Conferenza stampa 7 agosto 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte, 7  agosto 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla conferenza stampa. Passiamo a riferire sull’esito della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di mantenere immutati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Le informazioni disponibili rimangono coerenti con la nostra valutazione di una continuazione della ripresa moderata e disomogenea dell’economia dell’area euro, con bassi tassi di inflazione e dinamiche monetarie e creditizie sottotono. Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo restano saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%. Le misure di politica monetaria decise ai primi di giugno hanno portato ad un allentamento della politica monetaria. Questo è in linea con la nostra forward guidance e riflette adeguatamente le prospettive per l’economia dell’area euro, nonché le differenze in termini di ciclo di politica monetaria tra le principali economie avanzate. Le targeted longer-term refinancing operations (TLTROs) che inizieranno nei prossimi mesi aumenteranno il grado di espansione della nostra politica monetaria. Queste operazioni forniranno finanziamenti a lungo termine a condizioni vantaggiose per un periodo fino a quattro anni per tutte le banche che soddisfino determinati parametri nella loro erogazione di prestiti all’economia reale. Ciò dovrebbe contribuire ad allentare ulteriormente le condizioni di finanziamento e a stimolare l’offerta di credito all’economia reale. Quando tali misure si faranno strada nell’economia contribuiranno ad un ritorno dei tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%.

Come detto in precedenza, a seguito della decisione di inizio giugno, abbiamo intensificato i lavori preparatori per gli acquisti sul mercato degli ABS, per migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

In prospettiva, manterremo un alto grado di accomodamento monetario. Per quanto riguarda la nostra forward guidance, i tassi di interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali per un periodo prolungato di tempo in base alle attuali prospettive per l’inflazione. Inoltre, il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare anche strumenti non convenzionali, nell’ambito del suo mandato, se fosse necessario per affrontare ulteriori rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Siamo fortemente determinati a salvaguardare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione nel medio-lungo termine.

Vorrei ora spiegare la nostra valutazione in maggior dettaglio, a partire dall’analisi economica. Nel primo trimestre di quest’anno il PIL reale dell’area euro è aumentato dello 0,2%, rispetto al trimestre precedente. Per quanto riguarda il secondo trimestre, gli indicatori mensili sono stati un po’ volatili, in parte a causa di fattori tecnici. Nel complesso, le informazioni più recenti, compresi i dati delle indagini disponibili per luglio, restano coerenti con la nostra aspettativa di una continuazione della ripresa moderata e disomogenea. In prospettiva la domanda interna dovrebbe essere sostenuta da una serie di fattori, tra cui l’orientamento accomodante della politica monetaria e i miglioramenti in corso nelle condizioni finanziarie. Inoltre, i progressi compiuti nel consolidamento fiscale e nelle riforme strutturali, come pure i guadagni di reddito reale disponibile, dovrebbero dare un contributo positivo alla crescita economica. E la domanda per le esportazioni dovrebbe beneficiare della ripresa in atto a livello mondiale. Tuttavia, anche se i mercati del lavoro hanno mostrato ulteriori segnali di miglioramento, la disoccupazione nella zona euro rimane elevata e, nel complesso, la capacità inutilizzata continua ad essere consistente. Inoltre, il tasso di variazione dei prestiti delle MFI al settore privato è rimasto negativo nel mese di giugno e i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato probabilmente continueranno a smorzare il ritmo della ripresa economica.

I rischi sulle prospettive economiche per l’area euro restano orientati verso il basso. In particolare, gli accentuati i rischi geopolitici, nonché gli sviluppi nelle economie emergenti e nei mercati finanziari globali, potrebbero influenzare negativamente le condizioni economiche, anche attraverso gli effetti sui prezzi dell’energia e sulla domanda globale di prodotti dell’area euro. Un ulteriore rischio al ribasso viene dalle  insufficienti riforme strutturali nei paesi dell’area euro, e da una domanda interna più debole del previsto.

Secondo la stima rapida di Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dello 0,4% nel mese di luglio 2014, dopo lo 0,5% di giugno. Ciò riflette principalmente una minore inflazione derivante dai prezzi dell’energia, mentre gli altri componenti principali HICP sono rimasti sostanzialmente invariati. Sulla base delle informazioni attuali, l’inflazione dovrebbe rimanere su bassi livelli nel corso dei prossimi mesi, per poi aumentare gradualmente durante il 2015 e il 2016. Le aspettative di inflazione per l’area euro nel medio-lungo periodo continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%.

Il Consiglio direttivo vede i rischi al rialzo e al ribasso nell’evoluzione dei prezzi come limitati e sostanzialmente bilanciati nel medio periodo. In questo contesto, seguiremo da vicino le possibili ripercussioni dei rischi geopolitici e dei tassi di cambio.

Passando all’analisi monetaria, i dati di giugno 2014 continuano a indicare una crescita modesta dell’aggregato monetario ampio (M3), con una crescita annua all’1,5% a giugno, rispetto all’1,0% di maggio. La crescita dell’aggregato monetario ristretto M1 è stata del 5,3% in giugno, dal 5,0% di maggio. L’incremento della posizione netta sull’estero delle MFI, che riflette in parte il continuo interesse degli investitori internazionali in attività dell’area euro, è rimasto un importante fattore di sostegno alla crescita di M3.

Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto negativo a -2,3% a giugno, rispetto al -2,5% a maggio e al -3,2% di febbraio. I prestiti alle società non finanziarie continuano ad essere deboli, riflettendo la relazione ritardata con il ciclo economico, il rischio di credito, i fattori di offerta del credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci del settore finanziario e non finanziario. Allo stesso tempo, in termini di flussi mensili, i prestiti alle società non finanziarie hanno mostrato alcuni segnali di stabilizzazione negli ultimi mesi, dopo aver registrato consistenti flussi mensili negativi nella prima parte dell’anno. Ciò è coerente con i risultati dell’indagine sul credito bancario per il secondo trimestre del 2014, in cui le banche hanno segnalato che i criteri di concessione dei prestiti alle imprese si sono allentati in termini netti. Tuttavia, rimangono piuttosto rigidi nel complesso, se visti da una prospettiva storica. Inoltre, le banche hanno segnalato un miglioramento della domanda di prestiti netti da società non finanziarie e famiglie. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato dello 0,5% nel mese di giugno, sostanzialmente invariato dall’inizio del 2013.

Sullo sfondo di una crescita del credito debole, la valutazione globale in corso da parte della BCE sui bilanci delle banche è di fondamentale importanza. Le banche dovrebbero sfruttare appieno questo esercizio per migliorare la propria posizione patrimoniale, sostenendo in tal modo l’espansione del credito durante le prossime tappe della ripresa.

In sintesi, l’analisi economica indica che l’attuale basso livello di inflazione dovrebbe essere seguito da un graduale movimento al rialzo dei tassi di inflazione verso livelli più vicini al 2%. La verifica incrociata con i segnali dell’analisi monetaria conferma questo quadro.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, il risanamento globale negli ultimi anni ha contribuito a ridurre gli squilibri di bilancio. Importanti riforme strutturali hanno aumentato la competitività e la flessibilità dei mercati del lavoro e dei prodotti. Questi sforzi devono ora rafforzarsi per aumentare il potenziale di crescita dell’area euro. Le riforme strutturali dovrebbero concentrarsi sulla promozione degli investimenti privati ​​e la creazione di posti di lavoro. Per ripristinare finanze pubbliche sane, i paesi dell’area euro dovrebbero procedere in linea con il Patto di stabilità e crescita e non dovrebbero disfare i progressi compiuti con il risanamento dei conti pubblici. Il consolidamento fiscale va progettato in modo favorevole alla crescita. Un’attuazione piena e coerente dell’attuale quadro di sorveglianza fiscale e macroeconomica della zona euro è fondamentale per abbattere gli elevati rapporti di debito pubblico, per aumentare la crescita potenziale e la resilienza dell’area euro agli shock.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

 

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Domande e risposte

1 (Annette Weisbach, CNBC) Lei dice le TLTROs dovrebbero rafforzare il vostro orientamento di politica monetaria. Che cosa intende esattamente con questo?
La mia seconda domanda è se il rischio al ribasso per lo scenario economico si è  intensificato, data la situazione in Russia e in Ucraina.

Draghi – Sì, le TLTROs rafforzeranno la nostra politica monetaria in un certo senso, perché comportano una significativa espansione del credito. Non sono come i finanziamenti di emergenza LTRO. Queste TLTROs dovranno essere utilizzate per erogare prestiti all’economia reale, alle società non finanziarie, e in particolare alle piccole e medie imprese. Ci aspettiamo una notevole raccolta (take-up). Durante l’ultima conferenza stampa, mi pare di aver indicato un massimale superiore. Ora, le stime di mercato e le indicazioni che arrivano dalle singole banche sembrerebbero dire che nel complesso – quindi non solo nelle prime due tranches, ma anche nelle operazioni periodiche successive – dovrebbe materializzarsi un take-up tra i 450 e gli 850 miliardi di euro. D’altra parte, è abbastanza comprensibile perché sono fondi con maturità piuttosto lunga e con condizioni finanziarie molto, molto interessanti. Inoltre, vorrei aggiungere che le indicazioni provenienti dall’indagine sul credito bancario, che mostrano — penso per la prima volta — una ripresa della domanda di prestiti e una graduale diminuzione della stretta sul lato dell’offerta, sembrerebbero indicare che questi TLTROs  capitano davvero al momento giusto, quando c’è domanda per loro. Quindi in questo senso non solo potenziano la nostra politica monetaria, ma in realtà confermano la nostra forward guidance.
La seconda domanda sui rischi geopolitici. Non c’è dubbio che i rischi geopolitici sono aumentati in tutto il mondo. Abbiamo la crisi russo-ucraina, Iraq, Gaza, Siria, Libia. Quindi i rischi geopolitici si sono intensificati, sono più alti di quanto non fossero qualche mese fa. E alcuni di loro, come la situazione in Ucraina e in Russia, avranno sulla zona euro un impatto più forte che in altre parti del mondo. Ora, è difficile valutare tale impatto, all’inizio di queste crisi. Se si guardano le cifre del commercio o dei flussi finanziari, nel complesso, esse rivelano un quadro di interconnessioni molto limitate. Anche considerando le principali istituzioni finanziarie, si può contare meno di una manciata di nomi di istituzioni finanziarie particolarmente esposte verso la Russia. Tuttavia, è molto difficile valutare quale sarà l’impatto effettivo quando saranno applicate le sanzioni da un lato e le contro-sanzioni dall’altro. È notizia di oggi o di ieri che il governo russo ha preso delle contro-sanzioni, in termini di divieto di importare determinati prodotti, divieto di sorvolare alcune parti della Russia, e così via. Quindi i rischi per la ripresa sono fin dall’inizio al ribasso, e certamente tra questi rischi ci sono gli sviluppi geopolitici.

2(Alessandro Speciale, Bloomberg News) Tornando al rischio geopolitico che si è intensificato, citato finora, se uno di tali rischi dovesse materializzarsi e provocare uno shock sostanziale per l’area euro e un cambiamento delle prospettive per l’inflazione, come sareste pronti a reagire ? Sto pensando, ovviamente, ad acquisti di asset su larga scala. Ma cos’altro avete in mente in questo caso?
E a proposito del piano di acquisti di ABS, lei ha spesso detto che non è qualcosa che dipende solo dalla BCE – ci sono molti attori, molte istituzioni di Bruxelles e di Basilea coinvolte. Ma cosa può fare la BCE da sola se ha bisogno di agire in un tempo relativamente breve?

Draghi – Sulla prima domanda, direi che siamo solo all’inizio. Stiamo ancora valutando quale possibile impatto possano avere eventuali sanzioni sull’economia dell’area euro. Vediamo rischi provenienti soprattutto dal prezzo dell’energia. Ma, come ho detto, è difficile ora definire con precisione le opzioni per il futuro, soprattutto se ci fosse una escalation del conflitto. La nostra politica monetaria resta, e resterà, accomodante, e posso solo ribadire che il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno di utilizzare anche misure non convenzionali, come gli acquisti di ABS, come il QE, se le prospettive di medio periodo per l’inflazione dovessero cambiare.
Sugli ABS, ha ragione: ho detto che l’azione finale sugli ABS dipenderà da molti altri attori. Intanto abbiamo intensificato le preparazioni per gli ABS, i vari comitati della BCE hanno lavorato e stanno lavorando, su questo. E nell’ultima conferenza stampa ho elencato tutte le aree che necessitano lavoro. Vorrei solo aggiungere che stiamo procedendo con il nostro lavoro indipendentemente dalla tempistica di eventuali modifiche normative in questo settore. E l’altra notizia è che stiamo per assumere – non posso rivelare alcun nome, perché la cosa non è ancora finita – ma siamo in procinto di assumere un consulente che ci aiuterà a progettare questo programma nel miglior modo possibile.

3(Brian Blackstone, WSJ) Quando dite di essere unanimi sul fare di più se le prospettive a medio termine per l’inflazione fossero troppo basse… ora abbiamo l’inflazione all0 0,4%. Può spiegare perché non è già troppo bassa? Perché non è già tale da innescare una risposta da parte della BCE?
E, per tornare sulla questione ABS, ci ha dato qualche dettaglio in più sul lavoro preparatorio, ma ci può dare un senso: questo lavoro porterà effettivamente ad acquisti di ABS? O si tratta di qualcosa di cui state parlando, su cui state cercando consulenza, ma che potrebbe non portare la BCE ad acquistare effettivamente alcunché? Oppure siete sicuri che questo davvero porterà a un programma di acquisto di ABS? E avete qualche idea più precisa su quando potrebbe avvenire?

Draghi – La seconda domanda è, in un certo senso, o strana o troppo facile. Se lavorassimo su cose destinate a non accadere, non avremmo speso bene il nostro tempo. Quindi il lavoro che stiamo facendo è basato sull’aspettativa di agire in questo campo. Lasciatemi aggiungere che una decisione definitiva non è stata ancora presa. Quindi, la decisione finale è di essere pronti con un programma che aiuti a rafforzare la nostra politica monetaria accomodante, iniettando denaro nell’economia reale. E questo porterebbe alla ricostruzione di un mercato che è scomparso con la crisi, anche per buone ragioni. Ecco perché stiamo concentrando i nostri sforzi su un mercato in cui siano trattati prodotti che siano, come ho detto in altre occasioni, semplici, trasparenti e reali. Semplici significa leggibili. Trasparenti significa che si può davvero guardarci dentro e dargli un prezzo giusto. E reali significa che non saranno una salsiccia di derivati​​, detto in linguaggio più popolare.
L’altra cosa: 0,4% non è abbastanza basso? Non è certo una sorpresa, perché, come ho detto poco fa, questo dato è in gran parte dovuto alle variazioni del prezzo dell’energia. E se si considera l’HICP al netto di alimentari ed energia, siamo allo 0,8%, invariata rispetto al mese precedente. Ma detto questo, non c’è dubbio che l’inflazione è bassa e rimarrà bassa. Le aspettative di inflazione, tuttavia, nel medio-lungo termine, restano saldamente ancorate. A breve termine, abbiamo osservato un calo delle aspettative di inflazione, perché, come è del tutto naturale, sono fortemente legate all’inflazione corrente. Su un punto specifico, sollevato da un osservatore di mercato in genere preciso (che sostiene che): anche le aspettative di inflazione a cinque anni, derivate dal break-even dei linker, sono allo 0,5%. È un punto molto interessante, ma noi pensiamo che i calcoli dovrebbero essere fatti in modo diverso. Dovremmo osservare, non una emissione, ma il complesso di tutte le emissioni dei linker con quella scadenza. E ciò mostrerebbe che le aspettative sull’orizzonte quinquennale sono ancora ancorate all’1%. Quindi non abbiamo osservato alcuna diminuzione delle aspettative a medio-lungo termine. Le aspettative a lungo termine rimangono ancorate al 2%. Altre aspettative rimangono ancorate ai livelli precedenti. Le attese a breve termine, in effetti, sono diminuite.

4(Johanna Treeck, Market News) Lei ha attribuito parte della debolezza nel secondo trimestre a fattori tecnici. E più in generale, ha in gran parte lasciato la valutazione economica invariata rispetto ai mesi precedenti, a parte l’aggiunta della parola ‘irregolare’. Quindi vuol dire che non vede alcun rallentamento della dinamica di fondo? Puoi darci una valutazione più dettagliata di come vede gli sviluppi economici?
La mia seconda domanda è sull’inflazione. Le previsioni degli esperti della BCE sono state regolarmente troppo ottimiste sulle prospettive dell’inflazione. Quali indicazioni avete dato per ricalibrare il modo in cui vengono fatte queste previsioni, per renderle più precise in futuro? E, collegato a questo, quanti rischi ci sono di un altro downgrade nelle previsioni di inflazione dello staff della BCE di settembre?

Draghi – Sul primo punto, lasciatemi dire che la valutazione della situazione attuale è particolarmente instabile perché, soprattutto negli ultimi 2-3 mesi, abbiamo avuto alcuni segnali positivi… Prima di tutto, abbiamo avuto una disconnessione, che in realtà va avanti per più di 2 o 3 mesi, tra i dati soft (sondaggi, indicatori di sentiment) e dati hard, con i dati soft mediamente migliori dei dati hard. In secondo luogo, anche tra i dati soft, abbiamo avuto alcuni valori positivi e altri negativi. Abbiamo avuto segnali positivi da PMI, vendite al dettaglio, capacità inutilizzata, che è un po’ meno di quanto era, il mercato del lavoro che mostra qualche miglioramento. E questo non è soft, ma hard. E allo stesso tempo, non abbiamo avuto buoni numeri per il PIL, e anche sul lato soft per IFO e altri indicatori. Ha ragione nel dire che i valori deboli del PIL dipendono anche da fattori tecnici, come il minor numero di giorni lavorativi nel periodo osservato. Ma, detto questo, vorrei semplicemente ripetere una frase che avete sentito molte, molte volte. La ripresa rimane debole, fragile e irregolare. Se devo rilevare una direzione nei dati degli ultimi 2-3 mesi, si direbbe che c’è stato un rallentamento della dinamica di crescita. Questo per la debolezza. Sulla fragilità della ripresa, abbiamo appena discusso le potenziali fonti di fragilità. Ma, procedendo lungo questa modesta ripresa, la questione dell’irregolarità è diventata in effetti la più interessante. È abbastanza chiaro che i paesi che hanno intrapreso un programma convincente di riforme strutturali stanno andando meglio — molto meglio — rispetto ai paesi che non lo hanno fatto, o lo hanno fatto in misura limitata. Questo sta uscendo chiaramente davanti ai nostri occhi. Questa è la valutazione generale che darei sul tema crescita. Sull’inflazione, ne abbiamo appena discusso. Su moneta e credito, vediamo che le loro dinamiche rimangono deboli, ma ci sono segnali di miglioramento, o forse dovrei dire, segnali meno negativi di quelli che eravamo abituati ad osservare in passato. E provengono essenzialmente da due fonti: dai dati sulla moneta e dai prestiti alle società non finanziarie. Come ho detto prima, si vede che il deterioramento del credito è gradualmente sempre minore. E dati meno negativi vengono anche dall’indagine sul credito bancario, dove la stretta è in calo, anche se rimane tale da una prospettiva storica. E la cosa interessante è che, per la prima volta, stiamo osservando una ripresa della domanda di prestiti. Inoltre, quando ancora una volta esaminiamo i motivi della scarsità dell’offerta, vediamo — e questo va avanti ormai da tre o quattro mesi — vediamo che l’avversione al rischio ha perso importanza come fattore di riduzione dell’offerta o di aumento della stretta creditizia.
Sulla seconda domanda, terremo a mente il suo suggerimento. Il nostro staff cerca continuamente di migliorare le previsioni, è una cosa che ci sta a cuore e vogliamo agire su questo. E ne siamo ben consapevoli. Ma si deve capire  che la BCE non è stata la sola a sopravvalutare l’inflazione. E in una certa misura, come ho già detto molte volte, l’inflazione è stata inferiore alle previsioni in gran parte a causa dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, fino al terzo trimestre del 2012 e a causa dei tassi di cambio in seguito.

5 (Klaus-Rainer Jakisch, ARD German TV) Mr Draghi, mi permetta di porle due domande su un piano più generale. Durante la crisi dell’euro, la BCE ha aumentato le sue misure non convenzionali. Ha acquisito un sacco di nuove funzioni e aumentato la sua influenza, se non forse il suo potere. Come descriverebbe il cambiamento di personalità della BCE? In altre parole, dove si colloca la BCE ora, rispetto alle sue origini?
E in secondo luogo, sulle sue osservazioni a Londra pochi giorni fa, riguardo ai suoi suggerimenti ai politici di muoversi verso una maggiore integrazione fiscale, quanto è importante questo, non solo al fine di risolvere la crisi, ma anche di rendere la BCE una banca centrale di nuovo più tradizionale e più normale?

Draghi – Quando è scoppiata la crisi, la BCE era ancora una istituzione giovane. Direi che la BCE è cresciuta molto durante la crisi. La crisi è stata, ed è tuttora, un tempo straordinario che ha richiesto da parte della BCE l’utilizzo di strumenti straordinari. Quella era, direi, la nostra prima responsabilità. Ma questa responsabilità è stata di fatto realizzata sempre in modo da rispettare il nostro mandato. Quindi, usiamo strumenti straordinari per rispondere a esigenze straordinarie, ma sempre all’interno del nostro mandato. E il nostro mandato era mantenere la stabilità dei prezzi. In questo senso, la BCE non è cambiata nei suoi caratteri fondamentali. È cresciuta nell’avere più strumenti, nel diventare più adeguata a rispondere alle diverse esigenze di una situazione economica difficile. Ma non è cambiata nei suoi pilastri fondamentali, quelli che giustificano la sua esistenza.
Sul secondo punto, non sono sicuro di aver parlato di maggiore integrazione fiscale. Il punto che ho indicato, ormai più volte, è il seguente: questa unione monetaria è un’unione incompiuta. Abbiamo fatto enormi progressi sul versante monetario, con la creazione della BCE e dell’euro. Abbiamo fatto progressi significativi nel condividere la sovranità di bilancio, accettando di avere regole comuni in materia di bilancio. Abbiamo fatto grandi progressi nella creazione di una unione bancaria. Ora, probabilmente faremo ulteriori progressi nella creazione di ciò che il nuovo presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha chiamato ‘unione dei mercati dei capitali’. E vedo questo come una probabile possibilità futura. Ma c’è un altro settore che ha acquisito, se possibile, ancora maggiore importanza durante la crisi, ed è il settore delle riforme strutturali. Ho detto più volte che probabilmente ora è giunto il momento di iniziare a condividere la sovranità anche in quest’area, mettendo sotto una disciplina comune a livello di unione le riforme strutturali nel campo del mercato, dei prodotti, della legislazione sul mercato unico, del mercato del lavoro — in altre parole, cercando di replicare il nostro successo in materia di bilancio anche nelle riforme strutturali.

6(Claire Jones, Financial Times) Abbiamo avuto alcune notizie davvero negative sul PIL italiano ieri, che hanno portato a domandarsi se Renzi sarà in grado di realizzare il suo programma di riforme. E in senso più ampio, stiamo vedendo una crescita molto debole, anche nei paesi che hanno attuato riforme strutturali. Non vediamo una crescita con tassi tali da ridurre di molto una disoccupazione parecchio elevata. Come ha appena detto, si è parlato di più integrazione, più centralizzazione sulle riforme strutturali. Ma dato che questo non si è ancora verificato, quanto sono politicamente fattibili queste riforme strutturali quando i guadagni a breve termine sono circa inesistenti mentre la disoccupazione rimarrà, a quanto pare, molto alta se la crescita rimane così debole?
E, seconda domanda, molti economisti vedono nel QE della Banca d’Inghilterra e della Fed una forma di assicurazione contro un grande shock macroeconomico. Lei ha notato nei commenti di oggi che è aumentato il rischio di un tale shock. Con l’inflazione allo 0,4%, la BCE non sta adottando una strategia molto rischiosa, con un margine minimo di protezione rispetto alla vera e propria deflazione, in caso di un forte shock macroeconomico?

Draghi – Sulla sua prima domanda: una delle componenti dei dati negativi del PIL italiano è il livello significativamente basso di investimenti privati​​, mentre si può osservare una ripresa dei consumi privati​​. Ma sull’investimento privato si vede una cifra molto bassa. Questo non è un caso unico nella zona euro. I livelli degli investimenti privati nell’area euro nel suo insieme sono bassi, e certamente molto più bassi che in altre parti del mondo, come gli Stati Uniti. Ma ci chiediamo perché è così. Ora, di certo non è il costo del capitale, perché i tassi di interesse, nominali e reali, sono stati bassi. E in alcune parti dell’area euro sono negativi, e lo sono stati per un periodo piuttosto lungo. Quindi, le ragioni sono: una dipende dalla domanda prevista, ma la seconda ha a che fare con le riforme, con l’incertezza generale che la mancanza di riforme strutturali produce. Questo è un fattore molto potente che scoraggia gli investimenti. Ci sono storie di investitori che desiderano costruire impianti ed attrezzature e creare posti di lavoro, ma ci vogliono mesi per ottenere l’autorizzazione a farlo. Ci sono storie di giovani che hanno cercato di aprire la loro attività, e ci vogliono da 8 a 9 mesi prima che possano farlo. Ciò non ha nulla a che fare con la politica monetaria. Quindi è soprattutto la mancanza di riforme strutturali. Continuo a dire la stessa cosa, davvero — le riforme del mercato del lavoro, dei mercati dei prodotti, della competizione, della giustizia e così via. Queste riforme in realtà hanno dimostrato di portare un beneficio anche a breve termine. Non occorre aspettare molto tempo: uno dei contro-argomenti frequenti è che le riforme strutturali richiedono tempo per essere implementate e anche per produrre risultati. Ebbene, come alcuni nostri paesi mostrano, questo non è vero. In questi paesi la disoccupazione sta scendendo e il prodotto è in aumento. Quindi alcune di queste riforme danno un beneficio immediato. Altre chiaramente hanno bisogno di molto più tempo.
Scusi, l’altra sua domanda era? …

… molti economisti pensano che il QE è stato intrapreso come polizza assicurativa contro un grande shock, e ora c’è molto poco spazio di manovra, se vi è un tale shock per la BCE con l’inflazione al 0,4%

Lasciatemi dire che gli annunci di politica monetaria del giugno scorso hanno avuto successo. Non solo i vari annunci di politica monetaria, ma soprattutto il tasso negativo sui depositi: il tasso negativo sui depositi presso la banca centrale è considerato una delle ragioni di questo successo. Abbiamo praticamente scollegato le nostre condizioni monetarie da quelle degli Stati Uniti, e se si confrontano le condizioni dall’inizio di maggio, quando ho annunciato come probabile l’azione su questo fronte, si vede che il tasso forward OIS 1 anno su 4 anni è diminuito di 45 punti base, l’Euribor a tre mesi di 13 punti base. L’eccesso di liquidità è ora a 140 miliardi, ed è rimasto stabile oltre i 100 miliardi. C’è stata una compressione generale dei premi di liquidità. Ma c’è anche un’altra considerazione da fare, e cioè che i fondamentali di un tasso di cambio più debole oggi sono molto rafforzati rispetto a due o tre mesi fa. E questo dipende da fattori di base, come un rallentamento del surplus commerciale netto, ma dipende anche da fattori come un calo degli afflussi di capitale a breve termine. C’è stato un aumento abbastanza significativo delle posizioni short sull’euro, come registrato dalla CFTC [Commodity Futures Trading Commision]. In altre parole, i mercati hanno percepito che le politiche monetarie nell’area euro e negli Stati Uniti sono e resteranno su un percorso divergente per un lungo periodo di tempo. Altre banche centrali stanno riducendo la loro esposizione in euro. E se si considera come i mercati si aspettano gli andamenti dei tassi reali per il prossimo futuro, cioè fino al 2019, le aspettative attuali sono che i tassi reali rimarranno negativi nella zona euro per un tempo molto più lungo che negli Stati Uniti. Penso che sia uno degli sviluppi più importanti tra quanto successo negli ultimi tre, quattro mesi.

7(Aida, Kyodo News Japan) La mia domanda riguarda gli acquisti di ABS — un po’ sul lato terminologico. Lei ha detto di aver intensificato i lavori preparatori con l’aspettativa di procedere. Supponendo che si proceda, avreste obiezioni a definirlo un QE? Lo chiamereste QE, la versione BCE del QE? O sarà fondamentalmente diverso da quello delle altre banche centrali?

Draghi – Dipende da come definiamo il QE. Se definiamo il QE come acquisti di asset su larga scala (broad-based asset purchases), allora il QE potrebbe includere ABS, ma certamente non sarebbe riducibile solo ad acquisti di ABS. I programmi di QE comprendono titoli di Stato, e in generale asset pubblici, e asset privati​​. Così gli ABS sarebbero un esempio di asset privato, ma poi c’è il QE sui titoli di Stato che è ancora sul tavolo.

8(RTP Portuguese Television) Come è stato possibile che con la Troika in Portogallo per gli ultimi tre anni, nessuno si sia accorto che Espirito Santo era un problema? E questo non influisce sugli altri investitori per i casi futuri? Non crea dubbi circa l’efficacia del monitoraggio?

Draghi – Non posso commentare direttamente su singole banche, ma quello che posso dire su ciò che le autorità portoghesi hanno fatto in questo caso, è che certamente hanno avuto una rapida reazione. Sia loro che il braccio della Commissione europea per la concorrenza hanno lavorato molto bene insieme e hanno affrontato una situazione potenzialmente complessa. La reazione del mercato sia in Portogallo che fuori del Portogallo ha sostanzialmente confermato questo punto di vista, cioè che le autorità sono state rapide ed efficaci, e quello che avrebbe potuto essere un incidente sistemico in realtà è ormai considerato un incidente, un episodio ristretto a questa banca e ai suoi proprietari. Sto utilizzando ‘incidente’ come un eufemismo, ma lei capisce cosa intendo. Quindi è generalmente percepito come un episodio che è stato contenuto, per quanto riguarda questa banca, e non ha inciso né sul settore bancario in Portogallo né sul Portogallo né su altri grandi mercati al di fuori del Portogallo.

9(Alessandro Merli, Il Sole 24 ore) Un rapido follow-up sulla questione precedente, il Banco Espirito Santos. Ha avuto un impatto sui conti, per esempio, di Credit Agricole in Francia. Mi chiedevo se nella valutazione globale che state conducendo sulle banche, è stato preso in considerazione questo problema delle partecipazioni incrociate tra banche, non solo in termini di partecipazioni, ma anche in termini di detenzione di titoli obbligazionari di certe banche da parte di altre banche.
E l’altra mia domanda ritorna alla recessione non solo in Italia, ma al rallentamento anche di altri paesi, come Germania e Francia: da quello che ha detto in precedenza dobbiamo concludere che anche questi paesi non hanno fatto abbastanza riforme? E dovrebbero gli investimenti pubblici prendere il posto della carenza di investimenti privati ​​per compensare questa crescita insufficiente?

Draghi – Vorrei chiedere al Vice Presidente di rispondere alla prima domanda.

Constâncio – L’Asset Quality Review (AQR) comprende tutti i portafogli, e comprende anche, naturalmente, le esposizioni e i titoli che una banca può avere sulle altre banche e tali attività sono quindi soggette all’esame per vedere se sono correttamente valutati nel bilancio delle banche. Quindi l’aspetto che lei ha citato, è certamente incluso nel AQR.

Draghi – Dobbiamo distinguere tra i paesi che hanno fatto le riforme e paesi che non hanno fatto nulla o hanno fatto molto poche riforme. Lei ha parlato di Germania. Nel caso della Germania, dobbiamo prima di tutto valutare il pieno impatto di quelli che ho chiamato fattori tecnici, cioè meno giorni di lavoro. E saremo in grado di farlo nei prossimi giorni. Ma è chiaro che, se i rischi geopolitici si concretizzeranno, i prossimi due trimestri mostreranno una crescita inferiore. Una storia completamente diversa vale per i paesi che non hanno fatto le riforme o ne hanno fatto molto poche, dove si osserva questa debolezza trimestre dopo trimestre. Lei ha citato gli investimenti pubblici, che è quello che intendevo con risanamento del bilancio favorevole alla crescita. Questi paesi devono fare un risanamento di bilancio favorevole alla crescita, il che significa meno tasse — stiamo parlando della parte del mondo dove la tassazione è la più alta, e questi paesi hanno la più alta tassazione nella parte del mondo a più alte tasse. Quindi: tasse più basse, meno spesa corrente, e forse maggiore investimento pubblico, cioè spesa pubblica per investimenti. Ma tutto questo è possibile solo se le condizioni migliori sono integrate da riforme strutturali. Credo di aver fatto questo esempio l’ultima volta quando ho detto che le TLTROs offrono ottime condizioni di finanziamento alle banche, ma ancora una volta, se non si può aprire un nuovo business shop, non c’è ragione di dare più credito, non sai cosa fartene del credito. Stessa cosa con la tassazione: si abbassano le tasse e certo la gente lo accoglie molto positivamente, ma se non possono effettivamente tradurre tali tasse più basse in un business migliore, è inutile.

10(Jean-Philippe Lacour, Les Echos) Forse ancora un seguito sulla sua dichiarazione di prima sull’inflazione: la BCE si aspetta che nel breve-medio termine ci saranno tassi di inflazione più divergenti all’interno dei paesi europei? Prendiamo la Germania. L’inflazione dovrebbe salire forse al di sopra del 2%, e questo è supportato dai salari più alti, ha sentito il dibattito negli ultimi giorni…  mentre gli altri paesi del sud o della periferia in tempi di inflazione molto bassa, o deflazione forse, sono vincolati con le riforme in corso. Quindi questa divergenza è forse complicata da interpretare per voi. Ma è questa l’aspettativa anche della BCE?
E, in secondo luogo, forse sulla Francia – credo che lei abbia anche la Francia in mente quando dice che alcuni paesi dovrebbero dare maggiore slancio alle riforme. La Francia sostiene ripetutamente che la BCE dovrebbe fare di più per la ripresa e per combattere la bassa inflazione. Ma può dire a Parigi ancora una volta che si devono concentrare su queste riforme e non temere che queste riforme li vincolino a una bassa inflazione, o deflazione forse, come nel sud della zona euro?
E infine, una domanda molto personale: ha intenzione di trascorrere delle vacanze in Italia per sostenere la ripresa del suo paese?

Draghi – Nella prima parte, penso che la sua domanda riveli la complessità del problema. Abbiamo paesi in cui l’inflazione dovrà andare al di sopra del 2%. E certamente l’obiettivo della BCE, e il modo in cui l’obiettivo della stabilità dei prezzi è stato interpretato dal Consiglio direttivo della BCE durante tutta la sua esistenza, o quasi, è che l’inflazione deve andare al di sotto ma vicino al 2%, e siamo lontani da tale obiettivo. Quindi, qualsiasi sviluppo che possa portare il tasso di inflazione verso il 2% è il benvenuto. Ma non è affare della BCE stabilire i salari per il mondo, per l’area euro, o per i singoli paesi. La determinazione dei salari è nelle mani delle parti sociali. Per gli altri paesi, i paesi che ora stanno in deflazione, non c’è dubbio che questo tipo di crescita negativa dei prezzi dipende dalla mancanza di domanda, ma anche dall’aggiustamento dei prezzi relativi. E allora il punto chiave è: sarà un fenomeno di breve termine? In tal caso, non sarebbe fonte di deflazione. O è destinato a durare a lungo? E può durare a lungo per almeno due motivi. Uno è che ci sono aspettative che si auto-avverano di prezzi in continuo calo, che portano le persone a rinviare i loro piani di spesa e, quindi, causano ulteriore calo dei prezzi. Non stiamo vedendo questo fenomeno al momento. Ma c’è un altro motivo: quello che definiamo come adeguamento dei prezzi relativi spesso non è un aggiustamento all’interno di alcuni settori, in cui semplicemente le persone cambiano i prezzi nei loro cataloghi. Spesso, riflette una realtà diversa in cui interi settori vengono annientati, distrutti, e devono nascere nuove produzioni, nuovi settori devono iniziare la loro attività. E questo è un processo molto più lungo, che non ha necessariamente molto a che fare con le aspettative che si auto-avverano, ma può richiedere molto tempo, perché ci vogliono movimenti di fattori, persone che si spostano da un settore ad un altro, e possiamo ben osservare questo fenomeno nei paesi cosiddetti in deflazione.
Sull’altro punto, su ciò che la BCE sta facendo. Bene, ho elencato prima perché le basi per un tasso di cambio più debole ora sono migliori di quanto fossero qualche mese fa. Penso che questo sia molto rilevante. E ho elencato una serie di fattori che credo non devo ripetere ora. Ma il fattore principale è che le politiche monetarie in Europa e negli Stati Uniti e nel Regno Unito resteranno divergenti per lungo tempo, e per un tempo molto più lungo in Europa che altrove. Quindi penso che questo è il punto. Ma, ancora una volta, non dimentichiamolo: la creazione di migliori condizioni finanziarie o fiscali è condizione necessaria ma non sufficiente per ripristinare la crescita.
Infine: sì, andrò in Italia. E non parteciperò alla ripresa del mio paese.

11 (Mark Schroers, Boersen-Zeitung) Solo un seguito sulla questione degli acquisti ABS e sulla prima risposta che lei ha dato su questo argomento, perché sembra suggerire che tali acquisti siano già decisi e che non sia una questione di se, ma solo di quando e come. È corretto?
E la seconda domanda è sulle aspettative di inflazione. Credo che la prossima settimana ci sarà il nuovo sondaggio sui previsori professionali. Ha già ottenuto alcuni primi risultati oggi? E come sono, soprattutto per quanto riguarda le aspettative di inflazione a più lungo termine?

Draghi – Sulla seconda domanda non posso davvero dire nulla. Ma, per quanto ne so, confermano le nostre prospettive a medio-lungo termine. Come ho detto prima, le aspettative di inflazione a breve termine sono scese, ma non nel medio-lungo termine.
L’altro punto sugli ABS: in un certo senso, lo sapete, ABS è solo un nome. E sappiamo che gli ABS tradizionali che venivano scambiati prima della crisi avevano molte — per essere caritatevoli — imperfezioni. E noi certamente non vogliamo e non possiamo ricreare quel tipo di mercato, in quanto alcune di queste imperfezioni sono state di fatto considerate una delle principali cause della crisi finanziaria. Quindi il nostro sforzo non è semplice, perché vogliamo ricreare un mercato limitato ad un prodotto che sia — come ho detto prima — semplice, trasparente e reale. In secondo luogo, noi — intendo la Banca d’Inghilterra e noi della BCE — crediamo che questo mercato possa ripartire, ma le basi economiche di questo mercato devono finzionare. E oggi uno dei principali ostacoli a questo è l’attuale regolamentazione. Detto questo, qualunque cosa facciano i regolatori, noi vogliamo essere pronti. Ed è per questo che abbiamo intensificato la preparazione.

12(Eva Taylor, Reuters) La mia prima domanda: vorrei tornare al Banco Espirito Santos. E lei ha detto che il problema è stato contenuto per ora, ma quanta fiducia ha che non si diffonderà in realtà al resto della regione e riaccenderà la crisi? E fino a che punto i problemi al BES sono in realtà sintomatici di problemi irrisolti nella periferia dell’Eurozona?
La mia seconda domanda: vorrei chiederle un po’ di più sulle sanzioni russe e, in particolare, quelle che interessano le cinque principali banche statali russe. Come intendete assicurarvi che i fondi che le controllate di queste banche nella zona euro stanno prendendo dalla BCE non lasceranno la zona euro?

Draghi – Sulla prima questione, credo di avere già risposto. L’azione intrapresa dalle autorità portoghesi, dalla BCE e dalla Direzione Generale [della Commissione europea] per la concorrenza è stata, credo, rapida ed efficace. La creazione della bad bank e della good bank, di fatto si è dimostrata abbastanza efficace nel rassicurare i mercati e nel rassicurare anche gli altri operatori dello stesso settore, vale a dire le altre banche in Portogallo e più in generale le banche in tutto il mondo. Ora, naturalmente, queste sono le decisioni iniziali. C’è ancora un sacco di lavoro da fare,  soprattutto in termini di trasferimento delle attività tra le due entità e di prezzi a cui avverranno i trasfermenti, il trattamento dell’esposizione in Angola. In sostanza, l’entità che è stata creata ha riconosciuto le perdite, le svalutazioni, ed è ora nelle mani del fondo di risoluzione. Su questo punto, vorrei precisare un aspetto che è stato fonte di una certa confusione. Il fondo di risoluzione possiede questa banca e, probabilmente, e spero presto, la venderà di nuovo. In questo senso, alla fine non ci sarà denaro pubblico coinvolto. Le differenze di prezzo che potrebbero derivare dai trasferimenti dovrebbero essere coperte dal settore bancario, non dal governo. Voglio dire, questo è qualcosa che andrebbe chiarito. Quindi, finora, francamente non c’è alcun segno di contagio. Ancora una parola su questo. Questo è un episodio, ma abbiamo visto altri episodi minori di drammatici cambiamenti nella struttura societaria delle banche da quando l’AQR è stata lanciata. Abbiamo visto molte banche ricapitalizzarsi per notevoli quantità nel corso dell’ultimo anno. E penso che è un elemento molto importante che non va sottovalutato, perché è cruciale per riparare il canale del credito bancario nell’area euro.
Sulla Russia: lei chiede delle controllate russe nell’area euro. Queste banche si muovono sostanzialmente entro i regolamenti dell’Unione Europea, ma faremo qualcosa di più, nel senso che queste banche avranno accesso al rifinanziamento, ma gli verrà chiesto di annunciare le loro esigenze prima. E, in secondo luogo, l’approvazione sarà concessa se sarà confermato che la liquidità richiesta non verrà utilizzata per aggirare le misure restrittive dell’UE. Quindi le banche dovranno spiegare perché hanno bisogno di soldi, e gli ispettori della banca centrale nazionale, le autorità di vigilanza, valuteranno le loro dichiarazioni.

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