Conferenza stampa 2 maggio 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Bratislava, 2 maggio 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Vorrei ringraziare il Governatore Makuch per la sua gentile ospitalità ed esprimere la nostra particolare gratitudine verso il suo staff per l’eccellente organizzazione della riunione odierna del Consiglio direttivo. Passiamo ora a riferire dell’esito della riunione odierna, durante la quale abbiamo preso una serie di decisioni sui tassi di riferimento della BCE, sulla fornitura di liquidità e sulle possibili modalità per migliorare la fornitura di credito. Alla riunione ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione, Mr Rehn.

In primo luogo, in base alle nostre analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di abbassare il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema di 25 punti base, allo 0,50% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale di 50 punti base all’ 1,00%. Il tasso sui depositi presso la banca centrale rimarrà invariato allo 0,00%. Queste decisioni sono coerenti con la sottostante bassa pressione dei prezzi nel medio termine. Le aspettative di inflazione per l’area euro continuano a essere saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. In linea con questa immagine, le dinamiche monetarie e dei prestiti rimangono sottotono. Intanto il sentiment economico debole si è protratto alla primavera di quest’anno. Il taglio dei tassi di interesse dovrebbe contribuire a sostenere le prospettive di una ripresa nel corso dell’anno. In questo contesto generale, la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. Continueremo a monitorare molto attentamente tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e valuteremo l’eventuale impatto sulle prospettive per la stabilità dei prezzi.

In secondo luogo, stiamo controllando molto attentamente le condizioni del mercato monetario e il loro potenziale impatto sulla nostra politica monetaria e la sua trasmissione all’economia. In questo contesto, abbiamo deciso oggi di continuare a condurre le operazioni di rifinanziamento principali (main refinancing operations, MROs) mediante aste a tasso fisso con piena aggiudicazione per tutto il tempo necessario, e almeno fino alla fine del sesto periodo di mantenimento del 2014, l’8 luglio 2014. Tale procedura rimarrà in uso per le operazioni di rifinanziamento con scadenza speciale dell’Eurosistema con scadenza di un periodo di mantenimento, che continueranno ad essere condotte per tutto il tempo necessario, e almeno fino alla fine del secondo trimestre del 2014. Il tasso fisso in queste operazioni di rifinanziamento con scadenza speciale sarà lo stesso del tasso MRO vigente al momento. Inoltre, abbiamo deciso di condurre le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (longer-term refinancing operations, LTROs) a tre mesi, da assegnare fino alla fine del secondo trimestre del 2014 mediante aste a tasso fisso con piena aggiudicazione. Le tariffe in queste operazioni a tre mesi saranno fissate al tasso medio degli MROs per tutta la durata del rispettivo LTRO.

In terzo luogo, il Consiglio direttivo ha deciso di avviare consultazioni con le altre istituzioni europee su iniziative per promuovere un mercato efficiente per i titoli asset-backed (asset-backed securities, ABS) garantiti da prestiti, alle società non finanziarie.

Nel frattempo, è essenziale che i governi intensifichino l’attuazione delle riforme strutturali a livello nazionale, consolidando i progressi compiuti nel risanamento del bilancio e procedano con la ricapitalizzazione delle banche, dove necessario. Inoltre, dovrebbero mantenere la spinta per arrivare a una vera Unione economica e monetaria, con rapida attuazione dell’Unione bancaria.

Permettetemi ora di spiegare le nostre valutazioni in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Il PIL reale è diminuito dell0 0,6% nel quarto trimestre del 2012, dopo un calo dello 0,1% nel terzo trimestre. Il prodotto è quindi calato per cinque trimestri consecutivi. Nel complesso, le condizioni del mercato del lavoro restano deboli. I recenti sviluppi negli indicatori a breve termine, in particolare i dati dei sondaggi, indicano che il sentiment economico debole si è protratto alla primavera di quest’anno. In prospettiva, la crescita delle esportazioni dell’area euro dovrebbe beneficiare della ripresa della domanda mondiale e la nostra politica monetaria dovrebbe contribuire a sostenere la domanda interna. Inoltre, i miglioramenti verificatisi nei mercati finanziari a partire dalla scorsa estate dovrebbero produrre effetti nell’economia reale. Allo stesso tempo, la necessaria correzione dei bilanci nei settori pubblico e privato ​​continuerà a pesare sull’attività economica. Nel complesso, l’attività economica nell’area euro dovrebbe stabilizzarsi e recuperare gradualmente nella seconda metà dell’anno.

I rischi per le prospettive economiche per l’area euro continuano ad essere orientati verso il basso. Includono la possibilità di una domanda interna e globale ancora più debole delle attese e l’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali. Questi fattori hanno il potenziale di smorzare la fiducia e quindi di ritardare la ripresa.

Secondo la stima preliminare dell’Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata di 1,2% nel mese di aprile 2013, in calo dallo 1,7% di marzo. Questa diminuzione del tasso annuo di inflazione riflette un calo significativo dei prezzi dell’energia, ma è anche causata da un considerevole effetto transitorio proveniente dal tasso di variazione dei prezzi dei servizi a causa della tempistica della Pasqua. I tassi di inflazione potrebbero restare soggetti a una certa volatilità durante tutto l’anno. Guardando al futuro, le tendenze sottostanti dei prezzi dovrebbero mantenersi e, nel medio periodo, le aspettative di inflazione rimangono saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

Tenendo conto delle decisioni odierne, i rischi per le prospettive di evoluzione dei prezzi sono sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo connessi ad aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, così come dei prezzi delle materie prime, e rischi al ribasso derivanti dalla debolezza dell’attività economica.

Passando all’analisi monetaria, i dati più recenti confermano che il ritmo dell’espansione monetaria di fondo continua ad essere sottotono. La crescita annua dell’aggregato monetario ampio è scesa a marzo, attestandosi al 2,6%, dopo il 3,1% di febbraio. Il tasso di crescita dell’aggregato monetario ristretto M1 è leggermente aumentato al 7,1% nel mese di marzo, il che riflette la preferenza per gli strumenti più liquidi di M3. I depositi del settore detentore di moneta interna hanno continuato a crescere ulteriormente nella maggior parte dei paesi sotto stress nel mese di marzo.

Il tasso annuale di crescita dei prestiti (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) alle società non finanziarie e alle famiglie sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’inizio dell’anno, fermi a marzo a -1,3% e 0,4% rispettivamente. In larga misura, la dinamica debole dei prestiti riflette l’attuale fase del ciclo economico, l’accresciuto rischio del credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Il recente Bank Lending Survey (BLS) ha confermato la debolezza della domanda di prestiti nell’area euro. Mentre alcuni segnali di stabilizzazione stanno emergendo, il Survey sull’accesso al finanziamento delle piccole e medie imprese (PMI) dell’area euro indica il protrarsi di condizioni di credito restrittive, in particolare per le piccole e medie imprese in diversi paesi dell’area euro. Inoltre, le informazioni disponibili indicano una alta percezione di rischio da parte delle banche.

Al fine di garantire un’adeguata trasmissione della politica monetaria alle condizioni reali di finanziamento dei paesi dell’area euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area euro continui a diminuire e che venga rafforzata la resilienza delle banche, ove necessario. Dalla scorsa estate sono stati fatti progressi nel finanziamento delle banche, nel rafforzamento della base dei depositi interni dei paesi stressati e nella riduzione del ricorso all’Eurosistema, come risulta dai rimborsi degli LTRO a tre anni. Ulteriori decisivi passi per la creazione di una unione bancaria contribuiranno a raggiungere questo obiettivo. In particolare, il Consiglio direttivo sottolinea che i futuri Single Supervisory Mechanism e Single Resolution Mechanism sono cruciali per la re-integrazione del sistema bancario e, pertanto, richiedono una rapida attuazione.

In sintesi, tenendo conto delle decisioni di oggi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. La verifica incrociata con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche fiscali, il deficit della primavera 2013 e le notifiche dei dati del debito da parte dei paesi dell’area euro indicano che il disavanzo pubblico medio è sceso dal 4,2% del PIL nel 2011 al 3,7% nel 2012. Nello stesso periodo, il debito pubblico medio è salito dal 87,3% al 90,6% del PIL. Al fine di portare rapporto debito/PIL su un percorso discendente, i paesi della zona euro dovrebbero non disfare (unravel) i loro sforzi per ridurre i deficit di bilancio e continuare, se necessario, ad adottare provvedimenti legislativi o realizzare altrimenti prontamente le riforme strutturali, in modo da rafforzare reciprocamente la sostenibilità di bilancio e il potenziale di crescita economica. Tali riforme strutturali devono avere l’obiettivo della competitività e della capacità di adattamento, nonché lo scopo di aumentare la crescita sostenibile e l’occupazione.

Ora siamo a vostra disposizione per domande.

Domande e risposte

1 –  Avete tagliato il tasso di riferimento (key interest rate) allo 0,5%. Può darci alcune stime quantitative delle implicazioni per la zona euro? E si può prevedere un tasso di interesse inferiore allo 0,5%?

Draghi – Il Consiglio direttivo ha preso questa decisione in linea con la bassa pressione sui prezzi nel medio termine. Come ho detto nella dichiarazione introduttiva, l’inflazione misurata dallo HICP è scesa notevolmente. Anche guardando l’inflazione HICP senza i prezzi alimentari ed energetici, è lo stesso scesa, anche se in modo meno marcato. Le aspettative di inflazione sono ben ancorate nel medio termine. Ma, come ho già detto, gli sviluppi monetari e del credito sono stati sottotono. La debolezza nel Q4 del 2012 si è protratta nella prima parte di quest’anno. Quindi, nel complesso, il Consiglio direttivo ha deciso di operare un taglio di 25 punti base, accompagnato, tuttavia, – e vi invito a non sottovalutare l’importanza di queste altre misure – dall’indicazione anticipata che il tasso fisso con piena aggiudicazione sarà mantenuto almeno fino alla metà del prossimo anno. La combinazione delle due misure è particolarmente importante e ne possiamo discutere nelle prossime domande. Allo stesso tempo, per risponde all’ultima parte della sua domanda, sicuramente guarderemo a tutti i dati in entrata e ne monitoreremo attentamente gli sviluppi. Come ho detto l’ultima volta, siamo pronti ad agire se necessario.

2 – Quali potrebbero essere gli effetti dei tagli dei tassi di interesse? Non c’è rischio di inflazione, come ha detto prima?

Draghi – Agiamo in modo coerente con la nostra analisi dell’andamento dei prezzi e in linea con il nostro obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine. La debolezza nell’economia reale, sul lato monetario e creditizio, hanno giustificato l’azione da parte della BCE, quindi abbiamo deciso di tagliare i tassi di 25 punti base e, come ho detto, di mantenere il tasso fisso con piena aggiudicazione almeno fino a luglio del prossimo anno. La combinazione delle due misure è di per sè importante. Garantisce la regolare trasmissione della nostra politica ai mercati monetari. Il tasso fisso con piena aggiudicazione dà una garanzia di liquidità al sistema bancario. Quindi, francamente, i timori di una mancanza di fondi non possono essere usati come scusa per non prestare. Allo stesso tempo, crediamo che restringendo il corridoio tra i tassi si attenuerà la volatilità dell’EONIA. In altre parole, si tratta di una misura che avvantaggia tutti i tipi di banche: quelle che prendono a prestito al tasso EONIA, le banche di livello intermedio che non hanno accesso ai mercati monetari e ottengono liquidità al tasso MRO, e le banche che sono sotto ELA (Emergency Liquidity Assistance) e hanno restrizioni sul collaterale. Quindi, questa misura si indirizza a tutti i diversi tipi di banche. Crediamo che questa misura sarà pienamente efficace per almeno due ragioni. Una è che abbiamo visto segni di riduzione della frammentazione. L’altra è che la debolezza dell’attività economica e le proiezioni sulla stabilità dei prezzi riviste al medio periodo ora riguardano non solo le economie non-core, in cui si potrebbero avere dubbi sulla trasmissione della politica monetaria, ma anche le economie core, in cui i problemi di trasmissione non sono mai esistiti. Quindi questa misura si rivolge a una vasta serie di banche, e crediamo che sarà più efficace oggi di quanto sarebbe stata qualche mese fa.

3 – Mr Draghi, direbbe che il taglio dei tassi di oggi è troppo poco e troppo tardi? La disoccupazione è a un livello record, questo mese si è regsitrato un improvviso calo dell’inflazione, e con tutto quello che ha appena detto, sembra che lei stia un po’ suggerendo che quello dell’inflazione sia solo il blip di un mese, anche se si aspetta una certa volatilità nel corso dell’anno. Può dirci un po’ di più su questo?
Secondo: siete gli ultimi sostenitori rimasti della linea dura sull’austerità? C’è una parte interessante al termine della dichiarazione introduttiva sui livelli di debito pubblico e sui deficit di bilancio, e, ovviamente, questo è stato argomento di discussione nel corso delle ultime settimane – il dibattito austerità contro crescita. Vi sentite gli unici rimasti a sostenere che occorre mantenere gli sforzi di risanamento del bilancio?
E se posso solo mettere il piede in un’ultima domanda…

Draghi – No, quante domande erano?

… erano due.

… Due. Allora risponderò alle prime due domande.
Vorrei solo ricordare a tutti che la politica monetaria della BCE è stata straordinariamente accomodante durante la crisi e ciò è evidente dal modo in cui le condizioni di finanziamento sono cambiate: dal 26 luglio 2012 i mercati azionari sono aumentati in Germania, Francia, Italia e Spagna, dal 22% al 38%. E proprio nel corso dell’ultimo mese, i mercati azionari sono saliti di nuovo in Italia e Spagna, di qualcosa come il 10%. I saldi Target2 sono diminuiti e, se non mi sbaglio, sono ora a 256 miliardi di euro dal loro picco: una diminuzione dei saldi Target2 è il miglior segno disponibile che c’è stato un graduale ritorno della fiducia. Ovviamente dico “graduale” perché, data la gravità della situazione precedente, non ci si può aspettare che un tale cambiamento avvenga tutto ad un tratto. Inoltre, i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni sono scesi nei paesi sotto stress per più di 200-300 punti base, e anche in Francia, di 53 punti base. Infine, per le banche che si finanziano sul mercato interbancario, l’Eonia è a circa 6-7 punti base, cioè quasi a zero. Tutto questo, direi, indica un allentamento molto significativo delle condizioni di finanziamento, per cui non si può davvero dire che la nostra politica monetaria non sia stata accomodante. La decisione di oggi ha preso questo in considerazione. Monitoriamo tutti i dati molto da vicino e siamo pronti ad agire in caso di necessità. Vi è inoltre una crescente evidenza, come ho detto prima, che questa misura di politica monetaria sarà più efficace di quanto sarebbe stata qualche mese fa.
Il dibattito austerità contro crescita è interessante, ma vorrei evidenziare alcuni  punti. La crisi ha avuto due fasi. In un primo tempo non si è capito, dopo la crisi finanziaria, che i livelli dei coefficienti patrimoniali delle banche e il debito dei governi non erano sostenibili. Questo ha portato i governi ad avviare il consolidamento fiscale con ritardo. In un secondo tempo ha preso forza l’aspettativa auto-avverantesi di uno scenario dirompente, ciò che noi chiamiamo tail risk, e per questo abbiamo lanciato l’OMT. Ci è quindi rimasto il ricordo della situazione precedente, e sono sicuro che nessun governo vuole trovarcisi di nuovo.
Quindi, qual è il messaggio che la BCE indirizza da qualche tempo?
Primo: non disfare (unravel) i progressi già fatti. E non c’è dubbio che sono stati compiuti progressi significativi in termini di consolidamento fiscale in tutta l’area euro. Non bisogna disfarli.
Secondo: il consolidamento fiscale è – e l’ho detto fin dall’inizio del mio mandato – recessivo nel breve e medio termine. Pertanto, si consiglia di intraprendere azioni per mitigarne gli effetti recessivi. Come? Ci sono tre modi. Anzitutto il consolidamento fiscale dovrebbe essere basato su riduzioni della spesa corrente piuttosto che su aumenti delle imposte. Purtroppo, molte delle misure di consolidamento fiscale sono state attuate in una situazione di emergenza, quando la maggior parte dei governi sceglie la via più semplice, che è quella di aumentare le tasse. E stiamo parlando di aumentare le tasse in una zona del mondo dove le tasse sono già molto alte, quindi non c’è da stupirsi che questo abbia avuto un effetto di contrazione. Tuttavia, ora che c’è più tempo, ci dovrebbe essere uno spostamento verso la riduzione della spesa pubblica corrente con abbassamento delle tasse.
Terzo: una questione chiave del consolidamento fiscale è la credibilità. La credibilità di un piano di risanamento di bilancio pluriennale è garantita da un quadro dettagliato di consolidamento fiscale a medio termine. Ci sono paesi, non solo nella zona euro, ma anche nell’Unione europea, che in realtà hanno un quadro di consolidamento fiscale molto credibile, e per questo sono stati premiati con tassi di interesse molto più bassi sui loro titoli sovrani.
Quarto: sono necessari progressi nelle riforme strutturali. Molti dei problemi che vediamo oggi in termini di competitività, mercato del lavoro e tasse non hanno nulla a che fare con la politica monetaria. Non possono essere corretti dalla politica monetaria. Essi possono essere corretti solo cambiando ciò che è sbagliato in questi tre settori.
Questo è il modo in cui imposterei il dibattito su austerity e crescita.

… Posso solo rapidamente aggiungere un seguito a questo?

Vorrei aggiungere ancora una cosa. Abbiamo discusso, in molte occasioni, della frammentazione e delle differenze nei tassi di prestito in tutta l’area euro. Un passaggio cruciale a tale proposito è, come ho detto nella dichiarazione introduttiva, la “rapida attuazione” dell’unione bancaria attraverso l’istituzione del meccanismo unico di vigilanza il prima possibile.

4 – La decisione di tagliare i tassi di interesse è stata unanime?

Draghi – Mi stavo chiedendo quanto tempo ci sarebbe voluto per arrivare a questa domanda. C’è stato un forte consenso prevalente verso un taglio dei tassi di interesse, e all’interno di questo, c’è stato un consenso prevalente per un taglio di soli 25 punti base.

5 – Ha detto che c’è stato un consenso prevalente per un taglio di soli 25 punti base e che siete pronti ad agire: c’è spazio per tagliare di nuovo i tassi di interesse, compreso il tasso sui depositi che non è stato toccato oggi?
E volevo chiedere delle consultazioni che state avviando sulla creazione di un mercato degli asset-backed securities (ABS). Che cosa ha in mente? E non sta forse risolvendo potenzialmente un problema tramite creazione di un problema del tutto nuovo, dato che gli ABS sono stati la radice, almeno negli Stati Uniti, della crisi finanziaria del 2008 e del 2009? Quindi, state creando un potenziale guaio in fondo alla strada?

Draghi – Sulla prima parte della sua domanda, penso di aver risposto prima, dicendo che vedremo tutti i dati in entrata, li seguiremo da vicino e siamo pronti ad agire se necessario. Sul tasso sui depositi [attualmente è a zero, un ulteriore taglio porterebbe a tassi negativi – NdT], l’abbiamo detto in passato: siamo tecnicamente pronti. Ci sono diversi effetti non intenzionali che possono derivare da questa misura. Se decidiamo di agire, faremo fronte a questi effetti. Guarderemo a questa possibilità con mente aperta e siamo pronti ad agire se necessario.
L’altra questione è di fatto più ampia di una categoria di misure standard e si riferisce alle misure di finanziamento, in senso lato. Una possibile via riguarda il  collaterale, e un secondo set di opzioni ha a che fare con gli acquisti di asset sui mercati. Ora, occorre essere cauti qui, e vorrei dire ancora una volta ciò che la BCE non può fare. La BCE non può certo supplire alla mancanza di riforme strutturali da parte dei governi. In secondo luogo, la BCE non può ripulire i bilanci delle banche. E in terzo luogo, la BCE non è nel business del finanziamento monetario, ovvero dell’acquisto di titoli di Stato. Se si considera tutto questo e si guarda a quali asset potrebbero essere acquistati e poi si guarda a che tipo di infrastruttura finanziaria c’è in Europa… Che è diversa dagli Stati Uniti. Negli Stati Uniti l’80% della intermediazione del credito passa attraverso il mercato dei capitali. I mercati dei capitali danno agli asset un prezzo e un rating, giusto o sbagliato, ma si tratta di mercati abbastanza trasparenti. Nella situazione europea è il contrario: l’80% della intermediazione finanziaria passa attraverso il sistema bancario. Quindi, cosa ci resta come asset da acquistare? Prestiti alle PMI, mutui residenziali e mutui non-residenziali e pochi altri tipi di prestiti. Ora, questo rende il problema molto più complicato, se si decidesse di prendere questa via (acquisti di asset sui mercati) – e in realtà tutte le opzioni sono ancora molto aperte. A proposito, permettetemi di dire che il nostro studio è ancora in una fase molto preliminare, data la complessità della questione, per cui non abbiamo raggiunto alcuna conclusione sull’una o sull’altra via. Ma se seguiamo questa via (acquisti di asset sul mercato), occorre trovare un modo per impacchettare questi prestiti affinché possano ricevere un prezzo. Ed è qui che si inserisce il riferimento ad altri istituti, più adatti di noi per questo lavoro di confezionamento e di garanzia dei prestiti: il riferimento alla Banca europea per gli investimenti (EIB) e il riferimento alla stessa Commissione europea.
Per quanto riguarda gli ABS, ha assolutamente ragione: gli ABS hanno una pessima nomea, ma si dovrebbe dire che ci sono tipi molto diversi di ABS. Uno era la cosiddetta plain vanilla ABS box. Aprendo la scatola si sa esattamente cosa c’è dentro. Quindi, se per esempio ci metti alcuni mutui, sarebbe come un covered bond. Una cosa diversa è lo squared ABS, ecc, che sono tristemente noti per essere stati una delle cause della devastazione dei mercati finanziari negli ultimi anni.
Ma siamo ben lontani dall’aver raggiunto alcuna conclusione. Stiamo esaminando tutte le opzioni possibili, siamo consapevoli dell’importanza di questo progetto e siamo anche consapevoli di quello che possiamo fare e di cosa non possiamo fare.

6 –  Mr Draghi, oggi ha tagliato i tassi di interesse e l’euro in un primo momento è aumentato nel mercato dei cambi. Ora è appena girato dopo i suoi commenti sul tasso di deposito. Quindi, la mia domanda è: c’è a preoccuparsi e pensa che il tasso di deposito sia più importante che il tasso di riferimento?
E la mia seconda domanda: la cancelliera Angela Merkel ha recentemente detto che per la Germania i tassi di interesse andrebbero alzati. Cosa ne pensa di questi commenti e ha ragione?

Draghi – Beh, sulla prima parte, davvero non ho molto da dire. Sono ovviamente consapevole del fatto che i mercati leggono e cercano di interpretare qualsiasi osservazione fatta dal presidente della BCE in queste conferenze stampa. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro obiettivo è mantenere la stabilità dei prezzi a medio termine, non lasciarci guidare dalle reazioni del mercato. Questo è molto importante da ricordare. E in questo caso, ovviamente, oltre che alla stabilità dei prezzi, guardiamo anche alla debolezza dell’economia, che continua a incombere nella prima parte di quest’anno.
Sulla seconda domanda, prima di tutto l’indipendenza della BCE è cara a tutti, e direi in modo particolare ai cittadini tedeschi. In secondo luogo, penso che è stato ricavato troppo da quel commento. Il commento, in realtà, se lo si prende alla lettera, voleva dire: qui nella zona euro abbiamo una situazione diversificata. Abbiamo 17 paesi ed i cicli economici di questi 17 paesi non sono esattamente gli stessi, non sono sincroni e si differenziano molto in tutta l’area. Quindi, le misure di politica monetaria che possono beneficiare alcuni paesi non possono beneficiare altri. Ma dato che ora la debolezza si estende anche alle economie principali, pensiamo che il taglio di oggi sia a beneficio. Ma non è stato un commento inteso a violare l’indipendenza del Consiglio direttivo, ne sono assolutamente certo.

7 – Lei ha descritto come il programma OMT ha portato la calma nel sistema finanziario negli ultimi sei o sette mesi e abbiamo visto i tassi dei titoli di Stato scendere in modo significativo. Ma non abbiamo visto scendere significativamente i tassi per le piccole e medie imprese. Ci può spiegare perché ciò non è accaduto e che cosa questo significa per l’OMT come strumento per affrontare il problema della frammentazione?
La mia seconda domanda riguarda il programma per gli asset backed securities (ABS) che ha citato. Ho capito bene che la BCE sta pensando di acquistare gli ABS o è tutta una questione di garanzia e di prestito?

Draghi – Sulla seconda domanda, no, non credo che lei abbia capito correttamente. Abbiamo una task force con la EIB e consideriamo questa istituzione come la più adatta a gestire le questioni in questo campo. Non abbiamo una posizione precisa su quello che faremo. Inoltre, bisogna considerare che il mercato degli ABS è morto, ed è morto da molto tempo. E questo per una serie di ragioni. Una è la situazione normativa dei titoli ABS. Un’altra è che i tassi di interesse molto bassi non rendono i titoli ABS uno strumento particolarmente utile per finanziare un ente. Quindi ci sono molti ostacoli da superare prima che io possa darvi una descrizione precisa di ciò che abbiamo in mente.
Il programma OMT ha rimosso il tail risk ed è stato uno strumento molto potente a tale fine, ma non dobbiamo dimenticare che la crisi di finanziamento che le banche hanno sperimentato dalla metà del 2011 ha causato una contrazione del credito di cui siamo vittime ancora oggi. È stato un graduale lento e lungo processo di contrazione del credito. I due LTRO hanno evitato un peggioramento – o addirittura un collasso, credo – della situazione e poi il programma OMT ha rimosso il rischio di ridenominazione per l’area euro. Ma ora si deve gradualmente rientrare dalla frammentazione che ha avuto luogo ben prima del programma OMT e di fatto è iniziato dal settembre 2011.
Tuttavia, non sarebbe corretto dire che tutto va male. Permettetemi di darvi alcuni dati su come noi vediamo l’attuale stato di frammentazione. Come ho detto in altra occasione, la frammentazione ha due lati. Il lato della raccolta dei finanziamenti e il lato del prestito.
Ora, sicuramente vediamo progressi sul lato della raccolta. Progressi documentati dal fatto che i depositi nazionali continuano ad aumentare in tutte le banche di tutti i paesi stressati – o quasi tutti, credo. Secondo: la dispersione dei tassi di aumento dei depositi. Se si guarda a quanto velocemente questi depositi crescono e alla dispersione di questi tassi di crescita tra paesi, si vede che questi andamenti continuano a scendere mese dopo mese. Ora siamo al livello più basso dal maggio 2010 e questo è molto importante. Terzo: gli afflussi di capitali stanno continuando, che spiega perché il corso dell’euro continua ad essere forte, a dispetto della debolezza dell’economia e dei prezzi bassi. Questo è l’effetto del ritorno di fiducia. Quarto: i crediti delle banche verso l’Eurosistema continuano a scendere e, dal luglio 2012, sono scesi di 400 miliardi di euro. Per inciso: non abbiamo visto nessuno dei terrificanti rischi che erano stati previsti all’epoca (degli LTRO). Infine, i saldi Target2 – come ho detto prima – sono anch’essi in discesa, si sono stabilizzati. Stiamo con ciò dicendo che la frammentazione sul lato della raccolta è finita e che la situazione è tutto normale? No! Un fatto interessante mi è stato fatto sapere questa mattina. Una banca ha emesso un prestito obbligazionario a Monaco di Baviera e a Milano, un obbligazionario senior non garantito, quindi non un covered bond, e c’è stato uno spread di circa 150 o 200 punti base tra i due. Con la stessa banca emittente in due diverse giurisdizioni sovrane.
Sul lato del prestito, il progresso è più in sordina, ma vorrei sottolineare  qualcosa che potrebbe essere fonte di conforto. Prima di tutto, stiamo osservando una stabilizzazione nella dispersione dei tassi sui prestiti. La dispersione continuava a crescere e crescere, ora invece sembra essere stabile, o almeno i valori della dispersione non stanno più salendo. Secondo: l’indagine sul credito bancario mostra che c’è un minore aumento della stretta. In altre parole, le banche dei paesi stressati continuano a stringere il credito, ma ad un ritmo più lento. La terza cosa da considerare sono le informazioni fornite dal sondaggio tra le piccole e medie imprese, che per me è forse la fonte più importante di informazioni. Secondo queste informazioni, quando è stato chiesto alle PMI “Qual è la percentuale di rigetti delle domande di prestito?”, la percentuale di risposte negative è scesa. Inoltre quando viene chiesto loro “Che tipo di ostacoli finanziari trova quando chiede un prestito?”, ci sono tre aspetti da considerare:  prima di tutto, come ho già detto, il rifiuto; il secondo è che alle PMI capita di ricevere quantità di prestito inferiori a quanto chiedevano. In terzo luogo, capita che le banche chiedano un tasso di interesse così alto che la PMI dice “no grazie”. Possiamo vedere che le risposte dell’indagine relative a questi c.d. ostacoli finanziari stanno migliorando in modo significativo in alcuni dei paesi più stressati. E, tra l’altro, in Germania si è registrato un miglioramento su tutta la linea. Ad esempio, per quanto riguarda la disponibilità di prestiti per l’area euro, si è registrato un peggioramento significativamente più piccolo, e lo stesso sta accadendo a livello nazionale per la Spagna e l’Italia, e, ovviamente, per la Germania e così via. Guardando a questi dati del sondaggio, non posso concludere che non c’è più frammentazione, ma stiamo osservando dei miglioramenti. Il problema, naturalmente, è che – come ho detto all’inizio – la contrazione del credito è andata avanti per molto tempo ed è stata aggravata dagli effetti contrattivi a breve termine delle politiche fiscali. Quindi tornare indietro non sarà faccenda di un giorno.

8 – Vorrei continuare sulla questione crescita contro austerità, perché il dibattito è abbastanza acceso anche in Slovacchia. Lei ha detto che alcune delle misure di austerità adottate dagli Stati membri sono state prese in una situazione di emergenza e non erano le misure migliori. Quindi, vuoi dire che,  per il prossimo futuro, una soluzione di compromesso per evitare un’altra emergenza simile potrebbe forse essere che i paesi che hanno già tagliato i loro deficit al limite dell’area euro del 3% del PIL, potrebbero rallentare il consolidamento senza dover tagliare i loro deficit anche dello 0,5% del PIL nei prossimi anni, ma magari di un importo inferiore, al fine di sostenere la crescita economica? Questo è, per esempio, l’argomento politico che viene usato in Slovacchia.

Draghi – Prima di tutto, la BCE non ha l’ultima parola su questo. Non dimentichiamolo mai. Ho volutamente usato la parola “non disfare (unravel) i progressi che avete raggiunto” e, se il vostro paese ha bisogno di tempo, il trade-off  per avere più tempo dovrebbe essere di non compromettere gli obiettivi ultimi fissati dalla Commissione europea, ma di fare le riforme strutturali, rivedere la composizione dell’aggiustamento di bilancio (meno tasse e più tagli di spesa – NdT) e darsi un quadro di medio termine, che sia forte e credibile.

9 – Molti membri della BCE hanno detto che un taglio dei tassi avrebbe avuto un effetto limitato nella situazione attuale, per la mancanza di trasmissione della politica monetaria. Allora perché avete tagliato i tassi adesso? E avete discusso più in dettaglio le misure necessarie a ristabilire la trasmissione della vostra politica monetaria?

Draghi – Come ho detto prima, ci hanno portato a questa decisione anche alcuni segnali incoraggianti di riduzione della frammentazione. E non dimentichiamo l’altro aspetto: che la debolezza dell’economia si è ora diffusa anche in paesi in cui il problema della mancanza di trasmissione non è mai esistito. In altre parole: sappiamo di adottare misure di politica monetaria efficaci. Penso che queste siano le due considerazioni predominanti.
Perché il credito è debole? Ci sono, come sempre, ragioni dal lato della domanda e dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda: l’economia è davvero debole, ed è debole nelle sue componenti domestiche: il consumo e, in particolare, gli investimenti fissi. L’indagine sul credito bancario e l’indagine sulle piccole e medie imprese, suggeriscono che il fattore dominante per spiegare la bassa domanda di credito è l’incertezza macroeconomica, e questo va di pari passo con l’avversione al rischio, che svolge effettivamente un ruolo da entrambi i lati, colpisce sia l’offerta che la domanda. Ma, questo è limitato ad alcuni paesi. C’è anche la questione della riduzione della leva finanziaria (deleveraging). Il processo di deleveraging in alcuni paesi non riguarda solo le banche, riguarda anche i clienti delle banche. Aziende, PMI e famiglie devono ridurre i debiti. Questo non è un problema di tutta l’area euro, ma è certamente un problema in alcuni paesi stressati. Anche questo spiega il basso livello della domanda.
Dal lato dell’offerta è prevalente l’avversione al rischio. Come ho detto, guardiamo a tutti i dati in arrivo e in questo momento non si può dire che le preoccupazioni di liquidità siano un fattore dominante nel limitare l’offerta di credito. Noi non vediamo questo. Ma dobbiamo considerare anche i prossimi mesi, ed è certamente vero che, nei prossimi quindici mesi, ci sarà un altro aumento temporaneo di obbligazioni bancarie in scadenza. Tuttavia, il fattore prevalente nella stretta all’offerta di credito è l’avversione al rischio. Molte banche che non avevano asset tossici e non erano particolarmente deboli all’inizio della crisi si sono indebolite a causa della crescente quota di crediti in sofferenza. Le recessioni sono, in un certo senso, come una spirale. Per fortuna questi non sono i problemi di tutta la zona euro, sono problemi limitati, ma alcune di queste banche dovranno rafforzare le loro posizioni patrimoniali, per tornare sulla terraferma.

10 – Solo due domande: primo, c’è qualche aggiornamento su quando l’Irish Promissory Note Deal sarà riesaminato dalla BCE? E secondo: in termini di ricapitalizzazione delle banche, mi chiedo quanto la BCE sia preoccupata della situazione del settore bancario dei paesi periferici. Il governatore della Banca centrale irlandese ha detto questa settimana che le banche irlandesi potrebbero aver bisogno di più capitale. Pensa che sia necessario uno stress test prima che l’Irlanda esca dal piano di salvataggio alla fine di questo anno? Si dice in Irlanda, che forse dovrebbe essere rinviato al prossimo anno, come parte dello stress test dell’EBA.

Draghi –  Sulla prima questione, non c’è alcun cambiamento. E, sulla seconda questione, è troppo presto per rispondere. E’ qualcosa che è stato discusso, e ci sono pro e contro, ci sono punti di vista diversi, quindi siamo ancora in una fase in cui stiamo davvero mettendo insieme le nostre opinioni, per vedere cosa è meglio per Irlanda.

11 – Non so se il Consiglio direttivo ne fosse a conoscenza, ma durante la vostra riunione, il Papa ha twittato la sua scontentezza per la disoccupazione, esprimendo una certa frustrazione per il fatto che c’è chi, in questo momento, sembra trarre profitto dai rialzi nei mercati finanziari mentre la disoccupazione arriva a nuovi livelli record. Quindi la mia domanda ha due fronti: in primo luogo, siete frustrati dal fatto che ci sia la percezione che la BCE sostiene i mercati finanziari ma non sta facendo molto per aiutare l’economia reale nella zona euro? E secondo: ho percepito – da parte sua, all’inizio di questa conferenza stampa – un po’ di frustrazione per il fatto che le banche non stanno prendendo più rischi sui propri bilanci. Non è tempo che la BCE prenda quel rischio sul proprio bilancio, e ampli il proprio bilancio, nonostante le regole, in questa fase?

Draghi – Siamo, non vorrei usare la parola…  Ma, in effetti sì, userei la parola “frustrati”, sì, certamente. Vediamo miglioramenti nei mercati finanziari. I mercati finanziari sono l’unico e il necessario canale attraverso cui la politica monetaria si trasmette. Noi non andiamo a buttare i soldi in giro con l’elicottero. E in Europa si deve passare attraverso le banche: non ci sono mercati dei capitali come quelli negli Stati Uniti, quindi noi dobbiamo procedere attraverso il sistema bancario. Ecco perché, nelle mie conferenze stampa, cerco di darvi una lettura molto dettagliata di tutti questi indicatori: perché vi mostra quanto attentamente stiamo cercando di osservare ed analizzare la realtà, per vedere se gli impulsi che abbiamo trasmesso all’economia, ormai da parecchio tempo, si traducono in maggior benessere, minore disoccupazione e migliore attività economica. Quindi, non c’è dubbio su questo.
Sul secondo punto della sua domanda, se la BCE possa prendere rischi nel suo bilancio, ne ho parlato un momento fa, e credo di avervi spiegato quanto più difficile sia questo in Europa rispetto agli Stati Uniti. Quindi nel giudicare la Banca centrale si deve essere consapevoli di quale è il suo mandato, di cosa può fare, e di quale è il quadro istituzionale in cui la Banca centrale opera. E il quadro istituzionale è sostanzialmente costituito da due elementi: prima di tutto, dall’azione dei governi e, in secondo luogo, dalla struttura finanziaria in cui la Banca centrale deve agire.

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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2 risposte a “Conferenza stampa 2 maggio 2013

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