Conferenza stampa 5 giugno 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte, 5 Giugno 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Passiamo ora a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione, Mr Rehn.

Nel perseguire il mandato di stabilità dei prezzi, oggi abbiamo deciso una combinazione di misure volte a fornire ulteriore accomodamento monetario e a sostenere l’erogazione di prestiti all’economia reale. Questo pacchetto include ulteriori riduzioni dei tassi di riferimento della BCE, operazioni di rifinanziamento a più lungo termine mirate al prestito (targeted longer-term refinancing operations – TLTROs), lavori preparatori per acquisti di asset-backed securities (ABS) e un prolungamento delle procedure di aggiudicazione d’asta a tasso fisso (fixed rate full allotment tender procedures). Inoltre, abbiamo deciso di sospendere l’operazione settimanale di sterilizzazione della liquidità immessa nel quadro del Securities Markets Programme (SMP).

Le decisioni sono basate sulla nostra analisi economica, tenendo conto delle ultime proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema, e dei segnali provenienti dall’analisi monetaria. Nell’insieme, le misure contribuiranno ad un ritorno dei tassi di inflazione su livelli più vicini al 2%. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. In prospettiva, il Consiglio direttivo è fortemente determinato a salvaguardare questo ancoraggio. Per quanto riguarda la nostra forward guidance, i tassi di riferimento della BCE rimarranno ai livelli attuali per un periodo prolungato di tempo in vista delle attuali prospettive per l’inflazione. Questa aspettativa è ulteriormente rafforzata dalle decisioni odierne. Inoltre, se necessario, agiremo rapidamente con un ulteriore allentamento della politica monetaria. Il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche strumenti non convenzionali, nell’ambito del suo mandato, nel caso ciò fosse necessario per far fronte a ulteriori rischi di un periodo di bassa inflazione troppo prolungato.

Vorrei ora descrivere brevemente le singole misure decise oggi. Ulteriori dettagli saranno pubblicati alle 15:30 sul sito Internet della BCE (Su: tassi principali, MRO, TLTROs e ABS, tasso negativo sui depositi).

In primo luogo, abbiamo deciso di abbassare il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali (MRO) dell’Eurosistema di 10 punti base allo 0,15% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale di 35 punti base, allo 0,40%. Il tasso sui depositi overnight è stato abbassato di 10 punti base, a -0.10%. Queste modifiche entreranno in vigore l’11 giugno 2014. Il tasso negativo si applicherà anche alla liquidità in eccesso rispetto ai requisiti minimi di riserva e ad alcuni depositi detenuti presso l’Eurosistema.

In secondo luogo, al fine di sostenere i prestiti bancari alle famiglie e alle società non finanziarie, esclusi i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, condurremo una serie di operazioni di rifinanziamento a più lungo termine mirate (TLTROs). Tutte le TLTROs scadranno nel mese di settembre 2018, vale a dire dopo circa 4 anni. Le controparti avranno diritto di prendere a prestito, inizialmente, il 7% del totale dei loro prestiti al settore privato non finanziario dell’area euro, esclusi i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, esistenti il 30 aprile 2014. I prestiti al settore pubblico non saranno considerati in questo calcolo. Il diritto di prestito iniziale combinato ammonta a circa 400 miliardi di euro. A tal fine, due TLTROs successive saranno effettuate nel mese di settembre e dicembre 2014. Inoltre, da marzo 2015 a giugno 2016, tutte le controparti potranno prendere a prestito, su base trimestrale, fino a tre volte l’importo del loro portafoglio di prestiti netti al settore privato non finanziario della zona euro, esclusi i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, nel corso di un determinato periodo superiore a uno specifico benchmark. Il rifinanziamento netto sarà misurato in termini di nuovi prestiti meno i rimborsi. Cessione di crediti, cartolarizzazioni e svalutazioni non influenzano la misura netta del prestito. Il tasso di interesse delle TLTROs sarà fissato nel corso della vita di ogni operazione, al tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (MRO) in vigore al momento dell’assunzione, maggiorato di uno spread fisso di 10 punti base. A partire da 24 mesi dopo ogni TLTRO, le controparti avranno la possibilità di effettuare i rimborsi. Una serie di disposizioni mirerà a garantire che i fondi vadano a sostenere l’economia reale. Le controparti che non avranno rispettato alcune condizioni sul ​​volume dei loro prestiti netti all’economia reale saranno tenute a rimborsare i prestiti nel mese di settembre 2016.
Inoltre, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere l’attuale ammissibilità delle ulteriori attività come garanzia, in particolare nel contesto dell’additional credit claims framework, almeno fino a settembre 2018.

In terzo luogo, il Consiglio direttivo ha deciso di intensificare i lavori preparatori relativi agli  acquisti nel mercato degli ABS per migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Nell’ambito di questa iniziativa, l’Eurosistema considererà l’acquisto di ABS semplici e trasparenti i cui sottostanti siano rappresentati da crediti nei confronti del settore privato non finanziario dell’area euro, tenendo conto delle auspicabili modifiche del contesto normativo, e lavorerà a tal fine con le altre istituzioni competenti.

In quarto luogo, coerentemente con la nostra forward guidance e con la nostra determinazione a mantenere un elevato grado di accomodamento monetario, nonché di contenere la volatilità nei mercati monetari, abbiamo deciso di continuare a condurre le operazioni di rifinanziamento principali (main refinancing operations – MROs) come aste a tasso fisso con piena aggiudicazione degli importi per il tempo necessario, e almeno fino alla fine del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria che termina nel dicembre 2016. Inoltre, abbiamo deciso di condurre le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (LTROs) da assegnare entro la fine del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria che termina nel dicembre 2016 come procedure d’asta a tasso fisso con piena aggiudicazione. I tassi di queste operazioni a tre mesi saranno fissati al tasso medio delle MROs per tutta la durata della rispettiva LTRO. Inoltre, abbiamo deciso di sospendere l’operazione settimanale di sterilizzazione della liquidità immessa nel quadro del Securities Markets Programme (SMP).

***

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente, nel primo trimestre di quest’anno. Ciò ha confermato l’attuale graduale ripresa, anche se un po’ più debole del previsto. Le indagini più recenti segnalano una crescita moderata anche nel secondo trimestre del 2014. In prospettiva, la domanda interna dovrebbe continuare ad essere sostenuta da una serie di fattori, tra cui la politica monetaria accomodante, i continui miglioramenti delle condizioni finanziarie che dovrebbero permeare l’economia reale, i progressi compiuti nel consolidamento fiscale e le riforme strutturali, e l’aumento del reddito disponibile reale derivante dalla caduta dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo, anche se i mercati del lavoro hanno mostrato ulteriori segnali di miglioramento, la disoccupazione nella zona euro resta alta e, in generale, la capacità inutilizzata continua ad essere consistente. Inoltre, il tasso di variazione dei prestiti delle MFI al settore privato è rimasto negativo nel mese di aprile ed i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato possono continuare a pesare sul ritmo della ripresa economica.

Questa valutazione di una moderata ripresa si riflette anche nelle Proiezioni macroeconomiche per l’area euro di giugno 2014, che prevedono il PIL reale annuo in aumento dell’ 1,0% nel 2014, dell’1,7% nel 2015 e dell’1,8% nel 2016. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche del marzo 2014, la proiezione di crescita reale del PIL per il 2014 è stata rivista al ribasso e la proiezione per il 2015 è stata rivista al rialzo.

I rischi per le prospettive economiche per l’area euro continuano ad essere orientati verso il basso. I rischi geopolitici, nonché gli sviluppi nelle economie di mercato emergenti e nei mercati finanziari globali, possono influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso sono: una domanda interna più debole del previsto e l’insufficiente attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro, come pure una crescita delle esportazioni più debole.

Secondo la stima rapida dell’Eurostat, l’inflazione HICP dell’area euro è stata dello 0,5% a maggio 2014, dopo lo 0,7% di aprile. Questo risultato è stato inferiore al previsto. Sulla base delle informazioni a nostra disposizione nella riunione odierna, l’inflazione dovrebbe rimanere a livelli bassi anche nei prossimi mesi, prima di aumentare solo gradualmente durante il 2015 e il 2016, giustificando le decisioni di oggi. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. In prospettiva il Consiglio direttivo è fortemente determinato a salvaguardare questo ancoraggio.

La nostra valutazione è stata sostenuta dalle Proiezioni macroeconomiche per l’area euro di giugno 2014. Esse prevedono l’inflazione a 0,7% nel 2014, 1,1% nel 2015 e 1,4% nel 2016. Nell’ultimo trimestre del 2016, l’inflazione HICP è prevista all’1,5%. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche dello staff di marzo 2014, le proiezioni di inflazione per il 2014, 2015 e 2016 sono state riviste al ribasso. Va sottolineato che le proiezioni sono condizionate da una serie di ipotesi tecniche, tra cui i tassi di cambio e i prezzi del petrolio, e che l’incertezza per ogni proiezione aumenta con la lunghezza del periodo di riferimento.

Il Consiglio direttivo vede i rischi dell’andamento dei prezzi come limitati sia al rialzo che al ribasso e sostanzialmente bilanciati nel medio periodo. In questo contesto, seguiremo da vicino le possibili ripercussioni dei rischi geopolitici e dei tassi di cambio.

Passando all’analisi monetaria, i dati relativi ad aprile 2014 continuano ad indicare una modesta crescita dell’aggregato monetario ampio (M3). La crescita annua di M3 è decelerata ulteriormente allo 0,8% in aprile, dall’1,0% di marzo. La crescita dell’aggregato monetario ristretto M1 è scesa al 5,2% in aprile, dopo il 5,6% di marzo. Nel recente passato, l’incremento della posizione netta sull’estero delle MFI, che riflette in parte il continuo interesse degli investitori internazionali in attività dell’area euro, è stato il principale fattore di sostegno alla crescita di M3.

Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,7% nel mese di aprile 2014, rispetto al -3,1% di marzo. La debole dinamica dei prestiti per le società non finanziarie continua a riflettere il loro rapporto ritardato rispetto al ciclo economico, il rischio di credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato dello 0,4% nel mese di aprile 2014, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013.

Per riassumere, la verifica incrociata dei risultati dell’analisi economica con i segnali provenienti dall’analisi monetaria ha portato il Consiglio direttivo a decidere una combinazione di misure volte a fornire un ulteriore accomodamento della politica monetaria e a sostenere l’erogazione di prestiti all’economia reale.

Al fine di rafforzare la ripresa economica, le banche e i responsabili politici della zona euro devono intensificare i loro sforzi. Sullo sfondo di una crescita del credito debole, la valutazione in corso sui bilanci bancari è di fondamentale importanza. Le banche dovrebbero sfruttare appieno questo esercizio per migliorare la loro posizione patrimoniale e la loro solvibilità, contribuendo in tal modo a superare l’attuale restrizione dell’offerta di credito che potrebbe ostacolare la ripresa. Allo stesso tempo, i responsabili politici della zona euro dovrebbero continuare le politiche fiscali e le riforme strutturali.

Per quanto riguarda le politiche fiscali, le Proiezioni macroeconomiche indicano continui progressi nel ripristinare la solidità delle finanze pubbliche nell’area euro. Il disavanzo pubblico complessivo dell’area euro dovrebbe diminuire gradualmente dal 3,0% del PIL nel 2013 al 2,5% del PIL nel 2014. Per il 2015 e il 2016, si prevede un ulteriore calo al 2,3% e 1,9%, rispettivamente. Il debito delle Amministrazioni pubbliche avrà un picco al 93,4% del PIL quest’anno. Successivamente dovrebbe diminuire, attestandosi intorno al 91% nel 2016. Per quanto riguarda le riforme strutturali, sono state prese misure importanti per aumentare la competitività e la capacità di aggiustamento dei mercati del lavoro e dei prodotti, anche se i progressi sono stati diseguali e lontani dall’essere completati. In questo contesto, il Consiglio direttivo prende atto delle raccomandazioni della Commissione europea, pubblicate il 2 giugno 2014, in materia di politiche fiscali e strutturali, per continuare il percorso di riduzione degli squilibri di bilancio e macroeconomici. La raccomandazione al Consiglio di chiudere le procedure per disavanzo eccessivo per quattro paesi dell’area euro indica continui progressi nel ripristinare finanze pubbliche sane. Tuttavia, i paesi della zona euro non dovrebbero rovinare i progressi compiuti con il consolidamento fiscale. Una attuazione piena e coerente del quadro di sorveglianza macroeconomica della zona euro, insieme con le azioni necessarie da parte dei paesi dell’area euro, contribuirà ad aumentare il potenziale di crescita, la resistenza agli shock della zona euro e a facilitare la creazione di posti di lavoro.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1 – (Stefan Riecher, Bloomberg) Penso di avere 27 domande – scherzo. Ne prendo due, per accontentare tutti gli altri. La prima domanda è sulla forward guidance. Ho notato che avete tolto la parte riferita ai tassi di interesse più bassi. Significa che escludete ulteriori tagli dei tassi di interesse, a prescindere?
La seconda domanda sulle TLTROs. Come vi assicurerete che le banche utilizzeranno il denaro nel modo desiderato? Saranno introdotti standard di rendicontazione aggiuntivi che vi permettano di verificare se effettivamente il denaro finisce nell’economia reale e non altrove? E, se posso fare un follow-up alla seconda domanda, sul 7%: si basa sullo schema del Funding for Lending della Banca d’Inghilterra, e se potesse elaborare brevemente in che misura esiste tale correlazione o meno. Grazie.

DraghiSulla prima questione, direi che, a tutti i fini pratici, abbiamo raggiunto il limite inferiore. Tuttavia questo non esclude piccoli adeguamenti tecnici che potrebbero portare alcuni tassi più giù in una o l’altra o entrambe le parti del corridoio. Ma in sostanza oggi abbiamo  raggiunto il limite inferiore.
La seconda domanda, su come ci assicuriamo che questa misura mirata a migliorare il credito sia davvero utilizzata per concedere prestiti all’economia reale. La risposta è sì, ci saranno ulteriori obblighi di fare rapporto (additional reporting requirements). Lo spirito alla base di questa misura è il seguente: anzitutto, lo scopo finale è sempre la stabilità dei prezzi, garantire la trasmissione dall’economia finanziaria-monetaria all’economia reale, con l’obiettivo della stabilità dei prezzi. La logica sottostante è che vogliamo aumentare i prestiti alle società non finanziarie nel settore privato. Inoltre ci sono diverse disposizioni qui che richiederebbero più comunicazione sull’uso della dotazione iniziale e sull’uso delle allocazioni trimestrali. Quindi ci saranno controlli. Ci sarà anche, come ho detto, un comunicato stampa oggi alle 15,30 che entrerà in dettagli come questo e anche briefings del personale della BCE su questo. Ci saranno controlli, dunque. La seconda intenzione è di non interferire con l’AQR e la valutazione globale. E la terza è di non incentivare le banche deboli. Ecco come il pacchetto è stato concepito.
La sua terza domanda è parte della seconda, in certo senso. Abbiamo certamente guardato le esperienze delle altre banche centrali, in particolare della Banca d’Inghilterra. Ma il risultato finale è abbastanza diverso da quello della Banca d’Inghilterra.

2 – (Brian Blackstone, WSJ) Dato l’indebolimento delle prospettive di inflazione, perché non siete passati a un vasto programma di acquisto di asset oggi, dato che era stato indicato come una delle opzioni in caso di indebolimento delle prospettive di inflazione a medio termine. Perché non fare QE?
La mia seconda domanda è sulla sospensione della sterilizzazione dell’SMP. Avevate detto che avreste sterilizzato tali acquisti e ora non avete più intenzione di farlo. Che cosa ci dice questo sulla solidità del vostro impegno a sterilizzare gli acquisti dell’OMT?

Draghi – Oggi abbiamo fatto questo. Pensiamo che sia un pacchetto significativo. Abbiamo finito? La risposta è no, non è finita qui. (Are we finished? The answer is no, we aren’t finished here) Se necessario, all’interno del mandato, non è finita qui.
Il secondo punto è una buona domanda. Risponderei in questo modo. La ragione principale dell’impegno alla sterilizzazione, da parte del mio predecessore prima e da parte mia in seguito, era basata sui potenziali effetti di tale liquidità aggiuntiva sull’inflazione. Quando l’SMP fu avviato, il tasso di inflazione era superiore al 2%. Ora siamo in un mondo completamente diverso: questa decisione avviene in un contesto caratterizzato da bassa inflazione, debole ripresa, deboli dinamiche monetarie e creditizie. E questo è il motivo per sospendere questo impegno. L’OMT non ha nulla a che fare con questo. Si tratta di un programma completamente diverso. Il vice presidente mi ricorda che non abbiamo mai detto che avremmo sterilizzato l’OMT. Ma comunque, si tratta di un programma completamente diverso.

3(Johanna Treeck, MNI) Due domande. Lei ha annunciato un grande pacchetto di misure. Quanto tempo si aspetta sia necessario perché queste misure sviluppino in pieno la loro efficacia? In altre parole, quando si potrà capire se è sufficiente a raggiungere il vostro obiettivo di far tornare l’inflazione vicino al 2%?
La seconda domanda riguarda il lavoro preparatorio sugli ABS. Avete già discusso il potenziale campo di applicazione di tale programma? Se sì, potreste darci un’indicazione?

Draghi – La prima domanda è importante ed è anche difficile rispondere. Lasciatemi dire perché. Il pacchetto ha fondamentalmente tre parti. La prima parte mira ad allentare la politica monetaria. La seconda parte a migliorare la sua trasmissione all’economia reale. E la terza riafferma che utilizzeremo anche strumenti non convenzionali, in caso sia necessario un ulteriore allentamento. Questo dà un’idea di quanto tempo ci vorrà.
Anzitutto, la prima parte, ossia l’allentamento della politica monetaria. Abbiamo abbassato il corridoio e abbiamo rafforzato la nostra forward guidance. Il rafforzamento si basa su due fatti: l’estensione del tasso fisso in piena aggiudicazione fino alla fine del 2016, e il tasso fisso sulla TLTRO. Quindi questo mostra che i tassi di interesse rimarranno bassi per molto tempo, forse più di quanto precedentemente previsto. E questo alimenterà le condizioni del mercato monetario attraverso le curve di rendimento ed il tasso di cambio. Questo è il primo blocco.
Il secondo mira a che tali condizioni migliori sui mercati monetari siano trasmesse all’economia reale. Qui che entra in gioco la TLTRO. Vogliamo fare in modo che alimenti il canale del credito bancario, perché la nostra economia è all’80% basata sulle banche. Così si abbassa il costo del finanziamento a termine per le banche, ma solo per i prestiti all’economia reale, in particolare alle società non finanziarie del settore privato. Quando prevediamo di vedere qualche risultato? E’ molto difficile da dire. Molto probabilmente vedremo effetti immediati sui mercati monetari e vedremo effetti ritardati sull’economia reale attribuibili a questo programma. Non sto dicendo che nel frattempo l’economia reale non potrebbe effettivamente recuperare di più. Ma gli effetti attribuibili a questo programma dovrebbero richiedere tre o quattro trimestri.
Sugli ABS, non abbiamo discusso la portata degli acquisti di ABS, salvo ancora una volta ribadire che dovrebbero essere mirati all’economia reale, verso imprese non finanziarie del settore privato. E sugli ABS, sapete che venerdì scorso abbiamo pubblicato un paper con la Banca d’Inghilterra, e se devo riassumere l’ABS ideale per cui ci stiamo battendo, dovrebbe avere tre caratteristiche. Dovrebbe essere semplice, quindi non CDO complessi. Dovrebbe essere reale, quindi ABS basati su prestiti reali, non su strumenti derivati. E dovrebbe essere trasparente, cioè dovrebbero essere disponibili le informazioni per i sottoscrittori degli ABS, per chi scambia l’ABS: devono capire cosa stanno comprando e vendendo. Ed è per questo che, per esempio, una delle iniziative che la BCE ha deciso qualche tempo fa, cioè costruire un libro di dati a livello di prestito ora torna molto utile. Altre iniziative come i registri del credito che alcuni paesi hanno sono importanti per questo. Quindi: semplice, reale, trasparente.

4 (Claire Jones, Financial Times) Penso che la maggior parte degli osservatori concordi che la Banca centrale europea è stata molto brava nel fornire il sistema finanziario dell’Eurozona di liquidità abbondante e a buon mercato. Cosa c’è esattamente in questo LTRO mirato che vi fa pensare che ci sarà molta domanda da parte delle banche per la liquidità che state mettendo all’asta ora, dato che abbiamo visto una riduzione della liquidità in eccesso.
Seconda domanda: presumo che le proiezioni sull’inflazione non prendano in considerazione i dati di maggio, dato che questi sono stati rilasciati in seguito alla chiusura. Quanto vi preoccupa il dato di maggio dello 0,5%? Quanto vi avvicina a pensare che ci sia una minaccia reale di ciò che lei definisce come una perniciosa spirale negativa?

Draghi – Prima di tutto, devo correggere quello che abbiamo detto prima nel rispondere a una precedente domanda. Sì, c’era un impegno di sterilizzare l’OMT, quindi mi correggo su questo. Ma, detto questo, si tratta di un programma completamente diverso.
Poi vorrei dire qualcosa che non ho detto prima. La prima cosa che chiedete in queste conferenze stampa è : “È stata (una decisione) unanime?” Ebbene: questa volta è stata unanime. Sono davvero molto grato a tutti i miei colleghi del Consiglio direttivo, perché essere in grado di trovare l’unanimità su un insieme di strumenti così complesso è molto significativo, indica uno straordinario, insolito grado di consenso. E potete immaginare che abbiamo avuto una discussione profonda e prolungata perché, naturalmente, c’erano idee diverse su diverse componenti, anche se era abbastanza chiaro che stava subito emergendo un grande consenso. E alla fine, il Consiglio direttivo è stato in grado di raggiungere l’unanimità attorno al concept che vi ho illustrato.
Ora: cosa c’è in questo TLTRO che lo rende diverso? Molte cose. Il costo, ovviamente, è molto basso. Il termine di scadenza è di quattro anni. E la determinazione che questi soldi non siano spesi su titoli sovrani e sui settori che stanno già sperimentando o stanno uscendo da una bolla. Ecco che cosa lo caratterizza.
Sulla minaccia: quando mi è stato chiesto in passato se vedessi deflazione, la risposta è stata, ed è tuttora, non vediamo deflazione. Non vediamo la caratteristica tipica di una spirale negativa che si auto-avvera, aspettative che si auto-avverano. Non vediamo le famiglie rinviare i loro piani di spesa e non vediamo le varie caratteristiche di questo fenomeno che ho citato in altre occasioni. In passato abbiamo detto che i principali fattori di questa bassa inflazione erano il ​​tasso di crescita basso dei prezzi di cibo ed energia e il tasso di cambio e anche, in una certa misura, la persistente debolezza della domanda. Ora, non è cambiato molto in termini di cause dell’inflazione. Ma ciò che sta cambiando è che, come dico spesso, più a lungo dura, maggiore è il rischio. Ed è a questo che stiamo reagendo. Stiamo reagendo al rischio di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. L’altra causa che ho citato, per esempio, era l’aggiustamento relativo dei prezzi, che era ed è necessario in alcuni paesi. Tale aggiustamento dei prezzi relativi è un fenomeno una tantum: si ferma e poi l’inflazione torna. Ora più a lungo l’inflazione non torna – senza negare la necessità dell’aggiustamento dei prezzi relativi, che è essenziale per ripristinare la competitività e la crescita e la creazione di posti di lavoro in questi paesi – ma più a lungo l’inflazione non torna, più il Consiglio direttivo è in una posizione vigile.

5 (Jack Ewing, NYT) Lei ha detto pochi minuti fa che non avete finito. È lecito ritenere che il passo successivo, data la completezza delle misure che ha annunciato oggi, che il prossimo passo dovrebbe essere una qualche forma di grandi acquisti di asset o QE? E se sì, ci può dare un’idea di come dovrebbe funzionare nel contesto europeo, data la struttura dei mercati dei capitali qui?

Draghi – Mi permetta di chiederle: quando abbassiamo i tassi di interesse, chiede quando li abbasseremo di nuovo? No. Abbiamo appena preso una decisione che, come potete vedere, è abbastanza articolata e certamente di vasta portata e sicuramente molto significativa. È abbastanza chiaro che non abbiamo terminato. Se una tale esigenza dovesse verificarsi, la dichiarazione introduttiva dice che il Consoglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali. Il programma di acquisto di asset che ha citato è certamente uno di questi strumenti non convenzionali.

6(Neumann, ZDF) Mr Draghi, il presidente della German Saving Banks Association accusa la BCE di un esproprio dei risparmiatori. Qual è la sua risposta a questa critica?
E, seconda domanda, più in generale qual è oggi il suo messaggio ai risparmiatori tedeschi che soffrono per i tassi di interesse molto bassi?

Draghi – Anzitutto la prima domanda. Penso che ci sia un profondo malinteso. I tassi che noi abbiamo cambiato sono per le banche, non per i risparmiatori. Naturalmente, le banche commerciali potrebbero reagire alla nostra decisione scegliendo di abbassare i loro tassi se pensano di dover fare così, e questo sarebbe poi trasmesso ai risparmiatori. Ma non siamo noi. Si tratta di una decisione presa dalle banche. Quindi è completamente sbagliato suggerire che vogliamo espropriare risparmiatori. Il nostro pacchetto di misure in realtà ha proprio l’obiettivo opposto. È pensato per rilanciare la crescita, per promuovere la ripresa. E questo permetterà ai tassi di interesse di tornare ad un livello superiore.
E questo è parte della risposta che voglio dare alla sua seconda domanda. Le preoccupazioni dei risparmiatori vanno prese molto sul serio. Quando diciamo risparmiatori, dobbiamo avere chiaro che queste sono persone che hanno risparmiato la maggior parte della loro vita per provvedere alla propria vecchiaia. Sono persone che hanno firmato polizze assicurative con le compagnie di assicurazione e che vedono il valore di queste polizze assicurative andare giù. Quindi, queste preoccupazioni sono serie. E qui la risposta è che i tassi di interesse saliranno quando la ripresa tornerà, quando la crescita tornerà.

7(Domenico Conti, Ansa) Solo una domanda veloce sugli acquisti ABS su cui la BCE sta intensificando la sua preparazione. Tra le discussioni che i membri del Consiglio hanno avuto, è stata considerata la possibilità che molti, per esempio investitori statunitensi, possano correre ad acquistare tali prodotti, creando quindi pressioni al rialzo sull’euro? E ci sono possibili contromisure? Sono state prese in considerazione?

Draghi – Stiamo lavorando sugli ABS, ma sapete che ci sono anche altri attori che devono  lavorare su questo, cioè ci deve essere una rivisitazione del regolamento che era stato introdotto negli ultimi anni sugli ABS per eliminare alcune delle discriminazioni indebite nei confronti di questo specifico prodotto, quando questo prodotto è semplice, reale e trasparente. Questo è il punto chiave. Ora, se da questo sforzo – nostro e di altre istituzioni competenti, perché chiaramente ci sono altre istituzioni che stanno lavorando sullo stesso argomento, i regolatori – dovesse uscire un prodotto così attraente per il mondo, significa che ci sarà un afflusso di finanziamenti molto consistente per le PMI e l’economia reale. Sarebbe il più grande successo. E per noi in Europa certamente aiuterebbe a ripristinare un mercato unico dei capitali e a combattere la frammentazione, che è, a mio avviso, una delle più importanti cause della crisi attuale. Valuterei tali benefici molto più del tasso di cambio. Per inciso, una delle ragioni della resistenza del tasso di cambio erano i flussi provenienti dall’esterno da parte di investitori interessati alle economie dell’area euro, flussi che si sono abbastanza calmati nell’ultimo trimestre.

8(Geoff Cutmore, CNBC) L’Associazione dei banchieri tedeschi ha anche descritto quello che avete annunciato oggi come un disincentivo alle riforme strutturali, ma mi sembra che  annunciando questo pacchetto oggi lei ha dimostrato di essere contento del livello di riforme strutturali che i governi stanno attuando. Quindi questa è la mia prima domanda. L’Associazione dei banchieri tedeschi sbaglia?
La mia seconda domanda riguarda la reazione istintiva che abbiamo visto dai politici europei per l’esito delle elezioni. Francia, Spagna, altri paesi stanno ora cercando di tagliare le aliquote fiscali e di far fare un passo indietro ai programmi di riforma fiscale più aggressivi che erano in corso. Pensa che questa sia una cattiva idea in questa fase, visti gli elevati livelli di debito pubblico che ancora vediamo in Europa?

Draghi – In primo luogo, il nostro pacchetto non è un disincentivo per le riforme strutturali. Sono due cose diverse. Noi abbiamo un mandato. Il mandato è la stabilità dei prezzi. E il Consiglio direttivo è unanime e deciso a intraprendere le azioni, ogni azione, all’interno di questo mandato, per raggiungere l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Siamo contenti? Ha detto qualcosa su cui non sarei del tutto d’accordo. Siamo completamente contenti del grado di avanzamento delle riforme strutturali da parte dei governi? No. No. Torniamo alla dichiarazione introduttiva perché c’è una frase che affronta esattamente questo punto. È una frase piuttosto cauta. Dice: “Per quanto riguarda le riforme strutturali, sono state prese misure importanti per aumentare la competitività e la capacità di aggiustamento dei mercati del lavoro e dei prodotti, anche se i progressi sono stati diseguali e sono ben lungi dall’essere completi.” Questa non è una dichiarazione di soddisfazione, è abbastanza chiaro. Quindi: nessuna relazione con questo programma (questo programma risponde sostanzialmente al nostro mandato, che è la stabilità dei prezzi) e nessuna soddisfazione (qualche progresso, ma nessuna soddisfazione).
La sua altra domanda solleva un punto molto importante. Il messaggio che la BCE ha inviato è sempre stato che si deve consolidare il bilancio, ma che i governi lo devono fare in un modo favorevole alla crescita. E il modo favorevole alla crescita è: minore spesa pubblica corrente, tasse più basse, e, nella misura in cui è possibile all’interno del Patto di stabilità e di crescita, maggiore spesa di beni strumentali, maggiori investimenti pubblici. E tutto questo dovrebbe essere accompagnato da riforme strutturali. Se manca uno qualsiasi di questi pezzi allora non c’è un consolidamento amico della crescita. Se i governi perseguono il consolidamento fiscale solo attraverso l’aumento delle tasse, abbiamo quello che abbiamo oggi, e cioè che questa è la zona del mondo con le tasse più alte. E questo non sembra favorevole alla crescita. Se i governi pensano che basta consolidare il bilancio e non perseguono le riforme strutturali, si può vedere che questo non è sostenibile.

9() Mr Draghi, in Francia Manuel Valls, il primo ministro, a volte è paragonato a Matteo Renzi. Cosa ne pensa? Crede che la Francia stia facendo abbastanza con le sue attuali riforme strutturali?
La seconda domanda riguarda il tasso di cambio. Lei dice che l’euro forte è una seria preoccupazione per la BCE, anche se non è un vostro target. Pensa che sia possibile vedere l’euro scendere al suo livello iniziale contro il dollaro, a 1.17?

Draghi – Beh, mi sta davvero chiedendo troppo se mi chiede di fare confronti tra i leader europei. Non ho nulla da dire sulla prima parte della prima domanda. Sull’altra parte, penso che tutti i paesi dovrebbero continuare a fare le riforme strutturali. E i governi dei paesi in ritardo sanno meglio di chiunque altro che hanno bisogno di queste riforme.
La seconda domanda sul tasso di cambio: ho detto spesso che il tasso di cambio non è un obiettivo della nostra politica moentaria, ma è molto importante per la stabilità dei prezzi e la crescita. E penso che abbiamo discusso in altre occasioni come l’attuale livello di inflazione è stato influenzato dall’apprezzamento del tasso di cambio. Se torniamo indietro agli ultimi tre anni, abbiamo due storie. Nella prima metà degli ultimi tre anni, è stato soprattutto il calo del prezzo del petrolio e degli alimenti e forse di alcune altre materie prime a provocare il 75%, l’80% della differenza tra inflazione di allora e inflazione attuale. Poi, dall’anno scorso, i prezzi in dollari non si sono spostati molto, ed è stato il tasso di cambio a incidere sul calo dell’inflazione.

10(Bloomberg Tv Turkey) La mia prima domanda è: ci ha dato una nuova TLTRO, un programma di sterilizzazione, è stato esteso il periodo di assegnazione piena e così via. Se non sbaglio, questo significa oltre 500 miliardi di euro di liquidità. Naturalmente dovremo tornare a casa e calcolare che cosa significa. Ma la mia domanda principale è: come può essere la BCE sicura che questi programmi creeranno inflazione? Dico questo guardando la vostra previsione per il 2015 e il 2016, 1.1 e poi 1.4, perché anche la Federal Reserve, dopo tre periodi di QE, non è stata capace di creare quel tipo di inflazione. E questo è stato uno dei principali svantaggi che i mercati monetari non potevano prevedere. Quindi questa è la mia prima domanda.
La mia seconda domanda riguarda i mercati emergenti, perché i mercati emergenti comprendano meglio la forward guidance della BCE. Lei ci ha dato tre tappe di questo programma. E la seconda è che i mercati monetari prenderanno questo messaggio e miglioreranno. Come valuta, la BCE, gli effetti di questo programma sui mercati emergenti?

Draghi – Beh, siamo fiduciosi. Come detto nella dichiarazione introduttiva, siamo fiduciosi che le misure che abbiamo preso guideranno l’inflazione vicino al 2% nel medio termine. Dice: “Insieme, le misure contribuiranno ad un ritorno dei tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%. Le aspettative di inflazione per l’area euro continuano a essere saldamente ancorate”, eccetera. Quindi ci aspettiamo che queste misure abbiano effetto. Questa è la risposta alla prima domanda. Ma teniamo anche a mente che la ripresa non è finita. La ripresa è bassa, come ho detto molte volte. È fragile. È irregolare. Ma è lì. E abbiamo anche osservato che il mercato del lavoro ha mostrato segni di stabilizzazione. Il tasso di disoccupazione, in particolare, si è stabilizzato e ha anche mostrato alcuni segni di discesa. Questo ci dà una relativa fiducia che le misure che abbiamo preso oggi contribuiranno a raggiungere i nostri obiettivi a medio termine.
Sul secondo punto, è un problema che viene fuori ogni volta che la banca centrale di una grande giurisdizione intraprende un’azione di politica monetaria, e cioè le ricadute per i mercati emergenti. A mio avviso ci sono alcune considerazioni che si possono fare. La prima è che è molto difficile oggi immaginare un quadro di cooperazione strutturata per le banche centrali, perché ogni banca centrale è vincolata dal suo mandato interno, che per noi è la stabilità dei prezzi. C’è e ci dovrebbe essere un maggiore scambio di informazioni. E le banche centrali di tutti i paesi stanno in realtà lavorando attivamente su questo punto. Ma gli attori principali di questo processo sono di diversi tipi. Prima di tutto ci sono i governi. I governi dei mercati emergenti dovrebbero intraprendere le necessarie politiche economiche, orientate alla stabilità, il che significa consolidamento di bilancio e riforme strutturali. Non è un caso che l’ultima volta che abbiamo avuto un grande spill-over proveniente da una decisione di politica monetaria di una grande giurisdizione, non noi, i paesi emergenti più colpiti sono stati i paesi con i fondamentali più deboli. Quindi questo è un insieme di attori: i governi. L’altro attore, molto importante, è il FMI, l’unica istituzione che può realmente mettere in atto una struttura per aiutare le economie di mercato emergenti per far fronte a transitorie ma significative ricadute. C’è una tale struttura già in atto. È la Linea di credito flessibile, la FCL. Ed è stata usata. È stata utilizzata almeno, per quanto posso ricordare, da Messico e Colombia negli ultimi anni, con successo. Ma ci sono altre considerazioni che impediscono ad alcuni paesi di accedere a tale impianto o al FMI direttamente, il che rende difficile per loro farlo. Quindi, per quel che capisco, il lavoro è in corso anche su questo fronte.

11(Arthur Beesley, The Irish Times) Qual è la sua valutazione, Mr Draghi, sull’ascesa dei partiti nazionalisti e di estrema destra nelle elezioni europee? Vi suggerisce che i leader politici e i banchieri centrali rischiano di perdere troppo consenso per la loro risposta alla crisi?
La mia seconda domanda riguarda le affermazioni fatte da Joan Burton, un ministro del governo irlandese, che si candida ora per essere il vice capo del governo irlandese, il quale dice che, nei paesi passati attraverso la crisi come l’Irlanda, i limiti dell’austerità sono stati raggiunti.

Draghi – Ci sono buone ragioni per una profonda riflessione. Prima di tutto, direi che l’emergere di questi movimenti nazionalistici in diverse parti d’Europa richiede una riflessione più profonda sull’Europa. Ma la prima risposta da dare è che sicuramente non è tornando indietro a un qualche livello zero, che si trova la risposta ottimale per risolvere i problemi dell’Europa di oggi. L’altra considerazione riguarda il funzionamento del Parlamento europeo dopo le elezioni: secondo gli analisti più informati il Parlamento europeo può funzionare in modo efficace e continuare il suo ruolo costruttivo come in passato. Il terzo punto, o forse il primo, è riconoscere che la diversità di opinioni è un’espressione di democrazia e quindi è da accogliere con favore. Ma, francamente, penso che sia un buon momento per riflettere in profondità su come possiamo migliorare l’Europa. Come l’Europa possa diventare di nuovo una costruzione che offre non solo pace – che non è un piccolo risultato e che è stato conseguito da tempo – ma anche prosperità e opportunità di lavoro.
Sulla sua seconda domanda, francamente non avrei molto da aggiungere a quanto ho detto prima. Non dobbiamo dimenticare che una delle ragioni di questa crisi è stata la condizione in cui molti bilanci dei paesi europei erano all’inizio della crisi e il livello del debito e del deficit in molti paesi. Non è stata l’unica causa della crisi, ma di certo è stata una di quelle importanti. Quindi non vogliamo tornare a quella situazione. Ed è per questo che insisto sempre sul consolidamento fiscale favorevole alla crescita.

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