Intervista congiunta con Benoît Coeuré e Jörg Asmussen

Intervista congiunta con Benoît Coeuré e Jörg Asmussen,
membri del comitato esecutivo della BCE,
Condotta da Andrea Rexer (SZ) e Jean-Pierre Robin (Le Figaro) il 23 luglio 2013
e pubblicata il 29 luglio, 2013

Mr Coeuré, il vostro collega Jörg Asmussen ha criticato il governo francese varie volte, chiedendogli di accelerare le riforme. Al governo francese non ha fatto piacere. Come cittadino francese, le ha fatto piacere?

Coeuré: io non sono qui per sostenere il governo francese, nè Jörg è qui per sostenere il governo tedesco. Come banchieri centrali dobbiamo dire ciò che è bene per la stabilità della zona euro, a prescindere dalla nostra nazionalità.

Essere tedesco o francese fa differenza quando si lavora per la BCE?

Asmussen: No, nell’attività quotidiana le nazionalità non giocano un ruolo.

Capisco che questa è la teoria. Ma nella vita reale, potete davvero essere liberi dal background nazionale? Una volta che tornate alle vostre città natali, vi trovate ad affrontare le critiche – che differiscono da paese a paese.

Asmussen: Come membri del Comitato esecutivo dobbiamo essere indipendenti e non vedrete alcuna bandiera sul tavolo alle riunioni del Consiglio direttivo, solo la targhetta del nome, perché i membri non rappresentano uno stato. E’ vero semmai che ciò che ci si aspetta che una banca centrale faccia, o non faccia, si differenzia enormemente nella zona euro. In alcuni paesi ci chiedono: “Perché non fate di più?” E in altri paesi dicono: “Perché fate così tanto? State oltrepassando il vostro mandato”. La risposta è sempre la stessa: il nostro compito è garantire la stabilità dei prezzi in tutta l’area dell’euro.

Mr Asmussen, lei dice che la nazionalità non conta. Non molto tempo fa, ci sono state indiscrezioni che lei ha votato contro un abbassamento dei tassi di interesse, cioè quello che ci si aspetterebbe da un falco tedesco. Alcune persone dicono più lei ricopre questo incarico e più sembra diventare tedesco.

Asmussen: Questo è forse quello che dicono alcune persone, ma io non sono sicuro che sia corretto. Dubito che l’idea che tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo sono rischiosi sia un’idea specificamente tedesca, in quanto è condivisa da altri, ad esempio dalla Banca dei regolamenti internazionali.

Coeuré: Veniamo tutti alla BCE con la nostra storia nazionale, plasmata dalla politica nazionale. Siamo arrivati qui con il nostro DNA. Ma una volta qui lavoriamo per tutti i paesi dell’area euro. Entrambi abbiamo viaggiato molto in giro per l’Europa per conoscere i diversi punti di vista, e per spiegare il punto di vista europeo al grande pubblico.

Questo è vero, comunicate molto – ma d’altra parte, ciò che viene detto in occasione delle riunioni del Consiglio direttivo è ancora un grande segreto. Come la mettete?

Coeuré: La trasparenza è importante per l’efficacia della politica monetaria e per la fiducia nella banca centrale. C’è stato un tempo in cui la BCE era all’avanguardia nelle comunicazioni e nella trasparenza come prima banca centrale con regolari conferenze stampa dal suo Presidente. Ora la BCE è l’unica grande banca centrale che non pubblica i minutes (verbali) delle proprie riunioni. Dalla società viene una domanda di trasparenza e accountability (rendere conto delle ragioni delle decisioni). Pertanto, io personalmente penso che la BCE dovrebbe iniziare a pubblicare i minutes delle sue riunioni al più presto.

A che livello di dettaglio dovrebbero arrivare i minutes pubblicati?

Asmussen: I verbali dovrebbero comprendere chi ha votato per che cosa, e il ragionamento che giustifica quel voto. Pubblicare i verbali affinerà il mandato europeo, perché la BCE dovrà poi spiegare perché le sue decisioni sono in linea con il mandato europeo.

Se si pubblica chi ha votato cosa, il Board e i governatori delle banche centrali nazionali potrebbero affrontare enormi pressioni da parte dell’industria finanziaria.

Coeuré: L’altro lato della medaglia è, come ha detto Jörg, che il Consiglio direttivo ha un mandato europeo. I governatori delle banche centrali nazionali vengono qui a titolo personale – non rappresentano le loro istituzioni o i loro paesi – e dovrebbero dare un rendiconto di quello che fanno.

Lei ha detto che il cambiamento potrebbe venire presto. C’è una maggioranza su questo in Consiglio?

Asmussen: Ogni maggioranza inizia come minoranza. E’ in corso una discussione in sede di Consiglio.

Un campo in cui le banche centrali non sono molto trasparenti è la liquidità di ultima istanza (Emergency Liquidity Assistance – ELA) che viene data alle banche in difficoltà. Anche se comporta rischi enormi, non avete mai pubblicato alcun dettaglio. Non pensate che il pubblico europeo dovrebbe essere informato a riguardo?

Coeuré: sono le banche centrali nazionali che provvedono quella liquidità di emergenza, per cui sono loro a decidere su questo tema. Per fare un altro esempio, i cosiddetti saldi Target2 misurano quanta moneta creata dalla BCE è distribuita in tutta l’area dell’euro. Sono indicatori utili e non vi è alcun motivo per cui non debbano essere pubblicati regolarmente.

Asmussen: Io preferirei che le banche centrali nazionali fossero più trasparenti sull’ELA, ma, come ha detto Benoît, non è la BCE a decidere.

La BCE assumerà la vigilanza bancaria il prossimo anno. Una volta che il nuovo sistema sarà entrato in funzione, come dovrà essere la trasparenza in materia?

Asmussen: A livello nazionale, gli organismi di vigilanza bancaria fanno pieno rendiconto al Parlamento nazionale. Quando la vigilanza si sposta a livello europeo, è nell’interesse della BCE di avere il più alto grado possibile di accountability (rendicontazione) e di controllo democratico verso il Parlamento europeo. Questa è la logica controparte in questa funzione.

Coeuré: La vigilanza bancaria può portare costi a carico dei contribuenti se una banca deve essere ristrutturata. È per questo che abbiamo bisogno di ancora più accountability in materia di vigilanza bancaria che nella politica monetaria.

La BCE ha recentemente dichiarato che i tassi di interesse rimarranno bassi per un periodo prolungato di tempo. E’ anche questo parte del piano per una maggiore trasparenza?

Coeuré: Sì, certo. La forward guidance (linee guida anticipate sulle politiche future) offre maggiori informazioni sulla nostra visione dell’economia e sulle conclusioni che abbiamo tratto. E non riguarda solo i tassi di interesse – c’è una forward guidance anche per la nostra politica sulla liquidità. Siamo stati chiari: le banche potranno avere quanta liquidità vogliono per un periodo prolungato di tempo.

Anche se voi fornite alle banche tutta quella liquidità, nell’Europa meridionale le banche sembrano non volere o non essere in grado di passarla all’economia reale. Alcuni paesi si trovano ad affrontare una crisi del credito (credit crunch).

Coeuré: Non parlerei di credit crunch, ma alcuni paesi stanno certamente affrontando condizioni di credito restrittive, e la cosa non è migliorata molto di recente. Questa è una ragione per mantenere i tassi di interesse bassi.

Ma questo evidentemente non basta. Può l’unione bancaria aiutare a stabilizzare le banche nell’Europa meridionale, in modo che possano riprendere a finanziare l’economia reale?

Asmussen: Sì, in particolare è di importanza cruciale la Asset Quality Review (Revisione della qualità degli attivi bancari) che la BCE intraprenderà il prossimo anno, insieme con le autorità di vigilanza nazionali e con controller esterni. Gli Stati Uniti sono stati più pronti e più veloci dell’Europa nel pulire i bilanci delle banche. Questo è uno dei principali fattori che frenano il prestito. Questa Review inizierà all’inizio del prossimo anno. E, siccome gli operatori di mercato di solito anticipano gli sviluppi, ciò avrà un effetto immediato.

Lei pensa che le banche dovranno ricapitalizzare?

Asmussen: Questo è esattamente ciò che noi non sappiamo ancora. Le cifre che circolano sono pura congettura. Ma abbiamo bisogno di avere sufficienti back-stop (capitali per coprire eventuali buchi) pronti. Ci sono diversi livelli di backstop: il primo è il capitale privato, il secondo sono i bilanci nazionali e il terzo è dato dall’ESM, che ricapitalizza le banche nel contesto di un Programma per il settore bancario con annessa condizionalità, come è stato fatto in Spagna. Come ultimo strato, e solo in rare occasioni, ci può essere una ricapitalizzazione diretta delle banche tramite l’ESM.

La crisi del credito è un problema per la crescita. Quali altri impedimenti vedete per una ripresa nella zona euro?

Asmussen: la frammentazione è diminuita rispetto allo scorso anno, ma è in effetti ancora un motivo di preoccupazione.

Coeuré: La fiducia nell’euro è stata restaurata ed è una base importante per la fiducia e la ripresa economica in Europa. Quello che oggi è necessario è mandare avanti le riforme economiche in tutti i paesi.

Ma non è il tasso di cambio dell’euro troppo alto, rispetto al dollaro o allo yen giapponese?

Asmussen: Il tasso di cambio non è  un nostro obiettivo, lo dobbiamo ripetere ogni volta. In ogni caso, è un segno di fiducia che i flussi di capitale provenienti da fuori siano tornati alla zona euro.

Coeuré: Quando si guarda l’andamento delle esportazioni dei vari paesi, si possono vedere molte differenze, per cui il tasso di cambio della moneta in quanto tale non può essere considerato un ostacolo alla crescita. Detto questo, è uno degli indicatori che seguiamo da vicino.

Tuttavia, è una lamentazione comune in Francia …

Coeuré: Su questo posso parlare per esperienza passata. C’è una fascinazione particolare per le questioni legate alla valuta in Francia, che non è condivisa da altri paesi. Non deve essere usata come una scusa per non affrontare i problemi di competitività strutturale che le aziende francesi si trovano ad affrontare.

In Francia, si teme che il rischio di deflazione possa essere molto alto …

Asmussen: Non riusciamo vedere rischi di deflazione. Vediamo le aspettative di inflazione ben ancorate sotto ma vicino al 2% per un lungo periodo di tempo.

Coeuré: E questa è una grande differenza rispetto alla situazione in Giappone. Sono stati fatti confronti, ma mentre in Giappone la bassa crescita ha portato ad aspettative di deflazione, questo non è mai avvenuto nella zona euro e, come ha detto Jörg, le aspettative sono rimaste ben ancorate.

Ma, come in Giappone, in Europa si parla di un decennio perduto.

Coeuré: C’è il rischio di un decennio perduto in Europa se non vengono fatte le riforme giuste. Ma le sfide e le risposte sono molto diverse da quelle del Giappone. E’ vero che la crisi è stata un passo indietro [una battuta d’arresto] per l’economia europea, ma i problemi di fondo, come il calo dei trend di crescita e le promesse sociali insostenibili, c’erano prima. La crisi li ha solo resi evidenti e ha dimostrato in modo più chiaro e più urgente la necessità di risposte.

Ma l’alto livello di disoccupazione è certamente preoccupante …

Asmussen: Sì, il livello di disoccupazione è inaccettabile. Ma la domanda è che cosa possiamo fare al riguardo? Abbiamo una strategia in Europa che si basa sulla stabilità dei prezzi, su politiche di bilancio sane e sulle riforme strutturali per migliorare la crescita e l’occupazione. Ci vorrà del tempo per vedere gli effetti positivi, ma io non vedo alcuna alternativa valida.

Coeuré: L’alto livello di disoccupazione, soprattutto di disoccupazione giovanile, mostra l’urgenza di prendere lungimiranti riforme a livello nazionale e, collettivamente, a livello di area dell’euro.

Con la crisi, le differenze tra i paesi sono sempre più chiare e più grandi. E’ una sfida per l’amicizia tra le nazioni europee?

Asmussen: Dobbiamo ammettere il riemergere di stereotipi nazionali. Questo è preoccupante. Il luogo comune che i greci sono pigri, mentre tutti i tedeschi lavorano duro è semplicemente falso … La realtà è più differenziata.

Coeuré: Vediamo anche il rischio del nazionalismo nelle discussioni europee, con la tentazione di difendere piccoli interessi nazionali. Ma i politici sono in grado di superare questa tentazione e fare progressi. Prendete l’Unione bancaria, per esempio. E’ il passo più importante fatto in materia di integrazione europea dal lancio dell’euro, forse persino più importante della stessa moneta unica. Avrà conseguenze di vasta portata per i modelli economici nazionali e per la legislazione nazionale. Quindi c’è spazio per l’ottimismo se riusciremo a fare quel salto di qualità.

Non è troppo ottimista? Cosa possono fare Germania e Francia per superare queste sfide?

Asmussen: Lei ha descritto le sfide in modo corretto, ma la risposta non può che essere più integrazione. Francia e Germania hanno un ruolo di primo piano, perché stanno al cuore della costruzione europea. Insieme, ma solo insieme, sono una superpotenza: se agiscono, tutti li criticano per aver agito. Se non agiscono, tutti li criticano per  non averlo fatto. Ci sono alcuni progetti in cui i due paesi possono prendere l’iniziativa. Un posto congiunto di Francia e Germania nel Board del FMI sarebbe una buona idea. Ma è essenziale che questa nuova formazione sia  aperta agli altri e costituisca il punto di partenza per un seggio europeo al FMI.

Quindi, se Francia e Germania sono il cuore dell’Europa, è dove passerete le vostre vacanze?

Asmussen: Sì, per quel che mi riguarda, come sempre in estate, sarò in una casa colonica ristrutturata in Normandia.

Coeuré: Anche io trascorrerò le mie vacanze in Francia – e sono contento di vivere a Francoforte il resto dell’anno!

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