Conferenza stampa 5 dicembre 2013

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 5 Dicembre 2013

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, sono molto lieto di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passo a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione, Mr Rehn.

Sulla base delle nostre analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Le nuove informazioni ed analisi hanno confermato la valutazione e le decisioni di politica monetaria del mese scorso. Le pressioni di fondo sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere sottotono nel medio termine. In linea con questo quadro, le dinamiche monetaria e del credito rimangono sottotono. Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. Tale insieme di dati suggerisce che possiamo sperimentare un prolungato periodo di bassa inflazione, che sarà seguito da un graduale movimento al rialzo verso tassi di inflazione di livello inferiore ma prossimo al 2%. La nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario, e quindi continuerà ad assistere la graduale ripresa economica della zona euro. In questo contesto, il Consiglio direttivo ha confermato la sua forward guidance che continua a prevedere che i tassi di interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo. Questa aspettativa continua ad essere basata su una prospettiva globale sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data l’ampia debolezza dell’economia e la dinamica monetaria attenuata. Per quanto riguarda le condizioni del mercato monetario e il loro potenziale impatto sulla nostra politica monetaria, stiamo monitorando attentamente gli sviluppi e siamo pronti a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. Dopo un aumento dello 0,3% nel secondo trimestre del 2013, nel terzo trimestre il PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,1% sul trimestre precedente. L’andamento degli indicatori di fiducia basati sulle indagini fino a novembre sono coerenti con un tasso di crescita positivo anche nel quarto trimestre dell’anno. Guardando avanti al 2014 e al 2015, il prodotto interno è previsto in ripresa a ritmo lento, in particolare a causa di un miglioramento della domanda interna sostenuta dalla politica monetaria accomodante. L’attività economica nell’area euro dovrebbe, inoltre, beneficiare di un graduale rafforzamento della domanda per le esportazioni. Inoltre, i complessivi miglioramenti dei mercati finanziari visti dallo scorso anno sembrano farsi strada nell’economia reale, e altrettanto dovrebbero fare i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Inoltre i redditi reali hanno beneficiato di recente della bassa inflazione dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo la disoccupazione nell’areaeuro rimane alta, e gli aggiustamenti di bilancio del settore pubblico e privato continueranno a pesare sull’attività economica.

Tale valutazione trova riscontro anche nelle Proiezioni macroeconomiche dell’Eurosistema per l’area euro di dicembre 2013, che prevedono il PIL reale annuale in calo dello 0,4% nel 2013 per poi aumentare dell’1,1% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche dello staff BCE del settembre 2013, la proiezione di crescita reale del PIL per il 2013 è rimasta invariata ed è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali la proiezione per il 2014.

I rischi sulle prospettive economiche per l’area euro sono valutati al ribasso. Gli sviluppi delle condizioni del mercato monetario e finanziario e le incertezze correlate possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso dipendono dai prezzi più elevati delle materie prime, da una domanda interna e da una crescita delle esportazioni più deboli del previsto, e dall’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro.

Secondo la stima rapida Eurostat, l’inflazione HICP dell’area euro è aumentata in novembre 2013 allo 0,9%, dallo 0,7% di ottobre. L’incremento è sostanzialmente quello previsto e riflette, in particolare, un rialzo dei prezzi dell’energia e dei servizi. Sulla base dei prezzi dei future per l’energia, il tasso di inflazione dovrebbe rimanere intorno ai livelli attuali nei prossimi mesi. Nel medio periodo le pressioni sottostanti sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere sottotono. Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

Sostanzialmente in linea con questa valutazione, le Proiezioni macroeconomiche per l’area euro di dicembre 2013 prevedono l’inflazione HICP all’1,4% nel 2013, all’1,1% nel 2014 e all’1,3% nel 2015. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche della BCE di settembre 2013, la proiezione per l’inflazione per il 2013 è stata rivista al ribasso di 0,1 punti percentuali e per il 2014 è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali.

I rischi per le prospettive sui prezzi appaiono sostanzialmente bilanciati nel medio periodo. I rischi al rialzo riguardano prezzi delle materie prime più elevati e aumenti dei prezzi amministrati e delle imposte indirette più forti del previsto, mentre i rischi al ribasso derivano dalla attività economica più debole del previsto.

Per quanto riguarda le proiezioni macroeconomiche, vi informiamo che il Consiglio direttivo ha deciso di pubblicare maggiori dettagli a partire da dicembre 2013. Riceverete questo materiale oggi, dopo la conferenza stampa.

Passando all’analisi monetaria, i dati per ottobre confermano una crescita modesta dell’aggregato monetario ampio (M3) e del credito. La crescita annua di M3 è scesa all’1,4% nel mese di ottobre, dal 2,0% di settembre. Questa moderazione è in parte legata a un effetto base. La crescita annuale in M1 è rimasta forte a 6,6%, riflettendo una preferenza per la liquidità, anche se sotto il picco dell’8,7% osservato in aprile. Gli afflussi netti di capitali verso l’area euro continuano ad essere il principale fattore di sostegno alla crescita annua di M3, mentre il tasso di variazione annuo dei prestiti al settore privato è rimasto debole. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si attesta allo 0,3% nel mese di ottobre, sostanzialmente invariato da inizio anno. Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,9% in ottobre, dopo -2,8% in settembre e -2,9% in agosto. Nel complesso, la dinamica debole dei prestiti alle società non finanziarie continua a riflettere il loro rapporto ritardato con il ciclo economico, il rischio di credito e l’aggiustamento ancora in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Dall’estate del 2012, notevoli progressi sono stati compiuti nella situazione di finanziamento delle banche. Al fine di garantire un’adeguata trasmissione della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area euro diminuisca ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata dove necessario. La valutazione globale che la BCE farà prima di assumere la sua funzione di supervisione nel quadro dell’SSM sosterrà ulteriormente questo processo di rafforzamento della fiducia. Contribuirà a migliorare la qualità delle informazioni disponibili sulle condizioni delle banche e a portare all’individuazione e all’attuazione delle necessarie azioni correttive. Ulteriori decisivi passi nell’unione bancaria contribuiranno a ripristinare la fiducia nel sistema finanziario.

In sintesi, l’analisi economica indica che possiamo sperimentare un prolungato periodo di bassa inflazione, che sarà seguita da un movimento al rialzo graduale verso tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. La verifica incrociata con i segnali dell’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, il Consiglio direttivo accoglie con favore la valutazione della Commissione europea sui documenti programmatici di bilancio del 2014 che sono stati presentati per la prima volta nel mese di ottobre, ai sensi dei regolamenti “two-pack”. Questo nuovo esercizio di sorveglianza deve essere pienamente efficace. Al fine di indirizzare gli elevati rapporti debito pubblico/PIL su un percorso discendente, i governi non dovrebbero allentare i loro sforzi per ridurre i deficit e sostenere il risanamento dei conti pubblici nel medio termine. In particolare, le misure di risanamento devono essere favorevoli alla crescita e avere una prospettiva di medio termine, in modo da migliorare i servizi pubblici e ridurre al minimo gli effetti distorsivi della tassazione. Allo stesso tempo è necessario portare avanti le riforme del mercato dei prodotti e del lavoro, al fine di migliorare la competitività, aumentare il potenziale di crescita, creare opportunità di lavoro e promuovere l’adattabilità delle nostre economie.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1Mr Draghi, lei ha detto che vi aspettate l’inflazione all’1,3% nel 2015. Recentemente lei ha parlato della necessità di agire nel mese di novembre per creare un cuscinetto di inflazione. Ritiene ora che ci sia un cuscinetto sufficiente a rendere la minaccia di deflazione meno acuta? In relazione a tale previsione, lei ha detto che vi aspettate che l’inflazione salga all’obiettivo della BCE (sotto ma vicino al 2%), e tuttavia, la più alta previsione che abbiamo è 1,3% nel 2015. E’ sufficiente per voi?
Seconda domanda, Mr Constâncio ha detto che i tassi sui depositi negativi potrebbero essere utilizzati solo in circostanze estreme. Potrebbe uno di voi darci un’idea più chiara di cosa costituisca “circostanze estreme”?

Draghi – Prima di tutto, la nostra decisione di tagliare i tassi nel mese di novembre si è dimostrata pienamente giustificata. Il messaggio che vorrei portaste via con voi oggi è che la nostra forward guidance sta funzionando. Il taglio dei tassi, così come il nostro impegno a condurre le MRO (operazioni di rifinanziamento principali) con procedure d’asta a tasso fisso con piena aggiudicazione fino al 2015, hanno portato i mercati a concludere che la nostra politica monetaria rimarrà accomodante per un periodo prolungato di tempo. La forward curve è tornata ai livelli di maggio. Siamo soddisfatti di questo sviluppo, che è pienamente giustificato date le prospettive sottotono per l’inflazione nel medio termine. La forward guidance ha anche reso più chiara la nostra funzione di reazione. Altre conseguenze positive di questa serie di decisioni includono: un impatto sulla curva EONIA e una pendenza della curva EURIBOR, un calo dei rendimenti di molti titoli di Stato di paesi non-core e di obbligazioni bancarie senior unsecure, e una crescita nella emissione di obbligazioni bancarie, anche per i paesi stressed come il Portogallo e l’Irlanda – e tutto questo non ha avuto alcun impatto sui mercati azionari. Abbiamo anche osservato una lieve riduzione della frammentazione e, dopo due mesi di stabilizzazione, i dati di oggi mostrano una nuova discesa dei saldi Target2. Anche i flussi transfrontalieri si sono stabilizzati a livelli pre-crisi. Tutto sommato, abbiamo visto sviluppi positivi sia prima, e in particolare dopo, la nostra decisione del mese di novembre. Ad esempio, vi è stata una emissione netta negativa di titoli di Stato, ma questo non ha avuto alcun impatto apprezzabile sui rendimenti di questi titoli. Tutto questo è accaduto sullo sfondo di aspettative di inflazione ancora saldamente ancorate nel medio e lungo termine. Come non solo i mercati ma anche gli indicatori basati sui sondaggi mostrano, la seconda considerazione è che, mentre il profilo dell’inflazione HICP è quello che è, come vi ho appena detto un momento fa, l’inflazione al netto di alimentari ed energia sta andando leggermente più in alto nell’orizzonte di previsione. L’ultimo punto che vorrei mettere in chiaro è che sarebbe sbagliato pensare che noi determiniamo la nostra politica monetaria sulla base di una sola cifra per l’inflazione. Sarebbe sbagliato anche pensare che gli effetti della nostra politica monetaria siano istantanei. Sono tutt’altro che istantanei. Ci vuole tempo perché gli effetti si materializzino completamente e la quantità di tempo necessario dipende da molti fattori, in particolare due. Qual è lo stato dei bilanci delle banche? E qual è lo stato dei bilanci del settore privato? Più dura il processo di riduzione della leva finanziaria da parte di banche e imprese, più tempo la nostra politica monetaria richiederà per avere un impatto completo. Ecco perché l’Asset Quality Review (AQR) è così importante: perché potrebbe ridurre tale periodo di tempo.

2Due domande. La prima: qualche mese fa ci ha detto che ci avreste aggiornati su un possibile rilascio di minutes o di sintesi delle vostre deliberazioni nel Consiglio direttivo. Come ha ricordato, questo è l’ultimo incontro di quest’anno, e non abbiamo ancora saputo nulla – o ci può far sapere se c’è stata una decisione?
La mia seconda domanda è: i membri del Consiglio direttivo della BCE hanno citato una serie di possibili misure di politica monetaria, compresi i tassi di interesse negativi e il quantitative easing, alcuni delle quali apparirebbero estreme, soprattutto nel contesto della zona euro. Nessuno ha mai menzionato la possibilità di interventi FOREX (sul cambio) però – vuol dire che non è uno strumento la BCE sarebbe pronta a prendere in considerazione?

Draghi – Sulla prima domanda circa i minutes, abbiamo iniziato a lavorarci nell’Executive Board e il lavoro procede. Si tratta di una questione molto complessa che ha molte dimensioni. Quella più popolare è se ci saranno i nomi o “chi fa cosa”, ma ci sono molte altre questioni. Soprattutto per una istituzione che non ha mai avuto minutes in precedenza. Quindi stiamo preparando la nostra proposta per il Consiglio direttivo, che, tra l’altro, ha già discusso la questione in una certa misura oggi. Stiamo andando avanti. Siamo un po’ in ritardo, e il ritardo è giustificato dalla complessità della questione, francamente.
Sul secondo punto, si sa qual è la politica della BCE e quale quella delle altre principali banche centrali. I tassi di cambio sono una questione di comune preoccupazione. E non sono un obiettivo della nostra politica monetaria, tra l’altro. L’ho detto molte volte. Quindi non sono un obiettivo di politica monetaria. Il nostro obiettivo è la stabilità dei prezzi nel medio termine. Tuttavia i tassi di cambio sono importanti per la stabilità dei prezzi, come vediamo oggi, e per la crescita. Quindi ne teniamo conto nelle nostre decisioni di politica monetaria. L’uso dello strumento da lei suggerito – interventi unilaterali sul cambio – non è contemplato dagli attuali accordi del G20.

3La mia prima domanda è sul potenziale nuovo LTRO, o se intendete fare qualcosa come il programma “Funding for lending” della Banca d’Inghilterra, soprattutto considerando che il  prestito continua a calare.
E la mia seconda domanda è: lei ci dice sempre che state osservando con molta attenzione i mercati monetari e che avete tutti gli strumenti pronti in mano. Cosa deve succedere perché utilizziate questi strumenti?

Draghi – Penso di poter rispondere ad entrambe le domande con una sola risposta. In sostanza, il messaggio che il Consiglio direttivo invia oggi è che siamo pronti e in grado di agire nel quadro della forward guidance. La forward guidance è lì. Nella discussione di oggi non abbiamo individuato, tra i vari numerosi strumenti disponibili, uno strumento specifico. Abbiamo avuto una breve discussione sui tassi negativi sui depositi, ma breve. Questo è un punto che voglio sottolineare: siamo pronti ad agire e siamo in grado di agire nel quadro della forward guidance, ma c’è una varietà di strumenti pronti – tecnicamente pronti, sono stati predisposti, sono là. E abbiamo avuto una breve discussione sui tassi negativi sui depositi. Sull’LTRO – che lei ha menzionato in particolare – vorrei cogliere l’occasione per fare una precisazione. Quando abbiamo condotto gli LTRO due anni fa, il livello di incertezza era molto alto. E quindi la liquidità a lungo termine, tre anni di liquidità, era giustificata da quel livello di incertezza. Inoltre, consideriamo gli LTRO una misura di politica monetaria di grande successo: hanno evitato ulteriori gravi contrazioni del credito derivanti dalla mancanza di liquidità di quel momento. La situazione della liquidità era estremamente difficile. Come ricorderete – ve ne ho parlato più volte – c’erano 250 miliardi di euro di obbligazioni bancarie in scadenza entro un trimestre, e più di 300 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza nello stesso trimestre. E questo veniva dopo la seconda parte del 2011, che era stato un periodo in cui lo stress di liquidità era cresciuto in modo drammatico. Ora la situazione è fortunatamente del tutto diversa. Il livello di incertezza è notevolmente inferiore, e questa è una considerazione da tenere a mente. La seconda considerazione è che queste banche hanno usato questa liquidità per lo più per acquistare titoli di Stato. Ed è un fatto che non molta di questa liquidità è stata fatta effettivamente passare all’economia. Quindi, se faremo un’operazione simile all’LTRO, vogliamo assicurarci che venga utilizzata per l’economia. E vogliamo evitare che questa operazione sia usata per sovvenzionare la formazione di capitale da parte del sistema bancario attraverso operazioni di carry trade.

4Vorrei tornare al punto di queste numerose opzioni di politica monetaria che avete. Forse ci  potrebbe dare qualche stralcio verbale della riunione di oggi e renderci il senso dello stato del gioco, per esempio sui tassi negativi sui depositi. Ne avete parlato brevemente – che cosa avete detto? Sugli acquisti di asset. Che tipo di discussione avete avuto su queste cose, perché sono una buona idea e perché non ne state ancora implementando qualcuna?
La mia seconda domanda è questa: tornando a qualcosa che lei ha detto il mese scorso sui fondamentali della zona euro, che sono probabilmente i più forti del mondo. Se è così, perché avete una previsione di crescita economica così debole  solo 1,5% nel 2015? Non dovrebbe un’economia con buoni fondamentali rispondere agli stimoli della BCE / della politica fiscale?

Draghi – Sulla prima domanda, devo davvero ripetere quanto ho detto prima: nessuno specifico strumento è stato individuato nella nostra discussione e il livello di preparazione è piuttosto elevato su tutti. Quindi non abbiamo bisogno di alcuna ulteriore analisi, ma la questione chiave è se qualsiasi ulteriore utilizzo di questi strumenti sia giustificato o meno dalla attuale valutazione di medio termine e dalle prospettive a medio termine per l’inflazione. Penso che sia la domanda chiave. Come ho detto dopo la nostra decisione a novembre, abbiamo visto che i mercati hanno risposto. L’impatto della nostra forward guidance è stato molto forte. Questo ha funzionato e le aspettative di inflazione sono saldamente ancorate. Tuttavia, detto questo, sicuramente seguiremo tutti gli sviluppi da vicino e lasciatemi dire che siamo pienamente consapevoli dei rischi al ribasso che un prolungato periodo di bassa inflazione implica.
Il secondo punto è che i fondamentali dell’area euro sono forti perché i grandi errori politici degli anni precedenti sono in via di correzione. L’area euro può permettersi di fare le riforme strutturali di cui ha bisogno. In questo senso i fondamentali sono forti. Per generare la crescita è necessario stimolo, ma è anche necessario correggere gli squilibri strutturali. I governi della zona euro devono intraprendere le riforme strutturali che devono fare. Come ho appena detto nella dichiarazione introduttiva, non c’è dubbio che la bassa crescita è il risultato di economie che hanno bisogno di riforme strutturali, sia nel mercato dei prodotti che in quello del lavoro, ma anche in molti altri settori, come l’istruzione e il sistema giudiziario. Quindi dipende: ogni paese ha il suo elenco specifico di lavoro da fare. Ma abbiamo capito, tra l’altro, che non c’è da attendersi né crescita né equità dalla creazione senza fine di debito. Quindi, quando usiamo la parola stimolo, dobbiamo starci molto attenti. La realtà è che le economie devono essere preparate, strutturalmente preparate, affiché lo stimolo produca effettivamente il suo effetto in modo sostenibile.

5Lei ha detto prima che avete discusso brevemente il tasso negativo sui depositi. Ho sentito alcune voci qui dire che se andaste in territorio negativo, allora, in parallelo con un taglio dei tassi, entrambi i tassi principali sarebbero abbassati in contemporanea con questo ingresso in territorio negativo. Quindi, la mia domanda è: la decisione di oggi su questo punto comprende entrambe le decisioni allo stesso tempo? C’è stata una discussione su un taglio dei tassi?
La seconda domanda è sui tassi di cambio. Nel febbraio 2013 i tassi di cambio sono stati menzionati nella dichiarazione introduttiva come un fattore di rischio al ribasso per la crescita. Da allora questo non è più successo. Dobbiamo ritenere che i tassi di cambio non sono più un vero rischio, anche se all’epoca, in febbraio, il tasso di cambio USD/EUR era 1,35, circa lo stesso di oggi? L’area euro deve accettare questo alto tasso di cambio? Non rappresenta davvero un rischio?

Draghi – La mia risposta alla sua prima domanda è no, nel senso che abbiamo avuto una breve discussione senza approfondire molto e non ha toccato alcun aspetto tecnico di questa possibile misura.
Sul secondo punto, il fatto che quella frase non sia nella dichiarazione introduttiva non significa nulla. Il tasso di cambio è, come ho detto, importante per la stabilità dei prezzi e per la crescita. E i livelli sono circa gli stessi di quando la dichiarazione è stata inclusa. Quindi, stiamo tenendo d’occhio il tasso di cambio, ma dovete sempre tenere a mente che non è un obiettivo di politica monetaria. E’ parte del set di informazioni che ci porta a prendere le decisioni di politica monetaria, il cui obiettivo è la stabilità dei prezzi nel medio termine.

6In Portogallo siamo a sei mesi dalla fine del programma di aggiustamento. In quali condizioni vedete il Portogallo uscire dal programma? E pensate che una decisione negativa da parte della Corte costituzionale potrebbe mettere in dubbio questa uscita?

Draghi – Direi che i progressi in Portogallo sono stati molto significativi. Il governo, l’economia e la popolazione hanno compiuto straordinari progressi nell’affrontare le carenze che erano presenti all’inizio della crisi, e le prospettive per un ritorno al finanziamento sul mercato sono chiaramente migliorate. E’ anche evidente che una forte determinazione nell’attuare il programma di condizionalità è assolutamente essenziale e deve essere mantenuta. Questo è tutto quello che posso dire in questo momento. Bisogna tenere presente che le debolezze strutturali iniziali dell’economia portoghese erano molto gravi. Questo implica un programma di adeguamento molto più complesso, lungo il quale il governo portoghese ha compiuto notevoli progressi. Vorrei anche chiedere a Vítor Constancio se ha qualcosa da dire sul Portogallo.

Constancio – Ha già detto tutto per quanto riguarda il progresso nell’aggiustamento, che è evidente, in particolare per quanto riguarda i conti con l’estero, che sono passati da un grande deficit all’equilibrio e anche a un piccolo avanzo, secondo quanto si prevede ora. È stato, ovviamente, un aggiustamento molto penoso, ma è stato fatto. C’è stato anche un miglioramento nella posizione fiscale del paese in termini di riduzione del deficit e in termini di indicatori di competitività. Tutte queste componenti dell’aggiustamento sono state raggiunte e ora tutte le istituzioni internazionali prevedono una certa crescita per il prossimo anno, che è il risultato di ciò che è stato raggiunto.

7Lei ha detto che la decisione di novembre, tra cui la riduzione dei tassi, si è rivelata pienamente giustificata. È questa una valutazione che è stata condivisa da tutti i membri del Consiglio direttivo di oggi? Come sappiamo ci sono state delle divergenze di vedute il mese scorso.
E la mia seconda domanda è: lei ha detto che la questione chiave per ulteriori azioni è se siano giustificate o meno. Dal momento che il tasso negativo sui depositi come pure il quantitative easing sono visti come strumenti molto estremi, direbbe che questi strumenti si giustificano solo se ci fosse una seria minaccia di deflazione per l’area euro nel suo insieme, o possono essere una opzione anche solo per sostenere l’economia se la crescita è troppo bassa e l’inflazione è bassa?

Draghi – Sulla prima questione: una volta che abbiamo votato su una decisione, non andiamo a votare un’altra volta per decidere, tre settimane più tardi, se tale decisione fosse giustificata o meno. Quindi, votiamo solo una volta in sostanza. In realtà votiamo raramente. A volte lo facciamo – come l’ultima volta. Ma, devo dire – e lo dovreste sapere perché è stata una dichiarazione pubblica – che il disaccordo era se tagliare i tassi di interesse allora o più tardi. Non era sulla sostanza, tanto che alcuni di coloro che erano in disaccordo all’epoca, hanno poi dichiarato che era una decisione pienamente giustificata. Andando oltre le opinioni e i pareri dei membri del Consiglio direttivo, quando dico che era pienamente giustificata guardo ai fatti: alla reazione dei mercati, ai tassi, a un elenco di cose che ho brevemente citato prima – emissione di obbligazioni bancarie, rendimenti, riposizionamento delle curve a dove erano in maggio, e così via.
La sua seconda domanda – quale strumento useremmo in rapporto a quale contingenza – è in realtà una domanda a cui è molto difficile rispondere, e non abbiamo molto riflettuto su questo. Sappiamo di avere una potente artiglieria di strumenti diversi ancora disponibili. Riteniamo che la nostra decisione nel corso dell’ultima riunione del Consiglio direttivo – la decisione di politica monetaria – sia stata, come ho detto, giusta. Gli eventi successivi hanno dimostrato che era giustificata, che la nostra forward guidance ha avuto sostanzialmente successo in un contesto di aspettative di inflazione che rimangono pienamente ancorate, in un contesto di dati sull’inflazione in cui le componenti non-alimentari ed energetiche salgono leggermente di più, e in un contesto in cui dobbiamo riconoscere che le nostre decisioni di politica monetaria richiedono tempo per produrre i loro effetti all’esterno. Quindi, questo è il punto della situazione ed è troppo presto per speculare sulle future linee di azione.

8Come forse sapete, la lettera che il suo predecessore, Mr Trichet, ha inviato al governo spagnolo nei primi giorni di agosto del 2011 è stata da poco pubblicata come parte delle memorie dell’ex Primo Ministro Zapatero. Qual è il suo parere in merito alla pubblicazione di un documento riservato in un libro con finalità commerciali e, inoltre, ci potrebbe ricordare perché questo documento, in cui un’istituzione dell’Unione europea dà consigli sulla politica fiscale ed economica, doveva rimanere segreto?
E se posso, un veloce follow-up sui suoi commenti sull’LTRO. In caso se ne facesse un altro, come pensa di controllare l’uso che le banche fanno dei soldi? Non potete contrassegnare le banconote …

Draghi – Permettetemi di rispondere anzitutto alla seconda domanda. Ha assolutamente ragione. Ci sono due dimensioni in decisioni come questa. La prima è “quando” è necessario. Non ho detto che ce ne sia bisogno domani. Era un discorso in astratto, a prescindere dal “quando”. La seconda dimensione è la sua praticabilità, la sua capacità di raggiungere effettivamente gli obiettivi per cui è stato progettato. Ora: del lavoro è stato fatto su questo fronte. Ma questo è esattamente uno dei motivi per cui … , e ricordo di averne discusso con voi un anno fa o un anno e mezzo fa, quando veniva posta la stessa domanda: “Perché non l’avete collegato al credito effettivo?”. E il motivo è che, come abbiamo visto nel Regno Unito, è già complesso nel contesto di un solo paese. In un contesto di 17 o 18 paesi sarebbe ancora più complicato. Come ho detto, anche su questo aspetto del lavoro è stato fatto. Ma non dobbiamo ignorare le complicazioni pratiche che derivano, in generale, da misure come queste. Come quando la gente dice: “Ah, la BCE dovrebbe comprare asset”. Io dico: “Quali asset?”. Ma non voglio iniziare una discussione su questo … Questa è un’altra cosa. Può piacere in teoria. In pratica, bisogna chiedersi che cosa vuoi dire. Ma, come ho detto, un sacco di lavoro, riflessioni, analisi sono stati scritti su questo punto. Così, quando arriverà il momento saremo pronti. Se mai verrà il momento.
Sulla lettera, francamente, preferirei non commentare. Si tratta di questioni molto specifiche di un determinato paese e non voglio commentare.

9È atteso un parere della BCE sui recenti cambiamenti annunciati in Italia sulla struttura azionaria della Banca d’Italia. Potrebbe dirci se questo parere è disponibile, quando sarà pubblicato e qual è?
Lei ha anche menzionato numerose opzioni. Diverse erano state già menzionate, come i tassi di deposito negativi e una qualche forma di acquisto di asset. State anche pensando di fermare, o almeno di ridurre, la sterilizzazione che fate degli acquisti SMP?

Draghi – Sulla prima questione, il parere della BCE, come da prassi attuale, è stato distribuito a tutte le banche centrali nazionali, secondo una procedura scritta e le banche centrali nazionali dovranno spedire le loro osservazioni. Non so quale sia lo stato di questa procedura scritta. Il parere non è ancora stato adottato. Questa è la situazione attuale.
Sulla sterilizzazione dell’SMP: abbiamo marginalmente toccato anche questo argomento oggi. Ne abbiamo discusso e ci sono due problemi. Uno è la creazione di liquidità che accompagnerebbe una tale misura. L’altra è la consapevolezza che questa creazione di liquidità – o comunque assorbimento di liquidità – si svolge in un contesto di tasso fisso con aggiudicazione piena. Le due cose tendono a compensarsi a vicenda. Ci stiamo riflettendo.

10Mr Draghi, sia nella dichiarazione introduttiva che nei commenti oggi lei ha dato molto peso al fatto che le aspettative di inflazione a medio-lungo termine rimangono ancorate attorno all’obiettivo. Ma in Giappone quelle aspettative si sono spostate un po’ in ritardo: le aspettative in realtà non ci dissero nulla finché non fu troppo tardi perché la banca centrale potesse fare qualcosa. Dato questo fatto, è il caso di caricare di tanto significato queste aspettative di inflazione a giustificazione del non fare di più adesso?
E solo una seconda domanda, se posso: lei ha ricordato in queste ultime settimane che un’inflazione inferiore all’obiettivo nella periferia può essere opportuna trattandosi di un corollario del miglioramento della competitività, ma allo stesso tempo ha detto che l’inflazione nella zona euro complessiva deve essere ancorata all’obiettivo. Come puo dire che un’inflazione che è di un terzo al di sotto dell’obiettivo nell’orizzonte temporale rilevante per la politica monetaria è in realtà un ancoraggio adeguato?

Draghi – Sulla prima domanda: credo che la situazione nella zona euro sia molto diversa da quella del Giappone negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Permettetemi di elencarvi alcune ragioni. La prima ragione è ciò di cui abbiamo appena discusso: noi abbiamo adottato – se si guarda a quello che abbiamo fatto nell’ultimo anno, anno e mezzo – misure di politica monetaria decisive di grande importanza in una fase molto precoce, anche quando, di fatto, l’inflazione non era ai livelli a cui è oggi. Era di molto più alta e più vicina al 2%. Mentre questo non è accaduto in Giappone. La seconda ragione … – per inciso: questo è un confronto interessante che potete immaginare osserviamo con grande attenzione – c’è una seconda ragione per cui questo confronto non regge. Noi siamo in procinto di fare l’Asset Quality Review. Voi sapete che la situazione in Giappone è durata molto più a lungo di quanto avrebbe dovuto, perché i bilanci del sistema bancario e del settore privato erano gravati di debiti, e dovevano essere ripuliti dei debiti e l’azione per indurre questo deleveraging è mancata per molti anni. Noi ci attendiamo dalla Review che produca questo deleveraging. E di fatto questo processo è già iniziato, ed è effettivamente in corso in questo momento. La gran parte, o meglio una parte, sta in realtà avvenendo prima ancora che la Review sia in corso di attuazione. Questa è la seconda ragione. La terza ragione è che la situazione dei bilanci del settore privato nella zona euro non è affatto paragonabile con quella del Giappone in quel periodo. La quarta ragione è che i paesi dell’area euro hanno compiuto progressi significativi nell’affrontare le loro debolezze strutturali. In alcuni paesi il progresso delle riforme strutturali è stato più lento, in altri paesi più veloce, ma si vede che la situazione oggi è completamente diversa da quella di due anni fa. E questa è la quarta differenza tra il Giappone degli anni ’90 e 2000 e noi oggi. Ma c’è una quinta ragione: è un dato di fatto, se guardate le aspettative di inflazione nell’area euro e i tassi di inflazione corrispondenti vedrete che in Giappone le aspettative di inflazione erano dis-ancorate in modo significativo, e per un lungo periodo di tempo, e non è qualcosa che stiamo vedendo qui.
Per quanto riguarda la sua domanda sull’inflazione: certamente, ed è per questo che abbiamo agito. E abbiamo agito perché pensiamo che l’outlook, la prospettiva di medio termine per l’inflazione, è sottotono e rimane sottotono per un lungo periodo di tempo e, di conseguenza, rende l’aggiustamento, l’adeguamento dei prezzi relativi tra paesi, più difficile. Non c’è assolutamente alcun dubbio che è molto più facile aggiustare con una inflazione del 2% che con una inflazione dello 0% a causa della rigidità verso il basso dei prezzi nominali e dei salari. Ed è per questo che abbiamo agito ed è per questo che – come ho detto prima – siamo molto consapevoli del rischio di ribasso che un tasso troppo basso di inflazione per un periodo prolungato di tempo può avere ed è per questo che siamo pronti ad agire.

11Tra la vasta gamma di strumenti che la BCE ha – l’artiglieria a cui lei ha fatto riferimento – mi pare di capire che c’è, anche solo come parte di una discussione, la possibilità di procedere a una sorta di quantitative easing. Quindi la mia domanda è, e non voglio chiederle di entrare nei dettagli perché so che non è possibile trattandosi solo di una discussione, ma nel caso in cui questo accadesse, si tratterebbe di acquisti di asset concentrati solo sui titoli bancari, dato che la BCE ha già in atto un programma di acquisti di titoli di Stato, che è l’OMT?

Draghi – Mi spiace ma devo ripetere quello che ho detto prima. Non abbiamo individuato alcuno strumento specifico nella discussione odierna. Come ho detto, il messaggio è che abbiamo gli strumenti, ci sono, c’è una varietà considerevole di strumenti e noi siamo pronti e in grado di agire, all’interno della nostra forward guidance.

12Ho una domanda riguardante l’asset quality review fatta con il preciso scopo di ripristinare la fiducia nei bilanci delle banche. Torno al punto già brevemente toccato da un precedente intervento. La mossa in Italia per rivalutare le azioni della Banca d’Italia e, in secondo luogo, in Spagna la recente decisione del Ministero delle Finanze di consentire la conversione delle imposte anticipate in capitale sostenuto da una garanzia statale nel caso in cui le banche abbiano abbastanza poche perdite da materializzare effettivamente gli attivi per le imposte anticipate. Pensa che queste due mosse – che non sono in relazione e sono due casi diversi, ognuno dei quali deve essere considerato di per sé – facciano parte di un certo modello di contabilità creativa in prospettiva della valutazione dei bilanci? E’ d’accordo con questo o è completamente in disaccordo?

Draghi – Discuteremo di queste misure specifiche quando ci troveremo effettivamente a esaminarle. Prima di tutto, probabilmente entrambe non sono ancora effettive, quindi non sono leggi. Quella italiana certamente non è legge, non so quella spagnola. Quindi, ne parleremo e valuteremo il loro impatto quando entreranno in essere, ma vorrei fare un’osservazione più generale sull’Asset quality review. L’Asset quality review è utile se è credibile e credibile significa che farà luce sui bilanci delle banche in modo che il settore privato troverà conveniente e redditizio investire denaro o prestare denaro al settore bancario della zona euro. E banche troveranno accettabile prestare e prendere a prestito le une dalle altre. Questo è il vero test di credibilità. E’ chiaro che più giriamo intorno con i trucchetti, meno il risultato del test sarà credibile. Quindi, qualunque cosa accada, tutti questi sviluppi saranno giudicati secondo i propri meriti e la loro sostanza. Dovremo vedere di cosa si tratta, ma la linea generale è che la BCE e tutte le altre parti che stanno lavorando a questo esercizio vogliono raggiungere un esercizio del tutto trasparente. Questo è anche il motivo per cui – e qualcun altro ha chiesto su questo prima – la comunicazione con il settore privato su questo processo sarà continua.

13La Commissione europea ha inflitto sanzioni a diverse banche ieri. Mi chiedo quanto siete preoccupati dallo scandalo benchmark rate-rigging per la stabilità finanziaria e la trasmissione della politica monetaria.

Draghi – Beh, questa è una materia su cui spetta alla Commissione rispondere, non è un problema per noi. Le ammende, la frode, l’aspetto criminale di questa faccenda sono una competenza della Commissione. Se guardiamo da un’altra angolazione, vale a dire che cosa tutto questo comporta per il tasso di riferimento, direi ancora una volta che sta alla Commissione elaborare un tasso di riferimento che si ponga contro tutti questi sviluppi negativi ed esca più forte rispetto a queste cose. E la BCE sta collaborando con la Commissione. Quindi non siamo nel posto di guida. Stiamo certamente lavorando con loro perché il tasso di riferimento è un concetto importante per una banca centrale.

14Mr Draghi, forse ha visto oggi che la crescita del PIL degli Stati Uniti è stata più veloce del previsto e questo fatto è destinato ad aumentare la speculazione che il tapering arriverà prima di quanto ci si aspettava. Mi chiedo quali conseguenze si potrebbero verificare nell’area euro se, di fatto, la Fed iniziasse il tapering prima di quanto la gente si aspettava e se siete preoccupati per questo.

Draghi – In genere non commentiamo le azioni di politica monetaria di altre banche centrali. Ma in termini di conseguenze, posso dire che quello che i fatti dimostrano è che ci sono state ricadute limitate in giugno, luglio – maggio – quando tutto ad un tratto sembrava che il tapering potesse avvenire prima piuttosto che più tardi. Ma non ci sono state ampie ripercussioni sui mercati obbligazionari e più in generale sui mercati finanziari dell’area euro, mentre le conseguenze per i paesi emergenti sono state in realtà molto più visibili e significative. Il secondo punto è che proprio quell’episodio potrebbe aver prodotto un riprezzamento precoce degli asset, il che potrebbe di fatto proteggere ulteriormente l’area euro da conseguenze indesiderate.

15Tornando alla riunione di oggi. Non mi è chiaro se qualcuno in tale riunione ha chiesto un taglio o un aumento di uno dei tre tassi ufficiali. Mi chiedo se può rispondere su questo punto.
E, in secondo luogo, andando avanti, in caso di necessità diun ulteriore allentamento sui vostri tassi principali, state pensando a piccoli passi? Perché, ovviamente, se fate un taglio di un quarto di punto rispetto al benchmark attuale siete a zero. Prenderete in considerazione quindi tagli più piccoli, nei tassi principali o nel tasso sui depositi?

Draghi – Beh, ho già risposto alla prima domanda, nel senso che non vi è praticamente stata alcuna proposta di tagliare i tassi per i motivi che ho spiegato, che la nostra decisione il mese scorso è stata giustificata dai fatti e aveva prodotto esattamente i risultati desiderati. E considerate tutte le ragioni che vi ho dato sul contesto inflazionistico e il tempo necessario perché le nostre decisioni di politica monetaria producano i loro effetti finali, non aveva alcun senso una discussione su un’altra azione oggi.
Sull’altra domanda direi che devo rispondere nello stesso modo in cui ho risposto più volte. Abbiamo un completo array di strumenti, e preferisco usare la parola “array” invece di “artiglieria”, perché è un linguaggio militarista – quell’array di strumenti, o “panoplia” andrebbe bene? – ma non ne abbiamo identificato alcuno in particolare oggi.

16Vorrei chiedere a proposito dell’SSM (il meccanismo unico di supervisione delle banche). Capisco che Danièle Nouy ha ricevuto l’approvazione (come Presidente del Supervisory Board interno alla BCE – NdT) da parte della Commissione per i problemi economici e monetari, oggi. Il che lascia scoperta la carica di Vice-presidente, per la quale ho capito che l’Executive Board interenderebbe nominare uno dei suoi membri. Può forse commentare su questi sviluppi e se più di un membro ha espresso interesse per questo ruolo?

Draghi – Posso certamente commentare. Ci stiamo riflettendo. Vogliamo anche parlare con Danièle Nouy e capire quali sono le sue opinioni. Certo, la nostra convinzione è che quanto prima il Supervisory Board è nominato, meglio è. Per inciso, abbiamo già il beneficio dell’esperienza delle autorità nazionali di vigilanza, perché c’è quello che viene chiamato Gruppo di alto livello delle autorità di vigilanza (high-level group of supervisors). Presiedo questi incontri e sono davvero molto efficaci nel far progredire l’SSM e nel lavorare sull’AQR. Quindi ci sono due rami di azione: una è la preparazione per l’SSM e l’altra è la preparazione per l’AQR e le prove di stress. Le autorità nazionali sono presenti in tale gruppo e vorrei cogliere l’occasione per ringraziare sia loro che il personale della BCE: entrambi sono stati meravigliosi in termini di quantità di lavoro fatto finora. Non è un lavoro trascurabile fare un’AQR per oltre 130 banche in 17 o 18 paesi o creare ex novo un organismo, un istituto che deve supervisionare tutte le banche di questi 17 o 18 paesi, in stretta cooperazione con le esperienze nazionali.

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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