Conferenza stampa 4 dicembre 2014

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 4 dicembre 2014

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Dichiarazione introduttiva

Signore e signori, il Vice-Presidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla prima conferenza stampa nella nostra nuova sede. Passiamo ora riferire sui risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il vicepresidente della Commissione, Mr Dombrovskis.

Sulla base delle nostre regolari analisi economica e monetaria, e in linea con la nostra forward guidance, abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse di riferimento della BCE. Per quanto riguarda le nostre misure di politica monetaria non convenzionali, abbiamo iniziato l’acquisto di covered bonds e di ABS. Questi programmi di acquisto dureranno per almeno due anni. La prossima settimana, condurremo la seconda TLTRO, che sarà seguita da altre sei TLTRO fino a giugno 2016. Nel loro insieme, tali misure avranno un impatto considerevole sul nostro bilancio, che è inteso [intended – ha sostituito il precedente “expected” aggiungendo una connotazione di intenzionalità alle dimensioni del bilancio – NdT] si muova verso le dimensioni che aveva all’inizio del 2012.

Nei prossimi mesi, le nostre misure allenteranno ulteriormente la politica monetaria in modo più ampio, sostenendo la nostra forward guidance sui tassi di riferimento della BCE e rafforzando le differenze significative e crescenti nel ciclo di politica monetaria tra le principali economie avanzate. Tuttavia, le ultime proiezioni macroeconomiche per la zona euro indicano un’inflazione più bassa, accompagnata da debole crescita del PIL reale e dinamiche monetarie sottotono.

In questo contesto, all’inizio del prossimo anno (early next year) il Consiglio direttivo rivaluterà lo stimolo monetario ottenuto, l’espansione del bilancio e le prospettive per l’andamento dei prezzi. Valuteremo anche il più ampio impatto dei recenti sviluppi del prezzo del petrolio sulle tendenze dell’inflazione a medio-lungo termine nell’area euro. Se fosse necessario fare ulteriormente fronte ai rischi derivanti da un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il Consiglio direttivo resta unanime nel suo impegno a utilizzare strumenti non convenzionali addizionali, nell’ambito del suo mandato. Ciò implica modificare, all’inizio del prossimo anno, le dimensioni, il ritmo e la composizione delle nostre misure. Su richiesta del Consiglio direttivo, lo staff della BCE e le competenti commissioni dell’Eurosistema hanno intensificato (stepped up) i preparativi tecnici per ulteriori misure, che, se necessario, potrebbero essere implementate in modo tempestivo. Tutte le nostre misure di politica monetaria sono orientate ad ancorare saldamente le aspettative di inflazione a medio-lungo termine, in linea con il nostro obiettivo di raggiungere tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2%, e contribuiscono ad un ritorno dei tassi di inflazione verso quel livello.

Permettetemi ora di spiegare la nostra valutazione in modo più dettagliato, a partire dall’analisi economica. Nel terzo trimestre di quest’anno il PIL reale dell’area euro è aumentato del 0,2%, rispetto al trimestre precedente. Questo è in linea con le indicazioni di indebolimento della crescita della zona euro, che, nelle più recenti previsioni, avevano portato ad una revisione al ribasso delle prospettive di crescita del PIL reale dell’area euro. Gli ultimi dati e i sondaggi fino a novembre confermano un profilo di crescita più debole nel prossimo trimeste. Resta tuttavia la prospettiva di una modesta ripresa economica. Da un lato, la domanda interna dovrebbe essere sostenuta dalle nostre misure di politica monetaria, dai miglioramenti in corso delle condizioni finanziarie, dai progressi compiuti nel consolidamento fiscale e nelle riforme strutturali e dai prezzi dell’energia significativamente più bassi che dovrebbero sostenere il reddito disponibile reale. Inoltre, la domanda per le esportazioni dovrebbe beneficiare della ripresa globale. D’altra parte, è probabile che la ripresa continui ad essere frenata dalla disoccupazione elevata, dalla notevole capacità inutilizzata, e dagli aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato.

Questi elementi si riflettono nelle Proiezioni macroeconomiche per l’area euro di dicembre 2014, che vedono il PIL reale annuale in aumento di 0,8% nel 2014, 1,0% nel 2015 e 1,5% nel 2016. Rispetto alle Proiezioni macroeconomiche di settembre 2014, la crescita del PIL reale è stata rivista notevolmente al ribasso. Revisioni al ribasso sono state apportate alle proiezioni sia per la domanda interna che per le esportazioni nette.

I rischi per le prospettive economiche per l’area euro sono al ribasso. In particolare, la debolezza della dinamica di crescita dell’area euro, insieme agli elevati rischi geopolitici, può smorzare la fiducia e gli investimenti, soprattutto privati. Inoltre, insufficienti progressi nelle riforme strutturali nei paesi dell’area euro costituiscono motivo di rischio al ribasso per le prospettive economiche.

Secondo la stima rapida di Eurostat, l’inflazione HICP nell’area euro è stata dello 0,3% nel mese di novembre 2014, dopo lo 0,4% del mese di ottobre. Rispetto al mese precedente, ciò riflette principalmente un calo più forte nell’inflazione dei prezzi dell’energia e un aumento annuo leggermente inferiore dei prezzi dei servizi. Considerando l’attuale contesto di tassi di inflazione molto bassi, sarà importante valutare l’impatto dei recenti andamenti del prezzo del petrolio sulle tendenze dell’inflazione a medio termine per evitare ricadute sulle aspettative di inflazione e sulla formazione dei salari.

Considerando i recenti andamenti del prezzo del petrolio, è fondamentale ricordare che le previsioni e le proiezioni si basano su ipotesi tecniche, in particolare per i prezzi del petrolio e i tassi di cambio. Sulla base delle informazioni disponibili a metà novembre, quando sono state fatte le Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro di dicembre 2014, l’inflazione HICP è prevista a 0,5% nel 2014, 0,7% nel 2015 e 1,3% nel 2016. In confronto con le Proiezioni macroeconomiche del settembre 2014, sono state riviste significativamente al ribasso. Tali revisioni riflettono principalmente la riduzione dei prezzi del petrolio in euro e la revisione al ribasso della crescita, ma ancora non incorporano la caduta dei prezzi del petrolio delle ultime settimane, avvenuta dopo la data di chiusura per le proiezioni. Nei prossimi mesi, l’inflazione HICP potrebbe avere ulteriori movimenti al ribasso, per il recente ulteriore calo dei prezzi del petrolio.

Il Consiglio direttivo continuerà a seguire con attenzione l’andamento dei prezzi nel medio termine. In questo contesto, ci concentreremo in particolare sulle eventuali ripercussioni sulla crescita, sugli sviluppi geopolitici, sul tasso di cambio e sui prezzi dell’energia, e sul pass-through (penetrazione nell’economia) delle nostre misure di politica monetaria. Saremo particolarmente vigili sull’impatto che i recenti andamenti del prezzo del petrolio possono avere sulle dinamiche dell’inflazione a medio-lungo termine nell’area euro.

Passando all’analisi monetaria, i dati per Ottobre 2014 supportano l’idea di una crescita di fondo contenuta dell’aggregato monetario ampio (M3), con il tasso di crescita annuale a 2,5% in ottobre, invariato rispetto a settembre. La crescita annua di M3 continua a essere sostenuta dalle sue componenti più liquide, con aggregato monetario ristretto M1 che cresce a un tasso annuo del 6,2% in ottobre.

Il tasso di variazione dei prestiti alle società non finanziarie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è -1,6% in ottobre, dopo -1,8% in settembre, con graduale ripresa dalla depressione di -3,2% di febbraio. In media negli ultimi mesi, i riscatti netti sono scesi dai livelli storicamente elevati registrati un anno fa. I prestiti alle società non finanziarie continuano a riflettere il rapporto ritardato con il ciclo economico, il rischio di credito,  fattori di offerta del credito e l’aggiustamento in corso dei bilanci dei settori finanziario e non finanziario. Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) è stato dello 0,6% in ottobre, dopo lo 0,5% di settembre. Le misure di politica monetaria in atto e il completamento della valutazione complessiva della BCE supportano una ulteriore stabilizzazione dei flussi di credito.

Per riassumere, la verifica incrociata dei risultati dell’analisi economica con i segnali provenienti dall’analisi monetaria conferma la necessità di monitorare attentamente i rischi per le prospettive dell’andamento dei prezzi nel medio termine e di tenersi pronti a fornire ulteriore allentamento monetario, se necessario.

La politica monetaria è focalizzata sul mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo e la sua posizione accomodante contribuisce a sostenere l’attività economica. Tuttavia, al fine di rafforzare l’attività di investimento, promuovere la creazione di posti di lavoro e aumentare la crescita della produttività, altre politiche devono dare il loro decisivo contributo. In particolare, l’attuazione delle riforme del mercato del lavoro e dei prodotti, nonché azioni volte a migliorare il contesto imprenditoriale in diversi paesi devono riprendere slancio. È fondamentale che le riforme strutturali siano attuate in modo credibile ed efficace per far salire le aspettative di redditi più elevati e incoraggiare le imprese ad aumentare gli investimenti subito, anticipando la ripresa economica. Le politiche di bilancio dovrebbero sostenere la ripresa economica, garantendo nel contempo la sostenibilità del debito nel rispetto del Patto di stabilità e crescita, che rimane l’ancora per la fiducia. Tutti i paesi dovrebbero utilizzare lo spazio disponibile per una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita. Anche il Piano di investimenti per l’Europa che la Commissione europea ha annunciato il 26 novembre 2014 sosterrà la ripresa.

Ora siamo a vostra disposizione per le domande.

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Domande e risposte

1 –  (Brian Blackstone, WSJ) Lei ha indicato un paio di volte l’inizio del 2015 come il momento in cui rivaluterete le vostre politiche monetarie. Si sente sicuro di avere sufficienti informazioni tra sette settimane, quando vi incontrerete di nuovo, verso la fine di gennaio, per essere in grado di prendere questo tipo di decisione, compreso l’acquisto di titoli di Stato?
La mia seconda domanda: nella dichiarazione introduttiva lei ha indicato un aumento delle dimensioni del bilancio come “intended”, che è espressione più forte rispetto a quella del mese scorso quando ha parlato di “expected”, di un’aspettativa. Mi domando se questo nuovo linguaggio è una decisione unanime del Consiglio direttivo.

Draghi – Sulla prima domanda, lei sta cercando, in modo molto intelligente, di farmi dire la data delle prossime decisioni, e non la otterrà. All’inizio significa all’inizio, non significa alla prossima riunione. Dipende molto da come andrà la nostra valutazione. Sicuramente avremo molti dati da esaminare, in particolare e soprattutto il grande movimento del prezzo del petrolio e quale sarà il suo impatto, non solo sull’attività economica, ma anche sull’inflazione. Lasciatemi dire due parole su questo, che è stato il grande evento dal nostro ultimo incontro. I prezzi del petrolio hanno un evidente impatto diretto sul prezzo dell’energia, e su quel fronte l’effetto è inequivocabilmente positivo. Giusto per darvi una stima molto approssimativa, la nostra spesa per le importazioni di energia, di petrolio, è scesa di circa 10 miliardi di euro tra il secondo e il quarto trimestre di quest’anno: è circa lo 0,2% del PIL nominale di quel periodo. Non è l’impatto finale, perché l’Europa è anche esportatore di petrolio, ma il saldo è inequivocabilmente positivo. Inoltre ci sono gli effetti indiretti sui prezzi, per esempio, dei trasporti, il prezzo dei diversi servizi di trasporto, i servizi di trasporto aereo, che dovranno essere valutati. Ma poi c’è un terzo effetto, che si può verificare se i prezzi più bassi vengono incorporati nel processo di formazione di stipendi più bassi. E questo è qualcosa che dobbiamo controllare. Stimiamo che gli effetti diretti e indiretti sull’inflazione HICP saranno di 0,4% nel 2015 e di 0,1% nel 2016. Questo è molto importante perché potrebbe alterare il profilo dei tassi di inflazione nei prossimi mesi, soprattutto nei primi prossimi mesi. Attraverso gli effetti indiretti che ho citato prima, tuttavia, i prezzi del petrolio più bassi potrebbero impattare anche sull’inflazione core, quindi dobbiamo essere consci di questo fenomeno di secondo ordine. E come ho detto, è importante che non provochi effetti di secondo livello, cioè che non venga incorporato nelle aspettative di inflazione. Quindi c’è molto da controllare. Questa è la linea di fondo di quello che stavo dicendo: c’è molto da vedere e da rivalutare, guardando alle prospettive di medio termine per l’inflazione.
La seconda domanda: sì, “intended” è diverso da “expected”. Non è semplicemente una aspettativa, è un’intenzione, ma non è ancora un “target”. Quindi è una via di mezzo. C’è stata una vasta maggioranza dei membri del Consiglio direttivo, ma la decisione non è stata unanime.

2(Tonia Mastrobuoni, La Stampa) Mr Draghi, lei ha citato lo European Investment plan. Parlando a Jackson Hole, lei aveva detto che c’è la necessità di rilanciare l’economia dal lato della domanda. Pensa che il piano di Juncker possa stimolare l’economia europea dal lato della domanda, come immaginava allora, dal momento che si ipotizza, per esempio, che per ogni euro investito 10 o 15 euro vengano dal settore privato? Pensa che questo sia credibile?

Draghi – Certo. Abbiamo grande fiducia nel successo del piano Juncker. Teniamo a mente che in questo momento è l’unica iniziativa che abbiamo, per quanto riguarda la politica di bilancio aggregata. È giustamente concentrato sugli investimenti perché è dove — direi — è più necessario agire. Una delle caratteristiche del contesto attuale è proprio il basso livello di investimenti, pubblici e privati, e ci sono molti segni che, per quanto riguarda gli investimenti privati, ciò accade per una sorta di mancanza di fiducia. La fiducia è in gran parte tornata nei mercati finanziari, ma ora deve diffondersi al lato reale dell’economia, e in particolare alle decisioni di investimento. Da sondaggi aneddotici che sono stati condotti spesso le aziende dichiarano che i margini di capacità inutilizzata non sono grandi, il che significa che non sono ancora pronti a decollare, a intensificare i loro piani di investimento: così questa è la situazione per gli investimenti privati. Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, non ricordo esattamente il riferimento, ma siamo a uno dei livelli più bassi degli ultimi anni, da diversi anni in realtà. Quindi il piano Juncker è una risposta a questa situazione.

3(Alessandro Speciale, Bloomberg News) Signor Presidente, la mia prima domanda riguarda la TLTRO, che avrà la seconda assegnazione l’11 dicembre. Può dirci qualcosa sulle vostre aspettative per questa seconda asta e che impatto vi attendete abbia sull’espansione del bilancio?
La mia seconda domanda è sul lavoro delle commissioni dell’Eurosistema e della BCE. Può darci qualche dettaglio in più sulle misure che hanno proposto, che siete pronti ad implementare, se necessario?

Draghi – Sulla prima domanda: ovviamente, è molto, molto difficile stimare esattamente quale sarà l’adesione alla TLTRO. Bisogna anche considerare che conta il saldo netto, nel senso che le banche faranno anche altre operazioni di rifinanziamento, nello stesso periodo. La precedente adesione è risultata nel range inferiore delle nostre aspettative per una serie di motivi, tuttavia ha avuto un impatto significativo, insieme alle altre decisioni di politica monetaria, come l’acquisto di ABS e di covered bonds. Ha avuto significativi effetti di allentamento finanziario, e uno degli effetti che spesso dimentichiamo è che, nonostante l’adesione non straordinaria, ha cambiato in modo significativo la durata media dell’esposizione delle banche alla BCE, perché in sostanza sostituiscono la loro esposizione attuale, con scadenza a breve termine di tre mesi, con quella a lungo termine della TLTRO, e ora l’esposizione media è di poco meno di un anno. Vedete quindi che ha avuto un effetto sulla durata dell’esposizione. Quindi, come ho detto, è molto difficile prevedere esattamente l’entità dell’adesione, e ancora di più dell’adesione netta. Per inciso, si è diffusa la voce che le condizioni della seconda TLTRO potrebbero cambiare. No: saranno esattamente le stesse condizioni della prima. Nel frattempo, le prospettive economiche si sono indebolite, dobbiamo tenerlo a mente.
Il lavoro delle commissioni della BCE continuerà. È stato la base di una discussione ricca — direi, molto ricca — in particolare ieri pomeriggio, ma anche durante l’incontro di oggi. Abbiamo discusso ampiamente tutti i tipi di misure. Certamente abbiamo discusso varie opzioni di QE. Occorre dell’altro lavoro, certo, e vi terremo informati su come questo lavoro procederà.

4(AFP) Mr Draghi, potrebbe dirci, se farete nuovi passi il prossimo anno, se sarà un grande passo in una sola volta? Voglio dire: subito acquisto di titoli sovrani, o prima obbligazioni societarie, e poi obbligazioni sovrane?
L’altra domanda: avete discusso dei resoconti delle riunioni del Consiglio direttivo, e avete preso una decisione sul tema?

Draghi – Sulla seconda domanda: discuteremo dei resoconti dei nostri incontri alla prossima riunione che avremo in dicembre.
Sulla prima domanda, riflettiamo un momento. Anzitutto abbiamo visto che ora l’inflazione headline è 0,3% a novembre, dallo 0,4% del mese precedente. Ciò è dovuto al calo dei prezzi energetici, certo, ma anche al calo dei prezzi dei servizi. Quindi, una componente del calo dipende dai servizi, che fanno parte dell’inflazione core [rispetto alla inflazione headline, l’inflazione core esclude i cambiamenti dei prezzi del petrolio e degli alimentari non lavorati – NdT]. Le revisioni al ribasso più consistenti sono in tre paesi: Germania, Francia e Italia hanno guidato le revisioni al ribasso. Questi sviluppi sono grosso modo in linea con la nostra precedente comunicazione, che diceva che l’inflazione sarebbe rimasta bassa negli anni 2015 e 2016. Ma, come ho detto prima, potrebbe cadere ancora più giù a causa dei prezzi del petrolio. Ora, vorrei che fosse assolutamente chiaro questo: non tollereremo deviazioni prolungate dalla stabilità dei prezzi. E la ragione principale è che, se queste deviazioni alimentano le aspettative di inflazione, cioè provocano un calo delle aspettative di inflazione a medio-lungo termine — che al momento sono ancora all’interno del range che giudichiamo conpatibile con la stabilità dei prezzi a medio termine — … ma se questi bassi dati di inflazione alimentano aspettative di inflazione più bassa, essendo gli interessi nominali allo zero lower bound (limite inferiore di zero), ciò equivale ad un aumento del tasso di interesse reale. Questo va tenuto a mente: equivarrebbe ad un inasprimento indesiderato della politica monetaria. Ecco perché ci stiamo preparando nel modo descritto nella relazione introduttiva. Vorrei rileggere il punto che si riferisce a questo. Dice: “In questo contesto, all’inizio del prossimo anno il Consiglio direttivo rivaluterà lo stimolo monetario ottenuto…” perchè non vogliamo un inasprimento indesiderato della nostra politica monetaria dovuta a un calo delle aspettative di inflazione a medio termine. Quindi: “… rivaluterà lo stimolo monetario ottenuto, l’espansione del bilancio e le prospettive per l’andamento dei prezzi. Valuteremo anche il più ampio impatto dei recenti sviluppi del prezzo del petrolio sulle tendenze dell’inflazione a medio-lungo termine nell’area euro. Se fosse necessario fare ulteriormente fronte ai rischi derivanti da un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il Consiglio direttivo resta unanime nel suo impegno a utilizzare strumenti non convenzionali addizionali, nell’ambito del suo mandato“. E qui il lavoro fatto dalle commissioni e dello staff della BCE sarà molto utile perchè ha aperto una discussione molto ricca e ampia sui diversi strumenti non convenzionali. “Ciò implica modificare, all’inizio del prossimo anno, le dimensioni, il ritmo e la composizione delle nostre misure“. Penso che fosse il caso di ripetere queste parole perchè sono molto significative.

5(Johanna Treeck, MNI) Mr Draghi, allo European Banking Congress, lei hai detto che riporterete l’inflazione al target senza indugi. Oggi, ha presentato delle previsioni di inflazione significativamente riviste al ribasso e ha sottolineato ripetutamente che ora c’è il rischio di un’ulteriore revisione. Ora, so che avete annunciato altre misure, che devono ancora avere pieno effetto, ma le avevate annunciate in un momento in un cui le prospettive erano più positive delle attuali. Quindi mi chiedo cosa sta causando il ritardo? Perché nessuna decisione di oggi?
La mia seconda domanda è: il vicepresidente Constâncio ha detto per due volte, la scorsa settimana, che se si decide di imboccare la strada di comprare titoli di Stato, questo sarebbe uno strumento di pura politica monetaria e avverrebbe secondo le quote di capitale della BCE. In questo contesto, mi chiedo perché la BCE sceglierebbe un percorso diverso dalle altre banche centrali che hanno deciso di focalizzarsi solo sugli asset più sicuri nei loro programmi di QE.

Draghi – La sua prima domanda è molto ragionevole — direi — e ci sono due risposte. La prima che ho già dato: vale a dire che i cambiamenti avvenuti di recente nel prezzo del petrolio sono così significativi — basti pensare che tra, se non sbaglio, giugno di quest’anno e oggi, il prezzo del petrolio è diminuito del 30% in euro — che hanno bisogno di un’attenta valutazione, nei modi che ho descritto prima: dobbiamo valutare l’effetto diretto, l’effetto indiretto, e se avranno effetti di secondo grado. Alcuni di questi effetti sono positivi, altri non sono positivi. Questa è una ragione: rifletterci sopra di più. La seconda è che tra giugno e settembre, abbiamo annunciato molte decisioni significative che, come abbiamo detto più volte, stanno avendo un impatto considerevole sul nostro bilancio, e soprattutto hanno già prodotto un sostanziale allentamento delle condizioni finanziarie, sul versante del credito, e non hanno ancora pienamente sviluppato la loro azione. Quindi abbiamo bisogno di analizzare meglio l’impatto di tutto questo. Al tempo stesso dobbiamo essere consapevoli che tali misure erano state calibrate con una prospettiva di crescita e di inflazione più favorevole rispetto all’attuale. Quindi abbiamo bisogno di tempo sia per valutare gli effetti che queste misure stanno avendo e avranno, che per essere pronti a ulteriori azioni, se necessario. Questa è la strategia di base espressa dalla riunione odierna.
Sulla seconda domanda, la forma di QE che il vicepresidente ha presentato o illustrato è una delle tante che abbiamo discusso oggi. Vuoi commentare?

Constâncio – In primo luogo, non ho descritto una decisione già presa, naturalmente. Ho solo espresso il mio punto di vista, come è normale nei nostri discorsi individuali. Inoltre, un’altra dimensione della sua domanda era che altri paesi hanno adottato una politica di acquisto degli asset più sicuri. Beh, ne avevano solo uno, perché hanno comprato titoli del proprio Stato sovrano, quindi non era lo stesso tipo di problema che c’è nel contesto di un’unione monetaria con molti stati e diversi tipi di debiti. Inoltre, è necessario ricordare che noi abbiamo una politica molto chiara su quali titoli sovrani possono essere portati in garanzia, e ciò fornisce un criterio per la sicurezza del nostro bilancio. Ma, come ha appena detto il Presidente, queste sono tutte questioni ancora aperte alla discussione. Non abbiamo preso alcuna decisione, e io non ho alluso ad alcuna decisione già presa.

6(Claire Jones, FT) Presidente, c’è stato un gran parlare tra gli analisti se, in caso di QE, voi fareste quello che ha fatto la BOJ, cioè una decisione presa con 5-4 voti a favore, o se avete bisogno di un consenso più vasto. Avreste bisogno di quello che alcuni analisti hanno denominato super-maggioranza? Sarebbe bene sentire il suo pensiero su questo.
Seconda domanda: abbiamo visto ben poco la scorsa settimana dalla Commissione sui piani degli Stati membri per le riforme strutturali e il risanamento dei conti pubblici, in particolare nel caso della Francia. Pensa che quanto annunciato la scorsa settimana, in termini di riforme strutturali, sia sufficiente o, come lei ha suggerito in recenti discorsi, vorrebbe vedere più centralizzazione e una sorta di framework permanente in vigore per affrontarle?

Draghi – Vorrei rispondere anzitutto alla seconda domanda. La decisione finale sulle riforme strutturali e sul risanamento di bilancio di Francia e Italia è nelle mani della Commissione. L’opinione che ho espresso più volte, per quanto riguarda le riforme strutturali, è che ci sia molto da guadagnare estendendo il framework che attualmente abbiamo nelle politiche di bilancio a settori come le riforme strutturali, per avere una decisione comune. Siamo già così interconnessi che le riforme strutturali hanno ricadute sugli altri Paesi, esattamente come avviene per le politiche di bilancio. Questa è la base per avere un interesse comune a un processo decisionale comune. In questo senso, ho sostenuto più volte che non si tratta di perdere sovranità nazionale — che è il timore che molti hanno. Si tratta piuttosto di condividere la sovranità nazionale a livello sovranazionale, ed è sempre più vero che l’ambito delle riforme strutturali è oggi di importanza dominante nel generare la crescita futura, e viceversa, la sua mancanza continuerà a causare la crescita debole a cui stiamo assistendo oggi.
Sul QE, lei ha chiesto se abbiamo bisogno dell’unanimità per procedere o se possiamo decidere  a maggioranza? No, non abbiamo bisogno di unanimità. Si tratta di una importante misura di politica monetaria. Può essere progettata, credo, in modo da ottenere un vasto accordo (consensus). Sono ancora fiducioso. Ma dobbiamo ricordare che abbiamo un mandato e, come ho detto prima, non tollereremo deviazioni dal mandato che provochino in ultima analisi un inasprimento indesiderato della nostra politica monetaria.

7 (John O’Donnell, Reuters) Stanley Fischer ha detto che il quantitative easing aiuterebbe l’Europa nello stesso modo in cui ha aiutato gli Stati Uniti. Molti hanno tuttavia crescenti dubbi che filtrerebbe nell’economia reale nello stesso modo, come molte delle altre misure che avete preso, forse richiederebbe un tempo superiore o si imbatterebbe con la difficoltà di far ripartire i prestiti, per esempio.
Indipendentemente da questo, è concepibile che la decisione di andare avanti con il quantitative easing senza il pieno sostegno della Germania sia credibile? Sabine Lautenschläger la scorsa settimana ha detto che ora non è il momento. C’è tempo per convincere la Germania tra oggi e marzo?

Draghi – Il QE si è dimostrato efficace negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In Giappone, è più difficile valutare perché altre cose si sono verificate nel processo di riforme strutturali e nelle decisioni di politica fiscale adottate, quindi la valutazione dell’efficacia del QE là è più complicata. Ma è del tutto chiaro che il QE — anche senza entrare nel merito del tipo di asset da includere in questa definizione — ha diversi effetti. Uno è certamente l’effetto segnale (signalling): dimostra l’impegno della banca centrale a mantenere i tassi di interesse bassi per un periodo prolungato di tempo, e la forward guidance in vigore per un periodo prolungato di tempo. Poi c’è l’effetto di riequilibrio del portafoglio (portfolio rebalancing), vale a dire se si acquistano attività denominate in euro, chi riceve il denaro acquisterà altre attività, forse non denominati in euro, e si ha un effetto di riequilibrio del portafoglio attraverso quel canale. E poi ci sono altri effetti: c’è un rapporto molto ben documentato tra la dimensione del bilancio della banca centrale e le aspettative di inflazione. Quindi ci sono prove sufficienti per dire che potrebbe essere efficace. Dobbiamo tenere a mente, tuttavia, che le condizioni iniziali sono molto importanti. E in questo senso, le condizioni iniziali degli Stati Uniti e del Regno Unito, quando hanno deciso il QE, erano diverse dalle condizioni iniziali della zona euro. Ecco perché stiamo ragionando profondamente su tutto questo. In un certo senso è un’altra risposta alla precedente domanda sul perché non stiamo agendo oggi: vogliamo vedere tutte queste differenze e che ruolo giocano in un modo o nell’altro.
La seconda parte della sua domanda è al 100% politica. Io e il Consiglio direttivo avremo in mente anzitutto il nostro mandato. E il mandato è la stabilità dei prezzi con un tasso di inflazione inferiore ma prossimo al 2%. Quindi l’ultima cosa che la BCE potrebbe fare è di non rispettare il suo mandato.

8 – (Annette Weisbach, CNBC) La mia prima domanda: che tipo di varianti di QE avete discusso? Avete discusso l’acquisto di oro? Avete discusso l’acquisto di titoli del Tesoro degli Stati Uniti? Perché lei ha fatto due volte riferimento alle varianti di QE.
Inoltre mi sono persa, a proposito delle vostre stime di inflazione, il valore per la fine del 2016. In precedenza ci avevate dato un valore che mostrava una previsione di inflazione molto vicina al vostro obiettivo.

Draghi – Su che tipo di asset potrebbero essere inclusi nel QE, per quel che ricordo abbiamo discusso di tutti gli asset salvo che dell’oro.
Sul secondo punto, ha ragione, non ho il dato qui. Ma quello che posso dire è che è … (suggerimento di Constâncio) … 1,4%, quindi è inferiore a quello precedentemente previsto.

9(Claudi Perez, El Pais): la BCE avrà un ruolo nel finanziamento del piano Junker? Lei ha detto che si tratta di un passo nella giusta direzione, ma al Parlamento europeo ha indicato che non lo finanzierete. Perché no?
Seconda domanda, se posso: se ad un certo punto la BCE intraprenderà un programma di QE, quale canale considera come il più importante per la trasmissione della politica monetaria?

Draghi – Sul primo punto, ha ragione, mi è stata posta la stessa domanda nel Parlamento europeo. E, come ho detto prima, il nostro mandato è avere una politica monetaria che assicuri la stabilità dei prezzi, vale a dire un tasso di inflazione vicino ma inferiore al 2%. Quindi dovremo discutere di ciò che la BCE può fare, ma a prima vista non è il ruolo della BCE finanziare piani di investimento. Detto questo, ho anche detto al Parlamento europeo che la BCE, attraverso la valutazione globale sulle banche e attraverso il suo nuovo ruolo di supervisore, ha garantito e garantirà banche più sane. Il che di fatto potrebbe essere di grande aiuto per la realizzazione del piano di investimenti.
Sul secondo punto, qual è il canale? Abbiamo detto che ci sono tre aspetti in qualsiasi programma di QE: la dimensione, il ritmo, e la composizione. La decisione su tutti questi aspetti potrebbe avere un effetto di allentamento del credito, o potrebbe avere un effetto di segnalazione, o potrebbe avere un effetto di riequilibrio del portafoglio. In altre parole: tu acquisti alcuni tipi di asset e i venditori ora hanno del denaro e lo investiranno in altre attività. Quindi i canali di trasmissione potrebbero essere diversi anche a seconda del tipo di QE che progettiamo. E tenete presente che abbiamo già deciso misure importanti, come il programma di ABS e il programma di covered bond, che producono e produrranno effetti per un periodo esteso di tempo.

10(Mark Schieritz, Die Zeit) Sul passaggio dalle “aspettative” alla “intenzione”: c’era unanimità nel Comitato esecutivo sulla “intenzione”?
E una seconda domanda: ha detto state discutendo tutte le varietà di QE. Quindi potrebbe anche includere l’acquisto di attività estere? Forse potrebbe approfondire in merito a quale sia il canale di trasmissione in questo caso.

Draghi – Sulla seconda domanda, abbiamo discusso diverse opzioni e ad un certo punto qualcuno ha avanzato questa possibilità, non in questa occasione, in un’altra occasione. Penso che sia difficile perché equivarrebbe ad un intervento sui cambi, che certamente non vogliamo fare perché, come ho detto più volte, il tasso di cambio non è un obiettivo di politica monetaria, anche se è importante per la crescita e la stabilità dei prezzi. Il tasso di cambio è il prodotto di politiche monetarie che si trovano su un percorso divergente in diverse giurisdizioni di diversi paesi a causa delle diverse condizioni economiche sia per l’attività economia che per l’inflazione.
Sull’altro punto: no, non c’era unanimità in seno al Comitato esecutivo.

11(DG Press, japanese news agency) Per quanto riguarda la disciplina fiscale dei paesi della zona euro, la BCE ha richiesto delle condizioni ai paesi della zona euro che volessero un programma OMT. Pensa che lo stesso sia necessario per il quantitative easing? E, se no, come si garantisce la disciplina fiscale dei paesi della zona euro?

Draghi – È molto importante distinguere bene, c’è differenza tra OMT e QE. L’OMT affrontava i rischi sistemici per l’euro derivanti dal rischio di ridenominazione ed era necessario affrontare questa crisi di fiducia in modo che l’azione della BCE fosse ritenuta credibile dai mercati — come è stato. Nella progettazione del programma OMT, tuttavia, abbiamo dovuto tener conto del fatto che la crisi fiducia nell’euro era concentrata in alcuni paesi. Le politiche che stiamo discutendo oggi, invece, affrontano il rischio di un’inflazione troppo bassa per troppo tempo, tale che potrebbe alimentare basse aspettative per l’inflazione a medio termine. Normalmente questa è pura politica monetaria, non è affrontare un rischio sistemico di una particolare situazione. Quindi questa è pura politica monetaria, tanto che in tempi normali avremmo affrontato questo rischio abbassando i tassi di interesse nominali, ma in tempi straordinari, quando si raggiunge il limite inferiore dei tassi di interesse, l’orientamento della politica monetaria si segnala attraverso i cambiamenti nella dimensione del bilancio della banca centrale. Quindi questa è una decisione di politica monetaria che contrasta, come ho detto prima, un inasprimento indesiderato della politica monetaria.

12(Francesco Serra, Catalan Public TV) In Grecia Syriza e ora in Spagna Podemos, due gruppi che potremmo definire di sinistra radicale, chiedono una svolta nel modo in cui questa istituzione e la zona euro hanno gestito la crisi. Chiedono l’acquisto di titoli sovrani e hanno buone possibilità di vincere le elezioni del prossimo anno. Vorrei sapere se questo potrebbe compromettere o influenzare il modo in cui condurrete la vostra strategia il prossimo anno e quali sarebbero i rischi per la zona euro.

Draghi – Devo confessare che non mi è del tutto chiaro che tipo di cambiamenti chiedano da parte nostra. Abbiamo discusso, ampiamente, le misure di politica monetaria e oggi abbiamo discusso la possibilità di fare QE, che comporta che la banca centrale acquisti titoli di Stato come una possibilità, ma anche altri tipi di obbligazioni e altri tipi di asset. In un certo senso abbiamo cominciato ad avere più controllo del nostro bilancio già con i programmi di acquisto di ABS e covered bond. Quindi è una discussione che in un certo senso prosegue in linea con le decisioni che abbiamo preso in giugno e in settembre. Ma tutte queste decisioni non hanno nulla a che fare con il finanziamento monetario. Se questo è ciò che viene richiesto alla BCE, ciò sarebbe contro il Trattato, articolo 123, e voglio essere assolutamente chiaro su questo: la BCE non può andare contro il Trattato.

13(Mark Schroers, Boersen-Zeitung) Lei ha detto che una decisione sul QE sui titoli di stato non richiede unanimità. Significa che si sentirebbe tranquillo a prendere questa decisione contro un numero notevole di membri del Consiglio direttivo, diciamo sei, sette o otto?
E, secondo punto, lei ha detto, alla sua ultima audizione al Parlamento, che la BCE non è stata creata per garantire che i governi facciano le cose giuste e che avete un mandato, cioè la stabilità dei prezzi. E il vice presidente ha sostenuto la stessa cosa di recente. Questo significa che le questioni di azzardo morale non dovrebbero avere spazio quando si tratta di QE sui titoli di stato?

Draghi – Penso sia insensato speculare su che tipo di maggioranza si troverà  effettivamente al momento in cui decideremo, se dovessimo decidere queste misure. Ma se si guarda alle esperienze passate, abbiamo preso fondamentali decisioni di politica monetaria in una situazione in cui non c’era unanimità. Questo è ciò che dobbiamo tenere a mente. Dobbiamo rispettare il nostro mandato. Non siamo politici qui. Abbiamo un mandato molto chiaro su questo.
L’azzardo morale è una considerazione importante ma, per quel che ci riguarda, solo nella misura in cui può incidere o ostacolare il nostro obiettivo principale, che è la stabilità dei prezzi. È molto importante tenere a mente queste distinzioni: non siamo qui per insegnare ai governi che cosa dovrebbero fare, o per ricattare i governi pretendendo che, se non fanno qualcosa, noi faremo qualcos’altro. Noi siamo focalizzati sulla stabilità dei prezzi, quindi qualsiasi considerazione deve essere analizzata e guardata da questa angolazione.

14(Jean-Philippe Lacour, Les Echos) Signor Presidente, due domande. Una domanda per capire: le nuove proiezioni economiche della BCE riflettono una revisione al ribasso delle esportazioni nette. Inoltre l’euro ora ha raggiunto il livello più basso da agosto del 2012, rispetto, per esempio, al cambio con il dollaro. Come si spiega che un euro più debole, che dovrebbe essere un richiamo per le esportazioni, possa portare a una revisione al ribasso delle aspettative nette di esportazione per il periodo a venire?
E la seconda domanda è forse ipotetica, ma dopo la ristrutturazione del debito della Grecia lei hai detto che la BCE sarebbe stata come qualsiasi altro creditore, pari passu con gli altri creditori. Può confermare che sarebbe così se la BCE acquistasse titoli di Stato di tutti i paesi della zona euro il prossimo anno?

Draghi – Sulla seconda domanda, lasciatemi dire: prima progettiamo il QE e poi saremo in grado di rispondere a tutte queste domande. Aggiungerei anche che non vogliamo causare un involontario inasprimento della politica monetaria scegliendo forme di credito privilegiato (seniority) che sarebbero controproducenti. Capite tutti questo punto, credo.
Sulla prima domanda: sì, il tasso di cambio si è indebolito considerevolmente e ciò dovrebbe avere un impatto positivo sulle esportazioni. Nel frattempo però abbiamo visto che la crescita della domanda mondiale è più debole ed è per questo che le nostre proiezioni per le esportazioni sono calate. Credo che i più recenti movimenti del tasso di cambio siano avvenuti dopo la data di chiusura (cut-off) delle proiezioni, quindi certamente inglobano il precedente indebolimento del tasso di cambio, ma non l’indebolimento più recente.

15(Alessandro Merli, Il sole 24 ore) Sono stati sollevati dubbi sulla legittimità di un programma di QE che includa titoli di stato. Da quello che lei ha detto in precedenza capisco che è sicuro o fermamente convinto che non lo sia. Ma pensa che la cosa finirà in tribunale, dato che ci sarà sicuramente ricorso su questo?
L’altra mia altra domanda riguarda il programma di ABS che è appena iniziato, con volumi molto bassi. State solo sondando le acque e prevedete di aumentare questi volumi, o state aspettando i cambiamenti normativi a cui lei ha alluso in molte occasioni in precedenza?

Draghi – Sulla seconda domanda, no, non siamo in attesa di modifiche normative. Quando avverranno saranno sicuramente molto utili a creare un mercato più ampio per gli ABS, perché dobbiamo essere consapevoli che non va data una valutazione statica del mercato degli ABS. Il mercato si espanderà per le modifiche normative, ma anche per la  nostra azione. Il criterio con cui giudichiamo gli effetti di questi programmi non sono solo i volumi, sono anche gli effetti che si stanno avendo — effetti significativi — nel ridurre gli spread nei relativi mercati. Noi giudichiamo il successo di un programma, e di questo programma in particolare, per il contributo che sta dando a superare il malfunzionamento di alcuni mercati del credito. E su questo terreno siamo abbastanza contenti. I volumi sono stati bassi, e questo in parte dipende dal fatto che abbiamo appena iniziato, in parte dal fatto che siamo a fine anno, e in parte dal fatto che contiamo su un’ulteriore espansione dei mercati stessi, ma anche dal fatto che siamo molto attenti a non buttare fuori gli investitori privati da questo mercato. Questa è, in un certo senso, anche una  limitazione autoimposta. Quindi, il potenziale universo di questo mercato — come abbiamo detto mille volte — è di 400 miliardi di euro, ma finiremo sicuramente per acquistarne meno, molto meno, mentre nel frattempo il mercato si espanderà se l’operazione è ben condotta.
Sul primo punto, vorrei rispondere con una domanda: pensa che staremmo a discutere cose che sappiamo essere illegali? Sarebbe il modo migliore di usare il nostro tempo? Penso basti questa risposta. Evidentemente siamo convinti che un programma di QE che includa titoli di Stato rientri nel nostro mandato, o meglio: che sia uno strumento che possiamo usare nel perseguimento del nostro mandato. Non perseguire il nostro mandato sarebbe illegale (Not to pursue our mandate would be illegal).

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