Conferenza stampa 1 agosto 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 1 agosto 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento (key ECB interest rates) della BCE. Le informazioni pervenute hanno confermato la nostra valutazione precedente. Le pressioni sui prezzi nell’area dell’euro dovrebbero rimanere contenute nel medio termine. In linea con questo quadro le dinamiche monetarie e, in particolare, la dinamica del credito rimangono sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. Allo stesso tempo, gli ultimi rilevamenti degli indicatori di fiducia hanno mostrato qualche ulteriore progresso rispetto ai livelli più bassi e timidamente confermano le attese di una stabilizzazione dell’attività economica. La nostra politica monetaria mira a mantenere il grado di accomodamento monetario necessario a mantenere la stabilità dei prezzi e a promuovere condizioni di mercato monetario stabile. In tal modo fornisce supporto a una graduale ripresa dell’attività economica nella rimanente parte dell’anno e nel 2014. Guardando oltre, l’orientamento della nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario. Il Consiglio direttivo conferma di attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE resteranno agli attuali o a più bassi livelli per un periodo prolungato di tempo. Questa aspettativa continua a essere basata su una previsione complessivamente sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data la vasta debolezza di base dell’economia e la dinamica monetaria sottotono. Nel prossimo periodo, monitoreremo tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e valuteremo l’eventuale impatto sulle prospettive per la stabilità dei prezzi.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Dopo una contrazione economica nella zona euro per sei trimestri consecutivi, i recenti indicatori di fiducia basati su sondaggi hanno mostrato qualche ulteriore miglioramento rispetto ai livelli più bassi e timidamente confermano l’attesa di una stabilizzazione dell’attività economica su livelli bassi. Allo stesso tempo, le condizioni del mercato del lavoro restano deboli. Guardando avanti al resto dell’anno e per il 2014, la crescita delle esportazioni dell’area dell’euro dovrebbe beneficiare di una graduale ripresa della domanda mondiale, mentre la domanda interna dovrebbe essere sostenuta dalla politica monetaria accomodante, così come dai recenti aumenti di reddito reale causati dalla bassa inflazione. Inoltre, i miglioramenti complessivi nei mercati finanziari visti dalla scorsa estate sembrano progressivamente farsi strada nell’economia reale, e altrettanto  dovrebbero fare i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Detto questo, le restanti necessarie correzioni di bilancio nei settori pubblico e privato ​​continueranno a pesare sull’attività economica. Nel complesso, l’attività economica nell’area dell’euro dovrebbe stabilizzarsi e recuperare ad un ritmo lento.

I rischi per le prospettive economiche per l’area dell’euro continuano ad essere orientati verso il basso. I recenti sviluppi nelle condizioni dei mercati monetari e finanziari globali e le incertezze correlate hanno il potenziale per influenzare negativamente sulle condizioni economiche. Altri rischi al ribasso includono la possibilità una domanda nazionale e globale più debole delle attese e l’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro.

Secondo la stima flash dell’Eurostat, l’inflazione HICP nell’area dell’euro è stata di 1,6% in luglio 2013, invariata rispetto a giugno. Il tasso di inflazione dovrebbe scendere temporaneamente nel corso dei prossimi mesi, in particolare a causa di effetti base connessi ai prezzi dell’energia di dodici mesi prima. Assumendo una appropriata prospettiva di medio termine, le pressioni sui prezzi dovrebbero rimanere contenute, riflettendo la debolezza della domanda aggregata e il ritmo modesto della ripresa. Le aspettative di inflazione di medio-lungo termine continuano a essere saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

I rischi per le prospettive sui prezzi dovrebbero essere ancora sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo connessi ad aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, e dei prezzi delle materie prime, e rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole delle attese.

Passando all’analisi monetaria, l’andamento degli aggregati monetari e, in particolare, la crescita del credito sono rimasti modesti a giugno. La crescita annua dell’aggregato monetario ampio (M3) è diminuita nel mese di giugno al 2,3%, dal 2,9% di maggio. Inoltre, la crescita annua di M1 è scesa al 7,5% nel mese di giugno, dal 8,4% di maggio. Il tasso di variazione annuo dei prestiti al settore privato si è indebolito ulteriormente. Mentre il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto a 0,3% nel mese di giugno, sostanzialmente invariato rispetto al volgere dell’anno, il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,3% nel mese di giugno, dopo -2,1% a maggio. La debole dinamica dei prestiti continua a riflettere in primo luogo l’attuale fase del ciclo economico, l’accresciuto rischio di credito e il continuo aggiustamento dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. L’indagine sul credito bancario per il secondo trimestre del 2013 conferma che il rischio del prestito e l’incertezza macroeconomica sono rimasti i principali fattori che incidono negativamente sulle politiche di prestito delle banche. Al tempo stesso, il grado di irrigidimento netto dei criteri di concessione dei prestiti alle società non finanziarie è rimasto invariato nel secondo trimestre del 2013, rispetto al primo trimestre, ed è diminuito per i prestiti alle famiglie.

Dall’estate del 2012 notevoli progressi sono stati compiuti nelle condizioni di finanziamento delle banche e, in particolare, nel rafforzamento della base dei depositi interni in un certo numero di paesi stressati. Al fine di garantire una trasmissione della politica monetaria adeguata alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area dell’euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area diminuisca ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata, ove necessario. Ulteriori decisivi passi per la creazione di un’unione bancaria contribuiranno a raggiungere questo obiettivo.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. La verifica incrociata con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, al fine di portare il rapporto debito/PIL su un percorso discendente, i paesi della zona euro non dovrebbero ridurre i loro sforzi per contenere i deficit di bilancio del governo. L’accento dovrebbe essere posto sulle strategie fiscali favorevoli alla crescita con una prospettiva di medio periodo e combinando il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici con la minimizzazione degli effetti distorsivi della tassazione. Per rafforzare l’impatto globale di tale strategia, gli Stati membri devono intensificare l’attuazione delle necessarie riforme strutturali, in modo da favorire la competitività, la  crescita e creazione di lavoro. L’eliminazione delle rigidità nel mercato del lavoro, la riduzione degli oneri amministrativi e il rafforzamento della concorrenza nei mercati dei prodotti sosterrà in particolare le piccole e medie imprese. Queste riforme strutturali sono essenziali per abbassare l’attuale elevato livello di disoccupazione, in particolare tra i cittadini più giovani della zona euro.

Siamo ora a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 –  Mr. Draghi, prima di tutto, vorrei sapere se il Consiglio direttivo ha discusso un taglio dei tassi oggi e se la decisione di tenere i tassi allo 0,5% è stata unanime.
La mia seconda domanda riguarda le forward guidance (linee guida anticipate sulle decisioni politiche future – NdT). Avete appena confermato la forward guidance data a luglio, e l’impatto sul mercato ottenuto in luglio è ormai svanito. Ha avuto un impatto, ma poi l’impatto si è indebolito. Anche altre banche centrali hanno iniziato come la BCE, con una forward guidance vaga all’inizio, e poi hanno progredito ulteriormente e hanno introdotto forme più esplicite. Vorrei chiederle se esclude che la BCE possa seguire un percorso simile.   

Draghi – “Le informazioni in arrivo hanno confermato la nostra valutazione precedente. Le pressioni sui prezzi sottostanti rimangono sottotono, come la moneta e il credito. I dati in arrivo nel mese di luglio hanno mostrato qualche ulteriore miglioramento rispetto ai livelli bassi e timidamente confermano la stabilizzazione prevista. Quindi, in questo contesto, la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario“. Fondamentalmente, abbiamo confermato all’unanimità la forward guidance che abbiamo dato la volta scorsa.
Vogliamo essere chiari in questo – e questa è una risposta parziale alla sua seconda domanda – vogliamo essere chiari circa la nostra valutazione delle prospettive di inflazione nel medio periodo, e sulla nostra “funzione di reazione”. Vogliamo che i mercati vedano la nostra funzione di reazione collegata alle prospettive per la stabilità dei prezzi. Quindi, voglio ripetere quanto abbiamo affermato, e questo è stato unanime: “Il Consiglio direttivo conferma di attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE resteranno agli attuali o a più bassi livelli per un periodo prolungato di tempo. Questa aspettativa continua a essere basata su una previsione complessivamente sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data la vasta debolezza di base dell’economia e la dinamica monetaria sottotono“. Quindi, per quanto tempo durerà questo orizzonte? Finché la nostra valutazione sarà che l’inflazione è contenuta, come risulta indicato dalla debole attività economica, dal credito debole e dagli aggregati monetari deboli. Come ho detto, questa valutazione è stata unanime. Tutti i tassi di interesse, tra cui il tasso sui depositi presso la banca, sono parte di questa dichiarazione. Allo stesso tempo, vorrei sottolineare ancora una volta che la liquidità resterà abbondante. Rimarrà abbondante per tutto il tempo necessario, in modo da garantire il pieno accesso delle banche ai finanziamenti a tasso fisso e piena aggiudicazione almeno fino al luglio 2014, anche se vorrei sottolineare che non vi è alcun collegamento tra questa data e il periodo prolungato di tempo a cui fa riferimento la forward guidance. Vorrei anche dire che le aspettative correnti – e questa è una risposta parziale alla sua ultima domanda – di aumenti dei tassi sui mercati monetari sono, secondo la nostra valutazione, ingiustificate. Come ho già detto, i dati attuali confermano il nostro scenario di base, e rischi sono al ribasso. Quindi: gli sviluppi devono essere significativamente migliori rispetto al nostro scenario di base perchè la nostra valutazione sulla stabilità dei prezzi cambi.

2 – Mr. Draghi, quanta fiducia potete avere nella vostra prospettiva di una graduale ripresa, dato che la contrazione del credito è almeno in parte guidata dal lato dell’offerta? E, dal momento che le vostre ultime misure non sembrano aver fatto molto per stimolare la crescita del credito, quanto tempo potete attendere prima di avviare azioni specifiche per aiutare la crescita del credito?
Una domanda a seguire: non credo che abbia veramente risposto alla domanda sulla decisione sui tassi di interesse. Avete discusso li taglio? E’ stata anche tale decisione unanime?

Draghi – Sull’ultima domanda, ripeto: abbiamo discusso la forward guidance,  che è stata decisa all’unanimità.
Sulla crescita del credito: non sono convinto che le nostre ultime misure siano state del tutto inefficaci. Penso che siano state efficaci nel ridurre la volatilità e, dato che è molto difficile valutare l’efficacia di tali misure nel bel mezzo di una grande quantità di altre comunicazioni – comunicazioni piuttosto abbondanti e potenti da una varietà di fonti – direi che certamente hanno avuto successo nel ridurre la volatilità e hanno avuto in parte successo nel ridurre i tassi di interesse, i tassi a breve termine. In altre parole, dipende molto da quali tassi si confrontano con quelli attuali. Quindi, se valutate in rapporto ai tassi in una certa data, le misure hanno avuto successo, se valutate in rapporto ai tassi in vigore prima della dichiarazione del Federal Open Market Committee, hanno avuto successo in parte. Sulla crescita del credito, dobbiamo riconoscere che la crescita sottostante del credito è rimasta contenuta negli ultimi trimestri, e che questa situazione si protrae da un bel po’ di tempo. Sappiamo che ci sono diverse ragioni per questo: in primo luogo, la debolezza della domanda, in secondo luogo, il rischio di credito elevato e, terzo, la continua riduzione della leva finanziaria da parte delle famiglie e delle imprese. Dal lato del prestito sappiamo che la frammentazione è ancora un problema. Quindi, dovremmo aspettarci un miglioramento di tutti questi fattori. Lasciate che vi faccia un elenco di esempi di miglioramenti sul fronte della frammentazione. Continuiamo a osservare l’afflusso di capitali e possiamo vedere che la dispersione di fondo dei tassi di crescita dei depositi nel sistema bancario è ora allo stesso livello del 2007. Quindi, se guardiamo la componente della raccolta bancaria data dai depositi, direi che la frammentazione è finita, che non è più un problema. Sul lato del prestito tuttavia, stiamo ancora assistendo ad una certa frammentazione. Ma ancora una volta, volendo proprio dare qualche notizia positiva, basta guardare alla dispersione dei tassi sui prestiti tra i diversi paesi, e si vede che si è stabilizzata. In altre parole, non è aumentata. Sappiamo anche che la crescita del credito è un indicatore di crescita ritardato rispetto all’economia reale, quindi ci attendiamo un miglioramento dei trend del credito, ma con un certo ritardo rispetto ai progressi dell’economia reale.

3 – Prima domanda: avete discusso l’idea di legare la forward guidance a una soglia o trigger quantitativo, o è una discussione che potreste avere in futuro? Se sì, possiamo aspettarci che venga introdotta presto?
Seconda domanda, avete discusso la pubblicazione dei minutes (i verbali della discussione nel Governing Council – NdT)? Quali sono le ultime posizioni su questo tema?

Draghi – Per quanto riguarda la prima domanda, no, non ne abbiamo discusso. Tuttavia, la formulazione della forward guidance è in linea con il nostro quadro strategico, che è ancorato alla valutazione delle prospettive a medio termine per l’inflazione, ovvero per la stabilità dei prezzi. E questa valutazione prospettica dipende dall’attività economica e dagli sviluppi monetari e creditizi. Quindi questo è il nostro quadro strategico, all’interno del quale possiamo dire che le aspettative di inflazione a medio termine rimangono saldamente ancorate. In questo quadro, non abbiamo discusso l’introduzione di soglie o criteri di riferimento quantitativi.
Sui minutes e la comunicazione non partiamo da zero. Tutte le banche centrali hanno cambiato la loro comunicazione nel corso degli anni. Questa banca centrale ha cambiato le modalità di comunicazione con l’introduzione o con la pubblicazione delle previsioni qualche anno fa, e prima ancora con la definizione precisa del tasso di inflazione cui puntiamo. Altre banche centrali hanno preso a modello le nostre scelte e hanno incluso le conferenze stampa nelle loro strategie di comunicazione. E’ normale che il Consiglio direttivo si interroghi sulla possibilità di arricchire le modalità di comunicazione oltre quello che è già un modo piuttosto trasparente di comunicare – dato che già abbiamo conferenze stampa mensili, il Bollettino mensile, e molti discorsi e altre forme di comunicazione. In ogni caso, data la crescente complessità di certi tipi di comunicazione, ma anche per il lungo periodo, il Consiglio direttivo ritiene che sarebbe opportuno – come ho detto – per avere una comunicazione più ricca sulla logica (rationale) che sta alla base delle sue decisioni. In questa fase iniziale, non posso che essere generico. Penso che sia necessario dar conto del perché determinate decisioni sono state prese o non sono state prese, e rendere il senso della discussione che ha avuto luogo in seno al Consiglio direttivo. D’altra parte, noi non siamo la banca centrale di un unico paese: non siamo gli Stati Uniti d’America, il Regno Unito o il Giappone. Siamo membri di una zona euro a 17 paesi, quindi è particolarmente importante che le modifiche introdotte non mettano a rischio o in discussione l’indipendenza dei membri del Consiglio direttivo. Vorrei ricordare a tutti che i membri del Consiglio direttivo siedono attorno a quel tavolo a titolo personale e non come rappresentanti dei loro paesi. Essi agiscono nell’interesse della zona euro e della moneta unica. Quindi qualsiasi cambiamento nella politica di comunicazione deve rispettare questo ingrediente essenziale della nostra politica monetaria, che, in un certo senso, costituisce la base della credibilità che questa istituzione ha acquisito nel corso degli anni. Più in particolare, il Comitato esecutivo presenterà una proposta al Consiglio direttivo per la discussione durante questo autunno.

4 – Due domande sulle forward guidance. In primo luogo, non mi è ancora del tutto chiaro quale sia la differenza tra una forward guidance e una previsione sulle prospettive economiche per l’economia e l’inflazione. C’è in realtà una differenza, o è un aggiungere valore a una previsione?
In secondo luogo, per quanto riguarda i minutes, uno dei motivi per cui la BCE non li ha pubblicati finora è il timore di politicizzare i dibattiti. Cosa vi ha fatto cambiare idea su questo rischio? Mi sembra che il dibattito in Europa è diventato addirittura più politicizzato negli ultimi mesi, non meno. Cosa vi ha fatto cambiare atteggiamento?

Draghi – In risposta alla seconda domanda, chiaramente questa è la sfida –  essere in grado di fornire a voi e ai mercati un’informazione maggiore e più ricca, senza mettere in discussione l’indipendenza dei membri del Consiglio direttivo e senza politicizzare la discussione, perché sarebbe sicuramente una grande perdita. Speriamo di essere in grado di far fronte a questa sfida.
Per quanto riguarda la prima domanda: in realtà non è una previsione, è più che una previsione. Permettetemi di sottolineare che la dichiarazione dice: “Ci aspettiamo“. Non dice “Ci si aspetta” e non dice “Una istituzione internazionale si aspetta“, dice “Noi – i responsabili politici – ci aspettiamo che i tassi di interesse di riferimento della BCE rimangano ai livelli attuali o inferiori per un periodo prolungato di tempo“. Quindi, si tratta di una aspettativa che viene dall’insieme molto particolare dei responsabili delle decisioni.

5 – Prima domanda, sull’economia: avete parlato di crescita della fiducia e di situazione che sta migliorando. Una domanda molto semplice: siamo ancora in recessione o siamo già fuori dalla recessione nella zona euro?
E, seconda domanda  ci riprovo anch’io: la decisione sul taglio o meno dei tassi di interesse è stata unanime o no? E se non intende commentare su questo, perché non intende commentare? O forse me lo sono perso io, nel qual caso mi scuso.

Draghi – No, non se l’è perso. In realtà abbiamo solo discusso di forward guidance e all’interno della conferma della forward guidance c’è una decisione implicita sui tassi di interesse attuali. E la decisione sulla forward guidance è stata unanime. Tra l’altro, non è una decisione nel senso che prendiamo una decisione ogni volta. E qui, devo dire qualcosa. Si è discusso se dobbiamo ripetere queste parole ogni volta. Voglio dire le parole: “il Consiglio direttivo conferma che si aspetta che i tassi di interesse di riferimento della BCE resteranno …“. Ora, per eccesso di prudenza, oggi l’abbiamo ripetuto. Ma potremmo non farlo se giudichiamo che voi e il mercato avete capito che una certa forward guidance è valida fino a nuovo avviso. Quindi possiamo non ripetere le parole se siamo convinti che voi e i mercati avete inteso che, se non diciamo niente, non significa che abbiamo cambiato idea. Significa che restiamo della stessa idea fino a quando non cambiamo! Ma questo è un problema a parte.
Sull’altra domanda: di nuovo, posso fare riferimento al nostro comunicato. Dice: “gli ultimi rilevamenti degli indicatori di fiducia hanno mostrato qualche ulteriore progresso rispetto ai livelli più bassi e timidamente confermano le attese di una stabilizzazione dell’attività economica“, nella seconda parte dell’anno. In altre parole, sembra che i segni che stiamo vedendo ora confermino lo scenario di base delle proiezioni degli esperti della BCE per la seconda parte dell’anno.

6 – Voglio tornare a una cosa che ha detto prima. Mi pare abbia detto che le attuali aspettative di rialzo dei tassi sui mercati monetari sono ingiustificate secondo la  vostra valutazione. E’ un avvertimento, nel senso che, se la cosa non cambia, il mese prossimo potreste tagliare i tassi e potreste prendere provvedimenti concreti se considerate i tassi del mercato monetario ingiustificati?
E voglio tornare alla questione del taglio dei tassi perché, in tutta questa discussione di minutes e maggiore trasparenza, come potete avere una forward guidance e una predisposizione all’allentamento senza tenere una discussione sui taglio dei tassi? Avete un pregiudizio all’allentamento, e poi non c’è nemmeno una discussione all’interno del Consiglio direttivo, come se tagliare i tassi non avesse senso?

Draghi – Sul primo punto, vorrei dire che noi non lavoriamo su ipotesi. Si tratta di una valutazione che noi diamo oggi e sicuramente valuteremo la situazione sulla base dei dati in ingresso e della nostra valutazione di medio termine dell’attività economica, delle condizioni monetarie e di credito e, naturalmente, delle prospettive a medio termine per i prezzi e l’inflazione.
Sul secondo punto, abbiamo espresso una forward guidance e non abbiamo ancora raggiunto il limite inferiore (zero bound). Tenete a mente: non abbiamo ancora raggiunto il limite inferiore. Quindi la forward guidance dice che, sulla base delle nostre proiezioni a medio termine per l’inflazione, e in rapporto all’attività economica e monetaria e al credito, i tassi di interesse dovrebbero rimanere dove sono o andare più giù. Questa è la cosa fondamentale. Ed è valido per un periodo di tempo prolungato. Anche in questo caso, vorrei sottolineare che non c’è una scadenza precisa per questo periodo di tempo prolungato. E di fatto è possibile – cosa che alcuni vostri colleghi hanno fatto – estrarre una funzione di reazione e, da questo, stimare quale sia un lungo periodo di tempo ragionevole. Come sapete, alcuni dei vostri colleghi l’hanno fatto.

7 – Dopo la riunione di metà luglio, avete emesso un comunicato che cambia le regole per il collaterale. Il comunicato definisce le modifiche sostanzialmente neutrali, se non ricordo male. L’impatto netto tuttavia sarà positivo per le banche dei paesi core e negativo per le banche italiane e ancor più negativo per le banche spagnole. Non è questo il contrario di ciò che sarebbe necessario in questo momento? Voglio dire questi sono esattamente i due paesi in cui il credito è carente.
L’altra domanda riguarda di nuovo la forward guidance. Ha appena spiegato la questione del periodo di tempo prolungato, ecc, e che potete anche non ripetere la decisione sui tassi in ogni comunicato, ma un altro membro …

Draghi – Solo se giudichiamo che avete capito che non significa che abbiamo cambiato idea …

… forse dovreste fare voi le domande a noi alla prossima conferenza stampa. Un altro membro del comitato esecutivo ha detto che la forward guidance sarebbe stata rivista ogni mese. E’ esatto?

… No, non l’ha detto, di fatto. Quello che intendeva dire è che possiamo ripeterla ogni mese, perché non siamo sicuri lo capireste se non lo facciamo. Questo è quello che voleva dire. Cioè, avete capito il punto: il punto è che se la ripetiamo ogni mese, si potrebbe dedurre da questo che in realtà non è una forward guidance per un periodo prolungato di tempo, ma solo per un mese. E questo non è certamente quello che il Consiglio direttivo vuole.
Sull’altra domanda sul collaterale, lasciatemi in primo luogo chiarire, con una certa enfasi, che le decisioni che abbiamo preso non indeboliscono il quadro del collaterale dell’Eurosistema. L’obiettivo di queste decisioni era di avere un trattamento uniforme di tutte le classi di asset accettabili come collaterale. Avere un trattamento coerente significa migliorare l’equivalenza di rischio tra tutti gli asset idonei. Permettetemi di fare due esempi. In primo luogo, sugli ABS ora abbiamo haircuts (tassi di riduzione del valore del collaterale) più bassi di prima, perché la trasparenza e la standardizzazione di questa classe di attività è notevolmente migliorata. Questo anche a causa della non ammissibilità dei titoli ABS mixed-pool e delle close-links provisions e servicing provisions. Ci sono molte ragioni tecniche per cui questa classe di asset meriterebbe un haircut più basso. Allo stesso tempo, il requisito di una sola A rimane più severo che per le altre classi di asset, come definite in base al secondo miglior rating. Le seconde migliori tra i titoli ABS a tripla B rimangono accettabili solo nel quadro temporaneo. Questo è un esempio. Un altro esempio: abbiamo guardato i covered bonds (obbligazioni garantite) e ora  distinguiamo tra quelli retained che sono più rischiosi e quindi meritano un haircut più elevato e quelli non-retained che sono meno rischiosi e quindi hanno un haircut più basso. Ora, questo ha avuto nel complesso un impatto minimo sul collaterale globale e sicuramente lo rivedremo al momento opportuno. A livello nazionale, si stima che l’impatto effettivo è stato al massimo di circa dell’1%. Si deve giudicare questo impatto negativo – e ha ragione, è andato in questa direzione – rispetto all’impatto positivo che hanno avuto le decisioni precedenti, per quanto riguarda alcuni paesi sotto stress. Bisogna guardare in modo dinamico al complesso delle decisioni. Cito alcune di tali decisioni. A dicembre 2011 abbiamo abbassato il rating richiesto  all’emissione per alcuni titoli ABS e abbiamo introdotto i credit claims (possibilità per le banche di usare come collaterale i prestiti alla clientela). Nel giugno 2012 abbiamo facilitato nuovamente le condizioni per titoli ABS. Nel settembre 2012 abbiamo ammesso i prestiti ABS e i credit claims in altre valute. Bisogna giudicare le decisioni più recenti nel contesto delle decisioni precedenti, che hanno ampliato il collaterale e le classi e facilitato il trattamento degli asset come collaterale. Penso che si debba giudicare così.

8 – Due domande. La prima è se vede alcun rischio di deflazione in Europa o in alcuni paesi europei come il Portogallo
E la mia seconda domanda è nuovamente sui minutes. Lei ha detto che rappresentate 17 Paesi e, dal 1° gennaio 2014, 18 paesi. Perché prendete questa decisione? Non teme che alcuni dei suoi colleghi possano sentire di dover rappresentare, in futuro, posizioni più nazionalistiche?

Draghi – Sulla prima questione, se definiamo la deflazione come un calo generalizzato del livello dei prezzi tra ampie categorie di attività e settori in un contesto di aspettative che si auto-avverano, non vediamo la deflazione in alcun paese dell’area dell’euro. Vediamo la diminuzione dei prezzi per alcune materie prime o alcuni settori, causati da una serie di ragioni, alcuni per il venire meno degli effetti una tantum della fiscalità indiretta, oppure altri effetti locali di diverso tipo, in altri casi si tratta di effettivi aggiustamenti dei prezzi o adeguamenti dei prezzi relativi. Non vediamo deflazione vera. Non la vediamo in alcun paese, in questo momento.
Sull’altro punto: se dovessimo approdare a una comunicazione che metta in pericolo l’indipendenza dei membri del Consiglio direttivo avremmo chiaramente fallito. Quindi mi sento di escluderlo. Penso che ci sia un valore aggiunto nella comunicazione solo nella misura in cui l’indipendenza, questo pilastro della nostra credibilità, non ne venga minacciata.

9 – Tornando alla forward guidance: ho capito bene che dovremmo supporre che  continua a valere anche se non la ripetete ogni mese? Ma allora la domanda è: come facciamo a sapere se la forward guidance è cessata: il primo segnale sarà che alzate i tassi di interesse, o prima direte: siamo ora in una situaizone in cui la forward guidance non è più appropriata – ma a quel punto potreste ancora tenere bassi i tassi?

Draghi – Mi sta facendo una domanda derivata di secondo o terzo grado. L’abbiamo appena introdotta un mese fa. Ora mi sta chiedendo che segnali daremmo se dovessimo cambiare orientamento nei prossimi mesi. Voi sapete molto bene che un’altra giurisdizione monetaria è ora alle prese proprio con questo problema: se deve farlo attraverso i tassi di interesse, attraverso il linguaggio che allude al tapering (uscita graduale dal QE), o modificando le  disposizioni sulla liquidità, o anche cambiando la valutazione. Nel nostro caso, abbiamo una varietà equivalente di modalità, ma tornando alla dichiarazione diciamo che questa previsione sui tassi di interesse “continua ad essere basata su una visione complessiva sottotono invariata per l’inflazione che si estende nel medio termine” – quindi questa è una cosa a cui si dovrebbe guardare – “data la debolezza di base dell’economia e la dinamica monetaria sottotono“. Penso che avete in mano tutti i parametri per giudicare la lunghezza del tempo e soprattutto per giudicare quando la forward guidance potrebbe cambiare. Certo, questi parametri non sono specificati in termini quantitativi come soglie, perché, come ho detto prima, il nostro quadro strategico è diverso, ed è radicato nella valutazione delle prospettive a medio termine dell’inflazione. Ma sono espressi in termini qualitativi.

… solo una domanda ulteriore sui minutes. Ci ha già dato una piccola idea della direzione – ci sarà una proposta in autunno – ma può darci la sua idea su come potrebbe funzionare? Sarebbe concepibile che il verbale rifletta la discussione ma senza dire chi ha detto cosa? Sarebbe pubblicato con un ritardo di un mese, come per le altre banche, o con la trascrizione?

… ho premesso alle mie osservazioni sui minutes, o sulla comunicazione, che in questa fase devo essere molto, molto generico. E’ solo l’inizio. Inoltre dobbiamo essere cauti nel proporre le nostre opinioni personali su ciò che vorremmo vedere, per due ragioni: prima di tutto perché, nel nostro specifico assetto istituzionale, si tratta di una discussione molto complessa; e, seconda ragione, perché è una di quelle decisioni nelle quali occorre veramente il consenso. Tutti i membri del Consiglio direttivo devono sentirsi a proprio agio con ciò che sarà deciso. Quindi, esorto alla cautela e alla disciplina su questo e purtroppo questo non mi permette di essere più specifico.

10 – La prima domanda è sull’inflazione. La Federal Reserve ha dichiarato ieri, e vorrei citare, “Il Comitato riconosce che un’inflazione persistente al di sotto dell’obiettivo del 2% potrebbe comportare rischi per la performance economica”, mentre lei ha sottolineato gli effetti benefici della bassa inflazione per i redditi reali e la domanda interna e l’economia reale. Vuol dire che voi siete meno preoccupati della FED per le conseguenze di una inflazione troppo bassa?
E la seconda domanda è sulla liquidità: lei ha detto che occorre ampia liquidità nel settore bancario, ma abbiamo visto l’eccesso di liquidità nel settore bancario avvicinarsi molto alla soglia dei 200 miliardi. Quindi, questo è qualcosa di cui siete preoccupati, vi è la necessità di agire, una caduta sotto il livello dei 200 miliardi potrebbe far scattare un’azione da parte della BCE?

Draghi – Sulla prima domanda, la risposta è no. No, nel senso che non abbiamo dimenticato di avere un’inflazione molto al di sotto del nostro obiettivo – per niente – e la forward guidance dice esattamente questo. Dice che ci aspettiamo che i tassi di riferimento della BCE rimangano ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo, e di questo si basa su una prospettiva sottotono per l’inflazione, che si estende nel medio termine. Quindi, non siamo affatto ignari del fatto che l’inflazione nel medio termine è al di sotto del nostro obiettivo di inflazione che è sotto ma vicino al 2%. Diciamo anche che la giustificazione per questo è l’ampia debolezza di base dell’economia e le dinamiche monetarie e creditizie sottotono.
Sulla seconda domanda, sulla liquidità, ho detto, e ripeto, che la liquidità rimarrà abbondante fino a quando è necessario, e ho detto che il tasso fisso a piena aggiudicazione resterà in vigore almeno fino al luglio 2014. In sostanza, ho detto tutto quello che volevo dire sulla liquidità.

11 – Mr. President, lei ha mostrato che ci sono stati alcuni lievi miglioramenti nell’area dell’euro in termini economici. Lei ha citato anche i rischi, che sono ancora lì. Un anno dopo il suo discorso a Londra, che è stato certamente un punto di svolta nella crisi, potrebbe dirci dove ci troviamo in questo momento della crisi?
Inoltre, a suo parere, i governi della zona euro hanno fatto un uso sufficiente del tempo acquistato per loro attraverso le misure attuate dal Consiglio direttivo della BCE?

Draghi – Permettetemi di dare il benvenuto a questa domanda perché ci dà l’occasione per fare il punto su ciò che è accaduto da allora. Le azioni del Consiglio direttivo della scorsa estate hanno effettivamente avuto alcuni vantaggi immediati e li abbiamo elencati più volte. In primo luogo, gli spread si sono ridotti, i tassi sono scesi, la volatilità è scesa significativamente. In sostanza, hanno prodotto una normalizzazione delle condizioni dei mercati finanziari. La seconda conseguenza positiva è stata una riduzione della frammentazione sul lato della raccolta, ed ora stiamo assistendo a qualcosa anche sul lato del prestito. Ma è solo all’inizio. In terzo luogo, abbiamo visto di nuovo il ritorno di afflussi di capitale nell’area euro, che sono ancora in aumento. Più in generale, il programma OMT ha ridotto la rischiosità generale nella zona euro, come dimostrato da una serie di indicatori. Per esempio, la riduzione significativa dei saldi TARGET2, con grandi benefici per i paesi creditori. Inoltre, a seguito della generale riduzione del rischio, abbiamo visto una riduzione delle dimensioni del bilancio della BCE, nonché una significativa riduzione dei premi al rischio, se guardiamo a quello che è successo sui mercati azionari e, in generale, nei mercati dei capitali. Tutto questo è stato fondamentalmente necessario per riattivare i due canali attraverso i quali il nostro stimolo raggiunge l’economia reale. Il canale del tasso di interesse, in quanto i tassi di interesse sono scesi, e il canale della fiducia, perché il rischio è sceso. Tuttavia, già nel novembre dello scorso anno, ho anche messo in guardia rispetto all’idea che il programma OMT sia la risposta a tutti i problemi del mondo. Quando mi è stato chiesto se ero soddisfatto delle condizioni di finanziamento, la risposta è stata: “No, non siamo per nulla soddisfatti. Osserviamo una frammentazione della zona euro, […], differenze nel costo dei finanziamenti che vanno oltre i fondamentali. Pertanto, la nostra priorità è ora riparare i canali di trasmissione della politica monetaria, in modo che la nostra politica monetaria possa effettivamente arrivare all’economia reale“. E questo è dove siamo ora. Abbiamo ancora un sacco di lavoro da fare su questo fronte, ma stiamo forse iniziando a vedere i primi segnali che questo significativo miglioramento della fiducia e dei tassi di interesse si sta facendo strada attraverso l’economia. Ma come ho detto questi sono timidi segnali.
In risposta alla sua seconda domanda, vorrei dire che alcuni governi l’hanno certamente fatto. Alcuni hanno fatto progressi significativi, altri meno. Ma in generale, se si trascurano le azioni della BCE e si guarda all’attuazione delle politiche governative, penso che il progresso è stato molto significativo nel corso dell’ultimo anno su tutti i fronti, in particolare sul consolidamento fiscale. In termini di riforme strutturali, il progresso è stato più scaglionato, cioè alcuni paesi hanno intrapreso più riforme di altri. Ma tutto sommato il quadro sembra migliorato rispetto a un anno fa.

12 – Mr. Draghi, la mia prima domanda fa riferimento alla domanda precedente. Non ha dato alcun esempio o di governi che hanno introdotto molte riforme o di quelli che sono in ritardo.
In secondo luogo, nella sua dichiarazione introduttiva si dice che uno dei rischi al ribasso viene dalla attuazione lenta e insufficiente (delle riforme strutturali). Ricordo che, più di un anno e mezzo fa, lei e l’allora presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, avete scritto una lettera a Roma per l’allora Presidente del Consiglio, in cui si chiedevano delle riforme. Se si confronta la lettera con quanto è stato fatto da allora, in termini di riforme che sono state attuate e di riforme che sono state riviste o addirittura riportate indietro, qual è la sua valutazione del programma di riforme in Italia?

Draghi – Mi spiace ma devo rispondere come faccio con i suoi colleghi italiani. Non voglio commentare sull’Italia, ma più in generale posso dire che in alcuni paesi, per esempio la Grecia, c’è stata una riforma del mercato del lavoro, la ricapitalizzazione delle banche, il consolidamento fiscale, e la stessa cosa in Irlanda e Portogallo. In certa misura riforme del mercato del lavoro sono state altresì intraprese in Spagna, e possiamo vedere chiaramente, guardare i risultati, piuttosto che l’elenco delle riforme. Guardate i risultati. Se si guarda al consolidamento fiscale, si osservano un paio di cose. Permettetemi di darvi alcuni numeri qui, perché penso che aiutino. Abbiamo un aumento del consolidamento fiscale: se si guardano i miglioramenti strutturali realizzati su tutta la linea, non credo che si trovi un paese che non sia migliorato. Il miglioramento complessivo è veramente molto significativo. Se si guarda al surplus delle partite correnti, le cifre reali sono piuttosto impressionanti. Ci sono stati forti aumenti delle esportazioni, non solo in Germania, ma anche in Spagna e in Italia, il che dimostra che qualcosa è successo per riformare e rafforzare la competitività. Naturalmente ci sono anche tutti gli altri fattori che ho citato prima, come ad esempio l’aumento dei mercati azionari e la riduzione degli spread, e se pensate che tutti questi miglioramenti nelle condizioni dei mercati finanziari siano dovuti unicamente alle OMTs, vi ringrazio molto, ma non credo che si debba esagerare questo apporto. Penso che molta perte del miglioramento è il risultato dell’azione dei governi, e dei notevoli progressi compiuti nell’ultimo anno sul fronte della governance dell’area euro.

13 – Ho due domande sulla pubblicazione dei verbali. In primo luogo, a suo parere, la pubblicazione dei verbali dimostrerà che la Bundesbank e la BCE non sono su posizioni così distanti come il pubblico tedesco è stato portato a credere? E, in secondo luogo, pensa che la pubblicazione dei verbali ridurrebbe la necessità per i  membri dissenzienti di comunicare individualmente in pubblico?

Draghi – Penso che sarebbe bello poter realizzare tutte queste cose. Ma in questa fase sarebbe estremamente prematuro da parte mia commentare in modo specifico su quello che noi – “noi”, cioè il Consiglio direttivo – saremo in grado di produrre in termini di miglioramento della comunicazione su questo fronte.
E lasciatemi augurare a tutti voi buone vacanze!

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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