • In primo luogo, per rompere il circolo vizioso tra banche deboli e stati deboli;
  • In secondo luogo, perché aiuterà a ripristinare la corretta trasmissione della politica monetari; e
  • In terzo luogo, per incentivare un’adeguata sorveglianza e limitare la suscettibilità di differenziazione normativa.

In sostanza, l’unione bancaria è un mezzo per cogliere in pieno i vantaggi dell’integrazione del mercato finanziario europeo, e allo stesso tempo contenere i rischi di contagio finanziario.

Al momento, possiamo parlare solo del progetto di Unione bancaria – non abbiamo ancora una tale unione. Questo è il motivo per cui, in sostanza, vengono poste ripetutamente, sia in Europa che qui, le stesse domande:

  • A che punto siamo nel processo?
  • E stiamo finendo fuori rotta?

Vorrei condividere alcune riflessioni su questi temi con voi.

La situazione di mercato piuttosto favorevole delle settimane e mesi recenti sembrava aver cullato i decisori politici in un errato senso di compiacimento. Alcuni si chiedono se l’entusiasmo e l’ambizione sull’unione bancaria sia in calo. Voci provenienti da alcuni paesi sembrano suggerire passi indietro dall’idea che l’ ESM ricapitalizzi direttamente le banche.

Sul meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM), è stato raggiunto un accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea a marzo. Alcuni dettagli tecnici devono ancora essere chiariti. Una volta ottenuto questo, mi aspetto che il regolamento dell’SSM sia adottato formalmente dal Consiglio e dal Parlamento europeo, si spera verso la metà dell’anno.

Presso la BCE i preparativi per i nuovi compiti sono in pieno svolgimento. In questo, cooperiamo naturalmente in modo stretto con le autorità di vigilanza nazionali. A livello personale, sono in corso stock-taking exercise sui problemi e sulle pratiche di vigilanza esistenti.

Ma le decisioni finali sui dettagli organizzativi del SSM possono essere prese solo dopo che il regolamento dell’SSM è stato formalmente adottato. Questo è il motivo per cui è ora cruciale una rapida adozione dell’atto legislativo. Ci aspettiamo di essere pronti ad assumere i nuovi compiti da marzo 2014.

Manca ancora chiarezza sui dettagli del previsto Quadro europeo per la risoluzione, che dovrebbe andare mano nella mano con un Fondo unico di risoluzione, finanziato dal settore bancario stesso tramite prelievi, e non con i soldi dei contribuenti. E prima che la BCE assuma il compito della vigilanza unica, consiglio caldamente di condurre controlli di qualità approfonditi e credibili degli asset di quelle banche che saranno supervisionate dalla BCE. Sarà fondamentale per una buona partenza della nuova struttura di vigilanza avere un quadro molto chiaro dei rischi e delle vulnerabilità del settore bancario europeo.

Ma, come ha detto una volta l’ex Segretario del Tesoro Hank Paulson, “quando le cose sembrano nerissime, quasi mai sono così male come sembrano. Allo stesso modo, quando sembrano troppo belle per essere vere […] quasi sempre non sono vere”.

Fonte: sito BCE

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