Conferenza stampa 2 ottobre 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Napoli, 2 ottobre 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, è con grande piacere che insieme al Vicepresidente vi porgo il benvenuto alla conferenza stampa. Desidero ringraziare il Governatore Visco per la cordiale ospitalità ed esprimere particolare gratitudine al personale della Banca d’Italia per l’eccellente organizzazione della riunione odierna del Consiglio direttivo. Passiamo ora a esporre gli esiti della riunione.

Sulla base della consueta analisi economica e monetaria e in linea con la nostra forward guidance, abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Dando seguito alle decisioni assunte lo scorso 4 settembre, abbiamo inoltre stabilito le principali modalità operative del programma di acquisto di asset backed securities (ABSPP) e del nuovo programma di acquisto di covered bonds (CBPP3).

Questo ci consentirà di iniziare ad acquistare nel quarto trimestre del 2014 ABS e covered bonds, cominciando da questi ultimi nella seconda metà di ottobre. I programmi avranno una durata di almeno due anni. Unitamente alla serie delle TLTROs che saranno condotte fino a giugno 2016, tali acquisti avranno un impatto notevole sul nostro bilancio.

Le nuove misure sosterranno specifici segmenti di mercato che svolgono un ruolo fondamentale nel finanziamento dell’economia. Pertanto, gli interventi decisi miglioreranno ulteriormente il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, favoriranno l’offerta di credito all’economia in generale e avranno ricadute positive su altri mercati. Tenuto conto delle prospettive di inflazione complessivamente sottotono, del recente indebolimento del ritmo di crescita nell’area euro e del perdurare di una modesta dinamica della moneta e del credito, gli acquisiti di asset dovrebbero aumentare l’allentamento monetario. Inoltre, dovrebbero rafforzare la nostra forward guidance sui tassi di interesse BCE e le differenze, significative e crescenti, tra le principali economie avanzate in termini di ciclo di politica monetaria.

Insieme all’accomodamento monetario già presente, l’attuazione determinata delle nuove misure permetterà di ancorare saldamente le aspettative di inflazione a medio lungo termine, in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. A mano a mano che tutte queste misure si trasmetteranno all’economia, contribuiranno a riportare i tassi di inflazione più vicino al nostro obiettivo. Qualora si rendesse necessario fare ulteriormente fronte a rischi connessi con un prolungato periodo di bassa inflazione, il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato.

Un apposito comunicato stampa, che sarà divulgato alle ore 15.30, fornirà ulteriori informazioni sulle modalità relative ai nuovi programmi di acquisto di ABS e covered bonds.

Passo ora a illustrare in modo più approfondito la valutazione del Consiglio direttivo, iniziando dall’analisi economica. Dopo quattro trimestri di moderata espansione, il PIL reale dell’area euro è rimasto invariato tra il primo e il secondo trimestre di quest’anno. I dati delle indagini congiunturali disponibili fino a settembre confermano l’indebolimento della dinamica di crescita nell’area euro, pur rimanendo coerenti con una modesta espansione economica nella seconda metà dell’anno. Guardando al 2015, continuano a sussistere le prospettive per una moderata ripresa nell’area euro; occorre tuttavia seguire con attenzione i fattori e le ipotesi principali su cui si basa questa valutazione. La domanda interna dovrebbe essere sostenuta dalle nostre misure di politica monetaria, dai miglioramenti in atto nelle condizioni finanziarie, dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali, nonché dal calo dei prezzi dell’energia che sostiene il reddito disponibile reale. La domanda di esportazioni dovrebbe inoltre beneficiare della ripresa mondiale. Al tempo stesso è probabile che la disoccupazione elevata, la cospicua capacità produttiva inutilizzata, il perdurare di un tasso di variazione negativo dei prestiti bancari al settore privato e gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori pubblico e privato continuino a frenare la ripresa.

I rischi per le prospettive economiche dell’area euro restano orientati al ribasso. In particolare, il recente indebolimento della dinamica di crescita nell’area euro, unitamente all’acuirsi dei rischi geopolitici, potrebbe ripercuotersi sul clima di fiducia e soprattutto sugli investimenti privati. Inoltre, progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei paesi dell’area rappresentano un cruciale rischio al ribasso per le prospettive economiche.

Secondo la stima rapida Eurostat, nell’area euro l’inflazione annua HICP si è collocata in settembre allo 0,3 per cento, dopo lo 0,4 di agosto. Rispetto al mese precedente, questo andamento riflette un calo più marcato dei prezzi dell’energia e rincari lievemente inferiori per la maggior parte delle altre componenti HICP. In base alle informazioni attualmente disponibili, l’inflazione dovrebbe rimanere su livelli modesti nei prossimi mesi, per poi aumentare gradualmente nel corso del 2015 e del 2016.

Il Consiglio direttivo continuerà a seguire con attenzione i rischi per le prospettive sull’andamento dei prezzi nel medio periodo. In particolare guarderemo ai possibili effetti derivanti dall’indebolimento della crescita, dagli sviluppi geopolitici, dall’evoluzione del cambio e dalla trasmissione delle nostre misure di politica monetaria.

Passando all’analisi monetaria, i dati di agosto continuano ad indicare una contenuta espansione dell’aggregato monetario ampio (M3), che ha registrato un moderato incremento sui dodici mesi, portandosi in agosto al 2,0% dall’1,8% di luglio. La dinamica di M3 continua a essere sostenuta dalle sue componenti più liquide, con una crescita sui dodici mesi dell’aggregato monetario ristretto M1 pari al 5,8% in agosto.

Il tasso di variazione sui dodici mesi dei prestiti alle società non finanziarie (corretto per cessioni e cartolarizzazioni) è rimasto negativo in agosto al 2,0%, dopo il 2,2% del mese precedente. I rimborsi netti si sono in media ridotti negli ultimi mesi rispetto ai livelli storicamente elevati raggiunti un anno fa. La dinamica dei prestiti alle società non finanziarie continua a riflettere, con il consueto scarto temporale, la sua relazione con il ciclo economico, nonché il rischio di credito, i fattori dell’offerta di credito e gli aggiustamenti in atto nei bilanci dei settori finanziario e non finanziario. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie (corretto per cessioni e cartolarizzazioni) si è collocato in agosto allo 0,5%, senza sostanziali variazioni dall’inizio del 2013.

In tale contesto di debole espansione dei prestiti, la BCE è prossima a concludere la valutazione approfondita dei bilanci bancari, che riveste un ruolo fondamentale per superare le restrizioni nell’offerta di credito.

In sintesi, la verifica incrociata degli esiti dell’analisi economica con le indicazioni derivanti dall’analisi monetaria corrobora le recenti decisioni del Consiglio direttivo di realizzare un ulteriore accomodamento della politica monetaria e di sostenere il credito all’economia reale.

La politica monetaria è incentrata sul mantenimento della stabilità dei prezzi a medio termine e il suo orientamento accomodante concorre a sostenere l’attività economica. Tuttavia, per rafforzare l’attività di investimento, la creazione di posti di lavoro e la crescita potenziale, è necessario che gli altri settori di politica economica forniscano un contributo decisivo. In particolare, alcuni paesi devono imprimere slancio al processo legislativo e attuativo delle riforme strutturali sui mercati dei beni e servizi e del lavoro e degli interventi volti a migliorare il contesto in cui operano le imprese. Quanto alle politiche fiscali, i paesi dell’area non dovrebbero vanificare i progressi già conseguiti, ma procedere in linea con le regole dello Stability and Growth Pact. Ciò dovrebbe riflettersi nei documenti programmatici di bilancio per il 2015 che i governi si accingono a presentare, in cui daranno seguito alle raccomandazioni specifiche per paese. Il patto dovrebbe rimanere l’àncora della fiducia nella solidità delle finanze pubbliche, e la flessibilità consentita nell’ambito delle regole dovrebbe permettere ai governi di far fronte agli oneri di bilancio connessi alle riforme strutturali, di sostenere la domanda e di realizzare una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita. La piena e coerente applicazione dell’attuale quadro di sorveglianza macroeconomica e dei conti pubblici dell’area euro è indispensabile per ridurre gli elevati rapporti debito/PIL, aumentare la crescita potenziale e rafforzare la capacità di tenuta dell’area agli shock.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

Draghi Napoli

 

Domande e risposte

1 (Alessandro Speciale, Bloomberg News) La mia prima domanda è se può darci qualche dettaglio in più sul programma di acquisto di ABS. Quale sarà la dimensione? Come evolverà, la dimensione del programma cambierà nel tempo? E ci può dire qualcosa del rating degli ABS che comprerete, in particolare di quelli di Grecia e Cipro?
La seconda domanda è sul tasso di cambio. L’euro si è deprezzato nelle ultime settimane. Come valuta questo deprezzamento, lo considera una conseguenza delle politiche della BCE?

Draghi – Anzitutto: quasi tutti i dettagli del programma saranno pubblicati nel comunicato stampa alle 15:30. È difficile indicare un importo esatto per il programma di ABS in quanto tale, perché ci sono diverse interazioni tra il programma ABS, il programma covered bond e le TLTROs. L’impatto complessivo di queste tre misure sul nostro bilancio sarà significativo. Il nostro bilancio, come credo di aver detto al Parlamento europeo, dovrebbe estendersi verso la dimensione che aveva all’inizio del 2012. Sul rating: ancora una volta i dettagli saranno nel comunicato stampa. Ma in sostanza abbiamo accettato ABS come collaterale per dieci anni, quindi nella valutazione del rischio è abbastanza ovvio attenersi alla stessa logica delle regole sul collaterale. E questo è quando avviene in pratica, ma con alcuni aggiustamenti ispirati da semplici considerazioni. Primo: un acquisto a titolo definitivo è diverso da un semplice prestito a fronte di garanzie, che è temporaneo. Secondo: questo programma ABS, come le TLTROs, è orientato a incrementare i prestiti alle piccole e medie imprese, perciò ci stiamo concentrando su ABS semplici e trasparenti, cioè il cui contenuto siano prestiti e simili, facili da leggere, da prezzare e interpretare. Quindi, mentre come collaterale stiamo accettando anche ABS strutturati, il nostro programma di acquisto non sarà orientato verso quel tipo di ABS, perché non sarebbe in sintonia con l’obiettivo di aumentare l’erogazione di prestiti all’economia reale. Terzo: vogliamo essere il più possibile inclusivi, ma con prudenza. Perciò abbiamo deciso di includere anche paesi con un rating inferiore a BBB-, come la Grecia e Cipro, applicando talune deroghe, con due caveat. Il primo caveat è una serie di misure che riducono il rischio per quegli acquisti specifici, in modo che da renderli equivalenti quanto a rischio agli ABS acquistati altrove, ad esempio in termini di dimensione e tipo. Il secondo caveat è che tali paesi dovrebbero avere in corso un programma con l’UE. Penso di aver indicato le grandi linee di ciò che abbiamo deciso. Il resto sarà più chiaro nel comunicato stampa.
Sul tasso di cambio: come ho detto più volte, non è un obiettivo della nostra politica monetaria. Nella comunicazione sul tasso di cambio ci atteniamo ai termini concordati nel comunicato del G20 sul tema. È tuttavia importante per la stabilità dei prezzi ed è importante per la crescita, e in gran parte quanto abbiamo visto è il risultato delle diverse situazioni economiche, della differenza nel nostro ciclo economico e rispetto a quello della maggior parte delle altre giurisdizioni, il che a sua volta induce un percorso divergente nelle nostre politiche monetarie.

2 (Alessandro Merli, Il sole 24 ore) Le aspettative sull’inflazione sono di nuovo scese al di sotto del 2% sull’indicatore 5 anni su 5 anni. Considera le aspettative inflazionistiche ancora ancorate a questo punto, al di sotto del 2%, dopo che sono brevemente risalite in seguito al suo discorso di Jackson Hole?
Altra domanda: dato che le misure che state proponendo oggi – o i dettagli delle misure che state proponendo – possono avere impatto solo in un periodo di tempo considerevole, state valutando misure di impatto più immediato, come l’acquisto di titoli del debito pubblico? E c’è stato qualche membro del Consiglio che lo ha proposto o suggerito nella riunione di oggi?

Draghi – Prima di tutto sulle aspettative di inflazione. Permettetemi di chiarire, perché c’è stata una certa incomprensione nelle ultime settimane. Non usiamo un solo indicatore di aspettative inflazionistiche, usiamo una vasta gamma di indicatori, e le aspettative di inflazione sono scese, soprattutto sugli orizzonti brevi, e ora siamo a circa otto punti al di sotto del 2% sul 5 anni su 5 anni. Quindi sicuramente le teniamo d’occhio con grande attenzione. Direi che le misure che abbiamo preso sono state determinate esattamente dal fatto che le prospettive a medio termine per l’inflazione sono peggiorate e vediamo aumentati i rischi. Consideriamo — l’abbiamo detto molte volte — un prolungato periodo di inflazione troppo bassa dannoso per l’economia e le decisioni prese da giugno in poi hanno esattamente lo scopo di sostenere le aspettative di inflazione al 2% nel medio termine.
Non c’è dubbio che queste misure, come le TLTROs e i programmi di acquisto di ABS e di covered bond, si dispiegheranno su un certo orizzonte, e abbiamo fatto un sacco di cose da giugno. Abbiamo fatto un sacco di cose senza precedenti, se ci pensate bene. Abbiamo abbassato i tassi di interesse e siamo andati in negativo sul tasso dei depositi presso la BCE. Abbiamo lanciato questo programma di ABS, che è un’altra misura senza precedenti. Abbiamo lanciato il terzo programma di covered bond, con ambizioni e obiettivi modo superiori rispetto al primo e il secondo programma di covered bond. Abbiamo lanciato le TLTROs, ancora una volta senza precedenti nella loro forma. Quindi aspettiamo e vediamo. Ma certamente, detto questo, ho appena ricordato quanto strettamente stiamo tenendo d’occhio l’inflazione e le aspettative di inflazione a medio termine, e non posso che ribadire che il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare altri strumenti non convenzionali se dovesse giudicare peggiorato il rischio di un’inflazione troppo bassa per troppo tempo.

3(Gavin Jones, Reuters) Una domanda sul bilancio della BCE e una sugli strumenti ancora a vostra disposizione. Sul bilancio della BCE: lei ha detto più volte che desiderate torni al livello dell’inizio 2012. Può dare ai mercati una indicazione un po’ più precisa su questo punto, perché nel primo trimestre del 2012 credo oscillasse tra i 2500 miliardi e i 3000 miliardi di €. Mirate all’estremità superiore o a quella inferiore?
Seconda domanda: ieri lei ha detto che la politica monetaria non può fare molto in termini di rilancio della crescita e della fiducia nella zona euro, e oggi nel suo intervento introduttivo ha ancora sottolineato, come già in passato, l’importanza delle riforme strutturali e anche del rispetto delle regole di bilancio europee. Questo significa che state esaurendo gli strumenti o che non farete di più fino a che i governi non faranno di più?

Draghi – Sulla prima questione: capisco il vostro desiderio di avere cifre molto precise per tutto, il che rende forse la vita più facile, ma non voglio enfatizzare la dimensione del bilancio in sé: è molto importante, ma è solo uno strumento. L’ultimo e l’unico mandato che dobbiamo rispettare è riportare l’inflazione a un livello vicino ma inferiore al 2%. Questo è il criterio ultimo con cui misureremo il successo delle attuali misure e di tutte le altre misure che possiamo adottare in futuro.
Sul secondo punto: la questione è molto di attualità, credo, perché non c’è nessun Grande Negoziato (Great Bargain) in corso: noi facciamo questo se voi fate quello (we do this, if you do that). Sappiamo che le nostre misure saranno più efficaci — o, talvolta, saranno efficaci solo — se altre politiche saranno in atto. Politiche, come ho già detto più volte, dal lato della domanda — perché più siamo in questa situazione e più vediamo che la componente ciclica è importante, che non c’è solo quella strutturale. Ma in gran parte i nostri problemi sono strutturali, quindi abbiamo bisogno anche delle altre politiche, delle riforme strutturali. Ma noi vogliamo rispettare il nostro mandato, quindi non c’è nessuna negoziazione: ogni attore ha il suo ruolo da svolgere.

4 (Domenico Conti, ANSA) Signor Presidente, e anche governatore Visco, ho una domanda sul pacchetto di misure avviate dalla BCE nel mese di giugno e ora in corso. C’è l’impressione che tali misure siano prevalentemente indirizzate sul lato dell’offerta mentre, in qualche modo, è la domanda che sta ancora soffrendo. In altre parole, per esempio perché le imprese dovrebbero prendere a prestito di più in paesi come l’Italia, quando non vedono un miglioramento significativo della domanda e della crescita? Quindi non c’è il rischio che la BCE stia in realtà spingendo una corda?

Draghi – Certo, questo è quello che una banca centrale può fare, e questo è quello che stiamo facendo, e cioè il miglioramento delle condizioni di finanziamento attraverso il canale principale di intermediazione che abbiamo in questa parte del mondo, vale a dire il canale del credito bancario. Come sapete, è il tramite per circa l’80% dei flussi di credito. Questo è certamente il nostro compito, e abbiamo fatto molto. Basta andare indietro con la memoria agli ultimi tre anni, e anche quattro o cinque anni. Abbiamo fatto davvero molto per migliorare le condizioni di finanziamento, e ora, naturalmente, siamo in attesa, e abbiamo visto alcuni risultati. Abbiamo visto che viene passato, in modo penosamente lento, all’economia reale, ma di certo sono necessari altri provvedimenti. Vi ho fatto più volte l’esempio di  un giovane imprenditore che deve aspettare 9 mesi, 12 mesi per avere le autorizzazioni e permessi per aprire un nuovo negozio, e poi, quando ottiene tali autorizzazioni si trova tarsassato di tasse di diversi tipi. Non ci si può aspettare che vada in cerca di credito. E questo esempio dice che abbiamo bisogno di riforme strutturali anche. E, infine, dal lato della domanda, le nostre regole sono abbastanza chiare. I paesi che non dispongono di spazio fiscale possono lo stesso trovare spazio fiscale nell’ambito delle norme esistenti, e possiamo soffermarci su questo più tardi. Essi possono anche far valere quello che abbiamo chiamato “risanamento di bilancio favorevole alla crescita” (growth friendly fiscal consolidation), basato su tagli alla spesa, tagli alle tasse, aumentando le spese di capitale e così via. E i paesi che hanno spazio fiscale dovrebbero utilizzare lo spazio fiscale che hanno. Quindi penso che questo programma su tre fronti —senza, come ho detto un minuto fa, implicare alcun Grande Negoziato — dovrebbe essere messo in atto.

5(Brian Blackstone, WSJ) Volevo anzitutto insistere un po’ di più sulla questione del tasso di cambio. Lei ha commentato prima su un tasso di cambio più debole, in movimento rispetto ai mesi o alle settimane precedenti. Lei afferma nella dichiarazione introduttiva che la vostra politica dovrebbe rafforzare le significative e crescenti differenze nella politica monetaria. Questo indica che i fondamenti per un tasso di cambio più debole sono ancora validi, secondo lei, nonostante il recente indebolimento che abbiamo visto?
La mia seconda domanda riguarda il quadro più ampio della bassa inflazione. Con un sacco di persone e famiglie in Europa in difficoltà economiche, come spiega loro che pagare di più al distributore di benzina, o al negozio di alimentari, o al negozio di abbigliamento è, in ultima analisi, nel loro interesse, che l’inflazione più alta è una cosa buona per loro?

Draghi – Sta più o meno cercando di estorcermi un livello del tasso di cambio, ma purtroppo, non sono in grado di soddisfare la sua domanda. Come ho detto, il tasso di cambio non è un obiettivo di politica monetaria, quindi non abbiamo un obiettivo: guardiamo cosa succede nei mercati, a causa delle nostre decisioni di politica monetaria, decisioni che sono prese esclusivamente in vista di ripristinare la stabilità dei prezzi, portando il tasso di inflazione vicino ma sotto al 2%.
Il suo secondo punto è una buona domanda. Abbiamo avuto di recente calo dei prezzi del petrolio di circa il 6% almeno in dollari, il che dovrebbe sostenere i redditi reali. Allo stesso tempo, stiamo avendo un rallentamento molto significativo nel mercato del lavoro, che mostra alcuni segni marginali di stabilizzazione, ma da un livello di stagnazione ancora molto significativo. Abbiamo ampi margini di capacità inutilizzata, e così via. Quindi l’economia è ancora fondamentalmente debole. Come ho detto molte volte, la ripresa è debole, fragile, irregolare, e resta tale, quindi la nostra speranza è che torneremo a vedere qualche pressione sui prezzi, un certo potere di spingere i prezzi, nell’economia, quando ci sarà un rafforzamento dell’economia. Questo è l’obiettivo, e in un certo senso, il primo (spinta sui prezzi) è teoricamente il risultato del secondo (crescita economica), e su questo è in parte basata la nostra convinzione che nel medio termine, l’inflazione tornerà al 2% quando l’economia si rafforzerà.

6(Stefania Tamburello, Corriere della Sera) Signor Presidente e Governatore Visco, possono le  TLTROs essere utilizzate per consentire alle imprese di anticipare parte del TFR per i dipendenti?

Ignazio Visco – Le TLTROs hanno un obiettivo chiaro, servono ad aumentare i prestiti alle piccole e medie imprese. Se questo permette di fare di più prestito alle piccole e medie imprese, allora ovviamente non c’è nulla in contrario, ma in ogni caso, le banche sono libere di fare ciò che vogliono, quello che penso sia più importante per loro e anche per l’economia a cui fanno riferimento, e TLTROs sono lì per essere giudicate in rapporto all’aumento dei prestiti rispetto al percorso di riferimento.

7(Annette Weisbach, CNBC) Signor Presidente, ho due domande. Uno sulla sua risposta per cui anche i paesi che hanno in corso un programma con l’EU possono essere ammessi agli acquisti di ABS. Quindi anche la Grecia? Sta formalmente terminando il programma con la EU alla fine del 2014, ma è in corso il programma con l’IMF. La Grecia può essere ammessa o ha bisogno di un altro programma?
La seconda domanda è su cosa ne pensa del recente aumento dell’euroscetticismo nella più grande economia della zona euro, la Germania? Sembra che ci sia una specie di un’equazione: più ci si avventura in un territorio non convenzionale, più aumenta l’euroscetticismo in Germania.

Draghi – Vorrei solo aggiungere un commento a quello che ha detto il Governatore Visco: le TLTROs sono concepite precisamente per assicurarsi che le banche prestino quello che ricevono dalla BCE. Se non prestano, dovranno rimborsare tutto. Questo è importante da ricordare perché questo è ciò che le rende diverse dalle operazioni precedenti.
Sulla Grecia: sì, ci deve essere un programma. La forma specifica del programma la vedrete nel comunicato stampa allegato, ma ci deve essere un programma. Nessun programma, nessun acquisto. Questo è quello che troverete nel comunicato stampa che esce alle 15:30, una definizione precisa di ciò che intendiamo con ciò.
Sull’euroscetticismo, è molto comprensibile che le persone siano euroscettiche, perché le cose non stanno andando bene, in direzioni opposte. In questa parte del mondo, le cose non stanno andando bene perché c’è disoccupazione diffusa e attività economica molto debole, e in alcuni paesi c’è una recessione che sembra non finire mai, quindi non ci si può aspettare che la gente sia entusiasta. In altre parti d’Europa, c’è perché le persone si sentono come se stessero pagando per tutti gli altri, e anche questo è un motivo per non essere contenti. Detto questo, non credo che l'(abbandono dell’) euro sia una soluzione ai problemi. I paesi che hanno bisogno di fare riforme strutturali le dovrebbero fare comunque, dentro o fuori dall’euro. I paesi che devono risanare le loro finanze pubbliche dovrebbero farlo comunque. E si potrebbe addirittura sostenere che alcune forme di consolidamento fiscale, alcune riforme strutturali, sarebbero ancor più difficili e costose fuori. Ma questo è un controfattuale su cui non vorrei insistere troppo. Quindi questa idea è comprensibile, ma non credo che sia giusta, e ripeterò soltanto che l’euro è irreversibile.

8 – (Johanna Treeck, Market News) Vorrei tornare al bilancio: il livello del 2012, è solo una aspettativa degli effetti delle misure in vigore o è invece un obiettivo, per cui, se le banche mostrassero un interesse molto limitato anche nella seconda TLTRO, ripartireste daccapo e acquistereste asset in modo più aggressivo di quanto state progettando attualmente di fare?
E la mia seconda domanda, collegata al fatto che si tratti di un bersaglio o solo un obiettivo di massima: in che tempi vorreste arrivare a tale obiettivo? E per quanto tempo vorreste mantenere quel livello?

Draghi – Ancora una volta, quello che posso dire è che abbiamo deciso una massiccia quantità di misure. Non abbiamo ancora visto il loro impatto sull’economia. Quindi ci aspettiamo che queste misure portino il bilancio verso il livello di quell’epoca. Ma non dimenticate che il nostro ultimo test sono le aspettative di inflazione, e che progetteremo la nostra azione a seconda di come le aspettative a medio termine sull’inflazione si svilupperanno nei prossimi mesi: non nei prossimi anni, nei prossimi mesi. Quindi ci aspettiamo che le nostre misure avranno un impatto considerevole: è abbastanza comprensibile che ci aspettiamo questo.
Sulla seconda questione: la risposta alla prima domanda è anche la risposta alla seconda. Dobbiamo  semplicemente guardare le prospettive di inflazione a medio termine, e poi decideremo. E dovremo vedere quale impatto stanno avendo queste misure. Altra cosa: l’universo potenziale a cui questi due programmi si rivolgono — i programmi di acquisto di covered bonds e di ABS — l’universo potenziale arriva fino a 1 trilione di €. Ciò non significa, naturalmente, che arriveremo a tale importo, ma che questo è l’universo potenziale a cui i nostri acquisti faranno riferimento. Oltre a questo avremo l’impatto delle TLTROs. Quindi penso che ci siano le basi per avere un impatto considerevole. Ci aspettiamo che abbiano un impatto sul nostro criterio di misurazione finale, cioè le aspettative di inflazione nel medio termine. Ma, detto questo, vorrei ribadire che il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno ad utilizzare altri strumenti non convenzionali. Vedete che questa frase viene ripetuta dichiarazione introduttiva dopo dichiarazione introduttiva, ogni volta. Ciò significa che, nonostante le misure appena prese tra giugno e settembre, il Consiglio direttivo è ancora pronto a intraprendere altre misure, se necessario.

9(Elenca Polidori, La Repubblica) Presidente Draghi, ieri la Francia ha deciso di non rispettare il limite sul deficit. E proprio questa mattina il Presidente del Consiglio italiano ha difeso la loro scelta e in realtà ha aggiunto che nessuno può trattare un partner EU come un allievo. Che cosa sta succedendo? Qual è la tua opinione? Cambia la situazione nel sistema monetario europeo?

Draghi – Anzitutto, lasciatemi dire che sono sicuro che gli Stati membri dell’eurozona, la Commissione, la BCE, tutti noi abbiamo un enorme interesse a che la Francia ritorni alla crescita e riduca la disoccupazione. Dobbiamo partire da questo punto. Secondo punto è che confidiamo che il governo prenda tutti i provvedimenti necessari sul terreno di riforme strutturali, a partire da una vigorosa attuazione del Patto di responsabilità, ma anche con una forte implementazione di altre riforme. Qui ho avuto l’opportunità di dire non molto tempo fa, ad una intervista con un canale francese, che queste riforme sono state avviate e progettate per un lungo periodo di tempo. Ora è il momento di attuarle, ed è lì che ci si dovrebbe focalizzare. Sulle specifiche questioni fiscali, mi permetta di leggere le linee guida (policy guidance) che il Consiglio europeo — il Consiglio europeo è formato da tutti i nostri leader, compresi i leader francesi — ha adottato nel luglio scorso, raccomandando alla Francia di: in primo luogo, rafforzare la strategia di bilancio per l’anno 2014 e oltre; in secondo luogo, realizzare lo sforzo di aggiustamento strutturale indicato nella raccomandazione del Consiglio nell’ambito della procedura per disavanzo eccessivo (Excessive Deficit Procedure); e in terzo luogo, assicurare la correzione del disavanzo eccessivo in modo sostenibile entro il 2015. Ora, detto questo, avremo una prima discussione completa su questo quando il governo francese presenterà il progetto di bilancio nel mese di ottobre — credo in un paio di settimane, o in una settimana — e poi avremo questa discussione nel mese di novembre, all’inizio di novembre. Quindi è troppo presto per discuterne ulteriormente.

10 (Claire Jones, FT) Signor Presidente, prima domanda: quanto è preoccupata la BCE per il recente calo dell’inflazione core e anche per i rapporti che vengono dal PMI manifatturiero di ieri secondo cui le aziende stanno tagliando i prezzi in tutta la regione?
In secondo luogo, ci sono state alcune proteste per le strade di Napoli oggi. Mi chiedevo se avete un qualche messaggio per le proteste che sembrano indirizzate contro le istituzioni europee e l’austerità.

Draghi – Hai ragione a sottolineare, come dato significativo appena uscito, il calo dell’inflazione core. Perché, di fatto abbiamo osservato certamente un calo abbastanza significativo dei prezzi dell’energia, ma anche di diverse altre componenti dello HICP. Questo è certamente qualcosa che stiamo osservando, e come penso di aver detto nella dichiarazione introduttiva, stiamo monitorando attentamente questi sviluppi. In sostanza, per un prolungato periodo di tempo il calo del petrolio, e più in generale dell’energia, e il calo dei prezzi dei prodotti alimentari sono stati la ragione più importante della bassa inflazione. Poi, una volta che i prezzi in dollari di queste due categorie si sono più o meno stabilizzati, c’è stato il forte apprezzamento del tasso di cambio che ha continuato ad avere un impatto sulla bassa inflazione. Più recentemente si vede che gli errori di previsione sull’inflazione non possono essere attribuiti solo alle ipotesi relative ai prezzi del petrolio, ai prezzi degli alimentari e al tasso di cambio, ma c’è anche un altro componente, che contiene certamente la disoccupazione e la debolezza della domanda aggregata. E in fondo dice che più a lungo rimaniamo in una situazione di bassa inflazione più questa componente ciclica guadagna importanza e contribuisce all’inflazione. Questo è il modo in cui guardiamo a questi nuovi dati: questo provoca la caduta dei prezzi in componenti diverse da quelle energetiche ed alimentari.
Sulla seconda domanda: comprendiamo per le ragioni dietro a queste proteste che hanno a che fare con quello che ho detto prima, vale a dire la situazione di questo paese, l’economia debole e così via. Ma quello che trovo deve essere corretto è la percezione che la BCE sia in qualche modo colpevole e all’origine di questa situazione. Bisogna tornare indietro e chiedersi come era la situazione due anni e mezzo fa, tre anni fa. Qual era la situazione? Il sistema finanziario sembrava sull’orlo del collasso. I tassi di interesse erano diverse centinaia di punti base superiori a oggi. La BCE, anzitutto, ha ridotto i tassi di interesse così tanto che ora siamo vicini allo zero e non possiamo scendere più. E, come ho detto, nessun’altra grande banca centrale sta ora facendo pagare le banche per depositare il denaro presso la banca centrale. In secondo luogo, abbiamo iniettato quantità senza precedenti di liquidità nel sistema. In terzo luogo, abbiamo appena approvato oggi un’altra serie di misure. In quarto luogo, abbiamo combattuto con successo una crisi di proporzioni sistemiche nel 2012, che in realtà ha portato ad abbassare i tassi di interesse su vari componenti. Quindi trovo che la descrizione della BCE come colpevole va corretta.
Vuoi aggiungere qualcosa?

Visco – No penso sia corretto. Questo è esattamente quello che penso. Queste proteste non possono essere contro la politica monetaria, la politica monetaria è stata il più accomodante possibile e continuerà ad esserlo fino al raggiungimento degli obiettivi. Sono è contro lo stato dell’economia, il che ha varie cause. Identificare le cause è complicato. Identificare le risposte è complicato. E di solito questa è una reazione che identifica la banca centrale con le banche, il che va corretto. Identifica la politica monetaria della BCE con le decisioni della Troika. Ma la Troika non prendere decisioni. Troika in qualche modo è il guardiano delle decisioni prese dai governi. Quindi è una questione di politica, non di politica monetaria.

11(Rossella Bocciarelli, Il sole 24 ore ) Ieri sera Mr Visco ha detto che la scelta di Napoli, rappresenta un modo per ricordarci che, come Napoli è un melting pot di differenti esperienze storiche, così lo è l’Europa. La politica monetaria attuale tiene conto del dualismo dell’economia europea e in che modo? Vorrei rivolgere la stessa domanda a Mr Draghi e a Mr Visco.

Visco – Beh, prima di tutto Napoli è stata scelta come la terza città italiana in cui il Consiglio direttivo della BCE si riunisce. Una era nel Nord, Venezia. L’altra al centro, Roma. E la terza è Napoli. Si tratta di tre città molto importanti nella storia d’Europa, non solo d’Italia. Allora la domanda sostanziale è: quando si prendono decisioni di politica monetaria, ciò implica che una situazione particolare è considerata o meno. Ci sono due risposte. La prima, sono considerate tutte le situazioni. La seconda, prendiamo decisioni guardando l’area nel suo complesso. Quindi, chiaramente è molto importante ciò che accade in particolari regioni e dobbiamo tenerne conto. Ma la politica monetaria chiaramente non è selettiva, non affronta un problema di sviluppo particolare in una specifica regione o una particolare circostanza locale che non interessa l’intera economia della zona euro.

12(Francesco Di Mario, TG1 Rai) Grazie per averci dedicato una domanda in italiano. Per conto dei telespettatori italiani. Cosa può fare la politica monetaria al fine di sostenere l’economia reale?

Draghi – La politica monetaria negli ultimi quattro o cinque anni è stata molto, molto attiva. Ha sostenuto l’economia reale. Essa ha migliorato le condizioni finanziarie delle banche, in modo da rendere possibile per le banche prestare denaro all’economia reale. Fino al 2012 i tassi di interesse erano di gran lunga superiori a quelli di oggi. Abbiamo portato i tassi di interesse fino a zero praticamente. E a questo punto è necessario che le banche trasferiscano queste condizioni alle imprese e agli imprenditori e alle famiglie.
La politica monetaria può migliorare le condizioni di finanziamento dell’economia, ma ci devono essere anche  altre condizioni perchè che la gente vada in banca a prendere a prestito denaro. Devono essere fiduciosi nel futuro. La fiducia nel futuro è una precondizione per nuovi investimenti, nuove imprese e per i prestiti delle banche. Le condizioni generali devono cambiare: meno tasse, più riforme, la certezza sugli orientamenti di finanza pubblica. E dico questo non perché sto pensando solo all’Italia, ho detto queste cose per l’intera Europa. Le misure che abbiamo discusso oggi già influenzato la situazione. Hanno portato i tassi di interesse ancora più bassi. Hanno influenzato il mercato dei cambi. Pertanto, la grande incertezza che ha colpito i mercati finanziari in passato è praticamente scomparsa. Ma l’incertezza è scomparsa sui mercati finanziari, non nel mondo dell’economia reale, ed è lì che abbiamo bisogno di fare passi avanti.

Visco – Ripeto ciò che ho detto prima in inglese. La politica monetaria accompagnato la crescita dei problemi di tutto il territorio, ma ha anche contribuito a ridurre i vincoli per l’offerta di credito. Ci sono tuttavia altre condizioni che richiedono un’azione globale, perché solo in queste condizioni si può pensare di investire denaro. Ma la politica monetaria ha fortemente sostenuto l’economia con una riduzione del forte rischio che caratterizza l’area dell’euro nel suo insieme, e l’Italia in particolare, legata come è stata all’euro e alla crisi del debito sovrano del 2011-2013.

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