Conferenza stampa 2 ottobre 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Parigi, 2 ottobre  2013

Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Vorrei ringraziare il governatore Noyer per la sua gentile ospitalità ed esprimere la nostra speciale gratitudine verso il suo staff per l’eccellente organizzazione della riunione odierna del Consiglio direttivo. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna, a cui ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione, Mr Rehn.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE (key ECB interest rates). Le informazioni in arrivo e la loro analisi hanno ulteriormente avvalorato la nostra precedente valutazione. Le pressioni di base sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere contenute nel medio termine. In linea con questo quadro la dinamica monetaria e, in particolare, la dinamica del credito rimangono sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Allo stesso tempo la crescita reale del PIL nel secondo trimestre è stata positiva, dopo sei trimestri di prodotto negativo, e gli indicatori di fiducia fino a settembre confermano l’atteso progressivo miglioramento dell’attività economica a partire da bassi livelli. La nostra politica monetaria continua ad essere orientata a mantenere il grado di accomodamento consentito dalla prospettive per la stabilità dei prezzi e a promuovere condizioni di mercato monetario stabile. In tal modo fornisce supporto per una graduale ripresa dell’attività economica. Guardando al futuro, la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario, in linea con la forward guidance fornita nel mese di luglio. Il Consiglio direttivo conferma che si aspetta che i tassi di interesse di riferimento della BCE restino ai livelli attuali o a livelli inferiori per un periodo prolungato di tempo. Questa aspettativa continua a essere basata su una immutata previsione nel complesso sottotono per l’inflazione nel medio periodo, data la debolezza dell’economia e la dinamica monetaria sottotono. Nel prossimo mese monitoreremo tutte le informazioni in arrivo sugli sviluppi economici e monetari e valuteremo l’eventuale impatto sulle prospettive a medio termine per la stabilità dei prezzi. Per quanto riguarda le condizioni del mercato monetario, saremo particolarmente attenti agli sviluppi che possono avere implicazioni per l’orientamento della politica monetaria e siamo pronti a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Dopo sei trimestri di crescita negativa della produzione, il PIL reale dell’area euro è aumentato, rispetto al trimestre precedente, dello 0,3 % nel secondo trimestre del 2013, sostenuto anche da fattori temporanei, legati alle condizioni climatiche eccezionalmente avverse in alcuni paesi dell’area euro all’inizio di quest’anno. Gli sviluppi nei dati sulla produzione industriale indicano una crescita un po’ più debole all’inizio del terzo trimestre, mentre gli indicatori basati sui sondaggi della fiducia fino a settembre hanno migliorato ulteriormente dai livelli bassi, nel complesso confermando le nostre precedenti aspettative di una graduale ripresa dell’attività economica. Guardando al futuro, si prevede che il PIL recuperi ad un ritmo lento, in particolare a causa di un graduale miglioramento della domanda interna sostenuta dall’orientamento accomodante della politica monetaria. L’attività economica della zona euro dovrebbe, inoltre, beneficiare di un graduale rafforzamento della domanda esterna per esportazioni. Inoltre, i miglioramenti complessivi nei mercati finanziari visti dalla scorsa estate sembrano progressivamente farsi strada attraverso l’economia reale, e altrettanto dovrebbero fare i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Inoltre i redditi reali hanno beneficiato recentemente di una inflazione generalmente inferiore. Ciò detto, la disoccupazione nella zona euro rimane alta, e gli aggiustamenti di bilancio nel settore pubblico e nel privato continueranno a pesare sull’attività economica.

I rischi per le prospettive economiche dell’area euro continuano ad essere orientati verso il basso. Gli andamenti dei mercati globali del denaro, le condizioni dei mercati finanziari e le incertezze correlate possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso derivano dai prezzi delle materie prime nel contesto di rinnovate tensioni geopolitiche, da una domanda globale più debole del previsto e da una attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’eurozona.

Secondo la stima rapida di Eurostat, e sostanzialmente in linea con le attese, l’inflazione HICP nell’eurozona è diminuita a settembre 2013 all’ 1,1% , dall’ 1,3 % di agosto. Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future per l’energia, l’inflazione dovrebbe rimanere a questi bassi livelli nei prossimi mesi. Assumendo una appropriata prospettiva di medio termine, le pressioni sui prezzi sono previste contenute, poiché riflettono l’ampia debolezza della domanda aggregata e il ritmo modesto della ripresa. Le aspettative di inflazione a medio-lungo termine continuano ad essere saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

I rischi per le prospettive sui prezzi dovrebbero essere ancora sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo derivanti in ​​particolare da prezzi delle materie prime più elevati del previsto e da aumenti più forti del previsto dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, e rischi al ribasso derivanti da una attività economica più debole del previsto.

Passando all’analisi monetaria, i dati di agosto indicano che la crescita di fondo dell’aggregato monetario ampio (M3) e, in particolare, del credito è rimasta contenuta. La crescita annua di M3 ha continuato ad essere sostanzialmente stabile al 2,3 % nel mese di agosto, rispetto al 2,2 % nel mese di luglio. La crescita annuale di M1 è rimasta forte, ma è scesa al 6,8% nel mese di agosto dal 7,1 % di luglio. Gli afflussi netti di capitale verso l’area euro hanno continuato a essere il principale fattore di sostegno alla crescita di M3, mentre il tasso di variazione dei prestiti al settore privato è rimasto debole. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si attesta al 0,4 % nel mese di agosto, sostanzialmente invariato dall’inizio dell’anno. Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,9% nel mese di agosto, rispetto al -2,8% di luglio. La dinamica debole dei prestiti per le società non finanziarie continua a riflettere soprattutto il loro ritardo rispetto al ciclo economico, il rischio di credito e il continuo adeguamento dei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Dall’estate del 2012 sono stati compiuti notevoli progressi nella situazione di finanziamento delle banche e, in particolare, si è rafforzata la base di depositi interni in un certo numero di paesi stressati. Al fine di garantire una trasmissione adeguata della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che diminuisca ulteriormente la frammentazione dei mercati creditizi dell’eurozona e che sia rafforzata la resilienza delle banche, dove necessario. Ulteriori passi decisivi per stabilire un’unione bancaria contribuiranno a raggiungere questo obiettivo.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine. Una verifica incrociata con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, i paesi della zona euro non dovrebbero rovinare i loro sforzi di riduzione del deficit e dovrebbero mettere gli elevati indici di indebitamento pubblico su un sentiero discendente. Le bozze dei documenti programmatici di bilancio che i paesi consegneranno per la prima volta sotto la normativa del “two-pack” devono prevedere misure adeguate a raggiungere gli obiettivi di bilancio per il 2014. I governi devono anche rafforzare decisamente gli sforzi per attuare le necessarie riforme strutturali nei mercati dei prodotti e del lavoro. Queste riforme sono necessarie non solo per aiutare i paesi a recuperare competitività e per riequilibrare la zona euro, ma anche per creare economie più flessibili e dinamiche che generino crescita economica sostenibile e occupazione.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

Trascrizione delle domande e delle risposte fornite da 
Mario Draghi, Presidente della BCE, 
Vítor Constancio, vice-presidente della BCE 

e Christian Noyer, governatore della Banque de France

1 – Il tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro o sul trade-weighted base è tornato ai livelli di febbraio, quando lei avvertì che un euro troppo forte potrebbe minacciare la ripresa economica. Mi sto chiedevo perché non c’è stato nessun avvertimento questa volta e cosa pensa del tasso di cambio corrente.   

Draghi – Come sapete, il tasso di cambio non è un obiettivo compreso nel mandato della BCE. L’obiettivo della BCE è la stabilità dei prezzi nel medio termine. Tuttavia, il tasso di cambio è importante per la crescita e per la stabilità dei prezzi e di certo noi prestiamo molta attenzione a questi sviluppi.

2 – Lei ha detto nella sua dichiarazione introduttiva che in termini di mercati monetari siete preparati ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili. Perché allora non restringere il corridoio tra il tasso di rifinanziamento e il tasso sui depositi, come, credo, Mr Praet ha suggerito in un’intervista a Les Echos il 16 settembre?
E la seconda, separata, domanda riguarda il meccanismo unico di vigilanza (SSM). Lei ha detto in passato che si è convinto che ci saranno backstop a disposizione prima che la BCE assuma formalmente l’incarico. Mi colpisce il fatto che siamo ancora lontani da questo. Riesce a delineare cosa accadrà in realtà dal prossimo ottobre?

Draghi – Sta chiedendo in modo indiretto se abbiamo discusso di un taglio dei tassi di interesse che avrebbe ristretto il corridoio. C’è stata una discussione e, come la volta scorsa, alcuni governatori hanno osservato che il miglioramento dell’economia non giustificava tale discussione mentre altri governatori ritenevano che la discussione fosse giustificata. Ma alla fine abbiamo deciso di lasciare i tassi di interesse al livello attuale. Detto questo, sugli sviluppi più ampi in tema di liquidità ripeto quello che ho detto al Parlamento Europeo, perché è abbastanza eloquente… Non riesco a trovare la citazione esatta, ma in sostanza ho detto che siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili, compreso un LTRO (longer-term refinancing operation), per garantire che l’andamento dei tassi del mercato monetario a breve termine sia in linea con la nostra valutazione di medio termine della stabilità dei prezzi. Abbiamo una vasta gamma di strumenti a tal fine e non escludiamo alcuna opzione per fare ciò che è necessario, nel modo più appropriato.
Sui backstop, un’altra cosa che mi stupisce veramente sono i dubbi espressi sul fatto che i backstop nazionali saranno pronti al momento in cui partirà l’SSM. In realtà, vi è una garanzia esplicita su questo punto nelle conclusioni dell’ultimo Consiglio Europeo, dove si trova un riferimento esplicito ai backstop nazionali. Ma permettetemi di aggiungere uno sviluppo più recente su cui posso citare il vicepresidente della Commissione Europea. E’ stato in sostanza detto che, poichè le iniezioni di capitale sarebbero misure una tantum, normalmente non sarebbero calcolate contro lo Stato membro nel contesto della procedura per i disavanzi eccessivi. Penso che questo sia molto rilevante perché mostra la volontà generale di avere i backstop pronti nel momento in cui l’SSM assumerà l’incarico.

3 – Vorrei chiederle qualcosa di più sull’inflazione: il tasso di inflazione ora è 1,1% e il vostro staff prevede un 1,3% l’anno prossimo. Quanto è coerente con la definizione di stabilità dei prezzi della BCE, non siete a rischio avere tassi sotto l’obiettivo?
Un’altra domanda sui tassi di interesse: avete questa predisposizione verso il basso dal mese di luglio e parlate di tagli dei tassi di interesse ogni mese. Cosa deve succedere per farvi fare effettivamente un taglio dei tassi di interesse, che sembrerebbe giustificato almeno rispetto all’inflazione?

Draghi – Sulla prima domanda, il percorso dell’inflazione è quello atteso. Il nostro scenario di base è confermato: vediamo l’inflazione rimanere sottotono, sul lato basso del 2%, e vediamo che questo si estende nel medio termine. Abbiamo visto che questo dipende da una combinazione di diversi fattori: i prezzi dell’energia, gli aumenti delle imposte indirette al minimo, almeno per il momento, i prezzi degli alimentari, ma certamente anche l’apprezzamento del tasso di cambio e le condizioni economiche generali. Quindi monitoreremo questi sviluppi da vicino guardando al medio termine per valutare le prospettive e – qui rispondo anche alla seconda domanda – decideremo ulteriori azioni sul fronte dei tassi di interesse o, come ho detto prima, su ogni altro strumento disponibile.

4 – Ha detto che sono stati compiuti sostanziali progressi nella situazione di finanziamento delle banche. Come dovrebbero le banche dell’area dell’euro trattare i titoli del debito sovrano nel loro prossimo test di bilancio? Alcuni governatori delle banche centrali dell’eurozona potrebbero essere contrari ad abbassare il valore di questi titoli in modo da riflettere i loro rischi.

Draghi – Una comunicazione precisa sulla asset quality review sarà data nella seconda metà di ottobre. Le opinioni attuali sulla diversa rischiosità dei titoli di Stato sono quel che sono, e cioè opinioni personali su un problema chiaro, la diversa rischiosità dei titoli di Stato. Permettetemi anche di dire che nessuna azione è stata prevista e nessuna politica è stata mai discussa dal Consiglio direttivo a tal fine.

5 – Mr Draghi, in che misura l’armonizzazione di definizioni e provisioning per i crediti in sofferenza, come parte dell’asset quality review, potrebbe aumentare la frammentazione e quali paesi potrebbero essere particolarmente colpiti da questo? Quali sono le probabilità che il credito possa effettivamente riprendere e risalire prima della conclusione degli stress test e dell’asset quality review, che potrebbe continuare per gran parte del prossimo anno, e che cosa significa per la ripresa?

Draghi – Dico subito, sulla seconda questione, che abbiamo forti speranze che il credito si riprenda ben prima della fine dell’asset quality review. Saremmo messi molto male se il credito non dovesse recuperare per allora. Si prevede che l’asset quality review e gli stress test siano conclusi prima che la BCE assuma il ruolo di SSM – che significa quasi alla fine del prossimo anno – e tutti noi, io e il Consiglio direttivo nel suo complesso, speriamo fortemente che il credito sarà ripreso per quell’epoca.
Sul primo punto, ha ragione, ci sono molte definizioni di crediti in sofferenza (non performing loans) e dovremo armonizzare queste definizioni ed essere rigorosi. L’intero esercizio dell’asset quality review, della valutazione dei bilanci e degli stress test ha senso solo se è credibile. Per essere credibile deve essere trasparente e rigoroso, altrimenti è inutile. E posso solo confermare che la volontà del Consiglio direttivo e del supervisori è di prendere decisioni nei prossimi mesi lungo queste linee guida, vale a dire di essere trasparenti e rigorosi.

… non c’è rischio che aumenti la frammentazione?

… Io non la penso così. Far luce sul sistema bancario non aumenta la frammentazione di per sé. Sono la paura e l’incertezza che hanno prodotto la frammentazione. Quindi penso che avrà proprio l’effetto opposto. Non mi aspetto grandi catastrofi, ma è molto importante che sia fatta luce piena e che ci sia la massima trasparenza. Questo certamente diminuirebbe la frammentazione piuttosto che aumentarla.

6 – Vorrei approfondire sui tassi di cambio. Molti economisti, tra cui quelli del FMI e molti altri, ritengono che al livello attuale l’euro sia sopravvalutato per la maggior parte delle economie dell’eurozona. La sua solita risposta è che è vicino alla sua media di lungo periodo, ma questa è una questione completamente diversa. Dicendo questo, lei implica che i mercati vedano sempre giusto, mentre noi tutti sappiamo che a volte si sbagliano. Ora, secondo l’articolo 219 del Trattato, la BCE può fare una raccomandazione al Consiglio Europeo su questa questione, pur rispettando l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Quindi la mia domanda è: perché non lo fate? Ad alcuni paesi dell’area euro sembra che la BCE scelga quali articoli desidera applicare e quali non desidera applicare.

Constancio – Vorrei solo correggerla un po’. L’articolo parla di cambiamenti del regime, non nei livelli dei tassi di cambio. E il regime è stato approvato – l’euro è una moneta fluttuante nei mercati (floating currency), e non vi è stata alcuna discussione di sorta, o la volontà di qualcuno di cambiare quel regime. E questo è quello che dice il Trattato. Non dice nulla sull’attuale discussione sui livelli di tassi di cambio, che, per definizione, non possono essere determinati di per sé in un regime di valuta fluttuante. Rispettiamo il trattato sotto tutti i profili.

7 – Prima domanda: su un piano più generale, quale impatto potrebbero avere lo shutdown del governo degli Stati Uniti e l’incombente tetto del debito, sull’economia globale e sull’ economia europea?
E una seconda domanda sulla liquidità in eccesso. Lei ha recentemente segnalato che se l’eccesso di liquidità scende a € 200 miliardi di euro o sotto, ci potrebbe essere un problema. Quel limite vale ancora e, se no, vi è un qualche limite, o qualcosa di simile a un limite, sotto il quale si preoccuperebbe per una liquidità in eccesso troppo bassa?

Draghi – Lo shutdown del bilancio degli Stati Uniti è un rischio se si protrae. Al momento attuale, si ha l’impressione è che non sarà così. Se dovesse protrarsi, certamente rappresenterebbe un rischio per la ripresa degli Stati Uniti e del mondo. E questo è chiaro nella nostra mente.
Sulla liquidità, ho avuto modo molte volte di discutere e spiegare quella cifra. La cifra di 200 miliardi di euro è stata data in un contesto diverso. Non esiste una relazione stabile tra questa cifra e il comportamento dei tassi a breve del mercato monetario. La liquidità in eccesso dipende da diversi fattori, uno dei quali è lo stato di frammentazione. Maggiore è la frammentazione, maggiore sarà la liquidità in eccesso. Quindi si può facilmente accettare una cifra più bassa senza aspettarsi alcuna reazione sui tassi del mercato monetario se la frammentazione diminuisce. Nel caso estremo in cui ci fosse un mercato interbancario pienamente e perfettamente funzionante, non ci sarebbe eccesso di liquidità. Quindi vi vorrei esortare a non dare troppo peso a due questioni: alla relazione tra eccesso di liquidità e tassi del mercato monetario a breve termine, e alla velocità del rimborso degli LTRO da parte del sistema bancario.

8 – Mi chiedo se ci può dare indicazioni più specifiche se ci sarà un altro LTRO e quale sarebbe la sua tempistica.
E, in secondo luogo, c’è stata la domanda sullo shutdown, ma mi chiedo quale sarebbe l’effetto di un default degli Stati Uniti per l’economia europea?

Draghi – No, la risposta alla tua seconda domanda è che non vedo alcuna prospettiva che questo accada.
Ma sulla prima domanda, ho trovato la mia famosa citazione: “Siamo pronti ad utilizzare qualsiasi strumento, compreso un altro LTRO se necessario, per mantenere i tassi del mercato monetario a breve termine ad un livello giustificato dalla nostra valutazione dell’inflazione nel medio termine”. Questo è circa quello che ho detto prima – quindi ricordo ancora le cose. Significa in sostanza che non escludiamo alcuna opzione e che siamo pronti ad agire di conseguenza e come necessario. Ma, detto questo, è solo uno dei nostri strumenti, e mi permetta di aggiungere solo una cosa, e cioè che la fixed rate full allotment policy (la concessione alle banche di tutta la liquidità necessaria a tasso fisso) sarà in vigore almeno fino al luglio 2014. E’ intenzione del Consiglio direttivo assicurare liquidità alle banche e al sistema bancario in Europa. Se dovessi riassumere il punto di vista del Consiglio direttivo sulla liquidità, direi che nessuno vuole avere un incidente sulla liquidità, che si verifichi da adesso fino alla ripresa. E in secondo luogo, la liquidità dovrebbe essere fornita al sistema bancario, se necessario, ma non dovrebbe essere un sostituto per la mancanza di capitali.

9 – Lei ha citato l’Unione Bancaria, e a quanto pare l’SRM (single resolution mechanism) non è così facile da attuare, perché soprattutto la Germania è un po’ riluttante e il presidente Hollande pare che ieri le abbia detto di accelerare un po’. Ci può dire se c’è qualche possibilità di mettere questa risoluzione in vigore prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo in marzo?

Draghi – Io sicuramente me lo aspetto. Il progetto di proposta della Commissione contiene i tre elementi che abbiamo sempre ritenuto importanti, vale a dire un unico meccanismo, un’unica autorità e un unico fondo − finanziato dal settore bancario. Da questo punto di vista sono stati compiuti progressi sostanziali. Crediamo anche che  l’articolo 114 (del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) fornisce una base sufficiente per la creazione del meccanismo unico di risoluzione (SRM – single resolution mechanism). Il punto in cui noi possiamo differire dalla proposta della Commissione è che noi consideriamo le due fasi, cioè quella della valutazione della non-viability (non possibilità di sopravvivenza) di una certa banca e quella di decidere quale azione debba essere intrapresa, come attività chiaramente distinte. L’SSM si deve incaricare della prima fase e l’SRM della seconda. Inoltre il progetto di proposta su questo stesso argomento conferisce alla BCE lo status di membro dell’SRM con voto. La BCE ritiene che dovrebbe essere solo un osservatore, proprio per fare in modo che due fasi siano completamente separate.

10 – Con l’inflazione al 1,1% siamo molto vicini al limite inferiore del target della BCE per la stabilità dei prezzi. Può dirci dove colloca il limite inferiore? C’è un livello da cui i mercati possano ricavare che l’azione della BCE è imminente? Questa è la prima domanda.
La seconda domanda è: se ci sarà un altro LTRO includerà misure per fare in modo che il denaro finisca all’economia reale invece che essere semplicemente parcheggiato dalle banche presso la BCE?

Draghi – Sulla seconda domanda devo dire che – come ho detto prima – abbiamo tutta una serie di strumenti a disposizione e li useremo per rispondere alle esigenze nel modo più appropriato. Come ho detto, un LTRO è solo una delle possibilità e quando sarà il momento decideremo quale sarà la forma migliore.
Ho già commentato la prima domanda. Consideriamo inflazione corrente come il risultato di una miscela di diversi fattori. Una serie di fattori riguarda i prezzi: i prezzi dell’energia, i prezzi alimentari, la mancanza di azione da parte di molti Paesi sul fronte delle imposte indirette dopo una azione prolungata nei mesi precedenti, e il tasso di cambio. Inoltre, vi è un altro insieme di fattori che ha a che fare con l’attuale stato di salute dell’economia. Consideriamo la ripresa − l’ho detto l’ultima volta e continuo ad avere sostanzialmente la stessa idea − come debole, fragile, irregolare, e sicuramente anche questo contribuisce alle prospettive per la stabilità dei prezzi.

11 – Signor Presidente, so che a volte lei non si risponde a domande su specifici paesi, come l’Italia, ma forse ha un messaggio da inviare ai mercati su ciò che è necessario al fine di evitare i rischi destabilizzanti per la crescita e per la ripresa.

Draghi – Posso commentare su questo in termini molto generali. Tutto sommato, quando si guarda alle fasi di instabilità politica − come abbiamo visto in Grecia, in Portogallo e stiamo vedendo ora in Italia − si vede che, anche se l’instabilità può ostacolare le speranze di una ripresa in questi paesi, tuttavia non fa danno alla zona euro nel complesso, non mina le fondamenta della zona euro, come accadeva un paio di anni fa. In altre parole, la zona euro e l’euro sono più resistenti oggi di quanto non fossero qualche anno fa e ci sono tre ragioni per questo. Una è che notevoli progressi sono stati effettivamente raggiunti dai governi sul fronte della credibilità fiscale e, in qualche misura, anche sul fronte delle riforme strutturali. Il secondo fattore è la risposta della BCE con OMT (Outright Monetary Transactions) l’anno scorso. E il terzo fattore è che, in generale, la governance dell’area euro ha fatto progressi significativi nel corso del 2012.

12 – Presidente Draghi, ha avuto un incontro ieri con il presidente François Hollande, ed è il primo giorno per lei a Parigi come Presidente della BCE. Come considera le riforme in Francia e l’obiettivo di bilancio? Ha detto che le riforme sono troppo lente nella zona euro – è questa la sua opinione anche per la Francia?
E una piccola seconda domanda: alcuni membri del Comitato esecutivo della BCE, hanno parlato quest’estate della pubblicazione delle deliberazioni del Consiglio direttivo. Qual è la sua posizione su questo e quando sarà possibile?

Draghi – Grazie. Per inciso, non è la mia prima volta come presidente della BCE a Parigi, perché sono andato all’Assemblée Nationale.

… con tutto il Consiglio direttivo …

… se intende con l’intero Consiglio direttivo, allora ha ragione. Durante l’incontro abbiamo in sostanza fatto una ricognizione della situazione economica della zona euro, della situazione della Francia, dello stato di avanzamento dell’Unione bancaria – in particolare dell’asset quality review, del balance sheet assessment, degli  stress test e dello stato di preparazione del SSM (Single Supervisory Mechanism). La valutazione è la seguente: direi che c’è una linea comune sia per quanto riguarda le politiche di bilancio che per le riforme strutturali, cioè che sono stati compiuti  progressi significativi ma che occorre fare di più. Lo sforzo di risanamento del bilancio è stato significativo, ma i dati di bilancio sono ancora al di sopra della procedura per i disavanzi eccessivi. Quindi occorre fare di più su questo fronte. E lo stesso messaggio vale per le riforme strutturali: è stata intrapresa un’azione molto significativa, ma molto deve essere ancora fatto su vari fronti.
Per quanto riguarda i verbali, lei giustamente ha parlato di “deliberazioni” e non ha usato la parola “minutes“, il che è del tutto appropriato. Ho detto in un’altra occasione che il Comitato esecutivo avrebbe presentato al Consiglio direttivo una proposta in autunno su questo punto. Ci stiamo ancora lavorando, e presto inizieremo a discuterne.

13 – Mr Draghi, ho una domanda su cosa ne è del programma sugli asset-backed security. C’è qualche progresso?
E la mia seconda domanda è: se viene modificata la valutazione del rischio di alcuni titoli che le banche portano alla BCE come collaterale, prevedete scarsità di collaterale in futuro? Grazie.

Draghi – Stiamo parlando di diversi tipi di ABS (asset-backed securities, titoli garantiti da attività), naturalmente. Ci sono ABS delle PMI o credit card ABS. I credit card ABS sono solo una piccola componente del nostro settore ABS e influiscono sulla ammissibilità di circa 2,4 miliardi di euro di collaterale, che è di circa lo 0,3 % della base di collaterale ricevibile complessivamente dall’Eurosistema. La nostra recente decisione invia due messaggi. In primo luogo, gli ABS relativamente semplici con un buon track record, come ad esempio le credit cards, continueranno ad essere riconosciuti e apprezzati dalla politica delle garanzie dell’Eurosistema. E, in secondo luogo, che la nostra politica sul collaterale si adatta agli sviluppi del mercato. Siamo sicuramente pronti anche ad accettare la mezzanine tranche degli ABS come collaterale, e la Commissione e la BEI stanno lavorando congiuntamente per cercare di sostenere l’uso degli ABS in modo da favorire lo sviluppo di credito dell’area euro.

14 – Il credito è ancora molto debole nella zona euro. Alcuni analisti parlano ora di una crescita senza credito. Pensa che questo è ciò che attende l’eurozona? Crescita senza credito?

Draghi – I flussi di credito sono ancora deboli – direi anche molto deboli. Anche se vediamo miglioramenti significativi in ​​termini di frammentazione sul lato della provvista per le banche, i miglioramenti in termini di frammentazione sul fronte del credito sono solo marginali. Vediamo una riduzione nella dispersione dei prestiti, nei tassi di prestito, ma sono sviluppi davvero marginali. I motivi per cui i flussi di prestito – i flussi di credito – sono ancora deboli sono complessi, e riguardano sia la domanda che l’offerta. Chiaramente i fattori relativi alla domanda sono importanti. E in questo senso i flussi di credito sono un indicatore ritardato di una ripresa della crescita. Quindi i fattori dal lato della domanda sono importanti. L’accresciuta avversione al rischio è un altro fattore molto importante. E penso che il più si procede, più la ripresa si svilupperà gradualmente. Quanto più la nostra politica monetaria accomodante si farà strada attraverso l’economia, tanto più vedremo questi due fattori giocare il ruolo maggiore, con il lato della raccolta giocare un ruolo sempre più limitato. Soprattutto perché, come ho detto prima, la BCE continuerà a fornire tutta la liquidità necessaria.

15 – Ho ancora una domanda sulla instabilità politica menzionata per alcuni paesi. Ora anche la Germania è senza un governo pienamente funzionante per un certo tempo. Si aspetta che ciò possa ritardare la prospettiva dell’Unione bancaria, in particolare il regolamento dell’SSM, o pensa che sia ancora possibile averlo in vigore entro l’inizio di novembre – come, credo, era in programma? E anche sul meccanismo di risoluzione, pensa che non ci sarà alcun ritardo a causa dell’incertezza politica in alcuni paesi? L’altra domanda è un follow-up a una domanda precedente sul fatto che l’inflazione sembra allontanarsi dal vostro obiettivo: considerando la direzione del vostro target, come lo concilia che con la sua affermazione che la vostra politica monetaria è accomodante? Non è forse non abbastanza accomodante?

Draghi – Sul primo punto, io certamente mi auguro che tutto vada secondo i piani e non mi aspetto che le vicende politiche nei vari paesi dell’area euro ritardino gli sviluppi sull’SRM (meccanismo di risoluzione). In ogni caso non ho abbastanza occasioni di leggere dentro a questi sviluppi per giudicare su questo punto.
Sul fronte dell’inflazione, ho spiegato. Dobbiamo guardare alla valutazione di medio termine dell’inflazione. Finora il nostro scenario di base viene confermato ed è sostenuto da tutti i dati in arrivo. Quindi gli attuali tassi di inflazione non sono inaspettati, e ho spiegato le ragioni. Detto questo, certamente teniamo d’occhio questi sviluppi con grande attenzione e ho citato i fattori che influenzano questa inflazione.

16 – So che non commenta su certi paesi, ma ho una domanda generale sull’Italia. C’è stata una grave crisi di governo, ma i tassi di interesse non si sono quasi mossi. Questo è davvero una buona cosa? Abbiamo in un certo senso abolito tutto il rischio sovrano nazionale: non sarebbe meglio che almeno in certa misura restasse un qualche tipo di pressione dei mercati finanziari sui governi per fare le riforme?

Draghi – In primo luogo, non vorrei dare troppa importanza ai movimenti dei tassi di interesse a breve, ma se ha seguito i mercati, non è del tutto corretto dire che i tassi di interesse non si siano quasi mossi. In realtà si sono mossi.
In secondo luogo, credo che i messaggi che i mercati stanno inviando – e non soltanto i mercati, penso che tutti voi avete mandato gli stessi messaggi – ai paesi menzionati sono molto semplici: stabilità e riforme. Questi sono i messaggi che i mercati – se vogliamo usare questo tipo di definizione astratta – stanno inviando, ma sono sicuro che tutti noi vorremmo inviare gli stessi messaggi: stabilità e riforme. Infine, la pressione del mercato per le riforme è solo una delle tante pressioni che dovrebbero sollecitare questi paesi a riformare se stessi: la più grande pressione dovrebbe venire da dentro. Queste riforme vanno fatte per il loro bene, non hanno bisogno di essere spinte dai mercati.

17 – Sapendo che è riluttante a commentare sui singoli paesi, e in particolare sull’Italia, volevo ricordarle che due anni fa lei ha inviato una lettera a Roma insieme con Mr Trichet: quindi è preoccupato? Perché lei ha citato la stabilità e le riforme in quel preciso momento e due minuti fa. E’ preoccupato?

Draghi – Come ho già detto in altre occasioni e per altri paesi, quando il discorso riguardava altri paesi, sono stati compiuti progressi significativi, soprattutto sul fronte del consolidamento di bilancio. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’instabilità ha prodotto alcuni movimenti ma non drammatici. Inoltre, le crisi politiche hanno la loro tempistica: ci si aspetta che il mercato scommetta su un risultato prima ancora di sapere come la crisi politica evolverà, mentre i mercati giustamente vogliono analizzare la situazione prima di fare le loro scommesse. Quindi, sono stati compiuti progressi e non dovremmo concentrarci su un singolo paese. I progressi hanno avuto luogo su tutto il fronte e questo ha rafforzato la zona euro, come dicevo prima.

18 – Signor Presidente vorrei soffermarmi su una domanda posta dai miei colleghi francesi e italiani. Possiamo vedere miglioramenti abbastanza significativi in alcuni dei paesi più piccoli, che erano il nucleo della crisi dell’euro all’inizio, ma, d’altra parte, si vedono alcuni problemi economici abbastanza gravi, per esempio, in questo paese, come Mr Noyer ha accennato in precedenti dichiarazioni, e anche in Italia. Alcuni sostengono che attualmente è in corso una specie di trasformazione, una sorta di spostamento della crisi lontano dai paesi più piccoli verso i paesi più grandi e centrali dell’Unione. Lei condivide questa tesi e, in caso affermativo, direbbe che questi paesi sono consapevoli della responsabilità che essi hanno di non accelerare, di non suscitare nuovamente la crisi?

Draghi – No, io non vedo uno spostamento della crisi dai piccoli ai grandi paesi. Come ho detto prima, quello che vedo è una ripresa debole, irregolare, fragile e – cosa che non ho detto prima – che sta partendo da livelli molto bassi. Ad esempio, la disoccupazione si sta stabilizzando, ma a livelli molto elevati, e lo stesso vale per la disoccupazione giovanile. Stiamo parlando della stabilizzazione di qualcosa come 5.000 unità su milioni. Questo è quello che vedo.
Il suo secondo punto è molto valido. Sono questi paesi consapevoli delle loro responsabilità e del fatto che le loro scelte politiche si riverberano sugli altri? Credo che ne siano consapevoli, e questa consapevolezza spesso ha bisogno di essere tradotta in azione reale. Penso che questo stia accadendo. Naturalmente, le persone che vivono in istituzioni come la nostra vogliono veder accadere tutto in modo molto veloce, ma spesso la velocità che le istituzioni non elettive hanno in mente non è la stessa velocità della politica reale nei diversi paesi. Il che non significa che non dovremmo continuare a spingerli ad agire.

19 – A proposito dell’instabilità politica dei paesi membri. Abbiamo gli stessi problemi nei Paesi Bassi: in questo momento c’è una situazione di stallo nell’affrontare gli obiettivi di disavanzo. E’ qualcosa di cui preoccuparsi o è fiducioso – fiducioso come lo sono i mercati finanziari in questo momento?

Draghi – Penso che l’Olanda ha, in passato, mostrato la capacità di superare la crisi politica. Sono fiducioso che anche questa sarà superata, come il paese ha fatto in passato.

20 – Mr Draghi, ho una domanda sulle elezioni del Parlamento Europeo del prossimo marzo. Pensa che questo sarà un grande stress test per l’Europa, con gli sviluppi del voto populista in diversi paesi?
E l’altra domanda riguarda le riforme: si dice che la Francia fa le riforme “à la française”, che significa superficialmente. Può commentare su questo?

Draghi – Beh, stiamo andando troppo sul politico qui, amici. Io davvero non ho nessun commento da fare circa le prossime elezioni del Parlamento Europeo. Posso avere solo un punto di vista ristretto qui. L’insieme di azioni che devono essere intraprese per favorire la ripresa economica, e soprattutto per creare posti di lavoro e ridurre tutta la disoccupazione, ma soprattutto la disoccupazione giovanile, in alcune parti della zona euro, è ormai abbastanza chiaro. Come i nostri amici americani direbbero, there is only one way to skin a cat (c’è un solo modo per scuoiare un gatto). E questa purtroppo è la realtà. In un certo senso, ogni azione, ogni risultato politico sarà giudicato sotto questo punto di vista.
Sulla seconda domanda, la riforma “à la française”, vorrei chiedere a Christian di rispondere.

Noyer – Non ho molto da aggiungere a quello che hai già detto tu. Lo ripeto se posso con le mie parole. Penso che molto è stato fatto, come in tutti i paesi della zona euro, ma molto resta ancora da fare. Non ho alcun particolare commento su riforme specifiche, salvo ripetere che deve essere fatto di più, soprattutto sulle riforme strutturali, proseguendo gli sforzi che sono già stati fatti. Abbiamo bisogno di aumentare il potenziale di crescita. Questo non riguarda solo la Francia. Questo è un commento che vale in generale, e che il presidente ha fatto molte volte per la zona euro in generale. Abbiamo bisogno di mettere maggiormente l’accento sulla riduzione o sul controllo delle spese. Aumentare le tasse è la parte facile del risanamento di bilancio, ma la riduzione della spesa è certamente più importante nel medio-lungo termine per migliorare il potenziale di crescita e la reattività di una economia. Mi limiterò a questo.

21 – Pensa che saranno necessarie ulteriori misure per le banche spagnole, quando il programma in corso si concluderà?

Draghi – Il programma in Spagna è stato giudicato ok. Le azioni intraprese sono state considerate adeguate. I piani di ricapitalizzazione sono stati intrapresi. Gli asset sono stati trasferiti e sono in procinto di essere venduti. I fondi sono stati significativi. Quindi, tutto sembra suggerire che la Spagna si avvicinerà a questo esercizio ben attrezzata, ma ovviamente è molto difficile, in questo momento, indovinare quello che può succedere a singole banche.

22 – La mia domanda riguarda l’asset quality review. Lei dice che sarà trasparente e rigorosa, ma anche gli ultimi test dell’EBA si supponevano rigorosi e trasparenti. Che cosa intende di fare di diverso per ripristinare la fiducia?

Draghi – Daremo comunicazioni dettagliate sulla progettazione dell’asset quality review nella seconda metà di ottobre. Per il momento è prematuro preannnunciare questo o quell’elemento. Quello che posso dirvi è che le persone imparano, e che la generale – direi l’unanime – presa di posizione rispetto a questo esercizio da parte di tutte le autorità di vigilanza e dei membri del Consiglio è di essere trasparenti e rigorosi. E’ abbastanza chiaro a tutti – anche a causa della lezione che abbiamo imparato – che l’asset quality review per essere utile deve essere credibile. E per essere credibile, deve essere trasparente e rigorosa. Esattamente in questo ordine. Quindi, il processo deve essere assolutamente trasparente e penso che stiamo facendo molto in questo senso. Considerate, inoltre, la differenza rispetto al precedente esercizio riguardo alla pluralità di attori. Stavolta avremo la BCE, avremo le autorità nazionali competenti, avremo le autorità competenti di altri paesi che partecipano all’esercizio – quindi ci sarà peer pressure (pressione dei pari grado) – e avremo valutatori terzi indipendenti del settore privato. Quindi, ci sono alcune differenze nel progetto.

23 – Nelle ultime due settimane abbiamo visto due importanti elezioni: in Austria e in Germania. E in entrambe le elezioni, in paesi molto stabili, abbiamo visto i partiti “anti-euro” crescere molto rapidamente, anche in Germania. Voglio dire, anche se Alternative für Deutschland non ha superato la barriera del 5%, è al 4,7% e si tratta di un risultato molto importante. Lei è preoccupato per gli “anti-euro” che ora crescono in tutta Europa e cosa può essere fatto contro questo?

Draghi – Penso che dovremmo certamente essere attenti a queste espressioni della volontà popolare. Penso che ci sia un comune denominatore in quello che dovremmo fare. Dobbiamo andare avanti sui tre pilastri delle nostre politiche, anzitutto, con l’obiettivo ultimo di favorire la ripresa, la creazione di posti di lavoro in una condizione di stabilità dei prezzi. E i tre pilastri sono: le politiche economiche nazionali devono continuare le loro azioni di riforma, la BCE deve continuare a mantenere la stabilità dei prezzi e la governance economica a livello di area dell’euro deve continuare a fare progressi.

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

Annunci

Una risposta a “Conferenza stampa 2 ottobre 2013

  1. Pingback: Conferenza stampa 7 novembre 2013 | BCE·

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...