Conferenza stampa 5 settembre 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 5 settembre 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, sono molto lieto di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento (key ECB interest rates) della BCE. Le informazioni in arrivo e le analisi hanno ulteriormente avvalorato la nostra precedente valutazione. Le pressioni sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere contenute nel medio termine. In linea con questa immagine le dinamiche monetarie e, in particolare, la dinamica del credito rimangono sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 % nel medio periodo. Allo stesso tempo, la crescita reale del PIL nel secondo trimestre è stata positiva, dopo sei trimestri di andamento negativo della produzione, e gli indicatori di fiducia fino ad agosto confermano l’atteso graduale miglioramento dell’attività economica dai bassi livelli. La nostra politica monetaria continua ad essere orientata a mantenere il grado di accomodamento monetario consentito dalle prospettive di stabilità dei prezzi e a promuovere condizioni di mercato monetario stabile. In tal modo fornisce il supporto per una graduale ripresa dell’attività economica. Guardando al futuro, l’orientamento della nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario, in linea con la forward guidance di luglio. Il Consiglio direttivo conferma di attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE rimangano ai livelli attuali o inferiori per un periodo prolungato di tempo. Questa aspettativa continua a essere basata su una previsione nel complesso sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data l’ampia debolezza dell’economia e la dinamica monetaria sottotono. Monitoreremo tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e valuteremo l’eventuale impatto sulle prospettive a medio termine per la stabilità dei prezzi. Per quanto riguarda le condizioni del mercato monetario, queste sono state influenzate anche da una graduale riduzione dell’eccesso di liquidità. Il rimborso dei fondi LTRO triennali riflette il miglioramento del clima di fiducia dei mercati finanziari, una certa riduzione della frammentazione del mercato finanziario e il deleveraging in corso da parte delle banche dell’area euro. Saremo particolarmente attenti alle implicazioni che questi sviluppi possono avere sull’orientamento della politica monetaria.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Dopo sei trimestri di andamento negativo della produzione, il PIL dell’area euro è aumentato, rispetto al trimestre precedente, dello 0,3 % nel secondo trimestre del 2013. Questo aumento si spiega in parte per effetti transitori legati alle condizioni meteorologiche nel primo semestre di quest’anno. Da allora, le indagini sugli indicatori di fiducia fino ad agosto sono migliorate ulteriormente dai livelli bassi, e nel complesso confermano le nostre precedenti aspettative di una graduale ripresa dell’attività economica. Guardando avanti al resto dell’anno e per il 2014, in linea con il nostro scenario di base, è previsto un recupero della produzione ad un ritmo lento, in particolare a causa di un graduale miglioramento della domanda interna sostenuta dall’orientamento accomodante della politica monetaria. L’attività economica dell’area euro dovrebbe, inoltre, sfruttare un graduale rafforzamento della domanda esterna di esportazioni. Inoltre, i miglioramenti complessivi nei mercati finanziari visti dalla scorsa estate sembrano progressivamente farsi strada nell’economia reale, così come i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Inoltre, i redditi reali hanno beneficiato recentemente di una bassa inflazione. Ciò detto, la disoccupazione nella zona euro rimane alta, e gli aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a pesare sull’attività economica.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE per l’area euro di Settembre 2013, che prevedono il PIL reale annuo in calo dello 0,4 % nel 2013 e in aumento dell’1,0 % nel 2014. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di giugno 2013, la proiezione per il 2013 è stata rivista al rialzo di 0,2 punti percentuali, riflettendo in larga misura i dati in ingresso. Per il 2014 vi è stata una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali.

I rischi per le prospettive economiche per l’area dell’euro continuano ad essere orientati verso il basso. I recenti sviluppi nelle condizioni del mercato monetario e finanziario globale e le incertezze correlate possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi in senso negativo vengono dai prezzi delle materie prime nel contesto di rinnovate tensioni geopolitiche, da una domanda globale più debole del previsto e dall’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro.

Secondo la stima flash di Eurostat, come previsto, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dell’1,3 % nel mese di agosto 2013, in discesa dal 1,6 % di giugno e luglio. Sulla base delle attuali previsioni per l’energia e l’evoluzione dei tassi di cambio, i tassi di inflazione dovrebbero rimanere bassi nei prossimi mesi, in particolare a causa dei prezzi dell’energia. In una prospettiva di medio termine, le pressioni sui prezzi sono attese contenute, come riflesso della debolezza della domanda aggregata e del ritmo modesto della ripresa. Le aspettative di medio-lungo termine sull’nflazione continuano a essere saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di Settembre 2013 per l’area euro, che prevedono l’inflazione HICP annua al 1,5 % nel 2013 e 1,3% nel 2014. Nel confronto con le proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di giugno 2013, la proiezione dell’inflazione per il 2013 è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali, mentre la proiezione per il 2014 resta invariata.

I rischi per le prospettive sui prezzi dovrebbero essere ancora sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo relativi in ​​particolare a prezzi più elevati delle materie prime così come ad aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, e rischi al ribasso derivanti dalla debolezza dell’attività economica.

Passando all’analisi monetaria, i dati di luglio confermano che l’aggregato monetario  ampio sottostante (M3) e, in particolare, la crescita del credito, sono rimasti modesti. La crescita annua di M3 è diminuita ulteriormente in luglio al 2,2%, dal 2,4 % di giugno. La crescita annuale di M1 è rimasta forte, ma è scesa all’ 7,1% nel mese di luglio, dal 7,5 % di giugno. La crescita di M3 ha continuato ad essere sostenuta principalmente da afflussi netti di capitale verso l’area euro, mentre il tasso di variazione dei prestiti al settore privato si è indebolito ulteriormente. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie (corretto per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto al 0,3% nel mese di luglio, sostanzialmente invariato dall’inizio dell’anno. Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretto per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,8% in luglio, rispetto al -2,3% nel mese di giugno. La dinamica debole dei prestiti continua a riflettere soprattutto l’attuale fase del ciclo economico, il rischio di credito accresciuto e il continuo aggiustamento dei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Dall’estate del 2012 notevoli progressi sono stati compiuti sul fronte del finanziamento delle banche e, in particolare, del rafforzamento della base dei depositi nazionali in una serie di paesi stressati. Al fine di garantire una trasmissione adeguata della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area diminuisca ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata, dove necessario. Ulteriori passi per stabilire un’unione bancaria contribuiranno a raggiungere questo obiettivo.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. La verifica incrociata con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Al fine di ridurre ulteriormente gli squilibri e di promuovere competitività, crescita e posti di lavoro, i paesi dell’area euro devono continuare con il loro programma di riforme. Per quanto riguarda le politiche di bilancio, i governi non dovrebbero sciupare i loro sforzi per ridurre il deficit e mettere rapporti debito/pil su un sentiero discendente. La composizione del consolidamento fiscale dovrebbe essere orientata verso misure favorevoli alla crescita con prospettiva di medio periodo, che migliorino la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, riducendo al minimo gli effetti distorsivi della tassazione. In termini di politiche economiche, le riforme del mercato dei prodotti per aumentare la competitività faciliteranno la creazione di nuove imprese, sosterranno il settore dei beni commerciabili e favoriranno la creazione di posti di lavoro, mentre i tassi di disoccupazione elevati richiedono decise riforme strutturali per ridurre le rigidità dei mercati del lavoro e per aumentare la domanda di lavoro.

Sono ora a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 –  Lei ha detto che se l’eccesso di liquidità scenderà ancora molto, sarete  particolarmente attenti agli sviluppi al riguardo. Potrebbe aiutarci indicando a che soglia numerica la liquidità in eccesso diventa un problema secondo voi e cosa  fareste al riguardo?
La mia seconda domanda riguarda le rinnovate tensioni in Medio Oriente: se ne derivasse un picco nel prezzo del petrolio, come è successo in passato, questo fatto metterebbe in pericolo la forward guidance o è qualcosa rispetto a cui che siete inclini a guardare oltre?   

Draghi – Lei ha assolutamente ragione a focalizzarsi su quella frase “particolarmente attenti … “. In questo momento consideriamo l’attuale eccesso di liquidità adeguato, ma siamo pronti ad agire. Sappiamo che la liquidità in eccesso dipende da due fattori. Minore frammentazione c’è, minore è l’eccesso di liquidità. Il secondo fattore è una reazione alla liquidità in eccesso e alla domanda, in particolare attraverso gli LTRO. Ora siamo scesi da 800 miliardi € a 250 miliardi € di liquidità in eccesso, e questa è tutto sommato una buona notizia, perché significa che la frammentazione si è andata riducendo. Se si guarda al rapporto tra l’eccesso di liquidità e l’aumento dei tassi EONIA – che è ciò che lei si sta realmente chiedendo – dobbiamo considerare che questa relazione è instabile, nel senso che non vi è alcuna soglia precisa. Ricordo che qualche tempo fa ho menzionato la cifra di 200 miliardi € come soglia, ma in realtà è una soglia molto dipendente dal contesto. Dipende dal contesto, cioè dal grado di frammentazione presente. Il Bollettino mensile della BCE parla di una cifra compresa tra 200 miliardi € e 100 miliardi €, ma in generale la soglia dipende dallo stato di frammentazione. L’altra nota di cautela che vorrei avanzare è che non bisogna estrapolare troppo dai profili delle curve dei precedenti rimborsi degli LTRO. Come si vede dalle cifre, il pattern è stato abbastanza significativo per qualche tempo, ma ora è praticamente costante. Dipende molto da chi sta rimborsando l’LTRO, qual è lo stato delle loro condizioni di finanziamento, qual è lo stato della loro redditività, qual è la loro situazione generale. Quindi, non estrapolerei troppo da questo pattern di rimborso, sostenndo che in un mese questa cifra di 250 miliardi € dovrebbe scendere a € 200 miliardi €, o qualsiasi altra cosa. In secondo luogo non c’è alcuna relazione stabile tra le cifre, le soglie e i tassi. In ogni caso noi saremmo – come ho detto – pronti ad adottare le misure necessarie. Ovviamente – come ho già detto più volte – abbiamo garantito di restare in full allotment mode (in modalità di piena aggiudicazione della liquidità – cioè la BCE dà alle banche tutta la liquidità rischiesta in cambio di collaterale – NdT) a tasso fisso almeno fino al luglio 2014 e per tutto il tempo necessario.
Sulla seconda domanda: dovremo vedere. In generale, come sapete, il nostro riferimento è l’inflazione HICP. Dobbiamo vedere se (un eventuale picco del prezzo del petrolio) modifica la nostra previsione a medio termine per l’inflazione. Come ho detto prima, i rischi per l’inflazione sono sostanzialmente bilanciati e uno dei rischi è dato proprio da shock dei prezzi delle materie prime. Dovremo valutare questo, ma il tasso a cui guardiamo è l’inflazione generale.

2 – La mia prima domanda è se avete discusso di un taglio dei tassi oggi.
E la mia seconda domanda è sui tassi di mercato. Lei ha mostrato preoccupazioni sul livello dei tassi di interesse di mercato a luglio e mi chiedo se trova accettabile il loro livello in questo momento.

Draghi – Sulla questione di un taglio dei tassi di interesse, c’è stata una discussione, come facciamo sempre. Facciamo il punto sullo stato della nostra politica monetaria ogni volta e discutiamo i tassi di interesse e gli altri strumenti di politica monetaria. Alcuni governatori naturalmente hanno osservato che il miglioramento dell’economia non giustificherebbe questa discussione. Ma molti altri governatori hanno osservato che la ripresa è ancora “troppo verde”, se si guarda bene: ampia stagnazione, credito debole, aggregati monetari deboli, inflazione sottotono nel medio termine, disoccupazione ancora elevata. La ripresa è ancora troppo acerba per escludere la discussione sui tassi e se l’evoluzione del mercato monetario – e qui rispondo alla sua seconda domanda in realtà – se l’evoluzione del mercato monetario fosse giudicata ingiustificata nel suo impatto sull’inflazione a medio termine, allora un tale strumento dovrebbe essere preso in considerazione.

3 – A proposito di questa seconda risposta che ha dato, il mese scorso lei ha detto che le aspettative di rialzo dei tassi implicite nei mercati monetari erano ingiustificate. E’ ancora la vostra valutazione? E se lo è, allora perché non avete tagliato i tassi oggi?
E la mia seconda domanda in senso più ampio è: c’è il rischio che la BCE stia cercando di mettere troppo a punto i tassi di mercato? C’è qualcosa che non va se, dato il contesto della zona euro e dell’economia globale, gli investitori pensano “tra un paio di anni, ci potrebbe essere un singolo rialzo dei tassi dai livelli bassi, vicini allo zero, del periodo di crisi”?

Draghi – I tassi di interesse si muovono per una serie di motivi. Alcuni hanno a che fare con le notizie relative ai miglioramenti nell’economia. Rispetto a questo la forward guidance che abbiamo dato è solo orientata a raggiungere due obiettivi. Il primo è ridurre la volatilità all’interno del corridor (il corridoio è la differenza tra il tasso dei depositi, che ora è a 0% e l’MRO che ora è al 0,50%: in questo corridoio si colloca il tasso interbancario a brevissimo termine EONIA – NdT), cosa che siamo riusciti a fare. Il secondo obiettivo è fare in modo che la notizia dei miglioramenti nell’economia non causi reazioni eccessive dei tassi di interesse di mercato. E su questo obiettivo abbiamo avuto un moderato successo. E vorrei fare riferimento per l’analisi e il confronto tra diversi tipi di forward guidance a un documento molto recente e molto interessante della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements).
Vi è poi un’altra serie notizie che arrivano che non ha nulla a che vedere con i fondamentali dell’eurozona. E possono venire da ogni parte. Rispetto a questo la forward guidance ha l’obiettivo di permettere di guardare oltre queste notizie  assicurando che il loro impatto sulla valutazione della inflazione di medio termine è contenuto.

4 – L’Europa è in ripresa, ma l’Olanda è ancora in recessione e gli olandesi pensano che sia a causa delle misure di austerità. Quale pensa sia il motivo principale per cui l’economia olandese è in ritardo?
La mia seconda domanda è che ci sono nuove misure di austerità in arrivo per 6 miliardi di euro. Un terzo sarà aumento delle tasse. Pensa che i Paesi Bassi sono sulla strada giusta per la ripresa?
E, so che sto allungando un po’, ma ho una terza domanda. Il governo olandese ha deciso di non privatizzare ABN Amro per un altro anno, due delle nostre quattro grandi banche sono nazionalizzate. Mi domando, in generale, qual è il vostro giudizio sul fatto che lo stato possiede una banca. Che cosa comporta per la competitività del settore?

Graeff – Prima di rispondere, abbiamo la regola delle due domande. Quindi vuole, per favore, scegliere le due più importanti?

… Le prime due.

Draghi – Direi che l’Olanda è in una fase di prolungata recessione dipendente dalla domanda interna, e si sa che il settore delle famiglie è fortemente indebitato. Ci sono problemi nel settore finanziario, il calo dei prezzi immobiliari e tutto questo pesa sulla domanda interna. Quindi, in questo contesto, il deleveraging (riduzione dell’indebitamento) da parte delle famiglie e da parte delle banche è naturale. Tuttavia, i dati recenti mostrano un rallentamento del ritmo di contrazione con alcuni segnali di ripresa degli investimenti aziendali e una certa stabilizzazione delle esportazioni. Quindi ci sono anche segnali positivi provenienti dai dati recenti. La fiducia delle imprese è migliorata negli ultimi mesi, il PMI manifatturiero è salito in territorio positivo di crescita. Quindi mi aspetto una graduale ripresa dell’economia. Tuttavia, le prospettive di medio termine rimangono sottotono, come in altri paesi della zona euro.
Ora, quali sono le più importanti riforme del governo olandese dovrebbe fare? Non spetta a me veramente, spetta al governo olandese decidere l’importanza e l’urgenza delle riforme. Nel contesto del semestre europeo, il Consiglio ha adottato delle raccomandazioni specifiche per ciascun paese che noi sosteniamo pienamente. E queste raccomandazioni riguardano una correzione del disavanzo eccessivo entro il 2014 e l’attuazione di ulteriori riforme del mercato immobiliare, del sistema pensionistico, del settore sanitario e delle cure di lungo termine e del mercato del lavoro.

5 – La mia prima domanda è sul meccanismo unico di vigilanza (Single Supervisory Mechanism – SSM) per le banche. Vorrei che lei, signor Presidente, ci raccontasse i recenti sviluppi della discussione in corso con il Parlamento europeo sull’SSM.
E la seconda domanda è sulle misure in materia di banche. Anche in questo caso, alcuni provvedimenti erano sono stati annunciati nel mese di luglio, ad esempio la riduzione dell’haircut (il tasso applicato per scontare il valore dei titoli dati in garanzia dalle banche alla BCE in cambio della fornitura di liquidità, basato sul grado di rischiosità dei titoli stessi – NdT) sugli ABS per portarli al livello dei retained covered bonds  ma c’erano ostacoli giuridici da superare a questo proposito  e altre misure in materia di mezzanine credit per le piccole e medie imprese. Ci può dare un’idea dello stato di queste questioni?

Draghi – Sull’SSM le nostre discussioni con il Parlamento europeo sono progredite notevolmente e dovrebbe arrivare qualche notizia positiva nei prossimi giorni. Inoltre, i lavori preparatori per l’SSM continuano e vanno bene. Come ho sottolineato in altre occasioni, c’è la sensazione che da parte di tutti i supervisori nazionali vi sia un atteggiamento fortemente collaborativo e cooperativo. Quindi il clima di lavoro è in realtà molto buono. Ci sarà una prima comunicazione completa sull’asset quality review – che di fatto è una valutazione del rischio, una valutazione dei bilanci – entro la metà di ottobre. Questa è una delle comunicazioni più importanti, in particolare per il sistema bancario, che è il destinatario dell’azione dell’SSM. Sarà altamente benvenuta perché definirà come si svolgeranno le cose nei prossimi mesi.
Sull’altro fronte, la BCE continua a lavorare con la EIB e con la Commissione, con un ruolo di consulenza, e riferiremo su questo. Vedremo che spazio c’è per la BCE di agire su questo fronte una volta che il lavoro sarà stato completato.

… guardando avanti, c’è una scadenza entro la fine dell’anno ?

… sicuramente prima della fine dell’anno. Ma dobbiamo tenere a mente che una cosa è il progetto che può venire da questo sforzo, un’altra cosa è il superamento degli ostacoli normativi che rendono l’uso di ABS molto difficile al momento attuale.

6 – Mr Draghi, i precisi criteri di valutazione dei bilanci sono già stati definiti dal Consiglio direttivo e, in caso affermativo, qual è il risultato?

Draghi – Come ho detto, stiamo per uscire con una comunicazione completa a metà ottobre. Quindi, per il momento, posso solo dirvi che ci sono molte persone che stanno lavorando su questo – tutte le 17 autorità nazionali di vigilanza e le loro squadre e la BCE ci stanno lavorando. Non c’è nulla di preciso che posso riportare in questa fase.

7 – Mr Draghi, un seguito della domanda sull’unione bancaria. Ieri Mr Asmussen ha detto molto esplicitamente che se una banca deve essere risolta, questo dovrebbe essere deciso dalla BCE e, quindi, implicitamente, non dalla Commissione europea. Mi chiedo se siete d’accordo con questa posizione, che è una posizione molto chiara.
E la mia seconda domanda è sulla Grecia. C’è stata una discussione, soprattutto in Germania, circa un eventuale terzo pacchetto di aiuti, dopo le elezioni. Mi chiedo se la BCE è della stessa opinione, che la Grecia avrà ancora bisogno di aiuti.

Draghi – Sul primo punto, penso che ci sia stato un malinteso. Non credo che Mr Asmussen ha mai detto quello, e c’è stata confusione. Il punto di vista che abbiamo è il seguente: il supervisore fa la valutazione – e questo è il modo in cui vanno queste cose di solito, nella maggior parte dei paesi membri, attualmente – il supervisore fa la valutazione in totale indipendenza e poi passa questa valutazione all’autorità di risoluzione, che attualmente, in molti paesi membri, è il governo. Poi il governo decide che cosa fare. Il supervisore non può decidere cosa fare, se mettere il liquidazione o vendere la banca, o qualsiasi altra cosa. Non è la sua responsabilità. E questo è ciò che ha detto Mr Asmussen, che è stato male interpretato. Non c’è confusione su questo punto. La linea di demarcazione è molto chiara. E tra l’altro, abbiamo anche visto che c’è stato un malinteso su ciò che la Bundesbank pensa. La Bundesbank è d’accordo al 100% con questa visione. Questo è il modo in cui i supervisori lavorano in tutti i paesi. Le autorità di vigilanza non possono avere responsabilità che riguardano o possono riguardare il contribuente. Quindi l’autorità di vigilanza fa la valutazione e la passa,  dicendo: “Ecco, questa banca non è viable (in grado di continuare a sopravvivere), nelle attuali circostanze. Dovete fare qualcosa, ma sta a voi decidere cosa fare.”
Sul secondo punto, sulla Grecia, l’attuale programma di aggiustamento per la Grecia  scade alla fine del 2014, quindi questo lascia un po’ di tempo all’Eurogruppo per decidere su una possibile estensione del programma in corso e per valutare le prospettive del ritorno della Grecia al mercato dei capitali. E’ anche abbastanza semplice: se sarà necessaria una estensione del programma ciò richiederà ulteriore condizionalità.

8 – Ho solo una domanda specifica riguardo all’Irlanda. Sarà il primo paese ad uscire dal programma di salvataggio alla fine di questo anno. Pensa che avrà bisogno di una linea di credito precauzionale?

Draghi – In Irlanda l’attuazione del programma è sulla buona strada. I dati di bilancio recenti sono stati complessivamente positivi. La fiducia del mercato continua a migliorare. Rimangono dei problemi, soprattutto nel settore finanziario. Una decisione su un possibile programma successivo sarà presa a tempo debito. Una considerazione fondamentale è che le condizioni rimangono in vigore per una conclusione positiva del programma corrente. E l’Irlanda è all’avanguardia in questo senso. E’ fondamentale che sia pronto un quadro adeguato per salvaguardare i risultati ottenuti e per evitare rischi potenziali per il ritorno al pieno accesso al mercato una volta che il programma è stato completato.

… come lei ha detto nella domanda precedente, la Grecia ha un altro intero anno fino alla fine del 2014 per il suo programma. Ma in Irlanda stiamo parlando di un paio di mesi. Pensa che è imperativo che una decisione sia presa su una strategia per uscire dal piano di salvataggio abbastanza presto, nei prossimi due mesi?

Draghi : questa è una decisione che spetta all’Eurogruppo.

9 – Non vorrei insistere troppo sulla Grecia, ma c’è stato anche un gran parlare di una sorta di riduzione del debito e mi chiedo se posso spingerla a dire qualcosa di più su questo. Può dire qualcosa dato che la BCE è il più grande detentore di titoli greci?

Draghi : Beh, la risposta è no. Ne abbiamo parlato quando abbiamo avuto delle discussioni sulla Grecia quasi un anno o un anno e mezzo fa. E’ abbastanza chiaro che non possiamo fare finanziamento monetario. L’articolo 123 del Trattato vieta alla BCE di finanziare gli stati.

10 – Alcuni critici dicono che la BCE è responsabile della crisi in alcune casse di risparmio a causa dei bassi tassi di interesse, che, tra l’altro, contribuiscono anche alla espropriazione del risparmio. Può commentare su questo, perché è un argomento molto dibattuto, soprattutto qui in Germania?
Inoltre, sta la BCE riflettendo sul fatto che, con alto debito e paesi che escono deboli dalla recessione, un obiettivo di inflazione a medio termine non è sufficiente per uscire dalla crisi e alcuni economisti suggeriscono di usare anche la disoccupazione come parametro, come fa la Federal Reserve?

Draghi – La risposta alla seconda domanda è abbastanza semplice. Il nostro mandato parla di stabilità dei prezzi e quello è il nostro obiettivo: la stabilità dei prezzi nel medio termine.
Sul primo punto: la BCE fissa i tassi per l’intera area dell’euro. Non vediamo pericoli di inflazione in Germania. Sono i tassi della BCE a causare i bassi tassi di interesse tedeschi? Per avere una risposta, basta guardare a quello che è successo ai tassi di interesse del Bund decennale nell’ultimo mese o giù di lì: è salito da circa 50 punti base a poco meno del 2% e i tassi della BCE sono rimasti invariati. Anzi, sono stati tagliati un mese e mezzo fa. La relazione tra i nostri tassi e i rendimenti del Bund va guardata molto da vicino e non è affatto un rapporto diretto. È un dato di fatto: c’è un altro fattore che gioca nel mantenere i tassi di interesse artificialmente bassi in Germania, Olanda e in alcuni altri paesi: è la frammentazione. Questi paesi sono diventati il rifugio sicuro dell’area euro: per circa tre anni, abbiamo avuto flussi di capitali che si sono riversati in questi paesi, mantenendo i tassi di interesse artificialmente bassi. Tutto quello che abbiamo fatto per ridurre la frammentazione in realtà contribuisce a tassi più elevati e più realistici di questi paesi, e questo dovrebbe essere riconosciuto.

11 – Mr Draghi, ho 2 domande. Una è legato all’annuncio dell’ultima conferenza stampa di una proposta sui minutes (verbali): mi piacerebbe sapere se è stato discusso qualcosa e qual è lo stato di questa discussione.
La seconda domanda è sulla politica tedesca. Sta seguendo l’esito delle prossime elezioni generali di questo mese? E pensa che questo possa avere un impatto sull’economia?

Draghi – Sulla seconda domanda, devo dare una risposta molto generica. Spesso le elezioni hanno un impatto sull’economia, ma non posso commentare specificamente questa elezione.
Sulla prima questione, in realtà, se non sbaglio io non ho usato la parola minutes (verbali). Penso di aver usato la parola account, cioè un resoconto delle nostre discussioni. Il lavoro è in corso e, come ho già detto, è importante. Potrebbe – se ben fatto – fare effettivamente più luce e trasparenza sulla natura delle nostre discussioni. Ma è molto importante riconoscere che il nostro set-up, il nostro assetto istituzionale, non è lo stesso degli Stati Uniti o del Regno Unito o del Giappone. Siamo una unione monetaria a 17 paesi. E i governatori sono nel Consiglio nella loro responsabilità personale e devono rimanere indipendenti da influenze politiche nazionali nel loro processo decisionale. Quindi qualsiasi cosa possa minacciare la loro indipendenza non sarebbe accettabile. Quindi trasparenza ma mantenendo la loro indipendenza.

… (interiezione non udibile)

Draghi : Sì, ho detto che il Comitato esecutivo presenterà una proposta in autunno.

12 – Il programma spagnolo per il sistema bancario sta per scadere il prossimo gennaio. Siete favorevoli a un’estensione del programma o un’altra forma di rete di protezione o assicurazione per il sistema bancario spagnolo?

Draghi – Il programma di assistenza finanziaria è pienamente in linea con le scadenze. Le banche sono state ricapitalizzate, sono stati implementati i loro piani di ristrutturazione, le attività deteriorate sono state trasferite a SAREB e SAREB ha già iniziato a vendere alcuni degli asset. Il processo di deleveraging sta andando come previsto. Alcune banche hanno fatto notevoli progressi nel ridurre la loro dipendenza dal finanziamento dell’Eurosistema. Come sapete, le banche spagnole hanno rimborsato un importo sostanziale. Quindi, la riforma delle casse di risparmio è stata completata. Ci sono alcuni problemi che rimangono, ma possono essere risolti senza alcun impatto sulla liquidità o la solvibilità delle banche spagnole.

13 – Non voglio drammatizzare troppo quanto sta accadendo in St Petersburg, ma il mercato è diventato molto sensibile al flusso di notizie sulla Siria. Questo è uno dei potenziali rischi al ribasso geopolitici che voi avete indicato, credo. A medio termine , c’è anche una crescente preoccupazione per il rallentamento dei mercati emergenti e il deprezzamenteo delle valute. Quindi la mia domanda è su due fronti: quali risposte specifiche sono state discusse in seno al Consiglio direttivo per affrontare eventuali malesseri del mercato su queste questioni, e avete parlato con la Federal Reserve e con le altre banche centrali della prospettiva di un’azione coordinata, in caso di necessità?

Draghi – Certamente siamo attenti al rischio geopolitico che può derivare dalla situazione siriana e al rischio economico che può derivare dalla situazione dei mercati emergenti, che sono in effetti due cose diverse. A questo punto devo dire qualcosa che avrei dovuto dire prima. Come si può vedere, sulla natura dell’inizio di ripresa sono molto, molto cauto. Non condivido un atteggiamento di entusiasmo. E’ solo l’inizio. Stiamo a vedere:  abbiamo dei germogli ancora molto, molto acerbi. Ma una cosa che avrei dovuto dire è che, per la prima volta in circa due anni, c’è la domanda interna alla radice di questa ripresa. E’ ancora accoppiata alle esportazioni, ma c’è anche la domanda interna. Questo è molto importante perché se continua, dà il senso che la dipendenza della ripresa dal resto del mondo è in qualche modo bilanciata dalla domanda interna. In secondo luogo, noi siamo certamente pronti ad agire. L’ho già detto quando mi è stato chiesto cosa avremmo fatto se gli sviluppi del mercato dei tassi di interesse o del denaro avessero raggiunto livelli ingiustificati rispetto alla nostra valutazione della stabilità dei prezzi a medio termine. Noi siamo certamente pronti ad agire, a seconda di quale è la fonte da cui questi sviluppi possono derivare.  Non abbiamo ancora discusso (con le altre banche centrali) una qualsiasi azione coordinata, ma abbiamo scambi periodici comunque. Uno di questi sarà questo fine settimana a Basilea. Ci sarà l’occasione per un incontro con le banche centrali dei principali paesi.

14 – C’è stata alcuna discussione oggi al Consiglio direttivo su una versione più esplicita della forward guidance? Lei sembra essersi incamminato in direzione di darci un resoconto più ampio, come prima quando ha parlato dei vari governatori che dicono questo e quello. Quindi, se potesse rispondere alla domanda in quel modo, sarebbe magnifico.
E la seconda domanda è, da ex corrispondente da Amsterdam, ho apprezzato molto la sua risposta sull’Olanda poco fa. Mi chiedevo se ci poteva dare un giro d’orizzonte analogo sulla situazione in Italia, o quello è un paese di cui fondamentalmente non vuole parlare? E lo dico perché i nostri colleghi italiani non sembrano qui oggi.

Draghi – Preferirei non commentare la seconda domanda. Penso che si capisca perché. Quindi penso che dovrà fare affidamento su qualcun altro per avere questo giro d’orizzonte sull’Italia.
Ma, sulla prima questione, noi abbiamo naturalmente riflettuto sulla natura della nostra forward guidance. E ci siamo chiesti quali sono i suoi obiettivi. La forward guidance contiene una valutazione da parte della banca centrale sul futuro e informazioni sulla sua politica di risposta futura. Penso che questa è l’essenza della forward guidance. Non è un cambiamento nella nostra funzione di reazione, ma piuttosto la spiegazione della nostra funzione di reazione. Desideriamo chiarirla, non vogliamo cambiarla. Ci sono due tipi di forward guidance: uno è qualitativo e l’altro è quantitativo, con precise condizioni di stato. La nostra è del primo tipo. Quindi, nel complesso, il Consiglio direttivo è unito – unanime, in realtà – sul desiderio di mantenere questo tipo di forward guidance. Ho già menzionato il paper della BIS che confronta i risultati e i livelli di successo dei diversi tipi di forward guidance. E come ho detto prima, la BCE non va affatto male. Ha un buon punteggio per aver controllato la volatilità e ridotto l’incertezza all’interno del corridoio, e ha un punteggio ok nel controllo dei livelli dei tassi. Ma, come ho detto, c’è un flusso continuo di notizie sui tassi. Quindi, dato il nostro specifico assetto istituzionale, la forward guidance qualitativa che abbiamo usato è la più appropriata e si può facilmente capire perché un diverso tipo di forward guidance creerebbe problemi nel nostro assetto istituzionale, se intendessimo adottare una formulazione quantitativa, cosa che non intendiamo fare.

… non c’è alcun cambiamento nella funzione di reazione: questo significa che, in sostanza, non fareste nulla di diverso se non ci fosse la forward guidance?

No, perché guardando le prospettive di medio termine per l’inflazione, ben oltre il breve termine, abbiamo voluto mettere in chiaro che abbiamo una preferenza verso il basso per i tassi di interesse per un periodo prolungato di tempo. Questa è l’essenza ed è qualcosa che non abbiamo mai detto prima. Quindi il fatto di averlo detto è di per sé un potente chiarimento della nostra funzione di reazione.

15 – Anche la mia prima domanda è sulla forward guidance, ma su un aspetto diverso. Al termine della conferenza stampa a luglio lei ha detto che eravate tutti d’accordo che bassi livelli di tassi di interesse comportano gravi rischi per la stabilità finanziaria, ma non vi è alcun riferimento alla stabilità finanziaria nella vostra forward guidance. Invece la Banca d’Inghilterra, per esempio, cita esplicitamente tali rischi come una delle cause di uscita per la sua forward guidance. Quindi la domanda è: perché non si parla di rischi per la stabilità finanziaria nella vostra forward guidance e, per essere più precisi, che cosa accadrebbe o quale sarebbe la reazione della BCE, qualora tali rischi emergessero essendo le prospettive di inflazione a medio termine ancora molto sottotono?
E la seconda domanda è sulla risoluzione delle banche: giusto per chiarire, lei ha detto che la BCE farà una valutazione e la consegnerà ai governi se, poniamo, fossero loro l’autorità di risoluzione, lasciando a loro decidere. Vuol dire che ci possiamo trovare in una situazione in cui la BCE dice: “OK, questa banca è un caso da risoluzione, ma l’autorità dice ‘no, abbiamo una visione diversa’”? Cosa succederebbe in quel caso?

Draghi – In risposta alla sua seconda domanda, la prassi attuale per, direi quasi tutte, se non proprio tutte, le autorità di vigilanza della zona euro è la seguente. Sono i supervisori che valutano la viability (capacità di sopravvivere) di una banca in una certa situazione. Se decidono che la banca non è viable, allora semplicemente comunicano questo all’autorità che ha la responsabilità di risolvere. Beh, prima di tutto, c’è quella che viene chiamata “azione di vigilanza” (supervisory action), vale a dire alla banca viene chiesto di aumentare il capitale, vendere attività, fare un bail-in e così via. Ma supponiamo di aver esaurito tutte queste opzioni o semplicemente di giudicare che la banca non è comunque viable, a prescindere da quale azione di vigilanza sia intrapresa. In questo caso l’autorità di vigilanza passa la banca all’autorità di risoluzione, che spesso è il governo, ma spesso è una autorità distinta. Nella nostra proposta di legge è un’entità distinta dai governo nazionale. Se si tratterà della Commissione o di un altro ente non è ancora chiaro. E questa autorità dovrà decidere cosa fare, perché spetta a loro decidere, dal momento che si utilizza o si potrebbe utilizzare, denaro pubblico, ma potrebbero anche considerare fattibile un ulteriore bail-in. La valutazione è effettuata dal supervisore, le azioni necessarie per rispondere a questa valutazione dovrebbero essere decise dall’autorità indipendente. E questo è abbastanza chiaro ed è il punto di vista della BCE.
L’altra sua domanda riguarda la stabilità finanziaria. Anzitutto i rischi di stabilità finanziaria sono spesso affrontati con strumenti macro-prudenziali. Questo è ciò che abbiamo in mente e in realtà è parte della creazione dell’SSM. Noi non consideriamo attualmente i movimenti dei tassi di interesse come un modo realistico per rispondere a rischi di stabilità finanziaria che non vediamo. In altre parole, al momento attuale non vediamo rischi per la stabilità finanziaria provenienti dai di tassi di interesse troppo bassi. Ma, certo, se ci fosse una situazione come abbiamo avuto in passato,  dovremmo pensarci e reagire. In passato non c’era la prospettiva di inflazione sottotono nel medio termine, che stiamo vedendo ora.

16 – Mi chiedo se ci può dire in base a quale considerazione il Consiglio direttivo ha maturato la forward guidance, forse rilasciando le previsioni di inflazione del 2015 o in altri modi che diano al mercato più tranquillità sulla forward guidance, dati i differenziali di mercato che stiamo vedendo  non solo per voi stessi, ma anche per le altre banche centrali.

Draghi – Penso sia una richiesta legittima, e le previsioni di inflazione per il 2015 saranno pubblicate alla fine dell’anno, quando le prossime proiezioni saranno annunciate.

17 – La mia domanda è sulle OMT. Appena un anno fa, lei ha annunciato i dettagli di tali misure. Ciò che è interessante secondo me è perchè questa misura è stata così efficace senza essere attivata. Altre banche centrali  ad esempio la Banca del Giappone e la Federal Reserve  hanno introdotto programmi simili, ma hanno avuto bisogno di essere attivati per essere efficaci. Quindi la mia domanda è: perché solo nella zona euro un programma del genere è stato efficace senza essere attivato?

Draghi – Beh, è ​​molto difficile rispondere a questa domanda senza essere autocongratulatori! Ma ho il sospetto che il design di questa misura l’ha resa insieme potente e credibile. Potente perché affronta un obiettivo realistico, vale a dire gli spread derivanti dal rischio ridenominazione. Credibile perché è accompagnata dalla condizionalità. Nella nostra situazione attuale (e in molte altre, sospetto), un impegno ad acquistare una quantità infinita di titoli per mantenere i tassi di interesse ad un determinato livello spesso non è credibile – oltre ad essere illegale nella nostra situazione attuale. Quindi, penso che questa combinazione di un obiettivo realistico, accompagnato da mezzi teoricamente illimitati (ma, di fatto, limitati dalla dimensione del mercato) e dalla condizionalità, ha reso questa misura molto efficace senza bisogno di essere attivata. Ma la condizionalità è un ingrediente importante, perché dice che una volta che questa misura è attivata, il paese che la riceve sta effettivamente intraprendendo una serie di azioni – risanamento del bilancio o riforme strutturali, o entrambi – che avrà l’effetto di aumentare il valore dei titoli emessi da quel paese, cioè valore delle obbligazioni stesse che la BCE sta comprando. Così, la condizionalità, se opportunamente attivata, produce un aumento del valore del collaterale – se si desidera usare questa parola – che il paese dò alla BCE in cambio della sua azione. Penso che sia un modo di guardare a questo. E grazie per averlo chiesto !

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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