Conferenza stampa 6 febbraio 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vice-Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 6 Febbraio 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. I dati in arrivo confermano che la moderata ripresa dell’economia dell’area euro sta procedendo secondo la nostra precedente valutazione. Allo stesso tempo, le sottostanti pressioni sui prezzi nell’area euro restano deboli e la dinamica  monetaria e del credito sono sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. Come detto in precedenza, stiamo vivendo un periodo prolungato di bassa inflazione, che sarà seguita da un graduale movimento al rialzo verso tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. Per quanto riguarda le prospettive a medio termine per i prezzi e la crescita, ulteriori informazioni e analisi saranno disponibili ai primi di marzo. Le recenti evidenze confermano in pieno la nostra decisione di mantenere un orientamento accomodante della politica monetaria per tutto il tempo necessario, il che aiuterà la graduale ripresa dell’economia della zona euro.  Ribadiamo con fermezza la nostra forward guidance. Continuiamo a prevedere che i tassi di interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo. Tale aspettativa si basa su una prospettiva complessivamente sottotono per l’inflazione che si estende nel medio periodo, data la debolezza dell’economia e la dinamica monetaria sottotono. Per quanto riguarda la recente volatilità del mercato monetario e il suo potenziale impatto sulla nostra politica monetaria, stiamo monitorando attentamente gli sviluppi e siamo pronti a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili. Nel complesso rimaniamo fermamente determinati a mantenere l’elevato grado di accomodamento monetario e ad adottare ulteriori decisive misure se necessario.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. Dopo due trimestri di crescita positiva del PIL reale, l’andamento degli ultimi dati e sondaggi suggerisce in linea generale che una ripresa moderata è proseguita anche nell’ultimo trimestre del 2013. Guardando avanti, è stata confermata la nostra precedente valutazione sulla crescita economica. La produzione nell’area euro dovrebbe recuperare ad un ritmo lento. In particolare dovrebbe concretizzarsi un miglioramento della domanda interna, sostenuta dalla politica monetaria accomodante, da un miglioramento delle condizioni di finanziamento e dai progressi compiuti nel consolidamento fiscale e nelle riforme strutturali. Inoltre i redditi reali sono supportati dalla bassa inflazione dei prezzi dell’energia. L’attività economica dovrebbe inoltre beneficiare di un graduale rafforzamento della domanda di esportazioni. Allo stesso tempo la disoccupazione nell’area euro, anche se si sta stabilizzando, rimane elevata, e gli aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a pesare sul ritmo della ripresa economica.

I rischi intorno alle prospettive economiche per l’area euro continuano ad essere orientati verso il basso. L’andamento dei mercati monetario e finanziario e le relative incertezze, in particolare nelle economie di mercato emergenti, possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso vengono da una domanda interna e da una crescita delle esportazioni più deboli del previsto e dall’attuazione lenta o insufficiente delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro.

Secondo la stima rapida di Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dello 0,7% nel mese di gennaio 2014, dopo lo 0,8% di dicembre. Questo calo è dovuto principalmente all’andamento dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo, il tasso di inflazione di gennaio 2014 è stato inferiore a quanto generalmente previsto. Sulla base delle informazioni attuali e dei prezzi prevalenti dei futures per l’energia, l’inflazione annua HICP dovrebbe rimanere intorno ai livelli attuali anche nei prossimi mesi. Nel medio periodo, le pressioni sui prezzi nell’area euro dovrebbero rimanere sottotono. Le aspettative di inflazione per l’area dell’euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

I rischi sia in rialzo che in ribasso per il fututo andamento dei prezzi restano limitati, e continuano ad essere sostanzialmente bilanciati nel medio periodo.

Passando all’analisi monetaria, i dati di dicembre 2013 confermano una crescita modesta dell’aggregato monetario ampio (M3) e del credito. La crescita annua di M3 è stata dell’1,0% a dicembre, dall’1,5% di novembre. I deflussi dai depositi nel mese di dicembre hanno rispecchiato le forti vendite di titoli di Stato e del settore privato da parte delle MFI dell’area euro, che, in parte, potrebbero essere legati a rettifiche da parte delle banche in previsione dell’asset quality review (AQR) delle banche da parte della BCE. Questi sviluppi hanno influenzato anche la crescita annuale in M1, che si è attestata al 5,8% a dicembre, ma è rimasta forte. Come nei mesi precedenti, il principale fattore di sostegno alla crescita annua di M3 è stato un incremento della posizione patrimoniale netta sull’estero delle MFI, che ha continuato a riflettere il crescente interesse degli investitori internazionali negli asset dell’area euro. Il tasso di variazione dei prestiti al settore privato ha continuato a contrarsi. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si è attestato allo 0,3% a dicembre, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013. Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,9% a dicembre, dopo il -3,1% di novembre. Il sondaggio di gennaio 2014 sul credito bancario fornisce indicazioni di un’ulteriore stabilizzazione delle condizioni del credito per imprese e famiglie e di un minore calo netto della domanda di prestiti da parte delle imprese. Nel complesso, la debole dinamica dei prestiti per le società non finanziarie continua a riflettere il loro ritardo rispetto al ciclo economico, il rischio di credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario.

Dall’estate del 2012, sono avvenuti notevoli progressi nelle condizioni di finanziamento delle banche. Al fine di garantire un’adeguata trasmissione della politica monetaria alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che la frammentazione dei mercati creditizi dell’area diminuisca ulteriormente e che la resilienza delle banche sia rafforzata dove necessario. Questo è l’obiettivo della valutazione globale che la BCE condurrà, mentre la tempestiva attuazione di misure supplementari per l’unione bancaria contribuirà a ripristinare la fiducia nel sistema finanziario.

In sintesi, l’analisi economica conferma la nostra aspettativa di un prolungato periodo di bassa inflazione, che sarà seguita da un graduale movimento al rialzo verso tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. La verifica incrociata con i segnali che vengono dall’analisi monetaria conferma il quadro di pressioni sui prezzi nell’area euro deboli nel medio termine.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, i paesi dell’area euro non dovrebbero disfare gli sforzi di risanamento del passato e dovrebbero mettere l’elevato debito pubblico su una traiettoria discendente nel medio termine. Le strategie fiscali dovrebbero essere in linea con lo Stability and Growth Pact e dovrebbero assicurare che il consolidamento fiscale abbia una composizione favorevole alla crescita, combinando il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici con la riduzione degli effetti distorsivi della tassazione. Quando accompagnate dalla decisa implementazione delle riforme strutturali, queste strategie sosterranno ulteriormente la ripresa economica ancora fragile. I governi devono quindi continuare con le riforme del mercato del lavoro e dei prodotti. Queste riforme contribuiranno a rafforzare il potenziale di crescita della zona euro e a ridurre gli elevati tassi di disoccupazione in molti paesi.
Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – (Geoff Cutmore, CNBC Ho notato la posizione che avete assunto, che continuate a monitorare le turbolenze nei mercati emergenti. Sarebbe interessante sapere quale, secondo voi, è la causa dell’attuale fase di volatilità dei cambi nei mercati emergenti. E quali misure considerate appropriate per la BCE per far fronte ai rischi per le  esportazioni dell’area euro derivanti da una continuazione di tale volatilità dei cambi. Grazie.

Draghi – La discussione di oggi è stata molto ampia. Si è focalizzata sulle questioni che potrebbero suggerire un’azione da parte della BCE, e si è concentrata in particolare su quali possano essere i rischi al ribasso e quali possano materializzarli. Le ragioni dell’attuale situazione nelle economie emergenti sono piuttosto complesse e certamente al di fuori del controllo delle autorità dell’area euro e della nostra politica monetaria. Finora abbiamo assistito a questi sviluppi. Finora l’economia e i mercati finanziari dell’area euro hanno mostrato una forte resilienza rispetto a questi sviluppi – in un certo senso, molta più resilienza di un anno fa, di otto-nove mesi fa. Questo è in parte dovuto al fatto che la volatilità di breve termine dei tassi di interesse non si è trasmessa con la stessa magnitudo al lungo termine, lungo la curva dei rendimenti. In altre parole, i tassi di interesse a termine di un anno sono rimasti ancorati, indipendentemente dalla volatilità di breve periodo. E questo va considerato come uno degli effetti positivi della nostra forward guidance. Quindi, fondamentalmente, stiamo monitorando questa volatilità. Ma la volatilità sta avvenendo all’interno di un intervallo prefissato, e non si è trasmessa, finora almeno, al lungo termine. E lo consideriamo un effetto della nostra forward guidance.

2(Stefan Riecher, Bloomberg) Presidente, ho notato che ha detto che i numeri dell’inflazione di gennaio sono inferiori al previsto. Quindi mi chiedo: poniamo che i valori dell’inflazione del mese prossimo siano allo stesso livello di gennaio, ancora inferiori al previsto, sarebbe questo un motivo sufficiente per la BCE per agire e tagliare i tassi di interesse?
E una seconda domanda sulla fine della sterilizzazione dei titoli SMP: è stata discussa? E in quali circostanze potreste smettere la sterilizzazione?

Draghi – Risponderò prima alla seconda domanda. Si tratta di uno dei tanti strumenti che stiamo considerando, non è in discussione. Abbiamo avuto un ampio dibattito su tutti gli strumenti. Ma lasciatemi dire che i comitati competenti della BCE hanno già studiato tutte queste misure, per cui quando e se decidiamo di attivarle, siamo pronti a farle partire. Quali strumenti decideremo di attivare dipenderà dalle contingenze da affrontare. E le due contingenze che ho citato sono un indesiderato inasprimento della politica monetaria proveniente dai mercati a breve termine che si progaghi al lungo termine e/o un peggioramento delle prospettive a medio termine per l’inflazione.
Sul primo punto, la domanda è: cosa significa un “peggioramento delle prospettive a medio termine per l’inflazione”? Beh, dobbiamo chiederci quali sono le ragioni di un tale evento. (A proposito, per inciso, abbiamo agito già nel mese di novembre e ora stiamo osservando alcune risposte sia dai mercati finanziari che dall’economia reale da tale azione. Certamente occorrerà un tempo relativamente lungo perché i tassi di interesse propaghino la loro azione nell’economia.) Ma chiediamoci quali sono le cause di tale comportamento dell’inflazione. Prima di tutto: c’è deflazione? La risposta è no. C’è sicuramente bassa inflazione per un lungo periodo di tempo, ma non deflazione. Le aspettative inflazionistiche continuano a rimanere saldamente ancorate e non vediamo molte somiglianze con la situazione del Giappone degli anni ’90 e primi anni 2000. Se consideriamo la deflazione una diminuzione dei prezzi su ampia base, che si auto-alimenta e coinvolge diversi paesi, non la vediamo. Tanto per darvi un altro elemento di informazione: durante il periodo di deflazione in Giappone, oltre il 60% delle merci ha subito un calo dei prezzi, mentre le stesse percentuali per la media dell’area euro sono molto più basse. Dobbiamo anche mettere queste cifre in prospettiva. In primo luogo, i tassi di inflazione nell’area euro oggi non sono molto inferiori a quelli degli Stati Uniti, dove la ripresa è molto più avanzata di quella della zona euro. In secondo luogo, se guardiamo indietro vediamo che dopo le due precedenti crisi finanziarie, la crisi asiatica alla fine degli anni 1990 e la crisi di Lehman Brothers nel 2009, l’inflazione era circa la stessa. Questo ci dà qualche prospettiva. Non lo dico per ignorare il rischio di una bassa inflazione per un periodo prolungato di tempo: è chiaro che l’aggiustamento con la bassa inflazione è più difficile, e il fatto stesso di avere una bassa inflazione per un periodo prolungato di tempo è di per sè un rischio. Quindi, merita grande attenzione da parte della BCE. Tuttavia, se guardiamo le cause di questa bassa inflazione, vediamo che è guidata soprattutto dai prezzi alimentari ed energetici. La seconda causa potrebbe essere una domanda debole e l’alta disoccupazione: ora, come abbiamo visto negli ultimi mesi, vi è una modesta ripresa che mostra segni incoraggianti e vediamo che la domanda si rafforza sempre più. Come ho detto molte volte, dobbiamo essere estremamente cauti su questa ripresa, perché è ancora fragile, è ancora irregolare e parte da livelli di attività davvero bassi. Ma, finora, procede. Dobbiamo anche chiederci se ci sono prove che la gente posticipa i piani di spesa (cosa che si tiene sotto osservazione in un contesto di rischio deflazionistico). E non abbiamo alcuna prova di questo, in questo momento. Vediamo che la fiducia dei consumatori è in realtà in aumento e che i tassi di risparmio restano stabili, almeno fino al terzo trimestre del 2013, che è l’ultimo dei dati che abbiamo. Ma è un quadro complesso perché, sull’altro piatto della bilancia, si vede che gli aumenti dell’IVA non sono stati passati ai prezzi in Italia o, finora, in Francia. E le vendite al dettaglio nel periodo di Natale non sono state incoraggianti. Quindi, questo dimostra che, anche se abbiamo segnali graduali di ripresa, la capacità delle imprese di imporre i prezzi (pricing power) è ancora debole. Poi, quando guardiamo al lato dell’offerta, vediamo che gran parte dell’aggiustamento, gran parte del calo dell’inflazione core, in realtà proviene dai quattro paesi con programma: Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia. Il che, tutto sommato, indica che si tratta di un adeguamento relativo dei prezzi (svalutazione interna – NdT) piuttosto che un fenomeno di deflazione.
Sto cercando di darvi un senso della complessità del quadro, il che spiega  perchè, invece di prendere una qualsiasi decisione oggi, abbiamo aspettato.

3(Brian Blackstone, Wall Street Journal) Torno all’inflazione, anche dopo la sua lunga spiegazione. Lei ha detto che avete preso più tempo, nella dichiarazione introduttiva ha indicato ulteriori informazioni e analisi disponibili ai primi di marzo. Significa forse che oggi state rinviando l’azione, che state rimandando un ulteriore stimolo, piuttosto che decidere di non farlo? E che cosa dovrebbero tenere d’occhio le persone che seguono la BCE per capire se la prospettiva a medio termine sull’inflazione sta cambiando?
L
a mia seconda domanda è sul quantitative easing e alcuni suoi commenti a Davos. Lei ha ricordato il divieto di finanziamento monetario e che la BCE non ha piani di acquisto di titoli di Stato, come la Fed, la Banca del Giappone e la Banca d’Inghilterra. Perché l’acquisto di titoli di Stato per fini di politica monetaria sarebbe finanziamento monetario?

Draghi – La ragione per la decisione odierna di non agire ha in effetti a che fare con la complessità della situazione che ho appena descritto, e con la necessità di acquisire maggiori informazioni. In questo senso la situazione attuale è diversa da quella del mese di novembre. In che senso è diversa? Anzitutto le proiezioni macroeconomiche del nostro staff, che usciranno per la nostra riunione di politica monetaria di marzo, conterranno per la prima volta le previsioni per il 2016, e questo è un cambiamento molto significativo del set di informazioni da usare per la nostra analisi. Il secondo fattore che ci ha portato a riflettere è che gli andamenti monetari e creditizi entro fine 2013, che appaiono sottotono – anche se si stanno stabilizzando, in particolare i flussi di credito – sono influenzati dal comportamento delle banche in vista della Asset Quality Review (AQR) che la BCE farà nel corso del 2014, in quanto i dati su cui l’AQR sarà eseguita sono quelli della fine 2013. Quindi non si può  escludere che le banche abbiano cercato di presentare alla fine del 2013 i loro migliori dati, e che questo abbia inciso sui flussi di credito, per cui nelle prossime settimane potremmo avere cifre diverse a tale proposito. Il terzo motivo, a cui abbiamo brevemente accennato prima, sono gli sviluppi nei mercati emergenti: dobbiamo guardare oltre la recente elevata volatilità in tutti i parametri di queste economie per capire se è un fenomeno temporaneo o qualcosa che durerà per qualche tempo. Chiaramente le conseguenze per la crescita mondiale e lo sviluppo del mondo sono diversi. Inoltre l’ampiezza dell’indebolimento delle economie emergenti non è ancora chiaro, quindi abbiamo bisogno di ulteriori analisi. Infine, c’è un altro elemento di informazione che ancora non abbiamo e che sta per uscire, probabilmente la prossima settimana, e cioè il dato del PIL dell’ultimo trimestre del 2013. Ma, come ho detto più volte, siamo intenzionati e pronti ad agire. Abbiamo confermato la nostra forward guidance, con i tassi di interesse ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo.
A proposito di quello che ho detto a Davos: i prestiti si stanno stabilizzando ma rimangono deboli. Le cose potrebbero andare meglio, o restare come sono, o addirittura peggiorare. Cosa abbiamo intenzione di fare al riguardo? Anzitutto, non tutti i prestiti stanno effettivamente andando male: le emissioni di obbligazioni societarie – fondamentalmente prestiti provenienti dai mercati dei capitali – non vanno male, è invece il canale del credito bancario ciò su cui dobbiamo concentrarci. (Per inciso: i dati sui flussi di credito degli ultimi due mesi sono negativi, ma non così negativi come prima, nel senso che si stanno stabilizzando. Se a questo si aggiunge l’emissione di obbligazioni societarie da parte di società non finanziarie, cioè da parte delle imprese, si vede che non si arriva esattamente a zero, ma molto vicino ad un livello di cambiamento zero nei flussi di credito. In altre parole: l’emissione delle obbligazioni societarie quasi compensa il calo dei flussi di credito negli ultimi due mesi dell’anno. Quindi dobbiamo concentrarci sul canale del credito bancario.) Ora abbiamo un dato utile nel valutare le condizioni attuali delle banche: l’indagine sul credito bancario. Una indagine sul credito bancario, tra le altre cose, valuta come gli standard creditizi cambiano nel tempo a seconda dei vari tipi di fattori. Un fattore che osserviamo è la percezione del rischio da parte dei finanziatori, delle banche. Piuttosto interessante è che l’effetto della percezione del rischio sul credito bancario nell’area euro è in gran parte allo stesso livello del 2010, e anche a livelli pre-crisi. Questo non significa che la percezione del rischio è scomparsa, la percezione del rischio rimane, ma il suo effetto sulla stretta è molto meno forte di quanto non fosse prima. Tutto questo dimostra non solo che c’è maggiore fiducia nelle banche – in realtà, la fiducia è aumentata dal luglio 2012 – ma anche che questa fiducia si sta traducendo in una migliore condizione di prestito. Qualche parola sugli effetti della AQR sui prestiti: è abbastanza chiaro, anche alla luce di quanto ho appena detto, che le banche in vista dell’AQR hanno effettuato del deleveraging, in alcuni casi anche significativi deleveraging. Quindi le conseguenze a breve termine dell’AQR sono che le banche devono ripulire i loro bilanci, sanno che faremo luce su ciò che è nei loro bilanci, e vogliono presentare bilanci puliti, il che ha un effetto negativo sul credito. Ma nel medio-lungo termine, che in realtà inizia adesso, perché i dati sono quelli del 2013, l’AQR sarà positiva per il prestito, perché aumenterà la fiducia nel sistema bancario, riaprirà i mercati dei capitali per le banche (come stiamo già vedendo) e causerà ciò che le autorità di vigilanza chiamano “pronta azione correttiva” (prompt corrective action), cioè eleverà gli standard di capitale, il provisioning e così via. Stiamo già assistendo a questo, e noi diamo il benvenuto a questa azione che si svolge anche prima della nostra AQR. Tutto ciò significa che in un futuro non troppo lontano avremo un settore bancario più resistente in grado di prestare più di quanto avrebbe fatto senza l’AQR. Tendiamo a dimenticare che in fondo nascondere i bilanci delle banche, conservare la loro opacità, non aiuta di prestito, in realtà danneggia il prestito. Quindi questo è l’altro fattore. Infine ho accennato a Davos alle asset-backed securities (ABS). Noi pensiamo che un rilancio di un certo tipo di ABS, il cosiddetto plain vanilla ABS, che può confezionare insieme i prestiti bancari, essere definito dal mercato nel rating e nel prezzo e scambiato, sarebbe uno strumento molto importante per il rilancio dei flussi di credito e anche per la nostra politica monetaria. (Per inciso, la nostra politica monetaria beneficerà anche dell’AQR, perché, se il canale del credito bancario tornerà a funzionare, i nostri tassi di interesse si tradurranno in tassi più bassi).

4(Johanna Treeck, Market News) Mi permetta di provare a riformulare la domanda precedente: avete qualche preoccupazione sulla legalità del quantitative easing tramite titoli di Stato nell’area euro?
La mia seconda domanda è sugli ABS. Lei ne ha parlato più volte, e non era la prima volta a Davos. Ma su che scala temporale ne sta parlando? Quanto rapidamente possiamo creare un tale mercato? Può accadere nel corso di quest’anno o può richiedere cinque anni?
E una domanda sulla vostra discussione: qualche membro del Consiglio direttivo ha spinto per un taglio dei tassi questo mese?

Draghi – Parto dall’ultima domanda: c’è stato un ampio dibattito in cui tutti gli strumenti di politica monetaria sono stati non esaminati ma solo citati. Ma la maggior parte, se non tutta, la discussione si è concentrata sull’esigenza di  informazioni supplementari e sull’incertezza. Questa è la sostanza vera della discussione del Consiglio direttivo di oggi.
Sulla sua prima domanda: ho detto più volte e continuo a ribadire che, nel perseguimento del nostro mandato di mantenere la stabilità dei prezzi, possiamo usare tutti gli strumenti consentiti dal Trattato. Non vi è alcun problema di legalità. E allo stesso tempo il Trattato vieta il finanziamento monetario. Quindi sappiamo cosa è ammissibile e cosa no. Quindi: tutti gli strumenti. Mi sono concentrato sull’acquisto di ABS, di asset privati, perché dobbiamo concentrarci sul canale del credito bancario. Ma questo non significa che l’acquisto di altri asset non sia ammissibile, a condizione che ciò non violi il divieto di finanziamento monetario: posto, se non mi sbaglio, dall’articolo 123 del Trattato – non è difficile da ricordare. Lo ripeto: la cosa fondamentale è l’obiettivo di perseguire il nostro mandato di mantenere la stabilità dei prezzi. Dobbiamo tenere questo in mente.

5(Suzanne Lynch, The Irish Times) Giusto un anno fa, il governo irlandese si è impegnato in un accordo in base al quale le cambiali che erano utilizzate per ricapitalizzare le istituzioni finanziarie sono state sostituite da obbligazioni a lungo termine. All’epoca, la BCE ha preso atto di questo, ma ha detto che avrebbe dovuto rivedere la cosa per verificare se fosse in conformità con le norme del finanziamento monetario. Due domande. Numero uno: avete discusso di questo o quando discuterete di questo? Numero due: che tipo di richieste fareste alla banca centrale irlandese se accertaste che questo accordo era davvero in violazione dell’articolo 123?

Draghi – Beh, alla seconda domanda rispondo subito: vedremo. Non lo sappiamo in anticipo, dovremo vedere cosa troviamo. E, per quanto riguarda la prima domanda, stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie e la valutazione del Consiglio direttivo sarà nota a tempo debito, dopo il completamento di questo monitoraggio.

6(Mark Schroers, Boersen-Zeitung) Due domande. La prima è ancora sull’inflazione. Lei ha detto che le cifre dell’inflazione in gennaio erano inferiori al previsto. Credo che questo rafforzerà la speculazione che dovrete rivedere al ribasso le vostre proiezioni per il 2014 in marzo. Molti dicono che questo potrebbe essere un trigger per un ulteriore allentamento monetario. Ma lei ha detto che dobbiamo considerare non solo le cifre ma anche le ragioni di una bassa inflazione. Questo significa che, anche in caso di revisione al ribasso, questo non sarebbe automaticamente un trigger per un ulteriore taglio dei tassi o qualcosa di simile?
La seconda domanda è più generale. Più volte in passato lei ha sottolineato la necessità di una comunicazione chiara, e avete introdotto la forward guidance per essere più trasparenti. Ma, se si guarda ai mercati prima riunione odierna, c’era un elevato grado di incertezza su come avreste reagito agli ultimi sviluppi e cosa avreste deciso. Questo significa che la vostra strategia di comunicazione non funziona o è piuttosto che non potete  dare certezze se voi stessi siete incerti? Grazie.

Draghi – Se per incertezza e scarsa comunicazione intende che non annunciamo la data e l’ora esatta dei tagli con due o tre anni di anticipo, sì, la nostra comunicazione è povera: noi non lo facciamo. Il nostro dovere è dare ai mercati non quello che lei sembra suggerire, ma una chiara spiegazione della nostra funzione di reazione (reaction function). Certo, io sono un osservatore di parte, ma credo che abbiamo migliorato la nostra comunicazione in questo. Penso che i mercati certamente capiscono la nostra funzione di reazione meglio di un anno fa o anche di due anni fa. C’è davvero stato un costante miglioramento. Abbiamo introdotto diverse modifiche alla nostra comunicazione e alla conferenza stampa.
Sulla prima questione: come potete vedere, vi ho dato un quadro abbastanza completo e complesso di quello a cui guardiamo al fine di decidere la nostra reazione ad un tasso di inflazione che rimarrà basso per un periodo prolungato di tempo. Penso che quello che ho detto prima, in queste lunghe risposte, è sufficiente per costruire una funzione di reazione abbastanza precisa.

7(Sakari Suoninen, Reuters) Due domande. La prima: per tornare ai mercati emergenti, ci sarà un incontro del G20 a fine mese. Sosterrà un’azione coordinata per cercare di porre fine alle turbolenze?
La
seconda domanda è sui tassi di interesse e gli strumenti. Lei dice di prevedere un periodo molto lungo o lungo di bassa inflazione. Qual è il migliore strumento per contrastare questo fenomeno e perché non tagliate i tassi dato che siete comunque sotto l’obiettivo?

Draghi – La risposta alla seconda domanda è che vogliamo vedere chiaramente oltre l’attuale incertezza. Quando dico che prevediamo un tasso di inflazione basso per un periodo prolungato di tempo, ciò dipende dalle informazioni che abbiamo ora. Ecco perché è così importante analizzare le informazioni prima di prendere decisioni che avranno un effetto per un periodo prolungato di tempo. Come sappiamo, le variazioni dei tassi di interesse richiedono tempo per influenzare l’economia. Direi che da quando i mercati si sono stabilizzati, il tempo necessario perché le modifiche dei tassi di interesse influenzino l’economia reale è diminuito. In altre parole, l’efficacia della nostra politica monetaria è migliorata. Ma vogliamo vedere esattamente ciò che le prossime informazioni diranno in termini di cause, prospettive e durata di questo fenomeno, e ogni proiezione sui prezzi, ogni proiezione sull’inflazione che facciamo è ovviamente condizionata dalle informazioni che abbiamo fino a quel momento, come lo è ogni azione o decisione che prendiamo.
Sulla sua prima domanda: ci sono state richieste di un maggiore coordinamento della politica monetaria a seguito delle ricadute che le decisioni di politica monetaria di una importante giurisdizione monetaria – non noi – hanno avuto sul resto del mondo. Permettetemi di fare un punto generale a questo proposito. Ciascuna autorità di politica monetaria, ogni banca centrale, ha il suo specifico mandato. La sua priorità è sempre di rispettare il mandato, che nel nostro caso è mantenere la stabilità dei prezzi. Se si considera bene cosa il termine coordinamento implica, si vede che il  coordinamento, in senso stretto, potrebbe implicare che una banca centrale prende una decisione che non avrebbe preso se non ci fosse il coordinamento. E questo diventa difficile, perché innanzitutto tutti noi dobbiamo rispettare il nostro mandato e i mandati sono decisi dai nostri legislatori, i legislatori nazionali. Allo stesso tempo, penso che gli scambi di informazioni e le discussioni sono estremamente utili. Abbiamo molte opportunità per tali scambi nel G20, come lei ha detto, nella BIS (Bank of International Settlements), nell’IMF (International Monetary Fund) e in molte altre sedi di dibattito. Se pensiamo che questo non è sufficiente, possiamo certamente migliorare questo aspetto.

8 (Nikkei) La mia prima domanda è un seguito della precedente. Il governatore della Reserve Bank of India, Raghuram Rajan, ha criticato le politiche economiche “egoistiche” perseguite dalle economie avanzate e ha detto che la cooperazione monetaria internazionale è si è rotta. Lei condivide questa idea?
La mia seconda domanda: lei ha detto che c’è una differenza tra l’esperienza di deflazione in Giappone e la situazione attuale in Europa. Ma viviamo in un mondo totalmente diverso rispetto al 1990 e il 2000. Mr Rajan ha detto che la pressione deflazionistica è comune tra le economie avanzate. Si può avere una nuova visione su questo fenomeno. Cosa ne pensa di questa situazione? Grazie.

Draghi – Per quanto riguarda la seconda domanda, la situazione è completamente diversa da quella che il Giappone visse in quel momento nel senso che il Giappone aveva deflazione e noi no. Ho già elencato la lunga lista di motivi per cui la situazione è diversa, compreso l’attivismo della politica monetaria della BCE in una fase relativamente precoce e la condizione dei bilanci del settore privato (sia banche che imprese) nell’area euro rispetto a quello che accadeva a quel tempo in Giappone. Ma l’altra cosa che lei ha detto è assolutamente giusta: ci sono certamente alcuni fattori globali che mantengono bassa l’inflazione. Non accade solo nella zona euro. Negli Stati Uniti l’inflazione è più alta che nella zona euro, ma è ancora bassa – particolarmente bassa se si considera lo stato della loro ripresa, che è di molto più avanzato del nostro.
L’altra domanda che ha posto è sul coordinamento e l’egoismo delle autorità di politica monetaria negli Stati Uniti, Europa, Regno Unito e Giappone. Mr Rajan è davvero un ottimo economista. Ciò che dovrebbe dimostrare per parlare di egoismo è che le azioni di politica monetaria negli Stati Uniti, della BCE e così via sono stati decisi per motivi diversi dal rispettare il mandato e che, in conseguenza a ciò, sono state dannose per altri paesi. Come ho detto, la priorità per tutti noi è la conformità con il mandato, che per noi è mantenere la stabilità dei prezzi e per la Federal Reserve Board è il doppio mandato. Ma Mr Rajan è un economista così bravo e un tale eccellente banchiere centrale che può avere idee molto interessanti su questo tema e non vedo l’ora di discuterne con lui al prossimo G20.

9 (Jean-Philippe Lacour, Les Echos) Signor Presidente, due domande. Abbiamo sentito oggi lunghe spiegazioni sul perché la BCE è in standby mode, su come sono necessarie ulteriori informazioni, come il quadro è complicato e così via. Avreste lo stesso atteggiamento freddo se il tasso di inflazione fosse al 3%, cioè non sotto ma sopra l’obiettivo a medio termine? Alcuni osservatori parlano di questo e mettono in questione la simmetria del target di inflazione. Qual è la sua opinione su questo?
Seconda domanda: in questi ultimi giorni, i politici tedeschi hanno fortemente criticato la cosiddetta “rotation votes rule” all’interno del Consiglio direttivo. Quando la Lituania entrerà a far parte dell’euro, probabilmente nel 2015, la regola verrà applicata e questo significa, per esempio, che la Bundesbank sarà esclusa dal voto in una sessione su cinque. Domanda: lei direbbe che questa regola, che è stato adottata dieci anni fa in un contesto molto diverso, è ancora giustificata oggi in un momento in cui per preservare la zona euro vengono presi tutti i tipi di decisione e possibilmente da tutti i membri?

Draghi – No, non ho affatto un atteggiamento freddo rispetto all’attuale livello dei tassi di inflazione. Ho appena detto che questi livelli di inflazione per un periodo prolungato di tempo, sono un rischio di per sè: sono un rischio per la ripresa, sono un rischio per il peso del debito in termini reali, e sono un rischio per un varietà di ragioni. Allora, lasciatemi dire ancora una volta che noi siamo attenti a questo rischio e siamo pronti e disposti ad agire. Questo è un punto generale che voglio ribadire. Il secondo punto è che, se si guarda l’esperienza della BCE dalla sua nascita, essa ha garantito la stabilità dei prezzi raggiungendo l’obiettivo vicino ma inferiore al 2% in un modo davvero notevole. Alcuni dicono con più successo rispetto a qualsiasi altra banca centrale, sia durante la vita della BCE che in precedenza. Questo significa anche che ad un certo punto l’inflazione è stata superiore al 2% e la BCE non ha agito, mentre altre volte ha agito, perché quello che conta è la prospettiva a medio termine, e nel valutare le prospettive a medio termine quello che conta sono le cause che determinano il tasso di inflazione. Quindi, ribadisco che abbiamo un atteggiamento simmetrico.
La seconda domanda riguarda la rotazione. Prima di tutto questo non dipende dai banchieri centrali ma dai legislatori. In secondo luogo, è nel Trattato, quindi è un fatto. Non lo so: si può cambiare il trattato, si può cambiare la rotazione. Ma certamente non è facile da modificare e, in ogni caso, non sta a noi. Detto questo, sono assolutamente fiducioso che tutte le banche centrali nazionali avranno molte opportunità di esprimere le loro opinioni, di decidere di conseguenza e di contribuire al processo decisionale, a prescindere dal regime di rotazione.

10(Claire Jones, Financial Times) Prima di tutto, lei ha parlato della disomogeneità della ripresa. Sarebbe bello se ci potesse parlare un po’ anche della disomogeneità delle dinamiche di disinflazione. Lei ha ricordato che nei quattro paesi partecipanti al programma è dovuto all’aggiustamento, ma abbiamo una inflazione abbastanza significativamente al di sotto del target anche in Francia e in Italia. Quindi può commentare un po’ le dinamiche disinflazionistiche operanti lì?
In secondo luogo, sulle turbolenze nei mercati emergenti e sulle banche centrali che agiscono entro i propri mandati. Ok, ma non erano molti di quei mandati stati creati in un clima intellettuale in cui si pensava che l’inflation targeting unito a un tasso di cambio flessibile bastasse per la stabilità del sistema monetario globale? Ora che questo genere di ortodossia intellettuale si è dimostrata pretenziosa non è un po’ un lavarsene le mani dire: “bene, dobbiamo agire all’interno dei nostri mandati” se i mandati portano un sacco di instabilità e di rischio nel sistema monetario globale?
E, infine, sarebbe possibile chiarire una volta per tutte la questione del  finanziamento monetario non è forse che, se lo volete, potete acquistare titoli di Stato sul mercato secondario e ciò non è vietato dal Trattato?

Draghi – Rispondo prima alla tua terza domanda. Sì, è possibile, è stato fatto e non era in violazione del Trattato. Pensate al Securities Markets Programme, che era un caso del genere.
La sua prima domanda riguarda la disomogeneità della ripresa e anche della disinflazione. Ho detto prima che una buona parte della performance sottotono dell’inflazione core è dovuta all’inflazione molto bassa nei paesi partecipanti al programma. Ciò in parte è certamente dovuto all’aggiustamento relativo dei prezzi, che è benvenuto. In parte è probabilmente dovuto alla debolezza della domanda e agli elevati livelli di disoccupazione, che sono ancora molto elevati nei paesi del programma e nei paesi stressed, rispetto ad altre regioni dell’area euro. Quindi stiamo osservando con grande attenzione questi sviluppi, perché non esiste una sola causa nettamente distinguibile. Ci sono due cause, e una di queste va certamente controllata con molta, molta attenzione.
Sul secondo punto: il mandato, il coordinamento e la cooperazione. Le sa che gli attuali mandati sono stati decisi in tempi diversi, ma la questione del coordinamento della politica monetaria al fine di minimizzare le ricadute da un altro paese ci ha accompagnati, direi, dalla Seconda Guerra Mondiale. E’ stato con noi nel periodo dei tassi di cambio fissi, quando il coordinamento era massimo, durante il periodo di Bretton Woods. Ed è stato con noi dopo, quando abbiamo avuto tassi di cambio flessibili. A volte questi sforzi di coordinamento hanno avuto successo – se pensiamo al Louvre Agreement, al Plaza Agreement – nell’elaborazione di nuovi sistemi di regimi di cambio. Quindi si può certamente non escluderlo. Quando questo coordinamento non impedisce il rispetto dei mandati nazionali – né al momento in cui è deciso, né in prospettiva – allora è certamente qualcosa che si può discutere. Ma uno dei motivi per cui questi accordi di coordinamento hanno fallito è proprio che, ad un certo punto, andavano contro i mandati nazionali. E tutti noi possiamo ben ricordare vari esempi di coordinamento che sono crollati a causa di questo fatto.

11(Tonia Mastrobuoni, La Stampa) La mia prima domanda è se avete discusso oggi anche la possibilità di acquistare azioni e la possibilità di un taglio dei tassi.
E la mia seconda domanda è: lei ha detto che l’attuale livello di inflazione resterà per molti mesi. Non crede che questo 0,7% o 0,8% sia già una sorta di fallimento della politica monetaria della banca centrale?

Draghi – Come ho detto prima, abbiamo discusso tutti gli strumenti, ma francamente non abbiamo discusso l’acquisto di azioni. Non abbiamo ancora raggiunto quel punto.
Sull’altra questione, stiamo ragionando su questo. Il fatto che stiamo spendendo così tanto tempo e fatica ad analizzare dell’inflazione dimostra che siamo sempre determinati a raggiungere un obiettivo di inflazione vicino, ma inferiore al 2%. Dobbiamo giudicare le nostre prestazioni, in un ambiente di disinflazione globale, in modo che nel medio termine il nostro obiettivo sia raggiunto.

12(Domenico Conte, Ansa) Due domande. La prima ancora una volta sul  quantitative easing: se la BCE mai dovesse intraprendere del QE, il fatto che è già in vigore un vero e proprio programma di acquisti sul mercato – l’OMT – sarebbe un impedimento per l’acquisto di titoli di Stato o altre attività nei mercati ? Sto parlando solo di un’ipotesi teorica.
La mia seconda domanda riguarda l’AQR. Il comunicato stampa sull’AQR menziona il fatto che, insieme agli strumenti Common Equity Tier 1 (CET1), sono ammissibili strumenti di capitale aggiuntivi che si trasformano obbligatoriamente in CET1. Mi chiedevo se tra tali strumenti la BCE potrebbe prendere in considerazione anche titoli ibridi e se tali titoli ibridi possano essere parte di ipotetici acquisti sul mercato da parte della BCE?

Draghi – Mr Constâncio che lunedì scorso ha emesso il comunicato insieme al presidente del Consiglio di Sorveglianza, Danièle Nouy, risponderà alla sua  seconda domanda.
Sulla prima, posso sbagliarmi, ma al primo sguardo non vedo alcun rapporto tra i due programmi. L’OMT è un programma ben preciso che potrebbe essere attivato solo se determinate condizioni sono verificate e ha come obiettivo i rischi per la stabilità che potrebbero provenire dai rischi ridenominazione. No, a occhio non direi che ci sia alcun rapporto.

Constâncio – In primo luogo, solo un promemoria che questa possibilità, che è effettivamente nella nota informativa che abbiamo pubblicato, è soggetta a diverse condizioni. In primo luogo, può essere utilizzato solo nello scenario avverso degli stress test. Perché? Perché abbiamo detto che per lo scenario avverso, i requisiti patrimoniali non possono essere richiesti immediatamente. Caso diverso è se risulta dall’AQR o dallo scenario di base – poi,  naturalmente, eventuali carenze dovrebbero essere soddisfatte con altri strumenti. Per lo scenario avverso, che è uno scenario che ha un certo grado di rischio di accadere ma non è una certezza che accadrà, si accettano questi tipi di ibridi. Questa è la prima condizione. La seconda condizione è che essi devono essere totalmente obbligatori. E’ qualcosa che deve essere nel contratto, oppure, se lo si desidera, nei termini dell’assicurazione, di tali strumenti – e cioè il supervisore può convertirli in capitale. Deve essere lì. E la terza condizione è che qualsiasi innesco per la conversione deve essere legato alla soglia di uno scenario avverso. Queste tre condizioni devono essere soddisfatte. Come vedete, è una possibilità relativamente ristretta.
Per quanto riguarda la possibilità che la BCE acquisti tali strumenti, non è mai stata discussa e penso che non sarà mai discussa, tanto meno decisa.

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