Conferenza stampa 6 giugno 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 6 giugno 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze Dijsselbloem.

Sulla base delle nostra regolare analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di lasciare immutati i tassi di interesse di riferimento della BCE (key ECB interest rates). Le informazioni in arrivo hanno confermato la valutazione che ci aveva portato al taglio dei tassi ai primi di maggio. La pressione sui prezzi di fondo nell’area euro dovrebbe rimanere contenuta nel medio termine. In linea con questo quadro, la dinamica monetaria e, in particolare, la dinamica del credito rimangono sottotono. Le aspettative di inflazione a medio termine per l’area euro continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. Allo stesso tempo, i recenti dati dell’indagine sul sentiment economico hanno mostrato qualche miglioramento dai livelli più bassi. L’orientamento accomodante della politica monetaria, insieme con i significativi miglioramenti nei mercati finanziari dalla metà del 2012, dovrebbero contribuire a sostenere le prospettive di una ripresa economica nel corso dell’anno. In questo contesto generale, la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. Nel prossimo periodo, monitoreremo molto attentamente tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e valuteremo l’eventuale impatto sulle prospettive per la stabilità dei prezzi.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Il PIL reale è diminuito dello 0,2% nel primo trimestre del 2013, dopo un calo dello 0,6% nel quarto trimestre del 2012. Il prodotto è quindi in calo per sei trimestri consecutivi, con le condizioni del mercato del lavoro che rimangono deboli. I recenti sviluppi nei dati dell’indagine sul clima economico hanno mostrato qualche miglioramento dai livelli pi ùbassi. Guardando più avanti nel corso dell’anno e per il 2014, le esportazioni dell’area euro dovrebbero beneficiare della ripresa della domanda mondiale, mentre la domanda interna dovrebbe essere sostenuta dall’orientamento accomodante della nostra politica monetaria e dai recenti incrementi di reddito reale causati dalla riduzione dei prezzi del petrolio e in genere dall’inflazione più bassa. Inoltre, i significativi miglioramenti nei mercati finanziari visti dalla scorsa estate dovrebbero provocare effetti nell’economia reale, e altrettanto dovrebbero fare i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Allo stesso tempo, i restanti necessari aggiustamenti di bilancio nel settore pubblico e privato ​​continueranno a pesare sull’attività economica. Nel complesso, l’attività economica nell’area dell’euro dovrebbe stabilizzarsi e recuperare nel corso dell’anno, anche se a un ritmo sommesso.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro dell’Eurosistema per Giugno 2013, che prevedono il PIL reale annuo in calo dello 0,6% nel 2013 e in aumento del 1,1% nel 2014. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE del marzo 2013, la proiezione per il 2013 è stata rivista lievemente al ribasso, riflettendo in larga misura l’incorporazione degli ultimi dati sul PIL. Per il 2014 c’è stata una revisione marginale in rialzo.

Il Consiglio direttivo continua vedere a rischi al ribasso per le prospettive economiche dell’area euro. Tali rischi comprendono la possibilità di una domanda nazionale e globale più debole delle attese e l’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro.

Secondo la stima preliminare dell’Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata di 1,4% a maggio 2013, in rialzo dall’1.2% del mese di aprile. Tale incremento è stato, in particolare, rappresentato da un rimbalzo dei prezzi dei servizi relativi al ricalcolo dell’effetto Pasqua e da un aumento dei prezzi dei generi alimentari. Più in generale, come dichiarato il mese scorso, il tasso di inflazione annua dovrebbe essere soggetto a una certa volatilità durante tutto l’anno soprattutto a causa di effetti base rispetto ai prezzi dell’energia e degli alimentari di dodici mesi prima. Guardando oltre questa volatilità, la pressione sottostante sui prezzi nel medio termine dovrebbe rimanere contenuta, riflettendo il basso utilizzo della capacità produttiva e di un ritmo modesto di ripresa economica. Nel medio periodo, le aspettative di inflazione rimangono saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche per l’area euro di Giugno 2013 dell’Eurosistema, che prevedono l’inflazione HICP annua rispettivamente all’ 1,4% e all’ 1,3% nel 2013 e 2014. In confronto con le proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di marzo 2013, la proiezione dell’inflazione per il 2013 è stata rivista al ribasso, riflettendo principalmente la caduta dei prezzi del petrolio, mentre la proiezione per il 2014 resta invariata.

Nella valutazione del Consiglio direttivo, i rischi per le prospettive sui prezzi sono sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo connessi ad aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, così come dei prezzi delle materie prime, e rischi al ribasso derivanti dalla debolezza dell’attività economica.

Passando all’analisi monetaria, i dati più recenti confermano che il ritmo dell’espansione di fondo della moneta e, in particolare, del credito continua ad essere sottotono. La crescita annua dell’aggregato monetario ampio, M3, è aumentato in aprile al 3,2%, dal 2,6% di marzo, principalmente a causa di un effetto base e di fattori speciali. Gli stessi fattori hanno avuto un impatto sul tasso di crescita annuo dell’aggregato monetario ristretto M1, che è aumentato dal 7,1% di marzo all’ 8,7% nel mese di aprile.

La crescita dei prestiti al settore privato è rimasta debole. I tassi di crescita dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto al 0,3% nel mese di aprile, sostanzialmente invariato dall’inizio dell’anno. La crescita annua negativa dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è passata dal -1,3% di marzo al -1,9% nel mese di aprile. Questo sviluppo è dovuto, in particolare, ai rimborsi netti in prestiti a breve termine, che potrebbero riflettere la riduzione della domanda di capitale circolante in un contesto di  ordini deboli in primavera. Più in generale, la dinamica debole dei prestiti continua a riflettere in primo luogo l’attuale fase del ciclo economico, l’accresciuto rischio di credito e il continuo adeguamento dei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Al fine di garantire un’adeguata trasmissione della politica monetaria per le condizioni di finanziamento nei paesi dell’area dell’euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area dell’euro continui a diminuire ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata dove necessario. Sono stati fatti progressi dalla scorsa estate nella situazione di finanziamento delle banche, nel rafforzamento della base dei depositi interna nei paesi stressati e nella riduzione del ricorso all’Eurosistema, come risulta dai rimborsi dei LTRO a tre anni. Ulteriori passi decisivi per la creazione di un’unione bancaria contribuiranno a raggiungere questo obiettivo. In particolare, il Consiglio Direttivo sottolinea che i futuri SSM e SRM sono elementi cruciali per la reintegrazione del sistema bancario e, pertanto, richiedono una rapida attuazione.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. La verifica incrociata con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda il consolidamento fiscale e le riforme strutturali, il Consiglio direttivo accoglie con favore i progressi compiuti e incoraggia i governi a continuare con gli sforzi determinati. E ‘essenziale che i paesi dell’area dell’euro non disfino i loro sforzi per ridurre i deficit di bilancio del governo. Il nuovo quadro di governance europea per le politiche fiscali ed economiche deve essere applicato in maniera costante. A tale riguardo, il Consiglio direttivo ritiene molto importante che le decisioni del Consiglio europeo di estendere il periodo di tempo per la correzione dei disavanzi di bilancio eccessivi resti riservato a casi eccezionali. Al tempo stesso, è necessario proseguire, laddove necessario, ad adottare provvedimenti legislativi o realizzare altrimenti prontamente le riforme strutturali. Le riforme strutturali dovrebbero, in particolare, mirare alla competitività e alla capacità di aggiustamento nei mercati del lavoro e dei prodotti, contribuendo in tal modo a generare opportunità di lavoro in un contesto, prevalente in diversi paesi, con livelli inaccettabilmente elevati di disoccupazione, soprattutto tra i giovani lavoratori. L’azione combinata sul fronte fiscale e strutturale dovrebbe rafforzare la sostenibilità di bilancio e il potenziale di crescita economica e, quindi, favorire la creazione di posti di lavoro sostenibili.

Ora siamo a vostra disposizione per domande.

Domande e risposte

1 –  In diverse occasioni, lei ha menzionato il necessità di fornire più credito alle piccole e medie imprese, e all’ultima conferenza stampa a Bratislava ha anche menzionato la possibilità di fare qualcosa per riavviare il mercato delle cartolarizzazioni, come pure il mercato degli asset-backed securities (ABSs). Potrebbe darci una relazione sull’andamento del lavoro svolto su questo fronte? Avete ridimensionato le vostre ambizioni? Il vicepresidente ha detto in un discorso che forse le aspettative erano un po’ eccessive in proposito.
Altra domanda: sui tassi di interesse, avete discusso la possibilità di tagliarli? È stata una decisione unanime?

Draghi – Alla riunione di oggi abbiamo avuto un ampio dibattito sulle varie misure non convenzionali che potrebbero essere utilizzate per riparare i canali di trasmissione della politica monetaria. In questo contesto, abbiamo discusso di ABS, di VLTRO (very long-term refinancing operations), di rafforzamento del quadro normativo per i crediti aggiuntivi (additional credit claims), e abbiamo discusso le nostre politiche sul collaterale. La maggior parte di queste misure, che continueremo a discutere, affrontano prima di tutto i problemi di finanziamento. Si tenga in considerazione questo. In secondo luogo, alcune misure, ad esempio gli VLTRO, sono più facili da implementare e hanno conseguenze più chiare. Invece altre misure, come ad esempio un tasso negativo sui depositi, di cui abbiamo anche discusso e per cui siamo tecnicamente pronti, possono, come ho già detto in numerose occasioni, avere diverse conseguenze non intenzionali. Ciò nonostante, né su questo fronte né su tutti gli altri, vediamo ragione per agire in questo particolare momento. In realtà, queste misure sono tutte sullo scaffale.
La questione degli ABS è più complicata rispetto alle altre, però. Bisogna considerare, e mi pare di averlo detto in passato, che il mercato degli ABS è morto da molti anni. Ed è morto per diverse ragioni. Alcune riguardano i problemi causati dai titoli ABS sia durante che prima della crisi, mentre altri sono associati con la liquidità e i requisiti di capitale per gli ABS. Detto questo, è chiaro che stiamo parlando di titoli ABS specifici per i prestiti alle PMI. Anche prima della crisi, i titoli ABS per i prestiti alle PMI erano molto pochi, probabilmente la componente più piccola del mercato ABS, se non mi sbaglio. Questo perché è difficile mettere dei prestiti alle PMI in un ABS e dargli un rating e un prezzo in modo che possa essere scambiato come altre forme di ABS che contengono prodotti molto più standardizzati. Comunque, c’è una task force a lavorare su questo insieme alla Banca europea per gli investimenti, e se producono qualcosa, sarà collateralizzato, e sarà garantito da altre istituzioni. E noi certamente esamineremo la possibilità di accettarlo come collaterale. Ma, in ogni caso, non è qualcosa per il breve termine. Ci vorrà molto tempo. Al fine di garantire il funzionamento di un mercato ABS, dobbiamo prima cambiare il quadro normativo per la liquidità e il capitale per questi tipi di ABS, il che è un progetto a lungo termine.
In risposta alla sua seconda domanda, al nostro ultimo incontro ho detto che il Consiglio direttivo avrebbe guardato a tutti i dati in entrata, avrebbe monitorato da vicino tutti gli sviluppi, e sarebbe stato pronto ad agire. Oggi abbiamo avuto una discussione piena, molto ricca, sui dati che sono arrivati dall’ultima volta, così come sui cambiamenti che hanno avuto luogo e alcuni cambiamenti sono per il meglio. Alcuni dati dell’indagine si sono rivelati migliori del previsto, per esempio, la stima flash per il tasso di inflazione a maggio è 1,4%, superiore a quella del mese precedente, mentre gli altri dati, ad esempio quelli riguardanti gli sviluppi del credito, non sono buoni. Tuttavia, nel complesso, il Consiglio direttivo ha deciso che non c’è stato un cambiamento di direzione tale da giustificare un’azione in questo momento. Quindi posso solo ripetere ciò che ho detto l’ultima volta: controlleremo tutti i dati in arrivo molto da vicino e siamo pronti ad agire.

2 – Lei ha detto che questi vari strumenti sono sullo scaffale. Non sta questo aggiungendo volatilità ai mercati finanziari? – Non è un po’ come se la BCE sventolasse queste cose là fuori per chi sta a guardare, per poi vedere come gli operatori reagiscono? Inoltre, sembra che le altre banche centrali (per esempio, il sistema della Federal Reserve quando parla di assottigliare o meno il QE) siano ormai una fonte di volatilità dei mercati finanziari. Che ruolo gioca la BCE in questo e che cosa si può fare per limitarlo?
E la mia seconda domanda è sulla disoccupazione. Lei ha detto di nuovo che è inaccettabilmente alta. Ha visto qualche cosa fatta da un governo durante l’anno passato o gli ultimi diciotto mesi, chele faccia dire “questo Paese ha fatto una buona cosa e dovrebbe essere replicato altrove”?

Draghi – In risposta alla prima domanda, francamente la BCE non ha fatto nulla per aumentare la volatilità dei mercati. Se pensa che la BCE ha fatto qualcosa di paragonabile a quello che sta accadendo nelle altre banche centrali, non sono d’accordo con questa percezione. Penso che tutto sommato noi abbiamo attualmente una posizione molto più conservativa, anche se la nostra politica monetaria resta accomodante e, come ho detto, rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario. Ma, certamente, abbiamo osservato un aumento della volatilità globale, proveniente da importanti decisioni di politica monetaria o annunci di decisioni che possono essere prese nei prossimi mesi. Tuttavia, non credo che la BCE sia in alcun modo stata fonte di questo, non posso davvero trovare dati a sostegno di questo.
Il secondo punto riguarda la disoccupazione. Il Consiglio direttivo persuaso che gli attuali livelli di disoccupazione sono il risultato di una combinazione di fattori ciclici e di fattori strutturali. Quanto ai fattori ciclici, non c’è dubbio che il mercato del lavoro, in generale, sta vivendo gli effetti combinati di una stretta creditizia e del consolidamento fiscale inevitabile che molti di questi paesi hanno dovuto intraprendere. E’ anche vero che, in diversi mercati, alcuni fattori strutturali stanno bloccando i mercati del lavoro. Come ho detto più volte, la flessibilità del mercato del lavoro è stata posta solo sulle spalle della popolazione giovane, il che è uno dei motivi principali per cui la disoccupazione giovanile è così alta in alcuni paesi. Un altro motivo, però, è che un mondo in rapida evoluzione – in altre parole: la globalizzazione – richiede nuove competenze e investimenti in capitale umano, il che significa che la disoccupazione giovanile può essere spiegata sulla base di una mancata corrispondenza tra competenze e capitale umano. Ciò che i governi dovrebbero fare è riparare le debolezze strutturali in questi mercati. Per quanto riguarda la BCE, possiamo anticipare che una graduale ripresa si farà strada, anche se a livelli bassi, nella seconda parte di quest’anno.

3 – Lei ha ribadito due volte che la politica monetaria rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario. Mi chiedevo se avanzare delle linee guida più formali potesse rendere ancora più accomodante  la vostra politica monetaria.
La mia seconda domanda riguarda l’unione bancaria, a cui si fa riferimento anche nella dichiarazione di apertura. Lei ha detto che è necessaria una rapida attuazione del SSM e l’SRM. Quindi sarebbe, secondo la BCE, un cosiddetto Resolution Board, come prospettato di recente dall’accordo  franco-tedesco, adeguato per iniziare la vigilanza bancaria in tempo e bene?

Draghi – Per quanto riguarda la prima domanda, abbiamo già dato alcune linee guida anticipate (forward guidance) sulla disponibilità di liquidità – l’ultima volta ho detto che la piena aggiudicazione a tasso fisso sarà mantenuta per tutto il prossimo anno fino al luglio 2014 almeno, e finché è necessario. In altre parole, se è necessario oltre tale data, sarà prolungata. Non abbiamo ancora affrontato altri tipi di forward guidance, come altre banche centrali hanno fatto, e ci stiamo riflettendo. Come ho detto prima, abbiamo una serie di strumenti diversi. Questo sarebbe più sul lato standard, mentre altri sarebbero più sul lato non-standard.
Per quanto riguarda la seconda domanda, sì, siamo fiduciosi che il meccanismo di risoluzione unico (single resolution mechanism: SRM) sarà in vigore dal momento in cui la singola autorità di vigilanza (single supervisory mechanism: SSM) entrerà nelle sue funzioni. Siamo a conoscenza delle molte difficoltà in gioco nella istituzione dell’SRM. Ci sono opinioni divergenti sulla gerarchia dei creditori o se ci debba essere una preferenza per i depositanti. Siete tutti a conoscenza di questi punti di vista diversi, ma siamo abbastanza sicuri che questo può essere superato in tempo. Una cosa diversa sarebbe l’esistenza di un’autorità di risoluzione (single resolution authority), dove le divergenze sono legate al punto se sia o meno necessaria una modifica del trattato. Ma certamente, l’istituzione di un meccanismo unico di risoluzione sarebbe già un importante progresso e aiuterebbe ad assumere la vigilanza unica con grande fiducia.

4 –  Forse posso porre di nuovo la prima domanda se la decisione di oggi è stata unanime. Non ho sentito un sì o un no. C’erano forse alcuni membri che hanno chiesto un taglio dei tassi?
E, in secondo luogo, oggi la BCE ha 15 anni, quello che vediamo sulla stampa è che ci sono opinioni diverse tra i membri dell’Executive Board su cosa fare. Lei ha sottolineato che è difficile agire su alcuni argomenti, ma sembra che ci sono alcune divisioni e nessun accordo sui tassi o sulla necessità o meno di acquistare titoli ABS o sui tassi negativi sui depositi e così via. Quindi, è in questo momento la sua autorità messa in gioco?

Draghi – Beh, sulla prima questione, vi era consenso nel Governing Council sulla valutazione che i cambiamenti non sono stati sufficienti a giustificare un’azione immediata. Quindi, era più una discussione basata sull’analisi che sulla decisione.
Per quanto riguarda la seconda domanda penso che sono stati troppo drammatizzati i diversi punti di vista. Ci sono opinioni diverse in tutte le banche centrali e in un periodo di così grande incertezza è ovvio avere una varietà di opinioni. In realtà è una buona cosa. Ma dobbiamo fare una distinzione. Si possono avere disaccordi su alcune misure, ma differenti percezioni sulle altre misure che ho citato, vale a dire titoli ABS, le operazioni di rifinanziamento a lunghissimo termine (very long-term refinancing operations), la valorizzazione dei crediti aggiuntivi, il collaterale e così via. Questi sono tutti temi in corso di discussione. Quando le persone non hanno un punto di vista preciso – perché, come ho detto prima, si tratta di questioni molto complesse, le stiamo studiando insieme. Mentre si studia ed esplora ci sono ovviamente cambiamenti di opinioni e il proprio punto di vista può cambiare nel corso della discussione. Quindi, drammatizzare in termini di contrasto le opinioni su queste misure è certamente una grande esagerazione. C’è stata una sorta di voce che avremmo usato i titoli ABS per acquistare i crediti delle imprese italiane verso il governo. Mi chiedo ancora chi ha avuto questa idea – io davvero non so chi se ne è uscito con questo, perché è impossibile. Ma è durata solo una settimana e poi è scomparsa, quindi non credo che ci sia niente su cui drammatizzare.

5 – Mr. Draghi, il tempo è migliorato, almeno a Francoforte. La gente comincia ad andare in vacanza. Ci sono ancora i controlli sui capitali a Cipro per tutto questo periodo. Avete idea di quanto tempo dovrebbero durare? E se nuoccia che stiano andando avanti così a lungo. E ritiene che i controlli di capitale possano essere imposti di nuovo all’interno della zona euro?
E una seconda domanda sulle OMTs: ovviamente la corte di Karlsruhe la settimana prossima ne discuterà. Può confermare che la documentazione legale in realtà è pronta, ma non c’è intenzione di pubblicarla fino a quando non ci sarà effettivamente bisogno di usarla? E questo aiuta quando si hanno cose come la Corte costituzionale tedesca che tiene audizioni in merito?

Draghi – Bene, sul primo punto, il controllo dei capitali, come sapete la BCE non è responsabile dei controlli di capitale. I controlli sui capitali sono sotto il dominio della Commissione europea. E la Commissione europea sta lavorando attivamente con la Banca centrale di Cipro, con i supervisori lì, per valutare quando sia il momento di levarli. La BCE è consapevole del fatto che i controlli sui capitali distorcono profondamente i mercati della zona euro e abbiamo chiarito il nostro punto di vista all’epoca e, certo, compatibilmente con la stabilità dei flussi finanziari dell’isola, prima i controlli sul capitale sono tolti, meglio è. Ma questa non è nostra responsabilità.
Il secondo punto, la documentazione legale sulle OMTs è pronta e sta per uscire. Non oggi, no, ma, francamente, mi pone questa domanda ogni volta e non riesco davvero a vedere il problema. Qual è il problema al riguardo? Comunque, se diventa un problema, è pronta per essere pubblicata. Se deve essere un problema, è pronta a venire fuori. Non abbiamo mai pensato che fosse un problema.

6 – La mia prima domanda è ancora su OMT e Karlsruhe, la prossima settimana. Lei ha sottolineato in passato l’importanza delle OMT per calmare i mercati e la crisi dell’euro. Quindi, volevo solo sapere cosa potrebbe pensare se la Corte mettesse in discussione l’OMT – diciamo almeno politicamente. Quali potrebbero essere le conseguenze per i mercati?
E la seconda domanda è sulla politica fiscale. Nella sua dichiarazione ha esteso il paragrafo sulla politica fiscale e ha menzionato il nuovo quadro, dicendo che è necessario limitare l’estensione delle scadenze a circostanze eccezionali. Volevo solo sapere, abbiamo tali circostanze eccezionali, al momento, per esempio, se guardiamo alla Francia?

Draghi – Quando guardiamo indietro a ciò che OMT ha prodotto, francamente quando si guardano i dati, è davvero molto difficile non affermare che OMT è stata probabilmente la misura di politica monetaria di maggior successo intrapresa negli ultimi tempi. Prima dell’OMT c’erano aspettative di rischi di deflazione, che sono scomparsi. E questo è il più grande successo di questa misura di politica monetaria. Inoltre i valori delle azioni sono saliti ovunque – dal diciamo, 30% in Germania al 39% in Spagna – il che significa che il costo del capitale è sceso, creando un ambiente molto più favorevole agli investimenti. Guardate i saldi Target2 – ho appena ricevuto i dati di un’ora fa. I saldi Target2, oggi, sono al livello a cui erano all’inizio di dicembre 2011, prima che il primo LTRO a tre anni fosse stato intrapreso. I saldi Target2, per la Germania sono diminuiti di € 160 miliardi da allora. Ci sono persone convinte che i saldi Target2 sono un grosso rischio per i paesi. I dati dovrebbero dimostrare a queste persone che ora i rischi sono più bassi dopo OMT. I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono diminuiti in modo spettacolare in diversi paesi. Ma sono saliti in Germania. E questo è molto importante per il risparmiatore tedesco, per le compagnie di assicurazione e per i fondi pensione. Posso continuare con gli indici di volatilità. L’OMT ha portato stabilità, non solo per i mercati in Europa, ma anche per i mercati di tutto il mondo. La stessa cosa se si guarda ai corsi azionari statunitensi. Naturalmente, in altre giurisdizioni altre cose sono avvenute contemporaneamente. Quindi, io sto dicendo che, guardando indietro, non si può che essere molto soddisfatti dei risultati ottenuti con tale operazione.
Su Karlsruhe, sulla Corte costituzionale, io sono assolutamente fiducioso che il tribunale deciderà in totale autonomia e analizzerà, prenderà in considerazione con completezza, correttezza e competenza tutti i consigli da tutti i lati.
La sua seconda domanda riguardava le misure fiscali. La posizione della BCE è che queste estensioni di due anni dovrebbero essere concesse in circostanze eccezionali e, soprattutto, dovrebbero essere accoppiate con un impegno a intraprendere riforme strutturali. E dico questo perché, molto spesso, questi aggiustamenti fiscali sono combinati con una mancanza di competitività nei paesi interessati. Quindi, se un paese ottiene una proroga di due anni e in due anni torna con un deficit più alto, un più alto livello di debito e lo stesso grado di competitività – e cioè molto poco – non credo che il mercati saranno felici, e faranno molto presto a punire questo paese o altri paesi del genere. L’appello è: non siate troppo ottimisti sulla attuale condizione di mercato, non interpretate l’attuale condizione di mercato come qualcosa che permetta un rilassamento prolungato sugli standard fiscali senza intraprendere intanto almeno le riforme strutturali, senza aumentare la competitività. Questo è il messaggio. E questo è il messaggio nella relazione introduttiva – questo è ciò che si intende.

7 – Ho due domande. In primo luogo, potrebbe darci alcuni dati sullo sviluppo dei depositi bancari presso la Banca centrale europea nel corso delle ultime quattro settimane? Sono stati ridotti i depositi?
In secondo luogo, perché non siete disposti a intervenire alle udienze della Corte costituzionale federale tedesca?

Draghi – Risponderò prima alla seconda domanda. Non è che io non sono disposto. Abbiamo pensato a chi sia la persona più adatta e abbiamo deciso, tutti noi, che fosse Mr. [Jörg] Asmussen. E’ responsabile del dipartimento legale del Comitato esecutivo, e conosce il sistema giuridico tedesco molto meglio (di me). Per inciso, la BCE non ha ricevuto una richiesta perchè io mi presentassi lì, ma solo perchè l’istituzione fosse rappresentata. Detto questo, sapete che io non rifuggo dal chiarire le mie idee e le mie opinioni, quindi troverò certamente un sacco di opportunità per farlo, come ho fatto oggi. Quindi è stata davvero una decisione su chi fosse la persona migliore per la Corte.
In risposta alla prima domanda, continuiamo a riscontrare una diminuzione della liquidità in eccesso, rimborsi degli LTRO, e questi rimborsi hanno attualmente raggiunto circa il 60% – forse leggermente meno del 60% – dell’iniezione netta che ha avuto luogo nei primi mesi del 2012. Questo è un segnale positivo, perché dimostra che le condizioni finanziarie continuano a normalizzarsi e che le banche non hanno bisogno di fare affidamento esclusivamente sulla BCE per il loro finanziamento in quanto possono ottenere finanziamenti da altre fonti. Ad esempio, i depositi nei paesi stressati sono di nuovo diventati una fonte di finanziamento, il mercato interbancario dei paesi non stressati è tornato ad essere una fonte di finanziamento, e così via. E’ anche un segno, tuttavia, che tale liquidità non viene utilizzata nel sistema. Quindi, è un buon segno dal punto di vista della stabilizzazione dei mercati finanziari, ma il fatto che gli LTRO vengono rimborsati è un sintomo della debolezza del credito sottostante. Tutto sommato, la BCE è l’unica banca centrale in cui la componente di liquidità di creazione della moneta si sta restringendo. Questa è anche una buona cosa, perché noi, a differenza di altre banche centrali, siamo in grado di ridimensionare progressivamente il nostro bilancio senza dover prendere decisioni che dovrebbero, o potrebbero, creare volatilità. Questo è un processo automatico e non è deflazionistico. Il credito non è stato tagliato; il credito non c’è ancora. Infine, sono sicuro che non avete dimenticato che, nei primi mesi del 2012, alcune persone dicevano quanto fosse grande, immenso il rischio che stavamo intraprendendo con queste misure. Abbiamo visto uno di questi rischi materializzarsi?

8 – Vorrei tornare alle prospettive economiche. A che punto pensa che l’economia debba aver toccato il fondo quest’anno perchè il vostro scenario di un recupero nella seconda parte dell’anno possa ancora  materializzarsi? E’ già giugno, quindi mi chiedo quanto tempo pensa che abbiamo in questo senso?
E in secondo luogo, tornando al credito alle PMI, se ho capito bene sta dicendo che c’è ben poco che la BCE possa fare per la frammentazione ciclica a breve termine nei mercati del credito, a causa delle recessioni in tutta l’area dell’euro. Ma, nel lungo termine, sembra che l’unico modo logico per affrontare questo problema è se le banche sono adeguatamente ricapitalizzate prima. Così, andando ai summit, per esempio quello alla fine di questo mese, ha intenzione di chiedere un quid pro quo da parte dei governi a impegnarsi in ricapitalizzazioni o ristrutturazioni, prima che la BCE si impegni a svelare un piano per le PMI?

Draghi – La prima domanda è la domanda chiave che ci poniamo sempre, e non solo quando ci incontriamo. Una risposta è di chiedersi quali sono i driver di questa ripresa, che sarà graduale, come ho già detto molte volte. Attualmente, le esportazioni sono il driver principale. Le esportazioni sono aumentate in quasi tutti i paesi, in particolare in Germania, Spagna e Italia. Il secondo driver è la nostra politica monetaria accomodante, che gradualmente troverà la sua strada attraverso l’economia. In terzo luogo, una bassa inflazione sta aumentando il potere d’acquisto delle persone. Il prezzo più basso del petrolio è a sua volta un fattore importante. Infine, anche se meno che in altri paesi, come gli Stati Uniti o il Regno Unito, si ha un effetto ricchezza proveniente dai miglioramenti nei mercati finanziari e, come ho detto prima, c’è un minore costo del capitale per gli investimenti. D’altra parte, c’è vasta debolezza della domanda interna e dei consumi, in particolare a causa degli alti livelli di disoccupazione. C’è una cosa che vorrei menzionare che è collegata a questo. Quando parliamo con banche sane che non hanno bisogno di essere ricapitalizzate, chiediamo loro perché non stanno prestando più. La risposta che otteniamo è che il tasso netto di rendimento, corretto per il rischio di credito, non è sufficiente per loro a concedere prestiti. Noi abbiamo dato un contributo significativo a migliorare il tasso netto di rendimento, perché comprende i tassi di finanziamento, che sono andati giù. Ma la percezione del rischio macroeconomico è ancora lì, ed è una questione di tempo. Uno dei motivi per cui le banche non prestano è l’avversione al rischio, che è sia micro, rispetto ai loro clienti, e macro, rispetto al contesto economico generale e all’elevata incertezza che ancora prevale in alcune parti dell’euro zona. Naturalmente, dò per scontato che ci sono settori di attività economica in alcuni paesi, come le costruzioni in Spagna, che dovevano essere ridimensionate in ogni caso. Quindi, c’è una certa quantità di deleveraging in corso, per un motivo o per l’altro, in varie parti della zona euro, e questo è incoraggiante.
Il secondo punto riguarda la ricapitalizzazione delle banche. Noi non vogliamo ripetere gli errori commessi nel 2011, quando abbiamo avuto la European Banking Authority che ha eseguito stress test senza che fosse stata prima concordata con i governi la rete di sicurezza (backstop). Sono sicuro che vi ricordate che negli Stati Uniti è avvenuto il contrario. Anzitutto hanno determinato la rete di sicurezza (backstop), e poi hanno condotto le analisi sulla qualità degli asset (asset quality management review) e, miracolosamente, le esigenze di capitale di queste banche è risultato esattamente uguale alla rete di sicurezza predisposta. Noi non abbiamo questi poteri magici. Ma vorremmo fare in modo che almeno ci sia un impegno esplicito da parte dei governi, da parte del Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM) e da parte dell’Eurogruppo di fornire una rete di sicurezza, nel caso in cui la asset quality review intrapresa dalla BCE, dalle autorità di vigilanza nazionali, e da valutatori del settore privato di terze parti (third-party private sector assessor) e da altre autorità di vigilanza nazionali, che eserciteranno una peer pressure (pressione del giudizio tra pari), trovasse dei deficit di capitale. Permettetemi di aggiungere rapidamente due cose. In primo luogo, credo che la situazione sia cambiata in modo significativo negli ultimi due o tre anni, e in meglio. Le banche hanno raccolto capitale e ridotto notevolmente la loro leva, che non è quello che ci aspettavamo tre o quattro anni fa. In effetti, la situazione attuale è diversa da come avevamo immaginato due, tre, quattro anni fa. In secondo luogo, prima di utilizzare la rete di sicurezza ci sono molti modi per ricapitalizzare una banca. In primo luogo, c’è l’azione di vigilanza. In secondo luogo, ci si può rivolgere al mercato. In terzo luogo, è possibile operare fusioni. Si possono fare molte altre cose prima di utilizzare la rete di sicurezza, ma è estremamente importante, psicologicamente, sapere che, se si trova un deficit di capitale che non può essere sostenuto da tutte queste misure, può essere sostenuto dalla rete di sicurezza. Questo è di vitale importanza, e abbiamo già chiesto e continueremo a chiedere questo impegno.

9 – Vorrei tornare al tema di tassi di interesse. Possiamo dedurre dalla sua descrizione della discussione di oggi che un minor numero di membri ha chiesto un taglio dei tassi di interesse oggi rispetto a quanti avevano chiesto un taglio dei tassi di 0,50 punti base il mese scorso?

Draghi: Scusi, quello che sta dicendo è …

… il mese scorso ci ha detto che un certo numero di membri del Consiglio direttivo aveva spinto per un allentamento più aggressivo, e mi chiedo se il numero dei membri del Consiglio che ha chiesto un taglio dei tassi oggi è inferiore al numero di quelli che avevano sperato in un allentamento più aggressivo il mese precedente. Questa è la mia prima domanda.
La mia seconda domanda è: lei ha più volte detto che la BCE è tecnicamente pronta per i tassi di interesse negativi. E’ altrettanto tecnicamente pronta a portare sia il tasso di rifinanziamento principale che il tasso sui depositi a zero? E vede ostacoli non-tecnici ad avere entrambi i tassi allo stesso livello?

Per quanto riguarda la prima questione, la discussione non è stata sul tagliare i tassi o meno. La discussione era centrata sul fatto che si fosse verificato dall’ultima volta un cambiamento tale da giustificare nuove azioni ora, e il consenso prevalente, il consenso di gran lunga prevalente, se si vuole – e posso andare avanti aggiungendo aggettivi – è che in fondo i cambiamenti che hanno avuto luogo non sono stati abbastanza unidirezionali da giustificare un’azione adesso. Detto questo, siamo pronti ad agire e continueremo a monitorare da vicino tutti i dati in arrivo.
Sul secondo punto, ho detto che siamo tecnicamente pronti, che abbiamo preso la cosa in considerazione, ma non ci pre-impegnamo. Non ho intenzione di dirvi esattamente cosa faremo il prossimo mese o tra due mesi, o tra sei mesi, ma devo dire che sono pronte le basi per avventurarsi in territorio negativo per il tasso di interesse sui depositi. Se questo sarà cumulabile con altre misure o no, non sono in grado di dirvelo ora.

… ma la mia domanda era se siete tecnicamente pronti ad avere il tasso di rifinanziamento principale e il tasso di deposito entrambi a zero o se questo è un problema.

… questa domanda implica che io vi dica esattamente quello che ci accingiamo a fare per le operazioni di rifinanziamento principali (main refinancing operations, MRO). E non ho intenzione di dirvelo adesso.

10 – C’è stato un rapporto ieri circa una cura radicale che la BCE sta preparando per le banche in autunno, in vista della assunzione delle competenze per l’SSM (la supervisione unica). Si è parlato della opposizione di alcuni paesi, come Francia e Italia, a questa cura radicale. Le chiedo se è vero.
In secondo luogo, quale influenza ha il possibile cambiamento della politica monetaria della Federal Reserve sulla vostra decisione sui tassi di oggi? Certo, so che dirà che è un’altra banca centrale e che voi siete in un altro ciclo, ma c’è chi sostiene che questo è stato molto importante.

Draghi – Nel rispondere alla prima domanda, non vorrei utilizzare il termine “cura radicale”. Ciò che ci accingiamo a fare è – e penso che l’abbiamo detto chiaramente – una valutazione degli asset o dei bilanci (asset quality or balance sheet review) delle banche che stanno per entrare sotto questo meccanismo unico di vigilanza (SSM). Abbiamo concordato questa revisione fatta congiuntamente dalla BCE, dal supervisore nazionale, e anche da altre autorità di vigilanza nazionali, come un modoper aumentare la pressione tra pari (peer pressure). Vorremmo aumentare l’apertura reciproca ai dati, la comunicazione reciproca avendo anche un valutatore del settore privato (private sector assessor). Questo è stato concordato. Non so di disaccordi su questo. Quindi non so dove vengano queste indiscrezioni.
Sul secondo punto, quello che sta accadendo nel resto del mondo sta, come qualcuno ha detto prima, avendo conseguenze sulla volatilità dei tassi di interesse lungo tutta la curve dei rendimenti, e sicuramente ne terremo conto nella discussione delle decisioni di politica monetaria, ma la nostra politica monetaria è completamente indipendente. Noi perseguiamo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, la stabilità dei prezzi nell’area euro nel medio termine. Prendiamo in considerazione tutte le informazioni in arrivo nelle nostre decisioni, ma in termini di influenza diretta, no, direi assolutamente di no.

11 – Ho due domande. La prima è: vede alcun rischio di deflazione in alcuni paesi della zona euro?
La seconda è: ieri il FMI ha pubblicato un altro ‘mea culpa’ per le misure di austerità imposte alla Grecia. Mi chiedevo se anche la BCE ha qualche ‘mea culpa’ da offrire.

Draghi: Beh, proprio no.
In primo luogo, sulla deflazione: l’andamento dei prezzi previsto dalle proiezioni dello Staff è inferiore a quello previsto nelle precedenti proiezioni, sia per questo che il prossimo anno. Ciò è dovuto principalmente ad una diminuzione del prezzo del petrolio. Se si tolgono il petrolio e i generi alimentari, si vede che la differenza tra i due andamenti dei prezzi, il precedente e le proiezioni di oggi, è molto inferiore. C’è deflazione? Dobbiamo prima chiederci che cosa è la deflazione. La deflazione è una diminuzione prolungata dei prezzi che attraversa diversi prodotti, settori e paesi. In altre parole, si tratta di un calo generalizzato e protratto dei prezzi, con le aspettative che si auto-alimentano. Ha quindi ha una dinamica esplosiva verso il basso. Noi non vediamo niente di simile in alcun paese. Inoltre, quando guardiamo a quali prezzi sono in calo, vediamo che il calo dei prezzi è in realtà limitato a determinate categorie di beni e – quando togliamo petrolio e cibo, come ho detto prima – queste diminuzioni sono dovute a una minore regolamentazione, ad esempio, o all’introduzione di tecnologie che aumentano la produttività. Naturalmente il calo dei prezzi del petrolio è molto importante perché ora dobbiamo veramente capire se si tratta di un calo strutturale dei prezzi, vale a dire se è destinato a rimanere a causa del gas di scisto (shale gas) negli Stati Uniti e altrove (a quanto pare non c’è solo negli Stati Uniti), o se è qualcosa di transitorio. Inoltre, la politica monetaria deve guardare oltre la volatilità che, come credo di aver detto nella dichiarazione introduttiva, sarà presente nella dinamica dei prezzi – quindi non stupitevi se vedete altalene dei prezzi nei prossimi mesi, perché ci sarà volatilità. Ma dobbiamo guardare attraverso la volatilità e chiederci come si stanno comportando le aspettative di inflazione. E ci si accorge che le aspettative di inflazione restano saldamente ancorate. E’ così guardando alle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari o dai sondaggi. Il Survey of Professional Forecasters (SPF) dimostra che le aspettative di inflazione sono rimaste ancorate all’ 1,9% per 15 anni, dal momento della creazione della BCE. Quindi, tutto sommato, non vediamo deflazione. Inoltre, sicuramente prenderemmo qualsiasi accenno di deflazione molto sul serio, perché è una minaccia per la nostra capacità di perseguire l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Se dovessimo vedere deflazione, dovremmo sederci e riflettere attentamente, ma non la vediamo. Inoltre, alcuni di questi cambiamenti a cui ho accennato sono in realtà variazioni dei prezzi relativi, quindi sono positive. Mostrano che è in atto un aggiustamento reale, confermato dai livelli delle esportazioni, che sono cresciute in alcuni paesi stressati.
Sul suo secondo punto, sulla questione del ‘mea culpa’, no, non credo che facciamo ‘mea culpa’. Infatti, una cosa buona, per quanto ho capito, di questo documento del FMI è che la BCE non viene criticata. Quindi, questa è una cosa. C’è stata una dichiarazione della Commissione europea questa mattina, che risponde a questo paper del FMI. Risponde su più punti e non voglio tornare su questi punti. Vorrei dire qualcosa di diverso. Guardando alla situazione attuale, la Grecia ha avviato un processo di adeguamento straordinario. C’è assunzione in proprio di tale aggiustamento da parte del governo e dobbiamo riconoscere i progressi che questo paese ha fatto. Se ripensiamo a qualche anno fa, sarebbe stato impensabile. Naturalmente, se questo paper del FMI – che non ho letto – decide di offrire un ‘mea culpa’ ed identifica le ragioni di errori che sono stati fatti e le altre cose, certamente ne dovremo tenerne conto in futuro. Tuttavia, spesso questi ‘mea culpa’ sono di fatto un errore di proiezione storica (mistake of historical projection), cioè si tende a giudicare il passato a partire dagli standard odierni. Non possiamo dimenticare che quattro o cinque anni fa, quando erano in corso le discussioni sull’aggiustamento in Grecia, il clima era, in generale, molto peggiore. C’era paura del contagio e altissima volatilità. Quello è stato il momento in cui, in un certo senso, è davvero iniziata la frammentazione della zona euro. Quindi, è sempre molto difficile dare un giudizio ex post su quello che è successo quattro anni fa. Detto questo, piuttosto che guardare indietro, perché non guardiamo avanti e non facciamo il punto degli straordinari progressi compiuti e del cammino positivo che è stato intrapreso?

12 – Lei ha parlato di drammaticità pochi minuti fa e temo che sarò un po’ drammatico ora perché vengo da un paese che ha un tasso di disoccupazione del 27%, che indica una grande depressione, una politica fiscale restrittiva e una politica monetaria che, in Spagna e anche in altri paesi, è a sua volta restrittiva, perchè il credito non è disponibile per le piccole e medie imprese. Sta dicendo a spagnoli, portoghesi, irlandesi o anche agli italiani spagnoli che la BCE non può fare niente altro con una inflazione in realtà ben sotto al 2%?

Draghi – Non sono sicuro di aver capito il punto, ma credo di averlo capito. Primo: il fatto che l’inflazione è bassa non è, di per sé, una cosa negativa; con una bassa inflazione è possibile acquistare più roba. Secondo: non vediamo deflazione e questo è ciò che dobbiamo temere: non la vediamo ancora. Terzo: il consolidamento fiscale è e rimane inevitabile. Dovrebbe essere chiaro penso a tutti che non si può avere crescita attraverso la creazione di debito senza fine (you cannot have growth with endless debt creation). Prima o poi, si verrà puniti e tutto si ferma e questo è esattamente quello che è successo in molti paesi dopo la crisi finanziaria. Quarto: ci sono modi per rendere il risanamento di bilancio più compatibile con la crescita (growth-friendly)? La risposta è sì. Il risanamento di bilancio nella maggior parte dei paesi ha preso la forma di un aumento delle tasse, per molte ragioni. Spesso perché è stato fatto in una situazione di emergenza o, purtroppo, perché la cosa più semplice da fare è aumentare le tasse. Ma questo non è growth-friendly perché avviene in parti del mondo dove le tasse sono già molto, molto alte. Allora, quale sarebbe la via migliore? La via difficile, vale a dire ridurre la spesa pubblica improduttiva e ridurre insieme le tasse. Ma,  fatto questo, – e in un certo senso ne ho già accennato prima – ci si deve anche chiedere perché questi paesi non erano competitivi. Perché hanno dovuto fare affidamento per la crescita anche nei bei tempi, o tempi da “paese delle fate”, su settori protetti dalla concorrenza internazionale? E che cosa dovrebbero cambiare questi paesi per diventare più competitivi? E quali aggiustamenti sono necessari per raggiungere questo obiettivo? La cosa incoraggiante è che vediamo che la maggior parte dei paesi, se non tutti, si sono messi su questa via, che naturalmente è molto dolorosa, e non credo di aver perso occasione per farvi sapere quanto ne siamo consapevoli alla BCE.

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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