Conferenza stampa 9 gennaio 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 9 Gennaio 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Lasciatemi augurare a tutti voi un felice anno nuovo. Colgo anche l’occasione per dare il benvenuto alla Lettonia come diciottesimo paese che adotta l’euro come moneta. In conseguenza a ciò, Mr Rimšēvičs, il governatore della Latvijas Banka, il 1° gennaio 2014 è divenuto membro del Consiglio direttivo. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Le nuove informazioni ed analisi hanno confermato la nostra valutazione precedente. Le pressioni di fondo sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere sottotono nel medio termine. In linea con questo quadro, le dinamiche monetarie e creditizie rimangono deboli. Tuttavia le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo termine sono saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. Tale costellazione di dati continua a suggerire la possibilità di un prolungato periodo di bassa inflazione, seguito da un graduale movimento al rialzo verso tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. In questo contesto, il Consiglio direttivo sottolinea con forza che la politica monetaria manterrà un orientamento accomodante per tutto il tempo necessario, il che assisterà la graduale ripresa economica nella zona euro. Di conseguenza, ribadiamo fermamente la nostra forward guidance: continuiamo a prevedere che i tassi di interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo. Come detto in precedenza, questa aspettativa si basa su una prospettiva complessivamente sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data la debolezza di base dell’economia e la dinamica monetaria attenuata. Per quanto riguarda le condizioni del mercato monetario e il loro potenziale impatto sulla nostra politica monetaria, ne stiamo monitorando attentamente gli sviluppi e siamo pronti a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili. Nel complesso, rimaniamo determinati a mantenere un forte livello di accomodamento monetario e ad adottare ulteriori decisive misure se necessario.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. Nel terzo trimestre del 2013 il PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,1% sul trimestre precedente, dopo un incremento dello 0,3% nel secondo trimestre. Mentre gli sviluppi nei dati della produzione industriale di ottobre indicano un avvio debole per il quarto trimestre 2013, gli indicatori della fiducia basati sui sondaggi fino a dicembre sono ulteriormente migliorati rispetto ai bassi livelli, indicando complessivamente una continuazione della graduale ripresa dell’attività economica. Guardando al 2014 e al 2015, si prevede che il prodotto recuperi a ritmo lento, in particolare per un miglioramento della domanda interna, sostenuta dalla politica monetaria accomodante. L’attività economica nell’area euro dovrebbe, inoltre, beneficiare di un graduale rafforzamento della domanda di esportazioni. I miglioramenti complessivi dei mercati finanziari visti a partire dall’estate del 2012 sembrano trasmettersi all’economia reale, come dovrebbero fare i progressi compiuti nel consolidamento fiscale. Inoltre i redditi reali hanno beneficiato di recente di una più bassa inflazione dei prezzi dell’energia. Tuttavia la disoccupazione nell’area euro rimane alta, e gli adeguamenti di bilancio del settore pubblico e privato continueranno a pesare sull’attività economica.

I rischi per le prospettive economiche per l’area dell’euro continuano ad essere orientati verso il basso. Gli sviluppi nel mercato monetario e le condizioni dei mercati finanziari globali e le correlate incertezze possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso vengono da: prezzi più elevati delle materie prime, domanda interna e crescita delle esportazioni più deboli del previsto, e attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro.

Secondo la stima rapida di Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dello 0,8% a dicembre 2013 rispetto allo 0,9% di novembre. Questo risultato era sostanzialmente previsto e riflette un’inflazione più bassa dei prezzi dei servizi. Sulla base dei prevalenti future per l’energia, nei prossimi mesi il tasso di inflazione dovrebbe rimanere intorno ai livelli attuali. Nel medio periodo le sottostanti pressioni sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere sottotono. Tuttavia, le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano a essere saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

I rischi per le prospettive sui prezzi continuano a essere sostanzialmente bilanciati nel medio termine, con rischi al rialzo relativi ai prezzi delle materie prime e aumenti dei prezzi amministrati e delle imposte indirette più forti del previsto, e rischi al ribasso derivanti da un’attività economica più debole del previsto.

Passando all’analisi monetaria, i dati di novembre supportano la stima di una crescita ancora contenuta dell’aggregato monetario ampio (M3) e del credito. La crescita annua di M3 è rimasta sostanzialmente invariata all’1,5% a novembre, dopo l’1,4% nel mese di ottobre, dopo due cali consecutivi nel mese di settembre e agosto. La crescita annuale in M1 è rimasta forte a 6,5%, riflettendo una preferenza per la liquidità, anche se al di sotto del picco dell’8,7% osservato in aprile 2013. Come nei mesi precedenti, il principale fattore di sostegno alla crescita annua di M3 è stato un incremento della posizione patrimoniale netta sull’estero delle IFM, il che continua a riflettere il crescente interesse degli investitori internazionali nelle attività dell’area euro. Il tasso di variazione dei prestiti al settore privato è rimasto debole. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si è attestato a 0,3% a novembre, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013. Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni ) è stato -3,1% in novembre, dopo -3,0% nel mese di ottobre. Nel complesso, la dinamica debole dei prestiti per le società non finanziarie continua a riflettere il loro ritardo rispetto al ciclo economico, il rischio di credito e l’aggiustamento in corso nei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Dall’estate 2012, notevoli progressi sono stati compiuti nella situazione di finanziamento delle banche. Al fine di garantire l’adeguata trasmissione della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area diminuisca ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata dove necessario. La prossima Valutazione Globale (comprehensive assessment) da parte della BCE sosterrà ulteriormente questo processo di rafforzamento della fiducia. Contribuirà a migliorare la qualità delle informazioni disponibili sulle condizioni delle banche e a individuare e attuare le necessarie azioni correttive. Una tempestiva attuazione di ulteriori passi nell’Unione bancaria contribuirà a ripristinare la fiducia nel sistema finanziario.

In sintesi, l’analisi economica indica che possiamo sperimentare un prolungato periodo di bassa inflazione, seguito da un graduale movimento al rialzo verso tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. La verifica incrociata con i segnali dell’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, è importante non ridurre gli sforzi passati, ma sostenere il consolidamento fiscale a medio termine. Le strategie di bilancio dovrebbero essere in linea con il Fiscal Compact e dovrebbero assicurare una composizione del consolidamento favorevole alla crescita, che unisca il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici con la minimizzazione gli effetti distorsivi delle imposte. Accompagnato dalla realizzazione di riforme strutturali, questo sosterrà ulteriormente la graduale ripresa economica nella zona euro, e avrà un impatto positivo sulle finanze pubbliche. Le riforme nei mercati dei prodotti e del lavoro e una attuazione rigorosa delle politiche del mercato unico meritano particolare attenzione per migliorare le prospettive di crescita economica e favorire la creazione di posti di lavoro in un contesto di elevata disoccupazione.
Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1(Johanna Treeck, MNI) Mr Draghi, ho notato che nella sua dichiarazione introduttiva ha un po’ cambiato il linguaggio per sottolineare di più la natura accomodante della vostra politica monetaria. Enfatizza questa natura accomodante e ribadisce con fermezza la forward guidance. Questo cambiamento di linguaggio intende segnalare che considerate ingiustificato il recente aumento dei tassi dei mercati monetari? Oppure, se non è così, potrebbe spiegarci cosa ha spinto a questo cambiamento?
La mia seconda domanda è sulle operazioni sulla liquidità. Alcuni suoi colleghi di recente sembrano aver suggerito che potrebbe essere difficile mettere a punto un’operazione che abbia come obiettivo finanziare l’economia reale. Mi chiedo a che punto sta il dibattito su tale questione al momento. Grazie mille.

Draghi – Sì, ha ragione. Abbiamo usato parole più ferme per indicare il rafforzamento della nostra forward guidance, il che significa sostanzialmente che ribadiamo la nostra determinazione ad agire se necessario. Gli attuali sviluppi del mercato vanno bene, ma pensiamo che ci sono due situazioni che ci potrebbero indurre ad agire: uno è un ingiustificato inasprimento dei mercati monetari a breve termine, e l’altro è un peggioramento delle nostre proiezioni per l’inflazione a medio termine. Questo è ciò a cui in sostanza questo linguaggio più fermo fa riferimento.
Sulla sua seconda domanda: l’andamento della liquidità in eccesso ha attirato molta attenzione. Ma lasciatemi ribadire ancora una volta che è molto, molto difficile disegnare, derivare, inferire una relazione – una relazione stabile – tra i livelli di liquidità in eccesso e i tassi EONIA. Permettemi di dare alcune cifre: se confrontiamo il dato del 31 dicembre 2013 abbiamo un eccesso di liquidità di 274 miliardi di euro e l’EONIA sta a 22 punti base. Se prendiamo i dati del 6 gennaio 2014 – cioè quelli registrati una settimana dopo – l’eccesso di liquidità è di 276 miliardi di euro e l’EONIA sta a soli 10 punti base. Ora, naturalmente, si può dire che questo è legato ad aspetti tecnici di mercato di fine anno, ma se si fa un confronto un po’ più ampio si raggiunge la stessa conclusione. Se guardate l’eccesso di liquidità del 19 dicembre 2011, vedete che la liquidità in eccesso è di 300 miliardi di euro e l’EONIA è a 57 punti base. Poi ci spostiamo al 15 maggio 2013: l’eccesso di liquidità è 303 miliardi, quindi più o meno la stessa quantità, ma l’EONIA è a soli 8 punti base. Quindi è molto, molto difficile trarre la conclusione che esiste una relazione stabile tra le due grandezze.

… ma la mia seconda domanda era se avete discusso un LTRO e come strutturarlo …

Come al solito abbiamo discusso tutti i possibili strumenti per fronte a questi due vasti scenari e la discussione continua.

2(Brian Blackstone, Wall Street Journal) Vorrei insistere su quest’ultimo punto, quando ha parlato della disponibilità ad agire con tutti gli strumenti a disposizione: ci può dare un po’ il senso di quali sono questi strumenti, se sono tagli dei tassi di interesse tradizionali, tassi sui depositi, LTRO, quantitative easing? Cosa c’è nel vostro cesto degli attrezzi e cosa usereste, se le condizioni che ha già indicato fossero soddisfatte e fosse necessario più allentamento?
La mia seconda domanda è sull’unione bancaria: quanto preoccupato è dell’adeguatezza dei backstop pubblici per la risoluzione di eventuali problemi delle banche? O, se uscissero buchi dalla asset quality review e i soldi non ci fossero, c’è il rischio che questo possa minare la fiducia, piuttosto che essere un esercizio di costruzione della fiducia, come si spera?

Draghi – Sul primo punto, abbiamo diversi strumenti che possiamo usare e la loro scelta dipenderà da ciò che effettivamente accadrà. Alcuni di questi strumenti potrebbero affrontare più agevolmente certi sviluppi nei mercati monetari a breve termine, mentre altri sarebbero più adatti ad affrontare un peggioramento più vasto della nostra prospettiva di medio termine. Quindi non ha senso a questo punto speculare su quale strumento useremmo. Ma voglio essere assolutamente chiaro su una questione più generale: noi abbiamo un mandato per mantenere la stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni. Quindi tutti gli strumenti consentiti dal Trattato possono essere utilizzati dal Consiglio direttivo. Voglio che questo sia assolutamente chiaro.
Sulla seconda domanda, si riferisce ai backstop pubblici in relazione agli esiti della asset quality review o si riferisce all’SRM (single resolution mechanism – meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie)?

… sì, a entrambi …

Prendo per buono il sì. Cosa la induce a pensare che tali backstop non saranno pronti? C’è stato un impegno solenne da parte dei leaders politici, confermato dal Consiglio ECOFIN e dell’Eurogruppo. Quindi tutti i governi si sono impegnati a fornire questi backstop pubblici, che saranno messi a disposizione secondo le norme stabilite, che sostanzialmente significa che prima dovranno essere stati usati tutti i crediti (privati), e così via, in modo le norme in materia di aiuti di Stato siano rispettate. Quindi penso ci sia un impegno esplicito che io francamente non ho motivo di mettere in dubbio.

3(Jeff Black, Bloomberg) Presidente Draghi, data la persistente debolezza dei prestiti, che lei ha ricordato nella sua dichiarazione introduttiva, direbbe che la necessità di intraprendere la AQR ha ritardato la ripresa dei prestiti, perché le banche sentono l’urgenza di ripulire i loro bilanci? E se riconosce questo effetto, c’è qualcosa che potete fare per mitigarlo o avete intenzione di tentare di mitigarlo?
La mia seconda domanda riguarda il membro del Comitato esecutivo (Executive Board) che prenderà la carica di vice-presidente del Consiglio di supervisione (Supervisory Board). Lei ha sottolineato in passato la necessità di una separazione tra le due funzioni, quindi sarebbe interessante se ci potesse spiegare che ruolo il membro del Consiglio di supervisione giocherà nei dibattiti sulla politica monetaria nel Consiglio direttivo (Governing Council). Avrà diritto di voto o si asterrà dalle attività di politica monetaria?

Draghi – Risponderò prima alla seconda domanda. Cito dallo Statuto dell’Eurosistema e della BCE. Dice: “Ogni membro del Consiglio direttivo ha diritto a un voto”. Questo è parte integrante del Trattato e non può essere cambiato. Detto questo, certamente faremo in modo, e stiamo facendo in modo, che ci sia un sufficiente grado di separazione affinché i due gruppi decisionali siano tenuti separati. Quindi, questo è quello che stiamo facendo: separazione nel rispetto del Trattato.
Sulla debolezza dei prestiti e se AQR può averla accresciuta: certamente a breve termine ci può essere una certa riduzione del credito da parte del sistema bancario, per prepararsi all’AQR. Tuttavia questo va controbilanciato con altre due considerazioni. Una è la maggiore salute del sistema bancario a lungo termine – quando dico a lungo termine non sto parlando di anni, ma della fine di quest’anno, quando l’AQR sarà completata. Le banche in realtà hanno intrapreso azioni correttive anche prima che l’AQR iniziasse, come lei stesso ha suggerito. Quindi entro la fine di quest’anno avremo certamente un sistema bancario più forte e più trasparente. E i mercati saranno in grado di capire meglio che cosa c’è nei bilanci delle banche. E questo è il secondo punto: le conseguenze a breve termine vanno controbilanciate con il fatto che, come potete vedere, i mercati finanziari si sono riaperti per le banche. Qui vorrei attirare la vostra attenzione su un dato molto interessante. Voi sapete che, dopo la crisi Lehman, lo spread tra emissioni di società non-finanziarie ed emissioni di società finanziarie o bancarie è salito molto ed è rimasto alto per un periodo piuttosto lungo. I nostri dati ora mostrano che questo spread è scomparso. Per me questo è un segnale molto importante di miglioramento nei mercati finanziari. Credo sia andato a zero, in linea di massima. Infine una considerazione generale: non credo che vogliamo ripetere l’errore fatto da altri paesi, cioè non riparare il sistema bancario quando è il momento di farlo. Abbiamo visto che un sistema bancario non sano rallenta la trasmissione della politica monetaria e ostacola il credito. Non sto dicendo che abbiamo un sistema bancario fragile, ma che è molto importante affrontare questo problema ed evitare una stretta creditizia. Ecco perché vogliamo farlo. Quindi, anche se è vero che ci possono essere effetti negativi a breve termine, vanno controbilanciati con tutte queste considerazioni. E penso che alla fine, il piatto della bilancia pende decisamente dal lato dell’agire.

4(Claire Jones, Financial Times) Il calo dell’inflazione core a un minimo record nel mese di dicembre ha spinto alcuni analisti a chiedere maggiore azione subito da parte della BCE. Il punto di vista di questi analisti nel chiedere azioni immediate è stato condiviso da qualche membro del Consiglio direttivo di oggi?
E, secondo punto, nella risposta a una delle domande lei ha detto che qualsiasi strumento consentito dal Trattato può essere utilizzato se necessario. Può confermare se sono inclusi o meno gli acquisti di asset sul mercato?

Draghi – Sulla seconda domanda, come ho detto prima, non voglio entrare troppo nello specifico. Ma voglio essere assolutamente chiaro sul fatto che abbiamo il mandato di garantire la stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni, e che il Consiglio direttivo è pronto a usare tutti gli strumenti autorizzati dal Trattato.
Sulla prima domanda, eravamo tutti consapevoli che il calo del tasso di inflazione nel mese di dicembre era, prima di tutto, atteso, ed è stato causato da un adeguamento tecnico nelle statistiche sull’inflazione nei servizi in Germania, che ha prodotto una destagionalizzazione molto più piatta, il che ha comportato che i dati di dicembre 2013 sono risultati molto inferiori a quelli di novembre. Ma questo è un evento una tantum, quindi i dati di gennaio non saranno distorti da questo.

5Mr Draghi, dopo tre anni di crisi, il mercato obbligazionario in Europa sembra ora essere in una forma migliore, o almeno funzionare più normalmente, soprattutto nel sud della zona euro. C’è ancora molto da fare, ma come vede questa evoluzione e cosa si aspetta per i prossimi mesi?

Draghi – Ci sono molte ragioni, alcune in realtà le stiamo ancora esplorando. Ma non c’è dubbio che le condizioni dei mercati finanziari si sono andate gradualmente allentando dal luglio 2012. Ciò è dovuto certamente all’azione della BCE, ma altrettanto importante è l’azione dei governi, sia nel consolidamento fiscale che, in alcuni paesi – che sono, tra l’altro, quelli che ora stanno avendo il maggior beneficio – nell’intraprendere le necessarie riforme strutturali. In terzo luogo, dobbiamo guardare a quello che è successo da allora alla governance generale dell’euro e al progresso che è stato fatto sull’unione bancaria. So che molti commentatori guardano sempre il bicchiere mezzo vuoto. Ma non è così. Se si ha un po’ di prospettiva storica e si guarda a come era la governance dell’area euro un anno e mezzo o due anni fa, e si confronta con quanto è oggi, c’è stato un passo in avanti straordinario, molto significativo. Penso che questi tre fattori spiegano alcuni dei miglioramenti, ma francamente ci sono anche altri fattori che dovranno ancora essere analizzati.

6(Eva Taylor, Reuters) Presidente Draghi, lei ha detto di recente in un’intervista che dobbiamo fare attenzione a non rimanere bloccati in un periodo di inflazione al di sotto dell’1% scivolando in una zona pericolosa. Nella dichiarazione introduttiva ha notato che l’inflazione resterà intorno ai livelli attuali per i prossimi mesi. Quanto tempo potete stare sotto all’1% prima di fare qualcosa?
La mia seconda domanda riguarda i mercati monetari. Ha appena parlato il nesso tra eccesso di liquidità e tassi del mercato monetario e vediamo che alcuni tassi del mercato monetario sono ora a un livello più alto di quanto fossero la scorsa estate, quando ha detto che erano ingiustificati. Può forse spiegare cosa li sta guidando in questo momento?

Draghi – Sul primo punto, come ho detto, le pressioni inflazionistiche rimarranno sottotono per un bel po’ di tempo. Secondo le attuali proiezioni resteranno sotto l’obiettivo del 2% per almeno due anni. Ma, in una prospettiva di medio termine, finora sono abbastanza in linea con il nostro scenario di base. Agiremo quando avremo motivo di ritenere che la nostra stima a medio termine per l’inflazione sta cambiando in peggio. E, come ho detto prima, siamo pronti ad agire e siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti necessari autorizzati dal Trattato. Abbiamo un mandato, agiamo all’interno del mandato e dobbiamo utilizzare gli strumenti consentiti dal Trattato.
Sul secondo punto: i tassi del mercato monetario a breve termine dipendono da una varietà di fattori. La nostra forward guidance, rafforzata dalla decisione che abbiamo preso nel mese di novembre, ha avuto, direi, un bel successo nello stabilizzare le curve dei tassi di interesse a breve termine. Certamente ha ridotto l’incertezza sui tassi di interesse – la volatilità dei tassi di interesse – e anche l’incertezza sull’azione di politica monetaria. Abbiamo chiarito la nostra funzione di reazione, ma dobbiamo tenere a mente che tanti fattori influenzano questi tassi, alcuni hanno a che fare con l’economia della zona euro, e alcuni hanno a che fare con fattori esterni. La nostra opinione è che dopo che la forward guidance è stata emessa ed è stata rafforzata dalla decisione di novembre, i fattori relativi all’economia della zona euro sono ormai predominanti. In altre parole, in certa misura l’area euro è ora protetta dagli sviluppi esterni. Che è quanto stiamo vedendo ora. E la situazione generale è molto diversa da quella di luglio.

7(Geoff Cutmore, CNBC) Sarebbe scortese non rispondere augurando a voi e al Consiglio direttivo un felice anno nuovo. La mia domanda riguarda i mercati obbligazionari, ancora una volta. Questa settimana abbiamo visto gli irlandesi tornare al mercato con successo. Questo dà ragione ad alcuni commenti che abbiamo sentito dai politici della Commissione che hanno detto che ora possiamo dichiarare vittoria sulla crisi della zona euro? Oppure, considerando alcuni dati che abbiamo discusso, come il tasso di disoccupazione al 12% nella zona euro, gli alti livelli di  disoccupazione giovanile, e così via, è prematuro descrivere questa crisi come già finita? Possiamo dichiarare vittoria, come alcuni politici hanno fatto, ovviamente cercando di raggiungere un’ampio pubblico? La sua opinione su questo sarebbe molto utile.

Draghi – Sarei molto cauto nell’affermarlo, molto, molto cauto. La disoccupazione è sopra al 12%. L’unica notizia positiva sulla disoccupazione è che questo tasso inaccettabilmente elevato di disoccupazione si sta stabilizzando. In altre parole, non sta salendo ogni mese, ma è ancora sopra al 12%. La ripresa c’è, ma è debole, è modesta. E, come ho detto tante volte, è anche fragile, il che significa che ci sono diversi rischi – da quelli finanziari ed economici a quelli  geopolitici e politici – che potrebbero facilmente minare questa ripresa. Per fortuna, vediamo che la ripresa, che all’inizio era basata esclusivamente sulla crescita delle esportazioni, ora molto gradualmente si sta estendendo alla domanda interna. Ma è ancora prematuro dichiarare vittoria. Come qualcuno ha osservato proprio all’inizio, questo è il motivo per cui stiamo usando un linguaggio ancora più determinato nella nostra forward guidance. Se si guardano i driver di (i fattori che guidano) questa ripresa, essi sono: da un lato la crescita delle esportazioni, e pensiamo che la domanda globale possa continuare e semmai rafforzarsi; dall’altro lato, c’è la domanda interna. Diversi fattori in realtà stanno aiutando la ripresa ad estendersi sul lato della domanda interna: uno è certamente la nostra politica monetaria molto accomodante, che ora finalmente si sta facendo strada nell’economia. Un secondo fattore, connesso a quello che lei ha detto sui mercati obbligazionari, è la fiducia: la fiducia sta gradualmente tornando. Il terzo fattore è che c’è meno freno fiscale dell’anno scorso. Infine, il tasso di inflazione molto basso di per sè sostiene il reddito reale disponibile. Ora, se si esaminano questi quattro fattori, si vede come è facile che ciascuno cambi segno. Certamente non l’orientamento della politica monetaria, che è una nostra decisione. Ma la fiducia: la fiducia è tornata, ma sei mesi fa, anche tre mesi fa, non ci avremmo fatto conto in modo esplicito. Quindi vogliamo vedere un ritorno di fiducia per un tempo relativamente lungo prima di poter dichiarare vittoria. Direi che le cose sono leggermente migliorate: il nostro scenario di base è stato confermato.

8(Jean-Philippe Lacour, Les Echos) Mr Draghi, per chiarire, direbbe oggi che i rischi di deflazione non sono più alti di quanto fossero in novembre, quando la BCE ha prontamente deciso di tagliare i tassi dopo il tasso di inflazione molto basso di ottobre?
Seconda domanda: la BCE ha rilasciato una dichiarazione sulla migrazione a SEPA. Leggendo tra le righe, sembra che la BCE sia quasi arrabbiata per la possibilità di ritardare la fine della migrazione. Può approfondire su questo?

Draghi – Sulla prima domanda, ho già ampiamente risposto prima. I dati usciti nel mese di dicembre 2013 sono essenzialmente dovuti a un cambiamento tecnico, che qualcuno ha chiamato quirk (bizzarria), nelle statistiche sulla inflazione dei servizi in Germania. Sulla seconda domanda, non so bene cosa vuol dire “tra le righe”. Direi che è una iniziativa della Commissione ed è il punto di vista della Commissione.

9(Sebastian Jost, Die Welt) Anzitutto una breve domanda: ci sono novità per quanto riguarda i protocolli delle riunioni del Consiglio direttivo?
E, seconda domanda, per tornare alla questione della migrazione a SEPA, può spiegare un po’ di più perché l’Eurosistema sembra scettico sul rinvio del termine per la migrazione? Dal vostro punto di vista è solo non necessario, o è in certo modo problematico o addirittura pericoloso? Forse può dire qualcosa di più su questo. Grazie.

Draghi – Sulla seconda domanda, quello che osserviamo di recente è che finalmente la migrazione sta accelerando, e posso darvi alcune cifre. Prima di tutto, ci sono stati sforzi significativi da parte della maggioranza dei soggetti interessati nella zona euro. Per esempio, i dati della migrazione di novembre mostrano un aumento significativo di addebiti diretti SEPA, al 26% del totale delle transazioni, più del doppio del mese di ottobre, quando erano aumentati del 11,5%, e quasi quattro volte il dato di settembre, quando l’aumento era solo del 7%. Quindi, sulla base del feedback che abbiamo dal settore e dai mercati, ci aspettiamo che questo tasso di crescita continui mentre parliamo. Per i bonifici, il 64% delle transazioni nel mese di novembre erano già SEPA, salite dal 60% di ottobre. Ecco perché, in un certo senso, vogliamo vedere questa migrazione completata. Pensiamo che sia un vantaggio anzitutto per i consumatori, e indirettamente anche per le banche.
Sui minutes, ci stiamo ancora riflettendo. Il Comitato esecutivo presenterà presto una prima proposta. Ho usato la parola sbagliata: non “minutes” (verbali), meglio dire “accounts” (resoconti). Lei ha detto “protocols” (protocolli). Ne discuteremo. Ma, come ho detto molte volte, non è una questione semplice: è complicata dal fatto che la BCE vuole essere trasparente – riteniamo di essere già trasparenti, ma vogliamo essere ancora più trasparenti – dando maggiori informazioni sulle nostre deliberazioni e sulla nostra discussione. Allo stesso tempo dobbiamo ricordare che non siamo un contesto fatto di un solo paese, e questo implica che dobbiamo essere i gelosi custodi dell’indipendenza dei membri del nostro Consiglio direttivo.

10(David Jolly, New York Times) Jack Lew, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, è stato a Parigi, Berlino e Lisbona questa settimana. Ho assistito alla sua conferenza stampa a Parigi: ha detto che gli Stati Uniti auspicano un programma di crescita (growth agenda) che deve essere basato su investimenti e domanda, e che è chiaro che alcuni paesi hanno più capacità di stimolare la crescita e la domanda di altri. Sospetto stesse parlando della  Germania. È una visione condivisa dalla BCE, che ci sono paesi qui, magari con un po’ di eccedenze delle partite correnti, che dovrebbero rafforzare e stimolare la domanda?

Draghi – Vorrei dire due cose su questo. In un discorso che ho dato a Berlino circa un mese fa, ho citato il presidente Abraham Lincoln nel suo famoso detto “Non si può rendere più forte il debole rendendo più debole il forte”. Così se si vuole promuovere la crescita, non lo si fa indebolendo il paese con le migliori prestazioni nella zona euro. Tutti i membri dell’area euro beneficiano di queste prestazioni. Se ci sono, come ci sono, investimenti strutturali, investimenti infrastrutturali da fare, vanno fatti a prescindere. In un certo senso, a prescindere dalle conseguenze (sulla crescita della domanda). Quindi il mio consiglio è: continuate la vostra performance di successo e occupatevi delle carenze di investimenti dove è necessario. Ma non ho mai capito molto bene l’idea per cui rendere la Germania più debole sarebbe di beneficio ad altri paesi della zona euro o per cui minare i fondamenti su cui si basa la sua forza potrebbe rendere gli altri paesi più forti.

11 – (Klaus-Rainer Jackisch, ARD Rundfunk) Signor Presidente, ci ha dato conto della efficacia delle misure adottate nella crisi. Potrebbe darci, per favore, anche una prospettiva e il suo resoconto sui principali rischi che nei prossimi mesi potrebbero minare questa questa efficacia?
E, in secondo luogo, giusto per chiarire: negli ultimi mesi lei ci ha sempre detto che il Consiglio diretttivo della BCE attualmente non vede pressioni deflazionistiche. Ora vediamo un outlook piuttosto negativo per i prossimi mesi. È ancora questa la posizione del Consiglio direttivo della BCE?

Draghi – Ci sono, come ho detto nella dichiarazione introduttiva e come, purtroppo, sto dicendo ormai da mesi, rischi al ribasso per la ripresa economica. E i rischi al ribasso derivano da tutte le incertezze – incertezze finanziarie e politiche, prezzi delle materie prime … – che potrebbero minare i principali fattori che guidano la ripresa: perdita di fiducia, anche crisi politiche. Quindi tutti questi fattori potrebbero, in un certo modo, minare il successo di questa ripresa economica ancora modesta.
Sul fronte dell’inflazione, come lei dice, questo è il nostro scenario di base. Noi non vediamo deflazione adesso. Ma, con una bassa inflazione per un periodo molto prolungato di tempo, è del tutto evidente che dovremo essere estremamente attenti ai potenziali rischi al ribasso. In questo momento, vediamo rischi al rialzo limitati e rischi al ribasso limitati per il percorso dell’inflazione. Aggiungo che se si definisce la deflazione come una caduta dei prezzi su larga scala, che si auto-avvera e si auto-alimenta (a broad-based, self-fulfilling, self-feeding fall in prices), non vediamo questo fenomeno nella zona euro. Anche guardando ai singoli paesi, dove  effettivamente ci sono tassi di inflazione negativi in uno o due paesi, dobbiamo domandarci: quanto questo è dovuto al necessario riequilibrio di un’economia che aveva perso competitività ed era entrata in una crisi finanziaria e di bilancio, e quanto è dovuto a vera deflazione? Quindi, nel complesso, non vediamo deflazione nel senso della deflazione giapponese degli anni ’90. Tuttavia ci siamo chiesti – ne abbiamo già parlato in un’altra occasione – : siamo vicini allo scenario giapponese? E la risposta che ci siamo dati è: no, non lo siamo, per una serie di ragioni. La prima delle quali è la più importante, e cioè che la BCE ha agito in modo decisivo in una fase molto precoce di questa crisi. La seconda è che la condizione dei bilanci di banche e imprese non è così brutta come era in Giappone negli anni ’90. La terza ragione è che noi ora stiamo procedendo velocemente con l’asset quality review (AQR), che porterà a riparare il nostro sistema bancario. E l’ultima ragione è che se guardiamo a come erano all’epoca le aspettative di inflazione a lungo termine in Giappone, vediamo che in realtà non erano saldamente ancorate. Ecco perché è così importante che le nostre aspettative di inflazione rimangano saldamente ancorate, perché dicono alla gente che in un certo lasso di tempo, nel medio periodo, l’inflazione tornerà al nostro obiettivo, vale a dire vicino ma sotto al 2%.

12(Codra Klor, Swedish Television) Mi chiedo: può la BCE restare mai a corto di soldi?

Draghi – Beh, tecnicamente no. Non possiamo restare a corto di soldi. Abbiamo ampie risorse per far fronte a tutte le nostre emergenze. Penso che questa è l’unica risposta che posso darle.

13(Mark Schrörs, Börsen-Zeitung) La mia prima domanda è sull’inflazione. Lei ha detto che la piccola diminuzione di dicembre era sostanzialmente prevista e che vi attendete che i tassi di inflazione rimangano intorno ai livelli attuali. Ciò significa anche che non sareste sorpresi se il tasso di inflazione annuale scendesse ancora un po’ nei prossimi mesi, come alcuni economisti prevedono? Oppure vi aspettate che salgano almeno un po’? Ha capito? In sostanza la domanda è: se il tasso di inflazione scende ancora, questo modificherebbe le vostre proiezioni a medio termine?
E la seconda domanda, se posso, è sul suo rapporto con i tedeschi e l’opinione pubblica tedesca o sulla BCE e i tedeschi. In un’intervista lei ha detto che in Germania c’è stata una “perverse angst” che le cose stessero andando male. Pensa davvero che questo sia stato utile per aumentare la comprensione e il sostegno per la politica della BCE in Germania?

Draghi – Per rispondere alla prima domanda: noi abbiamo uno scenario di base (baseline scenario), presentato nelle più recenti proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE, che comprende le previsioni sull’inflazione per i prossimi due anni. Non ci aspettiamo nulla di diverso dal nostro scenario di base. Altrimenti non si chiamerebbe “scenario di base”.
Sull’altra domanda, lasciatemi dire un paio di cose. Prima di tutto, se riesco a trovare l’esatta definizione di “perverse” in inglese, ne sarei molto felice… Comunque, c’è differenza tra “perverse” e “perverted”, (risate) e credo ci sia stato un malinteso su questo. Altro punto, più serio: sono state trattate due questioni in questa intervista. Vorrei citarla: “Sta dicendo che la crisi dell’euro è finita?” Questa era la domanda. La mia risposta: “No, ma le paure di alcuni settori dell’opinione pubblica in Germania non sono state confermate. Di cosa non siamo stati accusati? Quando due anni fa abbiamo offerto alle banche europee liquidità aggiuntiva si è detto che ci sarebbe stato un alto tasso di inflazione. Non è successo niente del genere. Quando ho fatto quel discorso a Londra, si è parlato di violazione del mandato della banca centrale. Mentre avevamo chiarito fin dall’inizio che ci stavamo muovendo all’interno del nostro mandato. Ogni volta si è detto, per carità, questo italiano sta rovinando la Germania. C’era questa perverse Angst (angoscia irrazionale) che le cose sarebbero andate male, ma è accaduto l’opposto: l’inflazione è bassa e l’incertezza è diminuita”. Questo è ciò che ho detto. Quindi “angst” si riferisce all’angoscia per l’inflazione. Viene anche detto che c’è un’altra angoscia, molto grave e molto reale, per cui dovremmo tutti essere preoccupati, non solo nella zona euro, ma nella maggior parte dei paesi più sviluppati, che è l’angoscia delle persone che si preparano per la loro vecchiaia. L’angoscia delle persone i cui piani pensionistici sono ridotti nel loro valore capitale dal livello molto basso dei tassi di interesse. Questa è una cosa diversa e un problema serio che la bassa inflazione e i bassi tassi di interesse portano con sé. Noi siamo molto consapevoli di questo problema. Questa è un’angoscia molto ragionevole e noi siamo fiduciosi che, quando la ripresa si consoliderà e si rafforzerà, vedremo migliori tassi di rendimento sugli investimenti dei fondi pensione e dei piani di assicurazione. E aggiungo che questi tassi di rendimento hanno poco a che fare con i tassi a breve termine della BCE. Quindi, anche se la BCE è raffigurata come l’istituzione che tiene i tassi bassi, non stiamo parlando degli stessi tassi. Le aliquote dei piani pensionistici sono i tassi a lungo termine, mentre noi ci occupiamo dei tassi a breve termine della politica monetaria: sono due cose diverse. Ringrazio Christine (Graeff): la definizione di perverse è “persistente nell’errore, diverso da ciò che è ragionevole”. Naturalmente questo è uno dei vari significati, ma è quello che io ho intendevo. Chiaro?

14(Philip Plickert, Frankfurter Allgemeine Zeitung) Mi permetta di tornare al tema della migrazione a SEPA. Lei ci ha dato alcuni dati medi per l’area euro sulla percentuale dei trasferimenti che sono fatti in conformità con gli standard SEPA adesso o in ottobre/novembre, ma ci sono differenze tra paesi. Come si spiega il fatto che alcuni paesi sono così in ritardo, soprattutto la Germania? Come mai la Germania, in particolare, è così in ritardo nella migrazione a SEPA? Direbbe che c’è una “perverted” riluttanza a SEPA… ?

Draghi – Non voglio commentare su paesi specifici, ma posso darvi i nomi dei paesi che guidano la classifica. Sono Finlandia, Lussemburgo, Slovenia e Slovacchia, con tassi di migrazione vicinoìi al 100% per i bonifici. Finlandia e Slovenia sono vicine al 100% anche per gli addebiti diretti. Quindi, se ci concentriamo sui tassi di crescita, la migrazione in realtà sta aumentando ovunque, anche in Germania. In un certo senso è abbastanza comprensibile che i sistemi bancari più grandi e più complessi richiedano più tempo per raggiungere quella che è una fenomenale migrazione ad un unico sistema europeo. Certo, quello che posso vedere ora è uno sforzo significativo generale da parte di tutti i soggetti interessati dell’area euro, ossia banche, imprese e così via. E, come ho detto, i sistemi più grandi e complessi naturalmente impiegano più tempo.

15(Domenico Conti, ANSA) Vorrei chiederle qualche dettaglio in più sulla asset quality review. Vorrei sapere se esiste un consenso sul trattamento dei titoli di Stato, se ci può dare qualche dettaglio in più su questo. Io ho capito che dovrebbero essere considerati come privi di rischio nell’asset quality review: potrebbe essere un po’ più specifico su questo?
Altra domanda: è stato raggiunto un accordo su una data
– una data futura – per la pubblicazione dei dettagli dei requisiti per le banche in vista dell’asset quality review?

Draghi – Sul secondo punto, usciremo con un secondo lotto di informazioni alla fine di questo mese, là diremo di più sulla asset quality review e diremo di più sugli stress test. Quello è il termine che ci siamo dati.
Sul primo punto, temo che ci sia una certa confusione. I titoli di Stato saranno  trattati nella asset quality review esattamente come prescrive il Comitato di Basilea: i titoli di Stato sono, nel quadro normativo del Comitato di Basilea [1], privi di rischio, e questo è un aspetto. Ora, come tutte le attività delle banche, essi saranno sottoposti a stress test. Ma sono privi di rischio. Una questione diversa è ciò che accadrà alla regolamentazione bancaria, come la futura regolamentazione bancaria tratterà i titoli di Stato. Ed è una questione completamente diversa di cui non ci occupiamo in questa sede: il luogo naturale per discutere di questi problemi è il Comitato di Basilea, perché ogni modifica al trattamento dei titoli di Stato dovrà essere concordato a livello globale.

16 – (DG Press, japanese news agency) Mi dispiace se mi sono perso i vostri commenti su questo: c’erano membri del Consiglio direttivo a favore di un taglio dei tassi nella riunione di oggi o la decisione di tenere fermi i tassi è stata unanime?

Draghi – Come ho detto prima, abbiamo avuto un ampio dibattito sulla situazione dell’economia. Ci siamo interrogati piuttosto su che tipo di rischio potrebbe minare il nostro scenario di base. Potrebbe questa modesta ripresa indebolirsi all’improvviso? Che cosa potrebbe causare un peggioramento della nostra stima a medio termine per l’inflazione? E quando dico “peggioramento” in questo momento intendo calo. Sono i rischi per l’inflazione più grandi in una direzione o nell’altra? Come ho detto sono limitati su entrambi i lati: nella dichiarazione introduttiva ho detto che sono sostanzialmente bilanciati. E poi ci siamo chiesti: quale inasprimento indesiderato sui mercati monetari a breve potrebbe poi tradursi in una minaccia per la ripresa? Sono state discusse questioni di questo tipo, e poi naturalmente abbiamo analizzato tutti gli strumenti che potrebbero essere utilizzati se tali scenari dovessero materializzarsi.

[1] Sotto l’attuazione CRDIV del quadro di Basilea

Fonti: Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

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