Draghi: intervista a Der Spiegel

Intervista a Der Spiegel
Intervista a Mario Draghi , Presidente della BCE ,
30 Dicembre 2013

Versione inglese

SPIEGEL: Mr Draghi, conosce Andrea Nahles ?

Draghi: La conosco di nome, ma non personalmente.

SPIEGEL: La signora Nahles è il nuovo ministro tedesco del Lavoro e capo di Jörg Asmussen, il suo ex collega nel consiglio esecutivo della BCE. Che Asmussen abbia lasciato questo prestigioso incarico ha provocato grande sorpresa in Germania. Ha cercato di trattenerlo?

Draghi: Jörg e io abbiamo avuto un ottimo rapporto personale e professionale. Considero una grande perdita per noi che stia tornando al governo. Ovviamente non siamo sempre stati d’accordo.

SPIEGEL: Asmussen è il terzo membro tedesco della banca centrale a rinunciare al suo incarico prematuramente, dopo il capo della Bundesbank Axel Weber e l’ex membro del Comitato esecutivo della BCE Jürgen Stark. Perché i tedeschi non stanno bene alla BCE?

Draghi: Non si possono confrontare questi casi. Jörg ha messo in chiaro che sono solo motivi familiari quelli che lo hanno spinto a tornare a Berlino. Non ho motivo di dubitarne.

SPIEGEL: In ogni caso, Weber e Stark si sono dimessi a causa della vostra politica monetaria, che ha portato alla sua famosa frase di Londra, un anno e mezzo fa, sul fare “tutto il necessario” per salvare l’euro. Il che significa, in caso di emergenza, comprare i titoli di stato dei paesi in crisi e assumere rischi per miliardi di euro per i quali, alla fine, sarebbero responsabili soprattutto i contribuenti tedeschi. Riesce a capire che molti cittadini tedeschi si oppongono a questo?

Draghi: Weber e Stark si sono dimessi prima del mio arrivo alla BCE. Ma la verità è che le condizioni nell’area euro sono notevolmente migliorate da allora. Consideri gli ultimi sviluppi: paesi in crisi come l’Irlanda e il Portogallo stanno uscendo dal programma di salvataggio, i premi al rischio per i prestiti ai paesi in crisi dell’Europa meridionale sono in discesa, e gli investitori di tutto il mondo stanno tornando di nuovo a investire in Europa. In altre parole, la maggior parte dei dati economico-finanziari sta girando nella direzione giusta.

SPIEGEL: Sta dicendo che la crisi dell’euro è finita?

Draghi: No, ma le paure di alcuni settori dell’opinione pubblica in Germania non sono state confermate. Di cosa non siamo stati accusati? Quando due anni fa abbiamo offerto alle banche europee liquidità aggiuntiva si è detto che ci sarebbe stato un alto tasso di inflazione. Non è successo niente del genere. Quando ho fatto quel discorso a Londra, si è parlato di violazione del mandato della banca centrale. Mentre avevamo chiarito fin dall’inizio che ci stavamo muovendo all’interno del nostro mandato. Ogni volta si è detto, per carità, questo italiano sta rovinando la Germania. C’era questa perverse Angst (angoscia irrazionale) che le cose sarebbero andate male, ma è accaduto l’opposto: l’inflazione è bassa e l’incertezza è diminuita.

SPIEGEL: La crisi economica in Europa sta ancora minacciando di far saltare l’euro. La crescita è bassa, così la disoccupazione in Europa meridionale sta raggiungendo livelli record.

Draghi: La crisi non è stata superata, ma ci sono molti segnali incoraggianti. L’economia si sta riprendendo in molti paesi, gli squilibri nel commercio europeo sono in calo e i deficit di bilancio nell’unione monetaria sono in calo. Che è più di quanto ci si aspettava un anno fa.

SPIEGEL: Ma il livello del debito in molti paesi della zona euro continua ad aumentare, e c’è meno disponibilità alle riforme. La Grecia, per esempio, mancherà di nuovo i suoi obiettivi. Ha bisogno di un altro piano di salvataggio?

Draghi: In Grecia un bel po’ di cose sono cambiate in meglio, ma il paese deve fare di più, non c’è dubbio su questo.

SPIEGEL: In realtà la situazione è disastrosa. Se lo Stato ha di nuovo bisogno di ricevere prestiti di emergenza, la Grecia continuerà sicuramente a vivere sulle spalle del resto della zona euro. Come potrà mai tornare a reggersi in piedi da sè?

Draghi: Alcuni paesi hanno bisogno di un programma che dura per tre anni, altri ne richiedono uno un po’ più lungo. In Grecia la situazione è stata particolarmente difficile fin dall’inizio, quindi ora dobbiamo essere particolarmente pazienti con il paese. Questa non è una sorpresa.

SPIEGEL: Il processo di riforma sta rallentando anche in altri paesi. La Francia, ad esempio, sta di nuovo facendo debiti, e le riforme previste del mercato del lavoro o del sistema fiscale non stanno andando avanti. Quanto preoccupato è degli sviluppi nel secondo più grande paese della zona euro?

Draghi: La Francia si trova ad affrontare gli stessi problemi degli altri paesi che hanno bisogno di tenere i loro bilanci in ordine e fare le riforme strutturali. Molti stati per prima cosa hanno aumentato le tasse e tagliato gli investimenti. Questa è la via più facile, ma entrambi gli approcci indeboliscono la crescita. Una strada più promettente è far scendere la spesa pubblica corrente e introdurre riforme strutturali nel mercato del lavoro.

SPIEGEL: L’unico problema è che la Francia non lo sta facendo. Non si è stancato di sollecitare ripetutamente il paese a riformarsi, senza che poi succeda nulla?

Draghi: In latino si dice: “Repetita iuvant – ripetere è utile”. Meno riforme sono fatte in un paese, più spesso ripeto i miei messaggi. E funziona.

SPIEGEL: Abbiamo la sensazione che il numero di governi che non può più sentire il suo ritornello è in crescita. La nuova coalizione in Germania, per esempio, vuole annullare le riforme delle pensioni fatte dal governo di coalizione rosso-verde anni fa e introdurre un salario minimo universale di 8,50 €. Sono queste le politiche che aiutano l’euro?

Draghi: E’ troppo presto per valutare le politiche del nuovo governo tedesco. Posso solo dire che la crisi ha dimostrato che l’unione monetaria è incompleta e che i punti deboli devono essere sanati. La Germania aiuta l’euro nel modo migliore rafforzando ulteriormente la propria competitività e promuovendo la crescita. Qualunque cosa aiuta questo processo va bene, tutto il resto è sbagliato.

SPIEGEL: Molti economisti sostengono una teoria completamente diversa. Considerano la competitività della Germania il vero problema della zona euro e chiedono limiti statali alle esportazioni. Cosa ne pensa?

Draghi: Non molto. E’ una visione meccanicistica dell’attività economica, e c’è poco che io possa farci. Non renderemo più forti i deboli rendendo debole il più forte, come un saggio uomo disse una volta. Questo vale anche per l’economia. Se la Germania fosse meno competitiva, perderebbe l’area euro nel suo complesso, perché poi si produrrebbe di meno.

SPIEGEL: In Germania la politica della BCE è impopolare perché ora avete spinto i tassi di interesse per gli investimenti così tanto in basso che spesso non compensano più l’inflazione. In altre parole, solo gli sciocchi risparmiano.

Draghi: Non è colpa della BCE. Il legame tra i tassi di interesse a breve termine fissati dalla BCE e i tassi di interesse a lungo termine pagati sugli investimenti, rilevanti per i risparmiatori in Germania, non è molto stretto.

SPIEGEL: Davvero? E’ un obiettivo dichiarato della vostra politica monetaria abbassare indirettamente i tassi di interesse a lungo termine.

Draghi: No, soprattutto negli ultimi anni, noi non siamo stati in grado di controllare i tassi di interesse a lungo termine – perché gli investimenti sono stati sconvolti dalla crisi dell’euro. E’ il motivo per cui tutti hanno portato i soldi in Germania per comprare titoli di Stato tedeschi sicuri. Il motivo per cui i tassi di interesse in Germania sono scesi. Noi prendiamo molto sul serio le preoccupazioni dei risparmiatori. Ma come possiamo rispondere? Gestiamo la politica monetaria per l’intera area euro, non per un singolo paese. Se siamo in grado di dissolvere l’incertezza, molti investitori torneranno di nuovo a portare il loro denaro fuori dalla Germania verso i loro paesi d’origine e i tassi di interesse tedeschi saliranno di nuovo.

SPIEGEL: La gente può vedere nei rapporti delle compagnie di assicurazione sulla vita che sta ottenendo premi di anno in anno sempre più piccoli a causa dei tassi di interesse. La verità è che i risparmiatori stanno pagando il prezzo del salvataggio dell’euro.

Draghi: Sono certo che le compagnie di assicurazione non si riferiscono ai nostri tassi chiave quando inviano i loro rapporti. Noi possiamo controllare solo quei tassi. I tassi di interesse a lungo termine sono determinati in gran parte dai mercati finanziari globali. Se la Fed decide di acquistare buoni del Tesoro degli Stati Uniti per 1 trilione di dollari l’anno, questo poi provoca effetti sui tassi di interesse in tutto il mondo.

SPIEGEL: La Fed ha ora annunciato che ridurrà gli acquisti di titoli di Stato. Che cosa significa per la zona euro e per l’euro?

Draghi: Finora si è dimostrato che l’annuncio del FOMC non ha colpito i mercati dell’area euro. La loro resilienza è maggiore di un anno fa.

SPIEGEL: Il che non aiuta tanto i risparmiatori. Attualmente su un conto di risparmio in Germania si riceve circa lo 0,8% di interesse annuo, mentre il tasso di inflazione è 1,3%. Pensa che sia uno sviluppo normale e sano?

Draghi: Normale e sano non lo è. Il tasso di interesse reale dovrebbe essere positivo in condizioni normali. Oggi, in alcuni paesi è negativo, in altri è positivo e anche troppo alto. Siamo molto consapevoli dei rischi che tale frammentazione comporta.

SPIEGEL: Quali rischi intende?

Draghi: In primo luogo, la stabilità del sistema finanziario è a rischio se i tassi di interesse sono troppo bassi per troppo tempo. Fino ad ora, però, abbiamo visto solo aumenti significativi dei prezzi in alcuni mercati specifici e limitati, per esempio, in alcuni mercati immobiliari in Europa. Il secondo rischio grave è che l’inflazione, che è già nettamente al di sotto del target del 2%, possa scendere ulteriormente. Tuttavia non stiamo vedendo deflazione, cioè una caduta generale dei prezzi. Ma dobbiamo stare molto attenti a non finire permanentemente sotto l’1% di inflazione e quindi in zona di pericolo.

SPIEGEL : Come intende reagire – i tassi di interesse dovrebbero scendere ancora?

Draghi: Al momento non vediamo necessità di un intervento immediato. Non abbiamo le condizioni giapponesi. Lì, l’aspettativa di calo dei prezzi era diventata cronica. Nell’area dell’euro, gli operatori di mercato sono convinti che l’inflazione salirà di nuovo vicino ma sotto al 2%. Inoltre, il Giappone per un lungo periodo non ha risposto in modo deciso in termini di politica monetaria come ha fatto la BCE. E, infine, le banche e le aziende in Giappone erano in una condizione peggiore di quella dell’area euro oggi.

SPIEGEL: La condizione delle banche europee è già abbastanza grave. Quindi adesso sta per partire l’unione bancaria per creare condizioni di parità per tutte le banche della zona euro. Quanto è importante il progetto per l’unione monetaria?

Draghi: Estremamente importante. Il sistema finanziario europeo è ancora frammentato. Anche se il divario dei costi di finanziamento per le banche della zona euro non è più così ampio come due anni fa. Ma nei prestiti le differenze sono ancora molto grandi, e in alcuni paesi il flusso del credito è interrotto. L’unione bancaria può contribuire a ripristinare la fiducia nei prestiti transfrontalieri. L’obiettivo più importante dell’Asset Quality Review è la trasparenza. Vogliamo far luce su ciò che è nascosto nei bilanci delle banche.

SPIEGEL: L’UE ha appena concordato su una procedura per gestire le banche non viable (non in grado di sopravvivere). Il nuovo meccanismo di risoluzione la soddisfa?

Draghi: Voglio che questo meccanismo funzioni davvero. Noi, in quanto organo di supervisione, decidiamo solo se una banca è viable o meno. Poi l’autorità di risoluzione deve decidere cosa fare con la banca: chiuderla, dividerla o venderla. Il problema è che, dopo che noi abbiamo detto che la banca non è viable, i passi successivi devono avvenire in modo estremamente rapido. Ed è certo che l’autorità di risoluzione non funzionerebbe se centinaia di persone in giro per tutta Europa dovessero mettersi a discutere il da farsi.

SPIEGEL: Ma è certo con la decisione presa oggi?

Draghi: Se è necessaria un’azione urgente avremo una procedura accelerata (fast-track procedure) che dà al Consiglio e alla Commissione 24 ore per decidere sulle proposte del Board del meccanismo di risoluzione. Se non decidono la banca finisce in liquidazione, quindi ci sarà sufficiente pressione per trovare una soluzione.

SPIEGEL: In che condizioni sono le banche europee?

Draghi: Per scoprirlo esamineremo attentamente i bilanci delle banche nel prossimo anno. Nessun giudizio conclusivo può essere raggiunto prima di quel passaggio. Ma il sistema bancario è ora in una posizione molto migliore di quattro anni fa. Da allora, circa 0,5 miliardi di euro di capitale fresco sono fluiti nelle banche dell’area euro e molte istituzioni hanno cambiato i loro modelli di business. E’ anche certo che quasi tutte le banche hanno operato molto più proficuamente e con costi inferiori.

SPIEGEL: Lei dipinge un quadro molto positivo della zona euro, ma parecchi politici tedeschi rimangono molto critici sulla politica della BCE. Quanto a lungo può andare avanti il conflitto tra lei e il presidente della Bundesbank Jens Weidmann?

Draghi: Parlerei piuttosto di convergenza che di conflitto. Le nostre posizioni si sono chiaramente avvicinate e la cooperazione è migliorata. Prendere la recente riduzione dei tassi di interesse, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann inizialmente aveva qualche riserva, ma poi ha detto che questo passo era giustificato. Ho detto spesso che ho grande rispetto per la Bundesbank come istituzione e per ciò che significa per i tedeschi.

SPIEGEL: Il che suona un po’ come l’armonia di Natale. Alcuni economisti tedeschi parlano di “Club Med” per riferirsi alla maggioranza degli europei meridionali in seno al Consiglio direttivo e accusano lei di copiare la politica inflazionistica della Banca d’Italia degli anni ’70.

Draghi: Sono solo pochi quelli che stanno insinuando che aiuto l’Italia perché sono italiano. La cosa non mi tocca. Ho dimostrato abbastanza spesso di attenermi strettamente al mandato della banca centrale e di condurre la politica monetaria per l’intera area euro. Questo vale anche per i miei colleghi del Consiglio direttivo: nessuno pensa per categorie nazionalistiche, cosa che vale piuttosto per coloro che esprimono queste critiche ingiustificate.

SPIEGEL: Ma la politica della BCE è vista con molto scetticismo non solo dalla Bundesbank, ma anche dalla Corte costituzionale federale tedesca. Probabilmente all’inizio dell’anno la Corte deciderà se il programma di acquisto di bond della BCE (OMT) è conforme alla Legge fondamentale (tedesca). E’ preoccupato per il verdetto?

Draghi: Non ha senso ragionare su una sentenza di tribunale prima che sia emessa. Ma noi siamo certi che, con tutte le nostre decisioni di politica monetaria stiamo operando all’interno del nostro mandato.

SPIEGEL: Molti si aspettano che i giudici imporranno un limite sugli acquisti dei titoli di Stato. Cosa farà allora?

Draghi: Ci sono già dei limiti. Abbiamo detto fin dall’inizio che il nostro programma sarebbe stato limitato all’acquisto di titoli con scadenza a breve. A parte questo, possiamo solo aspettare: non abbiamo un piano B.

SPIEGEL: Ora ha bisogno di un successore del membro dimissionario del Comitato esecutivo della BCE Asmussen. Il governo federale ha nominato Sabine Lautenschläger, l’attuale vice-presidente della Bundesbank. Cosa ne pensa di lei?

Draghi: Conosco la signora Lautenschläger da anni e apprezzo il suo lavoro come supervisore. La nomina dei membri del Consiglio direttivo è di competenza dei governi della zona euro. Ma saluterei con favore che il posto vacante fosse coperto da una donna.

SPIEGEL : Mr Draghi, grazie per questa intervista.

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