Innovazione monetaria, prestiti cartolarizzati e PMI

I mali dell’Europa non possono essere guariti con la sola innovazione monetaria
di Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo della BCE
Financial Times, 24 aprile 2013

La zona euro affronta un problema triplice: stati stressati, banche fragili ed economie in recessione. Se lo affrontiamo correttamente, possiamo creare un circolo virtuoso che aiuterà a risolvere tutte e tre le questioni. Se lo gestiamo male, le questioni potrebbero avvitarsi in un circolo vizioso.

I governi e le banche sono ora problemi collegati. Gli stati membri che hanno dovuto ricapitalizzare le banche nazionali deteriorate si sono caricati di un debito extra. E viceversa, le banche sane sono state colpite dalla debolezza dei loro governi. L’effetto è stato di abbassare il rating sia delle banche che degli stati. Combinandosi con la necessità di ridurre l’indebitamento e con il congelamento dei mercati monetari, il risultato è che ora meno prestito internazionale passa attraverso i mercati finanziari e il flusso del credito è bloccato.

Questo pesa come un macigno sull’economia reale della zona euro, dove in particolare le piccole e medie imprese (PMI) dipendono l’accesso ai prestiti bancari.
Per evitare una stretta creditizia e contrastare il rallentamento economico, la Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse e allagato il settore bancario di liquidità facendo prestito. Ha preso misure convenzionali per evitare la deflazione. E le sue misure non convenzionali hanno evitato il crollo del sistema finanziario e hanno provato a riaprire i canali di trasmissione della politica monetaria. Ma i flussi di credito restano deboli e la crescita è anemica.

In questo contesto, si fa sempre più forte la richiesta alla BCE di introdurre nuovi strumenti, di assumersi sempre più rischi per avviare la ripresa dell’economia. Ma questo sarebbe un diversivo. Le misure adottate dalla BCE hanno avuto successo solo nel senso di dare tempo alle autorità politiche di sistemare il quadro di governance della zona euro e di attuare le riforme. Non possono sostituirsi al lavoro di riparazione.

L’azione è in corso. Per rompere il circolo rovinoso tra stati e le banche, i leader europei hanno deciso di istituire una Unione bancaria europea. Alla BCE sarà assegnato il compito di creare il meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism, SSM). Questo è un elemento necessario, ma non sufficiente. Abbiamo bisogno anche di un meccanismo unico risoluzione (Single Resolution Mechanism, SRM).

Queste due riforme sono due facce della stessa medaglia. Le autorità di vigilanza non possono dare verdetti oggettivi sulla redditività delle banche se le banche possono essere chiuse solo in modo disordinato, cosa che potrebbe innescare il contagio e mettere a rischio la stabilità finanziaria. Se le banche non possono essere chiuse in modo ordinato, continuando a mettere a disposizione la liquidità necessaria la vigilanza potrebbe scivolare in indulgenza, e mantenere in vita banche zombie.

Questo solleva una domanda su come finanziare questo processo. Una banca vitale che manca di capitale dovrebbe cercarlo prima nel mercato. Se non fosse possibile, il finanziamento dovrebbe essere garantito da un fondo finanziato in anticipo da fonti private. Un fondo servirebbe anche in caso di risoluzione, per esempio per capitalizzare una banca ponte destinata ad essere in seguito venduta. Solo come ultima risorsa, i fondi potrebbero essere temporaneamente tratti da un Fondo fiscale europeo. Per garantire la neutralità fiscale, un prestito al Fondo europeo di risoluzione dovrebbe essere rimborsato ex post tramite prelievi sulle banche.

Tale quadro istituzionale è un prerequisito per il risanamento dei mercati finanziari. La capacità del settore bancario di assorbire rischi aumenterebbe – mentre ora è il tallone d’Achille della fornitura di prestiti all’economia reale. Tutto ciò contribuirebbe anche a ripristinare la corretta trasmissione della politica monetaria. L’attuale politica monetaria molto accomodante potrebbe raggiungere la sua destinazione senza ostacoli. La necessità di misure non convenzionali diminuirebbe invece che aumentare.

Per far ripartire i flussi del credito, potrebbe essere creata una nuova classe europea di crediti cartolarizzati alle piccole imprese. Titoli europei garantiti da attività (asset-backed securities, ABS) sono stati ingiustamente stigmatizzati, dal momento che vengono superficialmente associati ai pacchetti di mutui subprime statunitensi. Questo nonostante le prestazioni delle ABS europee siano state solide. Aiuti al finanziamento dei prestiti alle piccole imprese potrebbero essere forniti dalle banche per lo sviluppo a livello nazionale ed europeo, e potrebbero essere supportati da liquidità dalla BCE nell’ambito del suo mandato.

Queste misure dovrebbero affrontare le carenze di offerta di credito, oliando il motore dell’economia. Esse non sollevano i governi e le imprese dal fare il lavoro di riparazione sulla macchina. Le riforme strutturali, in particolare la liberalizzazione dei mercati del lavoro, e una maggiore competitività, sono gli ingredienti indispensabili per gli investimenti e l’innovazione, e quindi per la crescita sostenibile.

L’autore è un membro del Comitato esecutivo della BCE.


Fonte: Sito FT.com

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