La BCE è il cattivo nella vicenda greca

Come la BCE è diventata il vero potere canaglia nel dramma del debito della Grecia
Il potere discrezionale esercitato dalla banca centrale l’ha posta al centro della crisi dell’euro in Grecia.
di Mehreen Khan, 10 maggio 2015

Quando una manifestante ha scalato la piattaforma occupata dal presidente della BCE, Mario Draghi, durante la sua conferenza stampa mensile nel mese di aprile, l’italiano, di solito imperturbabile, è rimasto comprensibilmente paralizzato dalla paura. Di fronte all’attivista che gridava di “porre fine alla dittatura della BCE”, Draghi è stato coperto da una pioggia di volantini con un elenco di rudimentali minacce, che accusavano la banca centrale di “egemonia autocratica” e Draghi di essere un malefico “padrone dell’universo”.

Josephine Witt

Mentre veniva rapidamente portata via dalle guardie della BCE, la Twitter-sfera era in fermento con rumours sulla  identità e le possibili motivazioni della “confetti-bomber” di Draghi.  Si è scoperto che si trattava della 21enne tedesca Josephine Witt, e non di un cittadino greco scontento che chiede risposte dal capo della BCE. Ma l’agitatrice di femen è stata un duro monito sul fatto che i tecnocratici banchieri centrali non sono immuni dalla rabbia dell’opinione pubblica sulla politica economica della zona euro.

Negli ultimi tre mesi, la BCE di Francoforte è diventata il bersaglio di critiche rumorose per la sua gestione della crisi greca. Settimane prima dell’attacco coi coriandoli, Draghi è stato interrotto da un giornalista greco nella conferenza stampa a Nicosia. In precedenza era stato oggetto di una filippica da parte di un deputato greco durante un discorso al Parlamento europeo. In entrambe le occasioni, l’italiano è stato interrrotto con urla mentre era costretto a difendere il ruolo della sua istituzione nel dramma del debito della Grecia.

‘Ultra Vires’

“Nel loro tentativo di rispettare i loro doveri, i politici della BCE si sono politicizzati” ha detto Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco, ad un pubblico di accademici ed economisti a Parigi il mese scorso.
La frase è al cuore delle denunce del suo governo contro la BCE fittiziamente indipendente. In quanto uno dei tre principali creditori della Grecia — insieme a Fondo monetario internazionale e Commissione europea — la banca centrale è unica nel detenere il potere di costringere il paese fuori della moneta unica.
Pur non essendo ufficialmente parte dei negoziati politici oltre sulla estensione del programma della Grecia, la BCE ha fatto varie mosse discrezionali da quando il governo Syriza è stato eletto, poco più di 100 giorni fa.
Quando era appena entrato in carica, il primo ministro Alexis Tsipras si era appellato a Draghi affinchè fornisse una qualche forma di finanziamento-ponte per mantenere il paese a galla mentre cercava di riscrivere i termini del programma di salvataggio della Grecia.
Divenne subito chiaro che l’italiano non ne aveva la minima intenzione.
Non solo la BCE ha respinto la richiesta di agevolazioni finanziarie temporanee, ma con la sua posizione disciplinatrice si è guadagnata l’accusa di agire «ultra vires» (fuori dei suoi poteri) — prendendo decisioni politicamente motivate, al di fuori del suo mandato legale di assicurare la stabilità finanziaria della zona euro.

La prima mossa controversa è arrivata mentre Tsipras e Varoufakis stavano girando tra le capitali europee, per cercare supporto ai piani del loro governo di stracciare il  programma di austerità di Bruxelles. Il 4 febbraio, il Consiglio direttivo di 28 membri della BCE ha preso, a tarda sera, la decisione di sospendere le operazioni di finanziamento ordinario per le banche greche. La votazione è avvenuta ore dopo che Varoufakis si era incontrato con il capo della BCE a Francoforte nella prima parte della giornata. Con l’atto di rimozione del “waiver”, che consentiva alle banche greche di portare debito pubblico greco come collaterale per la liquidità a tassi bassi, il sistema finanziario greco ha dovuto fare affidamento solo sulla più costosa ELA (liquidità di emergenza), per rimanere a galla.
Francoforte ha detto che la sua decisione si è basata sulla valutazione che “non è possibile ipotizzare una conclusione positiva della revisione del programma”. Questo è stato ampiamente interpretato come una minaccia verso il governo di sinistra fin dai suoi primi passi: o capitolate, oppure sarete costretti a soffrire conseguenze negative.

Titoli bancari greci scesero di ben il 30% il giorno seguente ed era stata messo in moto l’inizio di una corsa agli sportelli bancari.
Da allora la BCE è stato costretta a iniettare sempre maggiori quantità di prestiti d’emergenza in Grecia. La scorsa settimana, il Consiglio direttivo si è riunito per fare il suo 13° aumento settimanale del tetto della liquidità di emergenza, portandolo a 79 miliardi di €.

Da allora la contrazione della liquidità si è intensificata. La BCE ha proseguito la sua azione vietando ufficialmente alle banche greche di aumentare il loro possesso di debito pubblico a breve-termine. Questo si è dimostrato un altro vincolo importante per il  governo a corto di liquidi, che sta lottando per pagare le pensioni e gli stipendi  del settore pubblico.

Stringere il cappio

Con la fiducia tra la Grecia e i suoi partner che si sfilaccia, Tsipras ha sfogato la sua frustrazione in una lettera a Merkel e Draghi in marzo. Ha rimproverato la BCE per aver reso “impossibile” al suo governo rispettare obblighi fondamentali verso i suoi cittadini.
“Vi esorto a non permettere che un piccolo problema di flusso di cassa, e una certa ‘inerzia istituzionale’, si trasformino in un grande problema per la Grecia e per l’Europa”, ha scritto Tsipras.

La sua richiesta è caduta nel vuoto.
A differenza della sua promessa fondamentale nel portare l’Europa fuori dal baratro nel luglio 2012, Draghi non ha fatto alcuna promessa di “fare tutto il necessario” per salvare la Grecia. Al contrario, la BCE sta valutando di rendere ancora più difficile per le banche greche accedere ai fondi di emergenza restringendo le sue regole sul collaterale. Una decisione potrebbe essere presa al più presto questa settimana. Il membro del Board  Yves Mersch è arrivato a suggerire apertamente che la Grecia potrebbe dover emettere degli IOU (dei pagherò) per evitare di essere inadempiente verso i suoi stessi cittadini questo mese.

Da parte sua, Draghi respinge fieramente le accuse di “ricatto”. Egli sostiene che la BCE è sempre stato un istituto basato su regole, ed è pronta a ripristinare il suo credito ordinario alla Grecia se ci fosse un “completamento” del corrente piano. “La BCE ha 104 milairidi di € di esposizione verso la Grecia. Questo è il 65% del PIL greco e la maggiore esposizione della zona euro”, ha risposto l’ex Goldman Sachs, alla domanda se la sua istituzione stesse “asfissiando” la Grecia per imporle il suo programma di riforme.

Salvataggi in fondo a una pistola

Mentre la zona euro ha sbandato da una crisi all’altra, la BCE è stata sempre al centro dell’arena dei leader del processo decisionale politico. In questi momenti di crisi “la BCE è un attore totalmente politico”, nota Jacob Funk Kierkegaard del Peterson Institute di Washington.

“La strategia della banca centrale ha lo scopo di ottenere che i recalcitranti politici della zona euro facciano cose che altrimenti non farebbero”, osserva Kierkegaard.

Le minacce contro la Grecia non sono una eccezione.

L’anno scorso, una serie di lettere tra l’allora capo della BCE Jean-Claude Trichet e il ministro irlandese delle finanze ha rivelato che la banca centrale aveva minacciato di tagliare i fondi di emergenza all’assediato sistema finanziario irlandese se il governo non avesse chiesto un bailout nel 2010. La corrispondenza ha confermato che la BCE ha puntato una pistola alla testa del governo in cambio di un pacchetto di salvataggio del valore del 100% del PIL dell’Irlanda. Minacce simili abbondavano durante salvataggio delle banche di Cipro nel 2013.

In un resoconto pubblicato di recente sulle macchinazioni che portarono all’originario salvataggio della Grecia nel 2010, è stato rivelato che Trichet e la BCE sono stati il principale ostacolo contro un piano del FMI che comportava la ristrutturazione di una parte del debito della Grecia. Trichet temeva che qualsiasi mossa per imporre perdite agli investitori privati avrebbe potuto innescare un altro “momento Lehman” per la fragile economia mondiale. Il successivo passaggio, di prestare più di € 300 miliardi in prestiti ad un paese in bancarotta è stato definito un “errore fatale” dall’ex capo di piani di salvataggio dell’Fmi, Ashoka Mody.

Il FMI in seguito ammise di aver sacrificato la Grecia sull’altare del sistema bancario europeo, con più di 90% della liquidità salvataggio utilizzata per sostenere le banche in Francia e in Germania, piuttosto che per tenere a galla la Grecia.

Costretto a difendere le responsabilità della sua istituzione, Jean-Claude Trichet ha detto a un’inchiesta parlamentare a Dublino il mese scorso: “Abbiamo aiutato l’Irlanda più di qualsiasi altra banca centrale ha aiutato qualsiasi altro paese”.

Questa retorica familiare suonerà vuota ad Atene. Con la partita finale che si avvicina rapidamente, la Grecia deve alla BCE 6,5 miliardi di € in luglio e agosto. Il governo di sinistra ha detto che la sua opzione preferita per il default è quella verso la BCE piuttosto che verso il suo creditore privilegiato, il Fondo monetario internazionale. Ma i tempi peculiari dei rimborsi della Grecia comportano che il paese potrebbe non essere in grado di trascinarsi zoppicando fino al periodo estivo.
Resta anche da vedere se la BCE sarà costretta a cristallizzare € 110 miliardi in perdite greche attraverso il suo sistema Target2, in caso di Grexit.

Riferendosi alla sua resistenza alle pressioni politiche, il primo presidente della BCE, l’olandese Wim Duisenberg, ha detto della banca centrale tedesca: “La Bundesbank è come panna montata. Più duramente la sbatti e più rigida diventa”. Si tratta di un epiteto che ora vale ancora di più per banca centrale con più potere al mondo.

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