Conferenza stampa 3 luglio 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte, 3 Luglio 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla conferenza stampa. Passiamo a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere immutati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Le ultime informazioni indicano che l’economia dell’area euro ha continuato la sua moderata ripresa nel secondo trimestre, con bassi tassi di inflazione e crescita sottotono della moneta e del credito. Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione di medio-lungo termine per l’area euro continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. Il pacchetto di misure di politica monetaria deciso il mese scorso ha già portato un ulteriore allentamento della politica monetaria. Le operazioni monetarie che avranno luogo nei prossimi mesi si aggiungeranno a tale allentamento e sosterranno il prestito bancario. Tali misure, facendosi strada nell’economia, contribuiranno ad un ritorno dei tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%. Per quanto riguarda la nostra forward guidance, i tassi di riferimento della BCE rimarranno ai livelli attuali per un periodo prolungato di tempo in rapporto alle prospettive dell’inflazione. Inoltre, il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche strumenti non convenzionali, nell’ambito del suo mandato, se sarà necessario affrontare con ulteriori misure il rischio di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Siamo fortemente determinati a salvaguardare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione nel medio-lungo termine.

Dando seguito alle decisioni prese ai primi di giugno, il Consiglio direttivo di oggi ha inoltre deliberato specifiche modalità per le  targeted longer-term refinancing operations (TLTROs). L’obiettivo delle TLTROs è di migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, sostenendo l’erogazione di prestiti all’economia reale. Un comunicato stampa sulle modalità delle TLTROs sarà pubblicato oggi alle 15:30. Come annunciato il mese scorso, abbiamo anche cominciato da intensificare i lavori preparatori per gli acquisti diretti nel mercato degli ABS, per migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, partendo dall’analisi economica. Nel primo trimestre di quest’anno il PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente. Gli indicatori economici, inclusi i risultati dei sondaggi disponibili fino a giugno, segnalano, nel secondo trimestre del 2014, una prosecuzione della ripresa molto graduale. In prospettiva, la domanda interna dovrebbe essere supportata da una serie di fattori, tra cui l’ulteriore allentamento della politica monetaria e i miglioramenti nelle condizioni di finanziamento che sono in corso. Inoltre, i progressi compiuti nel consolidamento fiscale e nelle riforme strutturali, come pure i guadagni di reddito reale disponibile, dovrebbero dare un contributo positivo alla crescita economica. Inoltre, la domanda di esportazioni dovrebbe beneficiare della ripresa in atto a livello mondiale. Tuttavia, anche se i mercati del lavoro hanno mostrato ulteriori segnali di miglioramento, la disoccupazione nella zona euro resta alta e, in generale, la capacità inutilizzata continua ad essere consistente. Il tasso di variazione dei prestiti delle MFI al settore privato è rimasto negativo nel mese di maggio ed i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato probabilmente continueranno a frenare il ritmo della ripresa economica.

I rischi sulle prospettive economiche per l’area euro restano al ribasso. In particolare i rischi geopolitici nonché gli sviluppi nelle economie di mercato emergenti e nei mercati finanziari globali, possono influenzare negativamente le condizioni economiche, anche attraverso gli effetti sui prezzi dell’energia e sulla domanda mondiale di prodotti dell’area euro. Un ulteriore rischio di ribasso può derivare da riforme strutturali insufficienti nei paesi dell’area euro, come pure da una domanda interna  più debole del previsto.

Secondo la stima rapida dell’Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dello 0,5% nel mese di giugno 2014, invariata rispetto a maggio. Tra le principali componenti, l’inflazione nei servizi è aumentata dal 1,1% di maggio al 1,3% di giugno, mentre l’inflazione dei prezzi alimentari è scesa dal 0,1% al -0,2%. Sulla base delle informazioni attuali, l’inflazione dovrebbe rimanere a livelli bassi nei prossimi mesi, per poi aumentare gradualmente durante il 2015 e il 2016. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano a essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

Il Consiglio direttivo ritiene che i rischi per l’evoluzione dei prezzi sia al rialzo che al ribasso siano limitati e sostanzialmente bilanciati nel medio periodo. In questo contesto, seguiremo da vicino le possibili ripercussioni dei rischi geopolitici e dei tassi di cambio.

Passando all’analisi monetaria, i dati relativi a maggio 2014 continuano a puntare a una modesta crescita dell’aggregato monetario ampio (M3). La crescita annua di M3 è stata 1,0% a maggio, rispetto al 0,7% di aprile. La crescita dell’aggregato monetario ristretto M1 si è ridotta al 5,0% a maggio, dopo il 5,2% di aprile. L’incremento della posizione patrimoniale netta sull’estero delle MFI, riflettendo in parte il continuo interesse degli investitori internazionali in attività dell’area dell’euro, è stato recentemente un importante fattore di sostegno alla crescita di M3.

Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato -2,5% a maggio 2014, rispetto al -2,8% di aprile. I prestiti alle società non finanziarie continuano ad essere deboli, riflettendo una relazione ritardata con il ciclo economico, il rischio di credito, fattori di offerta del credito e l’adeguamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato dello 0,5% a maggio 2014, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013.

Sullo sfondo di una crescita del credito debole, la valutazione globale dei bilanci bancari, che è in corso, è di fondamentale importanza. Le banche dovrebbero sfruttare appieno questo esercizio per migliorare la loro posizione patrimoniale e la loro solvibilità, sostenendo in tal modo l’espansione del credito nel corso delle prossime tappe della ripresa.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’attuale basso livello di inflazione dovrebbe essere seguito da un graduale movimento al rialzo dei tassi di inflazione verso livelli più vicini al 2%. La verifica incrociata con i segnali dell’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche fiscali, il sostanziale consolidamento fiscale degli ultimi anni ha contribuito a ridurre gli squilibri di bilancio. Importanti riforme strutturali hanno aumentato la competitività e la capacità di aggiustamento dei mercati del lavoro e dei prodotti dei paesi dell’eurozona. Tuttavia, rimangono sfide significative. Per rafforzare le basi per una crescita sostenibile e la solidità delle finanze pubbliche, i paesi dell’area euro non dovrebbero disfare i progressi compiuti con il consolidamento fiscale, in linea con il Patto di stabilità e crescita, e dovrebbero procedere con le riforme strutturali negli anni a venire. Il consolidamento fiscale va progettato in modo favorevole alla crescita e le riforme strutturali dovrebbero concentrarsi sulla promozione degli investimenti privati ​​e sulla creazione di posti di lavoro. Una attuazione piena e coerente dell’attuale quadro di sorveglianza fiscale e macroeconomica della zona euro è fondamentale per abbattere gli elevati rapporti di debito pubblico, per aumentare la crescita potenziale e per aumentare la resilienza dell’area euro agli shock.

Infine, desidero informarvi che oggi il Consiglio direttivo annuncia che la frequenza delle nostre riunioni di politica monetaria avrà un ciclo di sei settimane, a partire dal gennaio 2015. I periodi di mantenimento delle riserve saranno estesi a sei settimane in base al nuovo calendario. Inoltre, annunciamo il nostro impegno a pubblicare resoconti regolari delle riunioni di politica monetaria, a partire dalla riunione di gennaio 2015. Un comunicato stampa con ulteriori dettagli sarà pubblicato oggi alle 15:30

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Domande e risposte

1(Eva Taylor, Reuters) Lei ha detto in precedenza che avete deciso su alcuni dettagli delle TLTROs. Sarebbe così gentile da farci sapere di cosa si tratta?
La mia seconda domanda riguarda la forward guidance. Lei ha detto un paio di settimane fa che i tassi di interesse sarebbero rimasti bassi per un periodo più lungo, e ha fatto riferimento al full allotment fino al 2016, nonché ai prestiti quadriennali. Che cosa intende esattamente? Grazie.

Draghi – Sulla seconda domanda, non credo proprio di aver mai indicato un legame esplicito tra la proroga del tasso fisso di aggiudicazione piena (fixed-rate full allotment) o la scadenza di quattro anni per il TLTRO e il periodo di tempo durante il quale i tassi di interesse rimarranno ai livelli attuali. Ho sempre detto che i tassi di interesse rimarranno ai livelli attuali per un periodo prolungato di tempo. La lunghezza di questo periodo di tempo dipende dalle prospettive a medio termine per l’inflazione. Questo è l’unico riferimento che dobbiamo tenere a mente.
Sulle TLTROs, anzitutto, la volta scorsa abbiamo accennato al 7% del portafoglio crediti delle banche, che ammonta a circa 400 miliardi di euro, mentre il complessivo prelievo potrebbe raggiungere un massimo di 1 trilione di euro, quindi questo è quanto viene messo a disposizione per le banche. Poi, starà a loro avvalersi di questa opportunità, che dal punto di vista finanziario sembra davvero attraente. Ora, utilizzando le nostre analisi interne, i nostri modelli interni, ci siamo chiesti se questa nuova misura, a seconda di quanto sarà adottata (depending on its take-up), avrà un impatto sul tasso di inflazione e sul tasso di crescita della zona euro. E la risposta dei modelli è che avranno un impatto e che sarà un impatto significativo, e sarà certamente molto utile – naturalmente, a seconda del take-up da parte delle banche – sarà anche molto utile nel riportare il tasso di inflazione a livelli inferiori ma prossimi al 2%, nell’orizzonte temporale che abbiamo discusso in altre occasioni.
Per quanto riguarda i dettagli delle TLTROs, lasciatemi dire solo un paio di cose, e poi per ulteriori domande, vi prego di leggere il comunicato stampa, e inoltre ci sarà un debriefing dopo la conferenza stampa da parte dello staff della BCE su tutte le altre domande che vorrete porre. Quindi tratterò solo alcuni dei principali elementi delle TLTROs. Prima di tutto, la partecipazione: le banche possono partecipare sia singolarmente che formando un gruppo, se sono soddisfatti determinati criteri. In secondo luogo, come ho già detto, le controparti avranno diritto a un ammontare iniziale (initial allowance) pari al 7% del totale dei loro prestiti al settore privato non finanziario, esclusi i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, esistenti il 30 aprile 2014. I fondi fino all’ammontare iniziale possono essere presi a prestito in due operazioni, il 18 settembre e l’11 Dicembre 2014. Poi c’è un ammontare aggiuntivo (additional allowance), in base al quale le banche possono attingere quote aggiuntive nell’ambito del programma se nei primi due anni del programma generano prestiti ammissibili oltre un determinato benchmark (parametro di riferimento). Tale ammontare aggiuntivo è pari a tre volte la differenza tra loro prestiti ammissibili effettivi e il loro benchmark. L’ammontare aggiuntivo può essere preso in prestito in sei TLTROs, da marzo 2015 a giugno 2016 – quindi in questo arco di tempo ci saranno sei TLTROs a cadenza trimestrale. Quanto al benchmark, ce ne saranno di due tipi, uno per le banche che attualmente stanno espandendo il proprio portafoglio crediti (cioè che sono creditori netti positivi – positive net lenders), e uno per le banche che hanno ridotto i loro prestiti all’economia reale (cioè che sono creditori netti negativi – negative net lenders – vale a dire le banche che sono state in deleveraging negli ultimi 12 mesi). Considerando questi due benchmark, abbiamo tenuto conto del fatto che, per alcune banche, il deleveraging è necessario. Noi certamente non vogliamo scoraggiarlo: è parte del processo di aggiustamento verso una struttura finanziaria più sostenibile. Il periodo di riferimento per entrambi i benchmark è la finestra di 12 mesi fino al 30 aprile 2014. L’indice di riferimento per i creditori netti positivi, come ho detto, è il livello dei prestiti ammissibili in essere al 30 aprile 2014. Ulteriori dettagli vi saranno dati nel debriefing, ma in sostanza ci sono due tipi di banche. Per le prime il benchmark è il loro attuale livello di prestiti. Per le seconde, che hanno un trend di calo, calcolato nei 12 mesi fino ad aprile 2014, il benchmark sarà calcolato rispetto a questo trend in calo, ma con un andamento spezzato, nel senso che, dopo un anno, il punto di riferimento, da declinante, diventerà orizzontale, per cui dopo un anno il due tipi di banche saranno trattati allo stesso modo – questo anche per ridurre al minimo le possibili distorsioni. Se tutto ciò vi suona un po’ complicato, avete ragione ma certamente ne saprete di più dal debriefing a seguire. Ma credo che le banche capiranno rapidamente che, pur essendo complicato, è anche molto attraente.

2(Johanna Treeck, Market News – MNI) Mr Draghi, lei  ha ricordato che avete intensificato il lavoro sul potenziale programma sugli ABS. Tale sforzo ha prodotto qualche risultato, e può aggiornarci in merito?
E la seconda domanda è: se ridurrete le riunioni a ogni sei settimane, puo dirci come pianificate di sincronizzarle con la Federal Reserve degli Stati Uniti? Avete intenzione di intervenire prima o dopo i vostri colleghi negli Stati Uniti?

Draghi – No, non abbiamo abbiamo in programma di sincronizzare i nostri incontri con chiunque altro, quindi avremo il nostro nuovo ciclo, e non abbiamo intenzione di pensare ad altre giurisdizioni politica monetaria su questo.
Sul primo punto: prima di tutto, qual è lo scopo di questo programma? Lo scopo è affrontare il malfunzionamento del canale del credito bancario, la frammentazione, che si traduce in diverse condizioni di accesso al credito e diversi premi al rischio nella zona euro, tra i diversi paesi membri. Ci sono molti aspetti che vengono attualmente affrontati: analitici, legali, contabili e operativi. Diversi soggetti si stanno occupando, in realtà già da parecchio tempo, di questo lavoro, che consiste nella rivisitazione dell’intero segmento di mercato delle cartolarizzazioni: sono l’FSB e poi il Comitato di Basilea e l’IOSCO e quindi la Commissione europea – per inciso, il Comitato di Basilea e l’IOSCO hanno annunciato oggi un ampio studio su questo tema. Che tipo di ABS è interessata a promuovere la BCE? Mi pare di aver detto l’ultima volta che devono essere ABS reali (real), vale a dire che siamo interessati agli ABS per riparare il canale dei prestiti bancari, cioè perché vogliamo incanalare l’erogazione di prestiti all’economia reale, e più specificamente, alle piccole e medie imprese. Quindi devono essere ABS reali. Non rientrano in questo concetto CDO al quadrato o strumenti finanziari derivati ​​o cose del genere. Devono essere semplici (simple), come era la cartolarizzazione in Europa fino a pochi anni fa, un paio di anni prima della crisi. In effetti le strutture più complesse certamente non sono state generate in Europa. Le banche e altri investitori europei hanno investito in queste strutture, ma in genere non erano nate qui. E devono essere trasparenti (transparent). Uno dei motivi per cui la cartolarizzazione si è fatta, giustamente, un così brutto nome è che alcuni di questi prodotti erano così complicati da non poter essere prezzati correttamente, e per questo la trasparenza sarà un elemento chiave di questo nuovo concetto di ABS. Non partiamo da zero: la cosa fondamentale è essere in grado di avere informazioni sul contenuto di tali ABS, e a questo proposito due iniziative già esistenti nella zona euro possono risultare estremamente utili. Uno sono i dati a livello di prestito che la BCE e il ESCB (Sistema Europeo delle Banche Centrali) possiedono, per cui possiamo avere informazioni sui singoli prestiti. E l’altro è il registro dei crediti che esiste nella maggior parte dei paesi dell’area euro. Quindi la BCE sta lavorando su questo, e le commissioni competenti hanno lavorato su questo per definire ammissibilità, prezzi, governance, e ci stanno lavorando ormai da qualche tempo.
Una cosa che leggo spesso è la seguente: perché siete sicuri di poter dare una dimensione significativa a questo mercato dal momento che ora non c’è mercato per gli ABS? Questo non è vero. Come avete visto probabilmente dal documento che abbiamo pubblicato insieme alla Banca d’Inghilterra, l’ammontare delle operazioni di cartolarizzazione nell’Unione europea alla fine del 2013 era circa 1,4 trilioni di euro, un quinto di quello degli Stati Uniti. Ma negli Stati Uniti il mercato è garantito dal governo, perché ci sono le cartolarizzazioni relative a beni immobili e mutui immobiliari. Anche nel nostro caso ci sarebbe interesse a promuovere la cartolarizzazione che potrebbe effettivamente aiutare, come ho detto prima, i prestiti all’economia reale e alle piccole e medie imprese. Quindi, in certa misura, la dimensione del mercato è endogena, e dipende molto da determinate condizioni, una delle quali è la regolazione. La regolazione dopo la crisi ha trattato un ABS buono e un ABS complesso o cattivo allo stesso modo, e ha trattato gli ABS più severamente o in modo diverso rispetto ad asset molto, molto simili, sia dal punto di vista del capitale, dei requisiti patrimoniali, che dal punto di vista dei costi di liquidità. Quindi questo è uno sviluppo piuttosto interessante e potenzialmente importante. Potrebbe aiutare le banche da due prospettive. Uno è il finanziamento, e l’altro è l’alleggerimento dei requisiti di capitale ottenibile attraverso questo canale. Naturalmente, se i tassi di interesse rimangono così bassi, dal punto di vista del finanziamento sarà meno interessante, perché le banche possono accedere a finanziamenti a tassi molto bassi dalle banche centrali o anche dai loro mercati interbancari. Sull’alleggerimento di capitale, molto dipenderà dal trattamento normativo e anche dal mantenimento del rischio (risk retention), perché certamente vogliamo che gli intermediari mantengano un certo rischio, dato che abbiamo imparato dolorosamente, direi, dalla crisi, che tutto sommato è sconsigliabile che non ci sia alcuna ritenzione del rischio da parte degli intermediari. Mi fermo qui. Temo di essermi dilungato troppo a lungo su questo.

3(Claire Jones, Financial Times) Ha detto che la variazione nel calendario degli incontri si accompagnerà alla pubblicazione di minutes o resoconti. Sarebbe possibile avere qualche informazione in più su che forma tali resoconti avranno e come immaginate che aiuteranno la vostra strategia di comunicazione?
E, seconda questione, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) ha detto, durante il fine settimana, che le banche centrali dovrebbero rendere restrittiva la loro politica monetaria in anticipo piuttosto che attendere, perché stanno contribuendo a ciò che hanno definito come ‘mercati finanziari euforici’, fuori sincronia con l’evoluzione dell’economia reale. Sarebbe possibile avere la sua opinione sul Report annuale della BIS, per favore?

Draghi – Sul primo punto, è troppo presto. Il Consiglio direttivo e il Comitato esecutivo della BCE lavoreranno su diversi dry runs – li chiamiamo così – di questi resoconti, in cui dobbiamo decidere un sacco di cose. Una è quella di cui abbiamo discusso in altre occasioni – cioè se i voti debbano essere nominativi o no. Dobbiamo decidere che tipo di proposta sarà fatta al Consiglio direttivo. Ci sono molti aspetti da definire affinché i resoconti siano una fonte di informazioni utile. Quindi ci lavoreremo, e quando prenderà forma un certo concept, vi terrò certamente informati.
L’altro punto è piuttosto importante. Abbiamo discusso il Report della BIS lo scorso fine settimana a Basilea, e vorrei dire quanto segue – che probabilmente non vi sorprenderà, essendo molto simile a quanto altre autorità monetarie in altre giurisdizioni hanno dichiarato. Noi pensiamo che la nostra politica monetaria sia perfettamente adeguata alla nostra situazione. Abbiamo un mandato, che è la stabilità dei prezzi, e l’attuale orientamento della nostra politica monetaria mira a realizzare questo mandato. Tuttavia, siamo allo stesso tempo molto sensibili alla presenza di potenziali rischi per la stabilità finanziaria. E abbiamo preso una serie di iniziative per affrontare tali rischi, dalla verifica della qualità dell’attivo, agli stress test, alla ricapitalizzazione delle banche che sta avvenendo ora, mentre parliamo, prima dei risultati dell’AQR. Anche nelle nostre operazioni TLTROs, se ci fate caso, vedete che abbiamo escluso i prestiti al settore immobiliare, a fini immobiliari, e ai governi. Abbiamo introdotto nella nostra valutazione globale questo trattamento con filtri prudenziali per i titoli pubblici, che è abbastanza conservativo. E potrei andare avanti su misure di questo genere che abbiamo preso. Quindi affrontiamo questi rischi man mano che si presentano, ma il punto di fondo su questo tema è che la prima linea di difesa contro il rischio di instabilità finanziaria dovrebbe essere l’esercizio macro-prudenziale, gli strumenti macro-prudenziali. Non credo che molti sarebbero d’accordo con l’innalzamento dei tassi di interesse della BCE ora. Sarebbe una proposta piuttosto interessante, ma non la condividerei. In realtà, come ho detto, i tassi di interesse rimarranno bassi per un periodo prolungato di tempo, e il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a utilizzare anche misure non standard, misure non convenzionali, per far fronte al rischio di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Grazie.

4(Alessandro Speciale, Bloomberg News) Ci sono disposizioni nel modo in cui le TLTROs sono strutturate,  per non consentire alle banche di prendere i soldi per due anni, utilizzarli, ad esempio, per acquistare titoli di Stato e quindi restituirli alla BCE?
E, seconda domanda, sui tassi il mese scorso lei ha detto che avete raggiunto il limite inferiore, ma ci potrebbero essere ancora alcuni aggiustamenti tecnici. Potrebbe spiegare questo punto?

Draghi – Ci sono certamente disposizioni su questo punto. Se la banca non fornisce prova di aver prodotto impieghi netti rispetto al benchmark, deve restituire. E avrete di più sulle caratteristiche esatte di questa clausola di rimborso nel debriefing post-conferenza stampa, ma certamente è stata una preoccupazione del Consiglio direttivo, e l’abbiamo affrontata con una varietà di mezzi.
Sul secondo punto, sì, questo è quello che ho detto esattamente: che i tassi di interesse resteranno ai livelli attuali. Posso escludere un qualsiasi aggiustamento tecnico dei tassi? Certo che no. Ne avremo ancora. Vedete, una buona cosa del tasso di deposito negativo è che consente di mantenere invariata la dimensione del corridoio [ora tra tasso MRO .15% e tasso sui depositi -.10% c’è un corridoio di .25%, lo stesso che esisteva prima con MRO a .25% e tasso sui depositi a zero – NdT]. Ciò ha evitato il restringimento del corridoio, che sarebbe controproducente per il funzionamento dei mercati monetari a breve termine. Quindi, questa è la risposta.

5(Alessandro Merli, Il sole24ore) Nelle ultime settimane o mesi, lei ha alluso più volte al tasso di cambio come fattore piuttosto importante per l’abbassamento dell’inflazione rispetto alle attese. Dal momento in cui ha iniziato a fare questi commenti e dopo le misure di giugno, il cambio non è sceso molto. Può essere aumentato. Immagina di prendere ulteriori misure per cercare di indebolire il tasso di cambio, o le vanno bene i livelli attuali?
E l’altra domanda riguarda ancora una volta l’allungamento dell’intervallo tra le riunioni del Consiglio direttivo a sei settimane. È perché vi pare che non ci sia bisogno di incontrarvi così spesso, che ora il vostro lavoro è in gran parte fatto e non avrete bisogno di intervenire così spesso come avete fatto al culmine della crisi? O qual è la ragione?

Draghi – Vorrei rispondere prima alla seconda domanda. La situazione attuale è – ed è stata negli ultimi due, tre anni – molto più complessa di quanto fosse fino a pochi anni fa. E la giusta aspettativa di mercati, paesi, gente, opinione pubblica … è che noi agiamo per far fronte a questa maggiore complessità. Ora, tenendo incontri mensili, questa aspettativa verrebbe riprodotta ogni mese, ma la BCE non può e non deve agire ogni mese. Mentre dico questo, di certo non ritengo che il nostro lavoro sia finito. Affatto. Lo posso ribadire: il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche misure non convenzionali, avendo appena ribadito l’impegno a mantenere i tassi di interesse ai livelli attuali per un periodo di tempo prolungato. Quindi: il nostro lavoro non è finito. La questione è se si debba avere ogni mese l’attesa che la BCE agisca. Tenete presente che una aspettativa di azione di per sè provoca un certo comportamento del mercato, che potrebbe avere nulla o molto poco a che fare con i fondamentali. Quindi potrebbe diventare una aspettativa che si auto-avvera con conseguenze sui mercati.
La nostra valutazione sull’inflazione, come sapete, è di medio-lungo termine, quindi la nostra prospettiva è di medio-lungo termine. Le nostre misure di politica monetaria non sono prese in base a considerazioni di breve termine. Perciò il Consiglio direttivo ha deciso che una frequenza mensile era semplicemente troppo ravvicinata in questa situazione, e questo è il motivo principale. C’è anche un’altra ragione, più logistica, ed è che la pubblicazione di un resoconto delle riunioni diventa un po’ complicata in caso di riunioni mensili. È più facile con riunioni ogni sei settimane, perché dà spazio per produrre il resoconto senza generare aspettative per ulteriori azioni e senza confondersi con l’accoglienza da parte dei mercati dell’azione precedente. Quindi occorre un intervallo di tempo tale per cui il resoconto pubblicato non crei confusione con le decisioni prese prima e non crei confusione nelle aspettative sulle decisioni che saranno o potrebbero essere prese in futuro.
L’altro punto era sul tasso di cambio. Lo ribadisco qui, il tasso di cambio non è un obiettivo di politica monetaria, ma è sicuramente molto importante per la prospettiva di stabilità dei prezzi. Ne abbiamo forse discusso in altre occasioni. Quando si guardano le ragioni della bassa inflazione di oggi, confrontata con, diciamo, tre anni fa, ci sono due fasi. Nella prima fase, per circa un anno, un anno e mezzo, erano soprattutto il prezzo del petrolio, e in generale i prezzi dell’energia, e i prezzi alimentari a contribuire per due terzi alla caduta del tasso di inflazione, da allora ad oggi. Ma poi, dopo un anno e mezzo, è stato il tasso di cambio: l’apporto dei prezzi dell’energia è diminuito gradualmente, ed è stato il tasso di cambio a incidere. Naturalmente, le due cose si sono sommate, in quanto il contributo del cambio funziona anche attraverso il prezzo del petrolio e dell’energia. Ma, di certo il cambio è molto importante, e certamente lo terremo sotto stretta osservazione.

6 (Jean-Philippe Lacourt, Les Echoes) Volevo attirare l’attenzione sul match di oggi tra i due principali paesi dell’eurozona (Germania-Francia ai Mondiali 2014), forse si può avere una scommessa da parte del Presidente su chi vincerà. Ma non è la mia prima domanda.
Per quanto riguarda la regolazione, abbiamo avuto BNP giudicato colpevole negli US e condannato ad un’altissima multa di quasi 9 milairdi di dollari, molto al di sopra degli accantonamenti di 1 miliardo di dollari nei loro libri contabili. Quindi la mia domanda sulla AQR in corso è: questo vuol dire che maggiore attenzione sarà prestata al rischio legale che diverse banche qui nella nostra zona devono sopportare, soprattutto quando c’è una interazione con le autorità statunitensi?
E seconda domanda, più in generale sulla AQR e lo stress test a seguire, ci sono alcune critiche provenienti dalle banche, e sorprendentemente dal regolatore tedesco, questa settimana: dicono che la priorità è la serietà e non la tempistica e la reputazione del processo potrebbe essere in gioco. Che dice di queste critiche?

Draghi – Sulla prima questione, lei può capire la mia riluttanza ad entrare nei meandri concreti del caso, ma dal nostro punto di vista, il punto di vista di una banca centrale, di un supervisore, la cosa fondamentale è che il sistema sia resiliente a questi rischi. Quindi, certamente, l’attenzione sarà rivolta ad un adeguato accantonamento per tali rischi legali. A questo proposito, ci sono già accantonamenti per i rischi legali, quindi la questione da vedere è se sono adeguati, e anche, certamente, ci sarà attenzione a dove queste banche effettivamente svolgono la loro attività.
Sulla seconda questione, lasciatemi dire, prima di tutto, che le cose stanno effettivamente andando bene con l’SSM (Single Supervisory Mechanism). Mi è stato detto che c’è stata una riunione della task force, per la valutazione globale con le banche ieri, ed era completamente priva di controversie. Vorrei anche dire che siamo enormemente grati alle autorità di vigilanza nazionali, senza il cui lavoro non potevamo intraprendere questo sforzo. Penso che questo dovrebbe essere capito da tutti. Il lavoro sta procedendo come previsto, quindi la valutazione è positiva su quanto è successo. Ma si deve capire che questo è un impegno molto grande e complesso, perché quello che hanno cercato di fare è stabilire uno standard comune sovranazionale di vigilanza che produca parità di condizioni per tutti. Quindi è sia diverso dalle pratiche nazionali, sia lontano dagli interessi dei singoli paesi. Così, a volte, ci possono essere divergenze, ma nel complesso, questo sforzo va giudicato positivamente. Le cose stanno andando bene, e alcuni disaccordi vanno messi in conto, perché lo sforzo è certamente complesso. Ma ne vale la pena, vorrei aggiungere. Vale veramente la pena di farlo.

7(παναγιώτης κουτρομάνος ) Lei ha ribadito che fate grande attenzione al tasso di cambio adesso, e come parte delle misure che avete preso un mese fa, ma l’euro non ha perso contro il dollaro, ovviamente. Ovviamente, gli investitori prestano molta più attenzione alle dichiarazioni e alle misure della Federal Reserve. Quanto la preoccupa che la BCE sia ancora nell’ombra della Federal Reserve?
E la seconda domanda: lei ha sostenuto il pericolo di una profezia che si auto-avvera a causa delle aspettative del mercato finanziario per le riunioni mensili del Consiglio direttivo della BCE. In che misura si è trovato personalmente sotto pressione nel prendere le misure rispetto a queste aspettative, aspettative che avete creato voi stessi?

Draghi – No, non è una questione di pressione – rispondo a questa domanda. Non è una questione di pressione personale o anche di pressione collettiva. È che le aspettative di per sè, discusse e affrontate con a frequenza molto ravvicinata, generano reazioni del mercato, che spesso non hanno alcuna relazione con i fondamentali: questo è il punto chiave. Non è una questione di pressione, perché, come avete visto, agiamo quando è necessario.
L’altra cosa è sull’essere nell’ombra della FED. Beh, se si guarda al comportamento dei tassi di interesse nell’area euro da quando ho accennato che avremmo agito, che è stato agli inizi di maggio, e poi quando ho annunciato le misure all’inizio di giugno, si vede che, in realtà, non c’è molta relazione tra quello che succede qui e ciò che accade là. L’EONIA è sceso di 12 punti base, allo 0,03%. Lo Euribor a 3 mesi è sceso di 10 punti base, e l’OIS a un anno è sceso di 23 punti base. Questo dimostra – finora, almeno – che l’area euro è stata in grado di produrre una certa differenziazione nelle politiche monetarie e nelle conseguenze della politica monetaria nell’area euro rispetto a quelle negli Stati Uniti.
Il tasso di cambio è una questione diversa. Ci sono molti fattori che influenzano il tasso di cambio, e non voglio soffermarmi su ciascuno di tali fattori. Certo, la debolezza dell’economia europea, il basso tasso di inflazione, i livelli estremamente bassi dei tassi di interesse, hanno un effetto sul tasso di cambio, che non è … – se si guarda a quattro mesi fa, è stato molto sopra a dove è oggi. Ma è un problema. Lo è perché, come ho detto, colpisce il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi.

8 – (Brian Blackstone, WSJ) Lei ha parlato alcune volte di questa unanimità sull’adottare misure non standard se necessario. Ha detto che il vostro lavoro non è finito, che, se necessario, farete di più. Avendo avuto un mese per valutare gli effetti di quello che avete fatto a giugno, lasciando che si diffondano, pensa che sia meno necessario prendere in considerazione misure non convenzionali di quanto fosse un mese fa?
E, seconda domanda, in termini di sequenziamento di eventuali mosse aggiuntive, avete bisogno di valutare gli effetti delle misure che avete già annunciato, le TLTROs, e gli acquisti ABS se li fate, prima di considerare qualsiasi altra cosa? O potreste intervenire con un programma di QE, per esempio, prima che queste altre misure abbiano cominciato a produrre risultati? Grazie.

Draghi – La risposta alla seconda domanda è che, se la nostra valutazione a lungo termine sull’inflazione dovesse cambiare, certamente useremmo un ampio programma di acquisto di asset [QE – NdT]. Quindi non abbiamo un’agenda predefinita, ma certo, prima vogliamo vedere l’impatto di questo programma. Siamo convinti che, come ho detto all’inizio, l’impatto sarà notevole. Qualcuno mi ha fatto una domanda l’ultima volta, chiedendo: cosa farete in seguito? E ho risposto: se avessi annunciato un taglio ai tassi di interesse, chiederebbe quando li abbasserete di nuovo? Non lo andiamo a dire … – vedete, questo è quello che intendevo prima parlando di continue aspettative che si auto-avveraro. Forse dovremmo passare ad un calendario di programmazione di sei mesi invece che di sei settimane. La sequenza degli strumenti è interamente dettata dalla valutazione delle prospettive a medio termine per l’inflazione e la stabilità dei prezzi. Non c’è altra considerazione.

9(Mark Schroers, Boersen-Zeitung) Anche la mia prima domanda è sul nuovo calendario degli incontri. Ha delle implicazioni anche sulla rotazione, che partirà all’inizio del prossimo anno? Quindi c’è necessità di adeguare le regole?
E la seconda è ancora sul rapporto della BIS. La BIS ha anche detto che la politica monetaria è meno efficace in una recessione di bilancio, e che potrebbe fare più male che bene se le banche centrali insistono a fare sempre la stessa cosa. Può seguire questo argomento, ovvero vede un rischio nel fare troppo, ad esempio, per sostenere il credito?

Draghi – La risposta alla prima domanda è sì. Questo è in parte il motivo per cui lo stiamo coordinando esattamente con l’inizio del periodo di rotazione, e la scelta delle date e tutto il resto è stato fatto anche con un occhio al periodo di rotazione.
Sul secondo punto, mi pare di aver risposto prima. Noi siamo completamente d’accordo che la politica monetaria è meno efficace quando è vicina al limite inferiore. Non siamo d’accordo quando la BIS dice che la politica monetaria potrebbe fare più male che bene, perché, come ho detto prima, riteniamo che una politica monetaria orientata al mantenimento della stabilità dei prezzi deve tenere la linea che il Consiglio direttivo ha deciso con l’attuale politica monetaria. E la stessa cosa avviene ed è stata affermata in tutte le altre giurisdizioni di politica monetaria. Stiamo ignorando il rischio finanziario che potrebbe derivare dalla abbondante liquidità, dai bassi differenziali dei premi di rischio, dagli spread molto stretti? No, e ho elencato una serie di misure che abbiamo già preso. E con l’entrata in vigore del Financial Stability Committee, ci sarà un’attenzione istituzionale esplicita agli strumenti macro-prudenziali nel ESCB (Sistema delle banche centrali europee), quindi da parte della BCE e anche delle banche centrali nazionali e delle autorità di vigilanza. Quindi la BCE, l’ESCB e le autorità di vigilanza del SSM – e l’ESRB, per inciso – stanno tutti attivamente lavorando per affrontare la questione dei rischi per la stabilità finanziaria all’interno di una politica monetaria che rimane saldamente orientata a ripristinare la stabilità dei prezzi.

10() In che misura il Consiglio direttivo è preoccupato per lo scenario che l’euro possa diventare una valuta di finanziamento nei c.d. carry trades, il che può portare al suo indebolimento a lungo termine, indipendentemente dalle azioni della banca centrale?
E la mia seconda domanda: come potete essere sicuri che le misure adottate recentemente miglioreranno il flusso di credito in certi paesi che ne hanno più bisogno, alla luce della frammentazione in corso? Alcuni sostengono che la generazione prestiti da parte degli istituti di credito in realtà dipende più dalla domanda che dall’offerta.

Draghi – Sulla seconda questione, certamente, ci siamo posti questa domanda. Ce la poniamo tutto il tempo: quali sono i principali fattori che spiegano la debole crescita del credito che stiamo vedendo da molto tempo? Abbiamo una varietà di strumenti di analisi. Oltre alle nostre analisi interne, abbiamo anche due sondaggi. Uno è quello che facciamo con la Commissione sulle risposte delle PMI sul credito, e l’altro è la c.d. indagine sul credito bancario (bank lending survey), dove sono le banche ad essere interrogate su quali pensano siano i principali fattori che determinano le tendenze del credito. Ora, i due sondaggi fondamentalmente dicono che operano entrambi i fattori, sia la domanda che l’offerta. C’è stato qualche miglioramento su entrambi i fronti. Tuttavia, gli standard di credito rimangono più restrittivi, in media, di quelli di due anni fa. Quindi notiamo qualche miglioramento. Probabilmente avete notato che c’è un miglioramento nei dati che mostrano un trend negativo di crescita, ma meno negativo di quanto fosse un mese fa, due mesi fa, tre mesi fa, e così via: cioè la tendenza negativa sta rallentando. Inoltre, guardando le risposte delle banche disaggregate, si vede che alcuni fattori che spiegavano la contrazione dell’offerta di credito in passato, come la difficoltà di finanziamento ad esempio, sono seriamente diminuite se non scomparse. I costi di finanziamento delle banche oggi sono circa gli stessi in tutta l’area euro, e questo è un altro fenomeno interessante e positivo. C’è stata una riduzione della frammentazione sul lato della raccolta e anche sul fronte del prestito. Sui tassi di prestito, c’è stata una riduzione dei tassi attivi, ma le differenze rimangono ancora considerevoli. In questo contesto si deve considerare anche un altro tipo di frammentazione, in certo senso orizzontale – cioè le grandi imprese pagano tassi di prestito molto più bassi alle banche o ai mercati dei capitali rispetto alle piccole e medie imprese. Questo è vero ovunque, ma naturalmente è più vero per i paesi stressati. Quindi – per riassumere – ci sono alcuni segnali molto timidi di miglioramento, ma abbiamo ancora bassi flussi di credito. Posso anche aggiungere un’altra cosa, però: quando si aggiungono ai flussi di credito bancari altre fonti di finanziamento esterno alle imprese – vale a dire, emissione di bond sui mercati dei capitali ed emissione di azioni – si vede che il calo del credito bancario è stato compensato dall’emissione di azioni e obbligazioni. E questo accade ormai da diversi mesi. Questo da un lato è positivo, ma dall’altro sappiamo che le PMI non stanno facendo nessuna di queste due cose: di solito una PMI non è in grado di emettere obbligazioni sul mercato dei capitali, e in genere non si vedono molte emissioni azionarie da parte delle PMI. Ecco, questo è quello che posso dire circa i mercati del credito.
Sulla prima questione, non sono sicuro di aver capito la sua domanda, confesso. Può ripetere, per favore? …

… La mia prima domanda era: alcuni analisti hanno sottolineato che l’euro potrebbe diventare la moneta di finanziamento nei c.d. carry trade, il che porterebbe al suo deprezzamento nel lungo termine. In che misura il Consiglio direttivo si è preoccupato per tale scenario?

Devo dire che non abbiamo considerato questo come una questione politica esplicita finora.

11 – (Philip Plickert, Frankfurter Allgemeine Zeitung) Se avrete ogni sei settimane una riunione sulla politica monetaria, vuol dire che avrete ancora le altre riunioni interne sulle questioni non monetarie?
Sulla seconda questione, l’ESRB ha recentemente pubblicato un rapporto intitolato “L’Europa è overbanked?”, e fondamentalmente, hanno detto che il sistema bancario europeo è troppo grosso e in certo senso pericoloso. Lei è  d’accordo?

Draghi – Sul primo punto, la risposta è sì. Continueremo ad avere esattamente lo stesso numero di riunioni interne, adattato alla nuova pianificazione. E vorrei aggiungere che abbiamo un nuovo calendario per le riunioni di politica monetaria, ma, come è sempre avvenuto in passato, possiamo comunque incontrarci quando e se necessario, al di fuori del calendario previsto.
Ho visto il paper  [“Is Europe overbanked?” dell’ESRB: European Systemic Risk Board – NdT], e certamente si tratta di un documento molto, molto ben scritto, progettato e concepito. Vale certamente la pena di considerarlo seriamente e lo  stiamo tutti guardando: è molto difficile dire se sono d’accordo o no, ma certamente tutte le banche sono il prodotto della storia, delle istituzioni, di una serie di fenomeni che si sono stratificati l’uno sopra l’altro. Quindi comporterebbe un notevole sforzo di ristrutturazione, attraverso fusioni, acquisizioni, risoluzioni – sarebbe inopportuno? La necessità di una tale ristrutturazione, non si può certo escluderla. Il documento pone sicuramente una questione interessante che richiederà un’analisi appropriata. Che siano la BCE o le autorità di vigilanza o l’ESRB le autorità giuste per produrre un tale cambiamento, questo è un problema diverso, e non credo che sarebbero gli attori immediati in questo processo. Ma certamente il paper è molto interessante dal punto di vista dell’analisi. Sono d’accordo su questo.

 

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