Conferenza stampa 8 maggio 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Brussels, 8 Maggio 2014

Video, Versione inglese, Salta alle Domande e risposte

 

Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il vice-presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Vorrei ringraziare il Governatore Coene per la sua gentile ospitalità ed esprimere la nostra speciale gratitudine al suo staff per l’eccellente organizzazione della riunione odierna del Consiglio direttivo. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze Dijsselbloem.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere immutati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Le informazioni in arrivo confermano che la moderata ripresa dell’economia dell’area euro sta procedendo in linea con la nostra precedente valutazione. Allo stesso tempo, le più recenti informazioni sono coerenti con l’aspettativa di un prolungato periodo di bassa inflazione, seguito da un graduale movimento al rialzo dei tassi di inflazione. I segnali dell’analisi monetaria confermano il quadro di debole pressione sui prezzi nell’area euro nel medio termine. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

Guardando al futuro, monitoreremo molto da vicino gli sviluppi economici e monetari. Manterremo un elevato grado di accomodamento monetario e interverremo rapidamente, se necessario, con un ulteriore allentamento della politica monetaria. Ribadiamo che continuiamo a prevedere che i tassi di interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali o a livelli più bassi per un periodo prolungato di tempo. Tale aspettativa si basa su una prospettiva sottotono per l’inflazione estesa al medio periodo, data la vasta debolezza dell’economia, l’elevato grado di capacità inutilizzata e la debolezza delle dinamiche di creazione del denato e del credito. Il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche strumenti non convenzionali, nell’ambito del suo mandato, al fine di far fronte efficacemente ai rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Ulteriori informazioni e analisi riguardanti le prospettive per l’inflazione e la disponibilità di prestiti bancari al settore privato saranno disponibili ai primi di giugno.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. Nel corso dell’ultimo trimestre del 2013 il PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente, aumentando così per tre trimestri consecutivi. Gli indicatori e le indagini congiunturali confermano che la moderata ripresa in corso è proseguita nel primo trimestre del 2014 e all’inizio del secondo trimestre. Guardando al futuro, la domanda interna dovrebbe continuare ad essere sostenuta da una serie di fattori, tra cui la politica monetaria accomodante, i continui miglioramenti delle condizioni finanziarie che si fanno strada nell’economia reale, i progressi compiuti nel consolidamento fiscale e nelle riforme strutturali, e l’andamento dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo, anche se i mercati del lavoro si sono stabilizzati e mostrato i primi segni di miglioramento, la disoccupazione resta alta nella zona euro e, nel complesso, la capacità inutilizzata continua ad essere consistente. Inoltre, il tasso di crescita dei prestiti delle MFI al settore privato è rimasto negativo in marzo e i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continuano a pesare sul ritmo della ripresa economica.

I rischi per le prospettive economiche dell’area euro continuano ad essere orientati verso il basso. I rischi geopolitici, nonché gli sviluppi nei mercati finanziari mondiali e nelle economie di mercato emergenti, possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso sono: una domanda interna più debole del previsto e l’insufficiente attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro, così come una crescita delle esportazioni più debole del previsto.

Secondo la stima rapida Eurostat, l’inflazione HICP dell’area euro è stata dello 0,7% nel mese di aprile 2014, dal 0,5% di marzo. Come previsto, data la tempistica della Pasqua, l’incremento è dovuto principalmente ad un aumento dei prezzi dei servizi. Sulla base delle informazioni attuali, l’inflazione HICP dovrebbe rimanere intorno agli attuali bassi livelli anche nei prossimi mesi, prima di crescere solo gradualmente nel corso del 2015, per raggiungere livelli più vicini al 2% verso la fine del 2016. Le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurosistema saranno disponibili ai primi di giugno. Le aspettative di inflazione a medio-lungo termine restano saldamente ancorate in linea con la stabilità dei prezzi.

Il Consiglio direttivo ritiene che i rischi nell’evoluzione dei prezzi, sia al rialzo che al ribasso, siano limitati e sostanzialmente bilanciati nel medio periodo. In questo contesto saranno monitorate attentamente le possibili ripercussioni sull’inflazione dei rischi geopolitici e dei tassi di cambio.

Passando all’analisi monetaria, i dati di marzo 2014 continuano a indicare una crescita modesta dell’aggregato monetario ampio (M3). La crescita annua di M3 è scesa all’1,1% in marzo, dall’1,3% di febbraio. La crescita dell’aggregato monetario ristretto M1 è rimasta robusta, ma è scesa al 5,6% in marzo, dopo il 6,2% di febbraio. L’incremento della posizione netta sull’estero delle MFI rimane il principale fattore di sostegno alla crescita di M3, riflettendo in parte il continuo interesse degli investitori internazionali in asset dell’area euro.

Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -3,1% a marzo, invariato rispetto a febbraio. La dinamica debole dei prestiti alle società non finanziarie continua a riflettere il rapporto ritardato con il ciclo economico, il rischio di credito e l’aggiustamento dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Il tasso di crescita annuale dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si è attestato allo 0,4% a marzo 2014, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013.

L’indagine sul credito bancario di aprile 2014 ha confermato la stabilizzazione delle condizioni del credito per i prestiti alle imprese e alle famiglie. Gli standard di credito nel corso dei tre mesi precedenti sono rimasti sostanzialmente invariati per i prestiti alle imprese ma sono divenuti più accomodanti in termini netti per le famiglie. Sostanzialmente in linea con questi risultati, nel sondaggio sui finanziamenti alle piccole e medie imprese (PMI) per il periodo ottobre 2013 – marzo 2014, le PMI dichiarano che la disponibilità di credito bancario è diventata meno negativa ed è anzi migliorata in alcuni paesi dell’area euro. Secondo entrambe le indagini, le prospettive economiche generali hanno contribuito meno negativamente o addirittura positivamente a questi sviluppi. Allo stesso tempo, le banche continuano a segnalare ancora standard di credito restrittivi, se considerati in prospettiva storica.

Dall’estate del 2012, sono stati compiuti notevoli progressi nella situazione di finanziamento delle banche. Al fine di garantire una trasmissione della politica monetaria adeguata alle condizioni di finanziamento nei paesi dell’area euro, è essenziale che diminuisca ulteriormente la frammentazione dei mercati creditizi e che la resilienza delle banche sia rafforzata dove necessario. In questo contesto, è di fondamentale importanza la valutazione complessiva dei bilanci delle banche, in corso di svolgimento. Le banche dovrebbero sfruttare appieno questo esercizio per migliorare la loro posizione patrimoniale e la loro solvibilità, contribuendo in tal modo a superare ogni restrizione dell’offerta di credito che ostacoli la ripresa.

In sintesi, l’analisi economica conferma la nostra aspettativa di un prolungato periodo di bassa inflazione seguita da un graduale movimento al rialzo dei tassi di inflazione verso livelli più vicini al 2%. La verifica incrociata con le indicazioni dell’analisi monetaria conferma il quadro di debole pressione sui prezzi nell’area euro nel medio termine.

Per quanto riguarda le politiche fiscali, secondo le previsioni di primavera della Commissione europea, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche nell’area euro dovrebbe scendere ulteriormente, dal 3,0% del PIL nel 2013 al 2,5% quest’anno e al 2,3% nel 2015. Il rapporto debito/PIL dovrebbe stabilizzarsi al 96,0% nel 2014 e scendere al 95,4% nel 2015. Alla luce di rapporti ancora piuttosto elevati di debito e per migliorarne la sostenibilità, i paesi dell’area euro non dovrebbero rovinare i progressi compiuti con il consolidamento fiscale e dovrebbero rispettare gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita. Allo stesso tempo, sono necessarie  riforme strutturali vaste e ambiziose nei mercati dei prodotti e del lavoro per aumentare il potenziale di crescita della zona euro, per migliorare la capacità di aggiustamento e per ridurre l’elevato tasso di disoccupazione presente oggi in molti paesi dell’area euro. A tal fine, il Consiglio direttivo concorda con il Consiglio ECOFIN di martedì scorso che è necessaria un’azione decisa nei paesi in cui gli squilibri macroeconomici ostacolano il buon funzionamento dell’Unione economica e monetaria.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – (Claire Jones, Financial Times) Mr Draghi, nel suo discorso introduttivo, ha ribadito che esiste una volontà unanime di utilizzare strumenti non convenzionali in caso di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Ma c’è totale accordo su ciò che si intende con la frase “periodo troppo prolungato di bassa inflazione”? Potrebbe darci lumi su quando un prolungato periodo di bassa inflazione diviene un periodo troppo prolungato di bassa inflazione?
E una seconda domanda, se posso. Sentiamo sempre più lamentele da Parigi sulla forza dell’euro. Intende rispondere?

DraghiSulla prima questione (il periodo troppo prolungato di bassa inflazione): c’è un tale periodo quando crescono i rischi di dis-ancorare le aspettative di inflazione a medio termine. Questa è una definizione che tiene conto dei due elementi di questo concetto. Uno è il livello di inflazione, e cioè la bassa inflazione, e l’altro è il periodo di tempo durante il quale c’è bassa inflazione. Ho detto più volte che più lungo è il periodo, più grandi sono i rischi di un dis-ancoraggio delle aspettative di inflazione. Questa è la risposta alla sua prima domanda.
Per la seconda domanda, direi che negli ultimi giorni abbiamo ricevuto una gran quantità di consigli da personaggi politici, da istituzioni e, quasi ogni giorno ormai, sui tassi di interesse, sui tassi di cambio, ma anche, dall’altro lato della bilancia, sulla liquidità in eccesso. Quindi siamo certamente grati per tutti questi consigli e certamente rispettiamo le opinioni di tutte queste persone. Ma, in base al Trattato, noi siamo indipendenti. Quindi costoro dovrebbero capire che, se la cosa fosse vista come una minaccia alla nostra indipendenza, ciò potrebbe causare danni a lungo termine alla nostra credibilità.

2() Due domande. Un seguito sui tassi di cambio: la dichiarazione introduttiva ha confermato che la BCE è preoccupata per il tasso di cambio elevato. Un intervento nei mercati valutari sarebbe uno strumento possibile per abbassare il tasso di cambio? Ed è stato discusso dal Consiglio direttivo oggi?
Seconda domanda: il governatore Luc Coene ha recentemente detto che se la BCE decidesse di abbassare il tasso d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali (MRO), dovrebbe abbassare anche il tasso sui depositi, per avere un impatto sufficiente. Lei è d’accordo con il suo punto di vista?

Draghi – Sulla seconda questione lascio la parola al governatore Coene. Sulla prima domanda, sì certo, ne abbiamo discusso. Più avanti posso riferire il tono generale della discussione, ma fondamentalmente abbiamo discusso del tasso di cambio. Come ho detto molte volte, non è un obiettivo di politica moonetaria, ma certamente è molto importante per la stabilità dei prezzi e per la crescita. E il rafforzamento del tasso di cambio in un contesto di bassa inflazione è motivo di seria preoccupazione per il Consiglio direttivo.

Coene – Beh, posso solo confermare quello che ho detto in precedenza, e cioè che se si vuole veramente avere un impatto sui mercati, se si cambia solo un tasso lasciando gli altri invariati, si avrà un impatto minore rispetto a quando si sposta l’intero corridoio verso il basso. In questo caso si avrà un impatto molto maggiore.

3 – (Brian Blackstone, WSJ) Nelle ultime settimane abbiamo avuto un mix di valori molto bassi di inflazione e di dati economici piuttosto buoni. Avete qualche prova che la bassa inflazione stia davvero danneggiando l’economia della zona euro? E se no, perché siete preoccupati?
E, seconda domanda, lei ha citato l’incontro di giugno nella dichiarazione introduttiva. Sta segnalando che dovremmo aspettarci qualcosa in giugno? E, a proposito di inflazione e di prestiti bancari, su cui ha detto che avrete ulteriori informazioni, che tipo di informazioni guarderete per decidere se agire, in linea col vostro orientamento all’allentamento?

Draghi – Probabilmente il modo migliore per rispondere a entrambe le domande è darvi un resoconto del tipo di discussione che abbiamo avuto oggi, che va intesa come un’anteprima della discussione che avremo la prossima volta. Abbiamo avuto un ampio dibattito: mentre la ripresa si sta rafforzando in alcune parti dell’area euro, allo stesso tempo, il Consiglio direttivo non è rassegnato ad avere una bassa inflazione per troppo tempo, come ho detto prima.
Il secondo punto è che è vero che la ripresa sta procedendo, ma procede a ritmo lento e rimane ancora abbastanza modesta. E ci sono alcuni rischi al ribasso, che hanno a che fare con il possibile indebolimento della domanda globale, hanno a che fare con rischi geo-politici di grave rilevanza e che hanno a che fare con il tasso di cambio.
Il terzo punto trattato nella discussione sono le reali cause di questa bassa inflazione. Ne abbiamo discusso molte volte e sicuramente le cause più importanti sono i prezzi dell’energia e dei beni alimentari. Voglio dire che, se si prende il primo trimestre del 2012, quando l’inflazione era al 2,7%, e lo si confronta con il tasso di inflazione attuale dello 0,7%, l’80% della differenza di 2 punti percentuali è dovuto ai prezzi più bassi dell’energia e dei prodotti alimentari. Ma ora la questione che dobbiamo esaminare è se ci sono altri fattori oltre agli energetici e agli alimentari che mantengono bassa l’inflazione. Ebbene, alcuni di questi fattori sono: il tasso di cambio, l’eventuale domanda interna debole e i dati sull’occupazione deboli.
Il quarto punto discusso ha riguardato ciò a cui lei alludeva, cioè il rapporto tra i flussi di credito e il ciclo economico. Uno dei motivi per cui non abbiamo previsto una seria ripresa del credito per un certo tempo è che c’è una relazione ritardata tra credito e ripresa del ciclo economico, e questo è certamente qualcosa su cui terremo gli occhi nelle prossime settimane e, direi anche, nei prossimi mesi.
E, come ho detto, abbiamo discusso del tasso di cambio.
Quindi, alla fine di questa discussione, direi che il Consiglio direttivo è disponibile (comfortable) ad agire al prossimo incontro, ma prima vogliamo vedere le proiezioni dello staff che usciranno all’inizio di giugno.

4(Jeff Black, Bloomberg) Mr Draghi, lei ha appena detto un secondo fa, che il Consiglio direttivo è disponibile ad agire il mese prossimo. Dobbiamo intenderlo nel senso che vi è già consenso sul fare qualcosa? E se è così, ci potrebbe dire se questo qualcosa è un taglio dei tassi o se state considerando un’altra opzione?
Il mio secondo punto riguarda quanto sta accadendo nei mercati monetari nelle ultime due settimane. Abbiamo visto volatilità, soprattutto nella parte a breve termine della curva dell’EONIA ci sono stati picchi al di sopra del tasso di riferimento. Potrebbe spiegarci come vedete tutto ciò: si tratta di una normalizzazione nel funzionamento dei mercati monetari o è una minaccia e richiede il vostro intervento?

Draghi – Direi che c’è consenso sulla insoddisfazione per l’andamento previsto per l’inflazione, e quindi c’è consenso nel non essere rassegnati a tale andamento come un fatto di natura, il che porterebbe ad avere un consenso sulla linea di azione, ma, come ho detto prima, dopo aver visto le proiezioni che usciranno all’inizio di giugno.
Sull’altro punto, lei ha assolutamente ragione. Ci sono stati sviluppi nel corso delle ultime settimane che hanno aumentato la volatilità dei tassi del mercato monetario a brevissimo termine, con picchi del tasso. Ora, questi fenomeni sono causati da una serie di fattori specifici e da una varietà di fattori autonomi. Piuttosto che guardare a questi, mi concentrerò su due, a mio parere, importanti dimensioni della cosa.
La prima è che, nonostante l’elevata volatilità e, in qualche misura, i livelli più elevati del tasso a breve termine, questo è rimasto confinato a maturità inferiori alla settimana e non si è mai trasferito alla curva dei tassi a medio termine. E questo può essere dovuto a uno dei (o a entrambi i) seguenti fattori: la certezza da parte dei mercati che, se dovessimo vedere tale trasmissione al medio termine, certamente agiremmo, essendo una delle contingenze che ho indicato per l’azione; la certezza che questi fattori sono temporanei e destinati a scomparire, come è avvenuto in altre occasioni. Quindi questa è una dimensione molto importante.
L’altra importante dimensione, su cui vale veramente la pena di focalizzarsi, è che la quantità di liquidità sul mercato EONIA è aumentata in modo significativo, il che è in certa misura un segno positivo. Le banche stanno tornando alla negoziazione su questo mercato e la frammentazione relativa a questo aspetto si sta riducendo. In altre parole: le banche fanno meno affidamento sulla BCE e più sul mercato interbancario.

5(AFP) Due domande. A che livello riterrete che l’euro è salito troppo?
E, seconda domanda, fino a che punto ritenete che il rischio geopolitico possa avere un impatto negativo sulla situazione economica nella zona euro?

Draghi – Beh, è molto difficile rispondere in termini precisi alla prima domanda. Posso dire che certamente il rafforzamento dell’euro in un contesto di bassa inflazione e di attività economica ancora debole è, come ho detto, motivo di seria preoccupazione per il Consiglio direttivo.
Il rischio geopolitico avrebbe sicuramente un impatto sulla zona euro se dovesse aumentare e materializzarsi più di quanto sia oggi. E avrebbe un impatto sulla zona euro più che su altre parti del mondo. Non riguarda solo la crisi in Ucraina, ma anche la situazione economica in Russia e una potenziale escalation delle sanzioni. Quindi è un quadro geopolitico molto complesso quello che potrebbe evolvere, e siamo sicuri solo di una cosa, che un’evoluzione negativa colpirebbe la zona euro e l’Unione europea più di altre parti del mondo.

6(Reuters) Due domande. Per quanto riguarda la decisione di oggi, è stata unanime, oppure qualche governatore era a favore di qualche forma di allentamento?
E l’altra: continuate a dire che il tasso di cambio in un contesto di bassa inflazione è una preoccupazione molto seria. Come si traduce, tale seria preoccupazione, in risposta di politica monetaria?

Draghi – Grazie. Dico subito che oggi non c’è stata una decisione. Come ho detto, la discussione che abbiamo avuto oggi è stata un’anticipazione di quella del prossimo mese. Ma certamente c’è consenso o unanimità nel non essere rassegnati alla presente bassa inflazione per un tempo troppo lungo. Questa è certamente una convinzione unanime, ed è anche, direi, ribadita nella dichiarazione introduttiva che ho letto pochi minuti fa: “il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche strumenti non convenzionali nell’ambito del suo mandato al fine di fronteggiare efficacemente i rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione”.
Sul tasso di cambio, come ho detto molte volte, non è un nostro obiettivo diretto ma è una seria preoccupazione per il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi e, pertanto, questa preoccupazione dovrà essere affrontata.

7(L’Echo, Brussels) Recentemente abbiamo visto una netta diminuzione dei rendimenti sul mercato obbligazionario, e proprio questa settimana un funzionario del FMI ha detto che i mercati forse sono troppo ottimisti sui rendimenti, per Grecia, Italia e Spagna. Qual è la sua opinione su questo?

Draghi – Per inciso ho detto che gran parte dei movimenti in M3 sono supportati da flussi provenienti da fuori dell’area euro e ciò è parte del motivo per cui vediamo questo vivace mercato delle obbligazioni in tutta l’area euro. Ci sono diversi fattori. Alcuni di questi flussi sono causati dal rischio geo-politico cui accennavo prima. Abbiamo avuto deflussi molto significativi, stimati da alcuni nell’ordine di 160 miliardi di euro, dalla Russia. Abbiamo deflussi dal resto del mondo. Abbiamo deflussi causati anche da un possibile riprezzamento del rischio in alcune altre parti del mondo, a seguito di modifiche nelle politiche monetarie. E tutti questi flussi sono in cerca di altre giurisdizioni per trovare la migliore combinazione tra rischio e maturità. Ora i mercati emergenti hanno perso parte della loro attrattività e la zona euro, con il ritorno della fiducia nell’euro e i rendimenti ancora relativamente interessanti in alcune parti, in particolare nella periferia, è attraente. Quindi non c’è dubbio che ci sono flussi piuttosto consistenti, che sono il motivo principale per questo mercato vivace. Ma questo è esattamente il motivo per cui bisogna essere estremamente attenti a non pensare che sia il caso di rilassare gli sforzi sulle politiche di bilancio e in particolare sulle riforme strutturali.

8(Stefania Tamburello, Corriere della sera) Pensa che ci sia qualche ragione per essere euro-scettici? E che cosa potrebbe dire o fare, come presidente della Banca centrale europea o come cittadino europeo, per convincere noi, che voteremo il 25 maggio, che la moneta unica è una buona cosa per tutti?
E, secondo punto, che aiuto può dare la BCE a quei paesi che hanno fatto le riforme ma dove la ripresa non è ancora iniziata? Ad esempio in Italia, la ripresa c’è ma è debole e la Commissione europea e il FMI hanno declassato le loro previsioni economiche. Quale contributo può dare la politica monetaria?

Draghi – Sulla prima domanda, vorrei innanzi tutto dire che il dibattito che si sta svolgendo questa volta è davvero benvenuto. E’ molto positivo che ci sia un dibattito aperto sui benefici e sui costi del vivere in una unione monetaria. Dopo tutto questa è democrazia. La mia opinione è che negli ultimi 20-25 anni abbiamo ottenuto molto attraverso la nostra integrazione e di certo io almeno non vorrei tornare alle crisi degli anni settanta e degli anni ottanta o anche dell’inizio degli anni novanta. Ma è anche vero che non possiamo restare fermi sulla memoria dei successi del passato. La mia opinione è che una buona dose di questa crisi è dovuta al fatto che non abbiamo avuto abbastanza integrazione. Quindi, piuttosto che tornare indietro ri-nazionalizzando le nostre economie, dobbiamo andare avanti verso una maggiore integrazione. Ma ci sono due avvertimenti da tenere a mente: l’integrazione è stata molto positiva per l’efficienza, ma abbiamo in qualche modo lasciato da parte l’equità del processo di integrazione; e, secondo punto, i sostenitori della nuova Europa dovranno spiegare come questa nuova Europa creerà crescita e occupazione insieme alla stabilità.
Sull’altra sua domanda, molti paesi – prendete la Spagna per esempio, o prendete anche la Grecia, prendete il Portogallo, prendete l’Irlanda … – hanno fatto molte importanti riforme strutturali. Stanno continuando in questo sforzo. E in tutti questi quattro paesi si vedono chiari segnali di ripresa. E le proiezioni per la loro ripresa il prossimo anno non sono affatto male. Questo ci dice che i paesi che vedono la loro ripresa in stallo devono perseverare nelle riforme strutturali, e fare come gli altri che hanno fatto le riforme. Le riforme sono non facili, ma difficili e dolorose. Ma mi pare che, come gli esempi hanno dimostrato, ci siano ben poche alternative.

9(Express on line) La mia prima domanda è: qual è il percorso previsto per l’inflazione? E ancora più importante, quali sono le aspettative di inflazione in caso di escalation della crisi ucraina?
La mia seconda domanda è di nuovo sul tasso di cambio dell’euro. Lei più volte ha detto che il tasso di cambio dell’euro non è di per sè un vostro obiettivo. Ma potrebbe dirci se il Consiglio direttivo ha un qualche tipo di “trigger point” (punto che fa scattare una risposta) in cui il tasso di cambio dell’euro diventa troppo forte e spinge la banca ad agire? Grazie.

Draghi – Sulla sua prima domanda, purtroppo la risposta è: non lo so. Ma ciò che si può dire è che dipenderà molto dall’impatto sul prezzo dell’energia, sul prezzo del gas in particolare, e dalle sue implicazioni sulle forniture di gas verso l’Europa per il prossimo anno. Altre proiezioni sull’inflazione sono molto, molto difficili da fare in questa fase.
Sulla seconda domanda, penso di aver risposto prima. No, non abbiamo un trigger. Vediamo che il cambio sta avendo l’effetto di deprimere ulteriormente il tasso di inflazione. Prendiamo il confronto che ho fatto con il primo trimestre 2012: ci sono in realtà due fasi. Nella prima fase i prezzi dell’energia e degli alimentari hanno avuto l’effetto di deprimere il tasso di inflazione. Questo è continuato non oltre, credo, la metà del 2013. Dopo di che, il contributo dei prezzi dell’energia e degli alimentari non è stato molto importante, ed è stato il tasso di cambio a mantenere il tasso di inflazione depresso. Il tasso di cambio, sia nominale che effettivo, si è apprezzato di qualcosa come il 10% dalla metà del 2012 ad oggi.

10(The Observer) Ho un’altra domanda collegata alla Russia. Lei ha detto che state monitorando attentamente. Ci sono flussi di denaro russo che stanno tornando a Cipro. In che senso questo è diverso da quanto avveniva prima del piano di salvataggio concordato, quando questi flussi sono stati un grosso problema, con società di comodo e riciclaggio di denaro sporco?

Draghi – Beh, non abbiamo alcuna prova di dove esattamente vadano questi flussi. Ma se vanno a Cipro, vuol dire che c’è una rinnovata fiducia nelle politiche economiche che vengono perseguite. E per quanto ne so, il governo sta agendo in conformità con i programmi. Quindi le cose stanno andando a posto. Inoltre, come sapete, i controlli sui capitali sono stati progressivamente ridotti, e anche questo è segno che la fiducia sembra essere tornata.

11(Giovanna Pancheri, Sky TG24) Nella sua dichiarazione introduttiva lei scrive che gli Stati membri devono rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Patto di stabilità e crescita. Ma per alcuni Stati membri, in questo momento, il problema non sono le regole, ma il tempo. Ad esempio, l’Italia sta pensando di rinviare il saldo strutturale di un anno, e anche la Francia non sarà in grado nel prossimo futuro di restare sotto il 3% di deficit. Quindi la mia domanda è, anche considerando le ultime previsioni sulla situazione economica generale, pensa che gli Stati membri disposti a intraprendere adeguate riforme possano ottenere un dilazionamento sugli obiettivi di bilancio, o no?

Draghi – Beh, non so se è possibile o no: è una questione di competenza della Commissione e degli Stati membri nel loro dialogo politico. Ciò che è chiaro è che avevamo delle regole all’inizio. Queste regole sono state violate nei primi anni 2000 da paesi come Francia, Germania e Italia. Dopodiché c’è stata una certa mancanza di credibilità su queste regole. E questo è stato certamente un fattore che, diciamo tra il 2003 e il 2009, ha permesso a diversi Stati membri di accumulare debiti che la crisi ha  dimostrato insostenibili. Alcuni Stati membri, ovviamente non tutti. Nello stesso tempo, sono aumentati la spesa pubblica e le tasse. Così la crisi finanziaria ha mostrato a tutti noi che questi livelli di debito e di deficit erano insostenibili. Minare la credibilità delle regole esistenti non è mai una buona politica per generare crescita, o una sorta di buona giustificazione per rinviare le riforme strutturali.

12 – (Annette Weisbach, CNBC) Signor Presidente, ho una domanda su quanto è convinto che la vostra azione possa guidare il tasso di cambio, perché molti economisti e operatori di mercato dicono che per spostare realmente il mercato a termine occorre una concertazione. Quindi prendereste in considerazione qualcosa di simile?
E poi, la mia seconda domanda è: ciò che stiamo sentendo è la fine dell’era del “we never pre-commit” (non ci pre-impegnamo mai)?

Draghi – Il “we never pre-commit” penso sia finito molto tempo fa.
Sull’altro punto, lei ha assolutamente ragione. Sapete che c’è una dichiarazione del G-20 che dice che la materia del cambio è questione di interesse comune. Quindi dovremo riflettere su questo e vedere. Ma nel nostro caso certamente ha un impatto sul nostro obiettivo di stabilità dei prezzi, in particolare, come ho detto, con questo basso livello di inflazione.

13() Mr Draghi, vorrei che ci dicesse se c’è stata discussione oggi su una possibile decisione-ponte tra ora e giugno, per estendere la procedura di piena aggiudicazione a tasso fisso, o qualcosa del genere, mentre il vostro staff prepara le nuove previsioni.

Draghi – Come ho detto prima, abbiamo discusso tutti gli strumenti. La discussione ha toccato praticamente tutta la gamma di strumenti che abbiamo citato nel corso di questa e di altre conferenze stampa. E la discussione mirava a determinare che tipo di contingenze richiederebbero azione immediata o successiva. Quindi, tutti gli strumenti sono stati discussi, e tra questi anche quello a cui lei si riferisce ora.

14(Associated Press) Due domande, signor Presidente, entrambe sull’Ucraina e le tensioni geopolitiche. Mi piacerebbe sapere che tipo di discussione avete avuto in seno al Consiglio direttivo su questo rischio geopolitico che ha citato più volte. Per quanto tempo ne avete discusso? Qual è stato il tono della discussione?
E la mia seconda domanda, collegata, è: qual è l’effetto della tensione attuale sul tasso di cambio dell’euro? Uno dei motivi che spingono l’euro è che gli investitori stanno vedendo l’euro come un porto sicuro?

Draghi – Una cosa da ricordare è che la crisi geopolitica è prima di tutto una crisi di politica estera. Noi non siamo esperti di questo. Possiamo solo cercare di valutare le conseguenze economiche di una crisi che si aggravi. Quindi la BCE sta riflettendo su questo. L’ESRB ha un gruppo di lavoro che monitora da vicino gli sviluppi dal punto di vista economico. Anche alcune banche centrali nazionali hanno gruppi di lavoro, per osservare da vicino quali potrebbero essere le conseguenze, in particolare le banche centrali dei paesi che sono i principali partner commerciali con la Russia e l’Ucraina.
Sull’altra sua domanda: sì, è certamente una delle ragioni. Osserviamo ormai da diversi mesi che ciò che sostiene M3, in presenza di flussi di credito molto deboli o deboli, sono in realtà afflussi provenienti dall’esterno. E alcuni di questi afflussi dall’esterno provengono dalle regioni che abbiamo discusso. E hanno l’effetto di mantenere l’euro forte.

15(James Kanter, International NYT) Mr Draghi, siamo nel bel mezzo di una vasta trasformazione della governance economica nella zona euro. Alla luce di questo, ci può dire qualcosa della vostra discussione di oggi con Mr Dijsselbloem?
E può forse darci anche un’idea del suo punto di vista sul futuro della leadership dell’eurogruppo. Ad esempio, ci dovrebbe essere una presidenza permanente?

Draghi – Grazie. Mr Dijsselbloem ci ha presentato tutto il lavoro che sta facendo con l’eurogruppo: è stata una presentazione piuttosto vasta, ricca, e in certa misura positiva, perché ciò che stiamo osservando ora è che le prospettive per i paesi che erano sotto programma o stanno uscendo dal programma, sono notevolmente migliorate. Quando si segue l’elenco delle misure e delle riforme strutturali che hanno fatto, sono abbastanza impressionanti. Le società sono cambiate e la ripresa è iniziata. In alcuni paesi – come in Portogallo, per esempio – il tasso di disoccupazione è sceso di due punti percentuali l’anno scorso. Quindi, direi che è una fonte di conforto vedere che sforzi così dolorosi e protratti nel tempo stanno producendo ora alcuni risultati positivi. Quindi, in un certo senso, la presentazione mostra anche che il processo decisionale collettivo europeo, che si svolge nell’eurogruppo, è buono, che può essere efficace.
Sulla sua seconda domanda, è molto difficile per me dire cosa sia meglio. Posso ripetere quello che ho detto prima: che la nostra crisi non sarebbe stata così grave come è stata se avessimo avuto più integrazione, non meno integrazione. E il nostro futuro è più integrazione, non la rinazionalizzazione delle nostre economie.

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